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Le mie gite su gulliver

Sciabilità :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: Primaverile/Trasformata
neve (parte inferiore gita) :: Farinosa pesante
quota neve m :: 1500
attrezzatura :: scialpinistica
Lasciata l'auto in prossimità del ponte sul Rio Pomerol, si trova neve continua salendo sulla destra orografica del Rio, lungo l'itinerario per il Moncrons. A quota 1700 circa si piega a destra per attraversare un avvallamento e in breve si raggiungono le Grange del Rif (1820 m). Dalle case abbiamo superato direttamente la breve scarpata sulla sinistra (la neve era sicura) quindi abbiamo attraversato una radura pianeggiante, terminata la quale ci si porta a destra lungo il corso del Rio Pomerol, poco a valle della confluenza fra i valloni che scendono rispettivamente dal Colle di Costa Piana e dal Colle Blegier. Si procede verso il primo dei due, guadagnando quota nei pendii al di sopra della confluenza, per poi fare un lungo traverso fino a raggiungere l'ampio pianoro sottostante il colle (a quota 2300 circa). Di qui si punta all'evidente faro sulla cima del Genevris senza percorso obbligato. Questo itinerario, tratto dalla guida di Quero, è assai poco battuto: a oltre un mese dall'ultima nevicata, abbiamo notato le tracce di non più di 5 sciatori. La neve in alto era trasformata, nel vallone abbiamo ancora trovato zone di farina pressata, mista a marcetta sciabile. Meno bello il tratto sotto il Rif, di nuovo buona l'ultima parte del Moncrons.
Con Will e Geniu.

Grange del Rif

La radura a monte del Rif, con la confluenza fra i valloni di Costa Piana e Blegier sullo sfondo

La cima del Genevris

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Per evitare il casino da fine vacanze, abbiamo deciso di parcheggiare nel piccolo spiazzo sterrato che si trova sulla destra, arrivando da Monginevro, appena prima del cartello "Briançon", oltre il tornante che supera il contrafforte del Fort des Salettes. Dallo spiazzo, si infila immediatamente la mulattiera che in breve conduce al forte. Di qui, invece di scendere sull'itinerario classico, abbiamo imboccato, circa 100 metri a valle del forte, un sentiero che costeggia una prima falesia e poi sale comodamente nel bosco con alcuni tornanti. Giunti alla base della bastionata principale, per tracce si attraversa verso sinistra, oltrepassando una pietraia, e in breve si arriva all'attacco della ferrata (evidente già dal forte sul versante occidentale dell'intaglio della parete).
Stando a un'ordinanza municipale affissa alla partenza, la ferrata pare essere chiusa. I primi 200 m di dislivello sono continui e abbastanza verticali, poi si superano alcuni tratti di sentiero e in generale la difficoltà diminuisce, anche se aumentano i tratti innevati. Noi siamo comunque saliti facilmente, liberando dalla neve i cavi di assicurazione nei pochi tratti in cui erano ancora sepolti (complice l'orario pomeridiano che aveva ammorbidito il manto). Ci siamo portati i ramponi ma non li abbiamo usati: è sufficiente un buon paio di scarponi, anche per la discesa - ingombra di alberi caduti, ma ben battuta. L'attrezzatura è ottima e pulita, noi ci abbiamo messo 4 ore da macchina a macchina (la discesa prende oltre un'ora per via del percorso a ostacoli fra i pini caduti): al pomeriggio la luce è stupenda!
Sciabilità :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: Farinosa compatta
neve (parte inferiore gita) :: Farinosa pesante
note su accesso stradale :: qualche lastra di ghiaccio nei tornanti, ma si arriva fino a Grand Puy senza problemi
quota neve m :: 1500
attrezzatura :: scialpinistica
Siamo saliti battendo una nuova traccia lungo il percorso suggerito dalla guida di Quero (c'era già una traccia che tagliava sotto i pendii del Blegier): abbiamo seguito la stradina e quindi siamo risaliti lungo la dorsale che divide il rio Combe dal rio del Pis. Raggiunto il lago con un traverso oggi non pericoloso, abbiamo poi ripreso la traccia esistente fino in cima. In alto farina pressata con qualche tratto di crosta insignificante, in basso più pesante ma comunque sciabile con piacere.
Dopo un'Ostanetta su vetro ieri, non avremmo mai pensato di trovare farina a sud! Il foehn qui ha scaricato neve fresca nei giorni di Natale! - sbrigatevi che oggi faceva caldo.
Con Eli, Steu e Geniu, tutti stupiti per la bella sciata inaspettata!
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Il sentiero che sale alla base del Torrione staccandosi sulla destra della mulattiera per Barma d'Aout (segni blu, aggiunto un ometto) è attualmente invaso da enormi felci: sarebbe una buona idea salire con una roncola, il tratto è breve ma nelle attuali condizioni piuttosto disagevole.
Abbiamo attaccato la via non senza qualche dubbio, perché c'è una linea di spit arrugginiti a sinistra (mentre secondo le relazioni la nostra via dovrebbe essere la più occidentale del Torrione): ci siamo fidati degli spit arancioni/rossi, con tassello e dado siliconati. Il primo tiro sosta a sinistra di un grosso strapiombo/buco (sosta con catena); il secondo tiro ha solo un passo sbilanciante sopra la sosta, poi si traversa a destra facilmente e si sosta oltre un piccolo salto. Il terzo tiro presenta il passaggio più impegnativo, non azzerabile (forse a sx è più facile?). L4 è il tiro più continuo, sporco ma divertente: senza rendercene conto lo abbiamo concatenato con L5. L6 è il caratteristico buco del gatto (sosta subito oltre la cengia), poi si sale direttamente fino in cima, con un solo passo di arrampicata prima del primo spit. Discesa a piedi dal versante N, quindi altra ravanata per felci per raggiungere il sentiero alto, che passa sotto gli altri settori di arrampicata (bisogna costeggiare a sinistra un altro piccolo risalto della cresta).
Con Eugenio, cui toccano sempre le rogne...

