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24/08/2018 alle 08:31 #837813
L’argomento non è semplice. Per lo più siamo portati a pensare a chi ci circonda con fastidio. Spesso solamente un respiro profondo ci concilia con i bipedi che non siamo noi: dalla moglie ai figli, talvolta anche l’amante. Siamo indulgenti con noi stessi e supersensibili ai torti che riceviamo: è normale. Questa insofferenza che è una piccola ferita dell’anima molti la suturano guardando lontano.
Su un mezzo in movimento se tu guardi lontano non hai la percezione reale della velocità alla quale stai andando, così, se stai facendo una corsa, sei più veloce. Così è per gli altri, la gente e il prossimo. Se tu ti prendi a cuore i “poveri” “i proletari” “gli immigrati”, categorie astratte, puoi tranquillamente fare esercizi di umanità senza comprometterti troppo umanamente: ti indigni sui forum, con il governo, con il sistema, con il capitalismo, insomma con qualcosa di irreale che rischia di rendere irreale anche la tua “umanità”. Insomma il prossimo è sempre il vicino del tuo vicino.
Nella realtà ci sono Gli altri, La gente. E ci sei anche tu. Questo crea un poco di sgomento perché avendoli mediamente tutti in uggia ad un certo punto non riesci a capire come mai “siamo ridotti così male”. Un destino crudele ti ha fatto cadere su questa terra.
Però non pensi minimamente di sopprimerti. Soprattutto non pensi che dovresti essere felice perché tra le molteplici e infinite possibilità di essere dell’umano tu sei fortunato che quell’essere abbietto e maleducato non sei tu. Però avresti potuto esserlo: pensa, tu che adesso vivi nella tua perfezione morale etica umanitaria avresti potuto essere lui: l’incarnazione di un essere maledetto.
Ecco, se nella tua mente questo pensiero attecchisce, la prima conseguenza è che inizi ad essere un poco più indulgente con la gente.
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