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    • #837730

      Stamattina parlavo di gite con un amico torinese, il quale mi raccontava che recentemente, con i suoi soliti compagni con cui esce spesso, si sono spesso fatti mediamente 2 ore e più di auto per raggiungere le più lontane vallate cuneesi oppure sono saliti al Monginevro per scendere poi verso Gap e farsi una gitarola di 800-1.000 metri.

      Mi diceva che un pensiero dubbioso sull’orientamento di queste scelte ritenute inconsciamente indifferibili, come uniche ed assolute garanzie di tranquillità, sicurezza e certezza, intese verso il tutto perfettamente confezionato, a costo comunque di levatacce mattutine, oltre al consumo eccessivo di carburante per i tanti km. ed al conseguente inquinamento che tale spostamento crea all’ambiente, se lo era posto.

      Mi diceva: seguo i compagni, così non mi pongo problemi, però dipendo da loro e non realizzo niente di mio.

      Avevamo la vista verso le Valli di Lanzo, raggiungibili in mezzora da Torino, tra l’altro inquinando poco e gli indicavo tutta la costiera dal Soglio a salire verso L’Angiolino, la Vaccarezza, La Rossa e oltre, le quali apparivano dai 1.500 tutte con un manto perfetto, solo da percorrere sulle loro belle dorsali, magari ripellando per chi ha la birra per fare più dislivello; mi ha risposto: purtroppo se non sono pubblicate su gulliver, nessuno si prende più la briga di andarle a trovare ed a scoprirle; succede sempre più spesso che ci troviamo tutti in massa sulla stessa punta come ci fossimo dati appuntamento per una sagra paesana.

      Domanda: ma questo è il vero scialpinismo?

    • #870789

      Giustissimo quello che tu dici.

      Cosa applicabile non solo allo scialpinismo ma anche all’escursionismo, alle racchette da neve, all’alpinismo….

      Conosco un gruppo che, per salire delle ferratine, non esita a farsi duecento chilometri, in Liguria o in Lombardia.

      Un conto è se vai in una zona che non conosci e giri tutto il girabile per una settimana, un altro se lo fai in giornata con un bel contributo all’inquinamento e allo stress non disgiunto, non dimentichiamolo, da un bel salasso al portafoglio.

      Da qualche anno mi sono posto dei confini per le gite in giornata. A nord la Valchiusella e la zona della Serra, a sud la val Po. In quest’arco ci sono centinaia di mete splendide, di tutte le difficoltà e lunghezze. Dopo più di quarant’anni di montagna riesco ancora a trovare posti dove non sono mai stato.

      Non penso comunque che conti molto “l’effetto Gulliver” nelle scelte, perchè vi sono descritte anche tante mete vicine.

      Però vuoi mettere il raccontare di aver fatto che so, pesco a caso nelle ultime gite non me ne voglia il relatore, il Galehorn da Engiloch, in confronto a chi ha fatto ad esempio la Cima Chiavesso da Cornetti ?

      Come si dice qui “A l’è tut n’autr pisé!”

    • #870790

      Ciao.

      Io abito, purtroppo, ad almeno 2 ore e mezza da tutto: VdA, alpi piemontesi, Sempione ecc…

      DEVO fare levatacce, inquinare e spendere.

      Non vogliatemene…

    • #870791

      Io ho deciso da tempo di non uscire dalla provincia di Cuneo per le mie attività montane e probabilmente in tutta la mia vita non vedró mai tutti gli angoli di questo pezzettino di mondo!

      Mi sono riservato peró dei jolly, quali Bianco, Rosa, Cervino, Etna, ma in questi casi mi piacerebbe dedicare almeno una settimana ciascuno.

      g4b0

    • #870792

      mountain wrote:


      Stamattina parlavo di gite con un amico torinese, il quale mi raccontava che recentemente, con i suoi soliti compagni con cui esce spesso, si sono spesso fatti mediamente 2 ore e più di auto per raggiungere le più lontane vallate cuneesi oppure sono saliti al Monginevro per scendere poi verso Gap e farsi una gitarola di 800-1.000 metri.

      Mi diceva che un pensiero dubbioso sull’orientamento di queste scelte ritenute inconsciamente indifferibili, come uniche ed assolute garanzie di tranquillità, sicurezza e certezza, intese verso il tutto perfettamente confezionato, a costo comunque di levatacce mattutine, oltre al consumo eccessivo di carburante per i tanti km. ed al conseguente inquinamento che tale spostamento crea all’ambiente, se lo era posto.

