Forums › Gulliver › I problemi › SONDAGGIO SU SEA SITO LA STAMPA
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15/12/2016 alle 13:39 #837579
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16/12/2016 alle 10:43 #869695
si puo’ cliccare a manetta!!!!! -
16/12/2016 alle 10:43 #870935
si puo’ cliccare a manetta!!!!! -
16/12/2016 alle 20:44 #869698
fatto ! 
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16/12/2016 alle 20:44 #870936
fatto ! 
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30/12/2016 alle 17:00 #869721
…io non ci vedo niente di male….con rifugetto, piscina coperta, centro massaggi, hostess…in un bellissimo posto….mica abbattono le montagne… -
30/12/2016 alle 17:00 #870937
…io non ci vedo niente di male….con rifugetto, piscina coperta, centro massaggi, hostess…in un bellissimo posto….mica abbattono le montagne… -
30/12/2016 alle 17:12 #869722
ma guarda carlin che ci sono gia’ quei posti li’ 
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30/12/2016 alle 17:12 #870938
ma guarda carlin che ci sono gia’ quei posti li’ 
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01/01/2017 alle 19:16 #869724
Io invece ci vedo solo una strada sterrata che servirà a qualche giovane locale per sistemare una baita e magari aprirci un’attività stagionale, anziché essere costretto ad andarsene o a vivacchiare tra una bettola e l’altra. E ci vedo qualche turista che a piedi o in bici percorrerà la sterrata, come avviene tranquillamente in mille posti in Piemonte e non solo. E continuerò a frequentare il vallone per risalirne le pareti, senza che qualche anima viva in più -anche se non sará un arrampicatore- mi guasti né l’ego né la giornata. -
01/01/2017 alle 19:16 #870939
Io invece ci vedo solo una strada sterrata che servirà a qualche giovane locale per sistemare una baita e magari aprirci un’attività stagionale, anziché essere costretto ad andarsene o a vivacchiare tra una bettola e l’altra. E ci vedo qualche turista che a piedi o in bici percorrerà la sterrata, come avviene tranquillamente in mille posti in Piemonte e non solo. E continuerò a frequentare il vallone per risalirne le pareti, senza che qualche anima viva in più -anche se non sará un arrampicatore- mi guasti né l’ego né la giornata. -
02/01/2017 alle 09:04 #869725
Scusami popeantonio, ma parli senza sapere. Prima dovresti informarti sul perché e sul come si è contrari a questa strada e a quella del Trione. In sintesi: – ragioni “pregresse”, ovvero strade fatte ad minchiam senza che abbiano portato benefici in Valle (es.: Riane, Santa Cristina, Tornetti, etc.) ma che hanno solamente distrutto posti meravigliosi;
– ragioni idrogeologiche: Sea in particolare è sottoposta a pesanti vincoli idrogeologici (fonte: PAI Regionale);
– ragioni economiche: i fondi non sono tutti a fondo perduto al 100% quindi il Comune dovrebbe comunque sborsare molte migliaia di euro. Inoltre Sea (fonte: PPT Regionale) ha poca cotica erbosa e il legno del Trione è di scarsa qualità, quindi poco vendibile. Inoltre c’è l’aspetto manutenzione, altri soldi che il Comune dovrebbe spendere per garantirla;
– ragioni ambientali Sea è un luogo unico, fosse anche che desse da lavorare a un giovane, smembriamo un vallone per dare lavoro a una persona? e allora tutti i giovani della città disoccupati? Gli facciamo una fabbrica a ciascuno?
La Valle deve rilanciarsi in altro modo, i sentieri sono in stato di abbandono e perché non usare quei soldi per rimetterli in sesto e pubblicizzarli fortemente? Mi viene in mente il binomio sport-cultura, le Valli sono a 45 minuti dalla Reggia di Venaria.
E Sea ha delle bellissime pareti di arrampicata, che vedo che ti piacciono. Perché non investire su quello? noi qualcosa abbiamo messo a posto con un buon successo come riscontro, ma credimi che in pochi si fa fatica, anche finanziariamente.
Quindi, è giusto esprimere il proprio parere, ma bisogna informarsi ed argomentarlo, altrimenti si da adito solo a confusioni e chiacchere da bar.
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02/01/2017 alle 09:04 #870940
Scusami popeantonio, ma parli senza sapere. Prima dovresti informarti sul perché e sul come si è contrari a questa strada e a quella del Trione. In sintesi: – ragioni “pregresse”, ovvero strade fatte ad minchiam senza che abbiano portato benefici in Valle (es.: Riane, Santa Cristina, Tornetti, etc.) ma che hanno solamente distrutto posti meravigliosi;
– ragioni idrogeologiche: Sea in particolare è sottoposta a pesanti vincoli idrogeologici (fonte: PAI Regionale);
– ragioni economiche: i fondi non sono tutti a fondo perduto al 100% quindi il Comune dovrebbe comunque sborsare molte migliaia di euro. Inoltre Sea (fonte: PPT Regionale) ha poca cotica erbosa e il legno del Trione è di scarsa qualità, quindi poco vendibile. Inoltre c’è l’aspetto manutenzione, altri soldi che il Comune dovrebbe spendere per garantirla;
– ragioni ambientali Sea è un luogo unico, fosse anche che desse da lavorare a un giovane, smembriamo un vallone per dare lavoro a una persona? e allora tutti i giovani della città disoccupati? Gli facciamo una fabbrica a ciascuno?
La Valle deve rilanciarsi in altro modo, i sentieri sono in stato di abbandono e perché non usare quei soldi per rimetterli in sesto e pubblicizzarli fortemente? Mi viene in mente il binomio sport-cultura, le Valli sono a 45 minuti dalla Reggia di Venaria.
E Sea ha delle bellissime pareti di arrampicata, che vedo che ti piacciono. Perché non investire su quello? noi qualcosa abbiamo messo a posto con un buon successo come riscontro, ma credimi che in pochi si fa fatica, anche finanziariamente.
Quindi, è giusto esprimere il proprio parere, ma bisogna informarsi ed argomentarlo, altrimenti si da adito solo a confusioni e chiacchere da bar.
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02/01/2017 alle 10:34 #869726
Potrei fornirti innumerevoli esempi (in zone che conosco piuttosto bene nel Cuneese e in Sardegna) di strade che -lungi dall’essere state “fatte ad minchiam” o aver “smembrato” una valle- hanno apportato vantaggi sensibili all’economia locale, senza minimamente sconvolgere un territorio (stiamo parlando di sterrate, non di autostrade a otto corsie). Non entro (per incompetenza) nel merito delle tue considerazioni specifiche di ordine geologico ed agro-forestale. Osservo però che curiosamente il diritto di consultazione/decisione delle popolazioni locali venga stiracchiato di qua o di là a seconda di come faccia comodo (in val di Susa per la TAV sì, a Sea no, mah…). Penso che in questi casi la prima e anche l’ultima parola spettino alla popolazione che abita i luoghi, non a sfaccendati come noi (come vedi mi ci metto anch’io) che in nome di un’inutile (ancorché individualmente sana) attività sportiva che ci riempie i weekend pretendiamo di dettar legge su ciò che chi abita quei luoghi vuole giustamente decidere di fare.
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02/01/2017 alle 10:34 #870941
Potrei fornirti innumerevoli esempi (in zone che conosco piuttosto bene nel Cuneese e in Sardegna) di strade che -lungi dall’essere state “fatte ad minchiam” o aver “smembrato” una valle- hanno apportato vantaggi sensibili all’economia locale, senza minimamente sconvolgere un territorio (stiamo parlando di sterrate, non di autostrade a otto corsie). Non entro (per incompetenza) nel merito delle tue considerazioni specifiche di ordine geologico ed agro-forestale. Osservo però che curiosamente il diritto di consultazione/decisione delle popolazioni locali venga stiracchiato di qua o di là a seconda di come faccia comodo (in val di Susa per la TAV sì, a Sea no, mah…). Penso che in questi casi la prima e anche l’ultima parola spettino alla popolazione che abita i luoghi, non a sfaccendati come noi (come vedi mi ci metto anch’io) che in nome di un’inutile (ancorché individualmente sana) attività sportiva che ci riempie i weekend pretendiamo di dettar legge su ciò che chi abita quei luoghi vuole giustamente decidere di fare.
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02/01/2017 alle 11:17 #869727
Cosa c’entra la TAV adesso?? Sfaccendato sarai tu, si vede da come ragioni e da come scrivi, perché se non sei informato sul caso specifico, quindi non parlare a vanvera. Per tua conoscenza, la popolazione locale non è a tutta favorevole, anzi!!!!
Inoltre, non c’entra nulla il fatto di essere o meno della Valle, l’ambiente è di tutti, non (per fortuna) solo di chi ci vive. Il tuo è un ragionamento “ignorante”. Allora lasciamo che sfascino tutta la montagna, solo perché l’Europa da una manciata di soldi. Ma dove vivi??
Rispondi piuttosto sulle argomentazioni che ho addotto.
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02/01/2017 alle 11:17 #870942
Cosa c’entra la TAV adesso?? Sfaccendato sarai tu, si vede da come ragioni e da come scrivi, perché se non sei informato sul caso specifico, quindi non parlare a vanvera. Per tua conoscenza, la popolazione locale non è a tutta favorevole, anzi!!!!
Inoltre, non c’entra nulla il fatto di essere o meno della Valle, l’ambiente è di tutti, non (per fortuna) solo di chi ci vive. Il tuo è un ragionamento “ignorante”. Allora lasciamo che sfascino tutta la montagna, solo perché l’Europa da una manciata di soldi. Ma dove vivi??
Rispondi piuttosto sulle argomentazioni che ho addotto.
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02/01/2017 alle 12:02 #869728
Ho tirato in ballo la TAV solo in riferimento alla tendenza a consultare o meno le popolazioni locali a seconda del proprio comodo. Ho anche già scritto che sono incompetente a risponderti sulle questioni specifiche che sollevi, visto che faccio il medico (lo “sfaccendato” era ovviamente auto-ironico) e non il geologo o l’agronomo. La questione generale che intendevo sollevare è un’altra: con che diritto possiamo interferire su faccende economiche (giacché lo scopo della sterrata è questo e non altro) che interessano una popolazione locale, che vive tutto l’anno in una zona economicamente depressa? Penso che spetti ai cittadini di Groscavallo decidere se una sterrata a Sea possa servire o meno. Che poi stiamo parlando di una pista che sarà percorribile quattro mesi all’anno, non di autostrade o alberghi o parchi divertimento che -quelli sì- stravolgerebbero un territorio.
Ho l’impressione (ti pregherei di sfatarmela) che il desiderio principale di molti come te che si oppongono a questo progetto (come ad altri in situazioni analoghe) sia quello di crearsi un personale “hortus conclusus”, ad accesso limitatissimo (con selezione anche degli arrampicatori, visto che le vie debbono essere rigorosamente trad e guai a parlare di spit). Una specie di proprietà privata senza ufficiale diritto di proprietà (e senza pagare l’IMU al comune di Groscavallo).
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02/01/2017 alle 12:02 #870943
Ho tirato in ballo la TAV solo in riferimento alla tendenza a consultare o meno le popolazioni locali a seconda del proprio comodo. Ho anche già scritto che sono incompetente a risponderti sulle questioni specifiche che sollevi, visto che faccio il medico (lo “sfaccendato” era ovviamente auto-ironico) e non il geologo o l’agronomo. La questione generale che intendevo sollevare è un’altra: con che diritto possiamo interferire su faccende economiche (giacché lo scopo della sterrata è questo e non altro) che interessano una popolazione locale, che vive tutto l’anno in una zona economicamente depressa? Penso che spetti ai cittadini di Groscavallo decidere se una sterrata a Sea possa servire o meno. Che poi stiamo parlando di una pista che sarà percorribile quattro mesi all’anno, non di autostrade o alberghi o parchi divertimento che -quelli sì- stravolgerebbero un territorio.
Ho l’impressione (ti pregherei di sfatarmela) che il desiderio principale di molti come te che si oppongono a questo progetto (come ad altri in situazioni analoghe) sia quello di crearsi un personale “hortus conclusus”, ad accesso limitatissimo (con selezione anche degli arrampicatori, visto che le vie debbono essere rigorosamente trad e guai a parlare di spit). Una specie di proprietà privata senza ufficiale diritto di proprietà (e senza pagare l’IMU al comune di Groscavallo).
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02/01/2017 alle 13:56 #869729
Lasciamo perdere la TAV, altrimenti si perde il filo del discorso. Il fatto che tu ti dica incompetente, dovrebbe, già di per sé, riflettere su quello che dici, perché non hai argomentato in alcun modo il tuo essere favorevole alla pista, se non con vaghe e generiche deduzioni, improntate sulla non conoscenza dei fatti. Così si fa solo del qualunquismo. Prima di argomentare in modo così obiettivo come ho fatto io le ragioni del “NO”, mi (o meglio ci siamo, perché tanti si sono dati da fare) sono informato a fondo e sono pervenuto a queste logiche argomentazioni. Certo che possiamo interferire, perché il bene ambientale va oltre l’interesse economico di pochissimi (forse 10?) interessati all’opera. Un’opera che oltretutto non porterebbe benefici economici in Valle ma solo la distruzione di uno degli angoli incontaminati delle Alpi. Ne sono la dimostrazione le strade già realizzate, che hanno devastato posti magnifici senza apportare benefici (piste della Mea, Tornetti, Santa Cristina, etc.). Ma anche se portasse, forse (dico forse per essere magnanimo), beneficio per una persona, tutti gli altri residenti che farebbero? E’ cosi che si rilancia l’economia??Infatti per fortuna molti groscavallesi questo lo stanno capendo e si stanno opponendo. Qui il fatto è che ci sono questi soldi europei e non si vuole perderli, la logica è “iniziamo a fare qualcosa, poi si vedrà”. Non c’è una politica di costi benefici, il progetto è basato sul nulla. Tanto più che il Comune dovrebbe comunque sborsare migliaia di euro (molti già sborsati per lo studio di fattibilità), risorse che potrebbero essere destinate a un turismo diverso e più redditizio. Le Valli di Lanzo sono proprio apprezzate per il loro aspetto aspro e selvaggio, soprattutto dagli stranieri, che però lamentano una non cura dei sentieri. Che usino tutti quei soldi per mettere a posto i sentieri e fare una seria pubblicità! Guarda quello che sta facendo Balme. La zona non è economicamente depressa, è quello che si vuole fare credere. Io spero vivamente che a Sea e nelle Valli di Lanzo ci sia tanta gente che possa venire a camminare e a scalare!! Altrimenti, per la scalata, non saremmo lì a farci il culo, mettere materiale e perdere giornate di scalata. E il Comune dovrebbe essere contento di tutto questo. Sulle vie, beh, vedo da parte tua un po’ di malafede. Sea ha delle caratteristiche ben precise, e mi sembra che spit ne siano stati messi. Ovvio che le fessure devono rimanere da proteggere, non è che bisogna sempre e solo conformare la parete o l’ambiente alle proprie capacità ed ai propri comodi. Vie spittate ce ne sono eccome, però mi sa che tu sei un po’ uno di quelli che vorrebbe avere autostrade di spit solo per potere fare una via. Comprati i friend ed impara ad usarli, ne avrai molta soddisfazione. Ma questa è un’altra storia. -
02/01/2017 alle 13:56 #870944
Lasciamo perdere la TAV, altrimenti si perde il filo del discorso. Il fatto che tu ti dica incompetente, dovrebbe, già di per sé, riflettere su quello che dici, perché non hai argomentato in alcun modo il tuo essere favorevole alla pista, se non con vaghe e generiche deduzioni, improntate sulla non conoscenza dei fatti. Così si fa solo del qualunquismo. Prima di argomentare in modo così obiettivo come ho fatto io le ragioni del “NO”, mi (o meglio ci siamo, perché tanti si sono dati da fare) sono informato a fondo e sono pervenuto a queste logiche argomentazioni. Certo che possiamo interferire, perché il bene ambientale va oltre l’interesse economico di pochissimi (forse 10?) interessati all’opera. Un’opera che oltretutto non porterebbe benefici economici in Valle ma solo la distruzione di uno degli angoli incontaminati delle Alpi. Ne sono la dimostrazione le strade già realizzate, che hanno devastato posti magnifici senza apportare benefici (piste della Mea, Tornetti, Santa Cristina, etc.). Ma anche se portasse, forse (dico forse per essere magnanimo), beneficio per una persona, tutti gli altri residenti che farebbero? E’ cosi che si rilancia l’economia??Infatti per fortuna molti groscavallesi questo lo stanno capendo e si stanno opponendo. Qui il fatto è che ci sono questi soldi europei e non si vuole perderli, la logica è “iniziamo a fare qualcosa, poi si vedrà”. Non c’è una politica di costi benefici, il progetto è basato sul nulla. Tanto più che il Comune dovrebbe comunque sborsare migliaia di euro (molti già sborsati per lo studio di fattibilità), risorse che potrebbero essere destinate a un turismo diverso e più redditizio. Le Valli di Lanzo sono proprio apprezzate per il loro aspetto aspro e selvaggio, soprattutto dagli stranieri, che però lamentano una non cura dei sentieri. Che usino tutti quei soldi per mettere a posto i sentieri e fare una seria pubblicità! Guarda quello che sta facendo Balme. La zona non è economicamente depressa, è quello che si vuole fare credere. Io spero vivamente che a Sea e nelle Valli di Lanzo ci sia tanta gente che possa venire a camminare e a scalare!! Altrimenti, per la scalata, non saremmo lì a farci il culo, mettere materiale e perdere giornate di scalata. E il Comune dovrebbe essere contento di tutto questo. Sulle vie, beh, vedo da parte tua un po’ di malafede. Sea ha delle caratteristiche ben precise, e mi sembra che spit ne siano stati messi. Ovvio che le fessure devono rimanere da proteggere, non è che bisogna sempre e solo conformare la parete o l’ambiente alle proprie capacità ed ai propri comodi. Vie spittate ce ne sono eccome, però mi sa che tu sei un po’ uno di quelli che vorrebbe avere autostrade di spit solo per potere fare una via. Comprati i friend ed impara ad usarli, ne avrai molta soddisfazione. Ma questa è un’altra storia. -
02/01/2017 alle 18:13 #869730
Popeantonio, è vero che noi non siamo di Groscavallo ma è altrettanto vero che a Sea ci abbiamo passato trent’anni. Questo, quanto meno ci da il diritto “da sfaccendati” di dire che il tuo commento denota ignoranza sulla questione, sul luogo, sulla sua storia paesaggistica e no, così come su tante altre cose.Questo a prescindere dall’essere d’accordo o no con la pista. ciao ciao -
02/01/2017 alle 18:13 #870945
Popeantonio, è vero che noi non siamo di Groscavallo ma è altrettanto vero che a Sea ci abbiamo passato trent’anni. Questo, quanto meno ci da il diritto “da sfaccendati” di dire che il tuo commento denota ignoranza sulla questione, sul luogo, sulla sua storia paesaggistica e no, così come su tante altre cose.Questo a prescindere dall’essere d’accordo o no con la pista. ciao ciao -
02/01/2017 alle 19:08 #869731
Io, e l’ho già fatto in un altro intervento, ricordo sempre i finanziamenti buttati nel cesso anni fa per il giardino botanico del Pian della Mussa. Prego andare a vedere com’è ora dopo qualche valanga e un paio di alluvioni………………..
Sea, più o meno, potrebbe ricalcare la precedente “nefandezza”, c’è altro da fare molto altro per rivalorizzare la valle
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02/01/2017 alle 19:08 #870946
Io, e l’ho già fatto in un altro intervento, ricordo sempre i finanziamenti buttati nel cesso anni fa per il giardino botanico del Pian della Mussa. Prego andare a vedere com’è ora dopo qualche valanga e un paio di alluvioni………………..
Sea, più o meno, potrebbe ricalcare la precedente “nefandezza”, c’è altro da fare molto altro per rivalorizzare la valle
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02/01/2017 alle 19:17 #869732
Con l’aggravante che una pista a Sea rovinerebbe il Vallone per sempre, oltre, come dici tu, soldi buttati che potrebbero essere utilizzati per altre cose. Ma la Valle è piena di questi esempi..piscine all’aperto a Cantoria (600.000 euro e usata un mese all’anno di netto), palazzetti per l’arrampicata a Viù (arriviamo almeno al milione di Euro), campo da calcetto a Cantoira (120000 euro, chiuso a chiave e nessun bambino che va a giocare..ce l’ho davanti alla finestra di casa..non un giorno che sia stato utilizzato..e hanno rovinato un bellissimo campo da calcio dove tutti noi abbiamo giocato….)
A me quello che davvero lascia pensare di certi commenti è il pressapochismo con cui qualcuno parla..
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02/01/2017 alle 19:17 #870947
Con l’aggravante che una pista a Sea rovinerebbe il Vallone per sempre, oltre, come dici tu, soldi buttati che potrebbero essere utilizzati per altre cose. Ma la Valle è piena di questi esempi..piscine all’aperto a Cantoria (600.000 euro e usata un mese all’anno di netto), palazzetti per l’arrampicata a Viù (arriviamo almeno al milione di Euro), campo da calcetto a Cantoira (120000 euro, chiuso a chiave e nessun bambino che va a giocare..ce l’ho davanti alla finestra di casa..non un giorno che sia stato utilizzato..e hanno rovinato un bellissimo campo da calcio dove tutti noi abbiamo giocato….)
A me quello che davvero lascia pensare di certi commenti è il pressapochismo con cui qualcuno parla..
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02/01/2017 alle 19:39 #869733
Per Teo: non voglio aprire polemiche sull'”ovvietà” che le fessure debbano restare da proteggere, come se questo fosse un dogma scritto nelle Tavole della Legge. Ti segnalo che i friend li ho, li uso e mi hanno salvato la vita in un’occasione. Ma, come giustamente dici tu, è un’altra storia (da non riaprire). Per Teo e Ajax: il punto è proprio essere o no d’accordo con la pista e ritenerla o no foriera di futuri scempi. Voi avete le vostre opinioni, io le mie, e penso siano entrambe legittime. Mi sono limitato a segnalare che le popolazioni locali dovrebbero avere sempre la facoltà di decidere come meglio gestire il loro territorio, in particolare quando questo sia (e non ditemi che non lo è) economicamente depresso, e quando i progetti elaborati non siano tali da stravolgerlo (e difficilmente può farlo una sterrata stagionale). Ajax: se (come mi pare) sei stato recentemente in Sardegna, avrai constatato che l’intera area del Supramonte, che doveva diventare parco nazionale contro la volontà delle popolazioni locali, ha mantenuto la propria integrità paesaggistica -garantendo al contempo attività lavorative incentrate sul territorio- proprio grazie al fatto che le popolazioni locali hanno preteso di gestire in prima persona il loro territorio. Paventare che i groscavallesi possano diventare improvvisamente dei palazzinari grazie ad una sterrata mi pare francamente un argomento insostenibile. E in ogni caso la parola spetta a loro: se non la vogliono, non la faranno, ma a mio parere debbono essere loro a decidere, non chi pone la propria firma su una petizione e in quei posti ci passa un giorno all’anno (non mi riferisco a voi due, ovviamente).
Quanto ai sentieri ecc, visto che da decenni siete di casa a Sea, e che fra CAAI e altre istituzioni siete entrambi persone titolate e rispettate, perché non vi date da fare presso le istituzioni che rappresentate per migliorarne la situazione?
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02/01/2017 alle 19:39 #870948
Per Teo: non voglio aprire polemiche sull'”ovvietà” che le fessure debbano restare da proteggere, come se questo fosse un dogma scritto nelle Tavole della Legge. Ti segnalo che i friend li ho, li uso e mi hanno salvato la vita in un’occasione. Ma, come giustamente dici tu, è un’altra storia (da non riaprire). Per Teo e Ajax: il punto è proprio essere o no d’accordo con la pista e ritenerla o no foriera di futuri scempi. Voi avete le vostre opinioni, io le mie, e penso siano entrambe legittime. Mi sono limitato a segnalare che le popolazioni locali dovrebbero avere sempre la facoltà di decidere come meglio gestire il loro territorio, in particolare quando questo sia (e non ditemi che non lo è) economicamente depresso, e quando i progetti elaborati non siano tali da stravolgerlo (e difficilmente può farlo una sterrata stagionale). Ajax: se (come mi pare) sei stato recentemente in Sardegna, avrai constatato che l’intera area del Supramonte, che doveva diventare parco nazionale contro la volontà delle popolazioni locali, ha mantenuto la propria integrità paesaggistica -garantendo al contempo attività lavorative incentrate sul territorio- proprio grazie al fatto che le popolazioni locali hanno preteso di gestire in prima persona il loro territorio. Paventare che i groscavallesi possano diventare improvvisamente dei palazzinari grazie ad una sterrata mi pare francamente un argomento insostenibile. E in ogni caso la parola spetta a loro: se non la vogliono, non la faranno, ma a mio parere debbono essere loro a decidere, non chi pone la propria firma su una petizione e in quei posti ci passa un giorno all’anno (non mi riferisco a voi due, ovviamente).
