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13/09/2011 alle 21:00 #835952
Anche se già citato in un’altra discussione, vorrei portare il più possibile a conoscenza questo questionario, proposto da Alessandro Gogna. Per capire meglio la discussione invito a leggere l’articolo apparso sullo “Scarpone” settembre 2011.
Il questionario è scaricabile da qui:
http://www.edizionimelograno.com/high-res/questionario_def.zip Una volta compilato va rispedito a
[email protected] Grazie per l’attenzione

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14/09/2011 alle 09:55 #854717
No. Rischiare è una scelta, e come tale esprime la libertà dell’individuo.
Un diritto è quello alla cura.
Ma i diritti non basta che siano dichiarati, vanno garantiti.
Quindi è possibile che nessuno ti negherà mai di scegliere il rischio, semplicemente qualcuno valuterà che la società non è più disposta ad accollarsi i costi che corporta il rischio che hai scelto.
Magari, per quanto riguarda l’alpinismo, potrebbe pure non essere un male: l’ingaggio aumenterebbe sicuramente.
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14/09/2011 alle 10:07 #854718alkurtz wrote:
No.
Rischiare è una scelta, e come tale esprime la libertà dell’individuo.
Un diritto è quello alla cura.
Ma i diritti non basta che siano dichiarati, vanno garantiti.
Quindi è possibile che nessuno ti negherà mai di scegliere il rischio, semplicemente qualcuno valuterà che la società non è più disposta ad accollarsi i costi che corporta il rischio che hai scelto.
Magari, per quanto riguarda l’alpinismo, potrebbe pure non essere un male: l’ingaggio aumenterebbe sicuramente.
… trovo il tuo intervento assai capzioso.
E’ un diritto quello di poter scegliere dove muoversi e come muoversi senza che la montagna diventi un terreno regolato da norme, codicilli, divieti, esposti, ordinanze e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
E’ la discutibilissima (e per me delirante) ricerca della regolamentazione di ogni attivita’ umana.
Dopo di che vorrei che qualcuno mi spiegasse perche’ uno che viene raccolto in montagna diventa un costo per la societa’ mentre si glissa tranquillamenti su tutti i “recuperi” di quelli che subiscono incidenti stradali, ciclistici, motociclistici, nautici, balneari, fungaioli ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc…..
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14/09/2011 alle 10:08 #854719
Al, ma secondo te io ho il DIRITTO di SCEGLIERE? -
14/09/2011 alle 10:45 #854721Liviell wrote:
Al, ma secondo te io ho il DIRITTO di SCEGLIERE?
Penso che tu nella circorstanza di dover effettuare una scelta sia libero di poterlo fare assumendotene la responsabilità. -
14/09/2011 alle 11:34 #854722Quote:
Dopo di che vorrei che qualcuno mi spiegasse perche’ uno che viene raccolto in montagna diventa un costo per la societa’ mentre si glissa tranquillamenti su tutti i “recuperi” di quelli che subiscono incidenti stradali, ciclistici, motociclistici, nautici, balneari, fungaioli ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc…..
… ed i costi ben più ingenti per il “recupero” di fumatori, alcolisti, obesi……..
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14/09/2011 alle 12:06 #854723alkurtz wrote:
Penso che tu nella circorstanza di dover effettuare una scelta sia libero di poterlo fare assumendotene la responsabilità.Non mi è chiaro il “dover”…ma forse mi sbaglio.
In ogni caso, stando a questa affermazione mi sembra di poter concludere con: SI, RISCHIARE E’ UN DIRITTO (CON ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’)
…O no?
ps.: hai letto l’alrticolo di Gogna?
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14/09/2011 alle 13:31 #854726Liviell wrote:
Non mi è chiaro il “dover”…ma forse mi sbaglio.
In ogni caso, stando a questa affermazione mi sembra di poter concludere con: SI, RISCHIARE E’ UN DIRITTO (CON ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’)
…O no?
ps.: hai letto l’alrticolo di Gogna?