      Mi diceva: seguo i compagni, così non mi pongo problemi, però dipendo da loro e non realizzo niente di mio.

      Avevamo la vista verso le Valli di Lanzo, raggiungibili in mezzora da Torino, tra l’altro inquinando poco e gli indicavo tutta la costiera dal Soglio a salire verso L’Angiolino, la Vaccarezza, La Rossa e oltre, le quali apparivano dai 1.500 tutte con un manto perfetto, solo da percorrere sulle loro belle dorsali, magari ripellando per chi ha la birra per fare più dislivello; mi ha risposto: purtroppo se non sono pubblicate su gulliver, nessuno si prende più la briga di andarle a trovare ed a scoprirle; succede sempre più spesso che ci troviamo tutti in massa sulla stessa punta come ci fossimo dati appuntamento per una sagra paesana.

      Domanda: ma questo è il vero scialpinismo?

      Io invece faccio scialpinismo da poco e non ho, come spesso ventilato ai quattro venti da qualcuno, tutto questo sapere e/o presunzione sulla “lettura” della neve , sulla corretta valutazione della stabilità dei pendii, per cui mi accontento di fare ciò che viene relazionato da altri( su Gulliver o su altri siti) facendo le giuste “tare” sui relatori e, se posso, faccio la gita in settimana magari in compagnia di chi ne sa più di me.

      Se le condizioni non sono il massimo in termini di sicurezza o qualità della neve non disdegno di stare in zona impianti, caro Mountain, mi sembra che anche tu ultimamente una capatina in questi abberranti siti l’abbia fatta…………….

      Faccio le gite che fan tutti?

      Pazienza, con il tempo mi farò l’esperienza, per adesso quello che conta è che riesca a divertirmi in ciò che faccio e con chi lo faccio.

      Sarà vero scialpinismo?

      Non lo so e non mi pongo questo immenso problema, leggo con ammirazione ( non invidia) chi fa gite di tutt’altro spessore nella speranza, un giorno, di poterle fare anch’io per potermi definire “scialpinista” e cerco di imparare il più possibile vedendo e ascoltando i più esperti, tralasciando chi a tutti i costi si erge a maestro indiscusso.

    • #870793

      chi non vuole essere informato e vuole fare le sue attività senza l’ imbeccata di nessuno (quindi attività con la a maiuscola :D ) è liberissimo, facilefacile: invece di fare le pulci su come chiamare le attività altrui… 🙄 può semplicemente evitare di sbirciare tra le relazioni postate ;)

      inoltre, secondo me, è più che mai importante cercare di usare il meno possibile l’ auto e un sito come gulliver non sarà tutto, ma aiuta, anche in questo senso

      buone gite e pace a tutti, maiuscoli e minuscoli

    • #870794

      annagarelli wrote:


      inoltre, secondo me, è più che mai importante cercare di usare il meno possibile l’ auto e un sito come gulliver non sarà tutto, ma aiuta, anche in questo senso


      Anna, (e Renato) il problema evidenziato da Mountain era proprio quello.

      Se sia il caso di fare 300 km per effettuare una gita, mentre a portata di mano ci sono un’infinità di mete splendide, ma poco “sponsorizzate” dai gulliveriani .

    • #870795

      L’inverno passato, nel corso di una salita mattutina al Col Serena, ho conosciuto un signore che arrivava da Piacenza ed era partito da casa alle 3.30. Mi è venuto spontaneo fargli i complimenti per la voglia e l’impegno, considerando che io ho il Serena appena fuori l’uscio di casa.

    • #870796

      Massì, io l’anno scorso sul Rocciamelone ho incrociato un gruppetto che era partito da Genova, mi pare. Andavano e tornavano in giornata.

      Ma la domanda è :” Ha un senso la cosa?” Capisco che a volte non hai la possibilità di disporre di qualche giorno libero, e che bene o male il Rocciamelone è una meta conosciuta e forse ambita.

      Ma sciropparsi quasi 500 km in un giorno, svegliandosi alle 3, spendendo una cifra e tornando stanchi morti , il tutto per salire un facilissimo tremila tutto su sentiero, senza la minima difficoltà, merita?

