Cera una volta, molto tempo fa un essere che abitava luoghi ai margini delle città.
Usciva dalla sua tana alla mattina molto presto, vagava insieme ai sui simili e entrava in una spelonca buia fino a tarda sera.
Era l’Operario. All’epoca era una specie molto diffusa. D’estate l’operaio dai luoghi ai margin delle città, chiamati periferie, migrava in massa verso il paesello natio creando ingorghi mostruosi sui sentieri chiamati autostrade stipato nella sua cinquecento, seicento, millecento, ottocinquanta.
L’operario era un essere molto amato da tutti quelli che pensavano che la libertà e la felicità dell’operaio fosse una cosa bella, e che tutti dovevano essere liberati come gli operai.
Poi poco alla volta l’operario si è estinto. Per fortuna che adesso l’orso ha preso il suo posto.