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13/05/2018 alle 11:40 #837780
Recentemente, numerosi sci alpinisti hanno segnalato la presenza, sotto le solette degli sci, di un materiale appiccicoso che rende difficoltosa la discesa. Le segnalazioni hanno interessato la zona dalle Alpi Marittime alle Graie, gli Ecrins e la Vanoise, a quote comprese tra i 1500 e 2500 m.
Si ritorna a valle con le solette degli sci completamente ricoperte da una sostanza collosa, una sorta di materiale vischioso che impedisce agli sci di muoversi normalmente e che risulta difficile da eliminare, se non usando appositi solventi.
Questo fenomeno si era già verificato nel 2009; si erano fatti anche dibattiti, ma la certezza di cosa fosse non è mai stata determinata con precisione.
Erano state rilevate in tale deposito appiccicoso, componenti di origine vegetale in granuli pollinici, soprattutto di specie arboree provenienti dalle aree forestali limitrofe, con una dominanza di Larice (Pinus Larix) ed anche di pollini di altre specie vegetali (Fagus) e pure una discreta presenza di alghe (Cloroficee e Cianobatteri).
Probabilmente si tratta di un fenomeno naturale, il quale si verifica occasionalmente e solo in una particolare combinazione temporanea, in rapporto alle precipitazioni concomitanti con la ripresa vegetazionale, coerente con la stagione primaverile avanzata; non sarebbe avvenuto tale fenomeno se fosse già mancata la neve al suolo nel qual caso queste sostanze si sarebbero subito disperse sul terreno libero. L’eccezionale presenza di neve a quote relativamente basse in questa stagione ha portato pertanto alla rilevazione del fenomeno da parte di chi pratica lo scialpinismo.
Tale tipologia di polline ha andamento crescente ed il massimo stagionale si verifica in corrispondenza del mese di maggio.
Altre analisi facevano anche riferimento a composti chimici di ricaduta collegati a nebulizzazioni aeree contenenti gel di silicio o di qualche altro intruglio venefico diffuso con gli aerei, spesso combinati con gli spostamenti delle perturbazioni le quali muovono masse d’aria contenenti tra l’altro anche forti concentrazioni di polveri di origine naturale (sabbia del deserto).
Era stato evidenziato in quel materiale plastico/solido un elevato contenuto di carbonio organico disciolto, idrocarburi alifatici a catena lunga, idrocarburi policiclici aromatici, idrocarburi pesanti, IPA ed alcuni metalli pesanti, tra cui Zn, Cu, Mo, Cd, Sb, Pb e Bi; era stato riscontrato un moderato arricchimento rispetto alle concentrazioni medie crostali, indicando così che l’origine di questi elementi poteva essere, almeno parzialmente, anche antropica (residui di combustione).
Gli strati del manto nevoso avevano mostrato caratteristiche chimiche in linea con quelle tipiche delle Alpi dimostrando che la contaminazione aveva interessato saltuariamente anche alcune superfici dei vari strati interni originati dalle precipitazioni, spesso identificabili in rapporto alla coloritura della neve.
E’ possibile affermare che il fenomeno della “neve collosa” sia riconducibile alla deposizione su larga scala di residui di pollini e forse anche di combustione, questi ultimi simili per composizione chimica, tipici della fuliggine o del nerofumo; per questi ultimi l’origine, così come i relativi processi di trasporto e di deposizione, rimangono ancora da definire con certezza.
Comunque, in questo periodo, se succedono questi fenomeni, per avere solette senza problemi, lo scialpinista deve solo attuare questi accorgimenti, da farsi meglio se all’aperto:
– Se già rigate, pulirle con alcool o solvente leggero; tamponare accuratamente tutti i buchi con le apposite candelette (meglio quelle a filo, che aiutano a depositare solo il necessario senza spreco); regolarizzarle e lisciarle correttamente con un raschietto da falegname il quale poggia bene sulle lamine (si ricorda che il passaggio meccanico rotante effettuato presso i laboratori, dopo un po’ di volte consuma parecchio la soletta e obbliga poi alla necessaria ricostruzione della superficie, la quale non è più ottimale come il corpo originale).