      Mah…per me no

    • #870797

      Io una volta sono partito il sabato sera da casa, ho guidato per 400km fino ad alfroide. Il giorno dopo avrei dovuto fare una via ma subito dopo aver montato la tenda mi sono accorto di aver dimenticato una mezza corda. Allora ho smontato la tenda; sono montato in macchina; ho acceso il motore e ho guidato per 450km fino a casa. D’ altronde la sicurezza viene prima di tutto. Però ho l’ auto a metano.

      Anche se a dire il vero un po’ di km li ho dovuti fare a benzina perché i metani sono chiusi di notte.

      A volte la meta è il viaggio.

    • #870798

      Caro Mountain,

      ti rispondo qui, velocemente, poi ne riparleremo in piola, io credo che la tua domanda debba essere un’altra:

      questo è ancora il “mio” sci alpinismo?

      Dove nel” mio” mi ci metto anche io e credo molti altri.

      La risposta è No!

      Non è ne migliore, ne peggiore, semplicemente diverso, un’altra cosa.

      Gulliver sta andando in questa nuova direzione, in cui fatichiamo a ritrovarci, molti se ne sono andati e non postano più, altri si limitano all’essenziale. Sarebbe ora di interrogarci, sarebbe anche ora di mettere da parte le divisioni tra bravi e sfigati, maestri ed allievi, ecologisti e sgasatori ecc…ragionare un po meno in termini di “io” e aumentare il “noi”.

      Non è dove andiamo o quanti Km facciamo…è come lo facciamo, perchè lo facciamo e cosa troviamo là dove andiamo.

      Ognuno ha le sue risposte, anche i genovesi sul Rocciamelone.

    • #870799

      Kowalski wrote:


      Sarebbe ora di interrogarci, sarebbe anche ora di mettere da parte le divisioni tra bravi e sfigati, maestri ed allievi, ecologisti e sgasatori ecc…ragionare un po meno in termini di “io” e aumentare il “noi”.

      Non è dove andiamo o quanti Km facciamo…è come lo facciamo, perchè lo facciamo e cosa troviamo là dove andiamo.

      Ognuno ha le sue risposte, anche i genovesi sul Rocciamelone.

      Condivido.

      Qui le questioni sollevate sono due: 1) il seguire gli altri per scarsa fantasia/inventiva/tempo per organizzare una gita oppure per scarsa voglia/capacità di rischiare di andare in posti nuovi (per nuovi intendo non recensiti su Gulliver, e per rischio non intendo solo la sicurezza ma anche la qualità della neve che si potrebbe trovare); 2) l’essere disposti a fare anche tanto spostamento per una gita.

      Intanto lo spostamento può essere legato alla questione 1) come al fatto di vedere semplicemente posti nuovi. E’ un peccato questo? Non credo…

      Comunque, io penso che non siamo tutti uguali. E chi la fa diversamente da ciascuno di noi non è meno furbo/intelligente/capace solo perchè fa diversamente. A qualcuno piace vedere posti nuovi e non si fa cruccio se non ha info recenti/dettagliate sulle condizioni, ad altri manca questo “spirito d’avventura”. E allora?

      E siamo ancora liberi di muoverci e se ce la sentiamo non vedo il problema. Per chi è abituato a farlo non lo è di certo. E non è sicuramente questo muoverci che contribuisce all’aumento del riscaldamento globale della Terra (guardiamo i termometri del ns uffici e delle ns case in inverno prima di pensare ai km fatti non le ns auto…).

      Io vivo in una piccola valle torinese, ma a differenza di molti valligiani di questa ed altre valli, ho sempre avuto uno spirito esplorativo e mediamente 1,5-2h di auto e 100-200 km A/R per spostarmi altrove per fare le mie gite le/li faccio. Sono meglio/peggio di altri? Non lo so… ma per me ha un senso. E non mi sento di contribuire all’inquinamento globale più della media della popolazione mondiale (ho un’auto che consuma poco, controllo i fumi dello scarico, uso lo start&stop, in casa non tengo 22°C…)

      Voglio vedere posti nuovi, la minestra riscaldata dei soliti posti va bene quando le condizioni non consentono di fare diversamente. A voi giudicare, se non vi ritrovate e volete/credete di farlo.

      Io comprendo i genovesi sul Rocciamelone, meno chi è scioccato di questa cosa…

    • #870800

      da mario-mont » mar 16 gen 2018 , 10:48 pm

      Massì, io l’anno scorso sul Rocciamelone ho incrociato un gruppetto che era partito da Genova, mi pare. Andavano e tornavano in giornata.