Quanto ai sentieri ecc, visto che da decenni siete di casa a Sea, e che fra CAAI e altre istituzioni siete entrambi persone titolate e rispettate, perché non vi date da fare presso le istituzioni che rappresentate per migliorarne la situazione?
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02/01/2017 alle 19:49 #869734
ripeto Popeantonio, con quest’ultima mail non fai che rafforzare la mia convinzione che non conosci la questione a fondo. Non volermene ma per chi vive la questione dall’interno, che si è speso in mediazioni, in proposte, in decine di articoli e conferenze sul tema, l’affermazione che la parola spetta ai groscavallesi dice tutto e dice niente. Dunque inutile. E’ una tua opinione, per carità, ma non conosci la vicenda, i passaggi, gli antefatti, le dinamiche sociali interne. Qui sul forum è impossibile ricostruire il tutto. Ma, credimi, non è affatto come appare a chi non vive qui. -
02/01/2017 alle 19:49 #870949
ripeto Popeantonio, con quest’ultima mail non fai che rafforzare la mia convinzione che non conosci la questione a fondo. Non volermene ma per chi vive la questione dall’interno, che si è speso in mediazioni, in proposte, in decine di articoli e conferenze sul tema, l’affermazione che la parola spetta ai groscavallesi dice tutto e dice niente. Dunque inutile. E’ una tua opinione, per carità, ma non conosci la vicenda, i passaggi, gli antefatti, le dinamiche sociali interne. Qui sul forum è impossibile ricostruire il tutto. Ma, credimi, non è affatto come appare a chi non vive qui. -
02/01/2017 alle 20:02 #869735
Il territorio, ripeto, non è depresso. In valle ci sono persone che vivono meglio di te, me e altri dieci messi assieme. Con sta storia di falsa area depressa si cerca sempre di giustificare tutto quello che si fa, compresa la distruzione dell’ambiente. Ripeto, parli senza essere informato, vai a vedere la vergogna delle piste che hanno fatto. Vorresti una cosa così anche a Sea???? senza oltretutto portare benefici. E su questioni come questa, così delicate, non può essere un Comune di 198 anime a decidere, per un bene che è di tutti! Io sto cecando di prodigarmi per fare conoscere la situazione sentieristica delle Valli, ma non pensi che invece è proprio su questo che il Comune dovrebbe darsi da fare??
PS: sulle vie in Sea proprio non capisco. Non so se sei mai stato a scalare a Sea, ma è abbastanza eloquente questo tuo “pensiero”. Ovvero il legittimare sempre tutto, sia che si tratti di spit sia che si tratti di una pista.
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02/01/2017 alle 20:02 #870950
Il territorio, ripeto, non è depresso. In valle ci sono persone che vivono meglio di te, me e altri dieci messi assieme. Con sta storia di falsa area depressa si cerca sempre di giustificare tutto quello che si fa, compresa la distruzione dell’ambiente. Ripeto, parli senza essere informato, vai a vedere la vergogna delle piste che hanno fatto. Vorresti una cosa così anche a Sea???? senza oltretutto portare benefici. E su questioni come questa, così delicate, non può essere un Comune di 198 anime a decidere, per un bene che è di tutti! Io sto cecando di prodigarmi per fare conoscere la situazione sentieristica delle Valli, ma non pensi che invece è proprio su questo che il Comune dovrebbe darsi da fare??
PS: sulle vie in Sea proprio non capisco. Non so se sei mai stato a scalare a Sea, ma è abbastanza eloquente questo tuo “pensiero”. Ovvero il legittimare sempre tutto, sia che si tratti di spit sia che si tratti di una pista.
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02/01/2017 alle 20:10 #869736
Ajax, ti ringrazio innanzitutto per la pacatezza della tua replica. Io sono intervenuto senza conoscere la questione di Sea, solo per ribadire quello che resta un mio convincimento filosofico, che cioè spetta unicamente a chi vive in un luogo, massimamente se disagiato, e desidera che il proprio territorio non si trasformi in un deserto, decidere come conservare al meglio il medesimo. Se poi, nel caso specifico di Sea, ci sono motivazioni e dinamiche sociali che poco hanno a che fare con la sterrata, non posso entrare nel merito. Ma il mio argomento principale e generale penso resti valido e penso che anche tu sia d’accordo con me. -
02/01/2017 alle 20:10 #870951
Ajax, ti ringrazio innanzitutto per la pacatezza della tua replica. Io sono intervenuto senza conoscere la questione di Sea, solo per ribadire quello che resta un mio convincimento filosofico, che cioè spetta unicamente a chi vive in un luogo, massimamente se disagiato, e desidera che il proprio territorio non si trasformi in un deserto, decidere come conservare al meglio il medesimo. Se poi, nel caso specifico di Sea, ci sono motivazioni e dinamiche sociali che poco hanno a che fare con la sterrata, non posso entrare nel merito. Ma il mio argomento principale e generale penso resti valido e penso che anche tu sia d’accordo con me. -
02/01/2017 alle 22:16 #869737
Teo, penso di sapere la differenza fra una sterrata, che risponde ad un’esigenza di lavoro e sussistenza (salvo evidentemente a Sea) e uno spit, che risponde unicamente ad un’esigenza ludica. Perché -vorrei ricordartelo- di gioco si tratta. Gioco fatto di consuetudini, che, in quanto tali, non sono immutabili e non rispondono a nessuna “etica”. Quanto a me, sono un placchista. Lo spit mi è indispensabile come l’aria che respiro. Ciao.
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02/01/2017 alle 22:16 #870952
Teo, penso di sapere la differenza fra una sterrata, che risponde ad un’esigenza di lavoro e sussistenza (salvo evidentemente a Sea) e uno spit, che risponde unicamente ad un’esigenza ludica. Perché -vorrei ricordartelo- di gioco si tratta. Gioco fatto di consuetudini, che, in quanto tali, non sono immutabili e non rispondono a nessuna “etica”. Quanto a me, sono un placchista. Lo spit mi è indispensabile come l’aria che respiro. Ciao.
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03/01/2017 alle 07:12 #869738
io cerco di esporre (perdonami antonio 🙄 per la semplicità e la immediatezza dei concetti) il mio pensiero in merito, avendo sotto gli occhi una esperienza che, per tanti aspetti, puo’ essere simile a cio’ che puo’ rappresentare la situa di sea;qui in val maira, i valligiani, tempo fa, avrebbero fatto qualciasi cosa pur di tirare fuori qualche soldo
ricordo solo uno dei tanti esempi: le motoslitte in quel di marmora…
per fortuna, il tutto si e’ evoluto in modo positivo e cioe’ si e’ rivelato poco produttivo! quindi dietro front e adesso nel vallone di marmora, invece delle motoslitte, si affittano le ciaspole

certe esperienze pero’ non sono così facilmente modificabili: lasciano un segno che non si puo’ cancellare e stravolgono il territorio in modo irreversibile e quindi non possono assolutamente essere messe in opera
voglio ancora evidenziare la piccolezza dei territori di cui stiamo parlando
sono fazzoletti di ambiente che, pur insignificanti dal punto di vista “produttivo-industriale-fruibile nell’ immediato”, hanno sicuramente un significato importantissimo per quanto riguarda altri fattori
e i frutti arrivano!…anche se con tempi più’ lunghi rispetto a quelli che la nostra società consumistica pretende
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03/01/2017 alle 07:12 #870953
io cerco di esporre (perdonami antonio 🙄 per la semplicità e la immediatezza dei concetti) il mio pensiero in merito, avendo sotto gli occhi una esperienza che, per tanti aspetti, puo’ essere simile a cio’ che puo’ rappresentare la situa di sea;qui in val maira, i valligiani, tempo fa, avrebbero fatto qualciasi cosa pur di tirare fuori qualche soldo
ricordo solo uno dei tanti esempi: le motoslitte in quel di marmora…
per fortuna, il tutto si e’ evoluto in modo positivo e cioe’ si e’ rivelato poco produttivo! quindi dietro front e adesso nel vallone di marmora, invece delle motoslitte, si affittano le ciaspole

certe esperienze pero’ non sono così facilmente modificabili: lasciano un segno che non si puo’ cancellare e stravolgono il territorio in modo irreversibile e quindi non possono assolutamente essere messe in opera
voglio ancora evidenziare la piccolezza dei territori di cui stiamo parlando
sono fazzoletti di ambiente che, pur insignificanti dal punto di vista “produttivo-industriale-fruibile nell’ immediato”, hanno sicuramente un significato importantissimo per quanto riguarda altri fattori
e i frutti arrivano!…anche se con tempi più’ lunghi rispetto a quelli che la nostra società consumistica pretende
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03/01/2017 alle 10:01 #869739
intervengo per dare il mio piccolo contributo al fronte del no. popeantonio sostiene che dovrebbero essere le popolazioni locali a decidere se realizzare o no la sterrata nel vallone di sea….
giusta considerazione……
popeantonio però dimentica che questa opera sarà realizzata in gran parte con soldi pubblici
😮 quindi di tutti noi Italiani (Europa) e allora abbiamo il DIRITTO di opporci se la riteniamo inutile oltre che dannosa
buon anno a tutti

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03/01/2017 alle 10:01 #870954
intervengo per dare il mio piccolo contributo al fronte del no. popeantonio sostiene che dovrebbero essere le popolazioni locali a decidere se realizzare o no la sterrata nel vallone di sea….
giusta considerazione……
popeantonio però dimentica che questa opera sarà realizzata in gran parte con soldi pubblici
😮 quindi di tutti noi Italiani (Europa) e allora abbiamo il DIRITTO di opporci se la riteniamo inutile oltre che dannosa
buon anno a tutti

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04/01/2017 alle 18:06 #869742
Scusate l’intervento che potrà sembrare provocatorio e senza dubbio lo è anche, (ma vi assicuro con le migliori intenzioni).. Io la vedo così:
La storia la conoscete..
Partirei da qualche giorno fa.. sabato 24/12 gita scialpinistica in val di Rhêmes verso l’Entrelor: almeno 100 scialpinisti..Io e i miei amici deviamo per il vallone di sort..
Tutto qui..?
Beh salendo quasi passiamo sulla “tana” di una pernice che si alza in volo spaventatissima.
😮 E quindi?
Quindi rendiamoci conto che anche con le migliori intenzioni, purtroppo abbiamo comunque un impatto non indifferente sulla montagna
e attribuirci il ruolo di essere i depositari del diritto di stabilire che una strada ha un impatto inaccettabile mi sembra avere l’unico scopo di proteggere il nostro giochino privato [e a costo zero (a parte l’abbigliamento tecnico
)]
Peace and love

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04/01/2017 alle 18:06 #870955
Scusate l’intervento che potrà sembrare provocatorio e senza dubbio lo è anche, (ma vi assicuro con le migliori intenzioni).. Io la vedo così:
La storia la conoscete..
Partirei da qualche giorno fa.. sabato 24/12 gita scialpinistica in val di Rhêmes verso l’Entrelor: almeno 100 scialpinisti..Io e i miei amici deviamo per il vallone di sort..
Tutto qui..?
Beh salendo quasi passiamo sulla “tana” di una pernice che si alza in volo spaventatissima.
😮 E quindi?
Quindi rendiamoci conto che anche con le migliori intenzioni, purtroppo abbiamo comunque un impatto non indifferente sulla montagna
e attribuirci il ruolo di essere i depositari del diritto di stabilire che una strada ha un impatto inaccettabile mi sembra avere l’unico scopo di proteggere il nostro giochino privato [e a costo zero (a parte l’abbigliamento tecnico
)]
Peace and love

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04/01/2017 alle 19:02 #869743
Ma perché la gente parla senza sapere?? Qui non c’è nessun “giochino privato” (almeno, sicuramente non il mio) come dici tu, e il dirlo dimostra malafede e l’assoluta non conoscenza dei fatti. Se poche decine di scialpinisti possono disturbare un animale pensa ai danni che fa l’eliski e a quella che potrebbe fare una pista con la sua realizzazione e la sua fruizione.
La costruzione di una pista a Sea, oltre a uno sperpero di denaro pubblico, sarebbe la distruzione di un ambiente unico.
Però informati prima di parlare.
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04/01/2017 alle 19:02 #870956
Ma perché la gente parla senza sapere?? Qui non c’è nessun “giochino privato” (almeno, sicuramente non il mio) come dici tu, e il dirlo dimostra malafede e l’assoluta non conoscenza dei fatti. Se poche decine di scialpinisti possono disturbare un animale pensa ai danni che fa l’eliski e a quella che potrebbe fare una pista con la sua realizzazione e la sua fruizione.
La costruzione di una pista a Sea, oltre a uno sperpero di denaro pubblico, sarebbe la distruzione di un ambiente unico.
Però informati prima di parlare.
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04/01/2017 alle 19:38 #869744
Teo, se tu ascoltassi anche le ragioni degli altri, forse riusciresti a non dare patenti di incompetenza e malafede a chiunque non sia seguace del tuo esclusivo Pensiero Unico. L’impatto di una sterrata che sarà fruibile sì e no quattro mesi all’anno, a prescindere da tutte le considerazioni localistiche note solo agli addetti ai lavori, è pari a zero o poco più, e lo sai benissimo.
Penso che al comune di Groscavallo abbiano fatto tutte le valutazioni di impatto ambientale e idrogeologico, prima di proporre alla EU la costruzione di una sterrata,e di ottenerne il finanziamento (non interessa qui se tutto o in parte).
In ogni caso, sai o dovresti sapere che posizioni come la tua, di chiusura oltranzistica, non portano a nulla. Visto che siete conoscitori e valorizzatori della valle (ancorché limitatamente al ristrettissimo mondo degli arrampicatori trad), invece di raccogliere inutili petizioni e fare roboanti dichiarazioni di guerra, meglio sarebbe stato se vi foste dedicati a qualcosa di costruttivo con l’amministrazione locale, per arrivare magari a impiegare parte dei soldi in un progetto di rilancio della valle che avrebbe previsto questa famigerata e a mio avviso innocua sterrata, all’interno di un progetto più ampio. Ma certo con il tuo atteggiamento oltranzista, che denoti ampiamente già solo in questo forum, tutto questo è un parlare a vuoto.
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04/01/2017 alle 19:38 #870957
Teo, se tu ascoltassi anche le ragioni degli altri, forse riusciresti a non dare patenti di incompetenza e malafede a chiunque non sia seguace del tuo esclusivo Pensiero Unico. L’impatto di una sterrata che sarà fruibile sì e no quattro mesi all’anno, a prescindere da tutte le considerazioni localistiche note solo agli addetti ai lavori, è pari a zero o poco più, e lo sai benissimo.
Penso che al comune di Groscavallo abbiano fatto tutte le valutazioni di impatto ambientale e idrogeologico, prima di proporre alla EU la costruzione di una sterrata,e di ottenerne il finanziamento (non interessa qui se tutto o in parte).
In ogni caso, sai o dovresti sapere che posizioni come la tua, di chiusura oltranzistica, non portano a nulla. Visto che siete conoscitori e valorizzatori della valle (ancorché limitatamente al ristrettissimo mondo degli arrampicatori trad), invece di raccogliere inutili petizioni e fare roboanti dichiarazioni di guerra, meglio sarebbe stato se vi foste dedicati a qualcosa di costruttivo con l’amministrazione locale, per arrivare magari a impiegare parte dei soldi in un progetto di rilancio della valle che avrebbe previsto questa famigerata e a mio avviso innocua sterrata, all’interno di un progetto più ampio. Ma certo con il tuo atteggiamento oltranzista, che denoti ampiamente già solo in questo forum, tutto questo è un parlare a vuoto.
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04/01/2017 alle 22:25 #869745
Qui non si tratta né di Pensiero Unico né di non ascoltare. Semplicemente tu non puoi addurre ragioni, perché non conosci minimamente il problema e lo si deduce dalle tue parole pretestuose, inesatte ed incompetenti. Mi viene anche il dubbio che tu sappia dov’è il Vallone di Sea. E l’ignoranza la si deduce quando dici “L’impatto di una sterrata che sarà fruibile sì e no quattro mesi all’anno, a prescindere da tutte le considerazioni localistiche note solo agli addetti ai lavori, è pari a zero o poco più, e lo sai benissimo”.
Innanzitutto già una sterrata che tu stesso dici che sarà fruibile sì e no 4 mesi all’anno denota l’assurdità di un simile sperpero di denaro Pubblico e di scempio ambientale. E l’altro aspetto inquietante delle tue parole è che avrà impatto pari a zero. Ho preparato una carrellata di immagini di piste già realizzate che presto l’amico Beppe metterà sul suo sito “Camosci Bianchi”. Sono immagini di piste che hanno impattato pesantemente sui luoghi in cui sono state costruite senza portare beneficio alcuno. Vediamo se avrai ancora il coraggio di obiettare qualcosa, tu o chi per te.
Inoltre tu dici “Penso che al comune di Groscavallo abbiano fatto tutte le valutazioni di impatto ambientale e idrogeologico, prima di proporre alla EU la costruzione di una sterrata,e di ottenerne il finanziamento (non interessa qui se tutto o in parte).” Altre parole che denotano la tua profonda ignoranza circa la questione, perché il Comune alla EU non propone un bel niente, semmai alla Regione, e l’iter non è così come pensi. L’hai letto il bando del PSR? Non credo..Prima leggilo, poi commentiamo.
Ti riporto solo queste parole del PPR Regione Piemonte circa Vallone di Sea e limitrofi “costruzione indiscriminata di viabilità silvopastorale, anche impermeabilizzata, verso alpeggi fortemente sottoutilizzati; in particolare ci sarebbe il rischio di compromissione del vallone di Sea e dei laghi di Unghiasse per progetti di viabilità verso alpeggi ormai abbandonati da decenni e senza cotiche pascolabili”.Altre tue parole “In ogni caso, sai o dovresti sapere che posizioni come la tua, di chiusura oltranzistica, non portano a nulla”. Pensa e informati prima di parlare, perché se oggi in Valle ci sono tante persone contrarie al progetto, e non solo in Valle, è anche grazie alle informazioni che abbiamo prima reperito e poi divulgato. Inoltre dici “Visto che siete conoscitori e valorizzatori della valle (ancorché limitatamente al ristrettissimo mondo degli arrampicatori trad), invece di raccogliere inutili petizioni e fare roboanti dichiarazioni di guerra, meglio sarebbe stato se vi foste dedicati a qualcosa di costruttivo con l’amministrazione locale, per arrivare magari a impiegare parte dei soldi in un progetto di rilancio della valle che avrebbe previsto questa famigerata e a mio avviso innocua sterrata, all’interno di un progetto più ampio. ” Al di là del fatto che la nostra non è un arrampicata solo trad (in questi giorni stiamo pulendo e riattrezzando falesie proprio in Valle e comunque l’arrampicata trad o meglio mista è quello che connota Sea ed è apprezzata da un gran numero di scalatori, vedi Valle Orco),ti ricordo che le petizioni hanno raccolto più di 1500 firme in pochissimo tempo e nessuno ha mai fatto dichiarazioni di guerra. Ma chi ti dice che non abbiamo proposto un progetto di rilancio diverso? Vedi che parli senza sapere??
Mi spiace che frequentatori della montagna abbiano un simile sprezzo dell’ambiente in cui passano il loro tempo libero, e che cittadini non si pongano mai il problema di come e dove vengono spesi i soldi pubblici, e soprattutto non si informino prima di parlare. Morale: prima di parlare informati e argomenta con dati e numeri certi, altrimenti fai solo chiacchere da bar.
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04/01/2017 alle 22:25 #870958
Qui non si tratta né di Pensiero Unico né di non ascoltare. Semplicemente tu non puoi addurre ragioni, perché non conosci minimamente il problema e lo si deduce dalle tue parole pretestuose, inesatte ed incompetenti. Mi viene anche il dubbio che tu sappia dov’è il Vallone di Sea. E l’ignoranza la si deduce quando dici “L’impatto di una sterrata che sarà fruibile sì e no quattro mesi all’anno, a prescindere da tutte le considerazioni localistiche note solo agli addetti ai lavori, è pari a zero o poco più, e lo sai benissimo”.
Innanzitutto già una sterrata che tu stesso dici che sarà fruibile sì e no 4 mesi all’anno denota l’assurdità di un simile sperpero di denaro Pubblico e di scempio ambientale. E l’altro aspetto inquietante delle tue parole è che avrà impatto pari a zero. Ho preparato una carrellata di immagini di piste già realizzate che presto l’amico Beppe metterà sul suo sito “Camosci Bianchi”. Sono immagini di piste che hanno impattato pesantemente sui luoghi in cui sono state costruite senza portare beneficio alcuno. Vediamo se avrai ancora il coraggio di obiettare qualcosa, tu o chi per te.
Inoltre tu dici “Penso che al comune di Groscavallo abbiano fatto tutte le valutazioni di impatto ambientale e idrogeologico, prima di proporre alla EU la costruzione di una sterrata,e di ottenerne il finanziamento (non interessa qui se tutto o in parte).” Altre parole che denotano la tua profonda ignoranza circa la questione, perché il Comune alla EU non propone un bel niente, semmai alla Regione, e l’iter non è così come pensi. L’hai letto il bando del PSR? Non credo..Prima leggilo, poi commentiamo.
Ti riporto solo queste parole del PPR Regione Piemonte circa Vallone di Sea e limitrofi “costruzione indiscriminata di viabilità silvopastorale, anche impermeabilizzata, verso alpeggi fortemente sottoutilizzati; in particolare ci sarebbe il rischio di compromissione del vallone di Sea e dei laghi di Unghiasse per progetti di viabilità verso alpeggi ormai abbandonati da decenni e senza cotiche pascolabili”.Altre tue parole “In ogni caso, sai o dovresti sapere che posizioni come la tua, di chiusura oltranzistica, non portano a nulla”. Pensa e informati prima di parlare, perché se oggi in Valle ci sono tante persone contrarie al progetto, e non solo in Valle, è anche grazie alle informazioni che abbiamo prima reperito e poi divulgato. Inoltre dici “Visto che siete conoscitori e valorizzatori della valle (ancorché limitatamente al ristrettissimo mondo degli arrampicatori trad), invece di raccogliere inutili petizioni e fare roboanti dichiarazioni di guerra, meglio sarebbe stato se vi foste dedicati a qualcosa di costruttivo con l’amministrazione locale, per arrivare magari a impiegare parte dei soldi in un progetto di rilancio della valle che avrebbe previsto questa famigerata e a mio avviso innocua sterrata, all’interno di un progetto più ampio. ” Al di là del fatto che la nostra non è un arrampicata solo trad (in questi giorni stiamo pulendo e riattrezzando falesie proprio in Valle e comunque l’arrampicata trad o meglio mista è quello che connota Sea ed è apprezzata da un gran numero di scalatori, vedi Valle Orco),ti ricordo che le petizioni hanno raccolto più di 1500 firme in pochissimo tempo e nessuno ha mai fatto dichiarazioni di guerra. Ma chi ti dice che non abbiamo proposto un progetto di rilancio diverso? Vedi che parli senza sapere??
Mi spiace che frequentatori della montagna abbiano un simile sprezzo dell’ambiente in cui passano il loro tempo libero, e che cittadini non si pongano mai il problema di come e dove vengono spesi i soldi pubblici, e soprattutto non si informino prima di parlare. Morale: prima di parlare informati e argomenta con dati e numeri certi, altrimenti fai solo chiacchere da bar.
