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26/11/2019 alle 20:38 #837950
… questa non dovevi farmela! Proprio adesso che avevi cominciato a farmi immaginare di dover aprire una nuova sezione su gulliver per la canoa di alta quota! Hai sempre amato esplorare strade nuove e non hai mai smesso neanche adesso che l’età avrebbe potuto condurti per sentieri conosciuti!
Ciao Daniele!
Daniele Caneparo (
https://www.gulliver.it/gulliveriano/dani/ ) se ne è partito per una pellata sotto la neve di questi giorni e non è più tornato! -
27/11/2019 alle 08:16 #872195
RIP Daniele. -
27/11/2019 alle 08:33 #872196
Quanta tristezza quando la montagna si prende uno di noi. Che romantica ironia nel destino del nostro Dani. Lui, avventuroso divoratore di montagne e scopritore di itinerari
improbabili e visionari, sparire nel nulla in una enorme nevicata, sui facili terreni di Champorcher.
Resterà nei nostri cuori come quelli che lo hanno preceduto.
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27/11/2019 alle 10:25 #872197
RIP DANIELE … -
27/11/2019 alle 19:55 #872198
Grazie Dani… farò finta che tu ti sia solo stancato di scrivere qui su Gulliver. Buone gite! -
01/12/2019 alle 11:23 #872201
Grande perdita …che angoscia pensare a te, Daniele, disperso in un luogo di piste e “facili” pendii!! -
02/12/2019 alle 15:01 #872202
Ciao Daniele , così forte e così umile e schivo; sono via da Torino da 30 anni ma il tuo sorriso tranquillo ed un po’ timido ce l’ho con me; rip Roberto -
03/12/2019 alle 14:32 #872203
Un pensiero affettuoso per un ispiratore di tanti itinerari. Ciao
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04/12/2019 alle 20:41 #872206
Che tristezza quando la montagna si prende uno di noi dopo tantissimi anni che la abbiamo frequentata ricordo di quando eravamo giovani. Rip. Daniele. -
05/12/2019 alle 10:21 #872207
L’ho scritto su facebook e lo riscrivo volentieri… ciao Daniele. rip Ciao Daniele,
questa volta, ne sono certo, non potrai più raccontarmi una di quelle straordinarie e funamboliche avventure che ogni tanto hanno riempito i nostri fugaci incontri in montagna..
Seppur coscritti, e nonostante abbia anch’io iniziato giovanissimo, le tue gesta, già da giovanissimo, mi impressionarono non poco, ricordo il nostro primo incontro in Sbarua, neppure maggiorenni, io sulla Torinesi e tu, già in “solitaria” sullo spigolo Manera..
M’impressionai, e m’impressionò sempre,negli anni la tua attività eccezionale, romantica e di ricerca che sembrava non avere mai paura della morte… Finisti un sacco di volte sui giornali in quel periodo, ricordo la tua epica invernale sull’Argentera col compagno sull’orlo dello sfinimento, l’incredibile, eccezionale ritirata dalla Major sul Bianco con il compagno di cordata morto e che calasti tiro dopo tiro fino ai piedi della Brenva, non ultimo l’allucinate rientro dal Briccas (lato val Pellice) di qualche inverno fa, strisciando letteralmente parlando, col ginocchio rotto ed in completa solitudine nella neve profonda per oltre 16 ore, fino alle prime case di Rorà per chiedere soccorso… non so quanti ne sarebbero usciti vivi..
Sì, perché anche se la stampa, oggi molto laconicamente ti ha definito un “grande appassionato di montagna” forse , pochi sanno , che (a parte essere orgogliosamente membro del Club alpino accademico italiano) sei stato forse tra i pochissimi al mondo ad esserti portato a casa il Pilone del Freney in solitaria, e probabilmente l’unico sulla terra ( qui a pinerolo è ancora leggenda) ad aver salito col papà Marco pinerolese, la nord del Viso in pantaloni corti!!!… quindi, non un “semplice” grande appassionato di montagna ma un “fortissimo” dell’alpinismo e dell’arrampicata piemontese regalandoci e lasciandoci un mare di meravigliosi itinerari disseminati ovunque nelle nostre vallate alpine.
Non avrei mai pensato, t’innamorassi così dello sci, scalatore quale eri… anche qui non ti sei accontentato dello scialpinismo più classico o di massa e nell’arco di qualche anno hai sceso quasi tutti i “ripidi” più impegnativi delle nostre valli, spesso in solitaria, senza tanto clamore… lasciandoci così, a modo tuo, in maniera schiva e senza clamore, lo ripeto, come d’altronde era il tuo modo di rapportarti con gli altri e di andare in montagna..
Ciao Daniele, io spero tanto che tu sia dall’altra parte della Cimetta, a scavare l’ennesimo tunnel nella neve profonda, e come tutte le altre volte te ne esca fuori, con quel sorriso brufoloso e indimenticabile, che sempre ti ha caratterizzato…
Rip Daniele
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05/12/2019 alle 10:59 #872208
RIP Daniele -
24/12/2019 alle 18:04 #872236
Avevo messo per iscritto questi pensieri altrove, per alcuni amici, dopo che ricevetti la tua mail. Allora mi invitasti a pubblicarli. Non lo feci. Fu egoismo il mio. E’ giusto che si sappia di te, mio caro amico [D.], e di Lucy vecchio cane. STORIA DI MONTAGNE, UOMINI E CANI
Ometterò nomi e luoghi, non sono importanti qui, ma la storia è vera.