      Ma la domanda è :” Ha un senso la cosa?” Capisco che a volte non hai la possibilità di disporre di qualche giorno libero, e che bene o male il Rocciamelone è una meta conosciuta e forse ambita.

      Ma sciropparsi quasi 500 km in un giorno, svegliandosi alle 3, spendendo una cifra e tornando stanchi morti , il tutto per salire un facilissimo tremila tutto su sentiero, senza la minima difficoltà, merita?

      Mah…per me no

      Per me invece sì ! E l’ho fatto , alcuni anni fa ! Parrà strano ma per me era una meta molto ambita , per ragioni sentimentali . E’ stata l’unica “pazzia” che ho fatto ( da solo ) nella mia breve carriera escursionistica . Ma non escludo di farne altre , anche se , da buon Genovese , non vorrei spendere troppe “palanche ” … :mrgreen:

    • #870801

      Grazie Enzo.

      Hai centrato perfettamente lo spirito conduttore dell’argomento oggetto delle considerazioni.

      Dai! Ci sentiamo a breve per programmare qualcosa del “nostro scialpinismo”.

      Saluti.

    • #870802

      Per me ha senso fare un lungo viaggio in auto anche da solo (è successo più di una volta) se la meta mi interessa, sia estiva che invernale/primaverile. Dopo 43 anni di montagna posso ritenermi soddisfatto per aver visionato l’intero arco alpino, tranne le Carniche alle quali sto facendo un pensierino proprio per colmare questa lacuna. Penso che un appassionato di montagna non debba imporsi dei limiti geografici per le sue gite altrimenti non conoscerà mai i molteplici aspetti che il territorio montano mostra, anche solo della valle adiacente. Mi piace saltare dal torinese alla VdA, dal cuneese al brianconnaise e al Queyras. Ogni tanto scendo in Liguria oppure vado nel lecchese, sempre in giornata. Durante le vacanze estive mi sono spostato decisamente a est oppure al centro e sud Italia. Queste ultime zone per la verità, sono state visionate ultimamente alcuni anni fa ma, proprio di questi giorni è l’idea di scialpinismo alla Maiella a breve. Di un mio gruppo scialpinistico, fa parte una bravissima signora non più giovanissima abitante a Genova. Si unisce a noi di Torino una gita si e una no, sia nel torinese/Francia che in VdA oltre naturalmente al cuneese, partendo da sola e quasi sempre in giornata. Il suo concittadino che è venuto per il Rocciamelone ha la mia stima più di quanto non la possano avere coloro che non si schiodano dalle loro valli, magari le canavesane senza andare neanche una volta in VdA oppure nelle Lanzo.

    • #870803

      Ma la domanda che mi sorge spontanea è: ma perché ognuno non pensa ai scialpinismi suoi? ;)

    • #870804

      teo wrote:


      Ma la domanda che mi sorge spontanea è: ma perché ognuno non pensa ai scialpinismi suoi? ;)

      Perché siamo muntagnin con il computer, che da burberi solitari quali eravamo una volta abbiamo l’occasione di dire la nostra al mondo! :mrgreen:

      A me ad esempio stanno antipatici i Torinesi che suonano il clacson ad ogni tornante, finalmente ho trovato un posto dove fare outing 😆

      E dai, buttiamola sul ridere, chissenefrega di quello che fanno gli altri!

    • #870805

      E vabbè… mi sono dato solo una semplice regola, che non sempre riesco rispettare:

      Le ore passate in auto devono essere inferiori a quelle passate sulla montagna. STOP.

      Questo secondo me è un modo per capire se i km valgono la pena… poi a ognuno il suo…

      g ;)

    • #870806

      giuliof wrote:


      E vabbè… mi sono dato solo una semplice regola, che non sempre riesco rispettare:

      Le ore passate in auto devono essere inferiori a quelle passate sulla montagna. STOP.

      Questo secondo me è un modo per capire se i km valgono la pena… poi a ognuno il suo…


      Un buon criterio che seguo parecchio anch’io, al contrario del gruppo che citavo ieri, che per fare una ferratina da due o tre ore se ne sciroppa cinque o sei di auto.

      Però vedo che a parecchi il fatto di viaggiare in auto non disturba. A dire la verità un po’ sono invidioso, perchè possono fare gite che a me magari piacerebbero anche, una volta ogni tanto, ma che sicuramente scarterei per la distanza.

