- Accesso stradale
- Strada per Tetti Folchi, trovata pulita. Parcheggiato a Folchi e arrivati a piedi ad inizio gita, ma posto per un paio di auto prima del paravalanghe.
- Osservazioni
- Nessuno
- Neve (parte superiore gita)
- Polverosa
- Neve (parte inferiore gita)
- Polverosa pesante
- Quota neve (m)
- 1000
- Equipaggiamento
- Scialpinistica
Seguire lal forestale, passando la prima borgata. Dalla seconda borgata si prende il pendio aperto sulla destra. Alla fine della radura si supera il bosco a destra fino a sbucare sulla dorsale da cui si vede la cima. Proseguire dritti verso la cima, ultimi 100 metri percorribili con neve sicura.
Parzialmente sconsolati dall’esperienza del giorno precedente e con il forte desiderio di riscatto, partiamo per questa nuova gita. Il nostro umore non migliora vedendo che nessuno tra le orde di auto parcheggiate alla partenza, decide di dirigersi verso il nostro itinerario.
Ribattiamo tutta la traccia con un unico local alle nostre calcagna e cerchiamo di guadagnare terreno con la speranza di poter pennellare un intonso pendio in polvere. Giunti alla fine della forestale, scopriamo con nostra infinita meraviglia che le nostre speranze non sono state vane: troviamo ad aspettarci della leggera polvere battuta solamente da un paio di tracce. Il gaso sale alle stelle e cerchiamo di tenere il local a bada. Con rinnovato vigore continuiamo la salita fino a 100 metri dalla cima. A questo punto, durante una breve pausa, cerchiamo con astuzia di farci superare dal local perchè il nostro vero interesse si trovava ora nell’aggredire il meraviglioso pendio piuttosto che nella salita.
Lui tenta di confonderci, inizia a tracciare ma dopo una sola inversione dichiara: “Io mi fermo qui”. Noi attoniti ci troviamo ad un importante bivio, continuare la salita o scendere. La tentazione del vergine pendio vince su tutto, e con le movenze del miglior skimo racer del west i ragazzi fanno cambio assetto e si preparano a deflorare la dolce pendenza con le migliori carvate di sempre. Si dice che gli ululati di gioia si siano sentiti da San Giacomo. Durante la libidica discesa superiamo altri skialper che osservano le nostre curve con rossi occhi di fuoco pieni di rancore. Tra gli schizzi di polvere si potevano quasi intravedere i loro pensieri: “Questi foresti bastardi!”.
La discesa si rivela talmente appagante che riteniamo obbligatorio e necessario ripellare per un altro giro.
Anche oggi lasciamo un pendio come Pearl Harbour dopo il 7 dicembre del ’41.
Alla prossima,
Andre, Fil, Elio, Ricky