Nella parte bassa della montagna, nel bosco, il canale est si presenta come il letto di un ruscello, quasi sempre secco, mentre, più in alto, assume invece le caratteristiche di un canale inteso in senso prettamente alpinistico. Nell’ultima parte la via si sposta invece a sinistra e prende a rimontare un dorso roccioso che porta fino in cresta.
La roccia è migliore laddove ha subìto l’azione dell’acqua, ma, in generale, richiede una certa cautela e delicatezza, come d’altro canto accade in tutto il comprensorio. Trattandosi, in basso, del fondo di un corso d’acqua occorre prestare attenzione ai grossi sassi che si incontrano, sincerandosi che non siano mobili. Le parti del ruscello scavate nella roccia scistosa, se bagnate o umide, risultano molto scivolose ed è necessario procedere prudentemente, evitando di percorrere la via dopo o durante una pioggia. Sempre per la caratteristica morfologica del luogo in cui si svolge, occorre tener conto che, più in alto, la via potrebbe essere esposta alla caduta di pietre, mosse dai caprioli o i daini che popolano la zona.
La via è segnata con bollo e linea bianca, oltre che da numerosi ometti di pietra. I tratti verticali più impegnativi sono evitabili passando a lato, quasi sempre a sinistra, tramite tracce indicate da ometti, per ricongiungersi, appena dopo, al percorso tracciato dal segnavia.
Dopo pochi minuti di cammino sul sentiero, alla propria destra, si nota l'imbocco del ruscello, che poi diventerà il Canale Est: ometti di pietra e segnavia linea e bollo bianchi con scritta del nome della via su una pietra.
- L1 – Il primo tratto della via è tranquillamente percorribile slegati, risalendo facilmente massi e canalini fino a una comoda piazzola con alberello alla base di una corda fissa.
- L2 – Per il secondo tratto ci si può legare e occorre risalire la breve paretina friabile aiutandosi con la corda fissa. È possibile piazzare un primo rinvio sfruttando uno degli anelli della corda fissa e, aiutandosi con essa, vincere il primo balzo (A0, anello di corda per rinviare). Si risale poi il solco scavato dall’acqua, arrampicando in opposizione il facile camino (II, chiodo a sx in uscita) che esso forma. Rimontare poi facilmente un grosso masso e sostare poco più avanti (cordone su alberello).
- L3 – Il terzo tratto non richiede di legarsi: si risale sempre nel canale, su brevi gradini e pietre, fino a raggiungere un masso squadrato simile a un grosso dado. Lo si oltrepassa sulla sinistra e si prosegue superando subito dopo altri grossi massi fino a giungere in una piazzola alla base di uno scivolo roccioso, spesso umido.
- L4 – Il lungo scivolo è inizialmente più appoggiato (I, cordino su alberello a sx) e si raddrizza gradualmente (II, cordino su alberello a dx) fino a culminare, alla fine, in un tratto breve ma verticale, a guisa di camino (III, cordino su alberello a sx). All’uscita, con un ultimo gradino, si va a sostare su un alberello con cordone, appena prima di un grosso masso che sembra sbarrare la strada.
- L5 – Si prosegue slegati, aggirando il masso a sinistra in uno stretto corridoio sotto una sorta di galleria nella vegetazione in parte secca. Si risale poi, in verticale ma molto facilmente, altri massi più piccoli. Si continua dritti, seguendo il solco scavato dall’acqua fino a raggiungere una piazzola alla base di un più marcato gradino di roccia altro un paio di metri.
- L6 – Sempre slegati si risale con un po’ di attenzione il gradino e si prosegue nel solco del canale senza grosse difficoltà fino a una seconda piazzola alla base di un secondo gradino, in tutto simile al precedente.
- L7 – Ancora senza bisogno della corda, si supera il gradino con maggiore facilità rispetto al precedente e si prosegue nel solco, lasciandosi a sinistra una fascia di roccia rossa e affrontando poi un breve salto rappresentato da diedro camino con apparenti iscrizioni sulla roccia, simili a quelle della Pria Scrita, che si trova alla base dei vicini prati del Ramaceto. Si superano altri due brevi risalti e si giunge a un pulpito con alberello spinoso, massi squadrati e un’ampia vista sulla Val Cichero.
- L8 – Si prosegue ancora slegati nel solco del canale che, da qui, perde l’aspetto di un ruscello e assume caratteristiche più rocciose e montane. Ci si porta alla base di una paretina verticale di circa sette metri, con piccolo alberello spinoso alla base.