      Accontentiamoci delle nostre vicine montagne.

    • #870807

      Caro Mario, avresti dovuto scrivere “mi accontento” e non “accontentiamoci”.

    • #870808

      Era rivolto a tutti quelli che la pensano come me, naturalmente.

      Per gli altri…buon viaggio !

    • #870809

      Io,sinceramente, in linea generale non mi creo tanti problemi.

      Se la gita (per me) vale il viaggio non c’è problema, ovviamente parlo di “cose fattibili” in giornata quindi Piemonte,val d’Aosta e Liguria e se l’avvicinamento non è eterno.

      Per cose più articolate mi organizzo 2 giorni se possibile.

      Per quanto riguarda l’uso di Gulliver io non ridurrei tutto a “mi piace la pappa pronta”, credo ci siano un’infinità di situazioni che portino a fare determinate scelte, chi ha poco tempo, chi lavora, chi ha la moglie :D , chi non è a posto fisicamente,chi è poco allenato ecc ecc ecc. ecc. per cui stare a sindacare mi sembra inutile.

      Per quanto riguarda l’uso di Gulliver, beh ! , a me sembra una risorsa incredibile e cerco di partecipare il più possibile per dare info utili visto ne prendo sempre, certo molti lo usano tipo blog raccontando la rava e fava :mrgreen: senza dare alcun contributo utile ma basta “leggere quello che serve” e via

    • #870810

      Credo che le montagne intorno a torino e quelle di tutto il nostro arco alpino, regalano posti per attività di montagna di una bellezza unica e di tutte le difficoltà, bisogna solo imparare a conoscere i posti o aver voglia di cercarli. Molto spesso come qualcuno ha già detto basta fare pochi km dalla città per trovare bellissime valli nascoste. Con le ultime gite di sci alp che ho fatto ho scoperto dei posti incredibili e inaspettatamente selvaggi . Pur avendo fatto pochissime gite di sci alpinismo e solo qualcosina di alta montagna la cima Chiavesso da Cornetti lo ritengo un posto assurdo, e chi fa gite di sci alpinismo (bravi sciatori) abitando a Torino non può non aver fatto prima di essere andato a fare il Galehorn dove pare si piscia molto bene dalla cima. E come dire che io abitando a Torino non sono mai andato a scalare in Piantonetto ma sono andato in Verdon. Tutto si può fare ma è un peccato, uno perché se ci sono posti belli più vicino prima vado in quelli e poi dopo man mano la ricerca si allarga, due perché in effetti noi che andiamo in montagna inquiniamo più di chi la domenica va al Mac Donald, e quindi prima di pisciare lungo che sporco dappertutto peggiorando anche l ambiente, piscio corto e magari inquino meno e mi diverto pure scoprendo posti nuovi

    • #870812

      “vero scialpismo….”

      Nel nostro piccolo mondo – quello dell’outdoor montano – c’è un abuso di concetti presi a prestito da discorsi che poco hanno a che fare con la solita misurazione di risorse inguinali che caratterizza le diverse pratiche cui ci dedichiamo.

      Vero è che le risorse semantiche per descrivere il reale sono limitate, ma scomodare “verità” in questo caso, o “etica” in altri mi è sempre parso eccessivo.

      Come qualcuno ha accennato, al posto di “vero” si potrebbe dire “quello che piace a me”.

      Però c’è come un bisogno in fondo all’animo umano ed è quello della gratificazione, del riconoscimento: se tutti fanno quello che pare a loro e lo chiamano scialpinismo o alpinismo, come è possibile un confronto? come è possibile riconoscermi un merito a me che faccio 1500 d+ con gli scarponi di ghisa? Se non ci sono regole non c’è confronto possibile: e senza confronto non c’è merito e le piume del pavone stanno riposte nello zaino.

    • #870814

      mario-mont wrote:


      Però vuoi mettere il raccontare di aver fatto che so, pesco a caso nelle ultime gite non me ne voglia il relatore, il Galehorn da Engiloch, in confronto a chi ha fatto ad esempio la Cima Chiavesso da Cornetti ?

      Come si dice qui “A l’è tut n’autr pisé!”

      Ma perché dovrei fare un’ora in macchina in più per andare alla Chiavesso da Cornetti rispetto al Galehorn da Engiloch?

