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13/12/2007 alle 09:27 #834828
Moana camminava sensuale, erotizzante, morbida, eccitante sui sui tacchi a spillo, completamente nuda tra due ali di spettatori lungo la corsia centrale del teatro, onde di mani si alzavano a seguirla, a toccarle il culo e le tette, ad accarezzare un sogno. Moana è rimasta così nel mio pensiero e nella mente d’una generazione. A lei dedico questo club. Non più in fondo alla via buia dove si trovava il maledetto Larryflynt Cafe, il Moana Club è sulla strada della collina, a mezza via tra la piana e la montagna, facile da trovare, tappa per un caffè prima delle vostre scalate o al ritorno per un buon whisky assaporato in compagnia di deliziose ragazze; le puttane da quattro soldi del LarryFlynt non le troverete al Moana Club.Ha l’insegna rosa, un po’ kitch, con la scitta in corsivo svolazzante, ai lati della scritta due ragazze al neon, in ginocchio, il capo riverso all’indietro, vi offrono con le mani le loro tette dai duri capezzoli rivolti al cielo.
Innumerevoli volte sono sceso all’imbocco della buia via che conduceva al LarryFlynt, l’accesso m’era vietato, la polvere che si levava oltre la scritta “lavori in corso” m’impediva di vedere cosa stesse accadendo. L’altro giorno ho capito, il LarryFlynt era stato abbattuto, con tutto l’isolato, pensavo di ritrovare qualcosa, il bancone dove servivano i liquori, qualche bicchiere, pezzi di tappezzeria, un poster, almeno qualche pezzo di muro e delle travi rovinate tra le macerie, nulla, più nulla, tutto spianato e ripulito. Ho cercato Ed, il vecchio negro, “Ha visto cos’è successo signor Red? E’ venuta la polizia, hanno mandato via tutti, hanno detto che il Larry era un posto di merda e in città non ci poteva stare, dovevamo sparire noi e le ragazze, hanno buttato giù tutto. Cosa facciamo adesso?” m’ha detto. “Ed, è finita, non ho più voglia di riaprire.” “Stavamo bene signor Red, a me il LarryFlynt piaceva.” “Io sono stato bene anche quand’era chiuso, Ed:”
No, non è vero, ero triste come lui, Ed, adesso lui è qui con me e le ragazze al Moana, ha un bel vestito e si presenta con la barba fatta, potete lasciargli le chiavi dell’auto da posteggiare, è a posto Ed, è un bel locale il Moana, divani puliti, luci morbide, ragazze eleganti, una pedana di lapdance, diversi privé,musica ok, è un bel bordello il Moana, come ne ho sempre sognati. Oggi è gratis.
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13/12/2007 alle 10:34 #838482
faccio un giro Red… tienimene una…che sia una bella mora…che non spenda troppe inutili parole…ma che sappia dire solo quelle giuste…
faccio un giro perchè la nostalgia di certi posti ti sorprende sulla strada di casa di una sera qualunque…mentre stai leggendo il giornale a casa tua invece che al baretto dove trovavi le quattro facce note…di tutte le mattine…
e…in un altro contesto il Larry era questo…certi locali ti diventano una seconda pelle, ti ci senti dentro come alla maglia preferita, al letto caldo quando fuori è tramontana..
passerò ogni tanto…lo prometto…ci faremo un whisky…e parleremo di salite tanto che ci godiamo lo spettacolo…staremo bene…e presto arriverà tanta gente…
😆 salute
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13/12/2007 alle 10:35 #838483
ospite una sega ❗ sono ciapaciuc
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17/12/2007 alle 16:28 #838553
Ahhh che meraviglia! Finalmente il tempo di smodate abbuffate, dalle quali usciremo con chili di adipe superfluo che diventa di anno in anno più difficile da smaltire. “Ma tanto vado a camminare e i chili li perdo. Ma tanto di qui all’estate sarò di nuovo in forma.” Un bel cazzo di niente, sempre meno vero, sempre più impietoso il verdetto della bilancia. Dieci anni fa mettevo su un chilo e lo perdevo tutto in poco tempo, cinque anni fa mettevo su un chilo e perdevo solo più otto etti, adesso se metto su un chilo ne perdo a malapena mezzo. Ma chissenefrega, va bene lo stesso, ma vogliamo mettere la gioia d’un bel pranzetto in compagnia? E le cene aziendali, con i colleghi dell’ufficio? Meravigliose, le cene delle merde. “Auguroni a tutti, buon Natale!” E poi sotto sotto:” Potessi schiantare bastardo, così ti togli dai coglioni.” ” Auguri auguri di cuore a tutti.” ” Ti piacerebbe prendermi il posto eh canaglia, ma piuttosto di lasciartelo muoio qui.”
E al discorso del dirigente sull’andamento dell’anno e al suo augurio di riprendere a gennaio con rinnovate motivazioni, al suo pensiero nascosto che va a quanti metterà in cassa integrazione, applausi ” E ti fottessero la moglie figlio d’una puttana che ti scopi la ragazza alla quale tiravo io, te l’ha data e l’hai fatta tua segretaria, ma andrai al creatore anche tu, che Babbo Natale ti porti venti cicli di chemio, che il giorno che ti vedo morto prendo una sbronza.”
Tutti amici, tra colleghi e superiori, tutti buoni a Natale e a digrignare i denti dietro il tovagliolo. Davvero un buon Natale a tutti, a chi meritava promozioni e non le ha avute, a chi le ha avute col culo, con la fica, con la delazione, col leccamento; buon Natale a chi il suo aumento di stipendio se l’è visto sfumare sotto il naso, immolato sull’altare del profitto aziendale, buon Natale a tutti.
Ma senza scherzare, vorrei poter augurare buon Natale, ma non posso, perchè non sarà un buon Natale, non sarà nemmeno Natale, alle famiglie di chi sul lavoro è morto, vorrei fare gli auguri a chi sta lottando per tirare fuori la pelle da un letto d’ospedale. Auguri, in mezzo a un’atmosfera di festa che per voi purtroppo festa non è, e non lo sarà più per lungo tempo.
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17/12/2007 alle 16:56 #838555
Hai ragione Red sia sui kg presi e più difficilmente smaltibili, sia sull’ipocrisia del mondo del lavoro (ma mica solo lì) e soprattutto sui poveracci che ci hanno rimesso le piume. Da tanto agli amici lamentosi dico “sempre meglio che lavorare in fonderia…” e ultimamente questa espressione si è ancora di più caricata di significato.
Pur tuttavia lode ai pretesti per gozzovigliare piacecevolmente, che confortano lo spirito …e quindi auguri di buon gozzovigliamento.

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18/12/2007 alle 15:44 #838594
Vi giro una storiella, è simpatica. Un niño japonés llega a USA. Es el primer día de clases y la maestra
presenta a Susuki, hijo de un empresario japonés, a los chicos de sexto
grado.
La maestra les dice: “Empecemos repasando un poco de historia
americana.
– Quien dijo “Denme la libertad o denme la muerte?”
La clase se queda callada, excepto por Susuki: – Lo dijo Patrick Henry,
1775.
– “Muy Bien! Quien dijo “El gobierno del pueblo, para el pueblo no debe
desaparecer de la faz de la tierra”. De nuevo, ninguna respuesta de la
clase, salvo Susuki: – >”Abraham Lincoln, 1863″.
La maestra, asombrada, les dice: – “Chicos, debería darles vergüenza.
Susuki, que es nuevo en nuestro país, y sabe más de nuestra historia
que ustedes”.
La maestra alcanza a escuchar un susurro: “a la mierda con los malditos
japoneses!”.
-¿Quién dijo eso? Pregunta la maestra. Nuevamente Susuki levanta su
mano y dice: “General McArthur, 1942 y Lee Iacocca, 1982”.
La clase queda muda y uno de los chicos alcanza a decir: >”Voy a
vomitar”.
La maestra trata de ver quien fue el irrespetuoso: – “Ya está bien,
quien dijo eso?”
Y Susuki dice: – “George Bush padre, al Primer ministro japonés, 1991”
Uno de los alumnos, furioso, le susurra al japonés desde el fondo:
-“¡Chupame esta!”.
Susuki, agregó: – “Bill Clinton a Monica Lewinsky. 1997”
La maestra se desmaya.
Mientras los chicos se arremolinan alrededor de la desvanecida maestra,
uno de ellos pregunta: – “Mierda, y ahora ¿cómo salimos de esta?…”
Susuki responde: -” George W. Bush, inmediatamente después de la
invasión de Irak, 2003.
Por último un niño disgustado por tanta participación del japonés
le dice. ¿Por que no te callas?
Y Susuki responde: -Juan Carlos, rey de
España, en Santiago de Chile, 10 de noviembre de 2007 al Zambo Hugo
Chávez presidente de Venezuela.
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18/12/2007 alle 16:10 #838599
Ciao Red il tempo è davvero poco e non riuscirò a scrivere di più. Come al solito sei lo specchio e il riflesso della quotidianità. Hai ragione non sarà un buon Natale, per me non lo è più da tempo, ma cristo santo sono ancora vivo e con le mie gambe. Per tutto il resto hai la più fottuta ragione…niente auguri, solo continua ad essere RED…Grazie! -
18/12/2007 alle 16:50 #838600
Caro Red, un ottimista non sei mai stato, e ora attraversi un momentuccio. Hai ragione è tutto relativo, è c’è chi non può certo festeggiare. Purtroppo è la condizione umana. E con tutta la buona volontà non sarà mai possibile mutarla. Il progresso, il benessere, la felicità sono incrementabili solo da un punto di vista statistico, ma per l’individuo che affronta il dolore, questo resta solo e soltanto suo, a noi può rimanere solo un pò di solidarietà, comunque indissolubilmente nel profondo ipocrita, ma è la nostra condizione.
Ciò che può essere apprezzato è l’io, ora, qui. Null’altro. Ciò che siamo stati è morto, ciò che saremo, se saremo, non è.
A proposito di cene, tra le molte obbligate, ho ricevuto l’invito di un vecchio (vecchissimo?) compagno di liceo.
Tra le varie rimembranze è riemersa la cena di fine liceo, in quinta.
Alla fine della cena, quando ci siamo salutati, lui chiese un passaggio alla prof di italiano.
Passando davanti a casa sua, notammo l’auto ferma nel vialetto laterale, al buio.
Capisci la curiosità morbosa. Ma la mattina dopo aspettammo che fosse lui a parlare, ed a dire il vero non si fece pregare, era talmente su eccitato che non si reggeva. “Oh, ieri sera.. che ripetizione di latino…” “????” “Sai la prof era su di giri, ti ricordi quanto aveva bevuto… quando siamo arrivati a casa mia e ha parcheggiato al buio oh e n’ho infilato le mani tra le ‘osce” “A sì…” “E faceva vista di fa’ la ritrosa, su sta bravo, sta fermo e io borda … smaneggiavo e rufolavo, ni toccavo anche le puppe” “A sì…” “Alla fine è sboccata con un sospiro – d’altra parte anche i latini dicevano semel in anno licet insanire- e mentre io cercavo i’ senso (boh i latini stavan male per un semelle (i’ panino all’olio) all’anno?) oh, ragazzi, e m’ha sganciato la patta de’ pantaloni e m’ha fatto un pompino!”
“Già, mi ricordo, l’invidia per quello che è un sogno di tutti gli studenti: fassi la prof. Diventasti l’idolo irraggiungibile di tutta la classe” “Sì, ‘na sega, e un te ne ri’ordi di voi stronzi che rispondesti pur d’un dammi soddisfazione?” “no che si disse” “Ti gira i ‘oglioni, con quella vecchia”
La “vecchia” aveva 28 anni!.
S
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20/12/2007 alle 13:33 #838654
Ricordo che una decina d’anni fa il tuo figliolo, allora ragazzino, una sera ci disse: ” Dall’altra parte della via ci posteggia sempre una ragazza che poi monta in auto con un vecchiaccio di quarant’anni.” E noi ci si guardò senza una parola. Quand’ero a scuola una professoressa d’inglese, una gran ficona che ci aveva fatti finire tutti a seghe,veniva sempre in minigonna e all’ora d’uscita scendeva le vecchie scale dall’ampia tromba proprio sull’esterno, dalla parte della ringhiera e noi poverini ci s’aveva la fava che scoppiava, qualcuno non arrivava neanche fino a casa per darsi sollievo ma s’infilava di volata in un cesso. Si favoleggiava che uno di quinta l’avesse trombata; qualche volta ho occasione di vederlo, non ho mai osato chiederglielo, se mi dicesse di sì ci resterei ancora male adesso. Di’bo’! ‘he bella che era.
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20/12/2007 alle 14:24 #838655
date la stura a un bel po’ di ricordi. Mi sovviene la mia cena di fine liceo. Ero seduto di fianco alla prof. di storia dell’arte, non fichissima ma affascinante e con una gran bocca da pompini, che da anni solleticava le mie fantasie. Ebbro sì, forse non abbastanza, mi sono accorto che stavamo conversando con le labbra a pochi centimetri l’uno dall’altra. Nelle sbornie rimango sempre piuttosto lucido, ero consapevole di avere la fidanzatina d’allora di fronte a me e che c’era troppa luce e troppa gente d’intorno. Avrei voluto baciare la prof., ma non l”ho fatto. Me ne rammarico ancora adesso. E anche quella sera finì con grandi pippe…..
E poi, per associazione di idee, rimembro tante occasioni perdute, quando me l’hanno quasi sbattuta davanti ma per timidezza, ingenuità o timore non ho fatto quel passo in più, perdendo l’occasione giusta. E sempre finiva a pippe…
Venne poi un po’ d’esperienza, di malizia, di autostima, di decisione. Ma da allora le ragazze smisero di sbattermela davanti. Però ora non ve lo dico……se continuo a farmi le pippe.
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20/12/2007 alle 16:09 #838657
Giuliaaaaaa io e te si deve fa l’amore Perchè?
E perchè se no m’ammazzo dalle seghe!
Caruso Paskoski di padre polacco…Francesco Nuti!
Quanti sogni….e quante pippe da ragazzo…allora era mica come adesso, quelle della tua età non ti cagavano, in più era l’epoca dei jeans…mica delle minigonne giropassera…e giù pippe…però ci vedo bene
saluti paisà
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21/12/2007 alle 07:26 #838668
Vado a cercare qualche giorno di tranquillità in montagna, mi lascio dietro le luci opprimenti delle vetrine, i semafori, i fanali delle auto che rigano la notte,i lampioni gialli, la gente che corre chissà dove; risalgo la valle fredda di neve, poche luci di frazioni sparse per la montagna, la strada completamente buia; in alto una cresta bianca e netta nella luce lunare, punti d’argento vi si appoggiano contro. Lungo i tornanti qualche casa, un albero di Natale che gonfia nel buio i suoi colori, “d’accordo, ti ho visto, sei bello”, due curve più avanti ce n’è uno che mi garba particolarmente, lo addobbano tutti gli anni, luccica festoso, ci sarà anche quest’anno? Mi piacciono le luci della vigilia di Natale nella notte della valle. Al Moana Club abbiamo allestito il presepe vivente, il vecchio Ed faceva un re magio, quello nero, stava bene, un attore nato, dovrebbe soltanto togliersi il vizio di masticare gomma in continuazione, se c’è qualcuna che si offre per fare la pecorina, io faccio il pastorello.
Il Moana Club augura a tutti Buone Feste.
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09/01/2008 alle 17:30 #838975
Sento ancora gli sci affondare sotto il mio peso, si risollevano per affondare nuovamente, riemergono e continuano la danza sul manto morbido e facile.Le gambe mi bruciano, devo fermarmi, sono senza fiato, guardo indietro, mi sembra incredibile, dopo tre anni ho tracciato un accettabile serpentina sulla neve. Sono già contento così. “Mi fa piacere darvi il benvenuto qui dopo le vacanze invernali e spero che a a casa vi siate annoiati, così avrete la grinta e i giusti stimoli per riprendere il lavoro…bla bla…motivazioni…bla…target…fidelizzazione di clienti…bla bla.”
“Lei cosa ne pensa?”
“Che cazzo ne penso!?” mi risveglio di colpo alla realtà. Il guaio è che non lo so davvero, hanno parlato un paio di colleghi e non li ho nemmeno sentiti, non ho sentito il direttore, non ho sentito nulla, che cazzo dico adesso? Che non me ne frega una bella sega? Che sono contento di una dozzina di curve ben fatte, che… che.. che sono un bischero? E perchè bischero? Perchè non faccio attenzione a quello che dice il capo o perchè mi sono presentato qui stamane per stare a sentire stronzate senza capo nè coda?
Il direttore ci ha ricevuti con un cenno, seduto alla poltrona manageriale, davanti a lui una cartellina di cuoio bordò che tiene aperta davanti a sè con una parte sollevata in verticale per nasconderne il contenuto ai nostri sguardi curiosi, non dice una parola, esamina fogli e li sigla, secondo me non c’è nulla, si tratta di un rito aziendale, l’importanza della firma nella società moderna, un’affermazione di potere di fronte ai sottoposti, come il Re Sole che cacava di fronte alla corte mentre dava udienza.
Chiude la cartellina e la porge alla segretaria, finora non ha detto parola. ” Mi fa piacere…..bla..bla” Neanche un :” buogiorno figli di troia:” ” blablabla…e lei cosa ne pensa?”
Cazzo “penso che ciò che ha detto l’ing. xxx sia da prendere in considerazione ma anche la posizione del dott.yyy ha dei punti che bisognerebbe analizzare più dettegliatamente.”
Ricazzo, per stavolta me la sono cavata, forse per oggi è meglio smettere di pensare alle curve ben riuscite.
Certo che faccio schifo, avrei dovuto dirgli:” penso che non me ne freghi un cazzo di niente, che m’importi di più ciò che ho fatto ieri, che non sono motivato, che a sciare e camminare sulla neve non mi sono annoiato, che non volevo nemmeno tornare, che la vita qui è sprecata”; che, che , che tante di quelle di quelle cose … cazzo, che non posso dirle, non posso proprio, non ancora, me le tengo in gola, le ingoio con la saliva, per ora, e mi consolo con una dozzina di curve ben disegnate, anche se avevo le gambe a pezzi.
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16/01/2008 alle 17:20 #839156
Buonasera Tosco, ben ritrovato, non ci si incontrava dai tempi del Larryflynt e, se ben ricordo, l’ultima volta che si bevve qualcosa insieme si ragionò di puttane. E di che altro si poteva parlare noi due dopo aver trincato un paio di whisky? Si lasciò un discorso in sospeso, subito dopo le ruspe buttarono giù il Larry e io perdetti il filo.
Mi pare ti stessi raccontando d’una sera a Montecatini, ora non chiedermi quale, ci ho speso metà della vita a Montecatini, mi pare fosse quella volta che incontrai un amico e gli diedi l’indirizzo d’una proprio ammodo, forse la rumena, egli ci andò e poi mi disse :”ti aspetta su, vai ”.Sì! Fu proprio quella volta lì, non ci andai perché non mi andava di mettermi tra le gambe d’una che aveva appena trombato con uno che conoscevo, allora tu mi rispondesti che una volta non mi facevo simili problemi. Accidenti se è vero, quelle poche normali che ho trombato, cioè quelle che non erano puttane, erano spose d’altri. Il più delle volte conoscevo il marito eppure le trombavo lo stesso, però m’hanno sempre dato un pochino noia quelle che mi dicevano:”Vai tranquillo, prendo la pillola.” Sì, perché allora mi peritavo a leccargliela; oh, solo lì per lì, dopo mi passava di mente e non ci badavo più. E poi vedi come gira il mondo? Mentre si va a caccia di spose finisce che ti trombano quella che hai a casa tu. Insomma, le spose bisognerebbe “lascialle fa” come si dice in Toscana, ma a me non è proprio mai riuscito. E oltretutto ho sempre trovato delle strambe, ma mi pare che su questo anche tu non abbia scherzato punto e di cosette da raccontare ne avresti diverse. E che vuoi?! Una sposata e a modino, con il capo in ordine e il senso della famiglia non dovrebbe perdersi con puttanieri come noi. Allora se una ci si perde è perché è stramba. C’era quella che parlava al telefonino con il marito subito dopo… ma talmente subito che non glielo avevo ancora tirato fuori di corpo, beh , meglio il telefonino d’una sigaretta che t’appesta tutta la camera, così io ci ansimano ancora sopra, con il viso tra i suoi capelli, e ascoltavo quello che diceva il “peoro”.
E c’era un’altra che non lo voleva nella passera per paura di rimanere incinta e il preservativo la faceva sentire puttana, allora via “por el culo”, che giurava di riservare solo a me. E perché dopo piangesse non l’ho mai capito, e sì che non mi pareva d’averle fatto punto male.
E ce c’erano altre che nemmeno ricordo più. Ma un giorno dell’Epifania d’una trentina d’anni fa lo ricordo bene, accidenti se lo ricordo. Me ne stavo sul terrazzo dell’alloggio di montagna dei miei, ero andato su per le vacanze di Natale, da solo. Cazzo che belle vacanze avevo trascorso, da qualche mese mi trombavo una mezza svitata di sposa, tanto svitata quanto fica, che veniva con figlio e marito a trascorrere le fini di settimana in un alloggetto un paio di piani più sotto. Davvero non so come iniziò ma fatto sta che tutte le volte che trovava cinque minuti liberi veniva da me a farsi dare un colpetto o a succhiarselo un pochetto alla veloce. E s’era inventata d’essere innamorata e dava di fuori mica da ridere. C’era un bel sole quel pomeriggio della Befana e io me la dormicchiavo sulla sdraio tutto ben tappato nella giacca a vento. Di sotto incomincia una litigata coi fiocchi, lei e il marito se ne dicono di tutte, il figlio piange che strappa il cuore e loro continuano.
“Perché tu sei un debosciato e un cretino.” Urla lei.
“E tu una puttana!”
Boia, per una volta che trombavo gratis di colpo mi ritrovavo punto e a capo con una puttana, la cosa mi infastidiva. Che mi presentasse poi il conto tutto insieme? Il marito non m’era mai stato punto simpatico ma qui c’era di che prenderlo proprio a malvolere. Rovinarmi delle così belle trombate!
“Magari fossi una puttana, almeno la voglia me la toglierei quando mi pare.”
“Che cazzo dici, se sei tu che non vuoi mai darmela.”
“Perché quando mi vieni vicino e ti viene duro mi fai schifo,CAPITO?! SCHIFO!”
Ora, io non so se il figliolo sia in seguito a questo bello spettacolo finito in terapia dallo psicologo, comunque al momento continuava solo a frignare, singhiozzare e implorare “mamma, mamma, no,papà, no”. E io mi alzai per andarmene a prendere aria altrove. Non feci a tempo ad uscire…
“Se ti faccio schifo adesso me ne torno in città e tu fai quel cazzo che ti pare.”
“Ecco, vattene affanculo dove ti garba meglio, stronzo, non mi par vero che ti levi dalle balle così io me ne vado di sopra a farmi una bella trombata con Piero.”
Tombola! Cosa continuarono a dirsi non lo so, sentii la porta dell’alloggio sbattere da divellere gli stipiti e qualcuno salire le scale, mentre io, veloce come un gatto, allora avevo vent’anni, prendevo la corda da montagna da sotto il letto dove la tenevo perché non prendesse umido in cantina, mi precipitavo sul terrazzo , ne legavo un capo con un nodo a caso alla ringhiera e in un attimo feci la più veloce corda doppia su corda semplice della mia vita, tanto che per parecchio tempo ne conservai i segni sulle palme delle mani e sul collo. Arrivai in fondo preciso preciso per farmi acchiappare dal marito.
“So che ti fai mia moglie.”
“Eh già, sì, ma… vedi…io.”
“Che cazzo dici?”
“Ecco…non è colpa mia (il vigliacco viene fuori nei momenti in cui bisogna affrontare la realtà), vedi…io…io mi sono innamorato.”
“ E anche lei, allora prenditela e portatela via, io non so più che farmene di quella troia.”
E ci mancherebbe anche questa, pensai.
“No, è che …ho rispetto per te…davvero mi dispiace…non volevo…ma sai…quando ci s’innamora.”
“Ma vai affanculo anche te. Anzi, sai cosa ti dico? Io torno a Firenze, te la lascio qui, tu dalle dentro visto che ha voglia, dalle dentro, tanto adesso avete tempo.”
E se andò senza mettermi le mani sul viso. Sbuffai sollievo.
Tornai su a disinfettarmi le mani e sentii il bisogno d’una golata di liquore.
Ecco che suonano alla porta, cazzo rieccolo. No, è lei tutta in lacrime, la faccio accomodare in cucina, le dò da bere, mi siedo, ragioniamo, cerco di spiegarle che è meglio dare un taglio a tutto.
“No,no,no..” e si rimette a piangere “Non posso senza di te, fammi stare con te…non torno con lui.”
Stracazzo di rogna, penso.
Lei si inginocchia tra le mie gambe, mi apre la cerniera e si prende il suo cordiale, fino all’ultima goccia.
A filo del poggiolo della mia cucina, a pochi metri, sulla grande terrazza condominiale d’una casa costruita più in alto dei bambini giocano al sole, c’è anche suo figlio, lei non se ne cura, continua il suo lavoro
Io lascio fare, beneee, a come scaricarla ci si penserà dopo.
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07/02/2008 alle 11:37 #839645rampiupoc wrote:
Giuliaaaaaa io e te si deve fa l’amore
Perchè?
E perchè se no m’ammazzo dalle seghe!
Caruso Paskoski di padre polacco…Francesco Nuti!
Quanti sogni….e quante pippe da ragazzo…allora era mica come adesso, quelle della tua età non ti cagavano, in più era l’epoca dei jeans…mica delle minigonne giropassera…e giù pippe…però ci vedo bene
saluti paisà
se rampie poc, ciule ‘ncora ‘d meno? -
08/02/2008 alle 10:05 #839661
Sai carissimo roccosiffredi, deve essere la stagionaccia che deprime, o i pensieri, lo stress, bah! C’è sempre qualcosa a cui dare la colpa; mi sa che il simpatico rampiupoc non sia l’unico a “ciulare” poco, come tu dici. E’ un momentaccio anche per me, per cui, caro Rampiu, qua la mano. Alcuni giorni fa un amico mi chiese:
” che fai stasera? Un giro a puttane?”
“Di questi tempi mi fa più piacere un bicchiere di vino.” risposi.
E’ proprio stagionaccia. Aspettiamo primavera. A proposito Rampiu, mi consigliasti John Fante, sto leggendo “Aspetta primavera Bandini”, grazie ancora per l’ottimo consiglio.
Buone sciate e cascate a tutti.