Lou përtur dâ chat!

Primo tiro
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Per arrivare al Col de la Temple si attraversa ancora un nevaio, non ripido, ma servono i ramponi. La prima sezione dell'itinerario, dal Colle al Plateau, è pulita e composta da roccia relativamente salda, rispetto ai dintorni: bisogna comunque fare attenzione a cosa si tiene/pesta. L'arrampicata è piacevole, facile (non avessimo saputo del passo di III non l'avremmo notato) e ben proteggibile facendo passare la corda dietro i numerosi spuntoni. Avevamo tre friends ma non li abbiamo usati. Utili invece alcuni cordini, per assicurare il famoso passaggio di III (su bella clessidra appena oltre lo spigolo) e soprattutto per proteggere la discesa della seconda di cordata nel couloir. Il plateau è in gran parte secco.
La parte secondo noi più delicata, in queste condizioni, è la salita dal colletto all'anticima: la scomparsa della neve ha svelato un terreno friabile e sdrucciolevole, non proteggibile e piuttosto infido. Il passaggio fra antecima e cima è di roccia più compatta. Dal colle alla punta ci abbiamo messo due ore, sia in salita sia in discesa. Idem fra il colle e il Refuge Temple des Ecrins, dove per inciso siamo state benissimo (hanno anche un super menù alternativo per i vegetariani).
Pur non presentando particolari difficoltà, si tratta di un itinerario completo e articolato, che richiede una certa confidenza. Noi ci siamo godute la giornata fotonica, che ci ha permesso di apprezzare appieno il paesaggio, di una bellezza selvaggia. Tuttavia, dovessimo tornarci, sarà a inizio estate: un po' di neve in più ci avrebbe evitato chilometri di sfasciumi...
Con Sara, che impara in frettissima!
Un saluto a Céc, e alla prossima!