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05/01/2017 alle 08:25 #869746
Per mia natura sono restio alle chiacchiere da bar, e cerco innanzitutto di comprendere il significato degli avvenimenti. In riferimento alla costruzione di sterrate, nel tempo ho smussato le mie originarie posizioni (simili alle tue) di contrarietà a priori, avendone verificato l’utilità anche ai fini di un buon mantenimento di un territorio, visto che -accanto all’antropizzazione cattiva degli scempi elencati da te e da Anna Garelli- ne può esistere una virtuosa, che porta al recupero di territori altrimenti destinati a scomparire inghiottiti dalla boschina, o a franare; e che -aspetto non secondario- aiuta anche gli abitanti locali a restare a vivere e lavorare nel loro territorio. Conosco Sea per esserci stato un paio di volte, dunque infinitamente meno di te, ciò non toglie che abbia potuto verificare che anche lì c’è stato un progressivo abbandono di territori un tempo abitati (i numerosi Gias e Balme ne sono la testimonianza), che probabilmente potrebbero essere recuperati e valorizzati con un intervento che continuo a ritenere poco impattante, come appunto una sterrata.
In riferimento agli abitanti di zone marginali, non sono così ingenuo da non sapere che spesso sono mossi principalmente da avidità e meschinerie; ma so anche che in genere tali comunità, quando scelgono di continuare ad abitare un territorio “difficile”, sono le prime a non volerne la distruzione o la degradazione; e non ho motivo di pensare che a Groscavallo siano tutti diventati degli ignobili sfruttatori.
Quanto ai numeri che mi citi relativi alla petizione, mi piacerebbe che venissero scorporati in Groscavallesi e non-Groscavallesi, giusto per capire quali siano le reali intenzioni dei locali rispetto a tutti gli altri (non tu) che quel territorio lo assaporano agiatamente un paio di giorni all’anno.
PS mi fa piacere sapere che state recuperando anche le aree di arrampicata non strettamente trad.
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05/01/2017 alle 08:25 #870959
Per mia natura sono restio alle chiacchiere da bar, e cerco innanzitutto di comprendere il significato degli avvenimenti. In riferimento alla costruzione di sterrate, nel tempo ho smussato le mie originarie posizioni (simili alle tue) di contrarietà a priori, avendone verificato l’utilità anche ai fini di un buon mantenimento di un territorio, visto che -accanto all’antropizzazione cattiva degli scempi elencati da te e da Anna Garelli- ne può esistere una virtuosa, che porta al recupero di territori altrimenti destinati a scomparire inghiottiti dalla boschina, o a franare; e che -aspetto non secondario- aiuta anche gli abitanti locali a restare a vivere e lavorare nel loro territorio. Conosco Sea per esserci stato un paio di volte, dunque infinitamente meno di te, ciò non toglie che abbia potuto verificare che anche lì c’è stato un progressivo abbandono di territori un tempo abitati (i numerosi Gias e Balme ne sono la testimonianza), che probabilmente potrebbero essere recuperati e valorizzati con un intervento che continuo a ritenere poco impattante, come appunto una sterrata.
In riferimento agli abitanti di zone marginali, non sono così ingenuo da non sapere che spesso sono mossi principalmente da avidità e meschinerie; ma so anche che in genere tali comunità, quando scelgono di continuare ad abitare un territorio “difficile”, sono le prime a non volerne la distruzione o la degradazione; e non ho motivo di pensare che a Groscavallo siano tutti diventati degli ignobili sfruttatori.
Quanto ai numeri che mi citi relativi alla petizione, mi piacerebbe che venissero scorporati in Groscavallesi e non-Groscavallesi, giusto per capire quali siano le reali intenzioni dei locali rispetto a tutti gli altri (non tu) che quel territorio lo assaporano agiatamente un paio di giorni all’anno.
PS mi fa piacere sapere che state recuperando anche le aree di arrampicata non strettamente trad.
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05/01/2017 alle 09:11 #869747
Mi spiace, ma le tue parole denotano arroganza e davvero molta, molta, superficialità perché già solo il fatto che tu sia andato solo 2 volte in Sea e probabilmente in tutta la Val Grande, ti pone nella posizione della non conoscenza del problema. E quindi prima di parlare con parole che sembrano di assoluta verità, dovresti riflettere. Continui a dire un mare di inesattezze, ogni volta ne aggiungi una diversa. Mi sembri un bambino, dalla testa dura oltretutto, che non vuole ammettere l’esistenza di un problema. Né Sea né il Trione sono destinati a scomparire dalla boschina, né tantomeno a franare
😆 😆 . Altra stupidaggine che sento. Semmai è una strada che potrebbe portare a questi problemi. Non è inoltre il recupero di un alpeggio, tra l’altro leggi quello che ho scritto circa il PSR (ma vedo che sparare a zero è più divertente che argomentare e informarsi), con cotica erbosa esigua che rilancia l’economia di una Valle, oltretutto dove il Comune dovrebbe metterci comunque dei soldi.Sterrata poco impattante. Bene, visto che sei così pseudo informato, spiegaci il perché. Hai letto il PAI?
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05/01/2017 alle 09:11 #870960
Mi spiace, ma le tue parole denotano arroganza e davvero molta, molta, superficialità perché già solo il fatto che tu sia andato solo 2 volte in Sea e probabilmente in tutta la Val Grande, ti pone nella posizione della non conoscenza del problema. E quindi prima di parlare con parole che sembrano di assoluta verità, dovresti riflettere. Continui a dire un mare di inesattezze, ogni volta ne aggiungi una diversa. Mi sembri un bambino, dalla testa dura oltretutto, che non vuole ammettere l’esistenza di un problema. Né Sea né il Trione sono destinati a scomparire dalla boschina, né tantomeno a franare
😆 😆 . Altra stupidaggine che sento. Semmai è una strada che potrebbe portare a questi problemi. Non è inoltre il recupero di un alpeggio, tra l’altro leggi quello che ho scritto circa il PSR (ma vedo che sparare a zero è più divertente che argomentare e informarsi), con cotica erbosa esigua che rilancia l’economia di una Valle, oltretutto dove il Comune dovrebbe metterci comunque dei soldi.Sterrata poco impattante. Bene, visto che sei così pseudo informato, spiegaci il perché. Hai letto il PAI?
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05/01/2017 alle 10:13 #869748
x mimoso: credo che se il tuo pensiero è applicabile a Sea dovrebbe esserlo per tutti i contesti di sovvenzione pubblica. Ma a questo punto a cosa servono le commissioni valutative degli enti finanziatori se chiccessia può obiettare che non gli sta bene come vengono spesi i finanziamenti? I pensieri espressi da popeantonio mi sembrano invece molto obiettivi e non viziati da posizioni intransigenti. Anche a me piacerebbe avere un riscontro del sondaggio su quanti conoscono o meno il problema. Ammetto che mi è capitato di firmare delle petizioni online su invito di qualcuno senza avere una profonda conoscenza della questione…Ho letto alcuni dei commenti e spesso si fa riferimento a strada asfaltata, a colate di cemento, a strada da 6 metri, a libera circolazione di mezzi motorizzati, ad autostrada a 8 corsie….inesattezze che nessun oppositore si sogna di sfatare perché il dissenso e l’ignoranza fanno comodo.
Trovo strano che si scriva che Sea e Trione non sono destinati a franare quando si cita il PAI per affermare esattamente questo: la presenza di frane attive, valanghe e altri incredibili dissesti. Sarebbe interessante oltre a citare il PAI (che è stato studiato a tavolino su cartografie in grande scala dalla Regione) anche verificare se ne è stato fatto l’adeguamento con uno studio di dettaglio (fase fondamentale delle revisioni dei piani regolatori in cui spesso le perimetrazioni vengono ridefinite e limitate alle aree di effettivo pericolo) ed ancor più se un geologo ha fatto o sta facendo delle analisi di compatibilità dell’intervento puntuali. A questo punto si potrebbe parlare con onestà e sostenere tesi obiettive senza l’arroganza e la superficialità che gli oppositori dettano a chi vorrebbe approfondire la questione. Sono molti in valle e fuori a voler aprire un tavolo di dialogo sul futuro sviluppo non solo di Sea. Persone disposte ad ascoltare con rispetto reciproco voci differenti. Si potrebbero così sfatare le affermazioni che si leggono su vari blog e forum che tutti gli interventi non han portato alcun vantaggio, che tanto i pellets si comprano al supermercato e arrivano tutti dall’estero (come se il solo uso del legname sia per la produzione di pellets, come se in valle ci si scaldi solo a gasolio, come se non esistesse una filiera di artigianato valligiana seppur minima che cerchi legname locale per la promozione delle proprie opere): analisi semplicistiche che servono solo ad aumentare il comodo dissenso. E non si tiene conto che il ritorno di qualunque investimento (sulle foreste, sui sentieri e sull’escursionismo, sull’arrampicata, sul ciclo turismo, sulla gastronomia, sulla cultura locale, sul fronte religioso e su molti altri) è singolarmente minimo e poco visibile alla massa ma è la somma di tutti gli obiettivi che può dare nel tempo un riscontro tangibile a tutti. Ma se non si vede un’economia vigorosa basata sulla gestione delle risorse legno o pascolo non vuol dire che tale economia non ci sia, così come non si può affermare che i rocciatori di Sea non portino ricchezza solo perché quasi nessuno li vede. Tutte queste attività danno il loro contributo al mantenimento di una vita dignitosa a chi decide di scommettere sulla montagna.
Trovo interessante quanto strumentali possano essere delle informazioni diffuse col solo intento di creare divisione: mi riferisco alla recente delibera del comune di Balme che ha vietato l’Eliski nel suo territorio ed è quindi tutto d’un tratto il riferimento della promozione turistica soft della montagna. E’ una notizia importantissima, che dovrebbe essere estesa al territorio di tutte le valli, ma non si fa alcuna considerazione al fatto che di recente in quel comune si sia fatta una pista forestale che non credo differisca molto con quelle di Cantoira, Viù o Groscavallo. Ma questo forse non importa perché potrebbe aprire la discussione sulla compatibilità di interventi sul territorio che non necessariamente siano devastazioni. La cura e la gestione del territorio passano attraverso progetti diversi. Forse a Balme l’han capito da molto tempo ed un passo alla volta stanno costruendo un futuro migliore.
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05/01/2017 alle 10:13 #870961
x mimoso: credo che se il tuo pensiero è applicabile a Sea dovrebbe esserlo per tutti i contesti di sovvenzione pubblica. Ma a questo punto a cosa servono le commissioni valutative degli enti finanziatori se chiccessia può obiettare che non gli sta bene come vengono spesi i finanziamenti? I pensieri espressi da popeantonio mi sembrano invece molto obiettivi e non viziati da posizioni intransigenti. Anche a me piacerebbe avere un riscontro del sondaggio su quanti conoscono o meno il problema. Ammetto che mi è capitato di firmare delle petizioni online su invito di qualcuno senza avere una profonda conoscenza della questione…Ho letto alcuni dei commenti e spesso si fa riferimento a strada asfaltata, a colate di cemento, a strada da 6 metri, a libera circolazione di mezzi motorizzati, ad autostrada a 8 corsie….inesattezze che nessun oppositore si sogna di sfatare perché il dissenso e l’ignoranza fanno comodo.
Trovo strano che si scriva che Sea e Trione non sono destinati a franare quando si cita il PAI per affermare esattamente questo: la presenza di frane attive, valanghe e altri incredibili dissesti. Sarebbe interessante oltre a citare il PAI (che è stato studiato a tavolino su cartografie in grande scala dalla Regione) anche verificare se ne è stato fatto l’adeguamento con uno studio di dettaglio (fase fondamentale delle revisioni dei piani regolatori in cui spesso le perimetrazioni vengono ridefinite e limitate alle aree di effettivo pericolo) ed ancor più se un geologo ha fatto o sta facendo delle analisi di compatibilità dell’intervento puntuali. A questo punto si potrebbe parlare con onestà e sostenere tesi obiettive senza l’arroganza e la superficialità che gli oppositori dettano a chi vorrebbe approfondire la questione. Sono molti in valle e fuori a voler aprire un tavolo di dialogo sul futuro sviluppo non solo di Sea. Persone disposte ad ascoltare con rispetto reciproco voci differenti. Si potrebbero così sfatare le affermazioni che si leggono su vari blog e forum che tutti gli interventi non han portato alcun vantaggio, che tanto i pellets si comprano al supermercato e arrivano tutti dall’estero (come se il solo uso del legname sia per la produzione di pellets, come se in valle ci si scaldi solo a gasolio, come se non esistesse una filiera di artigianato valligiana seppur minima che cerchi legname locale per la promozione delle proprie opere): analisi semplicistiche che servono solo ad aumentare il comodo dissenso. E non si tiene conto che il ritorno di qualunque investimento (sulle foreste, sui sentieri e sull’escursionismo, sull’arrampicata, sul ciclo turismo, sulla gastronomia, sulla cultura locale, sul fronte religioso e su molti altri) è singolarmente minimo e poco visibile alla massa ma è la somma di tutti gli obiettivi che può dare nel tempo un riscontro tangibile a tutti. Ma se non si vede un’economia vigorosa basata sulla gestione delle risorse legno o pascolo non vuol dire che tale economia non ci sia, così come non si può affermare che i rocciatori di Sea non portino ricchezza solo perché quasi nessuno li vede. Tutte queste attività danno il loro contributo al mantenimento di una vita dignitosa a chi decide di scommettere sulla montagna.
Trovo interessante quanto strumentali possano essere delle informazioni diffuse col solo intento di creare divisione: mi riferisco alla recente delibera del comune di Balme che ha vietato l’Eliski nel suo territorio ed è quindi tutto d’un tratto il riferimento della promozione turistica soft della montagna. E’ una notizia importantissima, che dovrebbe essere estesa al territorio di tutte le valli, ma non si fa alcuna considerazione al fatto che di recente in quel comune si sia fatta una pista forestale che non credo differisca molto con quelle di Cantoira, Viù o Groscavallo. Ma questo forse non importa perché potrebbe aprire la discussione sulla compatibilità di interventi sul territorio che non necessariamente siano devastazioni. La cura e la gestione del territorio passano attraverso progetti diversi. Forse a Balme l’han capito da molto tempo ed un passo alla volta stanno costruendo un futuro migliore.
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05/01/2017 alle 10:25 #869749
Il Comitato non è contrario a ogni tipo di strada. Ad esempio quella del Sagnasse o del Ciavanis è davvero servita al rilancio della pastorizia. Perché allora tutti i Comuni non si consorziano tra loro e fanno uno sforzo collettivo per rilanciare gli alpeggi già serviti da strade e in posizioni utili e davvero a servizio della pastorizia? Ti pare logico che venga fatta un’unione dei Comuni tra Groscavallo (Val Grande), Usseglio (Val Viù) e….Rubiana???? Valbe, tu hai visto i recenti disastri delle piste fatte in Valle? Hai avuto riscontro di cosa hanno portato per l’economia della Valle? Vuoi davvero che si rischi di fare la stessa cosa negli stupendi Valloni di Sea e Trione? Tu hai letto da qualche parte quali sarebbero i costi/benefici di queste potenziali strade? Visto che sei informato, dimmi quale è stata fino adesso l’utilizzazione dei pascoli di Sea, e quella che sarà in futuro. Quanto potrebbe fruttare la vendita del legno del Trione. Se mi dai questi numeri, diventi un interlocutore serio, altrimenti si parla solo di cose vaghe e inconcludenti che rischiano solo di compromettere per sempre ambienti ancora incontaminati.
Io vedo, anche da parte tua, molto poca concretezza nelle parole, dettate, perdonami, da qualunquismo. Con questa falsa sirena del rilancio della montagna si stanno replicando le storture degli anni ’60 e ’70.
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05/01/2017 alle 10:25 #870962
Il Comitato non è contrario a ogni tipo di strada. Ad esempio quella del Sagnasse o del Ciavanis è davvero servita al rilancio della pastorizia. Perché allora tutti i Comuni non si consorziano tra loro e fanno uno sforzo collettivo per rilanciare gli alpeggi già serviti da strade e in posizioni utili e davvero a servizio della pastorizia? Ti pare logico che venga fatta un’unione dei Comuni tra Groscavallo (Val Grande), Usseglio (Val Viù) e….Rubiana???? Valbe, tu hai visto i recenti disastri delle piste fatte in Valle? Hai avuto riscontro di cosa hanno portato per l’economia della Valle? Vuoi davvero che si rischi di fare la stessa cosa negli stupendi Valloni di Sea e Trione? Tu hai letto da qualche parte quali sarebbero i costi/benefici di queste potenziali strade? Visto che sei informato, dimmi quale è stata fino adesso l’utilizzazione dei pascoli di Sea, e quella che sarà in futuro. Quanto potrebbe fruttare la vendita del legno del Trione. Se mi dai questi numeri, diventi un interlocutore serio, altrimenti si parla solo di cose vaghe e inconcludenti che rischiano solo di compromettere per sempre ambienti ancora incontaminati.
Io vedo, anche da parte tua, molto poca concretezza nelle parole, dettate, perdonami, da qualunquismo. Con questa falsa sirena del rilancio della montagna si stanno replicando le storture degli anni ’60 e ’70.
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05/01/2017 alle 11:26 #869750teo wrote:
Ma perché la gente parla senza sapere?? Qui non c’è nessun “giochino privato” (almeno, sicuramente non il mio) come dici tu, e il dirlo dimostra malafede e l’assoluta non conoscenza dei fatti.
Se poche decine di scialpinisti possono disturbare un animale pensa ai danni che fa l’eliski e a quella che potrebbe fare una pista con la sua realizzazione e la sua fruizione.
La costruzione di una pista a Sea, oltre a uno sperpero di denaro pubblico, sarebbe la distruzione di un ambiente unico.
Però informati prima di parlare.
Apperò.. Grande disponibilità alla discussione eh? O forse alla arrogante esposizione/imposizione del proprio unico e univoco pensiero..voglio solo dirti, nel dubbio che io mi sia sbagliato (io mi nutro di dubbi) e tu sia in grado di considerare ipotesi diverse dalla tua verità indiscutibile, che secondo me l’eliski è più impattante di “qualche” decina di escursionisti che sono più impattanti di una strada bianca. Finito.
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05/01/2017 alle 11:26 #870963teo wrote:
Ma perché la gente parla senza sapere?? Qui non c’è nessun “giochino privato” (almeno, sicuramente non il mio) come dici tu, e il dirlo dimostra malafede e l’assoluta non conoscenza dei fatti.
Se poche decine di scialpinisti possono disturbare un animale pensa ai danni che fa l’eliski e a quella che potrebbe fare una pista con la sua realizzazione e la sua fruizione.
La costruzione di una pista a Sea, oltre a uno sperpero di denaro pubblico, sarebbe la distruzione di un ambiente unico.
Però informati prima di parlare.
Apperò.. Grande disponibilità alla discussione eh? O forse alla arrogante esposizione/imposizione del proprio unico e univoco pensiero..voglio solo dirti, nel dubbio che io mi sia sbagliato (io mi nutro di dubbi) e tu sia in grado di considerare ipotesi diverse dalla tua verità indiscutibile, che secondo me l’eliski è più impattante di “qualche” decina di escursionisti che sono più impattanti di una strada bianca. Finito.
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05/01/2017 alle 11:34 #869751yves wrote:
Apperò.. Grande disponibilità alla discussione eh? O forse alla arrogante esposizione/imposizione del proprio unico e univoco pensiero..
voglio solo dirti, nel dubbio che io mi sia sbagliato (io mi nutro di dubbi) e tu sia in grado di considerare ipotesi diverse dalla tua verità indiscutibile, che secondo me l’eliski è più impattante di “qualche” decina di escursionisti che sono più impattanti di una strada bianca. Finito.
Vedi Yves, per poter discutere, devi conoscere un mimino il problema. Sei mai stato a Sea? Conosci la Val Grande? Riesci a rispondermi ai quesiti che ho posto? Se lo fai, sei un interlocutore credibile. Altrimenti parli solo tanto per..
Una pista è impattante a prescindere, perché è un’opera antropica. Dire che una decina di escursionisti sono più impattanti di una pista che richiede sbancamenti e magari uso di esplosivi, mi pare, scusami tanto, una sonora fesseria.
Ma il punto di questi vostri commenti è proprio qui. Ovvero la non conoscenza minima del problema, altrimenti sareste già riusciti a darmi le risposte che ho chiesto.
Sai, io ho il vizio di non mandarle a dire..
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05/01/2017 alle 11:34 #870964yves wrote:
Apperò.. Grande disponibilità alla discussione eh? O forse alla arrogante esposizione/imposizione del proprio unico e univoco pensiero..
voglio solo dirti, nel dubbio che io mi sia sbagliato (io mi nutro di dubbi) e tu sia in grado di considerare ipotesi diverse dalla tua verità indiscutibile, che secondo me l’eliski è più impattante di “qualche” decina di escursionisti che sono più impattanti di una strada bianca. Finito.
Vedi Yves, per poter discutere, devi conoscere un mimino il problema. Sei mai stato a Sea? Conosci la Val Grande? Riesci a rispondermi ai quesiti che ho posto? Se lo fai, sei un interlocutore credibile. Altrimenti parli solo tanto per..
Una pista è impattante a prescindere, perché è un’opera antropica. Dire che una decina di escursionisti sono più impattanti di una pista che richiede sbancamenti e magari uso di esplosivi, mi pare, scusami tanto, una sonora fesseria.
Ma il punto di questi vostri commenti è proprio qui. Ovvero la non conoscenza minima del problema, altrimenti sareste già riusciti a darmi le risposte che ho chiesto.
Sai, io ho il vizio di non mandarle a dire..
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05/01/2017 alle 11:37 #869752
Scrivi che le strade di Segnasse e Ciavanis hanno rilanciato la pastorizia. Quella del Nuvient no? quella del lago di Monastero no? quali piste realizzate negli anni 80 che hanno raggiunto alpeggi non hanno portato il mantenimento della gestione del territorio alpestre? Per vederne gli effetti serve del tempo ma se in parallelo c’è un progetto di qualificazione dell’alpeggio i tempi saranno minori. Le aree che storicamente ospitavano mandrie a pascolare oggi sono ristrette. Quando parli di cotica erbosa esigua consideri che tutti i pascoli raggiungibili esclusivamente lungo sentieri sono stati invasi da drose e rododendri se non anche da noccioleti ed altre invadenti? questo non perché i pastori non sappiano più far pascolare bensì perché si portano sempre più in quota vacche lasciate libere di pascolare senza conduzione, senza che il margaro ripulisca le invadenti (utilizzate in passato in quota per la cottura del latte durante la produzione del formaggio). Oggi i contributi per la monticazione sono una stortura perché è sufficiente abbandonare un certo numero di capi in quota e si è a posto. Dove il progetto invece prevede la realizzazione di una infrastruttura completa io vedo del positivo: si potrà rilanciare anche li la pastorizia e la produzione di un prodotto appetibile. O è solo una illusione? O Sea fa eccezione? La gestione dell’allevamento è mutata considerevolmente negli ultimi decenni e raramente trovi margari disponibili ad andare in alpeggio someggiandosi tutto l’occorrente. L’ultimo di cui sono a conoscenza è emigrato in val Susa dopo che tutte le tome prodotte a San Bernè durante l’estate gli sono state rubate dal pick-up dove le aveva caricate mentre faceva col mulo l’ultimo giro.
Sulla logicità o meno della configurazione delle unioni di comuni non dico nulla, sono un tantino fuori tema.
Sulla necessità di un progetto collettivo di rilancio invece concordo. Ma non è che la mancanza di tale progetto unico si debba rinunciare a qualunque intervento. Per di più i comuni potrebbero dettare delle line guida normative per agevolare il recupero degli alpeggi ma se non sono proprietari, e non tutti gli alpeggi sono comunali (anzi lo sono la minima parte), dovrebbero essere i privati ad attivarsi. Ma torniamo sulla questione contributi che ho citato sopra che non invoglia…
Ho visto gli interventi recenti nelle valli e di disastri in tutta onestà ne ho visti pochi. Interventi ben fatti ed altri fatti coi piedi.
Negli anni ’60 e ’70 le storture di cui parli sono gli ecomostri i condomini orrendi che ci troviamo percorrendo le strade? non mi sembra che una pista possa anche solo essere paragonata nell’aspetto e nella fruizione a tali costruzioni. Anzi, le finalità sono proprio diverse: la gestione di una serie di risorse. Senza che ciò significhi dimenticare o sottovalutare le altre potenzialità del territorio.
Forse non avranno concretezza le mie parole ed i miei pensieri ma se li ritieni dettati da qualunquismo sei in errore. Semplicemente non sono intransigente e il fronte del “no” non ha dato numeri concreti per convincermi, mentre li pretende dai proponenti.