Gogna sostiene che una comunità politica non può formulare leggi che proibiscano l’esercizio di diritti fondamentali degli esseri umani.
In particolar modo. in riferimento alla libertà di agire secondo le proprie opinioni assunte responsabilmente.
“da grandi saggi del pensiero liberale come John Stuart Mill a filosofi come Bertrand Russel, viene l’invito a considerare che esistono diritti essenziali che ci appartengono, non in quanto membri di una comunità politica, ma in quanto esseri umani, e che uno degli aspetti fondamentali e della vita civile deve essere la libertà di agire secondo le proprie opinioni, purché lo si faccia a proprio rischio e pericolo.”
La comunità politica secondo Gogna non può formulare leggi secondo criteri opportunistici o meramente economici quando l’oggetto del legiferare va ad intaccare una libertà fondamentale quale può essere quello della scelta del terreno della propria azione.
Alla domanda: il rischio è un diritto?
Non si da una risposta: si afferma che la libertà è un diritto, il diritto di scegliere responsabilmente un rischio.
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14/09/2011 alle 13:39 #854727
E’ il “responsabilmente” che mi lascia perplesso, nel senso che qualcuno a questo punto potrebbe stabilire che la mia scelta non è una scelta responsabile, quindi viene meno il diritto e di conseguenza la libertà di azione. Se io volessi andare a fare una via in montagna, in inverno, non attrezzata, chi può sostenere che la mia scelta non è una scelta responsabile?? Secondo me nessuno…
Ti/vi sembra giusto che possa accadere (nell’eventualità che….) una roba del genere??
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14/09/2011 alle 17:16 #854731
come per il casco in moto, la situazione è molto complessa, e i principi generali si applicano con difficoltà a questi ambiti. O meglio, non si possono applicare principi generali, perché se no si deve applicare la proprietà transitiva (o dire che le leggi sono uguali per tutti), e ne verrebbe fuori che anche per accendere lo scaldabagno è necessaria la presenza di un tecnico abilitato! Quindi si parla di numeri, che fanno la differenza. Se per la moto si può parlare di una quota significativa di popolazione con un’incidenza altrettanto significativa di incidenti, sull’alpinismo no. Ma il principio generale di libertà è lo stesso. Cambiano le implicazioni sociali e la capacità di un sistema di autoregolarsi, cambia nelle implicazioni economiche, cambia che il microcosmo della montagna è discretamente capace di autoregolarsi per la sicurezza, quello dei motociclisti non lo era, È un po’ come se tutti andassero a scalare senza corda, o sul ghiaccio senza ramponi: per (s)fortuna la montagna ti costringe a “metterti in sicurezza” abbastanza in fretta, in moto ti senti sicuro fino a quando non cadi a 100 all’ora. Quando sei 10 mt sopra l’ultima protezione… non ti senti sicuro! E infatti hai imbrago, chiodi rinvii friend e quant’altro, e lo sai dove sei e hai scelto di arrivarci! . Tutto questo per dire una cosa: meno se ne parla, meglio è. Questo perché il rischio di un’intrusione politica, coadiuvata magari da una commissione di rimbambiti porterebbe a chissà quali regole e regolamenti, per cui magari devi fare veramente i brevetti (come nel sub) per andare in montagna o ti trovi vie chiuse al pubblico, o chissà quali altre nefandezze. Magari “ferrare” tutte le vie per mettere in sicurezza totale! AH! -
14/09/2011 alle 18:52 #854733
Spero che tutti convengano sul fatto che il diritto/libertà di azione sia da difendere a denti stretti. Il punto però è che bisogna cercare di essere propositivi. Per es. nelle politiche di “riduzione del danno” è l’informazione che genera consapevolezza e questa penso che sia l’ unica strada che si possa percorrere.
La “scelta responsabile” di cui parla Livell, purtroppo è sindacabile, non è oggettiva ed è questo che preoccupa.
