5.9Km
Kalipè è un augurio originario delle zone himalayane, che significa: Camminare sempre a passo corto e lento. E' un invito a rallentare, a vivere il presente e godersi il percorso, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla meta. In sostanza è un augurio ad affrontare la vita con calma e senza fretta, apprezzando la bellezza del cammino.
Ho scelto di chiamare la via cosi perchè il processo di apertura è stato lento, alla fine sono servite “solo” 8 giornate, di cui due con la parete mezza bagnata e due in autosicura, ma queste 8 giornate sono state spalmate in vari mesi. La fretta di finire la via ad un certo punto è sparita, è rimasto solo il godersi il percorso.
Una volta interiorizzato questo pensiero mi sono sono concentrato sul creare la linea più bella possibile, a godermi le giornate con gli amici in parete, a sperimentare in solitaria cose che non avevo mai provato a fare su terreni per me cosi diffcili.
Il processo del godersi la strada è poi proseguito con il liberare la via...
Via aperta dal basso con sequenze obbligatorie, dove i fix sono lontani non sempre è possibile integrare, dove si può serve un adeguata abilità nel piazzare rapidamente le protezioni.
Grazie a Gianluca Pratelli fidato compagno che ha partetipato a quasi tutta l'apertura, grazie anche a Luca Morosi e Giacomo Vannucci che mi hanno accompagnato in altre occasioni, senza di voi non sarebbe stato possibile inseguire questa stupenda linea.
La chiodatura della via non è omogenea come distanza tra gli ancoraggi, in alcune zone ci sono lunghi tratti completamente da proteggere, altre volte ci si può trovare davanti a dei run out obbligati tra i fix senza possibilità di integrare, delle volte è più rassicurante ma sempre da guadagnare.
In un tratto centrale del terzo tiro e nel diedro del quarto tiro erano presenti molti blocchi grandi in bilico, in apertura sono strisciato accanto senza toccarli, alcuni fix sono più vicini per questo motivo, la via dopo è stata completamente sgaggiata e ripulita, è rimasta solo roccia stupenda.
Le pietre cadute hanno rotto due fix nel primo tiro che sono stati successivamente rimessi accanto agli originali, all'inizio del quarto tiro un fix è stato tolto perchè è stata cambiata la direzione di apertura.
La seconda metà del quarto e l'inizio del quinto tiro sono stati aperti in solitaria in autosicura, salendo dal basso e usando i cliff solo per fermarsi e tirare su il trapano (come il resto della via), è stata un occasione per entrare nel profondo di molte cose, una grande quantità di emozioni e stati d'animo diversi mi hanno accompagnato.
Il primo tiro segue una vecchia apertura di ignoti, immagino carrarini, presumo in artificiale a spit e fix molto vecchi.
Sono stati tolti in quanto non più affidabili (alcune placchette di alluminio sfogliavano in mano), rimane un proseguimento a fix molto vecchi a dritto sopra il primo tiro che muore dopo poco.
Attrezzata a fix inox 316 L, soste su due fix di cui uno con anello di calata e cordone di collegamento per la prima, la terza, la quarta e la quinta, la sosta del secondo tiro è da attrezzare su friend ( misura 2 BD utile anche un 1 per controventare), le soste del sesto, settimo ed ottavo tiro sono su due fix da collegare dato che dopo il traverso la ritirata è estremamente difficoltosa.
Utilizzate in apertura due serie di totem cam, BD 3 e 4, un paio di nut medio piccoli, 14 rinvii di cui alcuni lunghi, il 3 ed il 4 BD sono necessari solo nel secondo e terzo tiro.
Per l'accesso dal basso da Carrara raggiungere il bacino marmifero di Lorano (indicazioni o chiedere) lasciando l’auto all’inizio della marmifera (strada privata) raggiungere la casa/officina della cava alta di Lorano e al tornante dopo prendere la traccia che passando in una vecchia cava porta alla base dell’evidente parete visibile già da molto prima (circa 1 ora di polverosa strada), risalire i primi metri di corda fissa, poi puntare a dritto per paleo e roccette per una quindicina di metri fino alla base della placca compatta con breve fessura.
Per l'accesso dall'alto da Carrara raggiugere Campocecina, dalla curva prima dell’infermeria del Soccorso Cave (parcheggio per una macchina) scavalcare il guardrail e scendere l’evidente crinale che degrada verso la parete (evidente cisterna in metallo arruginito) seguirlo costeggiandolo un pò a destra in un bosco finché, tornati sul bordo della parete, scendendo non trovate un evidente ometto e due fix con anello che indicano la prima calata (20/25minuti discesa, 40/45 salita), finite le calate scendere le corde fisse fino quasi allìinizio poi puntare a dritto per paleo e roccette per una quindicina di metri fino alla base della placca compatta con breve fessura.
Tra le due è consigliata la seconda (a patto di avere la sicurezza ed il livello adeguato per arrivare in cima) perché le calate su la Baraka vanno comunque fatte e vi risparmiate l'orrenda strada di cava in salita e discesa.
La via inizia su placca appoggiata nel primo tiro, gia nel secondo verticalizza un po’ e va a prendere il grande diedro, nel terzo il tetto fessurato e la successiva placca, dopo vince la zona centrale della parete andando ad avvicinarsi a vitasnella, si passa da una sosta usandola come protezione di progressione nell’inizio del quarto tiro.
Il quarto ed il quinto tiro corrono accanto (ma senza mai disturbare l’altra linea a parte il passaggio iniziale dalla sosta) poi ci si stacca per tornare su una linea indipendente, prima un traverso e poi nello stupendo diedro, dopo prosegue verso i muri sommitali su roccia spettacolare.
- L1 Salire prima in fessura, dopo con movimenti di spalmo e dita salire la placca fino in sosta,
(25m, 5 fix ) 7a+. - L2 Tiro più verticale del precedente, placca tecnica, poi diedro fessura, sostare sotto il grande tetto, attrezzare una sosta con friend misura 2 BD doppi. (35 m, 7 fix ) 6c.
- L3: Prendere verso dx la fessura che attraversa tutto il tetto, dopo con bella arrampicata entrare nel diedro aperto fino a guadagnare la placca che porta fino in sosta. (40 m, 6 fix) 7a.
- L4: Raggiungere il primo fix, poi la sosta di vitasnella che si può usare come protezione di passaggio (allungare bene il rinvio), entrare nel diedro, risalirlo tutto e proseguire per la placca leggermente strapiombante. (35 m, 10 fix) 7c.
- L5: Salire lo strapiombo con passaggio di blocco, dopo il ribaltamento delle fessurette portano ad una placca, si finisce con un muro strapiombante solcato da una breve fessura, (35 m, 8 fix) 7c.
- L6: Dalla sosta traversare a sx sopra il bordo del tetto, poi con disarrampicata raggiungere degli appoggi buoni e continuare a traversare fino dentro il diedro aperto, risalirlo fino al gradone di sosta, (18 m, 4 fix) 7a.
- L7: Salire il diedro strapiombante, arrivati sotto la lama staccata non proteggersi su di essa e aggirarla da dx per terreno facile e bella roccia, arrivati ad un fix traversare a sx verso la sosta senza salire sulla lama. (25m 5 fix) 7a+.
- L8: Salire i muri di tacche, alternati da riposi e movimenti tecnici, fino ad un utlimo strapiombetto a liste che permette di guadagnare terreno più facile, proseguire verso un alberello da attraversare ed un ultima placca lavorata conduce alla sommità, una volta in cresta la sosta si trova in alto a dx pochi metri sopra. (35 m, 4 fix) 6c.
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