Forums Gulliver Gulliver.it Crisi Vocazionale: che fare?

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    • #835614

      Ciao a tutti,

      sono un istruttore della scuola nazionale di scialpinismo del CAI Ligure e vorrei aprire un dibattito tra i frequentatori di gulliver, non necessariamente istruttori di altre scuole, sul tema del ricambio generazionale del corpo insegnate delle scuole in generale, e di quelle di scialpinismo in particolare.

      La ns esperienza in questi ultimi anni è che sempre meno persone si appassionano a questo tipo di volontariato al punto da voler progredire e conseguire il titolo di istruttore. Alla base di tutto c’è una sempre meno passione per la pratica alpinistica di alta montagna necessaria per farsi l’esperienza che la figura di istruttore richiede.

      Uno dei motivi per cui abbiamo questo problema penso che derivi dal fatto che la ns ricerca di nuovi potenziali istruttori è fatta quasi solo in seno a ex allievi dei corsi i quali, proveniendo ormai in maggior parte dallo sci di pista, raramente sviluppano un interesse per l’alpinismo.

      Questo intervento, sono sincero, ha il duplice scopo di condividere l’argomento e ricevere feedback ma anche quello di “catturare” l’attenzione di quanti, frequentanti la montagna a 360^ nelle sue varie vesti, fossero interessati ad valutare un eventuale collaborazione con la ns Scuola.

      Grazie per l’attenzione e arrivederci sulle cime!

      Tittamassi

    • #849897

      Gulp.. argomento interessante il tuo… – un’ esauriente risposta richiederebbe in primis un profondo studio sociale – demografico – comportamentale e financo psicologico…. :D :D :D

      provo a buttare giù qualche idea, senza nessuna pretesa di verità.

      conosco un poco l’ambiente cai e relative scuole ma, certo, non ho la verità in tasca…

      1) sicuramente, come dici tu, non sono poi molti quelli che si dedicano allo scialpinismo in modo costante, i pistaioli e snowbordisti sono la maggioranza…

      2) spesso anche chi pratica scialpinismo ecc ecc ha voglia di andare a divertirsi, fare magari cose impegnative e non trascinarsi dietro una moltitudine di novizi…

      (questo ragionamento vale anche nel giro degli alpinisti) – un mio amico mi faceva notare che fare l’istruttore cai seriamente, cioè un tot di domeniche l’anno e non solo qualche volta faceva si che il suo grado di difficoltà raggiungibile fosse “sotto” di almeno un grado e mezzo rispetto a un suo amico che invece andava tutte le sante domeniche sul “duro”…

      3) sarebbe poi bene analizzare le motivazioni che spingono a fare l’istruttore. – volontariato e spirito di sevizio come dici tu? – voglia di insegnare agli altri cosa uno sa? – a volte anche egoismo e voglia di avere ai propri piedi un popolo (magari femminile) adorante…?

      4) molto dipende anche da come è organizzata la scuola – ho visto scuole che sembrano caserme.. – altre volte gruppi di amici senza troppe gerarchie e atteggiamenti nonnistici…

      5) infine, il reclutamento, chi ha detto che gli istruttori sono solo e tutti ex allievi bravi? – credo che se ognuno , frequentando, si spera, un tot di gente e non il ristretto ambito della scuola conosce gente “potenzialmente valida” (dove per valido si intende non solo valido tecnicamente ma anche didatticamente e con doti umane) gli possa proporre di frequentare “il giro” senza impegno e poi si vede….

      non so se sono stato utile…

      :D

    • #849899

      tittamassi wrote:

      La ns esperienza in questi ultimi anni è che sempre meno persone si appassionano a questo tipo di volontariato al punto da voler progredire e conseguire il titolo di istruttore. Alla base di tutto c’è una sempre meno passione per la pratica alpinistica di alta montagna necessaria per farsi l’esperienza che la figura di istruttore richiede.

