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      2003- 20 aprile: cade elicottero al Ciataniera v. Argentera 6 morti+1 ferito.

      2009- 24 marzo: roc de Bouscher muore sciatore per politraumi da caduta.

      2010 -20 febbraio: valanga alla Roisetta 1 morto + 2 feriti.

      2012- 10 febbraio: valanga, muore danese alpe Penna v. Argentera per traumi da trascinamento airbag.

      2012 -24 aprile: valanga alla becca di Tos 1 morto.

      2014- 6 febbraio: valanga, muore guida alpina + 7coinvolti 1 ferito, conca di Cheneil

      2015- 8 febbraio: cade elicottero p.ta Ormellune, 1 ferito + 2 coinvolti.

      2015- 20 febbraio: valanga in Valgrisance, 2 coinvolti senza conseguenze gravi.

      2015- 27 marzo: valanga al Terranera 2 morti + 1 ferito.

      Solo nella stagione 014/15 i coinvolti in valanghe in Italia sono 98, 46 illesi, 28 feriti, 24 morti, per un totale di 54 incidenti (fonte aineva).

      Pare un bollettino di guerra in tempo di pace, ma dopo aver letto alcune dichiarazioni dell’ultimo incidente vorrei commentare e cito da “la Stampa & Repubblica”: “poteva succedere anche a chi saliva con le pelli, si è trattato di tragica fatalità, rischio 3 una via di mezzo che non spaventa nessuno”. Certe affermazioni mi fanno pensare che siamo alla preistoria della cultura alpina se dette da persone che vivono di montagna. Di un altro livello quelle di Favre, che menziona il problema dei cambiamenti climatici importanti della neve e di una stagione difficile da valutare; quello molto più umano di Bolognesi:” se n’è andato uno di noi”, o Cantonati “adesso dobbiamo pensare ai nostri morti”.

      Ma passato il cordoglio e l’emotività qualche domanda bisognerà pur farsela. Non può passare l’idea che l eliski sia una pratica sicura di puro divertimento, come non lo è il fuori pista in generale. Su certi pendii bisognerebbe entrarci in punta di piedi e non con truppe da sbarco elitrasportate. Considero invece l’attività di eliski a forte impatto ambientale e non solo per i rumori, l’inquinamento e lo spostamento d’aria, ma anche le modalità di discesa quasi sempre fatte in sequenza e ripetute -N- volte rigando e indebolendo qualsiasi tipo di pendio e che amplifica i rischi anche alle persone presenti nell’area. Alcuni di questi incidenti si possono equiparare come dinamica, almeno quelli che riguardano i distacchi, certo ognuno con condizioni di neve molto diverse. Aggiungerei anche quello del 2001 sui fuoripista di Grangesises/closs dell’acqua, anche se il gruppo risaliva da impianti, ma la modalità di discesa erano uguali: discese ripetute spostandosi sempre su zone vergini e sempre più ripide ed esposte ai raggi solari. In quel caso il distacco è partito proprio dai paravalanghe causando 3 morti nonostante i soccorsi tempestivi, ricordo Mario Perona che saltava come un grillo alla ricerca di segnali arva. Le stratigrafie in quei giorni erano proibitive ed era appena stato ritrovato il maestro di sci sul’ enorme valanga del Mendie dopo giorni di ricerche. Possiamo imparare qualcosa da tutti queste sciagure!? Almeno non dimentichiamocele. Buone salite e discese.

      Ugo Peroglio

    • #868155

      Come non quotarti…

      non entro nel merito dell’ultimo incidente. Non mi sono chiare le dinamiche, francamente ho già sentito più versioni dell’accaduto completamente contrastanti.

      Certo però che se una valanga travolge uno o più scialpinisti classici, ovvero muniti di pelli di foca, i giornali parlano di imprudenza o incoscienza. Il pericolo 3 marcato diventa un grado medio alto nella scala del rischio.

      Quando invece gli incidenti coinvolgono freeriders che utilizzano gli elicotteri per salire in vetta, allora si parla di fatalità e il grado 3 marcato diventa del tutto accettabile.

      Evidentemente il denaro abbassa il rischio….. magari invece dell’ARTVA conviene tenere nello zaino la carta di credito.

      beppe

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