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10/02/2008 alle 20:34 #839681
Ciao Red, questa sera non fila molto liscio, forse è meglio seguire il libro di Fante, è meglio aspettare primavera…sarà che l’aria non ha ancora quei profumi che marzo e aprile danno, anche andare a puttane non stimola, tutte intabarrate…forse è meglio un buon bicchiere di rosso da meditazione, al caldo fra le proprie quattro mura familiari. Tanto si sarebbe soli anche in un locale affollato, e poi forse il fottere, non è proprio per tutte le stagioni, in alcuni mesi dell’anno si è più vivaci, in altri giocano un sacco di altri fattori, le incazzature per il lavoro, i soldi che non bastano mai, la televisione che ti racconta solo cazzate…ad aprile il mondo è in fermento, iniziano a marzo a tirare su la testa i vari animali, c’è un tentativo di maniche corte…primi lembi di pelle ad asciugarsi al sole dall’umidità patita prima…ad aprile però a volte le piogge sono complici dello starsene in casa a scopare, la temperatura è diversa, gli ormoni sentono e captano vibrazioni diverse nell’aria, inizia un mondo nuovo e quando non piove inizi a vedere le cosce delle donne che si scoprono e prestandoci un po’ d’attenzione smetti di sentire quell’odore di Nylon da collant e autoreggenti e annusi profumi di donna…stai col naso in su come i cani che annusano l’aria…quante vibrazioni già sentite e vive nei tuoi ricordi, ma ogni volta sembra qualcosa di diverso e soprattutto nuovo. Caro Red, mi sembrano come diceva Guccini nostalgie vuote da coglioni, ma in fin dei conti mi sento un romantico coglione e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito a portare, ho ancora tante cose da raccontare e a culo tutto il resto…allora brindo a te e a noi, due antieroi forse ancora romantici, forse persi nel giocare questa vita, forse tanti non hanno capito che chi ha ricordi come i tuoi è perchè ha amato le sue donne, fosse stato anche solo un minuto, ma in fin dei conti, forse, è meglio un minuto d’amore che una vita passata a non amare e vivere di routine…probabilmente non è ancora giunto in noi quel senso di rassegnazione che prende i più…una vita normale col proprio lavoro, la loro casetta in proprietà, una moglie che ormai neanche più consideri e altrettanto fa lei con te, mangiare, dormire, una scopata ogni tanto, non più di 5 min perchè bisogna adempiere al proprio dovere coniugale, la macchina, le passioni che ti fanno ancora sentire vivo…in questo caso fuggire tra le braccia di mamma montagna, che si occupa di te, ti accoglie, ti restituisce i pensieri, li fa sembrare migliori, profondi, più puliti, ti distrae…siamo davvero tutti dei Peter Pan e le donne dei Campanellino, ma quale maturità…non raccontiamoci balle, possiamo ingannare gli altri, non noi stessi…la montagna è il nostro gioco, la nostra isola che non c’è, la nostra malattia per fuggire il peso di una vita che non sentiamo nostra e che ci tocca sopportare, noi ipocriti (io per primo) senza palle, la paura di mettersi in gioco completamente, non mi piace quello che sono e faccio allora cambio tutto…ci sono le scadenze, ci sono le responsabilità verso gli altri…e quelle verso noi stessi? Dovremmo poter prenderci cura anche di noi stessi, soprattutto di noi stessi, piacere a se stessi vuol dire poter aiutare meglio gli altri, ma purtroppo non ci riesco e rimango incollato a questa sedia a predicare bene e razzolare malissimo, magari come mille altri e recito il mea culpa in un barlume di lucidità o follia…magari è semplicemente il vino…mi hanno detto che fa di questi scherzi ogni tanto, ti rende sincero!
Orsù…brindo a te mio caro amico e lascio che il nettare di questo bicchiere mi entri nelle vene e mi avveleni l’anima di questa verità che vorrei vivere e invece racconto e scrivo col mio culo poggiato su questa sedia…A NOI carissimo e ad ognuno che si sente così!
Luca
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11/02/2008 alle 10:15 #839687
grande Rampiu, stavolta hai superato te stesso: un pugno allo stomaco che obbliga a guardarsi allo specchio!!
Sono entrato in ufficio con l’idea di fare un po’ di gioco di squadra con gli anonimi colleghi (ogni tanto ci vuole per mantenere quel minimo di credibilità che ti consente di sopravvivere), ma dopo aver letto le tue righe e i contributi di P74 (sul capo Indiano) e di Gypaet su Itaca, mi sono rinchiuso nel solito mutismo, con tanta voglia di vagare col pensiero -da voi sapientemente stimolato-, mandare tutti affanculo, tornarmene a casa per svaccarmi sul divano con un cohiba in una mano e il nettare di Touplan nell’altra………
che vita vuota! C’hai proprio ragione: quando affilo le picche preparo una fuga. Peccato non sia mai definitiva.
Altro interessante spunto di riflessione di questo periodo è stato INTO THE WILD. Chi non l’ha ancora visto provveda ..

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11/02/2008 alle 10:52 #839691
Sai caro Zion, la realtà a volte fa un male cane e forse è per questo che non ci si ferma mai, non si cerca il silenzio, perchè sarebbe una staffilata alla schiena che non sempre si è in grado di reggere, il silenzio amplifica i pensieri, iniziano a far rumore, a parlare da soli e ti obbligano a farsi ascoltare…non serve piangere o riflettere, servirebbe agire e fare, invece niente. Ti senti pesante, inchiodato come un San Sebastiano alla tua routine di comodo, alla tua vita che per pudore non osi definire squallida, ma in fondo sai che è così, l’esatta parola per chiamare poco saggiamente la mia vita è SQUALLIDA, altro che sinonimi pietistici. Fa male, come dici tu è un pugno nello stomaco scagliato con una forza inaudita, questa è la sorte di chi è insofferente e travagliato e inquieto e in alcune occasioni disperato, ed è proprio quella disperazione che ti fa essere sincero una volta tanto. Esssere cinici con se stessi e spietati, poi la realtà della tua falsa impotenza, restare nel proprio guscio, fa davvero comodo e si ha paura di perdere quel po’ che si ha in nome di che cosa? Della propria INSODDISFAZIONE. Mi sconvolge questo senso di pesantezza, eppure siamo così leggeri in parete, quasi impalpabili, siamo libellule che volteggiano sulle rocce inaccessibili ai più, hanno paura del pericolo che si può correre, invece noi lo viviamo con una leggerezza e incoscenza inaudita, eppure non siamo capaci di liberarci dalle incombenze di una vita che per la maggior parte del tempo detestiamo e ci rende peggiori di quel che realmente siamo o potremmo essere. Le nostre ali ce le tarpiamo noi, non possiamo continuare a trovare scuse (io per primo) che è colpa degli altri, siamo noi a dover spiccare il volo, siamo come i pulcini degli uccelli messi davanti al vuoto, devono poter aprire le ali e volare, una volta che si è imparato si continuerà a volare…e poi sopraggiunge il male oscuro con la solita domanda ” E SE NON FOSSI CAPACE?”
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11/02/2008 alle 15:35 #839705
Adesso andrò a gustarmelo il silenzio.. quello che ti costringe a pensare.. quello che ti fa male e quello che ti fa sognare quello che lo guardi con il sorriso del nostromo che fissa un orizzonte troppo avanti per lui.. l’orizzonte di un tuffo nel vuoto o quello dentro di te.. Ogni tanto confrontarsi col vuoto fa bene.. serve a dirsi che non è vero che siamo nello squallore.. sono i nostri occhi che guadano male.. e se guardano il silenzio vuol dire che non sono squallidi…Cari rampi e zion.. venite qui a farvi una buona dose di silenzio con me il mio silenzio sono le facce della gente con cui lavoro, quelle che inconrtro al bar, quelle con cui rido e piango, sono quelle di chi mi ha lasciato o di chi ho lasciato io, venite ad ubricarvi del silenzio del casino delle nostre vite, di quello che c’è dentro.. Il giochino del imparare a usare bene gli occhi per vedere quello che ti sta davanti non funziona sempre ma si può imparare a farlo ogni tanto.. non si chiama prendersi per il culo.. si chiama gustarsi il silenzio.. e fissare il vuoto -
12/02/2008 alle 10:57 #839740
Caro Pastore, la tua disamina mi trova d’accordo solo su alcuni punti, gli occhi possono guardare male, le sensazioni dell’anima meno e tu sai cosa vuol dire l’anima. Lo squallore della vita include una miriade di sensazioni, quando non si è una persona serena di fondo, non è facile. Non è facile alzarsi tutte le mattine che fa Dio e provare a credere che le situazioni che ti angosciano possano risolversi da un momento all’altro e ci vanno le palle quadrate per riuscire a sorridere, per incantarsi ancora dinanzi ad uno spettacolo della natura che all’alba riesci a cogliere. Vivo una vita di silenzio, le persone che ti attorniano sono diverse da quelle che incontro io ogni giorno e non dirmi che non è vero, c’è un rapporto diverso tra chi vive in un paese (per altro bello come il tuo), a chi vive e lavora in un luogo impersonale e indifferente e sordo ad ogni minima sensazione di angoscia, qui se ti vedono triste e angosciato ti evitano come la peste, non vorrebbero mai essere contagiati dal pensare. Adoro il silenzio e la mia solitudine è una compagna che mi accompagna nella maggior parte della giornata, per tutti gli anni che ho trascorso sulla terra. Non mi sento vivo, non mi sento adatto per questo tempo, vegeto e me ne rendo conto, è quella consapevolezza che ti aggredisce e ti ammorba, ti rende schiavo ogni giorno dei pensieri che si accalcano e si rincorrono e non danno tregua in un susseguirsi di sensazioni frustranti e depressive ch e ti affossano ogni minuto che passa e che ti fanno sognare la fine della giornata e di andare a letto a dormire, sperando almeno di dormire, ma nell’istante esatto che il sonno ti prende, il cervello non si spegne e continua a rigurgitare angosce a vomitare sentenze che conosci a memoria e nessuna soluzione, se non quella di fuggire o annegare per sempre nel tuo mare oleoso e denso e puzzolente di piscio ed escrementi celebrali. Folle? La mente umana è folle riesce a concepire le idee più assurde, il trascorrere dei minuti nella notte è eterno, quando il mattina grida il suo splendore e filtrano i raggi del sole dalle fessure delle tapparelle tu sei esausto ancora prima di cominciare…e ci vogliono davvero dei coglioni enormi per ricominciare tutto dal principio. Forse adesso hai un quadro migliore della disperazione dell’anima…o forse no…ma non sempre la propria volontà fa i miracoli, anzi quasi mai. -
12/02/2008 alle 11:34 #839742
Lo so.. lo so che hai ragione tu.. e che il paesino dove vivo è carino e ci sis ta bene.. ma so che la stessa merda la si può guardare in diversi modi è solo che tu ti sei stufato di dovertela far passare soprattutto quando vai a dormire e la mattina non vorresti mai più svegliarti.. lo so cosa vuol dire.. vieni su va.. !! vieni a farti una cena qui con chiacchere serali.. ci sentiamo dade
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12/02/2008 alle 13:03 #839745
“la montagna è solo un mucchio di pietre e la felicità non te la da, se tu non ce la porti tu” così sentenzia Cassarà in Cannabis Rock ed in parte ha ragione. Io vivo la realtà del paesino, caro Rampiu, e quella sensazione di immobilità disperata dalla quale non si ha la forza di uscire l’ho vissuta anch’io più di una volta, e la vivo spesso, e ti garantisco che vivere in un bel posto non ti protegge dall’insoddisfazione di vivere. Non so se hai mai visto “Il vento fa il suo corso” in cui emergono tutti gli aspetti negativi della società montanara contemporanea, che in parte il buon pittolo riusciva molto bene a sottolineare ai tempi della “prima repubblica” dell’AAA: la negatività delle persone, l’incapacità di accettare il diverso, le regole non scritte di comportamenti ed abitudini sociali che ti condizionano pesantemente e che se trasgredisci devi prepararti ad affrontarne le conseguenze convogliando una mole non indifferente di energie, che sottrai al tuo benessere personale, per nuotare contro corrente. Nuotare contro corrente, appunto…a volte è meglio seguire la corrente e usare le poche energie che ci restano per evitare almeno gli scogli più pericolosi… In ogni luogo ed in ogni situazione le motivazioni per uscire dalla palude vanno trovate in noi stessi a costo di grande dolore, non è mai semplice, a volte è impossibile ed allora ecco che anche solo la vista del bosco dopo una nevicata dalla finestra di casa ti allevia la sofferenza e ti permette almeno di affrontare la giornata ad occhi aperti.
Poi caro Rampiu, ma le persone serene “di fondo” dove sono? Chiunque ha un’anima ed un minimo di serenità come cazzo fa ad essere sereno “di fondo” guardandosi attorno? e non lo dico per trovare alibi alla nostra incapacità di vivere serenamente, ma perché è così. Poi qualcuno è più corazzato e qualcuno meno, qualcuno è più magnanimo e qualcuno più esigente verso se stesso, qualcuno sa mettersi in gioco di pù e qualcuno meno, tutto lì, qualcuno ancora è capace a passare come un caterpillar su tutto e su tutti – e certamente non avrà la fortuna di ricevere tanto (o anche solo qualcosa) da persone speciali come te e come molti altri che popolano questo forum…
…l’essere capaci a comunicare sensazioni ed emozioni, ed avere il coraggio di gettare la maschera e mettere a nudo le proprie debolezze, come sai fare tu, è già molto, credimi…
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12/02/2008 alle 13:07 #839747touplan wrote:
… Chiunque ha un’anima ed un minimo diserenitàcome cazzo fa ad essere sereno “di fondo” guardandosi attorno? e non lo dico per trovare alibi alla nostra incapacità di vivere serenamente, ma perché è così. Poi qualcuno è più corazzato e qualcuno meno, qualcuno è più magnanimo e qualcuno più esigente verso se stesso, qualcuno sa mettersi in gioco di pù e qualcuno meno, tutto lì, qualcuno ancora è capace a passare come un caterpillar su tutto e su tutti – e certamente non avrà la fortuna di ricevere tanto (o anche solo qualcosa) da persone speciali come te e come molti altri che popolano questo forum… …l’essere capaci a comunicare sensazioni ed emozioni, ed avere il coraggio di gettare la maschera e mettere a nudo le proprie debolezze, come sai fare tu, è già molto, credimi…
sensibilità, non serenità… miii perché non è possibile correggere i posts?
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12/02/2008 alle 13:52 #839750
Caro Luca,ho ripescato dal mio taccuino personale questo pezzo che scrissi un po’ di anni fa ,una notte importante prima di cambiare radicalmente la mia vita. Non vuol essere ne consiglio ne autocelebrazione ,ma la carezza di un amico
LA SCELTA
E’ di nuovo notte,e un’altra volta suono come dice il maestro.
Chitarra,un po’ di whisky,sigarette molte,marja il giusto.
Penso…….,bè penso che forse dovrei suonare e bere tutta la notte per crollare il mattino quando il sole è già sorto e la sveglia già spiaccicata contro il muro.
Penso che dovrei mandare a fan culo tutto,soprattutto quell’insieme di cemento e lamiere che è la fabbrica dove lavoro,o meglio dovrei mandare a fan culo chi ci sta dentro
Penso che dovrei anche staccarmi da questo cordone ombelicale che mi lega a dei genitori ,a cui interessa sapere come vivo e penso,e una volta che lo sanno pensano che non gli interessa più come vivo e penso perché non è quello che volevano per me.
Penso che quella stronza della mia ex……………..,no non ci devo più pensare
Penso ai miei amici che saranno in giro a ridere e brindare a quest’ora,ma ..non ho molta voglia di ridere e brindare in questi giorni.
Penso alle montagne;colori,fiumi alberi massi ricoperti di muschio,aquile,stambecchi,creste innevate;ci tornerò un giorno,ma non per scappare da qui,perchè da qui sarò già fuggito.
Tornerò con il sorriso a godermi il firn di primavera,o il ghiaccio azzurro di dicembre.
Penso agli occhi dei miei amici a 4 zampe che mi hanno fatto compagnia in questi giorni,e in cui ho trovato più coraggio e umiltà che in tanti luoghi o genti che abbia conosciuto.
Penso proprio che rivoluzionerò qualcosa o tutto:basta con questa angoscia prima di andare a dormire del giorno dopo,e l’angoscia del mattino che è arrivato.
Il guardare le ore trascorrere,ed esserne contenti!sono già passate sei ore,solo più due e poi a casa!!
Bravo piciù,sei ore della tua vita buttate nel cesso,in compagnia di stronzi di cui o non ti frega niente o li meneresti ogni 5 secondi,a far guadagnare cifre a più zeri al tuo titolare in cambio di una sottopaga del cazzo.
Basta con questa frenesia,traffico,orari e tempistiche calcolati al minuto stile Fantozzi(15 secondi per lavarsi. 5 secondi per vestirsi,5 minuti e 15 secondi casa ufficio)
Basta con il guardare il sole da dietro un vetro:voglio sentirlo sulla pelle
Basta lasciar scorrere il tempo,i giorni:voglio vivermeli,sentirli miei,vissuti per decisioni mie non di altri,e che altri.
Andrò per la mia strada,non importa che piaccia o a chi;sarà mia.
Mi addormenterò di stanchezza sana,non per abitudine
Mi sveglierò la mattina carico,determinato, con voglia di fare.
Saprò che odore ha l’aria al mattino ,pranzo e cena.
Sentirò i miei pensieri più nitidi,senza quel rombo di macchinari e chiacchiere inutili
Cercherò di essere un uomo e non una unità di produzione.
Tutto il resto,amori,viaggi avventure,amici,seguiranno,non so bene come e quando,ma son certo che seguiranno.
Da domani finalmente potrò dire :SONO VIVO ED è UNA FIGATA!!
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12/02/2008 alle 15:55 #839757
grazie Paulin.. sono qui davanti al PC che faccio fatica a finire le ultima telfonate del giorno e mentre aspetto che il telefono si liberi vi scrivo percfhè oggi si sta bene, si sono vivo ed è un figata.. ogni tanto faccio fatica a ricordarmelo e a ridirmelo tutti i giorni… certo se Rampiu mi telefonasse per dirmi “vengo su ad annegare il mio dolore nel whisky e a suonarne due ho bisogno di un socio” sarei ancora più contento, ogni tanto me lo devo ridire che faccio delle cose belle nella mia vita e che faccio un mestiere figo in un bel posto e cirondato da gente interessante e simpatica..ogni tanto penso che mi ascolto solo grane di gente che si approfitta di me
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12/02/2008 alle 16:52 #839760
non si possono lasciare i post a metà.. Ogni tanto penso che verrò sballottato da un posto all’altro.. a fare un lavoro che in fondo il mondo guarda con sufficienza perchè pensa che non è un vero lavoro e che anzi in qualche modo rubi anche lo stipendio e allora tutti i pensieri lugubri tornano in testa e pensi che hai sbagliato che hai fatto scelte sbagliate e che non serve a nulla ciò che fai… che tanto le persone vogliono solo una spolveratina di ritualità in un mare di nonsense ma che appeni accenni a qualcosa di un po’ diverso ti dicono di stare al tuo posto.. Ma oggi va bene.. oggi sono vivo è questo è già una figata, faccio cose belle e persino il monitor mi sorride… certo la granguglia con l’ultimo raggio di sole aiuta ma le parole di Paulin di più e ricordarselo ogni giorno fa bene, ricordarti perchè hai fatto certe cose e non altre e quello che ahi fatto per arrivare fino a qui.. te lo sei conquistato e ogni tanto esserne contenti fa bene.. anche di riconoscersi la capacità di essere sensibili, sereni, di guardare il mondo e di schifarsi ma senza andarsene via, senza mollare.. spaerlo fare è gia qualcosa di cui essere orgogliosi..
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12/02/2008 alle 17:25 #839761
Alcune mattine riesco a resistere si e no dieci minuti, fino al primo contrattempo, anche minimo,basta un’inezia,una cosetta da nulla, le chiavi dell’auto dimenticate su a casa, e c’è da risalire , oppure già prima, in bagno, l’asciugamano che non vuole stare sulla stecca dell’appendino, ma chi cazzo li avrà inventati questi aggeggi di merda? Un’architetto arredatore del cazzo, potesse bruciare all’inferno, no meglio, passare l’eternità a raccogliere asciugamani da terra, e qui partono già le prime bestemmie.Alcune mattine bestemmio appena aperti gli occhi, quando mi rigiro nel letto e la schiena mi rifila una fitta.Alcune mattine va bene, riesco a resistere anche un paio d’ore, certi giorni riesco perfino ad arrivare al primo pomeriggio, ma appena mi scappa la prima imprecazione, ecco che ne esce un’intera fila a seguirla, e allora m’incazzo ancora di più, mi dico che sono un uomo di merda e non dovrei lasciarmi andare all’ira in questo modo, e mi monta una furia cieca, continuo a pensare alla mia debolezza e bestemmio per la rabbia d’aver bestemmiato.Un giorno dovetti addirittura sedermi per non cadere, le bestemmie m’avevano ubriacato. Il telefono di merda dell’ufficio suona in continuazione, sto cercando di scrivere, di leggere tutto quello che avete scritto, non ci riesco, porca troia, c’è un tale che continua a parlarmi, anche adesso, continua e continua, non lo sento nemmeno, non me ne frega un bel cazzo, e lui continua a parlare e tra poco mi scappa un’eresia e lo mando in culo.
Mi telefona un tale, ” Sono fuso” mi dice, ” stressato”. Dillo a me! Non so nemmeno più chi sono e cosa faccio.Vedo che c’è un monte di gente qui dentro che prova tanta soddisfazione in ciò che fa quanta ne proverebbe a succhiare una ciabatta. Allora sono in buona compagnia e posso anche tirare avanti. Non me ne frega un cazzo di quello che faccio tuttavia cerco di farlo al meglio delle mie possibilità, si tratta solo d’una questione personale, qualcosa che faccio per me stesso, per non arrendermi, non lasciarmi andare, come farsi la barba la mattina e mettersi a modino anche se non si deve andare in punti posti. Per se stessi e basta.Cosa cazzo possiamo fare? Non so, a me forse basta una gita del cazzo con gli sci, il viso al sole, niente di particolare. Ho una casa in un luogo isolato, fuori da tutto, ci vado qualche volta, mi ci ritirerò per sempre tra qualche anno, in mezzo ai boschi, credo che non rinnoverò più nè patente nè passaporto, che non scenderò più a valle, che non andrò più a puttane a Montecatini, che non vorrò più vedere gente, che finirò come mio nonno, col toscano spento in bocca e il bicchiere di vino sul tavolo, a guardare il cielo oltre la cresta della montagna.Ciao a tutti, vado di furia, ho solo cinquemila faccende da sbrigare prima che venga notte.
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13/02/2008 alle 12:40 #839779
Ciao Red ti aspettavo, come al solito sei tirato come una bestemmia muta, come diceva Paolini (l’attore e non il bischero che compare alle spalle dei giornalisti), Don Tarcisio diceva ” ragazzi mi no digo niente ma neanca no taso”, mancanza d’ignoranza. Il Moana club è davvero un locale strano, frequentato da un sacco di gente che non ti aspetteresti di trovare qui, ho portato un po’ di amici a disquisire sull’esistenza…a volte merdosa per qualcuno, a volte buona e discreta per qualcun’altro…non provo invidia, solo gioia di sapere che alcune persone a cui voglio bene, stiano vivendo a modo seguendo la strada da loro scelta. Bisogna ammetterlo, alcuni hanno davvero i coglioni e vanno guardati con stima, noi sembriamo delle anime perse vaganti in una sorta di limbo… Chissà se è giusta la tua decisione di solitudine clausurale, forse si, forse ha ragione Pastore, ci mancherebbe qualcos’altro, magari il paese di montagna non sarebbe male, ma Touplan ha visto come me “Il vento fa il suo giro” e Pittolo mi conferma ogni volta che ci vediamo quanto alcune persone siano intransigenti e pronte a tutto pur di romperti i maroni, ma come tu ben sai, quelle persone esistono dappertutto come diceva il famoso detto: muore la pecora e l’asinello, muore la gente piena di guai, ma i rompicoglioni non muoiono mai. L’ira…sentimento mutevole e strano, a volte ci si alza il mattino e ci si trova già in preda di essa, senza un motivo apparente, solo incazzati col mondo intero e non sai il perchè, eppure hai dormito bene, ma il tempo di sollevare la prima palpebra e vorresti bruciare il mondo intero, una sorta di Nerone moderno senza la cetra, perchè ti farebbe incazzare anche quel suono delle palle…Penso a Zion con un Cohiba in mano e nell’altro la pozione del druido Touplan, un brucia budella niente male, lo conosco e saprei che il suo essere meditabondo sarebbe l’inizio di una partenza verso altri lidi, sento quasi i suoi pensieri che gridano Rivoluzione…come i francesi alla presa della Bastiglia…lo vedo mentre arrampica quel giorno con me alle Terrazze di Avalon, ai nostri discorsi, vedo i suoi occhi, simili ai miei accesi di follia e ubriacati dalle sensazioni che ti offriva la roccia, quella giornata nebbiosa e fredda trasformata da un sole inatteso in una giornata fantastica…rivedo gli occhi di altri amici e le parole di P74 che sotto una nevicata della madonna prima di affrontare una cascata a Chianale, guardando una casa mi esprimeva la voglia e la volontà di trasferirsi in un posto così, con la sua famiglia e i suoi cani, quanto gli brillavano gli occhi…vedo i miei allo specchio e non sono occhi, sono due buchi neri profondi, come guardare nella notte più buia e non vedere, provare ad indovinare a tastoni, non mi vedo e non mi riconosco, anche il mio odore è cambiato, sa di chiuso di stantio, di profumi lontani anni luce, gli uomini si annusano come i cani, a volte una persona può piacerci solo dall’odore che emana o il contario. Bevo e bevo e bevo da solo, fino a sfinirmi e a stordirmi, salvo poi rimpiangere, non è che un pagliativo, non è che la triste e misera fine dell’anima…un’anima nera, corvina, cupa dalla quale non riesco a sfuggire ultimamente, il mio lato oscuro, quello temuto, quello odiato e mal sopportato, quello che…oh yeh…Iannacci lo faceva benissimo e allora quelli che la notte coglie a tradimento…oh yeh…quelli che bevono e non sanno di bere…oh yeh….quelli che hanno un sacco di amici e si sentono soli…oh yeh….quelli con la faccia da buttare…oh yeh…quelli che aspettano e sperano…oh yeh….quelli che chi vive sperando muore cagando…oh yeh…quelli che come me non aspettano e non sperano più…oh yeh…quelli che non hanno e in quanto tali non vogliono più…Oh yeh!
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16/02/2008 alle 09:54 #839834
Giocando al volanoIngenue
Divaricarono le gambe
Ma una sera Yuko non rientrò.
Era una notte di luna piena. Ci si vedeva come in pieno giorno. Un esercito di nuvole soffici come fiocchi venne a mascherare il cielo. Erano migliaia di guerrieri bianchi che si impadronivano del cielo. Era l’esercito della neve.
Yuko, seduto nel chiaro di luna, assistette in silenzio al loro irrompere.
Rincasò solo alle prime luci dell’alba.
Per strada, nella pallida frescura del sole, incontrò una ragazza che attingeva acqua alla fontana.
La ragazza si chinò sulla fonte, la sua tunica si dischiuse all’altezza dell’ascella e svelò un seno bianco come la neve.
Poco più tardi, in camera, Yuko si toccò la fronte: era calda come una ciotola di sakè bollente.
Si addormentò con in mano il sesso eretto, come un peperoncino rosso.
Fuori gelava.