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05/01/2017 alle 11:37 #870965
Scrivi che le strade di Segnasse e Ciavanis hanno rilanciato la pastorizia. Quella del Nuvient no? quella del lago di Monastero no? quali piste realizzate negli anni 80 che hanno raggiunto alpeggi non hanno portato il mantenimento della gestione del territorio alpestre? Per vederne gli effetti serve del tempo ma se in parallelo c’è un progetto di qualificazione dell’alpeggio i tempi saranno minori. Le aree che storicamente ospitavano mandrie a pascolare oggi sono ristrette. Quando parli di cotica erbosa esigua consideri che tutti i pascoli raggiungibili esclusivamente lungo sentieri sono stati invasi da drose e rododendri se non anche da noccioleti ed altre invadenti? questo non perché i pastori non sappiano più far pascolare bensì perché si portano sempre più in quota vacche lasciate libere di pascolare senza conduzione, senza che il margaro ripulisca le invadenti (utilizzate in passato in quota per la cottura del latte durante la produzione del formaggio). Oggi i contributi per la monticazione sono una stortura perché è sufficiente abbandonare un certo numero di capi in quota e si è a posto. Dove il progetto invece prevede la realizzazione di una infrastruttura completa io vedo del positivo: si potrà rilanciare anche li la pastorizia e la produzione di un prodotto appetibile. O è solo una illusione? O Sea fa eccezione? La gestione dell’allevamento è mutata considerevolmente negli ultimi decenni e raramente trovi margari disponibili ad andare in alpeggio someggiandosi tutto l’occorrente. L’ultimo di cui sono a conoscenza è emigrato in val Susa dopo che tutte le tome prodotte a San Bernè durante l’estate gli sono state rubate dal pick-up dove le aveva caricate mentre faceva col mulo l’ultimo giro.
Sulla logicità o meno della configurazione delle unioni di comuni non dico nulla, sono un tantino fuori tema.
Sulla necessità di un progetto collettivo di rilancio invece concordo. Ma non è che la mancanza di tale progetto unico si debba rinunciare a qualunque intervento. Per di più i comuni potrebbero dettare delle line guida normative per agevolare il recupero degli alpeggi ma se non sono proprietari, e non tutti gli alpeggi sono comunali (anzi lo sono la minima parte), dovrebbero essere i privati ad attivarsi. Ma torniamo sulla questione contributi che ho citato sopra che non invoglia…
Ho visto gli interventi recenti nelle valli e di disastri in tutta onestà ne ho visti pochi. Interventi ben fatti ed altri fatti coi piedi.
Negli anni ’60 e ’70 le storture di cui parli sono gli ecomostri i condomini orrendi che ci troviamo percorrendo le strade? non mi sembra che una pista possa anche solo essere paragonata nell’aspetto e nella fruizione a tali costruzioni. Anzi, le finalità sono proprio diverse: la gestione di una serie di risorse. Senza che ciò significhi dimenticare o sottovalutare le altre potenzialità del territorio.
Forse non avranno concretezza le mie parole ed i miei pensieri ma se li ritieni dettati da qualunquismo sei in errore. Semplicemente non sono intransigente e il fronte del “no” non ha dato numeri concreti per convincermi, mentre li pretende dai proponenti.
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05/01/2017 alle 11:48 #869753
Allora Valbe. Una domanda molto semplice. L’alpeggio di Sea (vedi studio di fattibilità del Comune) risulta affittato da due anni. Mi piacerebbe sapere quale è stato il ritorno economico.
E soprattutto quale sarà.
Idem per le piste della filiera del legno già fatte. Guarda a proposito che bella strada..
https://www.youtube.com/watch?v=DlZh7PoSguI Quale è stato il ritorno economico. Cosa porterà Trione?
Non ti pare che un progetto serio dovrebbe riportare e prevedere tutti questi dati?
Quanto costerà la manutenzione delle piste? Quanto sta costando quella delle piste attuali?
A prescindere dall’aspetto ambientale.
Se sei ad esempio un imprenditore che vuole investire in un macchinario, prima di comperarlo valuti quanti pezzi potrà produrre, quale sarà il mercato di vendita e quindi decidi di investire o meno. Secondo me quello che è sbagliato è ragionare “iniziamo a cercare di prendere i finanziamenti visto che ci sono, ed è un peccato perderli, poi si vedrà se l’investimento frutta oppure no”. Ma intanto abbiamo fatto sbancamenti come quello del video. Risultato economico? Danno ambientale?
Se mi rispondi mi fai una cortesia.
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05/01/2017 alle 11:48 #870966
Allora Valbe. Una domanda molto semplice. L’alpeggio di Sea (vedi studio di fattibilità del Comune) risulta affittato da due anni. Mi piacerebbe sapere quale è stato il ritorno economico.
E soprattutto quale sarà.
Idem per le piste della filiera del legno già fatte. Guarda a proposito che bella strada..
https://www.youtube.com/watch?v=DlZh7PoSguI Quale è stato il ritorno economico. Cosa porterà Trione?
Non ti pare che un progetto serio dovrebbe riportare e prevedere tutti questi dati?
Quanto costerà la manutenzione delle piste? Quanto sta costando quella delle piste attuali?
A prescindere dall’aspetto ambientale.
Se sei ad esempio un imprenditore che vuole investire in un macchinario, prima di comperarlo valuti quanti pezzi potrà produrre, quale sarà il mercato di vendita e quindi decidi di investire o meno. Secondo me quello che è sbagliato è ragionare “iniziamo a cercare di prendere i finanziamenti visto che ci sono, ed è un peccato perderli, poi si vedrà se l’investimento frutta oppure no”. Ma intanto abbiamo fatto sbancamenti come quello del video. Risultato economico? Danno ambientale?
Se mi rispondi mi fai una cortesia.
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05/01/2017 alle 11:50 #869754
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05/01/2017 alle 11:50 #870967
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05/01/2017 alle 13:44 #869755
Ti rispondo volentieri. Ovviamente con la mia opinione. Sea è affittato da due soli anni? o l’attuale contratto è in piedi da soli due anni?.
Per sapere cosa ha portato si dovrebbe vedere il contratto. Per sapere cosa porterà bisognerebbe fare una comparazione con alpeggi analoghi serviti da strada e completi di locali di caseificazione. E valutarne le potenzialità pascolive. Servirebbe un’indagine da parte di un agronomo. Tu sei informato su qualcuno di questi aspetti? Sai se qualche valutazione è stata fatta e in caso affermativo hai elementi contrari a queste analisi?
Affermi che le strade del Ciavanis e Segnasse hanno rilanciato la pastorizia: hai dei dati economici a sostegno di questa tua affermazione? o è sufficiente vedere delle mandrie? non sono sicuro di questa semplificazione.
Credo che oltre al ritorno economico dell’investimento in senso stretto si dovrebbe considerare anche l’indotto. Si dovrebbero considerare i benefici connessi all’infrastruttura. Una maggiore fruizione, un miglior mantenimento della cotica, una migliore gestione delle criticità, una famiglia occupata nel periodo della monticazione e un prodotto eventualmente certificato, il diretto recupero dei fabbricati con manovalanza locale. Certo Sea è un luogo unico e come tale va interpretato ogni intervento nella salvaguardia di tale unicità. Ma non è una bolla. In passato la sua conformazione era ben diversa e proprio l’antropizzazione e l’industrializzazione l’han trasformato in quello che oggi si può osservare (intendo l’assenza quasi totale di bosco ovviamente, non le pareti monumentali). Se la logica degli investimenti pubblici fosse di assoluto ritorno economico diretto non si dovrebbe finanziare quasi nulla: l’inizio attività dei giovani, non solo in agricoltura, è sovvenzionato con soldi a fondo perduto; la cultura è sovvenzionata senza che il ritorno monetario sia assolutamente in attivo; la previdenza è sovvenzionata come costo. Sta a chi amministra, ma anche chi tiene al territorio, dare un impulso perché il massimo utile possa essere tratto da un investimento del genere e magari dare stimolo ad una economia legata al turismo alla ricerca di valore. Ma non tutto si può calcolare fino all’ultimo centesimo.
Se fossimo tutti onesti smetteremmo di indicare con link immagini e video non attuali: quelli che indichi, è evidente osservando immagini e slide, riportano la situazione durante i lavori di realizzazione (sicuramente impattanti) ma oggi la condizione è ben diversa, l’ho vista direttamente sul posto lo scorso autunno. Perché non una immagine attuale per evidenziare che l’inserimento di questi interventi può non essere devastante?
Se fossimo altrettanto onesti citeremmo ad esempio (legato al link che hai postato) i dati economici reali e non preventivi su passati interventi in valle e smetteremmo di scrivere che tale opera è costata 320.000 € (anche se a guardare i documenti di riferimento dei vs link poi le cifre sono riferite ad altro…) quando il costo del bilancio finale è parecchie decine di migliaia di euro inferiore. E il costo preventivato a carico dall’amministrazione (tutto reperibile online come avete fatto voi, solo che vi siete limitati alle cifre preventive e non effettive, chissà come mai…) si è praticamente azzerato grazie alla vendita del legname ed ai minori costi sostenuti.
Se fossimo ancora più onesti smetteremmo di ricamare post sullo sdegno di locali presi ad esempio dello malcontento sugli interventi passati per poi nascondere (o non conoscere, ancora peggio) che gli stessi soggetti citati nei vostri blog sono stati tra i promotori o finanziatori dell’intervento stesso: non ve ne siete accorti?. O ancora che alcuni promotori e diffusori della vostra recente petizione scoperto che uno di questi investimenti potrebbe essere utilizzato per servire il proprio boschetto e la propria baita cominciano a chiedersi se si parla dello stesso scempio di Sea informandosi sulla possibile realizzazione; o ancora un altro dichiararsi non contrario alla realizzazione in cambio di un’opera particolare sulla sua proprietà e diritto di passaggio senza accollo di alcuna manutenzione futura.
Anche a me piacerebbe ascoltare discorsi che siano meno qualunquisti. E discutere con persone che sanno di cosa si sta parlando.
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05/01/2017 alle 13:44 #870968
Ti rispondo volentieri. Ovviamente con la mia opinione. Sea è affittato da due soli anni? o l’attuale contratto è in piedi da soli due anni?.
Per sapere cosa ha portato si dovrebbe vedere il contratto. Per sapere cosa porterà bisognerebbe fare una comparazione con alpeggi analoghi serviti da strada e completi di locali di caseificazione. E valutarne le potenzialità pascolive. Servirebbe un’indagine da parte di un agronomo. Tu sei informato su qualcuno di questi aspetti? Sai se qualche valutazione è stata fatta e in caso affermativo hai elementi contrari a queste analisi?
Affermi che le strade del Ciavanis e Segnasse hanno rilanciato la pastorizia: hai dei dati economici a sostegno di questa tua affermazione? o è sufficiente vedere delle mandrie? non sono sicuro di questa semplificazione.
Credo che oltre al ritorno economico dell’investimento in senso stretto si dovrebbe considerare anche l’indotto. Si dovrebbero considerare i benefici connessi all’infrastruttura. Una maggiore fruizione, un miglior mantenimento della cotica, una migliore gestione delle criticità, una famiglia occupata nel periodo della monticazione e un prodotto eventualmente certificato, il diretto recupero dei fabbricati con manovalanza locale. Certo Sea è un luogo unico e come tale va interpretato ogni intervento nella salvaguardia di tale unicità. Ma non è una bolla. In passato la sua conformazione era ben diversa e proprio l’antropizzazione e l’industrializzazione l’han trasformato in quello che oggi si può osservare (intendo l’assenza quasi totale di bosco ovviamente, non le pareti monumentali). Se la logica degli investimenti pubblici fosse di assoluto ritorno economico diretto non si dovrebbe finanziare quasi nulla: l’inizio attività dei giovani, non solo in agricoltura, è sovvenzionato con soldi a fondo perduto; la cultura è sovvenzionata senza che il ritorno monetario sia assolutamente in attivo; la previdenza è sovvenzionata come costo. Sta a chi amministra, ma anche chi tiene al territorio, dare un impulso perché il massimo utile possa essere tratto da un investimento del genere e magari dare stimolo ad una economia legata al turismo alla ricerca di valore. Ma non tutto si può calcolare fino all’ultimo centesimo.
Se fossimo tutti onesti smetteremmo di indicare con link immagini e video non attuali: quelli che indichi, è evidente osservando immagini e slide, riportano la situazione durante i lavori di realizzazione (sicuramente impattanti) ma oggi la condizione è ben diversa, l’ho vista direttamente sul posto lo scorso autunno. Perché non una immagine attuale per evidenziare che l’inserimento di questi interventi può non essere devastante?
Se fossimo altrettanto onesti citeremmo ad esempio (legato al link che hai postato) i dati economici reali e non preventivi su passati interventi in valle e smetteremmo di scrivere che tale opera è costata 320.000 € (anche se a guardare i documenti di riferimento dei vs link poi le cifre sono riferite ad altro…) quando il costo del bilancio finale è parecchie decine di migliaia di euro inferiore. E il costo preventivato a carico dall’amministrazione (tutto reperibile online come avete fatto voi, solo che vi siete limitati alle cifre preventive e non effettive, chissà come mai…) si è praticamente azzerato grazie alla vendita del legname ed ai minori costi sostenuti.
Se fossimo ancora più onesti smetteremmo di ricamare post sullo sdegno di locali presi ad esempio dello malcontento sugli interventi passati per poi nascondere (o non conoscere, ancora peggio) che gli stessi soggetti citati nei vostri blog sono stati tra i promotori o finanziatori dell’intervento stesso: non ve ne siete accorti?. O ancora che alcuni promotori e diffusori della vostra recente petizione scoperto che uno di questi investimenti potrebbe essere utilizzato per servire il proprio boschetto e la propria baita cominciano a chiedersi se si parla dello stesso scempio di Sea informandosi sulla possibile realizzazione; o ancora un altro dichiararsi non contrario alla realizzazione in cambio di un’opera particolare sulla sua proprietà e diritto di passaggio senza accollo di alcuna manutenzione futura.
Anche a me piacerebbe ascoltare discorsi che siano meno qualunquisti. E discutere con persone che sanno di cosa si sta parlando.
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05/01/2017 alle 14:05 #869756
Francamente Valbe non ho capito granché del tuo discorso. Troppo confusionario e generico. Tutto per vaghe citazioni. Questo non per sminuire.. E’ assodato che le piste fatte hanno prodotto un disastro. Questo a detta del 95% di coloro che le hanno viste. Se lo neghi, scusami, ma sei in malafede. Vedrai il documento che abbiamo preparato. Poi mi dirai. Dici che il legname (ammesso e non concesso) è servito a ripagare il costo del Comune. Supponiamo che sia vero. E dopo? quale sarebbe l’indotto? che ricchezza sta producendo? a fronte della devastazione di un luogo magnifico? perché questo era tale..
Dici che bisogna vedere nel tempo? ma se dopo 10 anni di fatto il legname non si può più tagliare..quindi?
Il grande problema è che queste “infrastrutture” sono viste soltanto nel breve periodo, ovvero quello della costruzione. Chi deve fare una seria analisi dei costi/benefici (lasciamo per un attimo perdere il lato ambientale e geologico, che sono comunque importantissimi e prioritari) non è il Comitato o gli “oppositori” ma il proponente, in questo caso il Comune. Tu sai cosa sono gli “uba”? è stato valutato? io ho visto nulla di tutto ciò. Tutto questo non è stato fatto e lo trovo grave. Non basta dire “rilancerà la pastorizia”, oppure “darà da vivere a una famiglia” (cosa peraltro opinabile, sia perché sarebbe sfruttato per pochissimo tempo e sia perché sarebbe comunque ingiusto investire migliaia di euro pubblici per una famiglia, e tutti gli altri della Valle??). Sono affermazioni belle per attirare il consenso della gente e basta. Ma perché invece, come ho detto, non si direzionano gli sforzi per quegli alpeggi già serviti da strade? Per me è significativa e bizzarra l’Unione dei Comuni citata (Groscavallo – Usseglio – Rubiana) e la dice lunga su come è visto lo sviluppo in Valle. Ci sono già delle sterrate, che oltretutto hanno bisogno di manutenzione, ripeto, perché i Comuni non si sono consorziati e hanno volto, quantomeno tentato, di rimettere in sesto quegli alpeggi, prima di fare potenziali sbancamenti e investire in qualcosa dal risultato molto incerto?
Guarda, come citato da Anna Garelli, cosa è accaduto in Valle Maira.
«L’obiettivo è recuperare quella civiltà – spiega il medico Renato Lombardo, tra i promotori dell’iniziativa – ma non costruendo una strada carrozzabile, trasformando le baite in chalet. Narbona è qualcosa di diverso, è una testimonianza delle nostre radici. Ci devi salire a piedi lungo la mulattiera e sentire la fatica e il profumo delle stagioni. Adesso bisogna contenere i crolli, se c’è qualche casa da recuperare lo si può fare. Con altri volontari abbiamo restaurato il tetto della chiesa, altrimenti destinato a venire giù. Narbona non è un posto che lascia indifferenti: o la odii o ti innamori».
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05/01/2017 alle 14:05 #870969
Francamente Valbe non ho capito granché del tuo discorso. Troppo confusionario e generico. Tutto per vaghe citazioni. Questo non per sminuire.. E’ assodato che le piste fatte hanno prodotto un disastro. Questo a detta del 95% di coloro che le hanno viste. Se lo neghi, scusami, ma sei in malafede. Vedrai il documento che abbiamo preparato. Poi mi dirai. Dici che il legname (ammesso e non concesso) è servito a ripagare il costo del Comune. Supponiamo che sia vero. E dopo? quale sarebbe l’indotto? che ricchezza sta producendo? a fronte della devastazione di un luogo magnifico? perché questo era tale..
Dici che bisogna vedere nel tempo? ma se dopo 10 anni di fatto il legname non si può più tagliare..quindi?
Il grande problema è che queste “infrastrutture” sono viste soltanto nel breve periodo, ovvero quello della costruzione. Chi deve fare una seria analisi dei costi/benefici (lasciamo per un attimo perdere il lato ambientale e geologico, che sono comunque importantissimi e prioritari) non è il Comitato o gli “oppositori” ma il proponente, in questo caso il Comune. Tu sai cosa sono gli “uba”? è stato valutato? io ho visto nulla di tutto ciò. Tutto questo non è stato fatto e lo trovo grave. Non basta dire “rilancerà la pastorizia”, oppure “darà da vivere a una famiglia” (cosa peraltro opinabile, sia perché sarebbe sfruttato per pochissimo tempo e sia perché sarebbe comunque ingiusto investire migliaia di euro pubblici per una famiglia, e tutti gli altri della Valle??). Sono affermazioni belle per attirare il consenso della gente e basta. Ma perché invece, come ho detto, non si direzionano gli sforzi per quegli alpeggi già serviti da strade? Per me è significativa e bizzarra l’Unione dei Comuni citata (Groscavallo – Usseglio – Rubiana) e la dice lunga su come è visto lo sviluppo in Valle. Ci sono già delle sterrate, che oltretutto hanno bisogno di manutenzione, ripeto, perché i Comuni non si sono consorziati e hanno volto, quantomeno tentato, di rimettere in sesto quegli alpeggi, prima di fare potenziali sbancamenti e investire in qualcosa dal risultato molto incerto?
Guarda, come citato da Anna Garelli, cosa è accaduto in Valle Maira.
«L’obiettivo è recuperare quella civiltà – spiega il medico Renato Lombardo, tra i promotori dell’iniziativa – ma non costruendo una strada carrozzabile, trasformando le baite in chalet. Narbona è qualcosa di diverso, è una testimonianza delle nostre radici. Ci devi salire a piedi lungo la mulattiera e sentire la fatica e il profumo delle stagioni. Adesso bisogna contenere i crolli, se c’è qualche casa da recuperare lo si può fare. Con altri volontari abbiamo restaurato il tetto della chiesa, altrimenti destinato a venire giù. Narbona non è un posto che lascia indifferenti: o la odii o ti innamori».
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05/01/2017 alle 14:34 #869757
Non sono un agronomo, se ne dovrebbe occupare uno specialista delle uba. Ma il carico di bestiame imputabile ai pascoli di Sea credo sia valutato in fase istruttoria dalla RP. Perché dici che dopo 10 anni non si può tagliare legna: quella a cui faccio riferimento è quella messa all’asta ottenuta dall’apertura non dalla gestione della risorsa. La gestione di un bosco vasto non dura 10 anni ma molto di più ed i piani di taglio, quelli che danno lavoro durano quanto stabilito da specialisti. Non daranno ricchezza monetaria. Ma lavoro. Minimo ma non invisibile.
Sul tempo necessario per vedere risultati mi riferivo agli alpeggi, mi spiace non essere stato chiaro. Ma anche nel caso da te citato l’indotto sta, per ora e da quanto visto ad ottobre, in un cantiere su una baita, una gita sociale che ha percorso un bell’anello ed è in seguito scesa a valle a completare la giornata con una bevuta, due operai forestali che sramavano… Se si osserva si vede.
Non ho scritto che darà da vivere ad una famiglia ma che l’occuperà per il periodo di monticazione. E’ una ipotesi ovviamente perché potrebbe non essere una famiglia. Ma è una opportunità di rimanere in valle rispetto a sceglierne un’altra. e non si tratta di un regalo ad un soggetto ma una opportunità con ricadute, seppur marginali sotto l’aspetto economico, di valore.
Opinione mia, ovvio. In malafede no. Semplicemente diversa e distante dalla tua.
Sulla questione della valorizzazione di quanto già servito da strade mi trovi d’accordo ma in questo caso perché un ente dovrebbe investire in proprietà di privati? con quali finanze e con quali giustificazioni di bilancio? E questi investimenti sarebbero sicuramente produttivi a tuo avviso? ed in che modo? mi piacerebbe vedere i numeri a sostegno della tua tesi. Ed anche sapere quali altri comuni hanno o stanno investendo in nuovi sbancamenti.
La programmazione dello sviluppo non nasce solo dagli enti ma dalla volontà di tutte le parti che possono dare un contributo ed avere un vantaggio: in primi tutte le attività, dalle imprese ai coltivatori ai commercianti. Hai mai provato a far parlare tra loro questi soggetti per discutere di qualcosa di diverso dai problemi “quotidiani”? Se l’hai fatto sarei curioso di imparare qualcosa. Altrimenti potrebbe essere un ottimo esercizio per confrontarsi con la realtà.
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05/01/2017 alle 14:34 #870970
Non sono un agronomo, se ne dovrebbe occupare uno specialista delle uba. Ma il carico di bestiame imputabile ai pascoli di Sea credo sia valutato in fase istruttoria dalla RP. Perché dici che dopo 10 anni non si può tagliare legna: quella a cui faccio riferimento è quella messa all’asta ottenuta dall’apertura non dalla gestione della risorsa. La gestione di un bosco vasto non dura 10 anni ma molto di più ed i piani di taglio, quelli che danno lavoro durano quanto stabilito da specialisti. Non daranno ricchezza monetaria. Ma lavoro. Minimo ma non invisibile.
Sul tempo necessario per vedere risultati mi riferivo agli alpeggi, mi spiace non essere stato chiaro. Ma anche nel caso da te citato l’indotto sta, per ora e da quanto visto ad ottobre, in un cantiere su una baita, una gita sociale che ha percorso un bell’anello ed è in seguito scesa a valle a completare la giornata con una bevuta, due operai forestali che sramavano… Se si osserva si vede.
Non ho scritto che darà da vivere ad una famiglia ma che l’occuperà per il periodo di monticazione. E’ una ipotesi ovviamente perché potrebbe non essere una famiglia. Ma è una opportunità di rimanere in valle rispetto a sceglierne un’altra. e non si tratta di un regalo ad un soggetto ma una opportunità con ricadute, seppur marginali sotto l’aspetto economico, di valore.
Opinione mia, ovvio. In malafede no. Semplicemente diversa e distante dalla tua.
Sulla questione della valorizzazione di quanto già servito da strade mi trovi d’accordo ma in questo caso perché un ente dovrebbe investire in proprietà di privati? con quali finanze e con quali giustificazioni di bilancio? E questi investimenti sarebbero sicuramente produttivi a tuo avviso? ed in che modo? mi piacerebbe vedere i numeri a sostegno della tua tesi. Ed anche sapere quali altri comuni hanno o stanno investendo in nuovi sbancamenti.
