pinin


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Dopo la Via del Cervino dello scorso anno (peraltro interrotta dalla grandinata), un’altra affascinante proposta arrampicatoria presso il Rifugio Coda. La relazione propone, dal nostro punto di vista, anche qualche riflessione di confronto sul trittico delle vie nord di immediata vicinanza al rifugio, ovvero la via del Cervino (sotto la cresta Carisey, relazione del 22/07/2018), la Parete Nord del Sella e poi la Via Kontike, affrontata in scalata parallela dai nostri compagni di gita.
Veniamo alla Parete Nord: la via è stata recentemente ripulita e risistemata, con aggiunta di un tiro di avvicinamento (L0), che noi però non abbiamo trovato. In ogni caso, individuata la parete e seguendo i vecchi segni rossi, non è difficile reperire direttamente l’attacco di L1, contrassegnato da targhetta con il nome. La scalata non è difficile, tecnicamente varia ma abbastanza continua, su sei tiri almeno tre (L1-L3-L4) sono bellissimi, per una via di montagna è una media invidiabile, ma anche nei tiri restanti ci sono passaggi interessanti. I gradi d’itinerario di Gulliver , in scala UIAA, sono d’antan, in qualche caso un po’ riduttivi, probabilmente è meglio far riferimento alla più recente descrizione di montagnabiellese.com, con gradi espressi in scala francese, persino generosi ma dettagliati e più condivisibili, con passaggi indicati di quinto in quasi tutti i tiri (tranne il facile attraversamento di L2), ovvero: 5a e qualche passo di 5b in L1, un tratto di 5b in L3, 5a e 5c (morbido) in L4, un passo di 5b in L5, qualche passo di 5a in L6. E dall’uscita in pochi minuti si ritorna al rifugio. In definitiva, a nostro avviso, nel confronto con la pur bellissima via del Cervino (vedi relazione) la Parete Nord è vincente, soprattutto per lo sviluppo e la continuità. Per completare il confronto, propongo le notazioni dell’amico Enrico sulla parallela Via Kontike, più breve, meno continua, ma connotata da un tiro decisamente più duro:
“Quattro tiri di cui il primo e l'ultimo decisamente insignificanti, secondo tiro interessante anche se abbiamo trovato appigli e appoggi invasi da terriccio - che siamo stati i primi a salire dopo l'inverno? - mentre il terzo tiro ci è parso molto affascinante e impegnativo: ampio diedro da percorrere sulla faccia di sinistra solcata da una marcata fessura dove i passi più impegnativi si risolvono solo con un incastro di mani; peccato che anche qui abbiamo trovato le prese essenziali sporche e la roccia alquanto scivolosa. Un gran bel tiro comunque forse più difficile di quanto recitino le relazioni”.

A Voi la scelta… in ogni caso uno dei luoghi migliori dove arrampicare quando a valle fa davvero troppo caldo! Allego la traccia gps della gita, con partenza da Praz de Bosc, sopra Lillianes.


partenza primo tiro

la via dal basso

uscita del terzo tiro

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
sempre bello… e sempre diverso….quest'anno tanta neve, ma a sorpresa lo sbocco sommitale del canale era a secco (uscita su roccia)… se non fosse stato così famigliare avremmo pensato di aver sbagliato uscita!
Con Germana ed in compagnia degli amici Claudia e Maurizio, una garanzia per un picnic pantagruelico sotto la vetta del Tovo!

Maurizio in avvicinamento al canale

Germana nel canale

Claudia e Maurizio nel tratto centrale

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Condizioni ottimali, grazie all'abbassamento delle temperature dei giorni scorsi. Neve abbondante e dura già alla bocchetta, che ci ha indotti a calzare i ramponi quasi subito e consentito un avvicinamento al canale molto rapido. Dalla base del canale abbiamo affrontato il primo tratto di conserva e poi con cinque tiri di corda da 30 m, su neve durissima. Soste tutte su roccia ai bordi del canale (difficile e laborioso fare corpi morti con la picca) utilizzando friends medi (0,5-1 black diamond), ma sarebbe meglio portare anche qualche misura più piccola. Anche il risalto centrale era quasi del tutto coperto, quindi condizioni perfette (neve meno dura) nel tratto d'uscita del canale e verso la croce di vetta. Ritorno alla bocchetta con ancora qualche nevaio sul sentiero, che però non disturba, e di qui facilmente alla funivia (le ginocchia ringraziano ;).
Come sempre con Germana. Cinque stelline per rimarcare l'eccezionalità delle condizioni, tecnicamente più impegnative rispetto a quelle incontrate negli anni scorsi, ma anche di maggiore soddisfazione.