MAXENCE FERMINEcounservaou



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16/02/2008 alle 10:52 #839836
Ricordo che anni fà,parecchi ormai(porca troia passa il tempo eh),mi piaceva fare una passeggiata in periferia e oltre quando nevicava(e allora succedeva essendo inverno). Pare che l’aria sia più profumata e leggera e i tuoi pensieri li senti ad un volume maggiore.
Così pensavo agli amici,alle ragazze ai genitori,a tutto,e cazzo non filava prorio niente.
Alcuni amici,molti,non sapevano quale fosse la loro strada,nel senso che non avevano una passione vera,una spinta,che non fosse ubriacarsi e trombare(che detto tra noi,non sarebbe neanche male,ma poi alla lunga ti rompi i colgioni,e quando non ti tira più o hai la cirrosi che fai?che ti rimane?)
Anche di me stesso non filava poi molto,anzi poco o niente
Ora,di rado,ma ci provo,mi faccio un passeggiata quando nevica(vero rampiu
),e così ritornano i pensieri,gli stessi,e………..cazzo continua a non filare
❗ Forse non filerà mai come vogliamo,per ciò che ci circonda,ma se riesci a tirare qualche filo dei tuoi,che ti aiuti a tirare avanti,per tirare altri fili importanti,allora alla fine,almeno per te il cerchio si chiuderà.
Per gli altri e altro, la politica,i colleghi,il capoufficio,il vigile,la banca,l’idraulico,l’elettricista,il depresso,l’esaltato,il tifoso,lo sportivo,l’ozioso,la Chiesa,l’ateo,la 194,la Merlin,il nano,l’ulivo,il rovo,gli USa,la Cina,i verdi,i gialli,i rossi,ma che si FOTTANO.
Per le vie del centro
Un inconsueto profumo di fiori di campo nell’aria si avverte.
Colori
Eppur non giunge primavera.
Sguardi
Cammina, un senso di calore lo invade
Par febbre o malanno
E’ vita che scorre,natura
Maschio pulsante
E’ il momento,quasi
L’amore,un azione,un gesto
Poi sarà quieto
La vita continuerà a scorrere,lui anche
Presente,pulsante,maschio
Intanto nevica
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28/02/2008 alle 08:46 #840049
AH… L’AMORE… LUICome aura divina mi giungesti
Racchiusa nella chioma tua corvina
che l’alma mia tu trafiggesti
con dardo scintillante a lama fina
E l’occhi tuoi parevan gemme rare
brillanti come stelle nella notte
ch’io mi ritrovavo perso a navigare
e tu faro mi guidavi sulle rotte
Le labbra tue dischiuse appena
anelito e brama di dolcezza
parean morbide ali di falena
libratasi al soffio della brezza
Alfin vicino a tutto il tuo candore
con voce tremolante mormorai
ti prego tosto donami ‘l tuo amore
o fiore del giardino degli dei…
LEIti ringrazio mio bell’adone
di questa appassionata filastrocca
ma qui al fuoco di questo copertone
Cinquanta son di culo e trenta di bocca…
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28/02/2008 alle 14:40 #840054
Decisamente bella, complimenti zion, mi ricorda la nota strofa dell’immortale canzone:”…e proprio perchè Voi siete il Sire, fanno cinquemila lire, è un prezzo di favor…” -
28/02/2008 alle 15:00 #840055
purtroppo non è mia e ignoro la fonte 😳 .Ma troppo carina per non divulgarla. Ogni tanto bisogna pur “fare” cultura, altrimenti ci accusano di essere inconsistenti perdigiorno!
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28/02/2008 alle 17:42 #840058
Secondo me ci si ripiglia anche la partaccia perchè con le nostre volgari e dozzinali futilità facciamo scivolare all’indietro i messaggi importanti. E se poi le persone non riescono a combinare le gite per colpa nostra? Io sento un pochino di rimorso. Tu no? Pensa a chi si ritrova obbligato in casa con la suocera e la moglie in una splendida giornata di sole soltanto perchè il suo messaggio in terza o quarta posizione non è stato notato per colpa nostra. Pensa a quanti avrebbero potuto scrivergli e telefonargli, tra questi anche qualche possibile meravigliosa passerona. Un vero peccato! Bah! -
29/02/2008 alle 12:57 #840074
Oh! perditempo avete sentito le ultime notizie? Pare che un’ondata di freddo siberiano stia per entrare da est e invadere tutta l’italia, procurando gravissimi danni ai Finocchi…copriamoci bene…non vorrei ci estinguessimo tutti i soci del Moana…qualcuno secondo me godrebbe e sta gufando, così non gli cacciamo più indietro i post…oh redde, dovevi continuarla la strofa del Faber per dare l’esatta condizione sociale e politica Italiana…”E’ mai possibile o porco di un cane che le avventure in codesto reame debban risolversi tutte con grandi puttane, anche sul prezzo v’è poi da ridire ben mi ricordo che pria di partire, v’eran tariffe inferiori alle tremilalire” Salut
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04/03/2008 alle 07:39 #840113
Un giorno un marito girovagando per un mercatino “etnico” vede su una bancarella ingabbiate delle rane abbastanza grosse con sopra un
cartello: “RANE POMPINARE 10 EURO”.
Tra l’incuriosito ed il libidinoso decide di acquistarne una e di
portarsela a casa per provarla la sera stessa.
Dopo cena si mette a guardare la televisione non vedendo l’ora che la
moglie si addormenti.
Come al solito la moglie ai primi colpi di sonno decide di andarsene a
dormire lasciando il marito come al solito a guardare la TV.
Accertatosi che la consorte si sia veramente addormentata corre a
recuperare il pacchetto per fare la famosa prova.
Alle tre del mattino la moglie viene svegliata da un vociare in cucina.
Non vede il marito, si alza, si infila la vestaglia e si avvicina un
po’ impaurita alla porta della stanza chiusa.
Sente il marito che dice “… fai soffriggere bene bene la cipolla e
versa i pelati. Nel frattempo controlla che la pasta non si scuocia…”.
Apre la porta e vede la cucina tutta in soqquadro ed il consorte
infarinato che parla con una rana sul tavolo della cucina.
La moglie stupita gli urla: “Ma cosa stai facendo? Sei impazzito a
parlare con una rana a quest’ora della notte?”
Ed il marito: “… non ti preoccupare, se questa rana impara anche a
cucinare tu da domani vai fuori dai coglioni!!!”
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19/05/2008 alle 19:01 #840911
Ehi RED dove cazzo sei finito! Sono venuto a ripescarti nel fondo di questo bicchiere slavato, non ci sono più profumi, provaci ancora Sam…provo a rimettermi in forma e a far calare la panza al ritmo di Paranza, e tirando qualche rinvio, gli altri salgono leggeri, io da buon obeso svecchiato e senza barba cerco di imitarli e cado facendomi prendere per il culo…i rampolli esibiscono i loro petti imberbi, i muscoletti dell’età, fanno la ruota come i tacchini con le gallinelle (poche) che incontri in falesia…forse la mia è solo invidia, nostalgia di questo tempo trascorso che mi ha imbolsito, appesantito, rugato, siamo i vecchi, quelli maturi, ma dove cazzo sta questa maturità, dovrebbe avere il sapore della rassegnazione…alzi la mano chi si sente rassegnato…intanto questi figli di puttana di anni ti scorrono addosso…prima mi sentivo immortale, ora molto meno forse troppo mortale, il bianco lentamente si impossessa di spazi sempre più visibili sui capelli che ti restano attaccati con lo sputo, ogni volta che nel lavandino trovi dei cadaveri, pensi che sia la stagione delle castagne, tanto ricrescono…maledetti restate appiccicati a questa testa di cazzo…invece con l’avanzare delle primavere imbianchi anzichè rispettare il corso della stagione della rinascita, le gite sono più corte, tragitti meno impegnativi, storie passate sotto la lente d’ingrandimento, sempre vuote, sempre trascinate stanche come i passi che ti porti appresso…fanculo questa serietà, in culo a questa vita regolare degli arrivati, casa in proprietà, macchina parcheggiata nel box, mogliettina che ti aspetta per cena e pargoli (almeno due che ti trotterellano tra i piedi)…noi emarginati…ci chiamano single…che cazzo vuol dire…nulla …solo solitudine che accettiamo e qualche volta adoriamo, cumuli di piatti da lavare e cene alla brutto dio, strappate ad un sacchetto di patatine o una simmental, una birra a volte aperta qualche giorno fa e ingollata ormai priva di bollicine, un po’ di musica e poi te ne vai a ballare da solo su un parcheggio vuoto di montagna sotto le stelle ed un lampione, finito il pezzo risali in macchina, ti accendi la solita cicca e riparti a farti inghiottire dalla notte e da questo nastro d’asfalto che ha il sapore antico di musicassetta e nastri magnetici…Dio bono Red quanto cazzo siamo vecchi? -
21/05/2008 alle 17:13 #840939
Dove cazzo eri finito tu Rampiù… intanto c’hai ancora il mio libro che parla proprio del tempo che passa… e poi tra qualche giorno me ne vado in ferie da single senza solitudine senza rancore… e ti pensavo.. ma tu li vuoi due marmocchi.?? e la casa l’hai trovata la casa.??. io te la sto ancora cercando… Vado al mare.. mi sono scelto un isola dove qualcuno mi ospita a gratis ( questo è il culo di lavorare in un posto dove ci passa mezzo mondo alla fine una vacanza ospite di qualcuno ) si rimedia.. vado a leggere sulla spiaggia, qualcuno con cui parlare la sera, chiacchierare della vita, fare un po’ il turista che se ne va in giro, magari mi inveghiro di una barista, una con dieci anni di meno, mi sentirò un po triste. Poi penserò alla vita reale, penserò al tempo che passa, penserò a settembra che arriva domattina.. penso all’estate che arriva un estate da 12 ore al giorno di lavoro e tanto casino, e festa troppo veloce.. poi ci sarà l’autunno da ricostruire il nuovo gruppo… lentezz e fumo dal camino.. legna… mi sembra già di essere lì alle giornate di ottobre con la prima neve.. minchia il giro dell’anno va a una velocità pazzesca.. ma se hai voglia vieni a farti un giro da ste parti. io torno il 4 . -
22/05/2008 alle 09:23 #840945
Ma dove cazzo è finita un monte di gente?! Buongiorno. Tutto a posto? Tutti in salute? Ciao Rampiupoc, mai più avrei pensato che qualcuno andasse a cercare il Moana club, lo facevo chiuso per sempre, dimenticato. Grazie per aver avuto il coraggio di riaprirne le porte. Sono tornato solo perchè tu sei venuto a cercarmi. Ma cosa mi allontanò? La poca voglia di continuare a scrivere? Il tempo per farlo? Il vedere che chiunque poteva entrare a suo piacimento in tutti i luoghi per lasciarci la sua immondizia? La voglia di giocare che mi abbandona? Questo spero di no, benchè lo paventi.
Qui dentro è un bel casino, tra ragnatele e mezze bottiglie di whisky svaporato, polvere e vino da buttare, cerco le belle puttane che ci facevano compagnia sui divanetti. Dove sono? Andate altrove, cambiato night.
Non fa nulla, le puttane sono il problema minore, ne è pieno il mondo, torneranno.Hai ragione tu, sono gli anni che non tornano e noi ci sentiamo vecchi; non so cosa fare, continuo a dirmi che devo reagire, non lasciarmi sopraffare, e poi la mia capacità di reazione muore nel letto la mattina tra il mal di schiena e una scorreggia, con la voglia di vomitare la cena mal cucinata e solo a mezzo digerita a furia di grappa. Ma quella nausea è ancora nulla, il peggio viene quando devo guardarmi allo specchio e mi chiedo che senso abbia ricominciare a fare cose senza senso e senza gusto e continuare fino a sera , mentre sopra le nuvole il sole scalda le pietre e il dorso di vacche pezzate al pascolo. Vorrei avere il coraggio di dire un bel “vaffanculo” una volta per sempre e invece di andare verso il centro di Firenze, girare l’auto, salire verso la montagna, oltre la nebbia che mi raffredda il cuore, sedermi sull’erba, guardare le bestie e dimenticarte tutto. Forse allora riuscirei anche a dormire una notte tranquilla, senza sogni inquietanti.
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22/05/2008 alle 15:36 #840956
e bravo Rampiupoc! in effetti era già andato a ramengo il Larryflynt cafè. Non possiamo permetterci di rinunciare anche al Moana.
Un locale così serve a questa comunità: un posto per i momenti bui, per bere, per piangere, per dire parolacce, per perdersi e ritrovarsi, un antidoto alla seriosità che talvolta ci coglie quando cerchiamo di volare alto e fare discorsi importanti.
Di recente sono passato davanti a questa spessa porta nera con le borchie cromate, tentato di entrare. Poi nulla, forse dissuaso dal silenzio e dallo stato d’abbandono, forse per l’orologio che corre e ti chiama ai vari impegni, ineludibili quanto vuoti e vani, forse perchè c’è sempre qualcos’altro da fare prima.
Eppure….E’ bastato qualcuno che ci mettesse di nuovo il naso, sbattendo la bottiglia sul tavolo con le consuete imprecazioni. Il tramestio non ci è sfuggito, perchè alla fin fine giriamo sempre intorno a questo buco, anche se non ci incontriamo spesso. Due, tre voci, questo postribolo s’è di nuovo animato. La luce sembra meno fioca e nella penombra la polvere quasi non si nota; eppoi che problema sarà mai la polvere per chi ha imparato a sguazzare nel fango. Dai, che ora lo sistemano a modino ridandogli quel minimo di decoro.
Eppoi mi sa che questo è l’unico posto dove possiamo incrociare Red, amico misterioso e lontano, ma ormai caro.
Salute a voi ragazzi. Buone vacanze Pastore, che vai a leccare il sale sulla pelle ambrata. Già, anche il mare è una bella storia! Dì, mi viene in mente Ciapaciuc, perchè lui è un velista serio. Chissà se gli capiterà di farsi un giro da queste parti…
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22/05/2008 alle 18:37 #840958
Ciao Red, era ora che ti schiodassi dal tuo torpore letargico, srollati dalle ragnatele. Ben ritrovati, le chiacchiere sono come brusii nella notte, nella penombra di un bancone…Il buon Pastore si godrà la meritata vacanza…è vero devo ridarti il tuo libro, davvero bello, ma si sa i libri quando sono prestati si offendono a tal punto da non volere più ritornare…non è il tuo caso carissimo, alla prima occasione te lo renderò, è in forma e in perfette condizioni. Zion rispolvera i suoi cohiba, il tempo…già il fottutissimo tempo che ti divora l’anima, che ti rincorre ogni passo ti venga in mente di fare, ma ti uccide di attese…mi viene in mente Attesa sul mare di Biamonti, il vecchio ciapaciuc che veleggia sulle onde come un lupo di mare…tra i balzi rossi e cap d’Antibe, romantici di un passato che troppe volte ci si incolla alla schiena come una sanguisuga, che lentamente ti trascina sul fondo di un bicchiere…questo locale a volte diviene desueto, ingombrante, scomodo, ma sempre di grande attualità, basta offrire un giro di whisky e ritornano gli amici…brindo a voi e all’inutilità delle nostre ciancie, alzo il mio bicchiere a voi e alle nostre voglie di perdersi ed annegare su fondo di questo pavimento spazzato male di polvere e sale e tequila rovesciate… A VOI! A NOI! -
25/05/2008 alle 09:27 #840981
ma dove c…o sta sto locale? -
26/05/2008 alle 17:51 #840999
E’ come l’isola che non c’è, il luogo è da destinarsi, potrebbe essere in un ipotetico angolo sito tra la Via contamine e la via diretta degli ubriachi…è l0ufficio dei pensieri inutili, quelli che non giovano a nessuno, siamo una conclave di avvinazzati, malati di montagna, di donne che si rapiscono con un sorriso triste e un white lady, annegate anch’esse nell’ipocrisia di una vita impalpabile, leggera di seta e organza, pesante come il piombo che ti lega alla sedia, quando le tue gambe a fine serata traballano e barcollano…entra pure, adesso sai cosa ci potrai trovare, il buon Larry continua ad avere un bicchiere e un giro da offrire ai nuovi clienti…non ti aspettare luci e paillette, solo fumo e note di malinconia al gusto di tabacco ed alcool…. -
26/05/2008 alle 18:05 #841001gattosilvestro wrote:
ma dove c…o sta sto locale?
Ci stai dentro. benvenuto, vai al banco e lavati un bicchiere, cazzo, caschi in un momentaccio, non è ancora arrivato il whisky che ho ordinato, accontentati.
Tutto lurido e polveroso?! Vabbè, non fare lo schizzinoso, mettiti a sedere, questo un tempo era un locale a modo, Rampiu ha riaperto da poco.
Molto non possiamo offrire, mi dispiace, non ci sono le ragazze, non ancora, mi sto organizzando. Sei un medico gattosilvestro? Cazzo! Anche tu uscito da un cartoon, tutto finto, come la vita. A proposito: puoi dire cazzo liberamente, e anche fumare; sei ginecologo per caso? Sai perchè qui ci garbano di molto quelli che s’ntendono di fica. Comunque un medico anche generico va bene. No, sai! Perchè un mio amico ha un problemino, dopo che abbiamo approfittato delle giornatacce di pioggia per farci un giretto nei posti giusti. E’ che cercavamo ragazze da portare qui dentro, e le abbiamo dovute provare, serietà nei confronti dei clienti. Ora gli brucia a pisciare. Oh! Non è che tu ne conosci di fichette a modino?!
Come ti ci trovi? Montagna poa, ma tutte le stronzate ‘he ti frullano ‘n capo le poi scrive ‘i dentro.
Bona serata
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26/05/2008 alle 19:47 #841002
Oh Redde, i che l’amico è i Tosco, che non s’è fatto più sentire? Ma che fine ha fatto quella vecchia spugna…i sta provando le donnine? occhio che non se lo speli il poeretto…che cazzo di bottiglia è questa? Calvados…bono…Qyno tradotto dal buon Calvino diceva “E i Normanni bevevano calvados”…Boni quelli…loro e le vichinghe-valchirie che si portavano appresso…mia male…eh tu lo sai quanti pretini sono morti perchè rifiutavano il dono fatto dal capo villaggio di trombasse la valchiria? Poeretti loro dovevano rifiutare e loro lo prendevano come uno sgarbo e….zac via la testa e quant’altro… Adesso un si batte chiodo neanche a pagarla a momenti, nessuno che ti offre nulla dio bonino…per me che sono nano poi quelle cavalle neanche mi vedono…va a finire che rischio di essere persino calpestato nell’onore e fisicamente…altro giro offro io…boia mondo!
Salute
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27/05/2008 alle 17:00 #841012
Il Tosco un lo vedo da un pezzetto, e c’ha un monte di lavoro, davaffogaccisi, maremma maiala. Ni ho mandato un sms pe’dinni che te tu ha’ riaperto il Moana. Vedrai ‘he un giorno ci ‘apita a be’ ‘arcosa. Io intanto sono sceso giù in meridione, ma proprio giù eh, giù ‘nfondo, e c’è un ‘ardo ‘he ci si more ‘ioboia, ma a me mi garba dimolto. In riva al mare c’è certarobetta giovine da fa’ perde ‘lcapo. Maremma… o perchè un c’ho vent’anni per potè andà a chiederla a una dozzina, ‘he vedrai in mezzo ‘arcuna maiala che la molla la si trova sempre. E ci penso, guardo il mare dalla finestra e po’ mi guardo allo specchio, vecchio schifoso, e invierei a di’ moccoli da strappà i chiodi dalle mani di Gesùncroce. Ma vedrai te se domani un mi fo’ un giretto in ‘arche posticino di ‘elli ‘he si trovan sempre, basta chiede alle personcine giuste, e ‘arcosa combino. Oh, ora devo andà, ma domani se mi va dritta e sevmi si rizza, eh beh, po’ vi ‘onto tutto.
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27/05/2008 alle 17:30 #841013
Ciao, ragazzi. Un sidro di mele, servito come si deve, come ne’Paesi Baschi, grazie.
Per ora vi saluto, perchè come dice Redde, e c’ho da fa’ un casino che se un mi dò un appuntamento rischio d’un ritrovammi neanche con me.
Per ora Vi saluto.
Bona…
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28/05/2008 alle 10:00 #841026
Beati voi, io ieri e so stato tamponato da na vecchia che m’ha distrutto il culo della macchina e devastato collo e schiena, lei s’è rotta una gamba, m’ha alzato la macchina e m’ha spostato d’un po’, e non ti racconto i miei di moccoli in quindici lingue diverse, altro che cerca topa, e se mi scekeri magari senti il rumore delle vertebre…maremma maiala e bucaiola…la signora e m’ha detto che s’è distratta poverina…ma come cazzo fai a non vedere una macchina ferma ad un semaforo? Ora vado a rimettermi nel letto perchè ho la nausea e la cervice e va a puttane…bona a voi Saluti e non fate i bravi
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28/05/2008 alle 20:36 #841033
Mi dispiace per l’incidente,I miei auguri, spero che tu ti rimetta in sesto alla veloce. Capitò anche a me una ventina d’anni fa, un vecchietto scaraventò me e l’auto giù da un cavalcavia, non s’era accorto che ero fermo in coda. La sua giustificazione fu che non aveva mai avuto incidenti in vita sua pur avendo la patente da prima della guerra; non c’era modo di fargli comprendere che aveva torto, non accettava il fatto che quel rottame in fondo alla scarpata ce l’aveva spedito lui. Era anche simpatico, buon vecchio diavolo.
Bona serata
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29/05/2008 alle 05:01 #841034
Buongiorno Rampiupoc, com’è la situazione stamane? Collo sempre a puttane? Buon per lui, bel posto. Perchè si dice che qualcosa se n’è andato a puttane per descriverne lo stato di incontrollabile degrado? Associazione con il degrado morale dell’andare a puttane? Io mi ci sono sempre trovato bene con le puttane e a puttane, mai avvertito il senso di degrado. Non si tratterà d’un comune falso senso di moralità?
Senti, già una volta ti consigliai i massaggi, ora torno a caldeggiarli, magari non saranno risolutivi, a me il torcicollo cronico non l’hanno accomodato punto ma almeno mi sono divertito.
Via, bisogna ‘he scappi, c’ho d’arrivà in un posto.
Un mio amico la stava leccando a una, aveva il capo ben posizionato tra le gambe, quand’ella venne serrò forte le cosce e gli torse il collo procurandogli una lussazione, venti giorni di collare, non potè nemmeno chiedere i danni all’assicurazione.
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30/05/2008 alle 06:29 #841066
Mi auguro che nessuno dei frequentatori di questo forum abbia subito danni a causa delle piene di questi giorni. Ho visto immagini impressionanti. Buona fortuna a tutti.
Un saluto
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03/06/2008 alle 15:14 #841117
A volte mi sento così: -
03/06/2008 alle 19:27 #841129
Sei un uomo tormentato, come tutti quelli dotati di una grande sensibilità e che spesso vorresti infilarti dove non batte il sole…ti consiglio di ascoltare confessioni di alonso chisciano…fossati…potresti trarre degli spunti mica male…adoro quella canzone, mi rispecchio molto in quelle parole… Sono d’umore nero…come al solito
Saluti
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04/06/2008 alle 07:34 #841134rampiupoc wrote:
Sono d’umore nero…come al solito
Se son d’umore nero allora scrivofrugando nelle nostre miserie
di solito ho da far cose più serie
costruire su macerie
o mantenermi vivo…
Grazie red per il tuo pensiero alle terre alte alluvionate. Avrai una
biokaun po’ contorta, ma si vede che sei una persona con l’anima… via ti offro un grappino, lo so che l’ora non è delle più adatte, ma è l’unica cosa che qui non manca mai: mancano i ponti, mancano le strade, ma quello non manca

Plèisiì, alla nostra, a quel fottuto di Larry, a quella gabbia di matti che gravita in questi postacci, al mio cartone animato preferito che è il forum di gulliver! counservaou



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04/06/2008 alle 11:28 #841140
Un grappino lo accetto volentieri. Va bene anche la mattina, magari si mangia un cracker prima, prorpio per non essere a stomaco vuoto. Un tale che conoscevo cominciava con un grissino di prima mattina e poi giù gobbetti di bianco. La grappa deve essere di quelle belle potenti, fatte in casa, a evasione d’imposta, si beve con più gusto.
Ciao a tutti
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30/06/2008 alle 13:50 #841401
Para Adultos Contemporáneos seudo- intelecto-neuro-hipocondríacos.. Es decir, nosotros… Dicen que todos los días tenemos que comer una manzana por el hierro y un plátano, por el potasio. También una naranja, para la vitamina C, medio melón para mejorar la digestión y una taza de té verde sin azúcar, para prevenir la diabetes.
Todos los días hay que tomar dos litros de agua (sí, y luego mearlos, que lleva como el doble del tiempo que llevó tomárselos).
Todos los días hay que tomarse un Activia o un Yogurt para tener ‘L. Cassei Defensis’, que nadie sabe qué mierda es, pero parece que si no te tomas un millón y medio todos los días, empiezas a ver a la gente como borrosa.
Cada día una aspirina, para prevenir los infartos, más un vaso de vino tinto, para lo mismo. Y otro de blanco, para el sistema nervioso. Y uno de cerveza, que ya no me acuerdo para qué era. Si te lo tomas todo junto, por más que te dé un derrame ahí mismo, no te preocupes pues probablemente ni te enteres.
Todos los días hay que comer fibra. Mucha, muchísima fibra, hasta que logres defecar un sweater. Hay que hacer entre cuatro y seis comidas diarias, livianas, sin olvidarte de masticar cien veces cada bocado. Haciendo un pequeño cálculo, sólo en comer se te van como cinco horitas.
Ah, después de cada comida hay que lavarse los dientes, o sea: después del Activia y la fibra los dientes, después de la manzana los dientes, después del plátano los dientes… y así mientras tengas dientes, sin olvidar pasarte el hilo dental, masajeador de encías, buche con Plax…
Mejor amplía el baño y mete el equipo de música, porque entre el agua, la fibra y los dientes, te vas a pasar varias horas por día ahí adentro.
Hay que dormir ocho horas y trabajar otras ocho, más las cinco que empleamos en comer, veintiuno. Te quedan tres, siempre que no te agarre algún imprevisto. Según las estadísticas, vemos tres horas diarias de televisión. Bueno, ya no puedes porque todos los días hay que caminar por lo menos media hora (dato por experiencia: a los 15 minutos regresa, si no la media hora se te hace una).
Y hay que cuidar las amistades porque son como una planta: hay que regarlas a diario. Y cuando te vas de vacaciones también, supongo. Además, hay que estar bien informado, así que hay que leer por lo menos dos diarios y algún artículo de revista, para contrastar la información. ¡Ah!, hay que tener sexo todos los días, pero sin caer en la rutina: hay que ser innovador, creativo, renovar la seducción. Eso lleva su tiempo. ¡Y ni qué hablar si es sexo tántrico!! (al respecto te recuerdo: después de cada comida hay que cepillarse los dientes!).
También hay que hacer tiempo para barrer, lavar la ropa, los platos, y no te digo si tienes perro u otra mascota… ¿hijos?!
