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08/05/2009 alle 09:13 #835194
scritto dalla mia donna) SUL PASSO PIÙ ALTO DEL MONDO: a 5600 mt in mountain bike
Abbiamo varcato la soglia dei 5000 mt da pochi minuti.
Sono ormai 4 ore che pedaliamo e non riesco a credere che sono già arrivata in bicicletta più di cento metri sopra la vetta del Monta Bianco.
Non c’è ancora neve, ma dall’ultimo chek-in militare, è scomparso l’asfalto dalla striscia di terra battuta che ancora mi rifiuto di chiamare strada.
Mancano 14 km di salita non asfaltata: ciò significa che ne abbiamo percorsi 26 circa, dalla capitale.
Ancora 600 mt di dislivello: di sudore, fino al colle del Kardung La.
Ancora tre ore su questa sella: 14 km di parole che muoiono sulle labbra.
Di pensieri essenziali: come ad evitare un peso eccessivo che renderebbe lo sforzo insopportabile.
L’acclimatamento è stato buono: ma l’ossigeno più rarefatto rende ogni giro dei pedali una piccola confortante conquista.
Vedere accanto a me, i miei compagni: quello di cui ho più bisogno.
Quando lo sconforto si fa maggiore, guardo le loro espressioni: la loro apparente determinazione. Il sudore che sfida il freddo e perla la loro fronte.
L’aura di brina che ghiaccia le loro sopracciglia e le loro maglie tecniche.
Li guardo ed i sorrisi senza parole che ci scambiamo sono l’energia più essenziale: la destinazione si avvicina e non può sfuggirci.
Percorro una linea di salita: un insieme di infiniti punti ed ogni punto è una meta.
Ogni punto un risultato in più: ogni punto la ragione stessa dell’ascensione.
Ogni respiro che mi consuma è il nutrimento del respiro successivo.
Al di la di queste montagne posso immaginare una valle arida e brulla come quella che abbiamo abbandonato: al di la del passo che valicheremo la strada non finirà.
Il valico ci dimenticherà come passanti di una giornata qualunque: ma dentro di noi sarà un ricordo indelebile, fatto della somma di ogni pedalata.
È questa la giustificazione che ci porta alla vetta: con la bicicletta, con gli sci e le pelli di foca o con i ramponi ai piedi. Non conquisteremo nulla: saremo conquistati da un’emozione che non morirà mai, fino a che la nostra memoria saprà ritornare ad essa.
L’ultimo chilometro: e non vedo quasi più nulla. Ci fermiamo ogni centinaio di metri: ma sappiamo – lo leggo negli occhi dei miei compagni – che ormai nulla ci può arrestare.
Stringo il manubrio con una forza che non credevo possibile in me: procediamo sulla neve e sul fango, sul ciglio sprotetto di questa pista tortuosa.
Alzo gli occhi ad un cielo che solo sopra i 5000 metri sa essere così blu.
Lo bagno con una lacrima.
Lo illumino con un sorriso.
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