La questione si complica però quando non è messo in discussione il rischio che il singolo si assume, bensì il rischio che la persona fa correre ad altri. Avevo in un precedente topic fatto l’ esempio dell’ alpinista che per una condotta non corretta fa cadere pietre o muove valanghe.
Quindi in questo caso come la mettiamo?
Come possiamo argomentare ad un eventuale “ottuso” legislatore che voglia limitare, regolamentare, vietare? Non basta dire che il rischio è un diritto/libertà intoccabile.
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14/09/2011 alle 19:30 #854734
il rischio è un concetto molto labile in materia di legislatura, e meglio di tutti lo conoscono gli ASSICURATORI, che però so già che non interverranno in questo topic 
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14/09/2011 alle 20:25 #854739stambecco wrote:
il rischio è un concetto molto labile in materia di legislatura, e meglio di tutti lo conoscono gli ASSICURATORI, che però so già che non interverranno in questo topic

e’ pazzesco ma …..approvo cio’ che hai detto😮 😮 😮 😮 😮 non ti montare la testa pero’
😥 😥 -
14/09/2011 alle 20:53 #854740damup wrote:
La questione si complica però quando non è messo in discussione il rischio che il singolo si assume, bensì il rischio che la persona fa correre ad altri. Avevo in un precedente topic fatto l’ esempio dell’ alpinista che per una condotta non corretta fa cadere pietre o muove valanghe.
Quindi in questo caso come la mettiamo?
Come possiamo argomentare ad un eventuale “ottuso” legislatore che voglia limitare, regolamentare, vietare? Non basta dire che il rischio è un diritto/libertà intoccabile.
Essere sulla traiettoria di caduta pietre o valanghe fa parte del rischio chi sta sotto lo doveva valutare, se era lì con pericolo di valanghe allora aveva le sue colpe.Non è un diritto che un datore di lavoro decida di far rischiare i dipendenti che per necessità devono farlo.
non è un diritto correre sulle strade quando tutti gli altri non hanno alcuna intenzione di andarsi ad ammazzare e non possono esserne consapevoli.
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15/09/2011 alle 06:36 #854744stambecco wrote:
Tutto questo per dire una cosa: meno se ne parla, meglio è. Questo perché il rischio di un’intrusione politica, coadiuvata magari da una commissione di rimbambiti porterebbe a chissà quali regole e regolamenti
Cacchio lo so Stambecco, lo so….
Ma sento che ci stiamo avvicinando ad una presa di posizioni. L’arrampicata sportiva applicata su artificiale (indoor), in falesia, il bouldering, stanno avendo un boom intenso e veloce. In più vedo spesso che chi inizia con queste attività, poi si getta subito su itinerari alpini dalle caratteristiche completamente diverse, muniti di poca informazione…
Le vie in montagna sono sempre più frequentate, anche se lo sono per lo più quelle famose e ben protette.
Le vie facili, canali, creste, dove anche se la difficoltà tecnica è minore i rischi sono maggiori, sono sempre più affollate, e spesso si vedono veramente cani e porci.
Dalle mie parti stanno nascendo ovunque palestre di arrampicata, parli con la gente in giro e tutti che hanno iniziato a scalare o lo stanno per fare.
Intendiamoci, anche io ci vado, non voglio mica buttare m…. su chi si sbatte e lavora, ci mancherebbe.
Però è chiaro il boom che sta avvenendo, è chiara la componente economica legata ad esso, è chiaro che se fino a ieri c’erano 1000 persone e gli incidenti erano 10, se un domani le persone saranno 100000 gli incidenti saranno 1000.
Quindi non saprei, mi verrebbe comunque da parlarne, tra noi, più che altro per arrivare al giorno del “giudizio” (se mai ci sarà) con proposte serie e ponderate, dettate da un’analisi del problema (ove si presenta), e non dal tipico schiamazzo italiano.
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15/09/2011 alle 10:43 #854746caiojet wrote:
… trovo il tuo intervento assai capzioso.
