Forums Gulliver I problemi i miei complimenti…

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    • #836650
    • #863159

      Fa riflettere, quanti comportamenti sono da cambiare!!

    • #863312

      se e’ per quello si puo’ morire anche facendo l’avvicinamento in auto. non ti sembra di essere un po’ allarmista ?

    • #863315

      Geppy wrote:

      http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=41033


      si bello l’articolo di bonfanti…c’è poco da aggiungere….salvo il fatto che la sicurezza e la libertà sono concetti molto personali…….

      difficile…………………

    • #863341

      Articolo che è uscito a ridosso di un grave e drammatico incidente

      a seguito del quale era stato richiesto silenzio e sobrietà…

      mentre nell’articolo viene lesinata una lunga accozzaglia di banalità

      e luoghi comuni, sicuramente da parte dell’autore poteva essere evitato !

    • #863342

      Bonsai ha scritto “Articolo che è uscito a ridosso di un grave e drammatico incidente

      a seguito del quale era stato richiesto silenzio e sobrietà…

      mentre nell’articolo viene lesinata una lunga accozzaglia di banalità

      e luoghi comuni, sicuramente da parte dell’autore poteva essere evitato !”.

      Mah! Personalmente ritengo che l’articolo sia quanto mai sobrio e che analizzi, senza banalità e luoghi comuni, molti degli aspetti legati all’alpinismo ed all’arrampicata.

      Poi, è chiaro, uno è liberissimo di lanciarsi a testa bassa, ovviamente senza caschetto, contro un FrecciaRossa! Ovvero che la libertà individuale, anche nell’andare in montagna e a condizione di non mettere in pericolo altre persone, deve rimanere un diritto inviolabile.

      Però, caro Bonsai, ti domando una cosa: a quanti funerali di amici morti in montagna sei dovuto andare? Io, personalmente, a troppi.

    • #863361

      straquoto l’articolo di Elio.

    • #863362

      Un articolo senza infamia e senza lode. Tante banalita’ a condire dei concetti comunque condivisibili.

      c

    • #863364

      gianmario55 wrote:

      Bonsai ha scritto “Articolo che è uscito a ridosso di un grave e drammatico incidente

      a seguito del quale era stato richiesto silenzio e sobrietà…

      mentre nell’articolo viene lesinata una lunga accozzaglia di banalità

      e luoghi comuni, sicuramente da parte dell’autore poteva essere evitato !”.

      Mah! Personalmente ritengo che l’articolo sia quanto mai sobrio e che analizzi, senza banalità e luoghi comuni, molti degli aspetti legati all’alpinismo ed all’arrampicata.

      Poi, è chiaro, uno è liberissimo di lanciarsi a testa bassa, ovviamente senza caschetto, contro un FrecciaRossa! Ovvero che la libertà individuale, anche nell’andare in montagna e a condizione di non mettere in pericolo altre persone, deve rimanere un diritto inviolabile.

      Però, caro Bonsai, ti domando una cosa: a quanti funerali di amici morti in montagna sei dovuto andare? Io, personalmente, a troppi.

      Ciao gianmario55, mi domandi a quanti funerali ho dovuto andare proseguendo in questo modo l’elenco dei luoghi comuni sopracitati…

      Più o meno negli stessi giorni è uscito quest’articolo :

      http://www.up-climbing.com/it/news/falesia/dovere-di-cronaca-o-diritto-al-silenzio-

      puoi liberamente confrontare la sobrietà e l’analisi nel commentare il drammatico evento di quei giorni rispetto all’articolo di apertura del post…

      Personalmente trovo erroneo e fuorviante considerare l’alpinismo, l’arrampicata e l’attività di falesia un unico calderone dove le considerazioni sugli aspetti tecnici o della sicurezza si appiattiscono in un “tutt’unico” che nella realtà non esiste; trovo singolare l’impostazione prima generica di un articolo

      sul “come si andava in montagna e sul come si dovrebbe oggi” con un improvvisa sterzata che chiama in causa direttamente un ragazzo morto pochi giorni prima, argomentando in maniera un po’ frivola un tema invece serio e drammatico come la donazione di organi.

      Certo, restiamo sempre nel campo del ” secondo me” e del “personalmente ritengo” : quando ho letto l’articolo che nel post viene elogiato mi sono parecchio irritato e quindi ho scritto le mie impressioni.