La programmazione dello sviluppo non nasce solo dagli enti ma dalla volontà di tutte le parti che possono dare un contributo ed avere un vantaggio: in primi tutte le attività, dalle imprese ai coltivatori ai commercianti. Hai mai provato a far parlare tra loro questi soggetti per discutere di qualcosa di diverso dai problemi “quotidiani”? Se l’hai fatto sarei curioso di imparare qualcosa. Altrimenti potrebbe essere un ottimo esercizio per confrontarsi con la realtà.
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05/01/2017 alle 15:04 #869758
Se fossi venuto alla serata di Fiano “Per il Psr le piste devono avere garantita la manutenzione per 10 anni, ma i boschi hanno un tempo di ricrescita di 80 anni tra i 1000 e i 1500 m di quota, dopo i quali possono essere nuovamente sfruttati. Tempo sufficiente per vedere le piste distrutte” – P. Ghisleni – ex funzionario Regione Piemonte. Purtroppo ho il materiale sull’altro pc. Ma stasera lo recupero.
La ricaduta non è fare lavorare l’escavatorista, il geometra del paese e qualche operaio. Questo è quello che è
stato fatto. Perché non si investe seriamente nel turismo “outdoor”? Con quei soldi sai quanti sentieri potrebbero essere sistemati? Un sacco di gente venuta da fuori, anche e soprattutto stranieri, afferma quanto sono belle le Valli di Lanzo, proprio perché selvagge e senza strade, ma si lamenta dei sentieri inesistenti. Sono seduti su una miniera d’oro, e invece di valorizzare il territorio, e che territorio, con progetti di sviluppo sostenibile, si fanno lavorare le ruspe e si sbanca tutto. Non puoi addurre la scusa che lavori un operaio se il prezzo da pagare è ambientalmente così alto. Lo stesso operaio potrebbe lavorare nel tenere in ordine sentieri e cartellonistica. E ti ripeto, dovrebbe essere il proponente a dare dati certi. Per fortuna, chi deve ascoltare, questa volta lo sta facendo. Non si devono replicare gli errori del recente passato. La Valle non può e non deve essere massacrata da piste, solo in nome di una pastorizia e di uno sviluppo della filiera del legno molto molto evanescente. Sugli alpeggi privati..così come alcuni proprietari sono stati convinti a dare l’ok per le strade (perché molte passano in territori privati, infatti molti si sono rifiutati capendo lo scempio) perché non provare a chiedergli se danno in concessione l’alpeggio? Secondo me tanti direbbero di si, pur di non vederli cadere in rovina. Si rimetterebbero in sesto quelli che già ci sono, in zone molto migliori e già, ripeto, serviti da strade. Con buona pace di tutti. Ma a me sembra che a nessuno importi nulla di tutto ciò, men che meno che parlare di ripristino della sentieristica e, soprattutto,della loro promozione. Un esempio..guarda i siti dei comuni, nella voce itinerari..ci sono giusto due o tre descrizioni, tanto per..è promozione del territorio questa?
Nelle Valli di Lanzo mi spiace ma nessuno si è mai preoccupato di promuovere e incentivare il turismo. Tutto è all’abbandono e questo è un dato di fatto. E queste piste sarebbero solo la mazzata finale della distruzione di un territorio stupendo, senza apportare benefici.
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05/01/2017 alle 15:04 #870971
Se fossi venuto alla serata di Fiano “Per il Psr le piste devono avere garantita la manutenzione per 10 anni, ma i boschi hanno un tempo di ricrescita di 80 anni tra i 1000 e i 1500 m di quota, dopo i quali possono essere nuovamente sfruttati. Tempo sufficiente per vedere le piste distrutte” – P. Ghisleni – ex funzionario Regione Piemonte. Purtroppo ho il materiale sull’altro pc. Ma stasera lo recupero.
La ricaduta non è fare lavorare l’escavatorista, il geometra del paese e qualche operaio. Questo è quello che è
stato fatto. Perché non si investe seriamente nel turismo “outdoor”? Con quei soldi sai quanti sentieri potrebbero essere sistemati? Un sacco di gente venuta da fuori, anche e soprattutto stranieri, afferma quanto sono belle le Valli di Lanzo, proprio perché selvagge e senza strade, ma si lamenta dei sentieri inesistenti. Sono seduti su una miniera d’oro, e invece di valorizzare il territorio, e che territorio, con progetti di sviluppo sostenibile, si fanno lavorare le ruspe e si sbanca tutto. Non puoi addurre la scusa che lavori un operaio se il prezzo da pagare è ambientalmente così alto. Lo stesso operaio potrebbe lavorare nel tenere in ordine sentieri e cartellonistica. E ti ripeto, dovrebbe essere il proponente a dare dati certi. Per fortuna, chi deve ascoltare, questa volta lo sta facendo. Non si devono replicare gli errori del recente passato. La Valle non può e non deve essere massacrata da piste, solo in nome di una pastorizia e di uno sviluppo della filiera del legno molto molto evanescente. Sugli alpeggi privati..così come alcuni proprietari sono stati convinti a dare l’ok per le strade (perché molte passano in territori privati, infatti molti si sono rifiutati capendo lo scempio) perché non provare a chiedergli se danno in concessione l’alpeggio? Secondo me tanti direbbero di si, pur di non vederli cadere in rovina. Si rimetterebbero in sesto quelli che già ci sono, in zone molto migliori e già, ripeto, serviti da strade. Con buona pace di tutti. Ma a me sembra che a nessuno importi nulla di tutto ciò, men che meno che parlare di ripristino della sentieristica e, soprattutto,della loro promozione. Un esempio..guarda i siti dei comuni, nella voce itinerari..ci sono giusto due o tre descrizioni, tanto per..è promozione del territorio questa?
Nelle Valli di Lanzo mi spiace ma nessuno si è mai preoccupato di promuovere e incentivare il turismo. Tutto è all’abbandono e questo è un dato di fatto. E queste piste sarebbero solo la mazzata finale della distruzione di un territorio stupendo, senza apportare benefici.
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05/01/2017 alle 15:43 #869759
Era nelle mie intenzioni venire a Fiano ma non sono riuscito, magari al prossimo incontro. Concordo su molte questioni da te poste ma come capirai non su tutte.
Intanto una osservazione: il turno delle conifere a quella quota è si di 80 anni, ma mica crederai che una gestione di un bosco enorme preveda tabula rasa e poi nulla per 80 anni…anche perché non tutto il bosco è coetaneo e quindi la programmazione deve prevedere oltre ai tagli ed al rimboschimento eventuali attività silvo colturali che portino a maturità secondo un criterio di dilazione nel tempo. E’ il meccanismo che qui non si è mai innescato perché da sempre manca la gestione del bosco visto come risorsa. Situazione diversa se si parla di latifoglie il cui turno non è così lungo e la gestione è più semplice. Ancora: i 10 anni sono il termine minimo di manutenzione per non perdere il contributo ricevuto, non la fine della vita della strada. Per esempio: le altre strade di cui si è scritto hanno oltre 30 anni e, pur necessitando di manutenzione, assolvono ancora al loro ruolo.
Quello su cui la mia visione differisce completamente dalla tua è che incentivare il turismo sia incompatibile con la gestione (economica) del territorio. Le cose da fare, come ho scritto qualche post sopra, sono molte ed ognuna deve dare un contributo. Annullarne una perché non si riesce a spingere sulle altre lo trovo sciocca.
Piuttosto sensibilizzare, ma anche lavorare di concerto, per “svegliare” la comunità sulle miniere d’oro di cui disponiamo è l’impegno su cui concentrare le energie. Ma quanti dei soggetti di cui ho scritto poc’anzi saranno sensibili secondo te?
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05/01/2017 alle 15:43 #870972
Era nelle mie intenzioni venire a Fiano ma non sono riuscito, magari al prossimo incontro. Concordo su molte questioni da te poste ma come capirai non su tutte.
Intanto una osservazione: il turno delle conifere a quella quota è si di 80 anni, ma mica crederai che una gestione di un bosco enorme preveda tabula rasa e poi nulla per 80 anni…anche perché non tutto il bosco è coetaneo e quindi la programmazione deve prevedere oltre ai tagli ed al rimboschimento eventuali attività silvo colturali che portino a maturità secondo un criterio di dilazione nel tempo. E’ il meccanismo che qui non si è mai innescato perché da sempre manca la gestione del bosco visto come risorsa. Situazione diversa se si parla di latifoglie il cui turno non è così lungo e la gestione è più semplice. Ancora: i 10 anni sono il termine minimo di manutenzione per non perdere il contributo ricevuto, non la fine della vita della strada. Per esempio: le altre strade di cui si è scritto hanno oltre 30 anni e, pur necessitando di manutenzione, assolvono ancora al loro ruolo.
Quello su cui la mia visione differisce completamente dalla tua è che incentivare il turismo sia incompatibile con la gestione (economica) del territorio. Le cose da fare, come ho scritto qualche post sopra, sono molte ed ognuna deve dare un contributo. Annullarne una perché non si riesce a spingere sulle altre lo trovo sciocca.
Piuttosto sensibilizzare, ma anche lavorare di concerto, per “svegliare” la comunità sulle miniere d’oro di cui disponiamo è l’impegno su cui concentrare le energie. Ma quanti dei soggetti di cui ho scritto poc’anzi saranno sensibili secondo te?
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05/01/2017 alle 16:41 #869760
No perché le strade che hanno 30 anni non sono state fatte per la presunta filiera del legno, che, come dici in pratica anche tu, di fatto non esiste. Incentivare il turismo è la GESTIONE ECONOMICA del territorio. Molti fanno fatica a passare dove prima c’erano bellissimi sentieri e ora orribili piste che non servono a nulla e non portano a nulla. La Mea e Santa Cristina ne sono due esempi. Io per primo. La strada che hanno fatto sotto Roci Ruta è terribile così come quella che porta sotto la cupola della Mea, dove prima c’era uno degli angoli più belli della Valle. Hanno distrutto per niente. Sai cosa hanno detto alla riunione del 12/09? che forse il risultato di queste piste si vedrà tra qualche anno..e noi continuiamo a disboscare?? ti rendi conto che sono opere inutili? il turista, vedendole, non ci mette più piede in quel territorio. Gente che ha le seconde case ha detto che se continuano così non verranno più su. Dei valligiani sai cosa mi hanno detto? Non permettetegli di distruggere Sea. Solo che non tutti, per ovvie ragioni, si espongono. Groscavallo non è Torino, dove di fatto sei un numero. Il dissenso già c’è perché la gente sta capendo. Non cadere anche tu nella spirale di credere che queste piste portino sviluppo. Sono cattedrali nel deserto, come lo è stata la piscina all’aperto a Cantoira o il campo di calcetto, costati fior di quattrini. O il palazzetto dello sport a Viù.
Non c’è sensibilità perché non si guarda al futuro, a quello che potrebbe e dovrebbe essere. Sono logiche vecchie e infruttifere quelle delle piste per fare rinascere l’economia. Come lo sono stati gli impiantini da sci e gli ecomostri annessi e connessi. Quante piccole stazioni ormai sono abbandonate ma vediamo ancora i segni sul territorio? eppure negli ’60 e ’70 si pensava portassero sviluppo. Non commettiamo lo stesso errore. Pensa che avevo letto (excursus) che negli anni ’60 volevano abbattere la Reggia di Venaria per farne alloggi di edilizia popolare!! Avrebbero fatto lavorare imprese e imprese con una ricaduta immediata sul territorio..meno male che non l’hanno fatto!! Guarda ora cosa è la Reggia e quanto turismo porta. Ecco, per il Vallone di Sea e limitrofi il ragionamento è analogo. Faccio lavorare l’impresa, il geometra, etc. con una piccola ricaduta immediata sul territorio e poi?? poi sarà il deserto..Invece la scelta vincente è preservare il territorio e “sfruttare” la natura ancora selvaggia di questi luoghi..un’escursionista a Sea viene per vedere il luogo molto particolare e aspro, se lo vede antropizzato da una pista non verrà più.
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05/01/2017 alle 16:41 #870973
No perché le strade che hanno 30 anni non sono state fatte per la presunta filiera del legno, che, come dici in pratica anche tu, di fatto non esiste. Incentivare il turismo è la GESTIONE ECONOMICA del territorio. Molti fanno fatica a passare dove prima c’erano bellissimi sentieri e ora orribili piste che non servono a nulla e non portano a nulla. La Mea e Santa Cristina ne sono due esempi. Io per primo. La strada che hanno fatto sotto Roci Ruta è terribile così come quella che porta sotto la cupola della Mea, dove prima c’era uno degli angoli più belli della Valle. Hanno distrutto per niente. Sai cosa hanno detto alla riunione del 12/09? che forse il risultato di queste piste si vedrà tra qualche anno..e noi continuiamo a disboscare?? ti rendi conto che sono opere inutili? il turista, vedendole, non ci mette più piede in quel territorio. Gente che ha le seconde case ha detto che se continuano così non verranno più su. Dei valligiani sai cosa mi hanno detto? Non permettetegli di distruggere Sea. Solo che non tutti, per ovvie ragioni, si espongono. Groscavallo non è Torino, dove di fatto sei un numero. Il dissenso già c’è perché la gente sta capendo. Non cadere anche tu nella spirale di credere che queste piste portino sviluppo. Sono cattedrali nel deserto, come lo è stata la piscina all’aperto a Cantoira o il campo di calcetto, costati fior di quattrini. O il palazzetto dello sport a Viù.
Non c’è sensibilità perché non si guarda al futuro, a quello che potrebbe e dovrebbe essere. Sono logiche vecchie e infruttifere quelle delle piste per fare rinascere l’economia. Come lo sono stati gli impiantini da sci e gli ecomostri annessi e connessi. Quante piccole stazioni ormai sono abbandonate ma vediamo ancora i segni sul territorio? eppure negli ’60 e ’70 si pensava portassero sviluppo. Non commettiamo lo stesso errore. Pensa che avevo letto (excursus) che negli anni ’60 volevano abbattere la Reggia di Venaria per farne alloggi di edilizia popolare!! Avrebbero fatto lavorare imprese e imprese con una ricaduta immediata sul territorio..meno male che non l’hanno fatto!! Guarda ora cosa è la Reggia e quanto turismo porta. Ecco, per il Vallone di Sea e limitrofi il ragionamento è analogo. Faccio lavorare l’impresa, il geometra, etc. con una piccola ricaduta immediata sul territorio e poi?? poi sarà il deserto..Invece la scelta vincente è preservare il territorio e “sfruttare” la natura ancora selvaggia di questi luoghi..un’escursionista a Sea viene per vedere il luogo molto particolare e aspro, se lo vede antropizzato da una pista non verrà più.
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05/01/2017 alle 16:43 #869761
No perché le strade che hanno 30 anni non sono state fatte per la presunta filiera del legno, che, come dici in pratica anche tu, di fatto non esiste. Incentivare il turismo è la GESTIONE ECONOMICA del territorio. Molti fanno fatica a passare dove prima c’erano bellissimi sentieri e ora orribili piste che non servono a nulla e non portano a nulla. La Mea e Santa Cristina ne sono due esempi. Io per primo. La strada che hanno fatto sotto Roci Ruta è terribile così come quella che porta sotto la cupola della Mea, dove prima c’era uno degli angoli più belli della Valle. Hanno distrutto per niente. Sai cosa hanno detto alla riunione del 12/09? che forse il risultato di queste piste si vedrà tra qualche anno..e noi continuiamo a disboscare?? ti rendi conto che sono opere inutili? il turista, vedendole, non ci mette più piede in quel territorio. Gente che ha le seconde case ha detto che se continuano così non verranno più su. Dei valligiani sai cosa mi hanno detto? Non permettetegli di distruggere Sea. Solo che non tutti, per ovvie ragioni, si espongono. Groscavallo non è Torino, dove di fatto sei un numero. Il dissenso già c’è perché la gente sta capendo. Non cadere anche tu nella spirale di credere che queste piste portino sviluppo. Sono cattedrali nel deserto, come lo è stata la piscina all’aperto a Cantoira o il campo di calcetto, costati fior di quattrini. O il palazzetto dello sport a Viù.
Non c’è sensibilità perché non si guarda al futuro, a quello che potrebbe e dovrebbe essere. Sono logiche vecchie e infruttifere quelle delle piste per fare rinascere l’economia. Come lo sono stati gli impiantini da sci e gli ecomostri annessi e connessi. Quante piccole stazioni ormai sono abbandonate ma vediamo ancora i segni sul territorio? eppure negli ’60 e ’70 si pensava portassero sviluppo. Non commettiamo lo stesso errore. Pensa che avevo letto (excursus) che negli anni ’60 volevano abbattere la Reggia di Venaria per farne alloggi di edilizia popolare!! Avrebbero fatto lavorare imprese e imprese con una ricaduta immediata sul territorio..meno male che non l’hanno fatto!! Guarda ora cosa è la Reggia e quanto turismo porta. Ecco, per il Vallone di Sea e limitrofi il ragionamento è analogo. Faccio lavorare l’impresa, il geometra, etc. con una piccola ricaduta immediata sul territorio e poi?? poi sarà il deserto..Invece la scelta vincente è preservare il territorio e “sfruttare” la natura ancora selvaggia di questi luoghi..un’escursionista a Sea viene per vedere il luogo molto particolare e aspro, se lo vede antropizzato da una pista non verrà più.
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05/01/2017 alle 16:43 #870974
No perché le strade che hanno 30 anni non sono state fatte per la presunta filiera del legno, che, come dici in pratica anche tu, di fatto non esiste. Incentivare il turismo è la GESTIONE ECONOMICA del territorio. Molti fanno fatica a passare dove prima c’erano bellissimi sentieri e ora orribili piste che non servono a nulla e non portano a nulla. La Mea e Santa Cristina ne sono due esempi. Io per primo. La strada che hanno fatto sotto Roci Ruta è terribile così come quella che porta sotto la cupola della Mea, dove prima c’era uno degli angoli più belli della Valle. Hanno distrutto per niente. Sai cosa hanno detto alla riunione del 12/09? che forse il risultato di queste piste si vedrà tra qualche anno..e noi continuiamo a disboscare?? ti rendi conto che sono opere inutili? il turista, vedendole, non ci mette più piede in quel territorio. Gente che ha le seconde case ha detto che se continuano così non verranno più su. Dei valligiani sai cosa mi hanno detto? Non permettetegli di distruggere Sea. Solo che non tutti, per ovvie ragioni, si espongono. Groscavallo non è Torino, dove di fatto sei un numero. Il dissenso già c’è perché la gente sta capendo. Non cadere anche tu nella spirale di credere che queste piste portino sviluppo. Sono cattedrali nel deserto, come lo è stata la piscina all’aperto a Cantoira o il campo di calcetto, costati fior di quattrini. O il palazzetto dello sport a Viù.
Non c’è sensibilità perché non si guarda al futuro, a quello che potrebbe e dovrebbe essere. Sono logiche vecchie e infruttifere quelle delle piste per fare rinascere l’economia. Come lo sono stati gli impiantini da sci e gli ecomostri annessi e connessi. Quante piccole stazioni ormai sono abbandonate ma vediamo ancora i segni sul territorio? eppure negli ’60 e ’70 si pensava portassero sviluppo. Non commettiamo lo stesso errore. Pensa che avevo letto (excursus) che negli anni ’60 volevano abbattere la Reggia di Venaria per farne alloggi di edilizia popolare!! Avrebbero fatto lavorare imprese e imprese con una ricaduta immediata sul territorio..meno male che non l’hanno fatto!! Guarda ora cosa è la Reggia e quanto turismo porta. Ecco, per il Vallone di Sea e limitrofi il ragionamento è analogo. Faccio lavorare l’impresa, il geometra, etc. con una piccola ricaduta immediata sul territorio e poi?? poi sarà il deserto..Invece la scelta vincente è preservare il territorio e “sfruttare” la natura ancora selvaggia di questi luoghi..un’escursionista a Sea viene per vedere il luogo molto particolare e aspro, se lo vede antropizzato da una pista non verrà più.
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05/01/2017 alle 16:46 #869762
http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/reggia-venaria/1.html Ecco, immagino tra qualche anno Sea, conosciuta magari a livello internazionale per i suoi sentieri e le sue pareti. E magari qualcuno scriverà..”nel 2016 questo splendido Vallone rischiò di essere deturpato da una orribile pista”.
Capisci il parallelismo?
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05/01/2017 alle 16:46 #870975
http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/spettacoliecultura/reggia-venaria/1.html Ecco, immagino tra qualche anno Sea, conosciuta magari a livello internazionale per i suoi sentieri e le sue pareti. E magari qualcuno scriverà..”nel 2016 questo splendido Vallone rischiò di essere deturpato da una orribile pista”.
Capisci il parallelismo?
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05/01/2017 alle 16:58 #869763
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05/01/2017 alle 16:58 #870976
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06/01/2017 alle 10:55 #869764
Rispondo dopo essermi perso nei 40 messaggi del dibattito, pur essendo le mie idee già state espresse in buona parte da “Teo”. Penso che una questione sia importante precisare. Sui territori devono avere rilevanza i pareri di chi li vive e questo è un punto cruciale poiché la val di Sea è vissuta in piccolissima parte dai residenti di Groscavallo. La valle di Sea è vissuta quasi esclusivamente da escursionisti, arrampicatori ed alpinisti, che quindi dovrebbero avere diritto di parola prima di tutti sull’argomento. Per quanto riguarda la questione economica della valle, al di là di cosa pensano i due o tre capetti che costruiranno la strada, la più grande risorsa è il turismo, e la crisi è dovuta alla riduzione progressiva di turisti che frequentano le valli e se mi è permesso la causa non è l’assenza di una strada in Sea che garantirebbe folle di turisti che ripopolerebbero la valle. Potrebbe essere un’idea il recupero della rete sentieristica e la sponsorizzazione delle attività outdoor che in parecchi luoghi ha determinato la rinascita di paesi e vallate, si guardi la valle dell’arco, la val di Mello, Finale Ligure etc etc. Questo non vuol dire non tutelare gli interessi dell’agricoltura valligiana, che sa produrre prodotti tipici unici come la Toma delle Valli di Lanzo ma bisogna saperlo fare con cognizione, in val di Sea putroppo ci sono pochissimi pascoli oltre alla presa dell’acquedotto che già di suo limita il numero di capi allevabili, ha quindi senso costruire una strada con costi di realizzazione e di mantenimento altissimi che peserebbero sui residenti e con benefici nulli o per lo meno molto dubbi che inoltre andrebbe a rovinare un ambiente unico come quello del Vallone e a ridurre quindi anche le possibilità di turismo in Valle? -
06/01/2017 alle 10:55 #870977
Rispondo dopo essermi perso nei 40 messaggi del dibattito, pur essendo le mie idee già state espresse in buona parte da “Teo”. Penso che una questione sia importante precisare. Sui territori devono avere rilevanza i pareri di chi li vive e questo è un punto cruciale poiché la val di Sea è vissuta in piccolissima parte dai residenti di Groscavallo. La valle di Sea è vissuta quasi esclusivamente da escursionisti, arrampicatori ed alpinisti, che quindi dovrebbero avere diritto di parola prima di tutti sull’argomento. Per quanto riguarda la questione economica della valle, al di là di cosa pensano i due o tre capetti che costruiranno la strada, la più grande risorsa è il turismo, e la crisi è dovuta alla riduzione progressiva di turisti che frequentano le valli e se mi è permesso la causa non è l’assenza di una strada in Sea che garantirebbe folle di turisti che ripopolerebbero la valle. Potrebbe essere un’idea il recupero della rete sentieristica e la sponsorizzazione delle attività outdoor che in parecchi luoghi ha determinato la rinascita di paesi e vallate, si guardi la valle dell’arco, la val di Mello, Finale Ligure etc etc. Questo non vuol dire non tutelare gli interessi dell’agricoltura valligiana, che sa produrre prodotti tipici unici come la Toma delle Valli di Lanzo ma bisogna saperlo fare con cognizione, in val di Sea putroppo ci sono pochissimi pascoli oltre alla presa dell’acquedotto che già di suo limita il numero di capi allevabili, ha quindi senso costruire una strada con costi di realizzazione e di mantenimento altissimi che peserebbero sui residenti e con benefici nulli o per lo meno molto dubbi che inoltre andrebbe a rovinare un ambiente unico come quello del Vallone e a ridurre quindi anche le possibilità di turismo in Valle? -
07/01/2017 alle 12:09 #869766
Domanda: Ci sono interlocutori economici concreti per rilanciare il turismo legato all’outdoor?