E’ un diritto quello di poter scegliere dove muoversi e come muoversi senza che la montagna diventi un terreno regolato da norme, codicilli, divieti, esposti, ordinanze e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
E’ la discutibilissima (e per me delirante) ricerca della regolamentazione di ogni attivita’ umana.
Dopo di che vorrei che qualcuno mi spiegasse perche’ uno che viene raccolto in montagna diventa un costo per la societa’ mentre si glissa tranquillamenti su tutti i “recuperi” di quelli che subiscono incidenti stradali, ciclistici, motociclistici, nautici, balneari, fungaioli ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc.ecc…..
io invece trovo il tuo intervento assai umorale.
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15/09/2011 alle 11:17 #854747alkurtz wrote:
io invece trovo il tuo intervento assai umorale.
… bella risposta.
Arguta, articolata e piena di contenuti.
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15/09/2011 alle 13:44 #854752
Limitare, anche in montagna, dove ognuno spera sempre di superarli i propri limiti, sarebbe triste… Per quanto mi riguarda basterebbe una normativa che, tanto per far lavorare anche un po’ di gente, obblighi le comunita’ montane ed i comuni montani a tenere informata nel giusto modo la popolazione; se poi mi dicono che c’e’ pericolo valanghe 5 e vado lo stesso, non mi posso poi lamentare con nessuno se finisco sotto…
… se a finire sotto sono quelli che stanno 500 metri piu’ a valle, mi becco la denuncia e me la merito pure..
esattamente come in auto.. mi segnalano che la strada di montagna è senza barriere cosi’ se finisco di sotto il comune non ne e’ responsabile.. ai politici basta questo.. e a me andrebbe bene cosi’…
se poi ci sono delle curve pericolose e sbandando vado contro un’altra auto.. questi sono danneggiati e vengono ripagati e se ci sono lesioni vengo denunciato… le leggi in vigore secondo me potrebbero bastare, basta un piccolo adattamento ed il lavoro di qualche guida (anche se so che questo genererebbe polemiche comunque) che ingaggiati dagli enti locali creino la giusta rete di informazioni puntuali sulla pericolosita’ delle varie attivita’ alpinistiche e poi ognuno faccia come crede…
per quanto riguada i costi…basta ribaltarli su chi ha avuto bisogno di soccorso o su chi ha generato l’incidente di altri.. io personalmente se mi fanno pagare l’elicottero perche’ mi salvano il culo… non apro becco…magari contesto il fatto che pago le tasse per nulla, ma e’ un altro discorso…
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15/09/2011 alle 13:53 #854753FERRA wrote:
Limitare, anche in montagna, dove ognuno spera sempre di superarli i propri limiti, sarebbe triste…
Per quanto mi riguarda basterebbe una normativa che, tanto per far lavorare anche un po’ di gente, obblighi le comunita’ montane ed i comuni montani a tenere informata nel giusto modo la popolazione; se poi mi dicono che c’e’ pericolo valanghe 5 e vado lo stesso, non mi posso poi lamentare con nessuno se finisco sotto…
…ma che dici? ma hai idea delle risorse e delle strutture delle varie comunita’ montane o di sperduti comuni infilati in chissa’ quali vallate?
Vai a fare il Fallere e pretendi che il comune di Vetan ti informi sulle condizioni? Vuoi andare a fare il Gran Munt e pensi che il comune di Traversella emetta dei bollettini a riguardo? E con quali conoscenze? Quali strumenti? Quali persone? Quale autorevolezza?
Per questo genere di informazioni ci sono i bollettini della Aineva, ad esempio, che sono sempre molto precisi e puntuali. Le informazioni ce le si cerca di persona. Che diamine.