      🙄

      Le tue gite entro quanti km di auto vengono fatte?

      entro quanti km scatta l’indignazione?

      chi non abita in montagna non ha diritto di fare scialpinismo perché qualcuno demonizza l’uso dell’auto?

    • #870816

      silverrain wrote:

      Ma perché dovrei fare un’ora in macchina in più per andare alla Chiavesso da Cornetti rispetto al Galehorn da Engiloch?

      Le tue gite entro quanti km di auto vengono fatte?

      entro quanti km scatta l’indignazione?

      chi non abita in montagna non ha diritto di fare scialpinismo perché qualcuno demonizza l’uso dell’auto?


      Se devo dire la verità non capisco molto il tuo post.

      Dedurrei che non stai vicino a Torino, ma in qualche vallata alpina. Il discorso era nato però partendo da quel che diceva un torinese e le distanze e i pro e contro erano valutati da qui.

      Nel caso specifico (ribadisco preso completamente a caso sulle ultime gite, tanto per fare un esempio), per partire per la Chiavesso da Torino ci sono mi pare 60 km; per il Galenhorn penso un 220 km , ma qui non saprei ne tempi nè costi (questi sicuramente abbastanza rilevanti).

      Certo che se tu abiti a Domodossola, la situazione cambia parecchio.

    • #870817

      mario-mont wrote:


      Se devo dire la verità non capisco molto il tuo post.

      Dedurrei che non stai vicino a Torino, ma in qualche vallata alpina. Il discorso era nato però partendo da quel che diceva un torinese e le distanze e i pro e contro erano valutati da qui.

      Nel caso specifico (ribadisco preso completamente a caso sulle ultime gite, tanto per fare un esempio), per partire per la Chiavesso da Torino ci sono mi pare 60 km; per il Galenhorn penso un 220 km , ma qui non saprei ne tempi nè costi (questi sicuramente abbastanza rilevanti).

      Certo che se tu abiti a Domodossola, la situazione cambia parecchio.

      Mah………..sinceramente neanche io capisco il tuo.

      Ma caspita, sarò libero di farmi 200Km per fare una gita?

      Sarò libero di fare una gita che ha 200 ripetizioni?

      Sarò libero di arrivare stanco a casa?

      Costa cara l’autostrada? Grazie lo so!

      Costa caro il carburante? Idem

      Sarò libero di spendere come mi pare i miei soldi?

      Che poi l’inquinamento sia una questione seria è vero, che siano le auto di chi va a fare le gite a farlo impennare mi fa sorridere, pensa allora alle decine di pullman del CAI la domenica………..

      Poi, se faccio una gita vicino a casa facendo pochi Km ben venga, se invece voglio andar distante ci vado e basta!

      Ci si indigna se si fan le stesse gite, ci si indigna se si fan Km, ci si indigna se è scialpinismo oppure no, ci si indigna se si va in zone impianti………….. e che palle!

    • #870818

      Grande Renato! Approvo!

    • #870819

      Renato , ma guarda che nessuno si indigna o tira anatemi.

      Ognuno dice come la pensa. Io la penso così. Punto.

      Con Silverrain ho solo detto che non capivo cosa voleva dire. Se l’hai capito spiegamelo tu !

    • #870821

      mario-mont wrote:


      Se devo dire la verità non capisco molto il tuo post.

      beh critichi chi si fa tanti km per le gite, tralasciando il fatto che per chi, come me, che abita in pianura, tutte le montagne siano lontane.

      Cosa dovrei fare?

      Rinunciare alla mia passione nel nome di uno pseudo ambientalismo elitario?

      Immagino che i paesi montani, che vivono di turismo, siano felici di questa idea.

    • #870823

      Mi inserisco ancora in questa discussione per ribadire l’ovvia conclusione che ognuno in fatto di gite evidentemente fa quello che ritiene più comodo per le proprie condizioni e caratteristiche personali … ;) e per segnalare i ragionevoli ( per forza , sono miei ! 😆 ) criteri che regolano la mia modesta attività escursionistica .