En fin, a mí la cuenta me da unas 29 horas diarias. La única posibilidad que se me ocurre es hacer varias de estas cosas a la vez, por ejemplo: Te duchas con agua fría y con la boca abierta así te tragas los 2 litros de agua.
Mientras sales del baño con el cepillo de dientes en la boca le vas haciendo el amor (tántrico) parado a tu pareja, que de paso mira la TV y te cuenta, mientras barres. ¿Te quedó una mano libre? Llama a tus amigos. ¡Y a tus padres!! Tómate el vino (después de llamar a tus padres te va a hacer falta). El Yakult con la manzana te lo puede dar tu pareja mientras se come el plátano con el Activia, y mañana cambian. Y menos mal que ya crecimos, porque si no nos tendríamos que clavar un Danonino Extra Calcio todos los días.
¡Úuuuf! Pero si te quedan 2 minutos, reenvíale esto a los amigos (que hay que regar como las plantas) mientras tomas una cucharadita de All Bran, que hace muy bien… Y ahora te dejo porque entre el yogur, el medio melón, la cerveza, el primer litro de agua y la tercera comida con fibra del día, ya no sé qué estoy haciendo pero necesito un baño urgente. Ah, voy a aprovechar y me llevo el cepillo de dientes…
SI YA TE LO ENVIÉ ANTES, PERDONA… ES EL ALZHEIMER QUE A PESAR DE TANTOS CUIDADOS NO LO HE PODIDO COMBATIR
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14/08/2008 alle 14:23 #841618
– Non lo conoscevo Ed.- – Era entrato solo qualche volta, un bicchiere veloce, lo ricordo, non bene ma lo ricordo, sig. Red.-
-Non lo conoscevo, strano…dovrebbe importarmi poco, eppure continuo a tornarci su.-
– Già! Da bere?.-
– Da bere, porca troia, da bere, un bicchiere, ci vuole.-
– Sono quasi le quattro…-
– Si, e se ne sta andando sotto terra… mi spiace Ed… mi spiace da morire.-
– Finisce tutto, un giorno o l’altro.-
– E’ che i fondo pensiamo sempre che per noi non debba finire, ci illudiamo che noi, gli amici, i nostri amori, le passioni, il bene, la salute, i soldi, tutto… tutto duri per sempre per noi, la vita duri per sempre, eppure lo sappiamo, un soffio e la candela è spenta.
Oggi sono salito in cima ad un poggio, una passeggiata, Ed, solo una passeggiata, sai che la montagna non mi va più, mi mette angoscia, mi fa paura, forse non ho mai avuto la passione travolgente che permette di passare sopra a tutto, lasciarsi dietro fatica, tensione, levatacce. Ho sempre invidiato chi ce l’ha.
-Whisky?-
-Prendine anche tu, è tanto che non bevo ma oggi voglio bere.-
Dal poggio ho guardato lontano, verso la Val Susa, non si vede la val Susa di là, sono troppi maledetti kilometri, ma ho cercato di guardare laggiù perchè continuava a tornarmi davanti agli occhi un’immagine, quella descritta da un sito francese, l’immagine d’un uomo che vola giù per una stupidaggine. Un soffio che spegne la candela; l’avevo vista altre volte quell’immagine, l’avevo vista per me stesso, tanti anni fa al Bianco, via di sotto veloce, e fui fortunato, proprio fortunato, a volte conta solo quello, la fortuna, e te la cavi con un paio di denti in meno e una caviglia fuori uso per qualche mese.
Sono stato fortunato almeno tre volte sicuro, forse quattro, dovrei già essere sotto un marmo da un bel pezzo.Forse l’erba cattiva è difficile da far perdere.
Altra fortuna l’ho avuta perchè ho sempre fatto schifo e un sacco di volte ho rinunciato a salire, il più delle volte; e quante sono tornato indietro! Sì, credo che quella sia stata la mia fortuna, non avere passione a sufficienza. Del resto io la passione l’ho sempre avuta per la fica e non è detto che non sia lei ad ammazzarmi.
Volavo di sotto e mi dicevo, bello lucido, senza paura, completamente razionale: ” adesso mi sbrindello tutto su quelle rocce laggiù.- e via come un treno in corsa giù per il pendio di ghiaccio verde.
– Salute alla fortuna sig Red. Ho letto e sentito dire da altri che non si prova paura.-
-Non c’è paura, il cervello ti spara dentro il sangue una siringata di droga ad effetto istantaneo, per quello non c’è da preoccuparsi, niente paura nè dolore.-
– Almeno quello.-
-Sai Ed, tutte le volte che se n’è andato qualcuno ho pensato che un’altra cosa fosse stata fatta, che ne rimanevano, ne rimangono ancora poche, e poi via, di sotto anch’io; questo per la gente che mi è stata vicina e cara nella vita, e poi se ne sono andati altri che non amavo ma stimavo e mi erano ugualmente vicini, altri oltre ai tanti amici, allora Ed, tutte le volte mi sono sentito più solo, non so perchè, mi guardavo le mani, come faccio ora, e tutte le volte ho pensato che sono maledettamente impotente, che queste mani non possono fare niente per fermare il vuoto che ogni volta mi chiude sempre di più, allora vorrei picchiare le mani nel muro invisibile e romperlo e trovarmi fuori al sole a giocare con gli amici d’un tempo, ancora tutti gli amici, con un sacco di gente ammodo e simpatica intorno. Anche oggi mi sento solo Ed, e non lo conoscevo.
-Battono le quattro.-
-Ricordi i versi di John Donne?: ” non mandare a chiedere per chi suona la campana, essa suona per te.-
-chiudiamo sig. Red?-
-Chiudiamo, andiamo fuori dai coglioni, stringere i pugni non è servito a nulla, e nemmeno salire lassù per guardare il cielo verso il Piemonte, ma mi andava così. Anche questa è fatta, Ed, per noi è fatta, ma per qualcuno da questa sera è dura. Non è giusto che dietro a chi parte resti tanta gente con la bocca amara.Non è bello, no, cazzo, anche se è così da sempre. Andiamo Ed, smontiamo il capanno chè è meglio.
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26/08/2008 alle 00:32 #841674
Ciao Ed che fine a fatto Larry? S’è tolto dai coglioni? meglio per lui, avrà il culo poggiato su una sdraio signorile in qualche cazzo di isola nel Pacifico. oppure sarà a far la Fila a Macondo, per prendere un pesciolino d’oro da Aureliano Buendia…mi chiedi perchè ti parlo di Marquez, perchè sto vivendo i miei Cent’anni di solitudine, solo che non fabbrico pesciolini d’oro e non vivo in un fottutissimo paesino caraibico immaginario, ma in una realtà schifosa che sto detestando e che mi ha sottratto tanto, troppo, tutto…mi hanno fottuto Ed. Hai visto Red? Lasciagli pagato un giro, offro io, lui non c’era in val di Susa, ho pianto anche per lui, niente messa, un genepì a bruciar budella e un brindisi…gente di montagna noi, non abbiamo timori, non abbiamo cervello, non abbiamo modi garbati, nessuna dolcezza, solo esseri rozzi, Paolini nella tragedia del Vajont, citava…Cosa ne vuoi sapere di carottaggi, montanaro contadino ignorante…Lui era un principe, a Roma avrebbero detto er Mejo, per noi semplicemente un amico e un compagno, siamo Torinesi, Savoiardi, Noblesse obblige…tanto non si scrive così, ma fa fine e non impegna…Non sono tornato per parlare di ricordi, sono venuto a bere e a lasciare un saluto nell’ennesima notte insonne, questa spalla mi da il tormento, è come avere un’appendice morta che non serve a un cazzo…è muovere il culo dal divano alla sedia e ritorno, nell’intermezzo una fermata al cesso per due gocce d’acqua ogni tanto. Si va avanti, forse, tutti mi dicono che questa enorme palla malata che gira chissà dove nell’universo, non ti aspetta e nemmeno ti fa scendere e poi risalire quando ti senti pronto per vincere una nuova corsa prendendo il codino del pupazzo…erano bastardi già da quando eravamo piccoli. Ci penso adesso, ecco perchè non ho mai vinto una fottutissima e dannata corsa, perchè quel bastardo che tirava il cordino per far salire il pupazzo, non faceva vincere te che eri poveretto, un giro e non di più…non c’erano i soldi che ci sono adesso, era ovvio che vincevano sempre i bambini che compravano 10 corse, quelli rendono, mica i pezzenti come me, cerca di accontentarti di avere fatto un giro…la storia si ripete, non ero nessuno da bambino e non lo sono tutt’ora, versa Ed, il bicchiere è vuoto, qualche spiccio per una bevuta ora ce l’ho non preoccuparti, è tardi lo so, adesso lo vuoto al colpo e mi levo dai coglioni. Mi viene in mente il film: La leggenda del pianista sull’Oceano, quando Danny Boodman T.D. Lemon Novecento era solerte dire:”In culo alle regole…e caro Ed in culo al mondo e alla sua lurida e schifosa realtà da quattro soldi…sono contento che qui le vacanze non ci siano, ci si sente un po’ meno soli, come a Natale o come in tante altre situazioni simili, brindo a me e a voi che state soffrendo, ai poveri e agli infelici e agli ultimi a quelle categorie di persone speciali perchè costrette ad essere e restarein condizioni disagiate, avendo la speranza di entrare nel regno dei cieli…non gliene potrebbe fregare di meno, perchè col culo che hanno (abbiamo), qualcuno si comprerà il pass per entrare al nostro posto come in Fracchia la belva umana…siamo in balia di questa vita che ci birilla come bocce da biliardo, questo gioco che giochiamo fino in fondo a tutti i costi (Antenor F.Guccini)…via, ti lascio la buonanotte vado fuori dai coglioni, ciao Ed stammi bene e salutami Red appena lo vedi, magari un giorno o l’altro ci incontreremo in via della disperazione a MACONDO -
01/11/2008 alle 17:57 #842753
C’è nessunoo, c’è nessunoooo ohé, mi par d’esse’ Na+, la particella di sodio in un bottiglione d’urina.
Ma ch’è successo qua dentro, tutti fuggiti, scappati , anche Susanna è andata su per il camino e non c’è niente che non resti e che non passi con i’vino.
Is there anybody in there?
Ehi Larry, ci sei, e Red, e Rampiu & co where are them?
Tutti spariti, scomparsi….come lacrime nella pioggia!
Scusate le citazioni ma un bischero passa di qua, dopo tanto tempo e non trova un cane.
Forza ragazzi, parlate, raccontate, scrivete, bevete per ritrovare e farci ritrovare sensazioni e pensieri che nell’obnubilante ronzio di chiacchiere stucchevoli e ripetitive sembrano una sorsata d’acqua fresca (opps) o di ruhm.
Risvegliamo lo spirito, dai Red, dopo il tuo ritorno agli spiriti dal malaugurato astemismo che ti portava su strade lontane, possibile che un tu c’habbia da raccontacci di qualche bel tegame esotico.
E te Larry? taciturno stasera! Sì vesra, un assenzio, si grazie, piano, piano, lascialo passare sulla zolletta di zucchero, ma piano, piano, che … un ti ri’onosco più. Hai perso la mano, se lo sapevo mi fermavo da i’ Civili a be’ un poncino.
Non hai più visto nessuno? Ti toccherà chiude, è un mortorio, qui, do’ si ragionava di ciccia fresca sembra d’esse all’obitorio. Io? bah, ho attraversato un periodaccio e ch’o anche po’o da raccontà, pensa l’urtima, mi son dovuto sorbì i discorsi d’uno che ragionava d’ufo, e che con tutta una tennia parti’olare era arrivato a scoprì che l’ufo sono omini verdi, arti un metro e venti, e oh, con tre diti de’ piedi. Ma un’è che sia passato di ‘ui e tu gli ha’ dato un litro di fata verde? Bada che se esageri ti fanno chiude di forza e proibiscano un’artra vorta l’assenzio!
Fie? mah, quel che capita si piglia, ma mi sa che fa bene Redde, le paga, ma per lo meno pòle sceglie, e alla fine conclude e gli ‘osta meno, sia di sòrdi sia di discorsi a bischero.
Bah, Larry, adiù come dì’ano sti piemontesi, e se li vedi salutami anche loro.
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11/11/2008 alle 00:31 #842964
Ogni tanto ritrovo la via Ed, versamelo doppio…grazie Ed, sempre affidabile come al solito. Mi sono riletto le pagine precedenti, mi sono perso nei ricordi. Che serata tutta al contrario proprio niente da raccontare…dai fuma anche tu. Tanto non c’è nessuno, il locale è vuoto, come vanno gli affari? Non ti biasimo, no non sono qui a filosofeggiare di fughe e insoddisfazioni, ti romperei i coglioni e basta. Ho avuto nostalgia, così entro bevo e pago, mi manca una voce ogni tanto che sapeva farmi stare bene, era un vecio o meglio un vej, bionico sicuramente. La sua mancanza ha cementato ancora di più l’amicizia con gli altri, poi sono fermo da troppo tempo, sono arruginito. Ma non voglio parlare di Jean, sono un egocentrico e parlo di me, sono un narcisista del cazzo, sono in crisi perchè vorrei muovermi. Ho letto ciò che ho scritto e febbraio e siamo a novembre, avevo ragione su come il tempo ci scivola addosso. Sono mezzo paralizzato, ho appena compiuto 35 anni e ho più malanni di un ottantenne… Ultimamente la mia rabbia non ho potuto sfogarla in nessuna maniera e ho begato con due bischeri dall’altra parte, uno giovane e uno più attempato, una volta non sarebbe successo, non mi sarei curato di loro, sto perdendo il meglio, mi sto rincoglionendo. Sento l’aria diventare fredda, al mattino e la sera prima di addormentarmi, tra un rutto e una scorreggia come diceva Red, solo che non posso nemmeno cagare, le ernie mi impedeiscono ogni sforzo, basta un colpo di tosse o ancora peggio uno starnuto per farmi piangere dal dolore…non bestemmio neanche più, ho scoperto che non serve, non mi da soddisfazione…nulla mi da più soddisfazione…guardo le foglie ingiallire e cadere, il fico del mio giardino si contorce un po’ per le intemperie, un po’ per il freddo, un po’ perchè invecchia, se nessuno lo taglierà, sarà ancora lì quando io non ci sarò più. Nel mio giardino c’è anche un albicocco che ha la mia età, l’albero si è diviso in due grossi rami che hanno formato una specie di nicchia, fino a tre settimane fa, mi fumavo l’ultima sigaretta sul balcone, accompagnata dall’ultimo sorso di un bicchiere di grappa, ho preso un brutto vizio…un altro, e c’era una civetta infilata in quel buco che mi regalava il suo canto, nella notte priva di rumori. Mi sarebbe piaciuto che fosse venuta a condividere con me il suo canto, i suoi pensieri e le sue parole, magari seduta con me, bevendo un bicchiere insieme. Spesso mi sento triste in queste notti di luna, ancora di più ora che si sono accorciate le giornate, dove spesso piove, vorrei…non lo so cosa vorrei, non riesco a discernere quello che vorrei realmente. Visto che non sono capace di discernere, me ne vado, faccio due passi nel buio che mi sbatte contro, che mi piega le gambe e la voce, che mi graffia l’anima tra una caldarrosta e una foglia ingiallita che si posa su una spalla… Ciao Ed, salutami gli altri…no non sono impazzito, non sono troppi gli euro che ti ho lasciato, quando passeranno gli altri offrigli un bicchiere per i miei anni che si perdono in quest’autunno, sperando che almeno qui nessuna mi rompa i coglioni dicendo che è un posto inutile e non c’entra un cazzo con la sezione compagno cercasi, perchè a volte si trova la solitudine ed è una buona compagna. Spesso è lei che trova te, ti prende sottobraccio come una donna affascinante ed unica, così sensuale da non poterle resistere e si incammina con te tenendoti stretto, percorrendo la tua strada, fingendo di andare nella tua stessa direzione, perchè non vuole rinunciare a quella tua dolce e malinconica e silente compagnia
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11/11/2008 alle 18:05 #842992
Ciao Rampi, ciao Ed.. ecco bravo un Oban a me e uno a lui che oltre lamentarsi non dice nemmeno agli amici che è invecchiato di un altro anno, a saperlo si faceva una festicciola, si chiamava un po’ di amici un po’ di figa.. no eh.. ? no quella no meglio di no, allora solo amici si suonava qualcosa si beveva un po’..ma sono mesi che glielo dico Ed, e voglio dire e va bene che il pastore lo faccio di mestiere però perdio dover convincere la gente a venirti a trovare.. no ..Ed tu che dici ? Ma ti pare che uno lo sente che sta male, si incazza e si appiccica con tutti, la mena con ‘sto braccio, non si può sfogare, sta da solo e allora gli si dice e prendi una volta quella cazzo di macchina che il culo seduto e il braccio sul volante ce la fai a tenerli e vieni su che c’ho ancora due bottiglie di jean da finire per dio.. e lui … niente e poi lo trovi qui al pub che manco ti dice che è passato un altro anno .. non che mim freghi qualcosa c’ho la stessa età anch’io lo so anch’io come ci si sente a farti passare le giornate addosso… lo vorrei anch’io qualcuno qui a cui rompere i coglioni seriamente.. ed evidentemente lui lo sa mi legge nel pensiero.. e non si fa sentire.. Si grazie ancora un po’ di Oban.. a lui no che devencora finirsi il primo e tanto manco risponde ma vediamo se si degna di venire uno di sti giorni ma cosi eh con simpatia.. si beve si suona.. mi racconta le sue giornate… io gli parlo dei miei casini.. lo prendo per il culo giochiamo a braccio di ferro.. si fa per scherzare.. va beh Ed ci si vede.. io vado e gli Oban mettili in conto a lui che tanto sta qui ancora un po’ io vado che devo tornare su e la strada è lunga.. arveize.. -
11/11/2008 alle 22:45 #842997

[img]http://www.uoguelph.ca/~imoya/Edward%20Hopper-Night%20Hawks.jpg [/img] mi piace guardare questo dipinto di hopper…mi piace immaginare a che cosa pensa l’uomo da solo…..
La coppia…. sposati? amici? cuori solitari in cerca di qualcosa?…..
Chissà…….
Forse la notte è il miglior rifugio per chi vuole fuggire dalle banalità così evidenti durante il giorno…..
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12/11/2008 alle 08:53 #843002
“Cazzo” ecco quello che penso, “cazzo”, non riesco a pensare ad altro, non riesco ad andare più in là di “cazzo”, è tutto quello che mi passa per il cervello in questa giornata del cazzo, “cazzo”. Ho diecimila acciacchi, m’hanno dato le analisi del sangue e non dovrei più bere, ho un cazzo di qualcosa fuori norma e potrebbe essere di tutto, dal cancro al fegato alla pancreatite alla possibilità che mi scoppi il cuore o cosa non ho capito, del resto al dottore non gliene fregava meno di metà d’una sega e a me ancora di meno. Non dovrei più fumare, non dovrei più fare un mucchio di cose ma me ne sbatto le palle perché è il giorno del mio compleanno, giro la boa e mi sono detto che tutti i bastardi giorni che verranno ancora sono regalati.
Dovresti ripetere le analisi, dovresti farti vedere quella gola, cazzo, no , non lo faccio, ho mal di gola da un anno e ieri… ma avete mai avuto una voglia di fumare che vi spacca? cazzo ieri non ce la facevo più, apro il portasigari e ne tiro fuori uno con i denti, un bel mezzo toscano, bello vecchio, colore cuoio antico, macerato al punto giusto, un profumo di tabacco che mi porta via, tabacco, legno, cuoio, fiori secchi dall’odore amaro. Mi frugo in tasca, la scatola dei fiammiferi, cazzo, ne rimangono quattro, quattro fiammiferi e ne perdo due perché sono umidi e io non riesco ad accendere, li sfrego e s’impastano sulla striscia di carta vetrata della scatola, porca troia, mi viene l’ansia, bestemmio, il sigaro lì, sotto il naso, “non mi avrai”, come vedere fica e non metterci nemmeno il dito, sudo, i cristi vengono giù, in auto non c’è l’accedi sigari, dove cazzo è finito, maledetto, nemmeno un accendino, sono per la via, non passa un cane a piedi, solo auto che vanno in culo chissà dove a tutta manetta, risalgo a casa, vado in cesso, potrei montare in auto per andare al bar ma io ho voglia di fumare adesso, subito, non ci arrivo al bar, m’infilo nel cesso, apro l’acqua calda e cerco di ficcare il sigaro dentro la spia della caldaia murale, troppo grosso, un cazzo troppo grosso per infilarlo in quella fessura, ci ficco il fiammifero, la capocchia esplode in una fumosa fiammata arancione, respiro, lo porto al sigaro, si spegne, maledetto, maledetto porco, e sudo, sono un drogato, devo ammetterlo, se dò i numeri per un sigaro, per la voglia di fumare, ma che cosa cazzo sentono quelli pieni d’eroina di merda?
Scendo di nuovo, sulla statale corrono via come legati ad una corda, uno dietro l’altro, la corda si spezza, arriva un furgone, mi getto quasi in mezzo, agito le mani, si ferma.
-fammi accendere che non ne posso più.-
-ma sei fuori? Cazzo.-
E meno male, sto cazzo ritorna, non sono solo io.
-Ma dove cazzo vuoi che sia? In casa? Fammi accendere che non ne posso più. Ancora un po’ e muoio. Ma tu non hai mai voglia di fumare?-
-Non fumo.-
-Ma va’ in culo, dammi l’accendi sigari.-
Lo scalda, tiro fuori l’ultimo fiammifero, altra esplosione arancione, ficco tutta la testa nel furgone per pararmi dall’aria, accendo, respiro… finalmente.
-Adesso levati dai coglioni che mi hai appestato tutto qui dentro.-
Sì, mi levo dai coglioni, tiro su con avidità, comincia a bruciare il fondo della gola, dovrei fare delle analisi, ho qualcosa.
-ho qualcosa Ed, dovrei fare delle analisi, dammi un whisky. Non ci vado a fare le analisi, se mi ricoverano per ficcarmi i ferri dentro crepo, oggi giro la boa, è tutto regalato, qui non ho più nulla da fare, sono più solo di quel cane che ti piscia alla serranda tutte le mattine, tutto regalato, si fottano tutti, niente ferri, niente diagnosi, dovrei farmi ficcare un tubo in gola, uno nel culo, un dito nel culo per la prostata, e poi sa cristo cos’altro, non faccio un cazzo Ed, ma credo che non duri tanto, non sto bene e non me ne frega un cazzo.-
Forse pensava questo l’uomo solo di spalle.
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12/11/2008 alle 09:19 #843004
Si,si,beati voi che vi fermate,ordinate,bevete,fumate e giù a seghe mentali. Io sto qui con questa cazzo di Dodge Challenger R/T bianca del 1970 con un motore 440/375 HP,e viaggio,viaggio,l’efedrina sta finendo,tra un pò passo di lì,faccio scorta e riparto.Mi offrirete da bere?
“Nessuno si chiede più quando Kowalsky si fermerà, ma chi riuscirà a fermarlo.”
Fan’culo.
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12/11/2008 alle 13:59 #843010
Siediti e bevi Kowalski, dai Ed versagli un goccio, ha la fretta di chi deve scappare da qualcosa o qualcuno. Gli occhi dicono che è assonnato, troppe ore alla guida. Lascia Ed, non è tipo da domande, se vuole parlerà da solo, magari al secondo bicchiere, magari non dirà nulla, vuoterà al colpo, girerà la schiena e si tufferà nell’aria che sa di pioggia…se vuoi parlare, fallo , qualcuno per ascoltare lo si trova sempre. Vedi Ed, basta aprire e togliere un po’ di polvere, gli amici ritornano e si fanno vivi. Smettila di guardarla pretesco, sei il barista cazzo un po’ di discrezione, non farmi rimpiangere Larry. Non lo vedi che hanno avuto da dire, lo sguardo fisso perso nel vuoto, lei con le lacrime pronte a scendere da un momento all’altro. Non è una puttana, non la puoi conoscere. Suo marito è a casa in mutande sul divano, sbronzo come ogni sera di lavoro e calcinacci e di Whisky di seconda scelta allungato con acqua, i soldi non bastano, le botte alla moglie e ai marmocchi nemmeno. Quando lei aprirà la porta questa notte, lui accarezzerà il cuoio della sua cinghia, se la sfilerà e lei sentirà il suono della pelle di vacca che striscia fra i passanti, inizierà a sudare, il suo vestito è leggero, non la proteggerà dai lividi. Nick la tratta con la cinghia lei lo lascia fare e spinge, è il jazz di Capossela, “La notte se n’è andata”. Lo sente alzarsi dalla poltrona sfondata, trasuda alcool dalla pelle, il suo nome nel pronunciarlo sa di liquore schifoso e lei vorrebbe essere ancora a questo bancone…”ehi Liz, brutta troia, dove sei stata, hai allargato di nuovo le cosce vero, sento odore di maschio, vero Liz, adesso sai cosa devi fare vero?” No non vuole, non questa notte, non vuole sentire quella bestia fra le sue gambe, ha il ricordo di Sam che la prende con passione, ma non le fa male, anzi solo piacere, Sam può prenderla può sentirla sua in tutto, nessuna forzatura, niente che lei non acconsenta a fare, si sente donna, non una schiava o una zoccola qualunque di bassa levatura di quelle che frequenta Nick. Non ha il tempo di pensarlo, gli è addosso con quell’alito marcilento, sente arrivare la cinghia, il suono della pelle viva su quella morta, è tremendo, la prima carica è un avvertimento, la sua mano le centra una guancia, le sembra che il viso le esploda. Cazzo le è dietro, gli solleva il vestito, cerca di strapparglielo di dosso, lei si dimena violentemente, a lui piace quel gioco sporco, di attacchi e di difesa allo strenuo delle forze, si abbassa la lampo, la tiene inchiodata al muro per i capelli, la schiena mezza nuda di lei si inarca e lui è pronto per infilarla, per domare quella sua mogliettina profumata di mercato che ha conosciuto da poco l’odore di dopobarba di un altro. Lo merita, questa cagna di strada, chissà come godeva con il damerino da cui si è fatta sbattere, ora è giusto che senta un uomo vero, il suo uomo cazzo, in fin dei conti l’hai giurato davanti ad un fottuto prete Irlandese. “Brava bambina, adesso ti sento meglio, spingi finchè vuoi, tanto devo vuotarmi i coglioni e basta e punirti…”
E’ caduto Ed, no non è stato il figlio a sparargli, è caduto, versale da bere. Chissà Sam a cosa pensa in quello sguardo perso sulle mensole, fra un po’ arriverà la polizia, le darà un bacio?