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15/09/2011 alle 14:51 #854754
L’autorevolezza sarebbe quella delle guide, che in quanto tali, solo le uniche figure professionali della montagna… e qui si parla di reponsabilita’ altrimenti nessuno penserebbe a legiferare in merito. Per quanto riguarda l’idea che ognuno si debba cercare le informazioni sono d’accordo.. ma rimango dell’idea che se gli enti locali non sono in grado di farlo che sono fatti di gente che vive sul territorio be’, allora, e’ giusto che li cancellino dalla cartina, li accorpino, e si risparmi i soldi dei vari apparati amministrativi…
Comunicare non vuol dire saperla generare l’informazione.. ma pubblicarla… magari in un contenitore moderno dove e’ facile riversare i dati, anche in modo automatico, aggiornarli, etc etc.. tipo.. mmm gulliver?
se il legislatore, cioe’ lo stato, fa un sito istituzionale in cui i comuni buttano dentro le informazioni necessarie.. e si prendono la responsabilita’ di tenerlo aggiornato.. per me il problema e’ risolto, che lo facciano o no… io da cittadino non sono scusato se ignoro la legge, quindi devo informarmi.. da solo… sulle condizioni, pericolosita’, attrezzatura, di una via in montagna… loro sono obbligati a mettere in rete le informazioni… nessuno vieta niente, responsabilita’ scaricate ai singoli che decidono se leggere o no le informazioni, se andare o no a fare la salita, etc etc…
Il buon senso risolverebbe ogni cosa, e non solo in ambito alpinistico.. ma siccome non e’ possibile contarci troppo sopra… questa e’ un’idea…
Poi sono d’accordo che meno se ne parla meglio e’.. se i tg d’estate inseguono le bagasce dei nostri politici ladri invece che dire ogni giorno che si e’ fatto male qualcuno in montagna… vedrete che a nessuno verra’ in mente di fare leggi a riguardo…
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15/09/2011 alle 14:59 #854755caiojet wrote:
… bella risposta.
Arguta, articolata e piena di contenuti.
Scusa.
Io scrivo un post in cui cerco di rispondere alla domanda: Rischiare è un diritto.
E dico cose con cui si può essere più o meno d’accordo.
Tu mi rispondi con un giudizio, e poi dici una serie di cose che non entrano nel merito di quello che ho detto io – quindi non mi rispondi –, e che non sono una riposta alla domanda di liviell ma sono semplicemente considerazioni e domande che mi sembrano concessioni del genio infastidido e svegliato fuori orario alla platea.
Però, se ci tieni, entro nel merito.
Tu dici che la montagna deve rimanere un terreno di avventura e chi la vuole affrontare deve essere libero da tutele politiche/burocratico/amministrative:
“E’ un diritto quello di poter scegliere dove muoversi e come muoversi senza che la montagna diventi un terreno regolato da norme, codicilli, divieti, esposti, ordinanze e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.”
Chi lo vuole fare deve avere il diritto di poterlo fare, perché:
E’ la discutibilissima (e per me delirante) ricerca della regolamentazione di ogni attivita’ umana.
Non solo deve poterlo fare, ma deve anche essere tutelato nel farlo:
Dopo di che vorrei che qualcuno mi spiegasse perche’ uno che viene raccolto in montagna diventa un costo per la societa’ mentre si glissa tranquillamenti su tutti i “recuperi” di quelli che subiscono incidenti stradali, ciclistici, motociclistici, nautici, balneari, fungaioli.
E chi ti potrà mai dare torto, soprattutto nel nostro paese dove qualsiasi bisogno, desiderio, interesse che abbia una minima diffusione sociale diventa immediatamente un “diritto” da rivendicare o da difendere?
Un aspetto dei tempi che Gogna non prende in considerazione è proprio questa esasperazione della rivendicazione dei diritti. Rivendicazione sovente scollegata da qualsiasi realtà: le realtà che hanno dato origine a certi diritti e che sono mutate o realtà che non possono creare diritti, perché i diritti non basta dichiararli, ma occorre garantirli perché siano tali.
E garantire un diritto costa.
Io non so se ultimamente hai dato un’occhiata ai giornali.