La settimana scorsa apro una mail dal titolo interessante: “un cane di nostra conoscenza”, inviatami dal caro amico D., compagno di salite, forte ed esperto montanaro, in una parola colui che vorresti avere di fianco quando le cose si mettono male.
Così recitava:
“Domenica abbiamo fatto il B…, probabilmente in compagnia della stessa cagnetta, di nome L…, che ci aveva accompagnato nel giro di V… di quasi otto anni fa… Se non la portavamo giù noi moriva di freddo. In paese ci hanno detto che si tratta di un cane da valanga che pare abbia contribuito a trovare ben 5 dispersi. Al proprietario, tal F…, pare che di questo vecchio cane di 14 anni non importi più nulla, così S… [uno degli scialpinisti che ha partecipato al soccorso] l’ha adottata. Spero che adesso possa godersi un’onorata pensione anche se ho il sospetto che, alla casa di riposo, avrebbe preferito la morte per assideramento sulle sue montagne…”
Correndo con il pensiero a quella gita di otto anni fa, ho ritrovato le vecchie foto e le immagini di L., oggi vecchia e canuta, allora cane da valanga nel pieno delle forze, tanto da averci accompagnato lungo un tour di oltre duemila metri di dislivello e diversi chilometri di sviluppo, raggiungendo una vetta di tremila metri in inverno…
La settimana successiva siamo nuovamente insieme per una scialpinistica, i luoghi sono prospicienti per un lato alla montagna teatro del recente salvataggio, per l’altro alla vetta salita otto anni orsono, il freddo pungente, il cielo tersissimo, la neve gelida e asciutta, in quantità come non se ne vedeva da molto tempo.
Salendo, riviviamo la gita compiuta con L. in precedenza (d’abitudine si è sempre aggregata spontaneamente agli escursionisti e scialpinisti che partivano dal paese); ricordo che scendendo dalla punta del V… per un lungo e ripido pendio di neve compatta, la nostra compagna occasionale prese un liscio di almeno cento metri, arrestandosi poco sopra il colle, fortunatamente senza danni ma incapace per la paura di riprendere il cammino e traversare nella direzione giusta per divallare. Allora scesi fino a lei e, ponendomi a valle, grazie alla maggiore stabilità assicurata dalle lamine affilate degli sci, la accompagnai tenendola per il collare lungo il traverso, fino a raggiungere pendii più sicuri.
Nulla rispetto a domenica quando invece, racconta il mio amico, sorpresa in punta dalla scomparsa del sole e da un freddo atroce, la povera vecchia L.-salvatrice-di-uomini, incapace di reggersi sulle zampe e battendo i denti come una mitragliatrice, ha avuto bisogno degli uomini per tornare a valle viva.
E qui successe un fatto.
Alternandosi nel compiere i quasi mille metri di dislivello in discesa con L. a spalle, che pesa almeno venti chili, nel passarsi la bestiola semiassiderata dopo averla deposta di volta in volta nella neve profonda, il mio amico tenta di sollevarla per il collare, probabilmente procurandole dolore, ed ottenendo come risposta prima un debole morso poi, al secondo tentativo di caricarsela nello stesso modo, una azzannata più decisa alla mano.
Capìto il messaggio, il gruppo si prodiga nel sollevarla via via con cautela, afferrandola da sotto il ventre.
Così giunti finalmente a valle ormai al buio, e dopo aver inutilmente tentato di rintracciare il padrone, si decide per l’adozione, celebrata con mille feste alla gloriosa cagnetta dal capannello dei soccorritori, dal quale il mio generoso amico si tiene un po’ in disparte temendo di contrariare il vecchio cane.
Fu a quel punto che L. prese l’iniziativa e, lasciando il gruppo, si avvicinò spontaneamente a D. con la coda tra le gambe, il muso basso e due occhi espressivi che solo una montagna di neuroni a specchio e un cuore puro da cane accendono, a cercare una sua carezza di riconciliazione.
Ti chiedo scusa se ti ho fatto male, ma lassù non ce la facevo proprio a dirtelo altrimenti! Mi perdoni?
Questo mi confidò D., sapendo che quegli occhi gli rimarranno dentro per tutta la vita, e questo vi ho voluto raccontare, della purezza del cuore di L., salvatrice degli uomini, che per quell’unica volta ha temuto di aver fatto del male all’uomo.
Marco Levetto, dicembre 2017
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24/06/2020 alle 17:51 #872965
l Soccorso alpino valdostano ha recuperato il corpo senza vita di uno scialpinista nella valle di Champorcher. “Con buona probabilità – si legge in una nota – potrebbe trattarsi di Daniele Caneparo, di 55 anni, il medico neurologo di Torino che non aveva fatto rientro da una gita scialpinistica lo scorso 23 novembre, nella zona della Cimetta Rossa” Da ANSA VDA
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