      Se sono le più frequenti gite in solitaria , cerco di mantenere lo spostamento in auto nell’ordine dell’ora e mezza di viaggio ( a tratta ) dalla base , mentre se sono le più rare escursioni in compagnia spesso sopporto viaggi anche molto più lunghi , tanto ( di solito ) non guido io e poi dividiamo le spese … :mrgreen:

      Segnalo per curiosità il virtuoso comportamento di un escursionista genovese che conosco : lui fa gite anche lunghe ed impegnative ( sempre nell’ ambito dell’Appennino Ligure ) utilizzando esclusivamente i mezzi pubblici ( bus e treni ) . Più ad emissioni zero di così … 😯

    • #870824

      silverrain wrote:

      beh critichi chi si fa tanti km per le gite, tralasciando il fatto che per chi, come me, che abita in pianura, tutte le montagne siano lontane.

      Cosa dovrei fare?

      Rinunciare alla mia passione nel nome di uno pseudo ambientalismo elitario?

      Immagino che i paesi montani, che vivono di turismo, siano felici di questa idea.


      Certo, hai ragione. Se sei distante da qualsiasi montagna, non puoi fare altro che parecchia strada in auto. Dal tuo post non si capiva bene .

      Ribadisco che il tutto è nato, non da me, riferendosi a persone che abitano a Torino, quindi a 20 minuti di auto dalla montagna più vicina.

    • #870825

      Il mitico Musine!

    • #870826

      Teddy wrote:

      Il mitico Musine!


      eh sì . e tu ne sai qualcosa…

    • #870829

      ma allora che vogliamo dire di chi viceversa va al Reixa o in Marcarolo in giornata da qui? però viaggiando a gpl e rientro bynight post ottima osteria locale, beninteso. Ben vengano i km, ed anche quelli con ali e kerosene, mettendola così alla fine anche oltre le Alpi, e non solo le nostrane, c’è molto altro, e di meraviglioso pur essendo pippe e non conoscendo tutti i versanti di Angiolino e Vaccarezza.

      alla domanda se si tratta di scialpinismo (ma il tutto è ampliabile a altre attività outdoor), forse no, non nella sua essenza. Ma va riconosciuto che sta diventando sport di massa e quindi parte di spaccato sociale. Piuttosto occorre a mio parere avere l’apertura mentale di non usare “mio” o “nostro” skialp che va ad escludere forme più soft quali la risalita piste o il “seguire” prodi battitori, attività ugualmente degne di pieno rispetto. Del resto non leggiamo quotidianamente sia pareri schietti e oggettivi che di chi invece trova farina in mari di crosta, neve sciabilissima tra marmo gelato e boschina invadente, bordate di vento ma solo dopo che si è risaliti in auto? Che il lettore scelga ed escluda di conseguenza, nel rispetto di ognuno. La piena libertà sottointesa negli sport outdoor esclude a mio parere il sentirsi migliore di qualcuno.

    • #870830

      sensacugnisiun wrote:


      Ben vengano i km, ed anche quelli con ali e kerosene,


      Non ci avevo ancora pensato! Organizzandosi bene con gli orari dei voli, una salita con gli sci all’Etna in giornata forse si riesce a farla.

    • #870831

      Certo che si può fare me noi per partire da Piano Provenzano alle 8 del mattino, abbiamo preso il volo To/Ct la sera prima! Così mangi cannoli, brioche farcite, granite al caffè e marzapane a colazione!

    • #870837

      Tralasciando la semantica, anche se concordo con la critica ad un abuso di determinati termini (verità, etica, ecc,,) e io sono il primo ad abusarne (etica della salita ed estetica della discesa…l’ho scritto e detto da mò), credo che il concetto di “mio” e “nostro” non sia stato espresso “per escludere” categorie di sciatori…categorie…quindi si conferma che esistono categorie (io non l’ho mai scritto, neppure Mountain).

      Semplicemente ci si riferisce alla “formazione” con cui si è cresciuti, che risente del periodo storico in cui ci si forma, dei contesti sociali, di chi o cosa ci ha ha formati, con quale concetto di rischio ci si è approcciati allo sci alpinismo, ecc..

      Poi la formazione in montagna è long life learning, con contaminazione costante tra formazione ed esperienza sul campo…se la puoi raccontare un po hai avuto c***o e un po hai fatto tesoro dell’esperienza stessa.

      Ma in ogni caso è diventata la “propria” esperienza che a volte, non sempre coincide con quella di altri.

      Quindi per buona pace di tutti, il Teo- pensiero è condivisibile…ognuno fa il suo scialpinismo…se non che oggi nel momento in cui si usano Gullier, FB o altri strumenti “social” ci si mette in gioco e il proprio pensiero/esperienza/formazione ecc…diventa pubblico pertanto oggetto di eventuale critica/approvazione, ecc…senza neanche doverci mettere la faccia (nickname docet).