Prova a darla e fantasticarti questa domanda al popolo:
“Secondo lei è giusto che il Servizio Sanitario Nazionale spenda tutti questi euro per andare a salvare gente che seguendo il suo proprio spirito di libertà sceglie di andare a scalare una montagna che si sa che crolla sovente (non gente che costretta ad andare a lavorare in macchina e ha un incidente)?”
Facciamo che l’80 per cento di dice NO e un solerte funzionario del ministero metta nella manovra il ticket del soccorso in elicottero.
A questo punto non rimane che sperare che le industrie legate alla montagna abbiano la forza di costruire una lobby in grado di fare pressione in parlamento nel senso di una riconsiderazione di una legge che toglierebbe clienti alla montagna.
Ma in Italia cosa succede, succede che non togli a questo, vuoi mica togliere a quello o quell’altro, e non si fa mai un cazzo.
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15/09/2011 alle 15:14 #854756FERRA wrote:
L’autorevolezza sarebbe quella delle guide, che in quanto tali, solo le uniche figure professionali della montagna…
Poi sono d’accordo che meno se ne parla meglio e’.. se i tg d’estate inseguono le bagasce dei nostri politici ladri invece che dire ogni giorno che si e’ fatto male qualcuno in montagna… vedrete che a nessuno verra’ in mente di fare leggi a riguardo…
Le guide hahahaha
😆 😆 …..e poi come fanno a portare i clienti se dichiarano che il rischio è alto ….. lo devono abbassare d’ ufficio altirimenti …non mangiano.Se ne sta parlando su un forum per schiarirsi un po le idee ed eventualmente per prevenire….. i nostri cari eletti in questo momento sono troppo impegnati a pararsi il culo ma…… hanno le ore contate!!
😈 👿 -
15/09/2011 alle 18:40 #854757
Io sono per nessuna regolamentazione. Se uno mi tira un masso in testa perchè è un bufalo che non fa attenzione quando esco dall’ospedale (se esco) e lo trovo gli piazzo una mazzetta da 2 kili sulla capa! Se uno non sa fare una doppia in un canalone, se posso lo aiuto se non posso , cazzi suoi! Se uno resta sotto una valanga con pericolo 5, che vuoi fare, anche le squadre non servono a nulla se non a recuperare la salma. Se poi vogliono mettere un ticket sull’elicottero facciano pure, non l’ho mai usato e spero di continuare, se poi mi servirà io personalmente pago da anni una assicurazione sull’infortunio che mi copre tutto! e vaffanculo ai legislatori, se poi decido anche con altri di chiodare una parete(ina) e qualche amministratore non è d’accordo digli che tolga gli spit! Mette un divieto? E sai quanto dura! Mi manda il messo? E digli che mi consegni il foglio sulla sosta! Stiamo un po’ a vedere chi è il proprietario della falesia! 😆 😆 😆 😆 -
15/09/2011 alle 20:15 #854758
quello che emerge è che si paga il prezzo dell’ignoranza, contro la quale non si vince. La gente ignorante vede delle cose bellissime, le vuole tutte e subito (fare l’8c sul bianco alla prima uscita) e poi inspiegabilmente muore appena uscito dal torino (non si sa se in un crepaccio o per il cantiere ). Suo padre politico, anziché capire che è un imbecille che non ha insegnato al figlio a capire le cose prima di farle, entra nel merito della questione in quanto grande esperto e, siccome suo figlio è morto in montagna, È un grande esperto della materia. E fa una legge-porcata per cui magari devi certificare con un tecnico del comune i chiodi che metti (per dire un’idiozia random che mi passa per la mente). Il che mi porta ad una conclusione: meno se ne parla, meglio è, perché poi nascono i casini! Purtroppo un tentativo di dialogo lo vedo impossibile, mi rimanda ad una scena, quando fantozzi e il megapresidente parlano di politica. Il presidente dice: le parti dovrebbero incontrarsi e dialogare per trovare delle soluzioni condivise (o qualcosa del genere). E fantozzi risponde: “ma così ci vorranno mille anni!”. E il presidente: “Posso aspettare, IO!”