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12/11/2008 alle 16:16 #843011
-Se n’è andata, aveva fretta, Ed, a te non ha neanche detto “crepa”- -Ci sono abituato.-
-Non è quello. Buon Natale te lo poteva dire.-
-Non mi fotte del Natale, sono tutti uguali da anni, gente che viene qui la vigilia a riempirsi di spumante, ridono, sono allegri, sembrano allegri, ci faccio notte con quelle facce costruite per l’occasione, prendo qualche mancia in più, del “Buon Natale” non m’importa, se lo tengano per sé, per chi li deve sopportare tutto l’anno; tutti buoni stasera, tutto miele, buoni per un giorno, vadano in culo loro e il Natale signor Red.-
-Non è quello, Buon Natale te lo poteva dire. Anche a un negro del cazzo come te questa sera si può dire “Buon Natale”.-
-Ai negri del cazzo come me non è dovuto niente, nessuno mi ha mai dato di più che del “negro del cazzo”, e così va ancora bene, perché sono qui, in un bel posto, giù al porto sarei un “negro di merda”, qui ho un bel vestito e la cravatta.-
-Scusa…-
-Non importa, ci sono abituato. Questa sera è Lei a stare peggio…Red…-
-Da bere, ancora una volta da bere.-
-Non devi…scusi… deve bere signor Red, adesso basta.-
-Senti negro… ah ah ah, sì, hai ragione, ma che me ne fotte, chiamami Red, per questa sera chiamami Red e basta, così siamo pari col negro del cazzo.-
-Red…ascolta, lascia stare i pernod, adesso basta, piglia e vattene a casa, va’ a cena, datti una lavata, una doccia per mandare via tutto, siediti sotto l’albero, scarta i regali con tua moglie, fa’ il tuo Natale.
-Chiudiamo Ed, vieni a casa con me, non ho voglia di stare solo con mia moglie, non mi va di vederla da solo questa sera, non mi va, dopo quello che è successo. Vieni a canare con noi.-
-Tra un po’ arriva gente, vengono a tirare mezzanotte a champagne, io non chiudo nemmeno se me lo ordina IL SIGNOR RED, io alle mance di Natale non rinuncio.-
-Allora, fottiti, fottiti tu insieme a lei, resto da solo, lasciami qui da solo, ho il suo profumo sulla giacca a farmi compagnia, troia!-
-Vi aveva preso per benino , vero?-
-Da morire Ed, da morire. M’aveva preso con il corpo, con la fica, la più bella fica bionda che abbia mai leccato, il più bel culo…Ed, la più schifosa, arida anima che possa esserci dentro una persona.-
-Eppure , signor Red, lei non è un uccellino appena uscito dal nido, innamorarsi…perché? Non mi pareva una da innarmorarsene.-
-DAMMI DEL TU ti ho detto; io questa sera sono il povero Red, il povero indifeso bambino a cui hanno rotto il giocattolo.-
-Non è andata via per sempre, va solo a fare il Natale in montagna.-
-Ed…non ci va da sola…-
-No, non ci va da sola.-
-Ha sempre avuto uno, più d’uno, mille, con tutti mille è stata la stessa cosa.-
-Ho paura di sì.-
-Sono sicuro che sì.-
-Sembrava tanto a posto.-
-Una bestia.-
-Innamorata, stavate bene…a vedervi da distante, a non conoscervi.-
-Ahhh, è brava! Campa di quello, proprio brava.-
-Gran fica.-
-E io che pensavo d’averla acchiappata perché ero simpatico, interessante, sono stato acchiappato.-
-Ummm, mi sa di sì.-
-Ed, finiscila, sono sicuro di sì.-
-Sì…-
-L’hai visto il diamante al collo?.-
-Quello giallo-
-Ne aveva altri?-
-Non so.-
-Ed, non fare lo stronzo, le guardavi in mezzo alle tette questa sera.-
-Mi sa di sì.-
-Anch’io, in mezzo alle tette, tra le lentiggini, facevi bene, t’ho visto, un’ora fa mi giravano le balle.M’ero anche detto che t’avrei cacciato, Merda! Hai fatto bene.-
-Mi sa di sì.-
-Ed, che cazzo hai stasera? Il disco? E di’ qualcos’altro.-
-Red… se mi vuoi dire che quel giallo da due carati montato da Van Cleef e Arpel…-
-30000…-
-Cazzo!-
-Beh, vedi che qualcosa di differente lo sai dire.-
-Mi sa di sì.-
-Ah ah ah…-
-Ah ah ah…-
-Va’ in culo Ed, 30000, preso a Parigi tre giorni fa, Place Vendome, lei se ne fa 15000 a nero da qualche gioielliere e ha tirato su il Natale, in culo a noi.-
-In culo a te…con rispetto.-
-Ed, sentissi come stringeva la fica quando ti veniva sopra, te lo mungeva.-
-Interessante.-
-Quando uscimmo la prima volta non mi diceva nulla, proprio nulla, vestita di scuro, dolcevita e catenina d’oro, fine ma anonima, una delle tante che incontri, una cicognona alta, niente di speciale, solo lo sguardo, gli occhi verde mare, gli occhi del mare la mattina sul fondo d’alghe e sabbia bianca, solo gli occhi… mi dissero”voglio scoparti.” Bel cretino…-
-Mi sa…-
-Che tra un po’ ti pigli un cazzotto su quel nasone da negro. Solo gli occhi, figurati se non ho fatto i salti mortali per capire chi era, cazzo, io al ristorante con una persona, lei al tavolo con l’amica, non mi levava gli occhi di dosso, sarei andato al suo tavolo, cazzo Ed, avrei mandato una bottiglia di champagne, non potevo, cazzo, con quel rompicoglioni che avevo insieme.
Ed, sai che cazzo di fatica ho fatto a ritrovarla, sono stato in quel ristorante una sera sì e una no, e lei ci veniva la sera che non c’ero. Il cameriere, ben manciato, m’ha servito l’indirizzo. Galleria d’arte in centro, vestito sobrio, dolcevita scuro, tailleur di buona fattura, comprai un quadro, una crosta, talmente bello che l’appesi al contrario e non me ne accorsi nemmeno finchè non me lo fece notare lei quando venne nel mio ufficio. La scopai in ufficio, sul divano. Ti ricordi la prima volta che venimmo qui?-
-Sì, bella donna ma niente sexi…fino a questa sera.-
-Già…solo gli occhi, volle fare un giro in auto dopo l’aperitivo, non voleva andare a cena, sai, il marito…
Palle e strapalle, del marito non le importava una sega, una bella sega. Mi ficcò la lingua in bocca.-
-Scopata al volo.-
-Col cazzo, me l’ha fatta sudare. Tanti di quegl’appuntamenti, di dicembre, al buio, nella piazza, al freddo, e poi la telefonata “Sai, non posso venire, mio marito…”E io stronzo al freddo ad aspettarla nel parcheggio del supermercato, come un ladro d’autoradio, come uno spacciatore, in mezzo alla gente che esce con le borse della spesa e ti guarda in tralice, per non farsi vedre che ti tiene d’occhio, un magnaccia su una bella auto, uno da segnalare ai Carabinieri, tutte le sere sullo stesso piazzale, due ore lì a fare la posta a qualcuno. E poi quella sera di neve…Santa Lucia, sotto zero, cinque sotto zero e la neve appiccicata al suolo come una lastra.”Non posso andare a casa…abito fuori, vieni a prendermi.” La notte in ufficio, al freddo, era mancata la luce, per la nevicata, la più bella nevicata della mia vita. Si spogliò sotto la fioca luce d’emergenza, vedessi che corpo, Ed, da rimbecillire, le leccai anche il culo quella sera, subito, che culo, che fica. Ed, dovevo intagliarmene subito, da come m’infilò il preservativo, e meno male che aveva detto di non aver mai fatto le corna al marito. Io avevo i preservativi nel cassetto, me lo prese di mano, pareva avesse maneggiato solo quello tutta la vita, ma io non capivo più nulla, quando m’artigliò con la fica mi sborrai via quel poco di cognizione che m’era rimasta. Si chinò con i capelli biondi a coprirmi il viso, i capezzoli strofinavano il mio petto, “Penso d’amarti.” disse, io ero andato.-
-Red, me lo fai venire ritto…-
-A me s’è ammosciato oggi, hai visto da quanto l’aspettavo?-
-Due ore buone.-
-Tre telefonate,”Abbi pazienza amore, ritardo un pochino, devo comperare i regali di Natale.”
“Non ho ancora terminato, non so cosa prendere.” “Sai, questa notte ho dormito nuda, con un punto luce tra i seni.”
Avevamo fatto l’amore ieri sera, le ho dato il punto luce di Van Cleef & Arpel… per Natale…non ho mai saputo presentarmi a mani vuote a Natale con una donna a cui tengo… ero contento.-
-Ottimo gusto.-
-Hai visto cosa m’ha regalato?-
-Ho visto un mucchio d’oggetti sul tavolo.-
-Sì. Li ha scartati tutti e me li ha mostrati, quello per il marito, per l’amica, per chi non so chi cazzo…aspettavo il mio…nemmeno 30 centesimi per una matita rotta …per me, un cazzo…ci sono rimasto male Ed.-
-Ti ha augurato Buon Natale.-
-Almeno quello.-
-A me nemmeno quello.-
-Tu sei un negro del cazzo.-
-Buon Natale Red.-
-Buon Natale negro, tieniti 100 euro dall’incasso.-
-Il bicchiere, Red, è ancora mezzo pieno.-
-Hai ragione, non sprechiamolo…ecco fatto, adesso è vuoto del tutto.-
Ispirato da una storia vera. Ecco cosa può pensare l’uomo solo di spalle.
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12/11/2008 alle 17:24 #843012
Non la smette di tamburellare le dita vicino al bicchiere…è snervante. Lei gonfia le parole di nuvole e sabbia, di un rivolo di sangue che ha seguito i graffi sul parquet di legno, disegnando un uccello sulle nervature del pavimento, di fumo color antracite e carbonio del rumore assordante della smit&wesson, rumore di revolver, mica di pistola automatica. Sembra che non la stia nemmeno a sentire, eppure l’ha amata fino a poco prima, forse sta pensando alla scusa che dovrà raccontare alla moglie, è inusuale uscire come una furia dopo una telefonata di 10 secondi. Chissà cosa le racconterà al rientro:” scusami amore, alla stamperia si è bloccata la rilegatrice, non potevamo non andare in stampa”. Abboccherà ad una scusa tanto banale? Ma si, a Sara non gliene frega niente delle mie storie, basta che a fine mese abbia i dollari da spendere per le sue festicciole, magari anche lei ha qualcuno, chissà come si fa scopare…perchè sto negro del cazzo continua a fissarmi? Ecco adesso le sta guardando le tette a Liz. Questo whisky slavato mi fa torcere le budella, ma dove cazzo avrà trovato la pistola il delinquentello…certo che se lei dovesse finire dentro o a farsi arrostire sulla sedia, dovrei potermi occupare di loro, magari no. Finalmente ha anche smesso di parlare, generalmente avevo un altro sistema per farla smettere di parlare, era sicuramente migliore di questa situazione di merda. -Come? Certo che ti ho ascoltato, sto pensando ad una soluzione baby, lasciami pensare
Potrei telefonare a Oscar, lui s’intende di questi malaffari, è il migliore cazzo, e poi potrei chiedergli di farlo probono, siamo a Natale, non c’è nessuno per strada solo noi e quell’ubriacone di merda, guarda in che stato. Sarà sicuramente a casa con qualche troia a festeggiare a fragole e panna e ostriche e champagne, puttana sfiga di questa maledetta e fottuta vita, a quest’ora potrei essere in pantofole a scartare regali e sbrodolarmi in salamelecchi e stare tranquillo. Magari fra un po’ si mette anche a piangere e non la sopporterei nemmeno per un secondo, per Dio, ma non poteva ammazzarlo a marzo quel bastardo. Se mi alzo e vado a telefonare alla polizia me la levo dai coglioni e filo a casa da Sara, quasi quasi…che cazzo stai pensando Sam, sei un maledetto figlio di puttana, se non avessi avuto le fregole all’uccello non saresti in questa merda di situazione…
Dai Sam sforzati di pensare ad un escamotage, innanzitutto bisogna liberarsi del corpo di quel lurido pezzente, ci sono le feste, non tornerà al lavoro che tra 15 giorni, si può sempre dire che sia scappato con qualche sua amichetta, lei ricomincerebbe a vivere, io mi toglierei le mie voglie come adesso in maniera più tranquilla. Conosco un porcile all’aperto a venti minuti di strada, nessuno in giro, basta infilarlo nel recinto e i porci non lasceranno neanche più i capelli, triterebbero tutto…si potrei fare così…che ore sono…un quarto alle nove…
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15/11/2008 alle 19:08 #843054
I due al banco del bar -E adesso non continuare con quel muso,Paolo. Non è successo niente.-
-Ne avevi proprio bisogno?-
-Non era il fatto d’averne bisogno…tu non puoi capire.-
-Io non capisco mai nulla…NE AVEVI PROPRIO TANTA VOGLIA, CRISTO!-
-Non metterti a urlare, non ne avevo voglia; e se proprio lo vuoi sapere…tu non hai mai proprio capito nulla, non mi hai mai capita.-
-Sono stato male.-
-Lo so, so quello che si prova. Mi dispiace.-
-Allora perché me l’hai fatto.-
-Santo cielo…non far star male anche me… cosa t’ho fatto? Me lo vuoi dire che cosa mai ti avrò fatto?-
-Nulla…proprio nulla, per te è nulla, vero? Proprio nulla.-
-Sì, è nulla, è stata una cazzata, una debolezza, è passata…caro…io ti voglio bene.-
-Sono stato male…non ci ho dormito la notte, una notte di merda, una bottiglietta intera di calmante naturale, non so cosa cazzo, valeriana forse, ha fatto un cazzo, mi avesse almeno ammazzato, in farmacia non hanno voluto darmi altro…valeriana, avrei voluto qualcosa di forte, qualcosa che mi togliesse dal mondo, che mi facesse cadere in coma, non passare una notte così…a pensare, a guardare la luce che filtrava dagli scuri…aspettare che venisse giorno, venisse oggi, per poterti vedere, parlare. Per chiederti perché.-
-Mi dispiace.-
-Non ti dispiaceva ieri.-
-Non volevo.-
-Come cazzo si fa ad andare con uno senza volerlo?.-
-Con lui ci sono stata tanto tempo.-
-Allora cos’è? Un suo diritto?.-
-Dovevo vederlo, avevo bisogno di vederlo…tu non capisci.-
-Diavolo, io non capisco, ci risiamo, non capisco, sì…cazzo, non capisco perché tu gli abbia allargato le gambe.-
-Cerca di non essere volgare.-
-E come vuoi che sia, sono così, non fine come lui.-
-Non capisci, tra noi c’è…ecco…un’amicizia che dura da tanto, mi ha sempre aiutata… anche quand’ero in crisi, soprattutto quand’ero in crisi, e intorno a me non c’era nessuno…nessuno, ma tu questo non lo sai, non lo puoi sapere.-
-Allora vai da lui, ti fai scopare, perché c’è un’amicizia…così…normale, uhh, toh ecco un mio amico, adesso me lo scopo.-
-Mi ha attaccato fisicamente, lo fa sempre…mi attacca fisicamente. Mi provoca.-
-Ma qualcosa avrai pure provato.-
-Non ho provato nulla, ci sono stata, ero debole, ci sono stata, non puoi capire una donna, ero debole, avevo bisogno di qualcuno.-
-E perché non sei venuta da me?-
-Ero debole…-
-Però non eri debole per spogliarti per lui e farlo scopare. Quello t’è piaciuto.-
-Non mi è piaciuto, santo cielo, ma finiscila, t’ho detto che non è successo niente… cosa credi? Che sia bello fare sesso con un uomo di sessant’anni? Che sia più bello che farlo con te?.-
-Ma da me non sei venuta!-
-Avevo bisogno di parlare con lui, non potevo venire da te, avevo bisogno di lui.-
-Già, è lui che ti capisce, è lui…-
-E’ lui che dovrebbe essere incazzato con te, sei tu ad avergli portato via la donna, non lui a te…-
-Lui…bastardo…lo ammazzo…la prossima volta che viene da me lo ammazzo, giuro che lo ammazzo…era anche venuto a parlarmi il porco…-
-Non lo sapevo.-
-A dirmi di lasciarti stare…che non dovevo tormentarti, che eri una donna debole…che non potevo capire, pare che io non possa mai capire nulla, che di psicologia femminile, se permettevo, ne sapeva di più lui di me…-
-Ne sa più lui.-
-Ne sa un cazzo, ti ha rovinata, che cazzo ne sa? Si prende il cervello di una, una debole, lo sfascia e se la scopa, se la scopa sotto il naso al marito, piglia anche il cervello del marito e lo convince che va bene così…bella etica, almeno non fosse un medico, almeno non lo facesse per mestiere di frugare in testa alla gente. T’ha rovinata. L’ho vuoi capire?-
-Ancora una volta sei tu a non voler capire, se non ci fosse stato lui a prendersi cura di me, dopo la nascita di Giulia…-
-Ma finiscila, v’ha intortati tutti, abbindolati, tra cinque o sei anni si scopa anche tua figlia…-
-Questo non ti permetto di dirlo!-
-Tutta la famiglia, anche quel finocchio di tuo marito si sarà inculato, il signor psicologo, voleva imbrogliare anche me quel pomeriggio, l’ho preso per il colletto…io…gli volevo far vedere…passava gente…s’è messo a urlare, ho dovuto mollarlo…sì che ha fatto in fretta a montare in macchina, gli sono corso dietro, cazzo se non gli sono corso dietro, avevo il pieno di benzina e la macchina più veloce, poteva andare fino in capo al mondo quel giorno che l’avrei acchiappato; sai cos’ha fatto quel bel vigliacco? S’è infilato nel garage sotto casa tua, via nell’ascensore, è venuto su da voi…vigliacco…dovevo ammazzarlo…dovevo…-
-Non me l’ha mai detto…però…ecco perché mi diceva che tu sei uno violento e pericoloso, uno che mi avrebbe fatto soffrire.-
-Ammazzarlo, se non altro per tutto quello che ha già combinato, resto stupito che nessun marito gli abbia mai rotto l’osso del collo come rompere uno stuzzicadenti…quanti processi in corso ha il bastardo?-
-…Due, ma non vuol dire niente, lui non ha mai fatto niente di male, è la gente che…un medico è esposto ai rischi…è una brava persona.-
-Una bella merda, due processi in corso ed esercita, e si scopa le sceme come te.-
-FINISCILA…CAZZO…FINISCILA, non ti sopporto così…non ti…oh cazzo, ma perché devo star qui a discutere, perché non possiamo essere sereni?-
-Sereni mi chiedi? E’ il giorno del mio compleanno e per regalo mi telefoni e mi dici “Sono stata a scopare con Guido.” Così di botto, nemmeno ciao.-
-Dovevo dirtelo subito, non ce la facevo a tenermelo dentro, sono uscita da casa sua e non riuscivo a …mi pareva di non riuscire a vivere, mi sentivo sporca, dovevo dirtelo…e avevo paura di non farcela, non ce la facevo ma sentivo di doverlo fare, ho telefonato e buttato fuori tutto d’un fiato.-
-Bello! E sai che bene che ci sono rimasto io, ero appena rientrato da pranzo e sono corso a vomitare, mi hanno chiesto tutti cosa fosse successo, se fosse morto qualcuno, non sapevo che dire, ho preso la mezza giornata, sono uscito,…sai dove sono andato? In chiesa, ecco dove sono andato, in chiesa, io, in chiesa.-
-In chiesa?.-
-Non sapevo dove andare, dove cazzo dovevo andare? In chiesa, come uno scemo, con l’illusione di poter stare meglio, in chiesa e poi in farmacia, e poi a casa, a letto, alle tre del pomeriggio, a letto a piangere, con le serrande abbassate e c’era ancora troppa luce. Lo vedi cos’hai fatto? Ed era il giorno del mio compleanno…era…ti amo, cazzo…non ce la faccio più…ti amo…mi sono detto mille volte che non avrei più voluto rivederti…non ce la faccio, non ce la faccio senza di te…perché me l’hai fatto?
-Non hai…non hai saputo capirmi, non hai saputo essermi vicino…ne avevo bisogno, avevo bisogno che mi aiutassi, non è colpa mia…scusa…non volevo farti del male…solo avevo bisogno che mi aiutassi, che mi dicessi…che mi dicessi qualcosa…anche solo “Sì”, ma qualcosa, qualcosa che non mi lasciasse sola…riesci a capire la solitudine?…mi dispiace, seriamente, mi dispiace, ti voglio bene…mi dispiace averti fatto star male, mi dispiace vederti così…oh…Paolo…ti amo… ti amo da morire, sei la mia cosa bella, la cosa pulita della mia vita, non mi lasciare sola anche tu…non mi lasciare più sola…ti prego.-
-Sai cosa m’ha torturato di più? Sai cosa non riuscivo a sopportare, cosa non riesco a sopportare? L’immagine di lui con te, come un film, è passata cento volte come un film, lui che ti fa provare un orgasmo…-
-Non è stato così…non è stato niente, non ho provato niente, mi ha fatto schifo.-
-Non riesco a capirlo, uno ti fa schifo e non provi niente e ti bagni e lui te lo mette dentro, come fa a mettertelo dentro se tu provi schifo?-
-Ma cosa vuoi. I particolari, ma sei diventato pazzo ? Sei folle?.-
-Sì, voglio i particolari, i particolari sono tutti passati nella mia mente, lui che ti faceva le stesse cose che ti facevo io, le stesse cose, e tu che provavi lo stesso piacere, e mugolavi come fai con me, tutto uguale, lo stesso orgasmo, le stesse cose, lo stesso modo in cui mi tieni sopra di te quando abbiamo finito, tutto questo con lui, mi fa diventare pazzo….non lo sopporto.
-Oh, amore, amore, scusa, ti dico che non è così, ti prego, credimi, ti prego…abbracciami, ho voglia che mi abbracci, che tu mi tenga come mi tenevi l’ultima volta che siamo stati insieme, tenendomi la schiena contro di te e le tue braccia intorno alla mia vita…ho pensato una cosa bellissima quel giorno.-
-Un bambino? Hai pensato ad un bambino?-
-Sì, un bambino da te, un figlio che veramente ho voluto, con l’uomo che amo, non un bambino per caso, con un uomo…con un uomo per errore, non come Giulia, voglio bene a Giulia, è la mia vita…ma vorrei un figlio…un figlio vero…per amore…mi mancherà sempre.-
-Sai che non è possibile, che non ne voglio. Questo l’ho detto dall’inizio di questa nostra follia.-
-Sei duro, non lo sai ma sei duro, ti allontani e mi lasci sola.-
-Quando mai t’ho lasciata sola? Sono con te sempre, tutte le volte che possiamo stiamo insieme…-
-C’è modo e modo di lasciare solo qualcuno. L’altro giorno m’hai lasciata sola…quando ti chiesi se dovevo andarmene di casa, mollare mio marito…-
-E’ una follia.-
-Sì. Lo so, così mi rispondesti, che sarebbe stata una follia, ma …forse non lo avrei lasciato lo stesso…ma…avevo bisogno di sentirmi dire da te che…che era ok…che dovevo lasciarlo e venire a stare insieme a te, noi due, insieme…forse…oh, insomma, era questo che mi aspettavo, che tu mi facessi sentire tua, mi facessi sentire parte di te, dentro di te, mi dessi una certezza, non sei riuscito a farlo, non è colpa tua, mai io sono affondata, è per quello che sono finita nel letto di Guido…scusami…non potevi arrivarci, non potevi capirlo…forse sono io ad essere sbagliata…oh Paolo…sapessi…ho voglia di fare l’amore con te…-
-Cosa?-
-Adesso.!-
-Adesso?-
-Chiediamo una camera.Ti prego paolo, ne ho bisogno.-
-Qui?-
-Qui! Subito! Ti prego.-
Paolo pensò che era stufo di fare l’amore con lei in camere d’albero, tra lenzuola consumate e coperte poco pulite, avrebbe voluto averla con sé a casa, come una moglie, stare insieme come due persone normali. Più tardi non riuscì più a pensare a nulla, sul bel corpo di lei, nemmeno che il giorno prima era stata d’un altro.
La donna pianse dopo l’amore, se lui l’aveva rivoluta con sé in così breve tempo dopo essere stato tradito, forse non l’amava, non l’aveva mai amata, la donna l’aveva pensato durante l’amore e aveva cercato di comportarsi come la sua puttana, glielo aveva anche detto:”Prendimi così, come se fossi una puttana, la tua puttana.”
Pensò che forse avrebbe dovuto andare via con Guido anni avanti, lasciare il marito, sposare Guido, anche se sapeva che non sarebbe riuscita ad essergli fedele per sempre, ma Guido l’avrebbe compresa. Guido sapeva che lei non poteva avere un uomo solo nella sua vita.
Paolo finalmente dormiva.
-
15/12/2008 alle 06:42 #843499
-Pa…pa …rappapà…uhhh!- -Coraggio amico, su, appoggiati…bravo, così… adesso andiamo a prenderci qualcosa di caldo. Va bene?!-
-Echissenefrega, io … sssss…io sto bene anche co…così, pimpirimpinpero, pimpirmp…gruffff…-
Sbronzo fradicio continuava a canterellare, il braccio attorno al collo dell’altro uomo che lo sorreggeva; i due barcollando entrarono nel bar.
Dietro il bancone il barista li guardò preoccupato, ubriachi, ancora ubriachi, ne ho le balle piene di buttare fuori ubriachi, pensò.
I due uomini s’avviarono ad un tavolino, quello che pareva più sobrio fece sedere lo sbronzo, lo sistemò sulla sedia in modo che non cadesse, gli spinse contro il tavolo, lo sbronzo ci si appoggiò con le braccia e vi lasciò crollare sopra il capo.
-Signori?- disse il barista.
-Buonasera!- rispose l’uomo sobrio accentuando il saluto.
-Buonasera.- disse il barista.
-Una birra a me e una tisana calda a questo disgraziato.-
-Non possiamo servire alcolici agli…agli ubriachi.-
-Infatti lui si beve una tisana; io non sono ubriaco, e bevo una birra… per piacere.-
-E’ molto tardi.-
-Sono solo le due.-
-Sì, le due, e io sto per chiudere.-
-C’è ancora gente al banco; hai tanta fretta?-
-Sto per chiudere.-
Al bancone, appollaiate sugli sgabelli, quattro persone, tre uomini e una donna, tiravano ad ammazzare la notte.
E’ pesante la notte per alcuni; il giorno si riesce ad ingannare se stessi e galleggiare nell’indifferenza. La notte non passa mai e i mali pensieri sono compagni scomodi. I quattro si voltarono e guardarono i due al tavolo, cercandone nel viso le loro stesse rughe.
-E quando chiuderai ce ne andremo, bravi bravi, senza far casino, non vogliamo far casino noi, io ho sete e questo qua ha bisogno di qualcosa che lo faccia star meglio.-
-St…sto b…bene…ah ah ah ah sto proprio bene.-
-Non sarebbe meglio riportarlo a casa e metterlo a letto?- chiese il barista?
-Nnnn…non vado a casa, non vado, non me ne frega, non…-
-Sapessi dove sta ce lo porterei.- Rispose il sobrio.
Era vestito con gusto, in grigio, giacca di buon taglio e cravatta bordò sulla camicia bianca.
Un funzionario di banca, un dirigente, pensò il barista.
Gli insonni al banco tornarono a parlare dei fatti loro e fumare.
Il funzionario era senza cappotto, il cappotto l’aveva addosso l’ubriaco.
