Roccia da buona a ottima con alcuni tratti rotti. Terrazzini terrosi e vegetazione disturbano talvolta l’arrampicata che comunque risulta in generale piacevole.
Nessuna delle soste è davvero a prova di bomba, avendo o una delle due protezioni poco buona o costruite in modo non ridondante. Controllare, integrare e rinforzare con raziocinio.
Proseguire a piedi verso il santuario, appena superato il quale si devia a sinistra salendo nel bosco e superando una prima rete parasassi. Subito prima che questo entri nel ghiaione deviare a destra (freccia rossa in un sasso) e proseguire per un tratto in piano su tracce ogni tanto segnate da vecchi bolli rossi.
Alla fine di una seconda rete parasassi salire senza via obbligata verso la cosiddetta parete Austeri, che riamane a destra (guardando la parete) di una lunga costola rocciosa che abbiamo superato nell'avvicinamento. Nei pressi della parete cercare una piccola croce nascosta da un albero e di fronte la targa cementata in parete
- L1: 20 metri: salire appena a destra della targa, 1 solo chiodo trovato
- L2: 35 metri, tiro chiave V+. Partenza noiosa dovendo salire su un terrazzino con pianta secca ed instabile. Dopo un evidente chiodo piantato per metà lunghezza segue una prima sezione delicata e poi il tratto chiave.
Dopo un chiodo con cordino blu bisogna salire molti metri non protetti con passi non banali. Salito un primo piccolo strapiombo si può mettere un cordone su sasso instabile per una protezione un po’ aleatoria e affrontare il secondo piccolo strapiombo infastiditi ed aiutati da un alberello. Le difficoltà mollano, ancora qualche metro con un paio di protezioni e siamo in sosta. - L3: 30 metri. Partenza delicata (proteggere) verso destra fino ad un evidente diedro inclinato a sinistra che invece è ben protetto da numerosi chiodi, utili per la delicata arrampicata in aderenza. Si arriva alla sosta dopo un tratto di vegetazione nei pressi di un masso imbracato da cavo.
- L4: 20 metri. Si sale per facilissime roccette fino ad una piccola sella da cui ci si può calare in un canalone a destra. Noi invece abbiamo proseguito per andare a cercare la sosta di “Ravanata del finanziere” e poi con altri 80/100 metri di dislivello arrivare fino alla fine del tratto roccioso. La sosta suddetta rimane 10 metri sopra la selletta dove finirebbe la via e la si raggiunge per l’evidente fessura di fronte a noi, con sassi meno instabili di quello che appaiono e poi piegando a destra.
Da qui se si ha discreta padronanza si può proseguire anche slegati e con scarpe da avvicinamento cercando le rocce affioranti e dovendo comunque anche barcamenarsi un po’ nella vegerazione.
Raggiunta una traccia più evidente, ancora con bolli rossi sbiaditi, scendere verso sinistra. Con sentiero sempre ripido e spesso fastidioso su terra e breccia si scende prima alla sella delle rovine del castello e poi ancora con passi delicati al ghiaione abbandonato nell’avvicinamento.