Accesso al Col de la Temple

Il plateau sommitale
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
La via segue una bella linea, mai difficile ma neanche banale, che cerca i passi più interessanti lungo lo spigolo nord della Gugliassa: a nostro giudizio può essere una buona gita di allenamento per l'alpinismo estivo, sia per il dislivello da percorrere a piedi sia per la via in stile classico.
Il torrione si raggiunge con due ore scarse di camminata da Villanova: poco oltre l'imbocco del "sentiero alternativo" per il Pra si prende a sinistra per il Castelluzzo (il sentiero non è segnato sulla Fraternali, ma in questa stagione - con erba e rovi appena nati - è facile da seguire). Dal Castelluzzo, si imbocca il bellissimo sentiero dell'Autagna, fin quasi al colletto della Gugliassa: evidenti ometti e segni blu indicano il tornante da cui scendere all'attacco.
I diversi tiri sono ben descritti dalla relazione presente sul sito di Fiorenzo Michelin: a parte il terzo tiro, di trasferimento, si tratta di lunghezze divertenti, che presentano alcuni passi più impegnativi nel contesto di un'arrampicata facile ma spesso esposta. Non è necessario integrare con nuts o friends, ma possono essere utili alcuni cordini per gli spuntoni e i rinvii allungabili. Nel complesso la roccia è buona, a tratti lichenata, ma è bene fare attenzione a cosa si tocca, viste le poche ripetizioni.
Scesi dal torrione (abbiamo preferito fare una doppia piuttosto che disarrampicare), avremmo voluto salire ancora qualche centinaio di metri di dislivello per raggiungere la strada che collega il Barant con il Rifugio Jervis, ma oltre i 2000 metri c'è ancora neve, e noi avevamo solo scarpe leggere.
Giornata alla ricerca della frescura e di un itinerario "di montagna" pienamente ripagata. Peccato non aver potuto fare il giro dal Jervis. Con Eugenio.

Ultimo tiro
Sciabilità :: ** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: polverosa
neve (parte inferiore gita) :: umida
quota neve m :: 1500
attrezzatura :: scialpinistica
Si parte e arriva sci ai piedi a Giordano, ma in basso la neve è poca, e nel tratto in cui il sentiero estivo per il Col Giulian sale nel bosco (poco oltre il ponte sul rio che scende dai Tredici Laghi) si deve ravanare un po' in discesa. Nella parte alta la neve è sufficiente a sciare sui cuscini che ricoprono la pietraia di grandi massi che occupa il centro del vallone: nei tratti in ombra c'è una bella farina divertente, al sole comincia a formarsi un po' di crosta. Siamo scesi tenendoci sotto le pendici del Peigro, ma abbiamo trovato neve ventata: l'altro versante del vallone ci ha regalato neve decisamente migliore.
Una bella escursione in un (lungo) vallone selvatico (con un bellissimo colpo d'occhio sulla val Pellice e sul Viso dal Colle), da fare più per l'ambiente che per la sciata. Con Eugenio e Max.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
La falesia è stata completamente rinnovata

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Abbiamo percorso la Cresta in conserva a 15 metri, in scarpe da avvicinamento, proteggendo con gli spit presenti sui tiri e con un paio di nuts e cordini su spuntoni. Gli ultimi due tiri, che non sono descritti sull'itinerario che si trova sul sito del Giacoletti, si prendono proseguendo lungo la direttrice del filo di cresta: L12 è molto facile, e supera le rocce miste a terreno (si nota uno spit inserito in un triangolo di pittura gialla) fino a dove la roccia si fa di nuovo compatta; L13 esce in cresta (un paio di torrioni a Nord della croce) con passi di placca, spigolo e alcuni risalti. La cresta fino alla croce è ben proteggibile grazie a diversi spit messi nei punti giusti. Noi ci siamo slegate al bivacco, perché dalla vetta bisogna ancora fare alcuni passi di disarrampicata.
L'arrampicata è semplice ma continua e molto estetica, un vero piacere! Con Cécile, sempre più a suo agio, alla nostra prima via in conserva!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Abbiamo trovato l'itinerario da tracciare in seguito alle nevicate del weekend, che hanno reso la salita facile e piacevole: sotto i venti cm di neve fresca c'erano ghiaccio e crosta da rigelo. La terminale, molto aperta, si supera su un ponte di neve a destra: noi ci siamo protetti con due viti perché nella parte più ripida del pendio il ghiaccio era affiorante. Utili (anche se non indispensabili) due picche. Per scendere abbiamo fatto due doppie su abalakov per superare la terminale e il pendio immediatamente superiore (con una corda da 60 una doppia sarebbe bastata): la sosta su roccia a cordoni ci avrebbe infatti calati in un punto in cui la terminale era troppo aperta.
Con Eugenio.