      Tittamassi


      Appunto sai che scazzo conseguire il titolo… io vado in montagna tutto l’anno e faccio di tutto un po’ per quello che posso e se mi capita di poter “insegnare” quello che so ad amici, parenti o semplici conoscenti non mi tiro indietro, anzi sono molto contento di trasmettere le mie scarse conoscenze a costoro. Lo farei anche come volontariato, ma sbattermi per avere un titolo abilitativo… bhe… proprio no, non ho tempo ne l’età ne la voglia….

      Non so se sono stato utile…. :D

    • #849904

      Ciao

      I due interventi precedenti sono stati molto esaurienti.

      l’iter formativo è lungo e giustamente impegnativo,l’impegno in termini di tempo occupato dalle attività della scuola idem e non ultimo in ordine di classifica :alla fine si fanno gite “adeguate” agli allievi.

      A mio avviso è necessario essere decisamente motivato per “insegnare”.

      Ragionamento abbastanza scoraggiante ma le cose alla fine stanno così (a mio parere).

    • #849906

      Chiedo scusa volevo aggiungere delle cose ma non ho potuto modificare il messaggio originale.

      ……Che fare ?

      Una proposta potrebbe essere quella di “portare la montagna” nelle scuole (medie e superiori).

      Organizzare degli incontri dove si parla e si illustra il meraviglioso mondo alpino, offrire un’opportunità di stare insieme alternativo e divertendosi a contatto con la natura.

      Certo vista l’agguerrita concorrenza(discoteca e videogiochi) sarà difficile ma sicuramete potrebbe essere un modo diverso e più diretto di far avvicinare i giovani alla montagna.

      saluti

    • #849910

      Ho fatto per parecchi anni la “nobile attività” di istruttore (però di alpinismo) in una scuola, e concordo con molti dei concetti espressi.

      Intanto le scuole sono inevitabilmente degli ambienti abbastanza chiusi, nei quali difficilmente si entra senza passare dal basso. Sarà per tradizione o sarà perchè così ci trova ad operare su persone già formate. In effetti il modo in cui si va in montagna in un corso, non importa di che attività, è differente da quello in cui ci vanno ‘tutti’.

      Occorre operare sempre all’interno di limiti di sicurezza certi, adottare criteri, manovre, attrezzature dettate dalle varie commissioni nazionali che spesso differiscono dalle abitudini dei più.

      Dove c’è maggior interazione fra scuole e sezioni in cui operano forse si possono formare migliori sinergie, ma penso siano eccezioni.

      La vita di un istruttore, dopo un po’ di anni, diventa ben poco remunerativa dal punto di vista delle soddisfazioni.

      O sei uno che si nutre di distintivi, gerarchie, punteggi, corsi di aggiornamento, e con questo sopperisci, oppure inevitabilmente la tua attività ne soffre, sia perchè ti ritrovi, per ragioni di sicurezza o di opportunità, a fare sempre le stesse cose, sia perchè, fra selezioni, recuperi di giornate piovose e aggiornamenti, il tempo per la tua attività personale tende sempre di più a zero.

      Aggiungiamo che, così come per fare la Guida occorre ormai dimostrare di essere un superuomo, anche per prendere il sempre più inevitabile ‘titolo’, le cose si sono fatte serie. Impegno non piccolo di tempo sommato ad ambientini non sempre del tutto congeniali o amichevoli.

      Dulcis in fundo, col passar del tempo, ti accorgi che il tuo tempo così sacrificato, serve a poco o nulla.

      Mentre anni fa dai corsi passavano per lo più appassionati, ora le varie attività legate alla montagna sono entrate nel tourbillon delle attività estreme e quindi il grosso degli iscritti ai corsi, per l’organizzazione e le gestione dei quali occorre farsi un c… così, poi non li vedi più e nemmeno continueranno ad andare sulla roccia o sugli sci per conto proprio.