- L9 – Si scala la paretina (II, chiodo a dx) con buoni appoggi, ma facendo attenzione alla qualità della roccia che, come in tutto il comprensorio, non è eccelsa ed è spesso scistosa. La sosta è circa quattro metri dopo l’uscita della paretina (cordone su alberello).
- L10 – Si prosegue ora slegati per sassi e gradini rocciosi, seguendo la linea del canale e superando alla fine un semplice scivolo appoggiato, che immette su una cengia obliqua alla base di un risalto aggettante, la cui roccia, tuttavia, non può essere scalata in quanto molto friabile.
- L11 – Si percorre, eventualmente legati, la cengia ascendente verso destra fin quasi al suo termine e si piega poi tornando del tutto a sinistra tramite un traverso che passa sopra la cengia: un passaggio semplice ma esposto e su fondo friabile (I, chiodo a dx sopra un alberello e sotto all’ometto). Si può sostare su un anello di corda all’albero di fronte all’uscita del traverso.
- L12 – Si guadagna la base del successivo risalto di roccia scura, che si attacca arrampicando nell’evidente diedrino squadrato che offre migliori appigli e appoggi mano a mano che si sale (III, chiodo a dx appena in cima al diedro). A questo punto, in corrispondenza di un cespuglio, sotto a una fascia di roccia aggettante, si traversa a destra con passo del gatto, alzandosi appena dopo in piedi per poter rinviare (II, chiodo in alto a sx in corrispondenza del cespuglio). Si prosegue sempre in traverso per un paio di metri arrivando al limite della roccia e lì si supera l’ultimo saltino (II) e si sosta appena a dx su alberello con cordone.
- L13 – Percorrere verso sinistra la comoda cengia orizzontale, superando, al suo termine, un masso e trovandosi alla base di una breve placchetta scura. Risalire in aderenza la placchetta da sinistra a destra (II, chiodo). Sostare su cordone e alberello poco dopo.
- L14 – Risalire slegati per sassi, erba e piccoli gradini di roccia fino alla base di una placca nera.
- L15 – Risalire slegati la successione di due placche nere, molto lavorate, ammanigliate e con buoni appoggi. Entrambe vanno attaccate alla loro sinistra e vanno risalite in diagonale arrivando a uscire, oppostamente a destra.
- L16 – A questo punto si è sulla lunga cengia mediana, che rappresenta, grosso modo, la metà della parete. A destra la cengia porta all’attacco di una variante diretta della via, che affronta una parte di montagna a mio avviso pericolosa per la presenza di molti massi staccati e non del tutto stabili. A sinistra la cengia non porta da nessuna parte e non rappresenta una via di fuga dalla via. Senza bisogno di legarsi, incrociare, dunque, e superare la cengia, proseguendo fra sassi, gradini e erba fino alla base di una fascia rocciosa aggettante con base di colore giallo.
- L17 – Attaccare il risalto tutto a destra, dove lo strapiombo lascia spazio a una placchetta con fessura, da risalire non semplicemente (III, chiodo a sx) portandosi su una breve placchetta da percorrere in aderenza e sostare, poco dopo, su alberello con cordone.
- L18 – Slegati, proseguire fino alla base di un altro risalto roccioso, aggettante. Nel percorso si affrontano tratti di erba e pietre e si superano, tenendosi a destra, due brevi placchette appoggiate.
- L19 – Superare il primo strapiombino, ammanigliato (II, chiodo a dx appena sopra il passaggio aggettante) e uscire percorrendo un breve tratto di raccordo fra pietre ed erba, per guadagnare il secondo risalto. Attaccare il secondo strapiombino dotato di comode acquasantiere (II) e portarsi su un piccolo pianerottolo (chiodo nero in alto a sx). Salire poi il muretto a seguire e uscire a sx, andando a sostare su un alberello con cordone su un pianerottolo tutto a sx.
- L20 – Slegati, percorrere un lungo tratto di risalita. Dal pianerottolo tornare a destra nella linea del canale, risalendo brevemente per pietre e erba fino a un ulteriore fascia di roccia: affrontarla sul lato destro, tramite lacca fragile ma molto appoggiata. A seguire affrontare una seconda placchetta nera a scaglie, seguendo sempre gli ometti e i segni gialli del segnavia, fino a un alto gradino roccioso che taglia orizzontale tutto il pendio: vistosi ometti indicano, sulla destra, il punto più comodo in cui superarlo, per poi ritornare a sinistra (segnavia e scritta con freccia su pietra) a risalire una successiva fascia di roccia nera e appoggiata, portandosi su una cengia alla base di un marcato strapiombino con successivo piccolo diedro appoggiato.
