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21/12/2016 alle 15:26 #837585
Una storia di tre stati e di un impero C’erano una volta tre stati: uno vasto a est, uno grande a ovest e uno piccolo al centro.
Erano però dei piccolissimi stati all’interno di un ben più grande impero e avevano regole di gestione democratiche e meritocratiche.
Quasi 100 anni fa decisero di avere un consiglio generale che li guidasse insieme.
Erano stati dove i pochi abitanti avevano fede nell’onore e agivano per ampliare le visioni umane.
I vari presidenti erano sempre scelti periodicamente fra le persone di spicco di ogni stato e poi questi sceglievano il presidente generale: colui che doveva essere super partes e rappresentarli nel grande impero.
Non tutti potevano vivere in quegli stati, bisognava sottostare a selezioni collettive molto severe dove ogni atto di furbizia o ogni falsità veniva di solito drasticamente punita.
Con il passare del tempo però l’impero cominciò a corrompere gli stati e convinse alcuni cittadini a far entrare nei loro stati tante persone false e furbe come molti governanti nell’impero.
Costoro però non si accontentarono del piccolo riconoscimento che riscuotevano, volevano conquistare il potere negli stati.
E così, piano piano, con metodi discutibili, vennero formate maggioranze di mediocrità da persone che vedevano con invidia e rancore tutti quelli ancorati ai vecchi principi.
Tali mediocri erano persone che si rendevano sempre più conto della propria inferiorità senza accettarla. Mai erano riusciti ad esprimere una loro visione e per la loro incapacità avevano sempre dovuto ricorrere all’aiuto degli altri.
Poi questi stati quasi scomparvero, o meglio esistevano solo perché l’impero li aveva fatti suoi simili e i vari presidenti, a cominciare da quello generale, non fecero più parte delle persone di spicco, ma della mediocritas dilagante. Questi si dedicarono a difendere il loro posto che ritenevano di prestigio e continuarono a pubblicizzarlo, sempre dove vi fossero loro simili che li lodassero.
Nessuno sembrava rendersi conto che i giovani, pur riconoscendo i principi fondatori, non erano più interessati a diventare cittadini dei tre stati. Stati ormai spogliati del loro valore, colmi di mediocri che ostentavano una ormai vuota nomea immeritata. Al contrario i grandi predecessori agivano in umiltà, incuranti di fama e di titoli boriosi, tendendo verso qualcosa di più, consci che i titoli li può avere chiunque, mentre le capacità di realizzare qualcosa di grande, e realizzarlo realmente come facevano loro, solo pochi le avevano, non a caso erano stati scelti.
Allora la maggioranza di mediocri decise che solo le persone come loro, vuote, ma capaci di mettersi in mostra, meschine e di nessuna rilevanza, erano quelle a cui dare la cittadinanza.
Tutto andò avvizzendosi sempre più.
C’era però uno stato che resisteva, il più piccolo, ma, essendo in minoranza nel consiglio generale, gli altri due stati con azioni più o meno disoneste facevano di tutto per zittirlo, impedendogli qualsiasi azione che potesse riscattare le sorti del sodalizio.
Non si capiva che cosa potesse succedere.
L’inverno degli ideali e dell’onore fu molto rigido e si abbatté furiosamente sul piccolo stato, mentre gli altri continuavano a lanciare proclami trionfalistici, pieni delle storie passate da loro mai vissute e delle nullità del loro presente, tronfi di bugie raccontate per vere nonostante fossero state scoperte.
Il piccolo stato però resisteva, arroccato nei suoi ideali, difeso dall’onore che l’aveva contraddistinto sempre, incoraggiando a non demordere le poche persone che, come loro, ancora sopravvivevano negli altri stati.
Ma il tempo passerà.
Gli inverni si succederanno finché i vili ed i meschini, i privi di impegno e di capacità, diverranno vecchi e scompariranno nel loro nulla, mentre i principi e gli ideali continueranno ad essere tramandati.
Arriverà una nuova primavera che vedrà sbocciare giovani nuovi, inconsapevoli della carestia morale e tecnica degli anni precedenti: avranno voglia di ampliare le loro capacità, spronati da curiosità e da voglia di impegnarsi davvero.
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