      Ogni argomento meriterebbe un ulteriore sviluppo, così come anche gli ambienti a volte troppo competitivi o troppo soffocanti di certe scuole, ma c’è n’è già abbastanza per capire come mai le vocazioni siano in crisi…

      A tutto ciò non vedo molte soluzioni, perchè a mio parere la situazione è figlia dei tempi i cui viviamo e del modo di vivere che ci viene proposto e spesso imposto. Se però le scuole, di ogni tipo, si sforzassero di essere sempre meno ‘realtà separate’ o ‘corpi di elite’ rispetto alle sezioni, forse qualcosa cambierebbe.

    • #849914

      tsygs1 wrote:

      ……..

      La vita di un istruttore, dopo un po’ di anni, diventa ben poco remunerativa dal punto di vista delle soddisfazioni.

      O sei uno che si nutre di distintivi, gerarchie, punteggi, corsi di aggiornamento, e con questo sopperisci, oppure inevitabilmente la tua attività ne soffre, sia perchè ti ritrovi, per ragioni di sicurezza o di opportunità, a fare sempre le stesse cose, sia perchè, fra selezioni, recuperi di giornate piovose e aggiornamenti, il tempo per la tua attività personale tende sempre di più a zero. ……

      …. Aggiungiamo che, così come per fare la Guida occorre ormai dimostrare di essere un superuomo, anche per prendere il sempre più inevitabile ‘titolo’, le cose si sono fatte serie. Impegno non piccolo di tempo sommato ad ambientini non sempre del tutto congeniali o amichevoli.

      ….. Dulcis in fundo, col passar del tempo, ti accorgi che il tuo tempo così sacrificato, serve a poco o nulla.

      Mentre anni fa dai corsi passavano per lo più appassionati, ora le varie attività legate alla montagna sono entrate nel tourbillon delle attività estreme e quindi il grosso degli iscritti ai corsi, per l’organizzazione e le gestione dei quali occorre farsi un c… così, poi non li vedi più e nemmeno continueranno ad andare sulla roccia o sugli sci per conto proprio. ……..

      sono profondamente daccordo… soprattutto su tre cose..

      a) prendere la “patacca” è sempre più (giustamente?) difficile –

      b) organizzare un corso è sempre più un c…. (norme di sicurezza, responsabilità ecc ecc…)

      c) gli allievi, spesso arriva gente che si è iscritta a un corso di roccia perchè quello da sub a cui si erano rivolti il giorno prima era “pieno”

      😈

    • #849930

      Eh ma vuoi mettere la f.. che recuperi, insieme alla matassa di corda? 😮 😆 😆 😆 😆

    • #849952

      giagio wrote:

      Eh ma vuoi mettere la f.. che recuperi, insieme alla matassa di corda? 😮 😆 😆 😆 😆

      Ehm… Vero anche questo, in teoria.

      Ma come ben sanno gli istruttori (e come sanno altrettanto bene le allieve), quella roba lì è di stretta competenza dei Direttori dei Corsi e delle Scuole… :mrgreen:

      Altrimenti non si capisce perchè dovrebbero dannarsi tanto per diventarlo… :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

      Comunque, scherzo.

      In realtà l’aspetto umano, emotivo, di coinvolgimento e chi più ne ha più ne metta, che si può avere in quelle situazioni è innegabile, ma qui si insisteva sull’aspetto più… “tecnico”, trascurando quelli “emotivi e pratici”. ;)

      Circa questo, ma anche circa le matasse di corda e il turpe mercato degli istruttori a suon di rimborsi e materiali, ci sarebbero significativi aneddoti , ma temo siano ancora coperti dal segreto di stato per qualche anno… 😳 😳 😳

    • #849955

      tsygs1 wrote:

      ….. Circa questo, ma anche circa le matasse di corda e il turpe mercato degli istruttori a suon di rimborsi e materiali, ci sarebbero significativi aneddoti , ma temo siano ancora coperti dal segreto di stato per qualche anno… 😳 😳 😳

      Eh!!! così non vale ragazzi!! In tutti questi anni mi devo essere perso qualcosa!!! Illuminatemi!! ;)

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