-Non sa dove sta il Suo amico?-
-Non è mio amico!-
Ora l’ubriaco ronfava con la testa affondata tra le braccia.
-Speriamo che non vomiti qui.- disse il barista.
-Ha già vomitato, tutto…nella mia auto.-
-Non è Suo amico e se lo porta in giro…-
-L’ho trovato per la via.-
-Scusi- disse il barista- Lei ha spesso questa…questa bizzarra, chiamiamola…abitudine di raccattare ubriachi in giro e farli vomitare sulla Sua auto?-
-Io di solito ho l’abitudine di farmi i fatti miei.-
-Mi scusi, sa, ma visto che dovrei servirvi da bere, che siete qui in piena notte, in… in uno stato inusuale…visto che non so chi diavolo siete e nemmeno se devo chiamare la polizia, anche se per lui lì sarebbe meglio l’ambulanza…allora capirà che questi fatti Suoi diventano anche un po’ fatti miei.
Insomma, non ho intenzione di portarvi da bere e se ve ne andate fuori dalle balle quasi quasi mi fate un piacere.-
-Hai ragione, senti non metterla così, portagli una camomilla, qualcosa, del caffè, appena sta meglio lo rimetto in macchina e se mi dice dove sta lo riporto a casa.-
-Va bene, d’accordo, camomilla per lui, guardi, la offro io, a Lei niente birra, mi dispiace, non posso servire alcolici a quest’ora, non a chi ha già bevuto abbastanza, e dopo mi fate il santo piacere d’andare via, per favore.-
-Ma che cazzo c’è che non va? Io non sono ubriaco, non ho bevuto un accidente di nulla in tutta la sera… e lui, ti ho detto che non vomita, ha già vomitato tutto, se ne sta solo qui per un po’, appena si riprende lo porto via. Dove vuoi che vada a metterlo in questo stato?Ma non hai mai visto un ubriaco?-
-Non senza scarpe e calzoni in pieno inverno.-
-Ora non stiamo a guardare il pelo, non è mica nudo, non ha scarpe e pantaloni ma è… quasi vestito.-
-Scommetterei, caro signore, che sotto quel paltò non ha un cazzo di niente.-
-Beh, diciamo che ha poco, ha l’intimo. Però non è nudo.-
-Scusi, quando l’ha trovato non aveva i documenti?-
-No, se no l’avrei portato a casa sua, non ti pare?-
-Mi vorrà dire, Lei, che questo bel tipo se ne girellava tutto nudo in una notte come questa?!-
-Proprio così, accidenti, dagli qualcosa di caldo prima che crepi, cerchiamo di rimetterlo in sesto e poi lo porto a casa.-
-Signori, signori.- Il barista si rivolse ai nottambuli- Per favore, è molto tardi, devo chiudere.Grazie.-
I quattro terminarono le loro birre, uscirono, sostarono fuori ancora qualche minuto, accendendosi l’ultima sigaretta. Si salutarono e ognuno si avviò verso il proprio residuo di notte da consumare . Un randagio bianco e nero si soffermò ad annusare interessato l’angolo d’un portone, ci pisciò contro e trotterellò via in cerca del giorno e d’altri cantoni.
-Nel retro ho la tuta del ragazzo delle pulizie, dovrebbe andargli bene.- disse il barista.
Rizzarono sulla sedia l’ubriaco che masticava suoni senza senso, gli sfilarono il cappotto.
-Accidenti!Bravi bravi.- commentò il barista.
-Te l’avevo detto che era quasi nudo.-
-Cazzo, sì, sì… ma sei sicuro d’averlo trovato per caso? Non è che te lo sei cercato a bell’apposta e poi siete andati a fare una bella festicciola tra voi due…una festa tra culattoni?-
-Non sono culattone…io l’ho già trovato così, con la biancheria intima, cosa dovevo fare, lasciarlo crepare di freddo in mezzo alla strada? Era seduto su un muretto e rideva. Gli ho infilato il mio cappotto e l’ho caricato in auto.-
-E non aveva null’altro?Solo l’intimo?-
-Già, proprio così. Cosa c’è che non va?-
-Niente niente, è che uno…beh è strano, che tu l’abbia caricato sulla strada non lo metto in dubbio, ma forse, forse, dico…una borsetta con i documenti, una pelliccia addosso l’aveva. Sai, di solito questi qui…beh tu dovresti saperlo meglio di me.-
-Ma che ti sei messo in capo? Che ho tirato su un travestito e siamo andati a far festa? A incularci? Ti sembro il tipo da viados?-
-Nooooooooooo, per carità…è che uno in giro in pieno inverno con addosso un completino intimo di pizzo rosso, e per di più trasparente e tre misure più piccolo della sua taglia, che non gli copre nemmeno la pancia. Beh, capirai che mi dà da pensare. A vederlo fa abbastanza ribrezzo. Come fa a piacerti tutto peloso così?-
-Puttana troia, ora mi stai facendo incazzare. Quante volte te lo devo dire che era seduto su un muretto e rideva, ubriaco fradicio. Mi sono fermato…-
-Eh sì sì, che tu ti sia fermato…-
-Porca troia, dammi una mano a vestirlo, guarda che roba, mi ha già rovinato il cappotto che gli ho messo addosso, mi facessi i cazzi miei una buona volta, che schifo… un paltò da gettare.-
-Che schifo…già, che schifo. Ma scusa, caro signore, ci sono sei gradi sotto zero, anche ammesso che io possa credere a quello che mi racconti, questo imbecille se ne stava seduto su un muretto in piena notte in intimo da donna rosso?-
-Beh, è capodanno.-
-Passato da tre giorni.-
-Dio come vola il tempo! Sarà stato in giro dalla sera del veglione.-
-Sì! E uno normale per andare al veglione si mette delle mutandine da donna trasparenti.
L’intimo da donna…e niente altro…sei proprio sicuro che non avesse una pelliccia? Sai, una volta a momenti ne stiravo uno di questi finocchi, pioveva e lui si butta in mezzo alla strada, proprio davanti alla mia auto, meno male andavo piano, e apre la pelliccia, era completamente nudo, ma almeno la pelliccia e le scarpe…coi tacchi…ma almeno le scarpe le aveva.-
-A dire il vero anche questo qui qualcosa addosso l’aveva.-
-Ahhahhh…-
-Sì, aveva una…una.-
-…pelliccia, una tuta in lattice…una minigonna…un…-
-No…aspetta, capisco tu non mi creda, hai ragione, ma è proprio così…stava seduto al freddo…-
-Pensa se te lo trovava in auto la polizia.-
-Eh, bell’affare sarebbe stato. No… senti… io non sono culattone, io tornavo a casa da una serata in compagnia…in compagnia d’una signora, e davvero ti vedo questo sciagurato seduto lì, aveva addosso una …una pelle di cinghiale…-
-Una pelle di cinghiale?-
-Sì, una di quelle con la testa e le zanne, quelle da trofeo, quelle da tappeto, l’aveva in testa, come…come quei personaggi dei giornalini di Tex, quegli stregoni indiani, ecco. Aveva la pelle in testa e rideva e urlava, urlava “ Che bella festa, che bello”. Ho inchiodato, ero sbalordito. Mi sono detto che sarebbe stato meglio fermarsi o chiamare la polizia, però mi dispiaceva chiamare la polizia e dargli delle grane, sarebbe finito dentro, e poi ,pensa, avrebbero chiamato a casa sua, sai che bella figura di merda. Gli ho chiesto chi era, l’avrei accompagnato a casa. “No a casa non ci vado, da quelle troie non ci vado.” diceva. Dovevo farlo morire? Gli ho tolto la pelle di cinghiale, gli ho infilato il mio paltò, mi ha vomitato in auto, ho trovato il tuo bar aperto…ti prego, rimettiamolo in sesto e poi lo porto a casa, vestito, in tuta ma vestito.-
-Allora ci vuole del caffè.-
-Sì, caffè, bravo, fanne anche per me.-
-Molto caffè.-
Il poliziotto di servizio in questura rilesse la denuncia.
-“Quattro gennaio 2008. Il signor eccetera eccetera dichiara d’aver smarrito il portafogli, contenente cinquecento euri, carta d’identità numero…, patente numero…eccetera , la notte del tre gennaio 2008, non ricorda il luogo… eccetera eccetera.”
Firmi qui per cortesia.- disse freddo.
Non ne poteva più di scrivere centinaia d’inutili denunce tutte le maledette notti di festa. Furti, smarrimenti, finti furti, aggressioni, risse…che palle, ma la gente non potrebbe starsene a casa?
-La ringrazio.- disse l’uomo- Mi dispiace d’averLe rovinato il cappotto, Le ripagherò il danno.-
-Lasci stare, tanto volevo cambiarlo, adesso ho il pretesto per farlo.-
-Ero tanto fuori?-
-Abbastanza…abbastanza da non essere più neanche cosciente.-
-Però è stata una bella festa.-
-Questo l’avevo capito. Cosa avete festeggiato?-
-La mia separazione.-
-Ah! Era con gli amici?-
-Sì. Credo d’aver esagerato nel bere.-
-Sicuramente.-
-Ricordo che ci siamo salutati fuori dal pub, io ero a piedi, mi sono incamminato verso casa…no…non verso casa,verso l’albergo.-
-A proposito; dove La porto?-
-Albergo Atlantic…non ho più la casa, mia moglie m’ha messo fuori.-
-Mi dispiace.-
-Un po’ anche a me…ma solo per mia figlia…forse a lei non gliene importa nulla, ma a me dispiace. A lei non è mai importato nulla di me. Litighiamo sempre.-
-Via,non la metta giù così.-
-E’ così, per le mie due donne sono sempre stato un fallito.-
-Le mogli…beh, lasciamo perdere…ma sono sicuro che Sua figlia Le vuole bene.-
-Vorrei fosse così…non credo…comunque… tornavo in albergo, è stata una bella festa…anche se adesso ho voglia di vomitare.-
-La prego no, mi fermo un attimo.-
-Erano trent’anni che non prendevo una sbronza così.-
-Qualche volta ci vuole. Va meglio? Desidera un caffè?-
-No…grazie.-
-Perché stava…nu…uhmm…non importa.-
-Perché stavo nudo in mezzo alla via?-
-Uh uh…-
-Ho trovato una ragazza…mentre rientravo…le ho chiesto…boh, insomma, sono salito da lei, una puttana, abbiamo fatto… che cosa non so, non so nemmeno se abbiamo fatto, so che mi sono trovato fuori senza soldi e…in quelle condizioni.-
-Ripulito di tutto.-
-Di tutto…ecco, sono arrivato, guardi, il mio albergo è appena oltre la piazza, mi lasci pure qui, ancora La ringrazio tanto.-
-Si figuri, è stata una notte un po’…particolare.-
-Già, una bella festa!-
-Mi tolga una curiosità. Perché aveva una pelle di cinghiale addosso?-
-Una pelle di cinghiale? Non ricordo, avevo una pelle di cinghiale addosso?-
-Sì, una pelle di cinghiale, se no sarebbe morto di freddo…sa…solo con…ehmm…l’intimo.-
-Non ricordo, davvero, ero proprio fradicio, comunque grazie ancora, La ringrazio ancora tanto, arrivederLa…grazie.-
Attraversò la piazza e gli veniva da ridere, l’asfalto ondeggiava sotto i suoi piedi come il ponte d’una nave sul mare agitato. Era stata proprio una bella festa, e poi quel bordello…Che belle fiche, e poi con due insieme non l’aveva mai fatto prima d’allora; e quella che l’aveva vestito con il suo intimo…cazzo che figata.Che bella festa.
E quando s’era messo a fare il cinghiale!? Con il tappeto in testa e lei messa alla pecorina e l’altra che si smanettava davanti a lui che mugghiava e grugniva come una bestia:”Sei la mia maiala, porca, porca.” Che festa! Puttana malora che bella festa. Era stato eccitante farlo come un selvaggio, come un cinghiale, con quella pelle addosso con le setole dritte sulla schiena e le zanne sul muso sopra la sua testa. Peccato che quell’albanese del cazzo l’avesse rapinato e buttato fuori. Peccato! E tutto perché quella troia s’era messa ad urlare quando lui le aveva puntato l’uccello sul culo. Allora era arrivato l’albanese. Peccato, gli piaceva fare il cinghiale. Così non aveva mai scopato. Che bella festa!
-
06/01/2009 alle 21:08 #843607
EX… Ex è qualcuno che non sei mai riuscito a dimenticare completamente?
Non la vedeva da dieci anni, dieci anni; eppure non s’era mai scordato di telefonarle due volte l’anno, a Natale e per il compleanno. Gli faceva piacere sentirla. Avrebbe anche voluto rivederla. Quel Natale decise di non telefonarle, non l’avrebbe più fatto, finalmente non era più la sua ex, non era più nulla.
-Ciao-
La ragazza rimase un attimo sulla soglia in sorpreso silenzio, la porta socchiusa.
-…ciao.-
-Ti disturbo?- Chiese l’uomo.
-E’ che…non ti aspettavo. Come stai?-
-Non mi fai entrare?-
-Ah, sì, scusa, vieni, scusa, ma stavo per uscire.-
-Allora forse è meglio che me ne vada.-
-No, no, entra, ho ancora un po’ di tempo.-
-Sono passato…volevo…volevo augurarti buon anno.-
-Grazie.- la voce si fece dolce. -Sei carino.-
-Pensavo che…ecco che noi due questa sera, ehmm… questa sera , ecco, potessimo trascorrerla insieme.-
-Ohhh, Daniel, mi dispiace, mi dispiace proprio, ho fissato per questa sera, sono fuori a cena, è l’ultimo dell’anno.-
-Già, è l’ultimo dell’anno, mi sentivo…mi sentivo solo.-
-Non vai in nessun posto? Non hai organizzato nulla?-
-No. Avevo un paio d’inviti, amici, i soliti, è che… è che non mi va di mettermi a far festa.-
-Ma dai, cosa vuoi fare? Stare da solo questa sera? Dai, dai, telefona e va’ con gli amici.-
-No, Vera, proprio non mi va, non ho nemmeno fame, sono stato in giro tutto il giorno in centro, ho preso un aperitivo, un liquore, per scaldarmi un po’. Non mi va la festa quest’anno, non mi va…senza te, è il primo capodanno che trascorro…così”
-Daniel, caro, non la devi prendere in questo modo, mi pare che fosse tutto chiaro, tra noi due non funziona, ci abbiamo provato, lo sai quanta buona volontà ci abbiamo messo, ma non funziona proprio, una cosa tutta sballata; tu sei tanto dolce, sei un’ottima persona…forse sono io, non so…ma abbiamo deciso così, non ci si può sempre tornare su e rovinarsi la vita…Daniel…su, dai, non fare così, mi metti…mi fai…oh, insomma, mi fai star male. E poi non dovresti andare in giro a bere, lo sai che ti fa male.-
-Allora t’importa ancora di me!?-
-Daniel, lasciamo perdere, ne abbiamo parlato un sacco di volte, lasciamo stare, abbi pazienza; adesso scusa ma mi devo preparare per uscire.-
-Non possiamo proprio stare insieme? Almeno per questa sera, l’ultima volta, ti prego Vera, dopo non te lo chiederò più, sparirò, non mi farò più vedere…Vera…ti prego, è capodanno, non me lo far fare così.-
Gli occhi della ragazza per un attimo luccicarono di pena per Daniel, ebbe la tentazione di dire “sì, resta”.
Per lei non era stato così difficile; aveva amato molto Daniel, è vero, e quando si separarono pensò che sarebbe stata dura; dopo poco tempo fu lei stessa sorpresa di non aver provato dolore.
Si riscosse.
-No, non possiamo, lo sai che non possiamo.-
-Non vuoi.-
-No, non voglio, cerca di capire.-
-Vera, posso chiederti un piacere? Posso stare qui per questa sera? Non mi va d’andare in giro Ti prego, lasciami stare qui, non ho voglia d’andare a casa, vorrei stare qui, dove…dove siamo stati bene insieme. Ti prego, Vera, se non ti disturbo, se non aspetti nessuno. Guarda, ti prometto che me ne andrò appena dopo la mezzanotte, prima che tu ritorni.-
-Ufff, e va bene, Daniel, se ti fa piacere resta pure, non aspetto nessuno…questa sera.-
Daniel trasalì, si sentì qualcosa bruciare dentro.
-Resta pure, guarda, c’è della roba in frigorifero, preparati qualcosa, fa’ tutto quello che vuoi, ma adesso…ti prego Daniel, adesso lasciami andare chè se no faccio tardi, mi aspettano.-
-Dove vai?-
-Siamo fuori città, un locale, un ristorante fuori, non so bene, mi hanno detto che è carino, io non ci sono mai stata.-
La guardò mentre s’infilava il cappotto, com’era elegante com’era bella, con gli occhi azzurri, lei gli si fece vicino, lo bacio sulla guancia.
-Ciao Daniel, buona anno…scusa eh…ciao.-
Sentì il profumo di lei, i suoi capelli biondi e lunghi gli accarezzarono il viso, Daniel si sentì eccitato, ebbe voglia di fare l’amore con lei, le prese un braccio, cercò di trattenerla, senza convinzione, lei si liberò garbatamente.
-Rimani quanto vuoi, quando esci tirati dietro la porta.-
-Ciao…buon anno anche a te Vera, e…grazie.-
Si ritrovò solo nella casa che avevano abitato insieme, camminò un po’ avanti e indietro per le stanze, si guardò attorno, molto era cambiato, la camera da letto, non era più la loro, solo la grossa bambola di pezza, stava sempre lì, seduta sul letto, sorridente, le guanciotte rosse, i biondi capelli raccolti in una treccia, una cuffietta e il gonnellino di stile tirolese, assomigliava ad Heidi; non ne era mai stato sicuro, non l’aveva mai domandato ma forse quella era proprio Heidi; Vera se l’era portata da casa quando s’erano sposati, quella bambola era sempre stata con loro, sul letto o sulla poltrona, aveva gli occhi azzurri, come quelli di Vera.
Tornò in cucina, aprì il frigo, si preparò un paio di panini d’affettato, scovò una bottiglia di rosso ammezzata nell’armadietto d’angolo della cucina, mangiò in piedi camminando per l’appartamento, curiosò nei cassetti, se ne vergognò anche, bevve il vino,tornò in camera, accese la televisione, i soliti programmi, i soliti schifosi programmi di fine anno, merda, tutta merda.
Cercò qualcosa di forte, aprì l’armadio bar, prese la bottiglia del cognac, ne versò una buona dose nel bicchiere sporco di vino rosso, e chissenefrega, si sdraiò sul letto con il bicchiere in una mano e il telecomando nell’altra, la bambola di pezza al suo fianco lo guardava con gli occhi azzurri di lei.
Si ricordò d’avere qualcosa di particolare in una tasca del giaccone. L’aveva portato per far festa con lei, per rompere il ghiaccio, chissà che…
-Accidenti, me ne stavo dimenticando, era per far festa insieme, vuol dire che farò festa da solo.-
Si levò dal letto, frugò nella tasca, trasse un involto di stagnola, l’aprì, prese il pezzo di fumo, il pacchettino delle cartine che aveva comperato apposta, ruppe un paio di sigarette, scaldò il pezzetto con l’accendino, lo mischiò al tabacco, si preparò una canna, l’accese e iniziò ad aspirare. Sul letto, al suo fianco, sedeva la bambola, con la schiena appoggiata al muro.
Cercò un programma decente mentre il fumo gli entrava in testa.
Entrò in un film porno.
-Porca troia…ma che cazzo…ma…un canale porno alla pay tv. Guarda… Che cazzo ci fa Vera con un programma porno? Paga per avere in chiaro un canale porno…-
Allora pensò: -Puttana, guarda i porno insieme al suo nuovo ganzo.-
Iniziò a montare l’ira.
-E anche questa sera, chissà dove cazzo è, con chi è, con chi passa la notte?! La notte di capodanno, figurati se non va a scopare con qualcuno; lei qualcuno per stanotte ce l’ha, sta’ sicuro.-
Trascinati dal fumo vennero alla mente solo cattivi pensieri.
-Sono soltanto io a non avere nessuno questa notte, solo io a star male…s’è consolata in fretta…lei. Le dispiace…ma vaaaaa’! Ha uomini che le stanno dietro lei…ha l’uomo fisso, una che la scopa…e bene, e anche davanti ai porno…maiala.-
Chiuse gli occhi per qualche minuto, rivide se stesso con lei, dal televisore gli arrivavano gemiti.
-Tu che ne dici? Tu lo sai cosa succede qui dentro eh?!- chiese alla bambola.
-Ma non parli! Eh? No, no che non parli. Stessa razza, siete tutte uguali, tutte puttane.-
La televisione continuava a riempire la stanza di sesso , si eccitò, andò avanti a guardare, gli parve d’essere lì con loro, bevve ancora, aspirò tutto il fumo che gli restava, si sbottonò e cominciò a menarsi l’uccello duro.
La bambola lo guardava con gli occhi azzurri di lei.
-E tu che hai da guardare? Non hai mai visto un cazzo?-
Afferrò la bambola, strappò la cucitura della stoffa in mezzo alle gambe, ci infilò due dita e rovistò nella gommapiuma..
-E allora…adesso è il momento di provarne uno.-
Gli occhi azzurri di lei lo guardarono sbalorditi.
Le mise una mano sul viso e la violentò.
Rimase per qualche minuto ansimante, immobile, il volto affondato tra i cuscini, singhiozzò.
Si asciugò col fazzoletto, riabbottonò la patta, appallottolò il fazzoletto e lo pigiò su nel corpo della bambola attraverso lo strappo della stoffa; la rimise seduta sul letto appoggiata alla parete, come stava prima; guardò dentro gli occhi azzurri che erano quelli di lei, la baciò lieve.
-Perdonami.- mormorò.
S’alzò e uscì tirandosi dietro la porta, senza aspettare la mezzanotte.
Di fianco a me, seduta sulla panca, la ragazzina si sta togliendo i pattini, è carina, giovane, molto giovane, quattordici, forse quindici anni, io la trovo carina, non è bella, è minuta, forse troppo minuta; no, bella no, decisamente; ma è carina, e ha qualcosa che attira, che piace, io credo che la scoperei, no, forse non la scoperei, è troppo giovane, troppo minuta, e poi forse non ha mai scopato; mi chiedo se abbia già scopato, forse no, magari qualche sega, un pompinetto, io comunque le leccherei la passerina, un gusto, con una ragazzina così, deve avere una passerina da sogno. Mi piace, e non solo a me, intorno ha una torma di ragazzi, tutti poco più vecchi di lei, li fa girare come vuole, se li mangia quando vuole, sembrano dei rincoglioniti, uno le chiede di uscire, di vederla il pomeriggio di domani, lei dice no, non accampa nemmeno scuse, va giù decisa e diretta, a quell’età non si ha tatto, forse non si ha nemmeno dopo, ma almeno si sa dire qualche bugia credibile.-
-No, non esco, domani devo studiare, e poi devo già uscire con un altro.-
-Luca?- chiede un ragazzo.
-Macchè Luca, io e Luca non stiamo più insieme.-
-Allora con chi?-chiede un altro
-Il mio ex; mi ha chiesto d’uscire.-
-Pietro? Incalza il ragazzo?-
-Ma va’, sei rimasto indietro, Pietro è il mio ex ex, dopo ce n’è stato un altro.-
Forse non ha ancora scopato, questo lo penso solo io, alla sua età scopano già tutte a rotta di collo, boh, non so, forse non ha mai scopato ma è piena zeppa di ex.
Chi cazzo ho io come ex? Ci penso, non mi viene in mente nessuna, mi vengono in mente solo puttane, le puttane contano come ex?
Era da un pezzetto che guardava verso di loro, Piero si chiedeva che cosa avesse da fissarli, si sentiva a disagio, non riusciva a godersi l’ottima cena. L’uomo s’alzò dal tavolo, così la ragazza che era con lui, vennero verso di loro, l’uomo sorrideva, adesso Maura si accorse di lui, lo guardò, sorrise a sua volta, s’alzò e gli andò incontro, gli buttò le braccia al collo, si baciarono.
-Ciaoooo, come stai?- disse Maura tutta radiosa.
-Bene, proprio bene, e tu?-
-Bene anch’io, non sai quanto piacere mi faccia il rivederti.- Piero rimarcò che Maura era proprio contenta, non stava fingendo.
-E’ passato tanto tempo…- disse l’uomo.
-Tanto, vent’anni, tanto tempo.-
-Non sei cambiato per nulla.-
“ Sì ciao eh, e questo ci crede.” pensò Piero, le balle gli giravano.
-Nemmeno tu sei cambiata, sei sempre bella come allora.-
“E adesso anche lei ci crede. Stronzata per stronzata…” continuò Piero dietro di sè, ora le palle gli giravano più veloci.
-Scusa Maura, ti presento Sara, la mia signora.-
-Piacere.-
-Molto lieta.- rispose cortese Sara.
I due amici chiacchierarono ancora qualche minuto, in piedi, quindi si accomiatarono; Piero non fu presentato a nessuno, non fu degnato d’uno sguardo; le palle continuavano a girare, benché stessero rallentando. “Però! Tutti educati.” pensò.
Maura si risedette al tavolo.
-Quello è il mio ex, prima di conoscere te stavo con lui, più di vent’anni fa.-
-Avresti potuto presentarmelo.-
-Ohhh, Piero, scusa…-
-Fa nulla. Il tuo ex hai detto?-
-Sì.-
-Quanti anni ha?-
-La tua età. Cinquanta.-
-Li porta bene.-
-E’ sempre stato uno che si cura, è uno che…era uno che piaceva alle donne.-
-Mi sembra che piaccia ancora.-
-Perché?-
-Hai fatto caso a quella… quella…Sara…?-
-Cosa aveva?-
-Primo era una gran fica, e poi avrà avuto sì e no venticinque anni.