O è tutta una idea fantastica di come sarebbe bello il mondo se……..?
È pensabile il vallone di Sea come una specie di aillefroide italiana?
Oppure è un altra utopia sentimentale?
Io in fondo ho simpatia per Teo, di cui stiamo la passione battagliera, sia in questa che altre occasioni, però, secondo me in medio stat virtus.
Buon anno a tutti e vinca il migliore.
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07/01/2017 alle 12:09 #870978
Domanda: Ci sono interlocutori economici concreti per rilanciare il turismo legato all’outdoor?
O è tutta una idea fantastica di come sarebbe bello il mondo se……..?
È pensabile il vallone di Sea come una specie di aillefroide italiana?
Oppure è un altra utopia sentimentale?
Io in fondo ho simpatia per Teo, di cui stiamo la passione battagliera, sia in questa che altre occasioni, però, secondo me in medio stat virtus.
Buon anno a tutti e vinca il migliore.
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07/01/2017 alle 15:02 #869767
Visto che il discorso sembra indirizzarsi verso qualcosa di costruttivo dal punto di vista del confronto delle idee, per quanto possa essere utile alla causa, mi unisco umilmente a dare anche il mio contributo. Riporto quello che avevo già scritto a fine ottobre scritto su “lafiocavenmola” con titolo “ Pista pastorale a Sea: SI o NO?”, che era anche corredato da foto e schizzi dimostrativi; spero di non annoiare.
” Essendo stato interpellato per firmare una petizione riguardante la pubblicizzata contrarietà alla ventilata realizzazione di una pista pastorale per servire gli alpeggi nel vallone di Sea, mi son detto ‘prima vado a vedere per farmi un’idea’ poi decido.
Nel vallone ci sono stato tante volte, ma finora sempre con il solo spirito di libertà e divertimento, per godere della pura soddisfazione che la montagna ci sa trasmettere, senza mai osservare e valutare le eventuali possibili innovazioni facilitanti il raggiungimento degli alpeggi presenti.
Da tempo si è notato con notevole dispiacere il permanere dello stato di abbandono delle strutture ivi insediate, un tempo così sapientemente create dagli antenati utilizzando le sole disponibilità di materiali poveri reperibili in loco; le stalle con le volte ad arco in pietra sono dei veri capolavori per quei luoghi di così difficile accesso.
Sfruttando una bellissima giornata serena, con un amico progettista di opere pubbliche per oltre 40 anni, sono salito nel vallone osservando, valutando e prendendo veloci riferimenti, per rendermi conto della reale situazione onde acquisire gli elementi necessari ad ipotizzare, dal mio modesto punto di vista tecnico, avendo lavorato in cantieri stradali ed in seguito progettato per diversi anni molte strade di montagna, quanto sarebbe possibile realizzare per presentare con discrezione la vallata anche ai molti che non ne conoscono l’esistenza.
Nella parte iniziale la zona è già servita da una pista di servizio dell’acquedotto delle Valli; era stata realizzata da tempo e risulta ottimamente integrata nell’ambiente. Presenta solo alcune rampe con la pendenza un po’ accentuata, tuttavia queste sono comunque superabili con i normali mezzi 4×4. Un possibile miglioramento della pendenza potrebbe realizzarsi con la riqualificazione di un tratto comportante l’inserimento di due tornanti in località Le Casette. La pista nell’ultimo tratto attraversa la Stura di Sea su un guado libero in un punto pianeggiante con ampio alveo ; questo potrebbe essere migliorato alla viabilità inserendovi una platea a sfioro corazzata, ben ancorata e provvista di idonei canaletti valicabili a cassonetto superficiali di drenaggio ed eventualmente migliorata nel deflusso con l’inserimento intervallato di una serie di condotte portanti di deflusso tipo finsider, raccordate ad una platea sfioratrice modellata di raccolta a monte.
Una trentina di metri a valle della scogliera spondale che attualmente sostiene le opere di presa dell’acquedotto, la Stura di Sea si presenta con un tratto di alveo alquanto ampio attraverso il quale sarebbe possibile effettuare il suo riattraversamento per portarsi sull’altra sponda (sinistra idrografica) con idoneo guado a platea a sfioro corazzata sul tipo della precedente ma con condotte portanti di deflusso tipo finsider aventi un diametro superiore, siccome l’andamento del corso d’acqua sul lato a monte presenta maggiore pendenza (quindi necessità di superficie maggiore per deflusso più agevole).
Con il cambio di sponda si evita così di interessare tutta la zona delle opere di presa dell’acquedotto, anche se su questo versante la morfologia presenta un terreno più favorevole.
(Successivamente parlando con dei costruttori di strade delle valli, gli stessi mi suggerivano di evitare i due guadi e di non interessare il corso d’acqua, ma di cercare di restare sempre sulla medesima sponda iniziale; non avevo fatto l’esame di questa ipotesi, per cui non ho valutato il terreno in questo tratto).Raggiunta l’altra sponda il terreno si presta subito per l’inserimento di tre tornanti a rilevato su scogliere di massi (il materiale non manca) evitando di scavare i pendii per ridurre al minimo la presenza delle scarpate di monte, sempre franose.
Da questo punto vi è il tratto tecnicamente più impegnativo di tutta l’idea progettuale; occorre raggiungere un punto obbligato alla sommità di un grosso masso che precede l’anfiteatro di Balma Massiet; la livelletta obbligata (circa mt. 200) si aggira intorno al 20°, il pendio del versante laterale in quel tratto è molto scosceso e pertanto da non scavare per sistemarvi il piano viabile, per cui è consigliabile eseguire al suo piede una consistente scogliera in massi, di altezza adeguata, a sostegno dell’intera sezione carrabile, mentre il piede del pendio soprastante al nuovo piano viabile, ricorrendo la necessità, potrebbe essere adeguatamente consolidato con una cordonatura di controripa in massi ; la scogliera di base a sostegno del piano viabile, rientrante nel piede del pendio esistente, costituirà anche la sponda di argine dell’alveo, ma non andrà a modificare od influenzare le attuali sezioni di deflusso vallivo.
Raggiunta la sommità del grosso masso, con due successivi tornanti soprastanti, sempre sistemati a rilevato su scogliere di massi, si perviene nella zona dei massi di Balma Massiet, una parte dei quali sono da tempo attrezzati per l’arrampicata.
Tale area verrebbe percorsa lungo l’attuale sentiero ricaricando esclusivamente gli avvallamenti con limitati riporti a pareggiamento delle irregolarità del piano superficiale, con la sponda a valle sempre in scogliera di massi; sul percorso un solo passaggio risulta troppo stretto per cui un piccolo masso dovrà essere ridotto di un paio di metri; altri ridimensionamenti non sono necessari, per cui tutta l’area sarebbe interamente preservata.
Segue un tratto agevole in un ripiano, nel quale sarà da inserire un tornantino con il quale si supera una breve dorsalina di accumulo, proveniente da un’antica frana della bastionata soprastante in corrispondenza di una grotta; da questo punto in poi si giunge facilmente alla passerella che precede il Gias Balma Massiet.
Il superamento della Stura di Sea,
inizialmente suggerito con la sistemazione di un ponticello ad arco con finitura esterna in pietra sul motivo delle arcate di volta visibili sulle testate delle stalle dell’alpeggio, ad un riesame della sezione di alveo è consigliabile effettuarlo inserendovi una platea a sfioro corazzata, ben ancorata e provvista di idonei canaletti valicabili a cassonetto superficiali di drenaggio con il sottostante inserimento intervallato di una serie di condotte portanti di deflusso tipo finsider, raccordate ad una platea sfioratrice modellata di raccolta a monte; il dimensionamento dei deflussi dovrà comunque rispettare la normativa sulla vulnerabilità idraulica degli attraversamenti sui corsi d’acqua.Il sito delle costruzioni del Gias Balma Massiet verrebbe aggirato dietro i ricoveri passando in un ripiano di piccoli massi sparsi al piede del pendio laterale per poi proseguire lungo il sentiero, il quale verrebbe idealmente seguito nel suo attuale tragitto, con l’inserimento di diverse serie di tornanti necessari per raggiungere dei punti obbligati, al fine di far rientrare le pendenze in un grado accettabile, con l’eccezione in alcuni tratti per alcuni picchi non evitabili intorno al 18%, ma non superiori.
Prioritariamente sarebbero da evitare sezioni in scavo, privilegiando i rilevati di sostegno a scogliera in massi, poiché la materia prima non manca, limitando pertanto le scarpate scavate nei pendii di monte, sempre difficili da governare e comunque se presenti, queste dovranno sempre essere provviste al piede da una idonea cordonatura di controripa in massi .
Con il superamento di una successione di tre zone diverse, comportanti in ciascuna l’inserimento una serie consecutiva di diversi tornanti, si giunge nei pressi della passerella di accesso all’Alpe di Sea.
Dagli ultimi dolci pendii che precedono il raggiungimento dell’Alpe di Sea, con corrette operazioni di modellamento superficiale, è possibile il recupero degli inerti necessari ad intasare i vuoti nei tratti di piano viabile realizzato tra le pietraie e le zone con i massi.
Per il riattraversamento della Stura di Sea, con una struttura da collocarsi a valle dell’attuale passerella al fine di non interessare le strutture dell’alpeggio, è consigliabile l’inserimento di un ponticello ad arco con finitura esterna in pietra sul motivo delle arcate di volta visibili sulle testate delle stalle dell’alpeggio; in corrispondenza dell’attuale passerella, la morfologia delle sponde costituite da grossi massi spondali, si presenta idonea per la sistemazione delle spalle.
Aggirando l’Alpe di Sea a valle e con l’inserimento di successivi tre tornanti in rilevato da sistemare sui ripiani che bordano il piccolo areale si giunge in un breve tratto di pietraia a lastre, il quale si presta superabile agevolmente con una corretta ed adeguata opera di sistemazione.
Con una breve serie di tornanti di facile sistemazione in una breve combetta, si raggiungono le dolci pendici del dosso che sovrasta l’Alpe di Sea e successivamente si aggira a mezza costa tale dosso pervenendo nel lungo ripiano posteriore, lungo il quale senza difficoltà si giunge facilmente verso il fondo dove sono collocate le strutture del Gias Nuovo.
Indirizzi costruttivi e considerazioni. Secondo questi principi, una pista così realizzata: a) potrebbe correttamente inserirsi nella vallata senza costituire elemento di compromissione e deturpazione dell’ambiente attualmente presente; b) gli scavi sarebbero alquanto limitati, evitando così i possibili movimenti franosi dalle scarpate; ove presenti, il loro piede dovrà sempre essere opportunamente consolidato con opportune cordonature di controripa in massi; c) non si andranno a sistemare opere di contenimento o di riduzione degli alvei, per cui il deflusso idrico non viene ostacolato e l’unico passaggio in guado, opportunamente ricalibrato per consentire il regolare naturale scarico, non andrà a costituire opere di sbarramento; naturalmente, in caso di periodi di grosse portate, l’attraversamento momentaneo dovrà essere evitato; d) non si va ad interferire con la zona delle sorgenti dell’acquedotto delle Valli; e) dovranno essere adeguatamente e correttamente realizzati i vari deflussi idrici dal piano viabile, mediante cunette corazzate al piano sul lato a monte o nei compluvii e la posa in opera di adeguate canalette trasversali, privilegiando la loro struttura mediante l’utilizzo di travi in legno recuperabili in vallata; f) il ricarico di materiale in rilevato a tergo delle opere di sostegno dovrà essere realizzato con inerti drenanti, adeguatamente recuperabili durante l’esecuzione dell’opera; g) sull’intero tratto, essendo favorevole la morfologia, le sezioni della struttura viabile possono essere completamente ed adeguatamente appoggiate sui vari piani di sottofondo incontrati i quali presentano una corretta e certa consistenza, per cui potrebbe essere necessario solamente migliorare il piano viabile di usura con una ricarica di intasamento, compattamento e sigillante, con inerti di ghiaietto o brecciolino di limitato spessore; h) qualora fossero presenti superfici delle scarpate con materiali fini ed inconsistenti, le stesse dovranno essere rifinite con adeguata pacciamatura ed inseminate con miscugli di sementi foraggeri tipo quelli utilizzati per piste da sci; i) la realizzazione della nuova opera viabile potrà consentire un più facile recupero delle strutture presenti: – la stalla del Gias Balma Massiet, che presenta pochi pascoli favorevoli nel suo areale, potrebbe essere trasformato in rifugio tipo ‘Campo base’ il quale sarebbe la struttura ideale di riferimento per gli arrampicatori, essendo a portata di mano di tutte le favolose e famose pareti ivi presenti e prospettanti su tale sito; la struttura della stalla si presenta ancora in buono stato, ma è da valutare la presenza delle limitate finestrature, in quanto sono inserite nelle pareti laterali molto spesse che costituiscono i piedritti di contrasto della volta in pietra; – la stalla del l’Alpe di Sea ha invece le murature e la volta purtroppo compromesse, in quanto essendo parzialmente sistemata sotto la bastionata subisce le cadute di cornici nevose e di ghiaccio, per cui sarebbe da ricostruire con gli opportuni accorgimenti protetttivi; – le strutture del Gias Nuovo, dove la disponibilità di pascolo è consistente, potrebbero essere facilmente migliorate – il dosso soprastante l’Alpe di Sea sarebbe il sito ideale per un rifugio, assai migliorativo rispetto al bivacco Soardi-Fassero, in quanto: sicuro, con facile approvvigionamento di acqua, strategico per i percorsi in traversata verso il Passo dell’Ometto (biv. Molino), il Ghicet di Sea (Pian della Mussa), il Passo delle Lose (Rif. Daviso), il Col di Sea (Ref. Des Evettes), per le salite alpinistiche del versante Albaron di Sea-Ciamarella e le vette dell’anfiteatro, nonché per le belle scialpinistiche primaverili per le quali costituirebbe una base di partenza favorevole.
Naturalmente per la salvaguardia dell’approvvigionamento idrico delle Valli, già presente con le opere di presa, tutte le possibili iniziative migliorative dovranno prevedere adeguati impianti di depurazione degli scarichi civili che andrebbero a realizzarsi; tuttavia i sistemi tecnici in materia attualmente presenti sul mercato, se correttamente installati sono tali da garantire il pieno risultato in tal senso.
E’ pacifico che tale infrastruttura dovrà essere provvista nella parte iniziale da apposita sbarra e potrà essere unicamente utilizzata dagli operatori specifi (margari, eventuali gestori di futuri rifugi, operatori forestali e di controllo del territorio); in caso di sviluppo delle strutture ricettive sarebbe consigliabile nei periodi di affluenza l’utilizzo di navette come già si realizza nelle vallate valdostane, in trentino e nei vari parchi europei.
La struttura realizzata sarebbe pure un ottimo percorso per le mtb ed in primavera, ma solo con condizioni di sicurezza, anche per il fondoescursionismo; naturalmente dovrebbe essere vietata alle moto.
Ho suggerito in linea di massima un’idea di un possibile percorso, che ritengo sia il più adeguato ed il meno invasivo in rapporto alla morfologia dell’ambiente interessato; naturalmente per realizzare un’opera corretta con i dovuti criteri e buon senso, il costo esecutivo sarà consistente.
Spero che questo mio piccolo contributo sia costruttivo per idee positive e non dissacratorie, utili a ridare nuova vita a queste zone, da Chialamberto in su, le quali al momento appaiono alquanto confinate in un preoccupante oblio, ma in considerazione della loro stupenda consistenza per la presenza dei suoi magnifici capolavori naturali, meriterebbero una maggiore attenzione e sognando alla grande, chissà se con il giusto impegno collaborativo non si potrebbe favorire la realizzazione di una non più sconosciuta sorella della Val di Mello? “
Sarebbe utile programmare una giornata escursionistica con tutti coloro (operatori di imprese stradali e progettisti che fruiscono di gulliver; di sicuro dovrebbe essercene qualcuno) che hanno una valida e lunga esperienza pratica (dico pratica di cantiere in loco e non solo al tavolino) per recarsi insieme in zona, al fine di validamente osservare, constatare, verificare, valutare e quindi proporre e poi confrontarsi costruttivamente per determinare unanimemente quale iniziativa, secondo i principi del dovuto buon operare, si può fare oppure non si può realizzare. Sarebbe un’ottima assistenza collaborativa anche verso il Comune di Groscavallo, lasciando perdere le beghe sterili che putroppo esistono in tutte le pubbliche amministrazioni, al fine di dare una mano seria e positiva, al fine di evitare le solite improvvisazioni spesso gestite da scarsa conoscenza pratica del problema.
Un secondo passaggio operativo riguarderà gli interventi necessari a recuperare le strutture d’alpe con il contemporaneo adeguato sfruttamento dei pascoli, utili a consentire il giusto e corretto massimo risultato produttivo che le risorse di tale territorio hanno potenzialmente da offrire. Certamente il bilancio tra l’investimento ed il ritorno economico non andrà a pareggio, ma l’intervento sarà comunque tale da consentire il recupero di un territorio anche piccolo, ma dimenticato, con il sicuro impegno occupazionale stagionale da parte di una o più famiglie (margari e gestori di eventuale rifugio). Purtroppo la società di oggi è in veloce evoluzione; negli anni 50-60 mamma Fiat ha fatto scappare dalle vallate i montanari i quali con fatiche e privazioni riuscivano ad essere comunque autosufficienti ed oggi, siccome mamma Fiat è sparita, ogni iniziativa anche piccola, purché seria e tale da consentire in quei luoghi la sopravvivenza di qualcuno dovrebbe essere favorita e non osteggiata.
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07/01/2017 alle 15:02 #870979
Visto che il discorso sembra indirizzarsi verso qualcosa di costruttivo dal punto di vista del confronto delle idee, per quanto possa essere utile alla causa, mi unisco umilmente a dare anche il mio contributo. Riporto quello che avevo già scritto a fine ottobre scritto su “lafiocavenmola” con titolo “ Pista pastorale a Sea: SI o NO?”, che era anche corredato da foto e schizzi dimostrativi; spero di non annoiare.
” Essendo stato interpellato per firmare una petizione riguardante la pubblicizzata contrarietà alla ventilata realizzazione di una pista pastorale per servire gli alpeggi nel vallone di Sea, mi son detto ‘prima vado a vedere per farmi un’idea’ poi decido.
Nel vallone ci sono stato tante volte, ma finora sempre con il solo spirito di libertà e divertimento, per godere della pura soddisfazione che la montagna ci sa trasmettere, senza mai osservare e valutare le eventuali possibili innovazioni facilitanti il raggiungimento degli alpeggi presenti.
Da tempo si è notato con notevole dispiacere il permanere dello stato di abbandono delle strutture ivi insediate, un tempo così sapientemente create dagli antenati utilizzando le sole disponibilità di materiali poveri reperibili in loco; le stalle con le volte ad arco in pietra sono dei veri capolavori per quei luoghi di così difficile accesso.
Sfruttando una bellissima giornata serena, con un amico progettista di opere pubbliche per oltre 40 anni, sono salito nel vallone osservando, valutando e prendendo veloci riferimenti, per rendermi conto della reale situazione onde acquisire gli elementi necessari ad ipotizzare, dal mio modesto punto di vista tecnico, avendo lavorato in cantieri stradali ed in seguito progettato per diversi anni molte strade di montagna, quanto sarebbe possibile realizzare per presentare con discrezione la vallata anche ai molti che non ne conoscono l’esistenza.
Nella parte iniziale la zona è già servita da una pista di servizio dell’acquedotto delle Valli; era stata realizzata da tempo e risulta ottimamente integrata nell’ambiente. Presenta solo alcune rampe con la pendenza un po’ accentuata, tuttavia queste sono comunque superabili con i normali mezzi 4×4. Un possibile miglioramento della pendenza potrebbe realizzarsi con la riqualificazione di un tratto comportante l’inserimento di due tornanti in località Le Casette. La pista nell’ultimo tratto attraversa la Stura di Sea su un guado libero in un punto pianeggiante con ampio alveo ; questo potrebbe essere migliorato alla viabilità inserendovi una platea a sfioro corazzata, ben ancorata e provvista di idonei canaletti valicabili a cassonetto superficiali di drenaggio ed eventualmente migliorata nel deflusso con l’inserimento intervallato di una serie di condotte portanti di deflusso tipo finsider, raccordate ad una platea sfioratrice modellata di raccolta a monte.
Una trentina di metri a valle della scogliera spondale che attualmente sostiene le opere di presa dell’acquedotto, la Stura di Sea si presenta con un tratto di alveo alquanto ampio attraverso il quale sarebbe possibile effettuare il suo riattraversamento per portarsi sull’altra sponda (sinistra idrografica) con idoneo guado a platea a sfioro corazzata sul tipo della precedente ma con condotte portanti di deflusso tipo finsider aventi un diametro superiore, siccome l’andamento del corso d’acqua sul lato a monte presenta maggiore pendenza (quindi necessità di superficie maggiore per deflusso più agevole).
Con il cambio di sponda si evita così di interessare tutta la zona delle opere di presa dell’acquedotto, anche se su questo versante la morfologia presenta un terreno più favorevole.
(Successivamente parlando con dei costruttori di strade delle valli, gli stessi mi suggerivano di evitare i due guadi e di non interessare il corso d’acqua, ma di cercare di restare sempre sulla medesima sponda iniziale; non avevo fatto l’esame di questa ipotesi, per cui non ho valutato il terreno in questo tratto).Raggiunta l’altra sponda il terreno si presta subito per l’inserimento di tre tornanti a rilevato su scogliere di massi (il materiale non manca) evitando di scavare i pendii per ridurre al minimo la presenza delle scarpate di monte, sempre franose.
Da questo punto vi è il tratto tecnicamente più impegnativo di tutta l’idea progettuale; occorre raggiungere un punto obbligato alla sommità di un grosso masso che precede l’anfiteatro di Balma Massiet; la livelletta obbligata (circa mt. 200) si aggira intorno al 20°, il pendio del versante laterale in quel tratto è molto scosceso e pertanto da non scavare per sistemarvi il piano viabile, per cui è consigliabile eseguire al suo piede una consistente scogliera in massi, di altezza adeguata, a sostegno dell’intera sezione carrabile, mentre il piede del pendio soprastante al nuovo piano viabile, ricorrendo la necessità, potrebbe essere adeguatamente consolidato con una cordonatura di controripa in massi ; la scogliera di base a sostegno del piano viabile, rientrante nel piede del pendio esistente, costituirà anche la sponda di argine dell’alveo, ma non andrà a modificare od influenzare le attuali sezioni di deflusso vallivo.
Raggiunta la sommità del grosso masso, con due successivi tornanti soprastanti, sempre sistemati a rilevato su scogliere di massi, si perviene nella zona dei massi di Balma Massiet, una parte dei quali sono da tempo attrezzati per l’arrampicata.
Tale area verrebbe percorsa lungo l’attuale sentiero ricaricando esclusivamente gli avvallamenti con limitati riporti a pareggiamento delle irregolarità del piano superficiale, con la sponda a valle sempre in scogliera di massi; sul percorso un solo passaggio risulta troppo stretto per cui un piccolo masso dovrà essere ridotto di un paio di metri; altri ridimensionamenti non sono necessari, per cui tutta l’area sarebbe interamente preservata.
Segue un tratto agevole in un ripiano, nel quale sarà da inserire un tornantino con il quale si supera una breve dorsalina di accumulo, proveniente da un’antica frana della bastionata soprastante in corrispondenza di una grotta; da questo punto in poi si giunge facilmente alla passerella che precede il Gias Balma Massiet.
Il superamento della Stura di Sea,
inizialmente suggerito con la sistemazione di un ponticello ad arco con finitura esterna in pietra sul motivo delle arcate di volta visibili sulle testate delle stalle dell’alpeggio, ad un riesame della sezione di alveo è consigliabile effettuarlo inserendovi una platea a sfioro corazzata, ben ancorata e provvista di idonei canaletti valicabili a cassonetto superficiali di drenaggio con il sottostante inserimento intervallato di una serie di condotte portanti di deflusso tipo finsider, raccordate ad una platea sfioratrice modellata di raccolta a monte; il dimensionamento dei deflussi dovrà comunque rispettare la normativa sulla vulnerabilità idraulica degli attraversamenti sui corsi d’acqua.Il sito delle costruzioni del Gias Balma Massiet verrebbe aggirato dietro i ricoveri passando in un ripiano di piccoli massi sparsi al piede del pendio laterale per poi proseguire lungo il sentiero, il quale verrebbe idealmente seguito nel suo attuale tragitto, con l’inserimento di diverse serie di tornanti necessari per raggiungere dei punti obbligati, al fine di far rientrare le pendenze in un grado accettabile, con l’eccezione in alcuni tratti per alcuni picchi non evitabili intorno al 18%, ma non superiori.
