Forums › Gulliver › Gulliver.it › in ricordo di Matteo Campia – by Kanalin
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29/09/2009 alle 20:14 #835274
ricevo e pubblico … Caro Matteo,
mio papà Franco era del ’12 come te ma in quanto agli anni, beh, non ha avuto la stessa tua fortuna; se n’è andato, ricordi, nel ’71, una settimana prima di Natale. Pensa, a casa, in una fotografia dell’8 Dicembre, fermo sci ai piedi sulla strada per Sant’Anna di Vinadio, è con lo sguardo rivolto all’insù verso il Santuario, con due compagni a far la traccia davanti a lui. Quante volte avrete fatto quella gita ad inizio stagione! Per lui era l’ultima, sembrava se lo sentisse; chissà, forse quel giorno c’eri anche tu.
Avevo diciott’anni, mio fratellino otto; tutti e due sulle spalle di mamma; povera mamma…Quasi manco me ne accorsi tutto preso dal mio mondo di allora; Sivori e Pelé, Mazzola e Rivera, che lui non poteva vedere. In montagna dicevate che era un po’ burbero, scontroso, un po’ come in casa; la mamma ricorda oggi che papà diceva sempre no, ma io non ero un bimbo facile…
Però, le sere di cinquant’anni fa, senza ‘tivù’ e le diavolerie elettroniche di oggi (che fortuna!!)…”Papà, mi racconti la storia?”. E lui, fra quelle di guerra, della cattura operata dai tedeschi in Albania dopo l’8 Settembre ’43, poi i ‘lager’ in Polonia e Germania e la tragedia del ‘Grande Torino’, mi raccontava di te, delle vostre avventure sci ai piedi dal centro di Limone su su fino in cima alla ‘Pepino’, in bici da Cuneo (!), con la ferrovia fatta saltare dai tedeschi in fuga…E poi la storia del ‘randiere’ di Sant’Anna di Vinadio che la sera del 1 Gennaio del ’38 fece suonar le campane per indicarvi la retta via, voi quattro con Riccardo Nervo e Giovanni Mina al Col della Lombarda, partiti da Terme di Valdieri per la Bassa del Druos…che tu raggiungesti sci in spalla perché ti si erano rotte le pelli di foca! Ma quel ’briccone’ di mio papà, come dici tu, si guardava ben bene dal raccontarmi l’altra metà della storia, quella della pila nascosta in fondo al suo zaino e l’arrivo a Sant’Anna grazie praticamente al solo suono delle campane (benedette…).
“Adesso basta Bruno, devi fare la nanna, c’hai la scuola domani!”. Basta? Di quella proprio, non ne avevo mai, io…Le sere passavano…”Papà, mi racconti la storia?” — “Ancora, ma se la sai già a memoria!” — “Una nuova, ti prego…”.
“Franco, con chi vai in montagna, domani?”- domandava la mamma in apprensione – “C’è Campia, Nervo…”. Poi una telefonata: “Matteo, doman butoma la ‘Som, giauna o la ‘Som’ rossa…”. Chissà che cavolo era mai ‘sta ‘Som’…Insieme alla ‘Soldà’ (quella di Gino), erano le mitiche alchimie di quei tempi per scivolar meglio sulla neve ma venni a saperlo molto tempo più tardi, quando papà ormai non c’era più e la ‘febbre’ del pallone si stava spostando in fretta sullo sci-alpinismo.
Gli sci di papà appoggiati al muro in cucina il sabato sera, pronti per la gita; le pelli di foca agganciate ai ‘trema’ della soletta, gli attacchi ‘Kandahar’ con tiranti a molla, ganasce e cinghie in cuoio a tener fermi maldestri scarponi a lacci; i vostri nomi con Ellena, il Professor Boella, Follis, Bottari, Segre e Cavaglion si spartiscono da sempre i miei ricordi con le magie di Sivori e di Pelé, di Mazzola e di Rivera ed i sogni di un bimbo…
Vennero gli anni della ‘San Tarcisio’ alla Parrocchia del ‘Cuore Immacolato di Maria’ a Cuneo: “Campia gioca con noi!”. Tutti volevano Giorgio che si dannava l’anima a correr dietro ad un pallone di plastica fatto a ‘pera’, sul campo zeppo di sassi e mattoni di una chiesa in costruzione. Già, quel nome, Campia…un po’ come il ‘Manzoniano’…”Carneade, chi era costui…”, mi risuonava nella mente ma senza collegare, tutto preso dal ‘football’, che il papà eri proprio tu, compagno del mio in montagna.
Ti ricordi Matteo quella sera di fine Maggio del ’91 in sede C.A.I. a Cuneo; qualcuno mi disse: “Chiedi a Campia, è in sala biblioteca; lui ci è salito per primo con Riccardo Nervo”. Fu quella l’unica volta che ci incontrammo e ti chiesi come poteva essere la neve sulla ‘nord’ del ‘Lausetto’, in Valle Gesso fra Valdieri ed Entracque. Mi ero messo in testa di fare la prima discesa in sci e cercavo lumi. Mi guardasti come, suppongo, F. Mummery guardò quel giornalista che gli chiedeva perché saliva sulle montagne e si sentì rispondere con quelle parole passate alla storia: “Perché son là!”. E tu: “Ma Terzolo, la neve è come è!”. Tutto subito pensai: “Ma costui mi prende in giro…”. Il tempo della discesa e mi resi conto quanto banale e stupida era stata la mia domanda, proprio come quella del giornalista. Potevo ben chiederti qualcos’altro visto che proprio alle prime armi, sugli sci, non ero ed un po’ di vergogna, oggi mi rimane ancora.
Quanta saggezza ed amore per la montagna in quella tua risposta: “La neve è come è!”; riposa in pace caro Matteo.
Kanalin
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30/09/2009 alle 13:12 #845101
Ciao Kanalin, grazie per questo ricordo, abbiamo bisogno di fermare con le parole la memoria dei nostri giorni passati. Di disintossicarci dai bla-bla di questo tempo. la neve è come è!
Triste, come ormai la nostra nostra comune passione.
Un abbraccio.
Enzo
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