- L21 – Attaccare faticosamente lo strapiombino, ammanigliato solo in partenza, e sfruttare un foro bidito in alto a destra per ristabilirsi (III, chiodo a sinistra appena dopo, nel diedro). Risalire il breve diedrino con maggiore agio e uscire sulla stretta cengia: sosta a chiodi appena sopra l’uscita del diedrino.
- L22 – Percorrere verso sinistra la facile cengia, in grande esposizione, abbandonando in questo modo la linea del canale per spostarsi su un pilastro della montagna, da cui si gode di spettacolare vista sul mare e sul vicino Monte Mignano.
- L23 – Risalire tendendo a sinistra, in traverso, affrontando un tratto leggermente esposto prima su roccette e poi su ghiaietto scuro, fino a giungere alla base di una paretina sotto un enorme tetto.
- L24 – Risalire la paretina con buoni appigli e appoggi, partendo da dove vi è la scritta col nome della via e uscendo poi leggermente a destra (II, chiodo a metà della paretina): sosta con chiodo e cordone appena di fronte all’uscita, sotto all’enorme tetto.
- L25 – Seguire la cengia ascendente verso destra, passando sotto al tetto. Usciti, prendere a risalire, con andamento diagonale verso destra, i successivi salti rocciosi, seguendo con attenzione gli ometti e i segni gialli, fino a portarsi alla base di un marcato diedro.
- L26 – Risalire il diedro (III, un chiodo a metà e un chiodo con cordino poco prima dell’uscita, sulla dx). Usciti dal diedro sostare su chiodi e cordone appena di fronte.
- L27 – Dalla sosta attraversare, slegati, in orizzontale a sinistra per circa quattro metri e poi risalire per piccole balze seguendo gli ometti e i segnavia gialli fino a una nicchia dietro a un grosso masso staccato alla base di una rampa appoggiata.
- L28 – Risalire la bella rampa, con numerosi inserti di quarzite, senza difficoltà e senza bisogno di legarsi, fino a uscire su una cengia orizzontale da seguire verso sinistra per portarsi alla confluenza con la Cresta Sud (segnavia riga bianca e rossa): per essa in un quarto d’ora alla vetta.
Discesa – Varie possibilità. Si può scendere per il primo tratto della cresta Sud e poi tornare nel canale al contrario, saltando a destra i punti di arrampicata (ometti e segni bianche con scritte sbiadite): questa soluzione è però faticosa e può essere rischiosa se non si ha la necessaria esperienza. Si può percorrere a ritroso l’intera Cresta Sud, anche qui però facendo attenzione ai brevi tratti da disarrampicare e al tratto roccioso sopra alla Ciapa del Dente. Una terza opzione è invece rappresentata dalla Normale (triangolo rosso) che percorre il dorso nord ovest fino al colletto con il Ramaceto: da qui si può scendere a destra direttamente verso Larvego seguendo un lungo sentiero che porta i prati del Ramaceto, tenendo conto che non sempre è pulito e si rischia di trovarlo invaso dalla vegetazione. L’opzione più sicura è fare la Normale, come sopra, e, al colletto scendere a sinistra (segnavia due bolli rossi) fino a Pian dei Baci e poi tenere la sx e costeggiare la base del Dente sul lato ovest fino a superare alla base la Ciapa e raggiungere il Passo del Dente. Qui si può continuare a seguire i due bolli rossi per un altro quarto d’ora, raggiungendo un crocicchio e girando a sx (indicazioni Larvego e agriturismo Cason de Larvego su vecchio cartello in legno staccato), abbandonando i bolli e seguendo un sentiero che riporta, dopo circa venti minuti, all’attacco della via. In alternativa, se è percorribile e sgombro dalla vegetazione, dal Passo del Dente, si può scendere direttamente a sinistra (indicazione Larvego scritta in piccolo sull’angolo di un masso), percorrendo il più diretto sentiero dello spallone, sbucando sul sentiero che riporta a Larvego pochi minuti prima dell’attacco della via (segnavia bolli gialli, simili più a sbrodolate di vernice).
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