Prioritariamente sarebbero da evitare sezioni in scavo, privilegiando i rilevati di sostegno a scogliera in massi, poiché la materia prima non manca, limitando pertanto le scarpate scavate nei pendii di monte, sempre difficili da governare e comunque se presenti, queste dovranno sempre essere provviste al piede da una idonea cordonatura di controripa in massi .
Con il superamento di una successione di tre zone diverse, comportanti in ciascuna l’inserimento una serie consecutiva di diversi tornanti, si giunge nei pressi della passerella di accesso all’Alpe di Sea.
Dagli ultimi dolci pendii che precedono il raggiungimento dell’Alpe di Sea, con corrette operazioni di modellamento superficiale, è possibile il recupero degli inerti necessari ad intasare i vuoti nei tratti di piano viabile realizzato tra le pietraie e le zone con i massi.
Per il riattraversamento della Stura di Sea, con una struttura da collocarsi a valle dell’attuale passerella al fine di non interessare le strutture dell’alpeggio, è consigliabile l’inserimento di un ponticello ad arco con finitura esterna in pietra sul motivo delle arcate di volta visibili sulle testate delle stalle dell’alpeggio; in corrispondenza dell’attuale passerella, la morfologia delle sponde costituite da grossi massi spondali, si presenta idonea per la sistemazione delle spalle.
Aggirando l’Alpe di Sea a valle e con l’inserimento di successivi tre tornanti in rilevato da sistemare sui ripiani che bordano il piccolo areale si giunge in un breve tratto di pietraia a lastre, il quale si presta superabile agevolmente con una corretta ed adeguata opera di sistemazione.
Con una breve serie di tornanti di facile sistemazione in una breve combetta, si raggiungono le dolci pendici del dosso che sovrasta l’Alpe di Sea e successivamente si aggira a mezza costa tale dosso pervenendo nel lungo ripiano posteriore, lungo il quale senza difficoltà si giunge facilmente verso il fondo dove sono collocate le strutture del Gias Nuovo.
Indirizzi costruttivi e considerazioni. Secondo questi principi, una pista così realizzata: a) potrebbe correttamente inserirsi nella vallata senza costituire elemento di compromissione e deturpazione dell’ambiente attualmente presente; b) gli scavi sarebbero alquanto limitati, evitando così i possibili movimenti franosi dalle scarpate; ove presenti, il loro piede dovrà sempre essere opportunamente consolidato con opportune cordonature di controripa in massi; c) non si andranno a sistemare opere di contenimento o di riduzione degli alvei, per cui il deflusso idrico non viene ostacolato e l’unico passaggio in guado, opportunamente ricalibrato per consentire il regolare naturale scarico, non andrà a costituire opere di sbarramento; naturalmente, in caso di periodi di grosse portate, l’attraversamento momentaneo dovrà essere evitato; d) non si va ad interferire con la zona delle sorgenti dell’acquedotto delle Valli; e) dovranno essere adeguatamente e correttamente realizzati i vari deflussi idrici dal piano viabile, mediante cunette corazzate al piano sul lato a monte o nei compluvii e la posa in opera di adeguate canalette trasversali, privilegiando la loro struttura mediante l’utilizzo di travi in legno recuperabili in vallata; f) il ricarico di materiale in rilevato a tergo delle opere di sostegno dovrà essere realizzato con inerti drenanti, adeguatamente recuperabili durante l’esecuzione dell’opera; g) sull’intero tratto, essendo favorevole la morfologia, le sezioni della struttura viabile possono essere completamente ed adeguatamente appoggiate sui vari piani di sottofondo incontrati i quali presentano una corretta e certa consistenza, per cui potrebbe essere necessario solamente migliorare il piano viabile di usura con una ricarica di intasamento, compattamento e sigillante, con inerti di ghiaietto o brecciolino di limitato spessore; h) qualora fossero presenti superfici delle scarpate con materiali fini ed inconsistenti, le stesse dovranno essere rifinite con adeguata pacciamatura ed inseminate con miscugli di sementi foraggeri tipo quelli utilizzati per piste da sci; i) la realizzazione della nuova opera viabile potrà consentire un più facile recupero delle strutture presenti: – la stalla del Gias Balma Massiet, che presenta pochi pascoli favorevoli nel suo areale, potrebbe essere trasformato in rifugio tipo ‘Campo base’ il quale sarebbe la struttura ideale di riferimento per gli arrampicatori, essendo a portata di mano di tutte le favolose e famose pareti ivi presenti e prospettanti su tale sito; la struttura della stalla si presenta ancora in buono stato, ma è da valutare la presenza delle limitate finestrature, in quanto sono inserite nelle pareti laterali molto spesse che costituiscono i piedritti di contrasto della volta in pietra; – la stalla del l’Alpe di Sea ha invece le murature e la volta purtroppo compromesse, in quanto essendo parzialmente sistemata sotto la bastionata subisce le cadute di cornici nevose e di ghiaccio, per cui sarebbe da ricostruire con gli opportuni accorgimenti protetttivi; – le strutture del Gias Nuovo, dove la disponibilità di pascolo è consistente, potrebbero essere facilmente migliorate – il dosso soprastante l’Alpe di Sea sarebbe il sito ideale per un rifugio, assai migliorativo rispetto al bivacco Soardi-Fassero, in quanto: sicuro, con facile approvvigionamento di acqua, strategico per i percorsi in traversata verso il Passo dell’Ometto (biv. Molino), il Ghicet di Sea (Pian della Mussa), il Passo delle Lose (Rif. Daviso), il Col di Sea (Ref. Des Evettes), per le salite alpinistiche del versante Albaron di Sea-Ciamarella e le vette dell’anfiteatro, nonché per le belle scialpinistiche primaverili per le quali costituirebbe una base di partenza favorevole.
Naturalmente per la salvaguardia dell’approvvigionamento idrico delle Valli, già presente con le opere di presa, tutte le possibili iniziative migliorative dovranno prevedere adeguati impianti di depurazione degli scarichi civili che andrebbero a realizzarsi; tuttavia i sistemi tecnici in materia attualmente presenti sul mercato, se correttamente installati sono tali da garantire il pieno risultato in tal senso.
E’ pacifico che tale infrastruttura dovrà essere provvista nella parte iniziale da apposita sbarra e potrà essere unicamente utilizzata dagli operatori specifi (margari, eventuali gestori di futuri rifugi, operatori forestali e di controllo del territorio); in caso di sviluppo delle strutture ricettive sarebbe consigliabile nei periodi di affluenza l’utilizzo di navette come già si realizza nelle vallate valdostane, in trentino e nei vari parchi europei.
La struttura realizzata sarebbe pure un ottimo percorso per le mtb ed in primavera, ma solo con condizioni di sicurezza, anche per il fondoescursionismo; naturalmente dovrebbe essere vietata alle moto.
Ho suggerito in linea di massima un’idea di un possibile percorso, che ritengo sia il più adeguato ed il meno invasivo in rapporto alla morfologia dell’ambiente interessato; naturalmente per realizzare un’opera corretta con i dovuti criteri e buon senso, il costo esecutivo sarà consistente.
Spero che questo mio piccolo contributo sia costruttivo per idee positive e non dissacratorie, utili a ridare nuova vita a queste zone, da Chialamberto in su, le quali al momento appaiono alquanto confinate in un preoccupante oblio, ma in considerazione della loro stupenda consistenza per la presenza dei suoi magnifici capolavori naturali, meriterebbero una maggiore attenzione e sognando alla grande, chissà se con il giusto impegno collaborativo non si potrebbe favorire la realizzazione di una non più sconosciuta sorella della Val di Mello? “
Sarebbe utile programmare una giornata escursionistica con tutti coloro (operatori di imprese stradali e progettisti che fruiscono di gulliver; di sicuro dovrebbe essercene qualcuno) che hanno una valida e lunga esperienza pratica (dico pratica di cantiere in loco e non solo al tavolino) per recarsi insieme in zona, al fine di validamente osservare, constatare, verificare, valutare e quindi proporre e poi confrontarsi costruttivamente per determinare unanimemente quale iniziativa, secondo i principi del dovuto buon operare, si può fare oppure non si può realizzare. Sarebbe un’ottima assistenza collaborativa anche verso il Comune di Groscavallo, lasciando perdere le beghe sterili che putroppo esistono in tutte le pubbliche amministrazioni, al fine di dare una mano seria e positiva, al fine di evitare le solite improvvisazioni spesso gestite da scarsa conoscenza pratica del problema.
Un secondo passaggio operativo riguarderà gli interventi necessari a recuperare le strutture d’alpe con il contemporaneo adeguato sfruttamento dei pascoli, utili a consentire il giusto e corretto massimo risultato produttivo che le risorse di tale territorio hanno potenzialmente da offrire. Certamente il bilancio tra l’investimento ed il ritorno economico non andrà a pareggio, ma l’intervento sarà comunque tale da consentire il recupero di un territorio anche piccolo, ma dimenticato, con il sicuro impegno occupazionale stagionale da parte di una o più famiglie (margari e gestori di eventuale rifugio). Purtroppo la società di oggi è in veloce evoluzione; negli anni 50-60 mamma Fiat ha fatto scappare dalle vallate i montanari i quali con fatiche e privazioni riuscivano ad essere comunque autosufficienti ed oggi, siccome mamma Fiat è sparita, ogni iniziativa anche piccola, purché seria e tale da consentire in quei luoghi la sopravvivenza di qualcuno dovrebbe essere favorita e non osteggiata.
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07/01/2017 alle 17:40 #869768
Detto che alcuni valloni come sea hanno un valore ambientale ben superiore a qualunque logica economica..ti sei già dato la risposta da solo dicendo che l investimento non andrà mai in pareggio.quindi meglio spendere quei soldi per attività più ecosostenibili e che diano davvero lavoro.Gli esempi delle inutili piste fatte sono lì..sul tracciato un po’ pittoresco diciamo così che dai della strada..beh prima vai a leggere e vedere il pai.. -
07/01/2017 alle 17:40 #870980
Detto che alcuni valloni come sea hanno un valore ambientale ben superiore a qualunque logica economica..ti sei già dato la risposta da solo dicendo che l investimento non andrà mai in pareggio.quindi meglio spendere quei soldi per attività più ecosostenibili e che diano davvero lavoro.Gli esempi delle inutili piste fatte sono lì..sul tracciato un po’ pittoresco diciamo così che dai della strada..beh prima vai a leggere e vedere il pai.. -
07/01/2017 alle 18:57 #869770
Appunto! Un investimento che non va neanche in pareggio che cos’è……………………. semplice, uno spreco!
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07/01/2017 alle 18:57 #870981
Appunto! Un investimento che non va neanche in pareggio che cos’è……………………. semplice, uno spreco!
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08/01/2017 alle 20:42 #869775
Mi viene da fare una domanda ma quante mucche o pecore potrebbero pascolare nel la parte alta del vallone di Sea? Quale tipo di vegetazione cresce da quelle parti? Faccio questa domanda perché son passato di la un paio di volte e non mi pare ci potesse essere un grande spazio per la pastorizia se non in maniera molto limitata , inoltre mi pare di aver visto piante piccole e arbusti su terreno più che altro sabbioso e detritico e non so quale buon erba possa crescere al punto da farci una strada per portare le mucche che magari un tempo c’erano pure, ma quante? Io in realtà un problema con il vallone di Sea l’ho avuto e secondo me sarebbe da risolvere spendendoci un po’ di soldi in quella direzione: qualche anno fa ho deciso di fare un escursione di più giorni con la fidanzata partendo da forno Alpi Graie, attraversando la valle di Sea fino ad arrivare sul Rocciamelone. Questo da tranquilli in tre giorni facendo tappa nei vari rifugi. Al fondo della prima parte del vallone di Sea bisogna girare a sinistra e salire fino ad arrivare al Ghicet di Sea . Questo è il colle che porta nella valle di fianco, ma per raggiungerlo ci siamo persi su tracce di sentiero per almeno tre volte, c’è mancato poco che ci rinunciassimo e, a parte la mancanza di indicazioni, la cosa più grave è che il sentiero si perde a tratti anche in punti pericolosi. Devo dire che è abbastanza demotivante se non per esperti cinghiali escursionisti. Dunque ci sono sentieri super battuti come il tour della Bessanese da pian della mussa dove ogni anno c’è sempre più gente, e altri come a Sea completamente abbandonati. L’idea rimettere a posto la valle a favore degli escursionisti mi sembra ottima e secondo me attirerebbe anche molte persone. La vita che conduciamo nelle città ha sempre più bisogno di fare queste attività per stare bene e ce ne sarà sempre più richiesta.
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08/01/2017 alle 20:42 #870982
Mi viene da fare una domanda ma quante mucche o pecore potrebbero pascolare nel la parte alta del vallone di Sea? Quale tipo di vegetazione cresce da quelle parti? Faccio questa domanda perché son passato di la un paio di volte e non mi pare ci potesse essere un grande spazio per la pastorizia se non in maniera molto limitata , inoltre mi pare di aver visto piante piccole e arbusti su terreno più che altro sabbioso e detritico e non so quale buon erba possa crescere al punto da farci una strada per portare le mucche che magari un tempo c’erano pure, ma quante? Io in realtà un problema con il vallone di Sea l’ho avuto e secondo me sarebbe da risolvere spendendoci un po’ di soldi in quella direzione: qualche anno fa ho deciso di fare un escursione di più giorni con la fidanzata partendo da forno Alpi Graie, attraversando la valle di Sea fino ad arrivare sul Rocciamelone. Questo da tranquilli in tre giorni facendo tappa nei vari rifugi. Al fondo della prima parte del vallone di Sea bisogna girare a sinistra e salire fino ad arrivare al Ghicet di Sea . Questo è il colle che porta nella valle di fianco, ma per raggiungerlo ci siamo persi su tracce di sentiero per almeno tre volte, c’è mancato poco che ci rinunciassimo e, a parte la mancanza di indicazioni, la cosa più grave è che il sentiero si perde a tratti anche in punti pericolosi. Devo dire che è abbastanza demotivante se non per esperti cinghiali escursionisti. Dunque ci sono sentieri super battuti come il tour della Bessanese da pian della mussa dove ogni anno c’è sempre più gente, e altri come a Sea completamente abbandonati. L’idea rimettere a posto la valle a favore degli escursionisti mi sembra ottima e secondo me attirerebbe anche molte persone. La vita che conduciamo nelle città ha sempre più bisogno di fare queste attività per stare bene e ce ne sarà sempre più richiesta.
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09/01/2017 alle 08:52 #869777
Aggiungo: quest’anno invece con un amica..ex .. ho percorso il tratto che va dal vallone di Sea fino arrivare al rifugio Pontese. Dalle indicazioni dei sentieri il tratto che va dal vallone di Sea, poi al Soardi e poco prima devia per il passo delle Lose non è indicato molto chiaramente inoltre dalle relazioni trovate non si capisce in che stato è il sentiero ( ci dovrebbe essere un tratto attrezzato oltre il passo ma pare non sia in buone condizioni ) così abbiamo rinunciato a percorrere il vallone di Sea e da Forno siamo andati direttamente al rifugio Daviso. Qui ho incontrato un escursionista che non ricordo da quale città piemontese arrivasse e affascinato dal vallone di Sea voleva fare il giro in senso inverso , Daviso colle delle Lose, Soardi, vallone di Sea. Ma dopo un paio d’ore è tornato indietro perché non è riuscito a passare il tratto iniziale che sale al colle delle Lose. Suppongo che questo signore che arrivava da lontano per percorrere un tratto delle valli di Lanzo non torni più da quelle parti. Noi abbiamo continuato il giorno dopo per il rifugio Jervis sopra Ceresole Reale per il col di Fea ma anche qui passato il colle il sentiero spesso si perde e si va un po’ a intuito. Dunque dal vallone di Sea verso Pian della Mussa con il Ghiset di Sea il sentiero è scoraggiante per un escursionista mentre invece verso il Daviso è improponibile. Che facciamo? mettiamo a posto la strada per farci arrivare le macchine o sistemiamo i sentieri dove magari anche questa valle può essere percorsa dai camminatori. -
09/01/2017 alle 08:52 #870983
Aggiungo: quest’anno invece con un amica..ex .. ho percorso il tratto che va dal vallone di Sea fino arrivare al rifugio Pontese. Dalle indicazioni dei sentieri il tratto che va dal vallone di Sea, poi al Soardi e poco prima devia per il passo delle Lose non è indicato molto chiaramente inoltre dalle relazioni trovate non si capisce in che stato è il sentiero ( ci dovrebbe essere un tratto attrezzato oltre il passo ma pare non sia in buone condizioni ) così abbiamo rinunciato a percorrere il vallone di Sea e da Forno siamo andati direttamente al rifugio Daviso. Qui ho incontrato un escursionista che non ricordo da quale città piemontese arrivasse e affascinato dal vallone di Sea voleva fare il giro in senso inverso , Daviso colle delle Lose, Soardi, vallone di Sea. Ma dopo un paio d’ore è tornato indietro perché non è riuscito a passare il tratto iniziale che sale al colle delle Lose. Suppongo che questo signore che arrivava da lontano per percorrere un tratto delle valli di Lanzo non torni più da quelle parti. Noi abbiamo continuato il giorno dopo per il rifugio Jervis sopra Ceresole Reale per il col di Fea ma anche qui passato il colle il sentiero spesso si perde e si va un po’ a intuito. Dunque dal vallone di Sea verso Pian della Mussa con il Ghiset di Sea il sentiero è scoraggiante per un escursionista mentre invece verso il Daviso è improponibile. Che facciamo? mettiamo a posto la strada per farci arrivare le macchine o sistemiamo i sentieri dove magari anche questa valle può essere percorsa dai camminatori. -
09/01/2017 alle 11:36 #869779
e si credo proprio che rimettendo a posto i sentieri si potrebbero fare dei bei giri e collegare tutti i rifugi delle valli di Lanzo. Sarebbe ora che qualcuno ci pensasse e se ne preoccupasse, ne guadagnerebbero tutti. 
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09/01/2017 alle 11:36 #870984
e si credo proprio che rimettendo a posto i sentieri si potrebbero fare dei bei giri e collegare tutti i rifugi delle valli di Lanzo. Sarebbe ora che qualcuno ci pensasse e se ne preoccupasse, ne guadagnerebbero tutti. 
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10/01/2017 alle 16:14 #869781
Tornando per un attimo terra terra e un po’ bambini… ma che c è di male nel voler conservare un angolino di paradiso in un mare di m..da. Secondo me teo sei un grande. Punto. Poi però le chiodi anche un paio di vie non dico sportive ma almeno semi(molto semi) trad…?


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10/01/2017 alle 16:14 #870985
Tornando per un attimo terra terra e un po’ bambini… ma che c è di male nel voler conservare un angolino di paradiso in un mare di m..da. Secondo me teo sei un grande. Punto. Poi però le chiodi anche un paio di vie non dico sportive ma almeno semi(molto semi) trad…?


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10/01/2017 alle 21:32 #869782
Siccome già qualcuno suggeriva un po’ di concreta analisi economica, ecco cosa si può riassumere per gli alpeggi di Sea. Superficie pascoliva: ettari 16 circa pari a giornate piemontesi 42 circa.
Potenzialità del pascolo in alta montagna tipico di quella zona, pietroso, con cotica erbosa limitata e non irrigabile: si può sostentare circa 1 mucca per giornata piemontese.
Mucche insediabili, 1 mucca x 42 giornate = 42 mucche.
Un margaro che era salito negli anni scorsi a Sea, mi conferma che l’intero sito nel periodo estivo può sostentare complessivamente un massimo di 45 capi.
Nella parte alta potrebbe stanziarsi in appoggio anche un modesto gregge di pecore, ma siccome la loro sicurezza ormai è compromessa dalla frequentazione del lupo, divenuta recentemente abituale, ne viene prioritariamente scoraggiata l’iniziativa.
Produzione media giornaliera di latte litri 5 per mucca, senza ricovero notturno coperto; 5 x 42 = litri 210 giornalieri; (con ricovero notturno in ambiente coperto la produzione media sale a litri 6,50); n.b. in pianura la produzione media, con metodi non intensivi, si aggira intorno a litri 18.
Giorni di permanenza nel sito: da inizio luglio a metà settembre, giorni 75 circa.
Produzione stagionale di latte: 210 litri per giorni 75 = litri 15.750
Prezzo medio ricavabile in caso di vendita immediata del latte, €. 0,38 al litro x litri 15.750 = €. 5.985 arrotondato a 6.000; ritorno non remunerativo, in quanto è in concorrenza con le aziende intensive di pianura con grandi produzioni.
Diverso risultato si ottiene invece orientandosi con la lavorazione del latte per la produzione di toma (non viene considerata l’eventuale scrematura con produzione di burro, a discapito di una minor qualità del formaggio):
Resa latte/formaggio in zona di alpeggio: proporzione pari al 22%.
Litri latte 15.750 x 0,22 = formaggio ricavabile Kg. 3.465.
Prezzo medio di vendita del formaggio (prodotto di qualità, non derivante da alimentazione integrata con mangimi ed esente da antibiotici, cortisoni, ecc.): €. 11 al Kg x Kg. 3.465 = €. 38.115 arrotondato a 38.000.
Spese da sostenere (compenso per uso del fondo, quote ammortamento, assicurazioni, manutenzioni, acquisto beni e servizi, carburanti, imposte e contributi, salari, stipendi, interessi sui capitali, profitto imprenditore); da info certe di contabili delle aziende, le spese sono mediamente incidenti per circa il 55% del ricavo lordo, x 38.000 = €. 20.900 arr. a 21.000
Ricavo netto medio €. 38.000 – 21.000 = €. 17.000 pari a €. 1,08 per ogni litro di latte munto.
Ricavo netto giornaliero: 17.000 : 75 giorni = €. 226.
Resa netta stagionale per ettaro €. 17.000 / 16 = €. 1.062
Nel calcolo non vengono considerati i contributi di cui il margaro può beneficiare in rapporto ai capi interessati alla monticazione, tuttavia nel complesso è un’operazione con un risvolto positivo.
Con una realizzata pista di accesso ai siti d’alpe della zona, tale reddito diverrebbe già recuperabile da subito in quanto: a) per la mungitura ci si potrà avvalere di un carro mungitura mobile con acqua calda, boiler e gruppo elettrogeno utile a completare tutte le fasi della mungitura mobile, in qualunque area raggiungibile con il mezzo; è possibile il noleggio di tale carro, allo stesso modo come in Francia, Austria e Svizzera dove è una prassi normale; b) Per il confezionamento del formaggio ci si può avvalere di un carro a moduli per la caseificazione; tale macchinario è dotato di un container con pannelli bilaminati con profili igienici, griglie inox di raccolta reflui, impianto di lavorazione latte a vapore, climatizzatore, aspiratore, tavoli inox, lavandino e boiler per il riscaldamento acqua, armadio frigo; stessa possibilità di noleggio come per la mungitura; c) Per il ricovero della famiglia del margaro, un paio di roulottes uso campeggio in noleggio, con un minimo di attrezzatura in dotazione sarebbero sufficienti allo scopo. L’energia per detti carri proverrebbe da gruppo elettrogeno; tuttavia sarebbe alquanto semplice produrre energia con piccole microturbine sfruttanti le cadute d’acqua, che in zona non manca, derivata in apposite tubazioni provvisorie. Il tutto in previsione della successiva sistemazione delle strutture di alpeggio. Rientrato in pianura, dove il margaro dispone di infrastrutture, per tali mezzi cesserebbe il noleggio.