      Nello specifico ritengo invece che sia sbagliato indicare l’utilizzo della longe nel manovrare alle soste mentre si svolge attività di falesia e credo sia sbagliato a maggior ragione indicarlo su una testata-web di diffusione nazionale; ritengo che sia sbagliato indicare come fondamentale per la sicurezza dell’individuo l’utilizzo del casco in falesia quando qualsiasi frequentatore dell’ambiente sa che in falesia il casco non si utilizza, credo sia sbagliato a maggior ragione se indicato su una testata-web di diffusione nazionale; ritengo sia fondamentalmente sbagliato non accennare minimamente alle differenze tra le varie discipline dell’attività in montagna ( che poi oggigiorno l’arrampicata si svolge anche e molto a livello del mare, delle campagne e nelle palestre ) quando si discute di sicurezza per il semplice fatto che spesso, ma non necessariamente, le attività sono accomunate dall’ausilio di una corda.

    • #863365

      Ciao Bonsai.

      Devo ammettere che alcune delle tue osservazioni sono condivisibili, ad esempio quando affermi che nell’articolo di Bonfanti alpinismo, arrampicata e falesia sono inserite in un unico calderone e questo potrebbe ingenerare confusione, in termini di rischi e sicurezza, soprattutto tra i profani o i meno esperti. Però ritengo anche che questo sia stato originato dalla necessità di condensare il tutto in un unico articolo.

      C’è però in particolare una cosa che non condivido del tuo scritto. Perché sarebbe sbagliato indicare come fondamentale per la sicurezza l’utilizzo del casco anche in falesia? Il fatto che la stragrande maggioranza dei frequentatori non utilizzi il casco in falesia non significa affatto che sia un comportamento corretto. Quali possono essere le conseguenze di una caduta anche da pochi metri, se vai a sbattere la testa? E se sono alla base di un monotiro ed a qualcuno che arrampica sul tiro a fianco sfugge un moschettone e questo mi centra? Qualche anno fa uno mi è passato a non più di 10 cm!!

      Insomma la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo (altro luogo comune). Perché allora non ridurre al minimo il rischio di danni, a volte anche irreparabili? Poi, ribadisco, la libertà individuale prima di tutto.

      Per quanto riferito ai funerali non so, a te potrà anche sembrare un luogo comune ma, essendo stati TRE in otto mesi, io ne uscii piuttosto provato.

      Un caro saluto e buone gite a tutti.

    • #863366

      La sensibilità di fronte alla morte, e alle troppe morti in montagna, è differente in ognuno di noi.

      Anch’io ho partecipato a troppi funerali in vita mia e spesso mi sono chiesto se fosse preferibile il silenzio o una disanima dell’accaduto per evitare altri incidenti e altri funerali.

      Non condivido, il giudizio di non dover mai parlare dell’accaduto quasi si volesse profanare il ricordo di chi è scomparso, ma senza voler entrare nel merito di questa discussione, troppo legata a sensibilità ed emotività individuali, quello che mi pare grave è, in qualche modo, usare la leva di questo argomento per arrivare a propugnare la “non utilità” o meglio il “non dover sostenere” l’uso del casco (o di altre protezioni).

      Padrone chi vuole di non metterselo, ma proprio per averne viste tante, in parete ma anche in falesia, io il casco lo uso eccome. Se poi gli altri non lo mettono in falesia “perchè nessuno lo mette” l’argomento mi pare deboluccio.

      Anni fa, del resto, erano in tanti a sostenere che in moto il casco non si dovesse mettere perchè toglieva la sensazione del “vento nei capelli”. L’argomentazione mi pare avesse lo stesso spessore, tant’è che oggi nessuno si sognerebbe più di sostenerla.

      Quindi, anche se non c’è una legge che obblighi a farlo, è bene invece dire che il casco va sempre usato, in falesia, in bici e in generale dove ci sia un qualunque rischio. Provate a parlarne con chi lavori in un ospedale e fatevi raccontare qualche aneddoto. Cambierete idea.

      Orrore : da alcuni anni lo suo anche nelle semplici gite sci-alpinistiche. Anche qui, come in falesia, nessuno lo usa. Anzi, quest’inverno un arzillo vecchietto dopo avermi incrociato mi ha chiesto ironicamente chi mi credessi di essere col quell’affare in testa che lui mai avrebbe indossato… Ma siccome la testa è mia, e ne ho una sola, la proteggo come meglio credo. E consiglio agli altri di fare altrettanto.

      Buone gite !

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