Maura…sai cosa ti dico? Che nel cambio ci ha guadagnato il tuo ex, hai fatto bene a non presentarmi, va bene così amore.-
-E dicevano che era senza uccello.-
-Già, completamente senza, dalla nascita.-
-Senza.Nato senza.-
-Ma come si fa ad essere senza uccello?-
-Mah! Si è senza e basta, io sono senza tette, mia moglie è senza uccello.-
-Sì, va bene, ma qualcosa bisogna pur avere…dico…al posto.-
-Non so, comunque dicevano che era senza.-
-Gliel’ha fatta vedere lui, gliel’ha.-
-MARIOOO, porta un altro mezzo.-
-Questo lo pago io.-
-Ho visto la Marta. Mi sembrava contenta.-
-Fiuuu!-
-Io pensavo che fosse finocchio.-
-Lo pensavano tutti, ma si diceva anche che fosse proprio senza. Peggio che finocchio.-
-Già, senza uccello non sei proprio nulla, nemmeno finocchio.-
-Senza uccello è più di finocchio. E’ peggio.-
-Mai visto con una donna.-
-E poi improvvisamente.-
-Mai avuto una donna.-
-E poi, vai a fidarti di quello che dicono.-
-Eh! Guardalo lì. Gliel’ha fatta vedere.-
-Giorgio come l’ha presa?.-
-Non so. Mai più visto, è andato a stare via. Scomparso.-
-Anch’io sarei scomparso, me ne sarei andato, lo giuro, una cosa così. Da andare a nascondersi sotto terra.-
-Adesso stanno tutti e due nella casa di Giorgio. La Marta e lui, il …senza uccello. Che vergogna.-
-Va’ tranquillo che ce l’ha l’uccello, la Marta era proprio contenta, almeno, a me pareva contenta.-
-Forse Giorgio le faceva male.-
-Non esiste! Non dire cazzate.-
-Giorgio era armato, ma armato eh! Lo vidi una volta che andammo in bordello insieme.-
-L’avevo sentito dire.-
-Il cazzo più grosso del paese.-
-Sicuro!-
-Però, con tutta quella roba, farsi scopare la moglie da uno senza uccello.-
-Sai una cosa? Ce l’ha’ l’uccello lui lì, e anche più grosso di Giorgio, alla Marta sono sempre piaciuti grossi. Fin da ragazza, le sono sempre piaciuti, i cazzi… grossi.-
-Tu che ne sai?-
-Lo so!-
-Tu ce l’hai grosso?-
-Da famiglia, mi arrangio.-
-Non per la Marta…-
-No, non per lei, ci vuole ben altro.-
-Buon per lei che ha trovato quello che le giova.-
-Salute.-
-Alla Marta.-
-Alla Marta, e al suo nuovo uccello.-
-A Giorgio, all’ex uccello.-
-All’ex uccello.-
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28/01/2009 alle 08:38 #843739
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29/01/2009 alle 08:19 #843760
Riesco a stento ad aprire un occhio, il campanile batte le cinque, cazzo, non ce la faccio proprio, mi rigiro nel letto, lasciatemi qui ancora un po’, non ho voglia d’uscire, fuori fa un freddo boia, il cervello lavora a rilento, forse il tempo è brutto, speriamo che sia brutto così me ne sto a letto. Dopo un minuto il campanile ribatte le cinque, le cinque e un minuto immagino. Un occhio ancora chiuso, barcollo fino alla finestra, scosto la tenda, guardo in su, una stella, sereno, non ho scuse, non posso stare a letto, fuori c’è la neve, c’è la polvere. Che schifo la colazione, non mi va giù; rimbecillito mi vesto; perché faccio sempre tardi la sera? Cretino!
L’aria mi taglia le orecchie, le stelle sopra di me sono punti di ghiaccio che mi trafiggono, davanti al mio cancello il cane del vicino sta cercando d’incularsi un suo collega, l’altro lo lascia fare, annusa l’aria interessato a qualcosa d’altro, sembra mia moglie quando la scopo, la stessa partecipazione; non posso passare, cerco di cacciarli, il sodomita mi ringhia, prendo una ramazza e lo minaccio, scopre i denti, abbaia e deve lasciar perdere il suo spasso. L’inculato mi guarda, abbaia anche lui, bastardo, bella riconoscenza; forse gli garbava. Monto in macchina e avvio.
Al parcheggio mi avvicina un tale in divisa, un poliziotto credo, polizia municipale, non so, ha una bella divisa blu di taglio sportivo.
-Buongiorno.-
-A Lei.-
-Scialpinista?-
-Faccio un giretto.-
-Ha visto le ordinanze comunali?-
-Che ordinanze?-
-Quelle affisse ai muri lungo la strada per venire qui.-
-No, veramente non ho visto nulla, è ancora buio.-
-Male!.-
-Perché?-
-Perché bisogna fare attenzione a queste cose.-
-Io veramente badavo alla strada. Mi sembrava una priorità.-
-Male!-
-Che badassi alla strada?-
-Lei è troppo spiritoso. Comunque, lo scialpinismo se lo scordi, è vietato su tutto il territorio comunale.-
-Ah! E da quando?.-
-Da ieri.-
-Buona, e vabbè. Non le chiedo nemmeno il perché.-
-Ecco, bravo, dovrebbe arrivarci da solo…se ha un po’ di coscienza.-
-Vorrà dire che non farò scialpinismo…-
-Pala, Arva e sonda li ha?.-
-No!-
-Io a questo punto devo darLe la multa.-
-Mi scusi, ma se non faccio scialpinismo perché è vietato, perché dovrei avere pala, arva e sonda?-
-Lo prescrive la legge, ordinanza regionale, io devo farLe la multa.-
-Ordinanza di quando? Non ne sapevo nulla.-
-Di ieri, Lei non è informato. Ed è già sanzionabile per due trasgressioni.-
-Veramente io non ho ancora fatto nulla, sono solo sceso dall’auto.-
-Però è venuto qui per fare scialpinismo, e senza pala, arva e sonda.-
-Sì, cazzo, ma se non faccio scialpinismo che cosa me ne faccio di pala e via dicendo. E poi l’arva, se sono solo…chi cazzo mi tira fuori?-
-Cerchi di darsi una calmata, l’arva non serve solo per Lei, ma anche a salvare altre persone…egoista! Comunque Lei è in contravvenzione.-
-Senta, io non sto facendo scialpinismo, perciò non mi serve l’Arva, sono solo qui a prendere il freddo…sa…mi fa bene, tonifica; mi dispiace per Lei ma non sono sanzionabile.-
-Crede?-
-Sì! Credo, anzi, ne sono convinto.-
-Qui non si può parcheggiare, adesso scriviamo un bel verbale.-
-Ma dov’è scritto, non ci sono cartelli.-
-C’è un divieto sulla strada due chilometri più giù.-
-DUE CHILOMETRI?! Ma non è valido qui!?-
-Certo che lo è! Se non c’è una fine di divieto di sosta è sempre valido.-
-Questa è una follia!-
Me ne vado al bar nell’attesa che apra la funivia, scierò in pista, mi fumano i coglioni, levataccia per nulla e multa, non c’è male.
La neve è bella, mi passa il nervoso, scendo sulla polvere a fianco d’uno skilift, sento il sibilo d’un fischietto, mi giro arrivano in due sugli sci, bella tuta da sci sportiva, blu, polizia municipale.
-Documenti.-
-Qualcosa non va?-
-Lei è in contravvenzione.-
-O bella, e perché?.-
-Non ha letto le ordinanze?-
Sento che è una battaglia persa- No!, non le ho lette.-
-Male!-
-Ti pareva.-
-Cosa dice?-
-No, nulla.-
-Lo sci fuori pista è vietato, non lo sa?-
-Non lo sapevo, mi scusi. Ma da quando?-
-Da ieri.-
-Veramente ero a due metri dalla pista.-
-In fuori pista.-
-Ah certo! Affermazione che non fa una piega!-
-Mi faccia vedere l’arva.-
-Non ce l’ho.-
-Le devo elevare un’altra contravvenzione, per la pratica del fuori pista l’arva è obbligatorio.-
-Da quando?.-
-Da ieri.-
-Ma se il fuori pista è vietato…-
-Ciò non toglie che Lei lo stesse praticando.-
-Bizzarro, è obbligatorio uno strumento per la pratica d’una attività vietata. Va bene, rinuncio a discutere. Quanto devo?-
-Le lascio i bollettini.-
-Così ne ho già tre.-
Comunque nessuno mi rompe più le palle fino a sera, meno male. Fine della sfiga.
Torno in città, vado a casa, mi cambio ed esco a cena. Ottimo cibo, ottimo vino, ci vorrebbe…
pensate: un sigaro? No, no davvero, io vado a cercarmi una signorina compiacente, voi fumatevi pure il vostro sigaro.
Giro su e giù in auto, ne vedo una che mi attira, carina, non giovanissima ma bella, bionda, accosto, abbasso il finestrino, mette dentro il capo e mi dice –Cento in casa.-
-Andiamo.-
Sale, vedo sfanalare dietro di me, faccio un gestaccio, sfanalano ancora, mi supera un’auto, blu, paletta fuori, polizia municipale.
-Documenti!-
Vaiii…di nuovo, non c’è speranza.
-Non sa che è vietato approcciare prostitute?-
-Sì lo so.-
-E perché l’ha fatto?-
-Perché avevo voglia di trombare!-
-Male!-
-Ti pareva!-
-Scusi?-
-No niente, ordinanza comunale immagino.-
-Già! Proprio così.-
-Da ieri?.-
-No no, è da tanto.-
-Ah…meno male.-
-Adesso Le mandiamo un bel verbale a casa. E…magari lo vede anche Sua moglie…così impara.- Ridacchia compiaciuto.
-Per quello che gliene frega a mia moglie…-
-Magari dei Suoi figli gliene frega. Non si vergogna?-
-No…mi vergognerei di più a fare quello che fa Lei.-
– Lei è proprio in cerca di rogne. Adesso La sistemo io a modo, così Le tolgo la voglia di fare lo spiritoso e anche d’andare in giro a fare il sudicione.-
-Grazie per la Sua opera moralizzatrice.-
La ragazza se ne va dopo aver mostrato i documenti, lei è a posto.
E quattro, quattro bollettini in una giornata, ma vaffanculo…
Rimonto in auto.
-Buonanotte agenti, e grazie…-
-Aspetti!-
-Cosa c’è adesso?-
-Soffi un po’ qui dentro.-
-Ma…ma…bastar…-
-Ah! Bravo bravo, ubriaco. Ritiro della patente e penale. E questa notte se ne torna a casa da Sua moglie in taxi. Contento?- E’ tutto soddisfatto.
-MACCHE’ UBRIACO! CON ZERO CINQUANTADUE. HO BEVUTO DUE BICCHIERI…di vino…mangiando…non sono ubriaco.-
-Non alzi la voce con me! Capito? Per me Lei è ubriaco.-
-Scusi…abbia pazienza…ma…non possiamo lasciar perdere, fare finta che non sia successo? Insomma…buttare via tutto…in fondo non ho fatto nulla, non sono ubriaco, mi tengo il verbale perché andavo a puttane e mi lasciate la patente. Per favore.-
-No!-
Il taxi mi lascia davanti al cancello di casa, armeggio con la serratura, bestemmio, sento un dolore lancinante alla caviglia, mi giro,il cane inculatore m’abbaia contro, non riesco ad allungargli una pedata, veloce com’è venuto s’allontana con un ringhio di soddisfazione.
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29/01/2009 alle 22:15 #843766
Ciao red! Passavo di qua……………..mi faccio un cicchetto…………..
Io non ho tutta questa sfiga ………………. e nemmeno la sonda e non ho intenzione di procurarmela.
Voglio fare il fuorilegge, un po’ di avventura in più: sfuggire alle valanghe ……….. ed alle forze dell’ordine.
NON MI AVRANNO TANTO FACILMENTE!
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30/01/2009 alle 10:19 #843770
grande, Red! mi hai fatto proprio ridere di gusto. Di più, divertimento e riflessione…
Però hai avuto gran culo a non incappare nel semaforo taroccato, quello col giallo lampo.
Ipocrisia, perbenismo e abusi delle istituzioni nutrono lo spirito anarchico.
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19/02/2009 alle 16:23 #843990
-Pourquoi vous ne montez pas?- Gli rispondo che sto male.
Rifugio Torino, il vecchio, tanti anni fa, prima che i Nas lo chiudessero per qualche tempo, rifugio Torino affollato d’agosto, rifugio Torino quand’era un porcile, rifugio Torino al colle del Gigante, una sigaretta sulla terrazza sospesa nel vuoto, il fumo parte veloce col vento, les Aiguilles della Brenva s’indorano all’alba, scende l’aria del Bianco a frustarmi il viso, respiro con affanno, mal di montagna. Non vedo l’ora che parta la prima funivia per il Pavillon, al Pavillon starò già bene, a Courmayeur farò colazione, ora vomito ogni due minuti, le costole mi sono entrate nel fegato per lo sforzo dei conati, la schiena mi fa male. Non devo più salire in funivia, mi ammazza.
-Et vous monsieur? Vous aussi ne montez pas.-
Anche lui sta male, il suo colore è anche più schifoso del mio.
-Volevo salire al Tacul.- mi dice.
-Anch’io.-
-Soffro mal di montagna.-
-Io lo soffro da sempre, tante volte ho tenuto duro, stretto i denti, oggi non ci riesco.-
-Peccato, avec une telle belle journée.-
-Proprio un peccato.-
-Di dove sei?-
-Firenze.-
-Io di Parigi.-
-Ti fermi qualche giorno?-
-No. Oggi torno a casa.-
-Domani sarà ancora buono, fermati qui, domani saliamo insieme, andrà meglio domani, vedrai.-
-Non, je…no, non posso.-
-Sei in vacanza?-
-Terminée. Avevo solo pochi giorni, una settimana, finita, devo rientrare.-
-Vieni sovente qui?-
-Non vengo in montagna da tre anni.-
-Tre anni? E volevi fare il Tacul?.-
-Dovevo già farlo tre anni fa, dopo più nulla, niente montagna, avrei voluto ricominciare da qui, tornare indietro…forse. Indietro non si può tornare…non si torna…- Ha gli occhi lucidi.
-Qualcosa non va?-
-Devo proprio tornare a casa… sai…mia figlia…ne ha per poco, sta morendo, ha cinque anni, ne ha per pochi giorni.-
A ballarmi nello stomaco adesso non è più solo il mal di montagna, mi sento anche peggio.
-Morendo?- balbetto come uno stupido.
-Sì, leucemia, sta soffrendo da tre anni… ancora per poco, pochi giorni hanno detto i medici.-
Mi chiedo se sia un folle, un irresponsabile, la sua bambina sta morendo e lui è qui in vacanza.
-Ero qui tre anni fa quando mi chiamarono per dirmi che stava male, tornai a casa di corsa…e poi…gli esami…la malattia brutta.-
Mi chiedo perché non stia vicino a sua figlia proprio adesso. Pare avermi letto nel pensiero.
-Ho rinunciato a tutto, ho lasciato il lavoro, le sono stato vicino tre anni, sempre, di continuo, giorno e notte. Non sono un mostro…è dura, credimi…non ce la faccio più.-
Non so cosa dire.
-Prima di perderla ho voluto tornare qui, non so perché, sentivo che dovevo venire qui…forse per tornare indietro… ma non si torna indietro. Adesso vado a casa… vado da lei.- Piange.
Scendo al Pavillon con la prima funivia, oggi il mal di stomaco non mi passa, non mi va di fermarmi a Coumayeur , tiro dritto, vado a casa anch’io.
-
25/06/2009 alle 16:14 #844750
Non avevo proprio voglia d’uscire, non esco più la sera, già da tempo , vado a letto “con le galline”; oh, intendiamoci, all’ora in cui vanno a letto le galline ,a letto ci vado da solo; a letto con delle galline…via…ve lo immaginate? Arriva un sms
-Ti andrebbe di vederci per l’aperitivo?-
Una fica che conosco, una volta non era nemmeno male. Ora ha i suoi annetti, una quarantina, una vecchietta insomma. Non la vedo da tempo.
Il messaggio è del giorno prima. Non accendo il telefono che raramente, tanto non mi chiama mai nessuno. Occasione persa? Ma va’! Non me la diede qualche anno fa, non c’è nessuna possibilità che me la dia ora.
Sms di risposta.
-Possiamo fare questa sera alle 7, sono un cretino che non accende il telefono.Abbi pazienza.-
Altro sms, TIM ringrazia.
-Facciamo dopo cena. Se viene anche una mia amica ti rompe?-
-Ma quando mai!?-
Che cazzo ci faccio fuori dopo cena? Apro il finestrino dell’auto, la sera è bollente, l’asfalto alza vapori invisibili di gomma, olio e catrame, “respirare secondo natura”, non era una pubblicità? Ho sonno, non mi va di vedere nessuno. Ma non potevo dire di no? Accidenti a me! Speriamo almeno di non far tardi.
Due ore dopo riconsegno le due donne alla loro vetturetta, sono uscito con due attempate, una era anche carina nonostante l’età, se fosse stata sola ci avrei provato, le guardavo nella scollatura, penso che si sia rifatta le puppe, me l’ha fatto imbarzottire. Ci passo male? Sì, lo so, una volta uscivo con fiche giovani; va bene, ma ora ho finito i quattrini. Mi sento afflitto.Da quanto non vado a farmi una scopata a pagamento?
Guardo nel portafogli, sospiro, ci potrebbe anche stare.
Visto che sono qui perché non farsi un giretto nella suburra cittadina?
“Debellata la prostituzione in città.” Titolo d’un quotidiano locale qualche mese fa.
Voglio proprio vedere.
Infatti le puttane sono più numerose di prima, più belle, più giovani, più sode. Tuttavia mi sembrano più tristi d’un tempo. Passeggiano e fumano, non sorridono, la crisi massacra anche loro. O sono io a vederle tristi?!
Faccio un su e giù per il viale, c’è anche la polizia, due vetture e un furgone con i lampeggianti accesi, un bel deterrente, infatti le puttane restano lì, a pochi metri dalle volanti, continuano a passeggiare avanti e indietro; la polizia fa loro lo stesso effetto dello spaventapasseri di pezza agli storni, ci si posano sopra e gli cacano addosso.
Mi fermo da una bionda più discosta.
-Ciao amore, cinquanta in camera.-
-Ma dove?-
-Qui a cinque minuti.- indica il fondo del viale.
-E’ pieno di polizia in quella direzione.-
-Chettenefrega?!-
-A me frega.-
-Andiamo a piedi.-
-E dove metto la macchina?-
-Ma vaffanculo!-
-Grazie.- Gentile, educata e invitante.
Sai che cazzo faccio? Vado a posteggiare e mi faccio un giro a piedi.
Davanti ad un condominio, noto per le male frequentazioni e per le conseguenti retate, c’è un gruppo di ragazze, saranno una quindicina, ne vedo una che mi piace, non riesco nemmeno ad arrivarle a tiro, una ranocchietta bassa si fa sotto lesta e mi tira per un braccio.
-Andiamo?-
-Andiamo…- rispondo. Non riesco a dire di no. Ma perché sono così coglione? Questa non mi piace. Non dico che non sia carina, ma non mi piace. Due passi più in là c’è una mora con gambe da capogiro…io volevo scopare quella.
La ranocchietta inciampa sui suoi tacchi vertiginosi, barcolla, s’aggrappa a me per non cadere.
Scala D, aspettiamo l’ascensore, mezzanotte, altre ragazze vanno su e giù dalla scala, mi viene in mente “Stairway to Heaven”, un paradiso di fica su per le scale.
Il corridoio pare quello d’un carcere di massima sicurezza, cemento armato a vista senza intonaco, porte chiuse color del piombo, la ranocchia armeggia con la serratura, dalla stanza accanto provengono urla in slavo e pianti, botte e frastuono. Comincio ad inquietarmi, lei mi tranquillizza:- Normal…- dice. Meno male che è normale. Credo consideri anche nomale le sua stanza, fa schifo, cicche in terra, il posacenere pieno, puzzo di tabacco, di unto, di cibo fermentato, di cane bagnato, con tutto il rispetto per i cani; le ficco un cinquanta in mano, ormai ho passato il punto di non ritorno; il letto è anche peggio, lenzuolo lurido, macchiato, aloni di sporco, il cuscino è giallo, ho visto qualcosa di simile nei bivacchi. Mi farò fare un pompino in piedi…
La ranocchia si spoglia, senza i tacchi è inesistente, le puppe però sono belle, ha un neo vicino al capezzolo sinistro, la pelle è unta sotto le mie dita, le unghie dei piedi sono sporche, mi ci vorrà tutta a farmelo rizzare. Non succhia male ma io ho difficoltà a concentrarmi, nell’altra stanza il frastuono aumenta, bestemmie in una lingua unna, botte contro la parete, di nuovo urla. Ho paura, se arriva la polizia e mi becca qui finisco dentro…
sento la sirena nelle orecchie, sfondano la porta, prendo una botta in testa, tutto si fa nero e mi sveglio in una cella, ci sono una decina di ragazze, un paio di viadods e due papponi. Qui ne esco col culo sfondato o il viso rotto.
Due mesi d’incubo, cibo di merda, dormire nulla, visite zero, a casa non mi conoscono più, vedo solo un avvocato d’ufficio.
In tribunale il giudice mi chiede cosa facevo lì.
Mi facevo fare…ehmm.
-Lasci stare i particolari, Lei è accusato di favoreggiamento della prostituzione, spaccio…- Merda, qualcuno m’ha infilato in tasca delle buste.
-Detenzione d’arma da taglio…- continua il giudice
Il coltello l’avevo, lo ammetto.
-Cinque anni e sei mesi, meno il trenta per cento per il rito abbreviato. Quindicimila euri di multa.-
Un pompino pagato caro, la ragazza clandestina l’avevano rilasciata subito, con il foglio di via. Il giorno dopo era di nuovo sul marciapiede…
Un’altra botta sul muro mi riporta nella stanza. Accanto si stanno scannando.
Sudo, mi viene quasi male, la ranocchia si dà da fare, vengo a fava mezza mencia.
Non vedo l’ora d’uscire, lei si riveste, attraverso il muro sento parole concitate in slavo o rumeno, sento più volte urlare :-CARABINIERI.- Ecco, vuoi vedere che mi va proprio male?
Usciamo nel corridoio, la porta accanto è aperta, c’è una puttana da quattro soldi seduta sul letto con il viso tra le mani, in piedi sul letto un viado gigantesco brandisce una seggiola e urla contro un ceffo in canottiera rossa, baffoni spioventi, ventre gonfio da birra, ciabatte da mare e brache di tela al ginocchio; ha un viso da far paura, di quelli che incontri per la via e gli dai il portafogli senza che te lo chiedano.Prende a calci un mobile e urla, dà cazzotti alla parete di cartongesso, credo che stia bestemmiando il suo dio.
-Beh, ciao e grazie.- dico alla ranocchia e mi avvio per le scale.
.No no scale.- mi dice. –Qui, ascensore, no scale.-
Che cazzo ci sarà sulle scale? Un alien?
Aspetto l’ascensore, il tempo è eterno, arriva anche lo slavo, o il rumeno o il cazzo che è, si accende una sigaretta, si raschia la gola e sputa un catarro nel corridoio.
Entra in ascensore con noi, la ranocchia gli geroglifica parole incomprensibili, in mezzo ricorre sempre chiaro quel”carabinieri”, il tanghero risponde in rumeno, dice “carabinieri” con disprezzo evidente, almeno credo, visto che si prende in mano i coglioni e dà due spinte pelviche.
“Carabinieri”, “carabinieri.” Adesso ho proprio paura, siamo avvolti nel fumo di una sigaretta di merda, non oso dirgli che è vietato fumare, appena s’apre la porta volo fuori, un’altra ragazza esce da una scala accanto, il rumeno la vede e l’insulta, lei lo manda in culo, mossa non appropriata, il rumeno cerca d’acchiapparla, lei scappa…non è abbastanza veloce, il bruto corre come un segugio… acchiappata! Le rifila quattro cazzotti nel capo, io, vigliacco, me la batto.
Vado a recuperare l’auto, una bella sera del cazzo, ripasso davanti al condominio, il rumeno è lì per la via, in bicicletta, si ferma da una puttana, parla concitato, quattro passi più il là le forze dell’ordine continuano a vigilare sulla condotta morale dei cittadini.
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06/07/2009 alle 21:07 #844805
Dai Ed fammi entrare, sono solo alticcio. No non ho la macchina, sono a piedi, il solito giro dell’isolato. Lo so che non devo mischiare le pasticchette con l’alcool, ma che mi frega. Sono vivo? No mi trascino via i passi lentamente verso l’oblio, sono un morto che cammina. Si lo usano nel braccio della morte, lo gridano quando il condannato a morte esce dalla cella. Io non riesco ad uscire dalla mia prigione. Colpa mia non ho i coglioni. Cosa cazzo vuoi che mi faccia un bicchiere in più, ne ho ingollato uno ad ogni bar che ho incontrato su questa schifosa striscia d’asfalto. Poi sono arrivato qui davanti e mi sono chiesto: “perchè non bussare alla porta del vecchio Ed?” Quando uno bussa bisogna farlo entrare vero Ed? Ci siamo dimenticati la vecchia cortesia? Perchè mi dici che faccio schifo? E’ diventato un locale di lusso e la solita vecchia stamberga che conoscevo. Dai brutto figlio di puttana fammi entrare a bere un goccio! Ho letto di Red, è diventato famoso, il nuovo Baldwin l’hanno definito. Eh! Certo, lui di vita se ne intende, mica come me ridotto a strisciare lungo i muri merdosi di questo quartiere. Sono contento che ogni tanto qualcuno ce la faccia, ma non questa sera. Odio il mondo Ed, perchè non scompare, visto che non ci riesco io, allora che si fottano tutti. Lacrime? No ed non ne ho più, le ho usate tutte, non saprei più dove prenderle. Dai Ed l’ultimo bicchiere! Prima della fine di questa schifosa settimana me ne andrò a farmi curare. Cosa mi devono curare? Mah mi hanno detto che sono un bipolare, senza pelle e senza palle. Soffro di depressione…non è una malattia…o forse si la peggiore, la più infida. Ti entra dentro a poco a poco, subdola si annida nell’anima, stinge solo alcuni colori, poi man mano li fa vacillare fino a ridurre tutto in cenere, grigio e nero. Sai mio vecchio barista del cazzo sono stufo di quel che mi viene propinato, vorrei trovarmi sul tavolaccio del macellaio, dicono sia freddo, penso invece che sia rovente, di fiamme che ti inceneriscono il culo. Ti faccio pena Ed, mi hai aperto solo per questo motivo, ti ricordi di un vecchio amico. Non esiste più quell’amico, non ora, e siccome ti faccio pena fottiti, non entro nel locale di un uomo che ha compassione di un altro solo perchè è ridotto male. Sono una larva? A quanto pare, sei circondato di larve, anzi è meglio che vai a raccogliere quella che ha ceduto di schianto e si è accasciato a terra. Non sono riusciti a trattenere la caduta, secondo me si è rotto la testa. Un po’ li invidio, non hanno coscienza, non si chiedono nulla. Almeno sono consapevole di cosa sono diventato, addio Ed, questa sera ho capito finalmente cosa fare. Non mi ucciderò vecchio stronzo, almeno non oggi. Vado a cercare quel filo di dignità, se me n’è rimasta. Mi farò una doccia, mi pettinerò i capelli, metterò due gocce di profumo, un sigaro e scriverò di una giornata qualunque, di una morte annunciata che non è arrivata, in culo a Marquez. Mi curerò per come posso. Forse ci rivedremo Ed come disse Fossati, buonanotte che vado, vado e non c’è appello e neanche l’ombrello trovo questa notte. Un addio al mondo e un calcio in culo ai sogni, vedremo cosa saprà raccontarci la realtà, se la verità si potrà raccogliere sulla punta di una parola o se le illusioni resteranno imbrigliate nelle balle che ci raccontiamo tutti i giorni per sentirci vivi e migliori di quelli che come me affondano nel silenzio assordante di questa notte La buonanotte rinchiusa in un bicchiere di oblio e veleno al sapore uva pestata in ottobre
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12/07/2009 alle 17:04 #844823
Cosa mi devono curare? Mah mi hanno detto che sono un bipolare, senza pelle e senza palle. Soffro di depressione…non è una malattia…o forse si la peggiore, la più infida. Ti entra dentro a poco a poco, subdola si annida nell’anima, stinge solo alcuni colori, poi man mano li fa vacillare fino a ridurre tutto in cenere, grigio e nero. Ehi Larry, ma che ha Rampi, lo vedo proprio male. Che cazzo, s’è messo in mano agli psicanalisti, gente che di solito un cava un ragnolo da un bu’o. Gente che pensa di capi’ i problemi dell’artri attribuendogli le contorsioni mentali proprie. Immaginati come ti possano aiuta’. Se lo vedi digli che un ci si fissi su quello che ni di’ano. Dagli questo biglietto :”DOVRAI CONTROLLARE IL FLUSSO DELLE IDEE NELLA TUA MENTE. SE LO VORRAI POTRAI ESSERE IL TUO VERO UOMO.