Ecco, siccome siamo in italia, magari viene fuori che per mille anni viene vietata la scalata!
(e per fare un esempio pratico per lo scialpinismo, la provincia di bergamo per anni ha disposto dopo la prima nevicata il “grave pericolo valanghe” interdicendo di fatto la pratica dello scialpinismo per tutta la stagione. Perché le disposizioni non hanno scadenza temporale… Rob de matt, si dice qui. Ma è così. Che sia di monito a chi cerca un dialogo con gli enti territoriali. E sia chiaro, dichiaro la sconfitta dell’uso del cervello e della possibilità di dialogo, e la mia soluzione “stiamo zitti che è meglio” mi fa cacare, quando hai a che fare con queste situazioni, i nostri scazzi forumistici sono giochini da educande!)
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16/09/2011 alle 06:29 #854760alkurtz wrote:
Facciamo che l’80 per cento di dice NO e un solerte funzionario del ministero metta nella manovra il ticket del soccorso in elicottero.A questo punto non rimane che sperare che le industrie legate alla montagna abbiano la forza di costruire una lobby in grado di fare pressione in parlamento nel senso di una riconsiderazione di una legge che toglierebbe clienti alla montagna.
Questa non l’ho capita Al, veramente.
Se ho inteso bene il tuo messaggio, credo che questo sarebbe davvero il male minore, anzi…
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16/09/2011 alle 08:02 #854762Liviell wrote:
Questa non l’ho capita Al, veramente.
Se ho inteso bene il tuo messaggio, credo che questo sarebbe davvero il male minore, anzi…
Da un certo punto di vista questo è il male peggiore.
Però, vista la tendenza che c’è nel nostro paese a mandare in vacca ogni dibattito pubblico, dove le questioni non vengono mai affrontate nella loro concretezza, ma diventano sempre occasioni per fare guerre politiche che nulla hanno a che fare con i problemi reali delle persone, l’unica cosa aupicabile è che un “potere forte” decida o influisca nella decisione e facendo i suoi interessi fa anche quelli degli altri.
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16/09/2011 alle 09:37 #854769
l’unica speranza è che nessun potere forte si interessi di montagna. -
16/09/2011 alle 09:44 #854770stambecco wrote:
l’unica speranza è che nessun potere forte si interessi di montagna.
Il fatto è che ci sono “poteri deboli”, camarille burocratiche di vario tipo, che attraverso la montagna cercano di diventare forti.
Per carità, niente di male, tutti dobbiamo campare.
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16/09/2011 alle 11:01 #854771
a me fa paura, per riportare l’esempio della bergamasca, chiacchierando con un amico legale appassionato di montagna, questo mi ha spiegato che le forze dell’ordine erano (paradossalmente) autorizzate a multarti se andavi a fare la pipì a oltre il guard rail grazie alle implicazioni dell’ordinanza. I disastri di un sistema legislativo farraginoso e impreciso quale è il nostro possono essere catastrofici se interpretati da qualche testina di vitello! Se chiedessero VERAMENTE a una commissione autorevole (per dire: gogna, messner e trombetta 😮 ) che conosce la montagna, che sa cosa sta dicendo, che conosce le dinamiche della gente che va in montagna sia a livello turistico che “avventuroso”, già avrei paura. Figurati quando creeranno una commissione con un geologo di catanzaro, uno psicologo di nuoro e una guida naturalistica del parco delle groane! Il tutto coordinato da Brunetta e Mastella!Piuttosto, se proprio bisogna fare qualcosa, si spinga per creare come in francia una figura intermedia quale il “moniteur d’escalade” dandogli pieno mandato di introdurre alla montagna le “masse”. Io lo vedo qui a milano, dove nelle sale indoor entrano centinaia di persone “ignoranti” (nel senso che ignorano) e gli istruttori, in seguito alla sentenza “Capucciati vs Guide Alpine” non parlano neanche di roccia tanta è la paura! E queste persone potrebbero invece essere un veicolo di crescita della cultura di montagna incredibile, sono loro che hanno il vero contatto col “popolo”, ma non lo fanno perché… Perché solo le GA sono autorizzate a parlarne. Solo che da posti come Milano e le sale boulder si tengono ben lontane (eh già, si guadagnano solo 50 euro a sera e bisogna farsi il culo, capisco!), nessuno è reso edotto su cosa sia la montagna, poi arrivano quelli che sulla plastica fanno l’8c, vanno in falesia, muoiono durante l’avvicinamento e… ah montagna assassina! Non so se mi sono spiegato, ma se non si crea cultura nella “base”, ci sarà sempre troppo rischio di leggi idiote. La montagna è puro appannaggio dell’unica figura autorizzata a parlarne, che però dalla montagna non si muove (o non abbastanza, ci sono anche valide eccezioni ovviamente), mentre invece una figura realmente più a contatto con le masse, le scuole, i bambini potrebbe fare tantissimo.