– Prima di attaccare le pelli pulire bene le solette con alcool, lasciare asciugare e sciolinare a secco (non a caldo! e non con gli spray) con le apposite saponette rigide le quali esigono di premere un po’, ma che rilasciano solo un leggero strato che aderisce comunque bene (non usare quelle di pasta morbida, ma solo quelle per neve dura); regolarizzare e lucidare con il passaggio di uno straccio prima fatto roteare poi tirato solo più da punta a coda; in seguito si può applicare la pelle.
– Se la discesa nella parte alta è stata su neve dura che ha pulito la soletta, a metà strada applicare nuovamente la saponetta rigida.
In questo modo la sostanza resinosa difficilmente resta attaccata e giunti in fondo, una lavata nel torrente e lo sci è perfettamente pulito.
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05/05/2020 alle 22:01 #872885
Ciao. Capitato a me proprio oggi sul ventasuso, valle stura, accorgendomene soltanto arrivato all’auto. Mi chiedevo, per capire se si tratta di questo problema o se fosse un problema di pelli pur essendo nuove, questa colla come si presenta?
Marrone/grigia, appiccicosa e ostinata da rimuove?
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06/05/2020 alle 10:31 #872889
Ciao a tutti, si, si presenta esattamente come dici tu. Io aggiungo che ieri, in una gita scialpinistica al colle della Lausa nel vallone di Pontebernardo (rifugio Talarico – Prati del Vallone) nelle alpi marittime, si è manifestato lo stesso identico fenomeno descritto nei post precedenti.
Soletta degli sci con materiale colloso appiccicato e che rendeva molto difficile la progressione in discesa letteralmente frenando gli sci. Al rientro a casa ho raschiato il materiale dalla soletta e risultava morbido e appiccicoso tipo plastilina.
Ho provato a bruciarlo e, oltre ad essere moderatamente infiammabile, emanava anche odore di gomma/plastica bruciata. Dovessi esprimere un parere direi che di tratta di derivati del petrolio. Visto però il ripetersi del fenomeno e il potenziale estremamente dannoso della questione, mi sembra opportuno non lasciar di nuovo cadere la cosa… qualcuno ha qualche idea su come potrei procedere? ARPA?
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07/05/2020 alle 14:22 #872892
se qualcuno riuscisse a recuperare anche una minima quantità (3-5 grammi) di questo ‘deposito’ si potrebbe fare un’analisi spettrografica a infrarosso. giusto per capire di che genere di sostanza si tratta.
poi in base al risultato dell’infrarosso si potrà capire se vale la pena un’analisi più approfondita tipo Gas Cromatografia
a me ogni tanto succede che gli sci diventano ‘lenti’ e la neve comincia a fare zoccolo in discesa.
è successo a febbraio all’iverta in vda e due anni fa sulle orobie.
ma non avevo trovato depositi appiccicosi, sarcaz
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08/05/2020 alle 07:41 #872893
io ne avrei ben più di 5 grammi ma chi si occupa dell’analisi? -
08/05/2020 alle 07:43 #872894
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08/05/2020 alle 10:43 #872895
grazie Tini, non ero a conoscenza del documento (anche all’ARPA quando li ho sentiti per segnalare non mi hanno detto nulla). Però, quello da te riportato non spiega almeno un paio di cose: come fa il fenomeno a manifestarsi a quote ben più alte di quelle dove è presente vegetazione e, peggio, come mai il materiale appiccicoso, una volta bruciato, emana forte puzza di gomma? 🙄 -
09/10/2020 alle 22:10 #873107
ciao a tutti riprendo l’argomento per postare il link ad un interessante articolo che riporta uno studio fatto dall’Università di Torino (forse un po’ più seriamente rispetto all’ARPA) sul fenomeno della “neve collosa” … buona lettura https://issuu.com/aineva/docs/nv69_2https://issuu.com/aineva/docs/nv69_2” class=”bbcode_url”>
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