ALTRIMENTI SARAI L’INFELICE VITTIMA DELLE CIRCOSTANZE.
(Pantanjali, Yoga Sutras)
Sto Patanjali c’aveva visto. Sei te che devi reagi’, sei te che devi dirige’ la mente, che è come se fosse un’artro organo, Te sei altro e sopra, è la volontà che fa la differenza. Lo so che quando siamo in crisi la volontà è la prima a spari’, ma la devi ricercà dentro di tè, e contrastare i pensieri negativi con qualcosa di positivo, anche se minimo. Datti da fa’ e lascia sta le diagnosi.
Fatti aiuta’ da Redde, che anche lui è bipolare, a volte anche esapolare, ma poi riesce sempre a tirassi fòri, e scansa psicologi, analisti (beh con una bella fia…), psichiatri, casomai se proprio un ne pole più, va a cercà una puttana, anche se ultimamente s’è messo un po’ di fifa. Dai Rampi, meno pasticche, più forza interiore, cercala, vedrai la trovi.
Ciao Larry, dagli il messaggio e qualcosa da be’, te lo lascio pagato, toh, prendi questi per Rampi e anche per Redde, quando passa.
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03/09/2009 alle 10:23 #844971
-Passato buone vacanze?- -Vorrei poterti dire sì.-
Lo osservo meglio, ha il volto tirato, la pelle sfuma al color cenere, borse sotto gli occhi, magro.
-Non hai fatto immersioni?-
-Per un po’ me le scordo.-
Non oso chiedere altro, so già che vado a rimestare nel dolore.
-Mi hanno operato.- aggiunge. Ha letto il mio disagio.
-Nulla di serio spero.-
-Otto ore in sala operatoria, cancro.-
Resto muto, mi sale addosso tutta l’angoscia di ciò che più mi terrorizza.
-Prostata…- Articola poche parole alla volta, come se a fatica confessasse una colpa.
-Ah!- Penso che siamo coscritti e comincio a sentire un peso all’inguine.
-Come te ne sei accorto?-
-L’hanno scoperto nel corso d’una visita inserita nel programma di prevenzione a cura della regione.-
-Sì…già…ho ricevuto anch’io l’invito di presentarmi al consultorio. All’inizio ho pensato che sarebbe stato opportuno sottoporsi agli accertamenti. Ma ci voleva il coraggio, io non ce l’ho, allora ho buttato via tutto, mi hanno richiamato una seconda volta, ho di nuovo buttato tutto, mi sentivo male solo a leggere i fogli.-
-E’ sbagliato.-
-Lo so , ma non ce la faccio, non voglio sapere nulla, quando succede mi sparo.-
-La pensi come mio fratello.-
-Non ce la faccio a sottopormi ad esami invasivi, a operazioni , a patire e perdere la dignità nella malattia e nella sofferenza. Proprio non ci riesco.-
-E’ sbagliato, qualche mese di ritardo e io sarei stato spacciato.-
-Io sarei spacciato lo stesso. Se mi trovano qualcosa e mi portano in ospedale muoio. Io non riuscirei ad affrontare l’orrore della malattia con tutto ciò che le sta intorno.-
-Ci vuole umiltà e voglia di vivere, tanta voglia di vivere,e io sono vivo.-
Penso che adesso è vivo, sì, l’hanno tirato fuori , ma così ora ha la rogna di dover morire di nuovo; e la prossima volta cosa sarà? Di nuovo cancro? Un colpo? Sotto un’auto?
E’ vivo e malandato, l’uccello non gli funziona più e chissà per quanto tempo ancora si piscierà addosso.
E’ andata meglio a lui o a chi nel pieno delle forze e della salute è saltato di sotto al Bianco, o è rimasto sotto la valanga o ha perso il controllo di uno sci sul ripido?
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03/09/2009 alle 12:05 #844972Quote:
-Ci vuole umiltà e voglia di vivere, tanta voglia di vivere,e io sono vivo.-
Penso che adesso è vivo, sì, l’hanno tirato fuori , ma così ora ha la rogna di dover morire di nuovo; e la prossima volta cosa sarà? Di nuovo cancro? Un colpo? Sotto un’auto?
E’ vivo e malandato, l’uccello non gli funziona più e chissà per quanto tempo ancora si piscierà addosso.
ci vuole onesta’ nell’ammettere cosa si considera “vita” e cosa no… e coraggio per stare sia al di qual che al di la’ della soglia… -
03/09/2009 alle 13:03 #844973redstrike wrote:
E’ andata meglio a lui o a chi nel pieno delle forze e della salute è saltato di sotto al Bianco, o è rimasto sotto la valanga o ha perso il controllo di uno sci sul ripido?
proprio vero, Red!una domanda a cui ho già dato una risposta tanto tempo fa. E infatti vado in montagna con serenità e fatalismo, a volte quasi con indifferenza. A 18anni sono scampato ad un grave incidente, potenzialmente esiziale. Quella sarebbe stata una bella sfiga, pensa che ero ancora vergine. Ma ora che ho strappato alla vita un bel po’ di anni e provato quello che valeva la pena provare l’idea non mi turba più di tanto. Certo, in alcune situazioni la paura ti attanaglia le viscere, l’istinto di conservazione prevale, ti aggrappi alla vita con i denti e sei ben contento di rivedere il sorgere del sole e di tornare dalla tua donna. Ma razionalmente il problema non sussiste più; anzi, talvolta quando t’assale la stanchezza di vivere pensi che quasi quasi……
Un’idea che mi aiuta a sopportare la morte degli amici in montagna, ormai davvero tanti.
La sofferenza morale indotta dalla prigione di un corpo disabile, dalla sua impotenza, mi spaventa ben più della morte violenta: l’ho sfiorata almeno un paio di volte, un click, manco te ne accorgi. Sai cosa soltanto mi cruccia? il pensiero delle poche persone che mi amano e che soffrirebbero per questo, il pensiero di genitori che mi hanno dato tutto e che ora, piegati dal tempo, hanno bisogno di me, il pensiero della mia impareggiabile donna, che mi ha offerto con coraggio la sua giovinezza e che ora meriterebbe qualcosa da me, qualcosa di grande, di unico, qualcosa che potrebbe rendermi meno indifferente.
E comunque tiro a campare, in fondo curioso di vedere come va a finire, rassegnato all’assenza di spiegazioni e salvezze metafisiche, alla mercè di una matematica alea.
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26/03/2010 alle 21:55 #846930
Non era bella, non era bella per niente, non vi trovavo un solo pregio, eppure affascinava il mio socio…a me inorridiva. La notte sembrava trascorrere lieve, lentamente, ma lieve, come i foulard di certe sete che si lasciano accarezzare, accattivanti e profumati d’oriente. Mi continuavo a domandare perchè l’avessi seguito, in fondo io non c’entravo nulla, eppure sapevo che sarebbe stato giusto farlo fino in fondo. Lui ha insistito; ed ora che faccio. Il socio è perso nel seguire quel fianco che lui giudica sinuoso, a me non dice assolutamente nulla…”de gustibus”: penso. Non sono tranquillo, non riesco a darmi pace, sarà anche solo questo posto, sarà che mi sento un nodo in gola e mi assale questa maledetta malinconia, questo profondo senso di solitudine e abbandono. Francamente mi butterei su quella di fianco, più elegante, forse meno paiettata, meno lustrini e più in ombra, meno popolare perchè più ricercata. Roba da estimatori. Eppure è donna, è femmina tutta d’un pezzo, a volte può sembrare granitica a volte lasciva come sabbia. Il mare. Ecco che si sente di nuovo il mare con la sua risacca, questo suono greve e continuo, una cantilena di bassa stagione. Cazzo il mare è proprio bello, con i corpi stesi al sole ad asciugare come diceva Conte…onda su onda il mare mi porterà…beh! fino qua sono arrivato, più in la vedremo quali portoni si spalancheranno. Mi piace la notte che puzza di vetro, mi sento il marinaio di una nave in bottiglia. Seguo le stelle in questo mio Nord confuso. dai che cazzo ci sto a fare qua, fra un po’ lui vorrà stare solo con lei e a me toccherà la solita solfa, aspettare, aspettare, aspettare in un’attesa infinita, il momento quello buono arriverà, ne sono sicuro, ma tra quanto. Ci fissa, la vedo e soprattutto la sento inquieta, vorrei pagarle il biglietto e andarmene, mi sa che è troppo tardi, ho perso anche l’ultimo filibus. Ehi Gio! smettila di fissarla, non vorrei trovarmi in una situazione più brutta di questa…dai lascia stare, torniamo a casa. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dannazione gio mi senti?
Cazzo lo sapevo, adesso attacca, è il momento, lo sapevo, sempre quando sono più vulnerabile, più fragile. La notte è ancora bassa, il ghiacciaio sibila dai crepacci di un mare gelido, questa fessura sarà l’ulitma lo sento. Sai gio, sta volta non mi sembra che ci abbia dato il permesso di salirla, solo una sensazione. Si forse hai ragione, le sensazioni non aiutano ad affrontare la paura. Ehi Gio!, come va, riesci a scaricare bene sui piedi? Non ti senti tanto sicuro? Beh!!! con trecento metri di vuoto sotto il culo non lo sarei neanche io. Ma cos’è quella massa scura che si stacca…occhio Gio! Il ghiacciaio è freddo, freddo vermiglio di cuori in catena, freddo acceso di occhi d’amante, freddo e spento di un sogno visionario. Freddo come solo il ghiaccio sa essere, freddo di una concessione mancata di una sensazione urlata!
Dai Ed versa da bere e conservane un po’ per gli altri che busseranno a questa porta e siederanno su questi trespoli da pollaio!
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29/05/2010 alle 08:23 #848432
-Io ne ho tre! Ne ho presi tre, uno l’avevo già prenotato in America, oggi ne ho comprati altri due.- -Che colpo! Bravo!- commenta la ragazza con espressione ammirata. Oddio…ragazza.. per me è una ragazza, ma avrà trentadue, trentacinque anni, bionda,capelli sciolti, mi piacciono i capelli sciolti che ti ricadono sulla pancia mentre lei ti lavora; è ben messa, lunghe gambe accavallate, tacchi dieci, minigonna, camicetta bianca sul corpo abbronzato, giacchetta nera, occhiali da sole portati sopra i capelli, fuma protesa verso l’uomo che le parla. Un tipo fico, vestito estivo scuro e cravatta, barba volutamente incolta. Chissà se la scopa?! Non direi.Soltanto colleghi. Però potrebbe farsela, anche senza troppo sforzo, credo; tipo troietta, la biondina.
-Uno lo regalo a un’amica, l’altro lo preso ma lo tengo a casa; sai, me ne porto uno in giro e uno lo tengo da conto, non mi va di rovinarlo.-
-Io ho fatto la coda per niente, erano terminati.-
-Eh già, bisognava arrivare presto, io c’ero dalla mattina, non sono nemmeno andato a dormire.-
-Me lo fai vedere?-
-Guarda. E’ bellissimo!-
Estrae un pacchetto da una busta di plastica. Sembra la confezione di cartone d’un libro importante.
Butto l’occhio sul sacchetto: “PSYCOELECTRONIC DISTRIBUTION”. Sono curioso. Che cazzo mai ci sarà lì dentro di tanto bello?!
Allungo le gambe sotto il tavolino, guardo l’ora, le tredici, ho tempo abbastanza, ho tanto tempo, tutto il tempo del mondo, ultimamente per me il tempo ha perso significato.
“Mario Soldati”, sigaro toscano dedicato al famoso regista e scrittore, scatola color bordeaux, adesso fumo questi per il colore della scatola, mi piace, porta il volto dello scrittore impresso sopra. Inalo lungamente l’odore di tabacco prima di accendere il sigaro, mi piace l’odore del tabacco. Mi accendo il “Soldati”, mentre Milano scorre veloce oltre il marciapiede, con le sue auto euro quattro, i bus imbrattati di scritte, con i taxi dai sedili appiccicosi, corre veloce nel terzo millennio. Milano è quanto di più deprimente abbia incontrato in vita mia. In fondo alla via guglie gotiche bucano un cielo velato. Chiudo gli occhi, rimangono impresse sulla retina per pochi attimi e già si trasformano in guglie di pietra che salgono rosse nell’aria fredda e pulita di un’alba di ghiaccio.
-Bello, bello.- mi riscuote la voce femminile leggermente arrochita dal fumo. E’ una porca di sicuro, penso. Aspiro il fumo profumato e leggero.
Mi giro verso il loro tavolino, dalla scatola di cartone esce un aggeggio con uno schermo circondato da una cornice di plastica nera. L’uomo lo porge con alla ragazza che se lo rigira tra le mani con devota attenzione.
-I-Pad!!! bellissimo davvero.-
I-Pad? Che diavolo è un I-Pad? Devo essere proprio fuori dal mondo.
La risposta arriva subito
-Un miracolo della tecnologia.- dice il tipo fico. Con questo ci fai tutto, sei sempre collegato con il mondo, in qualsiasi momento, mandi mail, telefoni, leggi i giornali, gli e-books. Tutto tutto, fai proprio tutto.
Sì! Fatti fare anche una sega.
-Lo so, lo so. Accidenti, e io non sono riuscita a comprarlo.-
-Ti dico, dove sono andato io che c’era un casino di gente.-
-E’ troppo bello!-
Riguardo l’aggeggio attraverso il fumo del toscano, ne soffio anche una zaffata di disappunto nella loro direzione, la donna mi guarda storto, dà un breve colpo di tosse, sbuffa facendosi aria davanti al viso con il palmo della mano. Io me ne frego, siamo all’aperto e fumo quanto mi pare.
Bello davvero, penso, un miracolo, cazzo!, Non immaginavo nemmeno potesse esistere un oggetto così bello; travolgente davvero; e pensare che io trovo bello un cane e mi fermo ad accarezzarlo, trovo bello un cavallo e resterei lì per ore a guardarne l’eleganza selvaggia, trovo bello un colore o un sigaro, un quadro di Gauguin, trovo bello un corpo femminile, la linea delle cosce della bionda, che questo cretino vicino a me neanche vede; sono proprio fuori dal mondo. E poi ci puoi leggere i libri. Ma vuoi mettere la soddisfazione?! Leggere un libro su uno schermo a cristalli liquidi! Io, povero stupido, che credo ancora che libri abbiamo un’anima, che ne annuso l’odore di nuovo e di inchiostro quando li compro appena stampati e mi piace sentirli che scricchiolano quando li apro per la prima volta, come un paio di scarpe cucite a mano; respiro il profumo della carta stagionata dalle muffe e dalla polvere quando li tiro giù da un remoto scaffale dopo tanto tempo, con la curiosità di rileggerne qualche passo, e mi portano indietro negli anni, nel passato, anche quello che non ho vissuto. Per me i libri sono una vita intera, passano attraverso le generazioni, sono sempre stati i miei amici, non potrei immaginare una casa senza libri.
-Senti- dice la bionda, non me lo venderesti?
-Non posso.-
-Daaii…ne hai dueee.- insiste lagnosa.
-No, veramente, non posso, mi servono.-
Bimba, io te lo regalerei, per farti aprire quelle gambe lunghe e guardarci in mezzo.E già l’immagino nuda.
-No! Guarda, davvero, ho fatto troppa fila .Aspetta ancora un mese, ne arriveranno altri.-
-Ma io lo voglio adesso, è adesso che è una ficata, mica quando ce l’hanno tutti.-
Ma non capisco proprio una sega! Dove sono stato fino ad ora. Non sono capace di apprezzare le cose belle. Stamane in sede centrale ci hanno dato i telefonini nuovi.
-Vi avevo promesso una sorpresa- ha detto l’amministratore – ed eccola qui, un telefonino ad alta tecnologia, uguale al mio. Con questo potete…bla bla bla ecc. ecc.-
-Che bellooooo! – Espressione di stupore. Il capo se l’aspettava proprio questa espressione. Sì, quella della pubblicità, mi viene in mente ora:” Che sorpresa, il coltellino per il pesce palla!!!” E’ una tipa che mostra enfatico apprezzamento per il regalo di nozze che ha appena scartato.
Non mi è proprio venuta, no…non sono riuscito a fingere l’espressione di stupore.
Anzi, avevo la solita antipatica faccia di merda.
-Finalmente una decisione importante per il futuro di quest’azienda- ho commentato- una scelta decisiva.-
Gelo.
Non credo che farò carriera o otterrò aumenti, ma chissenefotte, sono già da tempo sulla lista dei morituri. Ma che mi levino di culo, così mi tolgono un pensiero, tanto mi viene il vomito tutte le volte che varco la soglia dell’ufficio.
Non ho preso il telefonino nuovo.
-Mi va benissimo il vecchio.- ho detto- a me casca in terra almeno tre volte a settimana e due volte l’anno lo pesto e prendo a calci- è un ottimo indistruttibile telefonino tenuto insieme da nastro adesivo e attack.
Alcune persone erano senza parole per la contentezza, una ditta che ti fornisce l’ultimo modello di telefonino, uguale a quello del boss, che società illuminata! Qual miracolo di amministratore.
Questo imbecille qui vicino a me sarebbe stato al settimo cielo, ha anche fatto una notte di coda per comprare l’I-Pad, quello di scorta per giunta, e non lo vuole lasciare alla bionda, non glielo lascerebbe nemmeno in cambio della fica.
Una notte di coda, -Non c’è ancora abbastanza miseria.- direbbe mia nonna , fosse ancora viva – se si fa una notte di coda per un pezzo di plastica o il biglietto della partita.
La credenza di mia nonna è nella mia cucina, un giorno mio padre aprì il tiretto di destra, gli chiesi cosa cercasse.
-Nulla- rispose- Guardavo! Mia mamma qui teneva i soldi, quelli piccoli, perchè i grossi non li avevamo, mi ricordo che una volta aprì il cassetto e disse:”se oggi non viene nessuno a pagarmi per le camicie che ho stirato, non abbiamo i soldi per comprare il pane.”-
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01/06/2010 alle 08:37 #848471
bravo, red! acuto come sempre.
ci mancavi.
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11/08/2010 alle 21:42 #849100
La notte, la notte e il Moana. Dal jazz al Requiem di Mozart diretto da Abbado. A volte ricordo, a volte mi sforzo di ricordare. Chi o che cosa a poca importanza. Dico davvero, sono più propenso a ricordare i volti distorti e strani di chi passa davanti agli occhi. Ogni ruga una storia differente. Penso, parola grossa, che si ricordi meglio in luoghi sgalfi e cadenti come questo. No questa sera non bevo, ho bisogno di tutto me stesso. Devo bastarmi, senza indugi di sorta. Non bevo perché devo rimanere lucido, però sento che le parole escono a sforzo. Dai Ed, mi hai convinto.
Una grappa morbida.
Un Requiem, scritto in circostanze misteriose da un genio alla fine del 700, su commissione, forse semplicemente per se stesso. La potenza del coro e della musica.
Immagino.
Portato in quota.
Con gli occhi chiusi a morire della potenza che rimbalza sulle pareti.
La roccia che ti restituisce ogni singola nota, amplificata e dilatata e strappata e legata e ubriacata e urlata e arroccata e liberata ed infine stregata da una luna di cartone sorda e indifferente.
Luna da poeti poco inclini al bello.
Votati al vizio, solidali all’alcool, prigionieri che si credon liberi, lanciati nella furia della tempesta di un’effemeride.
Che il gioco abbia inizio.
RES… RESTEREM un coro di voci, un’orda di barbari che travolge al galoppo su cavalli possenti erba e fronde e carne e lacera e strazia … RES … RESTEREM … SALVAMI … salvami da me stesso, se c’è un Dio che mi salvi, dov’è un Dio che mi salvi.
Enrico VIII: il mio regno per un cavallo.
Datemi la mia spada, che io possa colpire a casaccio.
Fatemi brandire la mia vita, che io possa sentirla scorrere come il vino nelle sere d’inverno quando valchirie si acquietavano col mio sesso.
Ricordi di fiele, amari come l’assenzio. De Andrè cantava dei suoi carruggi di Genova, Guccini della Bologna busona, Fossati di una Genova di pietra, Vinicio delle stanze d’albergo, Conte di un diavolo rosso dimentica la strada, Testa della polvere di gesso. Eccelsi nel raccontare e far rivivere i propri sentimenti fino a farli diventare tuoi.
Io non sono nemmeno l’unghia di loro, non ho storie da raccontare, nemmeno quelle da bettola.
E allora me ne fotto!
Ho i miei ricordi che vanno e vengono, come le puttane che passeggiano lungo i viali.
Non sono aulico, un amico lo sapeva, eppure mi diceva spesso di scrivere.
Poi se n’è andato, ho pensato pazienza, starà bene comunque. Spesso mi manca, non dovrei scriverlo oggi, sembra fatto apposta. Sul telefono ho ancora dei suoi messaggi, ogni tanto vado a ritrovarlo tra le pieghe di un libro. Già un libro che scriveva insieme ad altri giorno per giorno. Un libro vero, non di fantasia. Ecco vedi, non ricordo più bene, so che c’era un uomo così, ma non ricordo bene. Eppure ne sono convinto, pensa che se chiudo gli occhi lo rivedo perfetto e preciso com’era. Una fotografia che si direbbe sbiadire, gli anni danneggiano la memoria.
Però con gli occhi chiusi e questa montagna di contorno lo rendono vivido, pieno di colori, presente come non mai.
Lo incontro spesso nelle reminiscenze delle mie inquietudini. Lo ritrovo sugli sgabelli di questa lurida stamberga, sempre nel solito gesto di girare lo sgabello per appoggiarci il culo. Sai Ed, lo cerco quando vado in montagna, guardo in alto e sempre compare, volteggia sopra di me, ha le piume, potenza dell’illusione.
E’ solo un ricordo, un’ombra, un alito di vento o un profumo.
Non so dirti che cosa sia, eppure è lì, fermo nei suoi modi garbati.
A volte lo odio, perché mi pare di ricordare, ma forse sbaglio che stessi bene in sua compagnia.
Dove cazzo sta la verità, dove cazzo se n’è andato.
Un fulmine.
L’aria è elettrica stasera.
Me ne vado Ed, non ho voglia di bagnarmi, non ho mai un fottuto ombrello quando serve.
E pensare che a casa ne ho una quantità incredibile.
Eppure non ricordo Ed, ma è ancora passato?
Di chi parlo?
Ma si che gli hai servito da bere tante volte.
Solo che davvero non ricordo che fine abbia fatto.
Senti questa sera ho bevuto poco, facciamo così Ed, io ti pago un bicchiere, se passa offrigli da bere e salutamelo.
Non ricordo se fosse di queste parti, ma se ti capita di vederlo digli che io sto sempre in fondo alla strada e un bicchiere e due parole le farei volentieri con lui.
Ciao Ed vado a mettere il culo nel letto, non dimenticarti di salutarlo quando passerà.
Come dici? Non passerà?
Perché? sono sicuro che un giorno o l’altro tornerà, magari con un viso diverso, ma gli occhi saranno gli stessi.
Buonanotte Ed!
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08/04/2011 alle 15:10 #852810
Salve a tutti brava gente. Un po’ di tempo che non ci si sente. Eh sì, purtroppo il vecchi Red è ancora vivo, un po’ più malandato ma sempre vivo. La notte frequento un localaccio in Sudamerica che ricorda quello della pubblicità del Pampero, ricordate il rum dei peggiori locali di Caracas? Quello, c’era una ragazza guercia e un mucchio di pezzenti puzzolenti che bevevano rum. Io bevo Cachaça, birra e cachaça ; il fatto è che non digerisco il limone della caipirinha, così mi sono levato dai coglioni limone, ghiaccio e zucchero, bevo una birra e la spingo giù con una Ypioca liscia. Il posto mi piace, è proprio come il locale che vorrei gestire. Fuori dalla porta c’è il posteggiatore con un randello di legno, così, tanto per togliere le ruzze dal capo a chi avesse intenzione di rubacchiare la radio o altro. Il locale è malandato, tre scalini viscidi del salmastro marino ti portano ad una tenda di quelle antimosche ,una cortina fatta di corde intrecciate e pezzetti di canna. Il legno della canna risuona quando scosti la tenda .Ti accoglie una musica assordante , la luce insufficiente,i lampadari sono sporchi, storti e malandati, poco più d’un paralume con una lampadina che pende appesa al filo elettrico; lì dentro c’è una banda di scoppiati da paura, semietilisti che bevono cachaça come me, tatuati agli sgabelli del banco bar, uomini disastrati a caccia d’illusioni, uomini tristi in cerca di dieci minuti di sollievo; fumano tutti, alcuni giocano a carambola americana su un biliardo dalla tela strappata, giocano con delle puttane, sì, delle puttane, il locale è pieno di puttane, bionde, nere, mulatte, alte, basse, giovani, per lo più fighe, ragazze che bevono birra, litri di birra, che ti battono la consumazione o le sigarette al banco, ragazze che si aggiustano il trucco agli specchi scheggiati della sala, specchi dalla cornice che un tempo lontano fu dorata e da troppo tempo ha perduto splendore e luccichio. Le persone parlano e non si capiscono, non si sente nulla, la musica ammazza ma tutti fanno finta d’intendersi; e poi, tanto,che importa? Quando mai le persone si sono capite o hanno ascoltato quello che diceva un altro. Ognuno insegue i propri pensieri. Le ragazze vengono a sedertisi addosso e ti strofinano le chiappe dure come pietre sull’uccello; ci sono più donne che uomini, dieci volte tanto, tutte ti sorridono, sono profumate, hanno culi generosi, gambe scoperte e seni promettenti delizie da nirvana. Tutte a cercare di venderti un po’ del loro tempo.Se vuoi le porti via con pochi Reais e per un paio d’ore ti regali la voglia di tornare a vivere e un pugno di giovinezza che ti scorre via tra le dita troppo rapida, come sabbia asciutta, più stringi il pugno più la vedi andarsere. Si tira tardi così, sognando d’avere ancora tanta vita davanti, si tira tardi bevendo birra, da illusi e disperati. Non si sta male nel bar sudamericano, sarebbe un buon posto per morire, con una bella puttana sulle ginocchia. O tra le gambe di una donna o in montagna in una radiosa giornata di sole. Non fatemi morire poco per volta guardando la pioggia d’inverno che bagna le strade oltre il vetro sporco della finestra d’un ospedale.
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11/04/2011 alle 06:12 #852819
Ciao Red!! Bentornato! 
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11/04/2011 alle 15:45 #852821
Ciao pellaccia!! sempre un piacere sentirti e leggere qualcosa di sensato.
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