neve abbondante alla bocchetta di finestra

direzione del canale a destra

il centro del canale

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bellissimo canale nord, in ambiente selvaggio e non visibile da valle, ma facilmente raggiungibile utilizzando la funivia, come abbiamo fatto noi. Il sentiero fino alla Bocchetta di Finestra è ormai in condizioni estive, mentre arrivare all'attacco del canale è stato più laborioso del previsto, nella neve ormai scarsa e sfondosa a causa del rialzo improvviso delle temperature, senza rigelo notturno. Ancora buona comunque la condizione del canale, quest'anno era forse l'ultima occasione. Noi abbiamo fatto il primo tratto, meno ripido, in conserva e poi all'interno del canale quattro-cinque brevi tiri (corda da 30 m), facendo soste rapide con qualche friends ed una fettuccia su spuntone di roccia. Allego traccia gps.
Con Germana e gli amici Claudia e Maurizio, tutti molto soddisfatti, con picnic finale sotto la cima del Tovo.

Bocchetta di Finestra, all'improvviso appare il Rosa...

ingresso nel canale

qualche tiro di corda

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Anello in senso orario, partenza sul segnavia 10 da Cort Mont Blanc (parcheggio per il Barbustel), deviazione a sinistra (9d) per il Lago Vernouille, abbiamo raggiunto prima la Tete del Hommes per la cresta ovest (per compiere il passaggio di arrampicata di inizio cresta in salita), traversata a La Torretta, quindi discesa al Col Lago Chiaro e rientro a Cort. Effettivamente l'attacco della cresta, sul versante nord, benché facile e breve (meno di 10 metri) è esposto ed in discesa potenzialmente pericoloso, se possibile è consigliabile l'assicurazione di una corda (noi l'abbiamo fatto anche in salita). Forse potrebbe essere più sicuro l'attacco direttamente dal colletto (ovest), evitando l'esposizione nord, ma non l'abbiamo verificato. Facile ed interamente camminabile (seppure prevalentemente in pietraia) la panoramicissima traversata a La Torretta, con arrivo in vetta dal versante sud-ovest e molto ripido il primo tratto della discesa al Col Lago Bianco: circa cinquanta metri sotto la cima si affrontano alcuni passaggi di placca, sicuramente facili in salita, mentre in discesa almeno uno, pur brevissimo (tre metri) è decisamente infido ed in caso di pioggia (da noi evitata per pochi minuti) rende assolutamente consigliabile l'assicurazione della corda. La gita è abbastanza breve (circa 9 Km) e di dislivello relativamente contenuto, 950 m (vedi traccia gps allegata). Tuttavia la salita alla Tete des Hommes sembra pochissimo frequentata (tracce di passaggio praticamente nulle, richiesta qualche attenzione per scegliere i passaggi migliori, anche se non ci si può assolutamente perdere). Molto più frequentata La Torretta (non oggi, ma le tracce sono evidenti), forse perché raggiungibile con una breve digressione dall'"autostrada" del Barbustel e probabilmente è ritenuta più facile (ma attenzione alle placche in discesa, sarebbe opportuno segnalare la difficoltà EE/F anche per questo tratto).
Con Germana, meteo in peggioramento che ha un po' limitato i grandiosi panorami osservabili da entrambe le cime e breve grandinata che per fortuna ha aspettato che arrivassimo al colle.