Il raggiungere in maniera più facile la zona alta degli alpeggi, darebbe sicuramente il giusto imput per progetti mirati (possibile rifugio) a realizzare anche la sistemazione dei sentieri alti di traversata, praticamente dispersi, come auspicato dagli escursionisti. Al momento ci si limita ad alcuni cartelli di segnaletica all’inizio, a passate di spray su qualche roccia e ad ometti fatti da chi vi transita. Anche gli eventuali volontari vengono scoraggiati in rapporto allo spostamento da fare carichi dei mezzi necessari che non sono leggeri (piccone, mazza, palanchino, barellina per portare pietre, perforatore manuale, fittoni di ancoraggio, matassine di cavi metallici o catene, eventuali traversine in legno, ecc.); un eventuale appalto a ditte specializzate avrebbe costi non proponibili, dovendo queste fornire gli addetti di tutte le necessarie tutele di sicurezza e contrattuali, come per legge, tenuto conto che si opera in zona disagiata di alta montagna. Tra l’altro sarebbero da valutare anche gli indirizzi progettuali pratici di certi attuali interventi in montagna, poiché si sono viste recentemente nelle nostre zone (Piemonte) opere in corso di dubbia logica, come in un parco giochi di città (cunette in tavole di legno spesse pochi cm. con la sponda laterale contro la scarpata in tronchetti a sormonto legati con fili di ferro, tutto materiale legnoso, tra l’altro di scarsa qualità, proveniente addirittura dal Trentino!).
Per quanto riguarda gli indirizzi del P.A.I., una struttura purtroppo ad indirizzo principalmente burocratico che come già detto da altri privilegia ancora l’esame di cartografie non recenti a discapito di necessarie, attente ed attuali osservazioni sul campo, una modesta pista accuratamente ben studiata e ben realizzata, nel rispetto prioritario della auspicata difesa dell’assetto idrogeologico del territorio e della rete idrografica e pertanto progettata con i dovuti criteri, escludendo qualsiasi opera di: riduzione, rimodulazione o riqualificazione dei deflussi idrologici naturali degli alvei; evitando sbancamenti nei pendii per non sollecitare movimenti di dissesto, ma inserendovi le opportune cosiddette “opere d’arte” realizzate nel minimo volumetrico indispensabile e con tutte le dovute accortezze del caso, infrastruttura che in questi termini si può comunque realizzare su tale sito, non si andranno a costituire, alterare o modificare situazioni di dissesto né di rischio idraulico ed idrogeologico.
Le varie viabilità eseguite da un centinaio di anni, sui nostri monti dal genio militare o in occasione collaterale alla realizzazione delle diverse dighe dislocate nella testata alta delle valli, sono un valido esempio di quanto era stata accurata e precisa la loro realizzazione nonostante le notevoli difficoltà che avevano incontrate dal punto di vista idrogeologico; ora hanno tutte purtroppo un solo grosso problema: non hanno mai più subito alcun successivo intervento di manutenzione e pertanto denotano i segni obbligati del degrado.
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10/01/2017 alle 21:32 #870986
Siccome già qualcuno suggeriva un po’ di concreta analisi economica, ecco cosa si può riassumere per gli alpeggi di Sea. Superficie pascoliva: ettari 16 circa pari a giornate piemontesi 42 circa.
Potenzialità del pascolo in alta montagna tipico di quella zona, pietroso, con cotica erbosa limitata e non irrigabile: si può sostentare circa 1 mucca per giornata piemontese.
Mucche insediabili, 1 mucca x 42 giornate = 42 mucche.
Un margaro che era salito negli anni scorsi a Sea, mi conferma che l’intero sito nel periodo estivo può sostentare complessivamente un massimo di 45 capi.
Nella parte alta potrebbe stanziarsi in appoggio anche un modesto gregge di pecore, ma siccome la loro sicurezza ormai è compromessa dalla frequentazione del lupo, divenuta recentemente abituale, ne viene prioritariamente scoraggiata l’iniziativa.
Produzione media giornaliera di latte litri 5 per mucca, senza ricovero notturno coperto; 5 x 42 = litri 210 giornalieri; (con ricovero notturno in ambiente coperto la produzione media sale a litri 6,50); n.b. in pianura la produzione media, con metodi non intensivi, si aggira intorno a litri 18.
Giorni di permanenza nel sito: da inizio luglio a metà settembre, giorni 75 circa.
Produzione stagionale di latte: 210 litri per giorni 75 = litri 15.750
Prezzo medio ricavabile in caso di vendita immediata del latte, €. 0,38 al litro x litri 15.750 = €. 5.985 arrotondato a 6.000; ritorno non remunerativo, in quanto è in concorrenza con le aziende intensive di pianura con grandi produzioni.
Diverso risultato si ottiene invece orientandosi con la lavorazione del latte per la produzione di toma (non viene considerata l’eventuale scrematura con produzione di burro, a discapito di una minor qualità del formaggio):
Resa latte/formaggio in zona di alpeggio: proporzione pari al 22%.
Litri latte 15.750 x 0,22 = formaggio ricavabile Kg. 3.465.
Prezzo medio di vendita del formaggio (prodotto di qualità, non derivante da alimentazione integrata con mangimi ed esente da antibiotici, cortisoni, ecc.): €. 11 al Kg x Kg. 3.465 = €. 38.115 arrotondato a 38.000.
Spese da sostenere (compenso per uso del fondo, quote ammortamento, assicurazioni, manutenzioni, acquisto beni e servizi, carburanti, imposte e contributi, salari, stipendi, interessi sui capitali, profitto imprenditore); da info certe di contabili delle aziende, le spese sono mediamente incidenti per circa il 55% del ricavo lordo, x 38.000 = €. 20.900 arr. a 21.000
Ricavo netto medio €. 38.000 – 21.000 = €. 17.000 pari a €. 1,08 per ogni litro di latte munto.
Ricavo netto giornaliero: 17.000 : 75 giorni = €. 226.
Resa netta stagionale per ettaro €. 17.000 / 16 = €. 1.062
Nel calcolo non vengono considerati i contributi di cui il margaro può beneficiare in rapporto ai capi interessati alla monticazione, tuttavia nel complesso è un’operazione con un risvolto positivo.
Con una realizzata pista di accesso ai siti d’alpe della zona, tale reddito diverrebbe già recuperabile da subito in quanto: a) per la mungitura ci si potrà avvalere di un carro mungitura mobile con acqua calda, boiler e gruppo elettrogeno utile a completare tutte le fasi della mungitura mobile, in qualunque area raggiungibile con il mezzo; è possibile il noleggio di tale carro, allo stesso modo come in Francia, Austria e Svizzera dove è una prassi normale; b) Per il confezionamento del formaggio ci si può avvalere di un carro a moduli per la caseificazione; tale macchinario è dotato di un container con pannelli bilaminati con profili igienici, griglie inox di raccolta reflui, impianto di lavorazione latte a vapore, climatizzatore, aspiratore, tavoli inox, lavandino e boiler per il riscaldamento acqua, armadio frigo; stessa possibilità di noleggio come per la mungitura; c) Per il ricovero della famiglia del margaro, un paio di roulottes uso campeggio in noleggio, con un minimo di attrezzatura in dotazione sarebbero sufficienti allo scopo. L’energia per detti carri proverrebbe da gruppo elettrogeno; tuttavia sarebbe alquanto semplice produrre energia con piccole microturbine sfruttanti le cadute d’acqua, che in zona non manca, derivata in apposite tubazioni provvisorie. Il tutto in previsione della successiva sistemazione delle strutture di alpeggio. Rientrato in pianura, dove il margaro dispone di infrastrutture, per tali mezzi cesserebbe il noleggio.
Il raggiungere in maniera più facile la zona alta degli alpeggi, darebbe sicuramente il giusto imput per progetti mirati (possibile rifugio) a realizzare anche la sistemazione dei sentieri alti di traversata, praticamente dispersi, come auspicato dagli escursionisti. Al momento ci si limita ad alcuni cartelli di segnaletica all’inizio, a passate di spray su qualche roccia e ad ometti fatti da chi vi transita. Anche gli eventuali volontari vengono scoraggiati in rapporto allo spostamento da fare carichi dei mezzi necessari che non sono leggeri (piccone, mazza, palanchino, barellina per portare pietre, perforatore manuale, fittoni di ancoraggio, matassine di cavi metallici o catene, eventuali traversine in legno, ecc.); un eventuale appalto a ditte specializzate avrebbe costi non proponibili, dovendo queste fornire gli addetti di tutte le necessarie tutele di sicurezza e contrattuali, come per legge, tenuto conto che si opera in zona disagiata di alta montagna. Tra l’altro sarebbero da valutare anche gli indirizzi progettuali pratici di certi attuali interventi in montagna, poiché si sono viste recentemente nelle nostre zone (Piemonte) opere in corso di dubbia logica, come in un parco giochi di città (cunette in tavole di legno spesse pochi cm. con la sponda laterale contro la scarpata in tronchetti a sormonto legati con fili di ferro, tutto materiale legnoso, tra l’altro di scarsa qualità, proveniente addirittura dal Trentino!).
Per quanto riguarda gli indirizzi del P.A.I., una struttura purtroppo ad indirizzo principalmente burocratico che come già detto da altri privilegia ancora l’esame di cartografie non recenti a discapito di necessarie, attente ed attuali osservazioni sul campo, una modesta pista accuratamente ben studiata e ben realizzata, nel rispetto prioritario della auspicata difesa dell’assetto idrogeologico del territorio e della rete idrografica e pertanto progettata con i dovuti criteri, escludendo qualsiasi opera di: riduzione, rimodulazione o riqualificazione dei deflussi idrologici naturali degli alvei; evitando sbancamenti nei pendii per non sollecitare movimenti di dissesto, ma inserendovi le opportune cosiddette “opere d’arte” realizzate nel minimo volumetrico indispensabile e con tutte le dovute accortezze del caso, infrastruttura che in questi termini si può comunque realizzare su tale sito, non si andranno a costituire, alterare o modificare situazioni di dissesto né di rischio idraulico ed idrogeologico.
Le varie viabilità eseguite da un centinaio di anni, sui nostri monti dal genio militare o in occasione collaterale alla realizzazione delle diverse dighe dislocate nella testata alta delle valli, sono un valido esempio di quanto era stata accurata e precisa la loro realizzazione nonostante le notevoli difficoltà che avevano incontrate dal punto di vista idrogeologico; ora hanno tutte purtroppo un solo grosso problema: non hanno mai più subito alcun successivo intervento di manutenzione e pertanto denotano i segni obbligati del degrado.
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10/01/2017 alle 22:26 #869783
I dati sui bovini non possono essere desunti a casaccio, ma è necessario capire quanti uba il vallone può effettivamente supportare, e questo deve dirlo l’Ente Pubblico, al fine di non inquinare le risorse idriche. Dal punto di vista del calcolo, la resa del 22% è assolutamente sovrastimata, in quanto nei caseifici con macchinari all’avanguardia (al di là che il formaggio è meno buono) la resa è intorno al 10%, il che farebbe crollare della metà il corrispettivo segnato. Inoltre il 55% omnicomprensivo di tasse, contributi, ammortamenti, etc. mi piacerebbe capire se l’hai calcolato alle Cayman o in Italia. Io che lavoro in proprio e svolgo una professione “intellettuale”, solo tra tasse e contributi verso già oltre il 50%. Se conto carburante, assicurazione, etc..altro che 55%…. In più il calcolo non tiene minimamente conto di:
– l’esborso di denaro pubblico (il Comune comunque dovrebbe mettere tra il 10 e il 20% a seconda del bando) e se la pista la facesse a suo carico, tutta la progettazione e costruzione della pista;
– la manutenzione annuale delle stessa.
Dati che farebbero crollare in perdita tutta la questione e, come hai detto tu, fare sì che l’investimento sia in perdita.
Tutto denaro che potrebbe essere utilizzato per ben altri scopi migliori!
Senza contare che il danno ambientale sarebbe incalcolabile. Rappresenterebbe un’esternalità senza prezzo. Guardate cosa è successo alla Mea.
Inoltre, continuo a non capacitarmi come si possa concepire, dal punto di vista idrogeologico, una strada in Sea, e negare addirittura gli studi del PAI (ridicolo davvero) e di geologi che hanno dimostrato il contrario. E’ semplicemente pazzesco.
Infine, vorrei ancora riflettere su come molti “amanti” della montagna abbiano un tale disprezzo per l’ambiente alpino che si frequenta, invece di proteggerlo e rilanciarlo, in chiave rispettosa. Al di là della non resa economica, bisognerebbe, come ha detto Faregiro, lasciare ancora qualche posto libero dalla mano umana. Possiamo ancora goderci degli angoli di Paradiso? o dobbiamo fare arrivare moto e fuoristrada dappertutto? Oggi è Sea, domani sarà Pian Ciamarella, dopodomani il Daviso o il Gastaldi. E basta. Dovreste vergognarvi! E soprattutto dare cifre corrette.
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10/01/2017 alle 22:26 #870987
I dati sui bovini non possono essere desunti a casaccio, ma è necessario capire quanti uba il vallone può effettivamente supportare, e questo deve dirlo l’Ente Pubblico, al fine di non inquinare le risorse idriche. Dal punto di vista del calcolo, la resa del 22% è assolutamente sovrastimata, in quanto nei caseifici con macchinari all’avanguardia (al di là che il formaggio è meno buono) la resa è intorno al 10%, il che farebbe crollare della metà il corrispettivo segnato. Inoltre il 55% omnicomprensivo di tasse, contributi, ammortamenti, etc. mi piacerebbe capire se l’hai calcolato alle Cayman o in Italia. Io che lavoro in proprio e svolgo una professione “intellettuale”, solo tra tasse e contributi verso già oltre il 50%. Se conto carburante, assicurazione, etc..altro che 55%…. In più il calcolo non tiene minimamente conto di:
– l’esborso di denaro pubblico (il Comune comunque dovrebbe mettere tra il 10 e il 20% a seconda del bando) e se la pista la facesse a suo carico, tutta la progettazione e costruzione della pista;
– la manutenzione annuale delle stessa.
Dati che farebbero crollare in perdita tutta la questione e, come hai detto tu, fare sì che l’investimento sia in perdita.
Tutto denaro che potrebbe essere utilizzato per ben altri scopi migliori!
Senza contare che il danno ambientale sarebbe incalcolabile. Rappresenterebbe un’esternalità senza prezzo. Guardate cosa è successo alla Mea.
Inoltre, continuo a non capacitarmi come si possa concepire, dal punto di vista idrogeologico, una strada in Sea, e negare addirittura gli studi del PAI (ridicolo davvero) e di geologi che hanno dimostrato il contrario. E’ semplicemente pazzesco.
Infine, vorrei ancora riflettere su come molti “amanti” della montagna abbiano un tale disprezzo per l’ambiente alpino che si frequenta, invece di proteggerlo e rilanciarlo, in chiave rispettosa. Al di là della non resa economica, bisognerebbe, come ha detto Faregiro, lasciare ancora qualche posto libero dalla mano umana. Possiamo ancora goderci degli angoli di Paradiso? o dobbiamo fare arrivare moto e fuoristrada dappertutto? Oggi è Sea, domani sarà Pian Ciamarella, dopodomani il Daviso o il Gastaldi. E basta. Dovreste vergognarvi! E soprattutto dare cifre corrette.
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10/01/2017 alle 22:28 #869784faregiro wrote:
Tornando per un attimo terra terra e un po’ bambini… ma che c è di male nel voler conservare un angolino di paradiso in un mare di m..da. Secondo me teo sei un grande. Punto.
Poi però le chiodi anche un paio di vie non dico sportive ma almeno semi(molto semi) trad…?


Si, mi piacerebbe, l’idea c’è..ci sono tre problemi:
1) trovare una linea;
2) avere il tempo;
3) soprattutto avere il materiale.
Però un’idea sulla linea ce l’ho..magari questa estate se hai voglia di darci una mano, possiamo andare a vedere..
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10/01/2017 alle 22:28 #870988faregiro wrote:
Tornando per un attimo terra terra e un po’ bambini… ma che c è di male nel voler conservare un angolino di paradiso in un mare di m..da. Secondo me teo sei un grande. Punto.
Poi però le chiodi anche un paio di vie non dico sportive ma almeno semi(molto semi) trad…?


Si, mi piacerebbe, l’idea c’è..ci sono tre problemi:
1) trovare una linea;
2) avere il tempo;
3) soprattutto avere il materiale.
Però un’idea sulla linea ce l’ho..magari questa estate se hai voglia di darci una mano, possiamo andare a vedere..
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10/01/2017 alle 23:06 #869785
Riporto le slide della presentazione di Paolo Ghisleni (estratto) alla serata di Fiano e del Monte dei Cappuccini: Che ne sarà delle piste in futuro?
• Il bando, fra gli “impegni essenziali” che si richiedono al beneficiario. prevede che questo debba:
– garantire la corretta manutenzione (ordinaria e straordinaria) e funzionalità dell’infrastruttura per un periodo di 10 anni per le superfici forestali e 5 anni per quelle d’alpeggio a decorrere dalla data dell’ultimo pagamento del contributo;
– non alienare e garantire la destinazione d’uso del bene per un periodo di 10 anni per le superfici forestali e 5 anni per quelle d’alpeggio dalla data dell’ultimo pagamento del contributo;
Il Regolamento forestale della Regione Piemonte prevede che:
Art. 19.
(Turni minimi)
1. Per le fustaie coetanee trattate a taglio a buche o a tagli successivi e per la frazione a fustaia dei boschi a governo misto, i turni minimi sono i seguenti:
a) 70 anni a quote inferiori ai 1.000 metri s.l.m., ridotti a 15 anni nel caso di saliceti e pioppeti ripari;
b) 90 anni per i boschi ubicati tra i 1.000 e i 1.500 metri s.l.m;
c) 120 anni per i boschi ubicati oltre 1.500 metri s.l.m.
2. Per i boschi cedui e per la frazione cedua dei boschi a governo misto il turno dei tagli, in base all’età raggiunta dai polloni, non può essere inferiore a:
a) anni 20 per faggete, querceti, carpineti, ostrieti e acero-tiglio-frassineti;
b) anni 15 per boscaglie e arbusteti;
c) anni 10 per castagneti, robinieti e alneti;
d) anni 6 per formazioni legnose riparie.
Questo significa che:
– le piste realizzate sotto i 1.000 m slm hanno 60 (dicesi sessanta) anni di tempo per deteriorarsi;
le piste realizzate fra i 1.000 ed i 1.500 m slm ne hanno 80 (dicesi ottanta);
– le piste realizzate sopra i 1.500 m slm ne hanno 110 (dicesi centodieci)
Semplice, andranno presto a catafascio!
Questo significa in sostanza che quando verrà nuovamente il momento di tagliare quei boschi, la pista sarà distrutta ed impercorribile, e bisognerà farne un’altra.
Alla faccia di quel tanto decantato “sviluppo sostenibile” sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo economico che sia compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e dei beni liberi per le generazioni future.
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10/01/2017 alle 23:06 #870989
Riporto le slide della presentazione di Paolo Ghisleni (estratto) alla serata di Fiano e del Monte dei Cappuccini: Che ne sarà delle piste in futuro?
• Il bando, fra gli “impegni essenziali” che si richiedono al beneficiario. prevede che questo debba:
– garantire la corretta manutenzione (ordinaria e straordinaria) e funzionalità dell’infrastruttura per un periodo di 10 anni per le superfici forestali e 5 anni per quelle d’alpeggio a decorrere dalla data dell’ultimo pagamento del contributo;
– non alienare e garantire la destinazione d’uso del bene per un periodo di 10 anni per le superfici forestali e 5 anni per quelle d’alpeggio dalla data dell’ultimo pagamento del contributo;
Il Regolamento forestale della Regione Piemonte prevede che:
Art. 19.
(Turni minimi)
1. Per le fustaie coetanee trattate a taglio a buche o a tagli successivi e per la frazione a fustaia dei boschi a governo misto, i turni minimi sono i seguenti:
a) 70 anni a quote inferiori ai 1.000 metri s.l.m., ridotti a 15 anni nel caso di saliceti e pioppeti ripari;
b) 90 anni per i boschi ubicati tra i 1.000 e i 1.500 metri s.l.m;
c) 120 anni per i boschi ubicati oltre 1.500 metri s.l.m.
2. Per i boschi cedui e per la frazione cedua dei boschi a governo misto il turno dei tagli, in base all’età raggiunta dai polloni, non può essere inferiore a:
a) anni 20 per faggete, querceti, carpineti, ostrieti e acero-tiglio-frassineti;
b) anni 15 per boscaglie e arbusteti;
c) anni 10 per castagneti, robinieti e alneti;
d) anni 6 per formazioni legnose riparie.
Questo significa che:
– le piste realizzate sotto i 1.000 m slm hanno 60 (dicesi sessanta) anni di tempo per deteriorarsi;
le piste realizzate fra i 1.000 ed i 1.500 m slm ne hanno 80 (dicesi ottanta);
– le piste realizzate sopra i 1.500 m slm ne hanno 110 (dicesi centodieci)
Semplice, andranno presto a catafascio!
Questo significa in sostanza che quando verrà nuovamente il momento di tagliare quei boschi, la pista sarà distrutta ed impercorribile, e bisognerà farne un’altra.
Alla faccia di quel tanto decantato “sviluppo sostenibile” sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo economico che sia compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e dei beni liberi per le generazioni future.
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13/01/2017 alle 14:53 #869786teo wrote:Riporto le slide della presentazione di Paolo Ghisleni (estratto) alla serata di Fiano e del Monte dei Cappuccini:
(…)
Questo significa che:
– le piste realizzate sotto i 1.000 m slm hanno 60 (dicesi sessanta) anni di tempo per deteriorarsi;
le piste realizzate fra i 1.000 ed i 1.500 m slm ne hanno 80 (dicesi ottanta);
– le piste realizzate sopra i 1.500 m slm ne hanno 110 (dicesi centodieci)
Semplice, andranno presto a catafascio!
PRESTO centodieci anni? Durante i quali si assisterebbe passivamente alla scomparsa della pista? Ma soprattutto, nel XXI secolo possiamo fare previsioni a 110 anni??
Qualcuno qua ha perso la cognizione del tempo e del buonsenso.
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13/01/2017 alle 14:53 #870990teo wrote:Riporto le slide della presentazione di Paolo Ghisleni (estratto) alla serata di Fiano e del Monte dei Cappuccini:
(…)
Questo significa che:
– le piste realizzate sotto i 1.000 m slm hanno 60 (dicesi sessanta) anni di tempo per deteriorarsi;
le piste realizzate fra i 1.000 ed i 1.500 m slm ne hanno 80 (dicesi ottanta);
– le piste realizzate sopra i 1.500 m slm ne hanno 110 (dicesi centodieci)
Semplice, andranno presto a catafascio!
PRESTO centodieci anni? Durante i quali si assisterebbe passivamente alla scomparsa della pista? Ma soprattutto, nel XXI secolo possiamo fare previsioni a 110 anni??
Qualcuno qua ha perso la cognizione del tempo e del buonsenso.
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13/01/2017 alle 16:05 #869787
Infatti, tu sei tra quelli. Leggi bene e rifletti su cosa c’è scritto..
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13/01/2017 alle 16:05 #870991
Infatti, tu sei tra quelli. Leggi bene e rifletti su cosa c’è scritto..
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14/01/2017 alle 17:35 #870992alkurtz wrote:
Domanda:
Ci sono interlocutori economici concreti per rilanciare il turismo legato all’outdoor?
O è tutta una idea fantastica di come sarebbe bello il mondo se……..?
È pensabile il vallone di Sea come una specie di aillefroide italiana?
Oppure è un altra utopia sentimentale?.
Risposta 1: NO
Risposta 2: SI
Risposta 3: No stando alle concezione di arrampicata predominante nel vallone
Risposta 4: SI, non c’è nulla di male però…
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14/01/2017 alle 21:15 #870993
…forse la miglior soluzione per l’economia delle valli sarebbe un bel traforo che collegasse il vallone con Balme e il pian della Mussa, strade migliorate alberghi ecc, ecc ,ecc uno splendido anello asfaltato e sterrato per l’enduro e il trial e il fuoristrada con jeep
verrebbe un mucchio di gente con famiglie , cani, merenderos a Pasquetta e così via.
Cosa importa se quattro scoppiati fissati dell’arrampicata non ci sarebbero più…tanto non spendono, non mangiano,non bevono, non….fanno le cose degli uomini tanto son magri…non servono e non rendono….meglio il turismo da riviera romagnola… unmucchio di belle figliole slave-brasiiane-thai…
meditate gente
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15/01/2017 alle 20:39 #870994
Grancarlin, sai che non hai tutti i torti 
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