Titani (Parete dei) Antiche Sere

L'itinerario

difficoltà: 6b / 5c obbl
esposizione arrampicata: Ovest
quota base arrampicata (m): 1400
sviluppo arrampicata (m): 200
dislivello avvicinamento (m): 300

copertura rete mobile
tim : 80% di copertura

contributors: otaner
ultima revisione: 21/05/10

località partenza: Forno Alpi Graie (Groscavallo , TO )

punti appoggio: Forno Alpi Graie

cartografia: I.G.C. 2 Valli di Lanzo e Moncenisio

bibliografia: Vallone di Sea. Un mondo di pietra di Marco Blatto - Sogno di Sea di Giancarlo Grassi.

accesso:
Da Forno Alpi Graie per la sterrata che conduce al Santuario della Madonna di Forno. Dopo qualche centinaio di metri salire a destra per ripida strada che si inoltra nel vallone di Sea (sentiero segnavia 308).
Guadando il torrente sulle pietre si giunge alla costruzione in cemento dell'acquedotto da dove dietro ad essa si reperisce il sentiero che sale sino alla base dello specchio di Iside.
Si costeggia sino al grande spigolo dietro al quale vi è la parete dei Titani.

note tecniche:
La via può essere suddivisa in due sezioni ben distinte: una prima parte che supera il gigantesco diedro d’angolo dello Specchio di Iside, la cui faccia destra è costituita dalle lisce placche della parete dei Titani; l’altra, che inizia dalla stretta cengia erbosa (che caratterizza a sinistra la sommità dello Specchio) e prosegue sul lato sud ovest delle cupola dei Titani.
La prima parte presenta le difficoltà maggiori, su roccia generalmente buona; l’arrampicata è spesso paragonabile a quella del Diedro Nanchez al Caporal. La seconda parte è suggestiva e d’ambiente, ma la roccia è sovente di pessima qualità, con tratti che richiedono cautela nel superare pericolosi blocchi instabili.
Si consiglia dunque, usciti dalla prima sezione, di proseguire a sinistra su Titanic o a destra su Ultimo Imperatore.

Materiale: La via è ben poco chiodata. Portare due serie di friend complete. Utile il martello per ribattere i chiodi in posto ed una staffa per ciascuno se si pensa di salire in artificiale

descrizione itinerario:
L1) Si attacca su uno speroncino di placche abbattuto, situato tra l’inizio di Titanic e quello di Ultimo imperatore (3c ma non proteggibile), uscendo su un’ampia cengia erbosa dove si sosta alla base di una lama - fessura.
L2) Seguire la lama con bell’incastro 5b fino a raggiungere il fondo di un breve diedro che si supera sulle placche della sua faccia sinistra.
L3) Ripartire verticalmente su lame arrotondate e vincere un diedro successivo con arrampicata atletica 5c, per sostare infine su un pulpito alla base di uno strapiombo.
L4) Seguire con duro incastro la fessura di fondo del diedro strapiombante 6b, uscendo faticosamente e con un gran passo in esposizione 5c (2 spit e due cordoni incastrati in tutto). Ribaltarsi sul pulpito superiore e sostare.
L5) Si affronta ora un diedro verticale fessurato, con incastro continuo e dulfer 6b (2 spit e un bong in tutto), afferrando delle buone lame. Si spacca a destra su delle placche scivolose, che consentono di riguadagnare alcuni gradini sul fondo del diedro e di uscire sulla cengia. Se questo tratto risultasse bagnato, le difficoltà aumenterebbero sensibilmente.

Siamo giunti a questo punto al termine della prima sezione della via. Volendo proseguire, si va a sinistra sulla cengia per 10 metri e si reperisce la naturale continuazione del diedro, ove la roccia appare più solida e compatta.

L6) Si sale un breve diedro aperto 5b (2 chiodi lasciati) e si spacca a destra raggiungendo un terrazzino. Si sale per roccia poco solida ma facile, portandosi alla base di una pericolosa lama instabile, sorretta da alcuni blocchi altrettanto poco solidi. Ci si innalza in spaccata con cautela e si afferra oltre una fessura che permette di attestarsi su una placca lichenata 5b. Andare a sinistra e sostare su un pulpito detritico alla base della gigantesca volta strapiombante superiore S6 (spit + chiodo).
L7) Alzarsi sopra la sosta in opposizione su lame, e superare una parete abbattuta ma con blocchi instabili. Raggiungere la base di un tetto sporgente e strisciare sotto di esso grazie a una buona cornice. Rialzarsi nel diedro con faticosa e sfuggente dulfer 5b e affrontare una placca assai disturbata dai licheni, agguantando il bordo inferiore di un tetto successivo 5b (1 spit) Traversare a destra su alcuni provvidenziali gradini (spit già molto sotto e senza possibilità di ulteriore protezione) e sostare alla base di un’impennata del diedro S6 (2 chiodi e 1 spit).
L8) Salire direttamente per il diedro su roccia migliore e afferrare una stretta fessura che ne caratterizza il fondo del tratto superiore 5c ( 1chiodo lasciato). Con cautela traversare a destra e issarsi in un diedrino sospeso, con incastro di dita. Superare una lametta incastrata e portarsi sotto il tetto 6a+ (1 solo spit). Traversare con un passo a destra, e uscire direttamente afferrando un blocco appuntito non molto stabile S7 (1 spit, 1chiodo e 1 nut incastrato). Vincere un muro solcato da due fessure parallele verso sinistra 5c+ (1 chiodo poco sicuro) e poi uno strapiombo di lame arrotondate. Uscire nel tratto superiore che si abbatte decisamente, percorrere una cornice e raggiungere la cengia cornice ove terminano Aqualung e Ultimo imperatore. Traversare a destra al meglio e raggiungere sosta e quindi le doppie di quest’ultima (S8).

Discesa: se si termina la via, conviene scendere lungo Ultimo imperatore. Dalla S7 è possibile invece scendere con 5 agevoli doppie lungo la via di salita.


altre annotazioni:
Maurizio Oviglia, Isidoro Meneghin e Roberto Mochino