traversata di cresta Tete des Hommes La Torretta, la freccia indica il colletto di attacco

attacco della cresta ovest sull'esposto versante nord, se possibile meglio assicurarsi

scorcio del versante di salita al colletto dalla cresta della Tete des Hommes

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Definirla bellissima è quasi scontato, molto di più: per l'ambiente, il contesto, il panorama e paradossalmente anche grazie agli errori commessi, che hanno finito per aggiungere quel qualcosa in più che ci ha fatto provare il senso dell'avventura e dell'esplorazione (parole grosse, ma considerata la nostra poca esperienza ci è sembrato davvero così ;)). In realtà la Sigismondi era la via che credevamo di fare, ma ha finito per diventare della cresta integrale, o quasi... che è comunque una variante interessante (ma è meglio se scelta di propria volontà): primo tiro e parte del secondo percorsi sulla Sigismondi, “alla cengia dopo lo spit con cordino salire dietro lo speroncino dello spit” (come da fuorviante relazione), in un intaglio si individua un vecchio cordone e il gioco è fatto, si prosegue piegando leggermente verso destra, poi diritti sulla verticale fino a raggiungere la cresta, se si è fortunati si trova un vecchio chiodo ed un altro cordone, ma nulla di quanto atteso sulla via. Preso atto di essere da un’altra parte, si percorre la facile ed appigliata linea di cresta, rimanendo sul versante est del colle Greguri dapprima in salita e poi aggirando una piccola guglia (chiodo). Ci si trova così sulla “profonda fessura” della Sigismonsi ma arrivando dall'alto, la si raggiunge con qualche metro di facile ma esposta disarrampicata e la si supera in spaccata, ricongiungendosi al “comodo terrazzino” del quarto tiro. Sono ragionevolmente quattro tiri di variante (meglio corti per non far tirare le corde), a posteriori sono facili e facilmente proteggibili con qualche fettuccia e friends medio-piccoli, ma ci sono sembrati più impegnativi per il timore della linea di cresta non visibile. Ritornati sulla via per gli ultimi due bellissimi tiri (quinto e sesto, il settimo non è un tiro) sembrava di essere in falesia (soste vere ed almeno tre luccicanti spit per tiro, troppo lusso!!! ;-). Discesa sulla Solo per Bruna con quattro doppie, nella seconda fino alla cengia le mezze da 60 sono risultate un po’ scarse, meglio spezzare, anche per correre meno rischi di incastro (ebbene si… è successo anche a noi e non è stato bello :-((
Due parole sull’errore… chiaro che è stata colpa nostra, bastava informarsi meglio o anche solo guardare la foto con la traccia puntinata pubblicata da marco_colangelo (e immagino che la relazione originaria fosse conseguente). Capisco anche che in montagna (e non in falesia) ci si deve prima di tutto orientare per conto proprio…. ma la relazione sembrava accurata e ci siamo fidati. Non intendo proporre un’altra modifica alla descrizione di L2, irrimediabilmente pasticciata e contorta (uscita da troppe mani e troppe teste), anche perché finendo altrove non l’ho provata!), ma forse sarebbe bastato dire di percorrere la cengia sulla sinistra, magari senza abbassarsi troppo, o no?.....
Per aumentare la confusione allego la traccia gps, con l'avvicinamento più facile da nord e la via, ovviamente della variante di cresta, così qualcun altro la farà sapendo dove va...

Con Germana come sempre, subito un po' stressati per la divagazione, ma a cose fatte, visto che il giro era stato ancora più bello ed avventuroso, siamo stati molto soddisfatti. Meno simpatico l'incastro della corda in discesa, ma senza grossi timori perché Enrico (già rientrato con Idalba da altra via) era già pronto a venirci in soccorso :))
credo doverose le molte fotografie...

la Rocca come si presenta da Campo Base

avvicinamento da nord, Colle Greguri, Rocca e Torre Castello (separate dal profondo intaglio) e poco sotto la Rocca Provenzale