      Oggi siamo in una fase storica, secondo me, in cui il divario formazione/esperienza/motivazione/cultura tra generazioni, o anche solo tra chi ha iniziato da 5/10 anni, indipendentemente dall’età, è diventato enorme. Attenzione non dico, migliore o peggiore, ma sempre e solo diverso. Questa diversità genera purtroppo divisioni tra: ieri e oggi, maestri e cattivi allievi, pro e contro,insomma assolutismi che non producono discussioni, ma solo prese di posizione.

      Se avete tempo leggete questo:

      http://gognablog.com/ipertecnologismo-1/

      io personalmente lo trovo… 😮 😮 😮 🙄 🙄

    • #870838

      Articolo molto interessante ma a mio modestissimo parere è un po’riduttivo.

      La tecnologia va avanti (e meno male) ma alla fine sono strumenti e in quanto tali il loro utilizzo può essere con approccio giusto o sbagliato.

      Io credo che sia molto più semplicemente una questione di approccio alla montagna e alle sue regole.

      Sicuramente la vita frenetica influenza tutto quindi anche le gite outdoor, e le regole della montagna si sposano malissimo con questi ritmi.

      In definitiva sicuramente la tecnologia porta a “essere più superficiali” ma anche è anche vero che le persone (e mi ci metto anche io) non hanno sempre voglia/tempo/modo di rispettare le regole.

      NON È una giustificazione certo, però magari una più forte sensibilizzazione, formazione, attenzione all’approccio alla montagna da parte dei soggetti direttamente legati (CAI, guide alpine ecc) e indiretti (la scuola, associazioni sportive, social media, giornalisti ecc.) potrebbe portare ad avere un atteggiamento meno aggressivo e più riflessivo nei confronti dell’ambiente alpino.

      Detto questo non vedo soluzioni veramente efficaci per risolvere il problema.

    • #870839

      Articolo pallosissimo da cui deborda una saggezza asfittica da pensione Miramare a Bergeggi.

      “Ai miei tempi……” ecco, i tuoi tempi sono finiti. Se hai una certa età fatti da parte, lascia vivere.

      Questa retorica muffita fa il paio con ipertecnologicismo.

    • #870840

      Non solo, ma io

      ” torme di freerider o scialpinisti improvvisati che, spesso alla loro prima discesa fuori pista, cercano immediatamente l’adrenalina dei 40° o 50° gradi di pendenza.”

      non le ho mai incontrate!

    • #870841

      Quote:

      Non solo, ma io

      ” torme di freerider o scialpinisti improvvisati che, spesso alla loro prima discesa fuori pista, cercano immediatamente l’adrenalina dei 40° o 50° gradi di pendenza.”

      non le ho mai incontrate!

      Idem. Per contro mi è capitato di incontrare un gruppone CAI, almeno 10 persone, che a causa dell’ora tarda ha ben pensato di cambiarsi a metà del canale dei campanili del Viso Mozzo, proprio dove si diramano i canali di sx e di dx. Peccato che 300m a monte io ed il mio socio iniziavamo la discesa, una malaugurata slavina avrebbe centrato almeno 10 persone, visto che si sono piazzati a mo di barriera da un lato all’altro del canale…

      Sovente le cazzate le fanno anche gli scialpinisti piú titolati, non solo i freerider della domenica.

    • #870842

      ……Articolo pallosissimo da cui deborda una saggezza asfittica da pensione Miramare a Bergeggi…….

      😆 😆 😆 😆

    • #870843

      la differenza tra formazione e contesto sociale è innegabile, così come il gap generazionale citato da kowalski e che condivido.

      Tra le tante prese di posizione allora spero che possano tornare o esser più presenti quelle di alcuni non più attivi su db e forum ma che hanno contribuito a creare interesse o curiosità, ma non su nuovi itinerari o correzioni varie (chiunque qui si può dilettare) ma su proprie esperienze ed errori, che pare sempre in meno facciano. In questo senso non mi sento purtroppo di dire che gulliver sia cambiato in meglio con la mancanza di diverse tastiere, più o meno amabili per lo stile, ma apprezzabili non certo solo per le imprese ma per spunti, eventualmente attriti, spesso crescita che deriva da confronto.

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