Nel frattempo acquattatevi e non dite niente, che se no ci vietano di andare anche in falesia!
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16/09/2011 alle 12:04 #854772stambecco wrote:
a me fa paura, per riportare l’esempio della bergamasca, chiacchierando con un amico legale appassionato di montagna, questo mi ha spiegato che le forze dell’ordine erano (paradossalmente) autorizzate a multarti se andavi a fare la pipì a oltre il guard rail grazie alle implicazioni dell’ordinanza. I disastri di un sistema legislativo farraginoso e impreciso quale è il nostro possono essere catastrofici se interpretati da qualche testina di vitello! Se chiedessero VERAMENTE a una commissione autorevole (per dire: gogna, messner e trombetta
😮 ) che conosce la montagna, che sa cosa sta dicendo, che conosce le dinamiche della gente che va in montagna sia a livello turistico che “avventuroso”, già avrei paura. Figurati quando creeranno una commissione con un geologo di catanzaro, uno psicologo di nuoro e una guida naturalistica del parco delle groane! Il tutto coordinato da Brunetta e Mastella!Piuttosto, se proprio bisogna fare qualcosa, si spinga per creare come in francia una figura intermedia quale il “moniteur d’escalade” dandogli pieno mandato di introdurre alla montagna le “masse”. Io lo vedo qui a milano, dove nelle sale indoor entrano centinaia di persone “ignoranti” (nel senso che ignorano) e gli istruttori, in seguito alla sentenza “Capucciati vs Guide Alpine” non parlano neanche di roccia tanta è la paura! E queste persone potrebbero invece essere un veicolo di crescita della cultura di montagna incredibile, sono loro che hanno il vero contatto col “popolo”, ma non lo fanno perché… Perché solo le GA sono autorizzate a parlarne. Solo che da posti come Milano e le sale boulder si tengono ben lontane (eh già, si guadagnano solo 50 euro a sera e bisogna farsi il culo, capisco!), nessuno è reso edotto su cosa sia la montagna, poi arrivano quelli che sulla plastica fanno l’8c, vanno in falesia, muoiono durante l’avvicinamento e… ah montagna assassina! Non so se mi sono spiegato, ma se non si crea cultura nella “base”, ci sarà sempre troppo rischio di leggi idiote. La montagna è puro appannaggio dell’unica figura autorizzata a parlarne, che però dalla montagna non si muove (o non abbastanza, ci sono anche valide eccezioni ovviamente), mentre invece una figura realmente più a contatto con le masse, le scuole, i bambini potrebbe fare tantissimo.
Nel frattempo acquattatevi e non dite niente, che se no ci vietano di andare anche in falesia!
…io sintetizzerei il concetto con un bel
Vietato vietare…

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16/09/2011 alle 12:17 #854773
non dirlo in giro, ma l’avevo pensato fin dal primo istante. Non vorrei che ci scambiassero per amici
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