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30/05/2011 alle 21:10 #835830
E’ la prima e l’ultima volta che scrivo su Gulliver. Le Guide Alpine non si divertono ad andare piazzare spit sulle vie storiche, sostituendo alle soste i chili di cordoni marci che legano insieme 2-3 chiodi arrugginiti, con due spit-catena e maillon. Chi non le ha benedette queste soste, come quando (domenica 22 maggio) alle 14 si scatena il temporale e decine di persone dei corsi CAI ci si appendono per scendere in doppia? Le Guide Alpine non mettono una “butunera” di spit ascellari su queste vie, ma qualche raro spit dove la roccia è difficile da proteggere, dove uno spit può indicare la linea giusta, dove c’è un traverso pericoloso anche per il secondo di cordata. Per far questo lavoro sono pagate dall’Ente pubblico, che ha approvato un progetto fatto e condiviso anche da Sezioni del CAI, Comuni e dai pochi montanari che riescono ancora ad abitarci in montagna. Gente che veramente ha rispetto per la loro montagna, perchè ci vivono. Non mi sembra che il Castiglioni fosse diventato un luna-park dopo questi rari spit.
Massimo è volato proprio sul traverso del penultimo tiro: ha provato a mettere un chiodo o ne ha ribattuto uno vecchio, dopo di che ci è volato sopra, ma non ha tenuto. E’ passato 20 metri sotto la sosta e, pur munito di casco, ha picchiato la testa ed è morto. Una vecchia sosta a chiodi forse non avrebbe retto e trattenuto il compagno.
Cari culturi dell’etica e dell’estetica, qualcuno di voi si sentirà una merda perchè, se ce l’ha una coscienza, adesso dovrebbe rimordergli. E per quelli che materialmente non hanno levato questi spit, ma condividono l’operazione, adesso ci sarebbe un altro lavoretto da fare. Lo Spigolo ora è sporco. Ci sono due corde da 50 metri a penzoloni nel vuoto, tagliate durante il soccorso aereo. C’è ancora il sangue del povero Massimo. Bisognerebbe ripulire, come avete fatto con le placchette. Però, se volete essere coerenti fino in fondo, dovreste scalare la via come fecero Ettore Castigioni e Vitale Bramani negli anni ’30. Corda a trefoli di canapa legata in vita, qualche moschettone e chiodo piatto di ferro, una mazzetta. No scarpette, ma scarponi. No casco, ma berretto. No telefonino. No imbrago, no discensori, no dadi e freind, no goretex, ma sicura a spalla con giacca di feltro e pantaloni alla zuava. Buona salita.
Ciao Massimo, un requiem aeternam per te e, se puoi, una benedizione per noi che purtroppo non siamo riusciti a riportarti giù vivo.
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