la magnifica silhouette della Rocca Castello

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
Non metto le stelline, senza alcuna connotazione negativa, ma commentare una via di arrampicata di oltre trenta tiri dopo averne fatti tre (primo salto), è come giudicare un ristorante dopo l'aperitivo. Qualche considerazione ed informazione spero che possa aiutare almeno a raggiungere l'attacco un po' prima di quanto successo a noi :-((. Ovviamente non avevamo nessuna intenzione di farla integrale, ma qualche tiro in più.... vista anche la promessa di ottime vie di fuga.... Nel merito dell'aperitivo: bello il primo tiro, roccia ottima e neppure troppa erba (visto il contesto), il muretto finale ha un passo non facile (verticale con prese per le mani sfuggenti), o si hanno mani forti o ci si deve muovere con buona tecnica, in ogni caso serve la padronanza di un grado più elevato del 4c dichiarato; secondo tiro molto facile ma molto erboso; terzo tiro divertente, con placca finale davvero carina. Segue l'uscita sul pianoro sovrastante per erba e roccette (c'è uno spit, eventualmente ci si può ancora assicurare) e cinquanta metri di trasferimento al secondo salto per erba e poi pietraia, se si sono usate le scarpette nel primo salto forse conviene toglierle. Il secondo salto attacca verticale, visto da sotto sembra ci siano buone prese, ma è solo un'impressione non verificata, per noi la via era già finita. La via di fuga sulla sinistra non è propriamente "ottima", canale erboso ripido e delicato, da cercare con circospezione e ovviamente niente ometti, forse con un paio di doppie sulla via si fa prima, per questo molto consigliate due mezze corde da 60 m, anche perché i tiri sono di 30 m giusti o anche abbondanti, doppiare una mezza non conviene.
Ma veniamo all’avvicinamento, dal ripetitore del tracciolino con il segnavia D41 (o anche tutto per strada fino alle Sette Fontane con il permesso). Sentiero C17 in seguito, resta ben segnato e facilmente percorribile, anche se evidentemente poco frequentato. Dopo meno di un chilometro dall'Alpe (circa mezz’ora) si attraversa un riale (abbastanza inciso e normalmente secco, che scende con tutta evidenza dal colle del Limbo, mentre il vero Rio Asciutto, alcune centinaia di metri più avanti, peraltro molto suggestivo, non va assolutamente raggiunto, né tantomeno l'Alpe Carera, tornare indietro subito!) e dopo altri 100 m (un chilometro giusto dalle Sette Fontane) si raggiunge lo sperone erboso (quota m 1660 per i più tecnologici) indicato nella relazione di itinerario, dove bisogna abbandonare il sentiero segnato, anche se da lì non si scorgono né ometti né alcun segno di passaggio. Risalendo per la massima pendenza si cominciano a scorgere gli ometti e l’attacco della via, circa 150 metri dal sentiero ed 80 m più in alto (1745 m), dove è stata apposta una targhetta in ricordo di Fabrizio Marciandi (cui è dedicata la via). La targa bronzea si può individuare anche dal sentiero (buona idea portare un binocolo, ovviamente noi non l'avevamo). Ancora meglio portare il gps e seguire la traccia che allego, depurata delle nostre estemporanee divagazioni ;-). Dalla partenza del tracciolino sono 5 Km giusti ed un paio d’ore di tempo (o anche qualcosina in più), con passo escursionistico e soste normali.
Con Germana come sempre, noi abbiamo impiegato un po' di più per trovare l’attacco (non dico quanto per vergogna, colpa nostra beninteso, bello smacco per due escursionisti di consumata esperienza!!!!!), in compenso abbiamo ispezionato le pendici sud-ovest del Mucrone come pochi altri ;-)

panoramica dell'avvicinamento: Alpe Sette Fontane e l'attacco della via evidenziato dal cerchiolino

la via dall'Alpe Sette Fontane

l'attacco visto da dove si lascia il sentiero

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Itinerario classico, prima al Centrale e quindi per cresta all'Occidentale. Tempo splendido e condizioni generali simili a quelle descritte ieri da sergio55, temperatura molto alta ma mitigata dalla brezza, fondo buono (appena un po' sfondoso al rientro), crepaccia terminale prima del colle apparentemente aperta, ma si passa bene (aiutandosi nel passo di attraversamento con la picca). Ottima traccia al Centrale, crestina dell'Occidentale Ok (anche se con il traffico di oggi bisognerebbe mettere un semaforo, l'incrocio con chi scende può essere da brivido).
Con Germana, per noi prima volta sul Centrale, gita molto gratificante e panorama mozzafiato su tutto il gruppo del Rosa.

in primo piano a sinistra la terminale si passa bene, sullo sfondo a destra il Breithorn Centrale

traccia ottima verso il Centrale

panoramica del gruppo del Rosa dal Breithorn Centrale

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Primo quattromila della stagione, approfittando subito dell'apertura estiva dell'Indren, senza un rigido programma, anche se speravamo di salire un po' di più. Qualche piccolo contrattempo e soprattutto il meteo poco clemente al mattino, con visibilità scarsa in quota, ci hanno fatto accontentare. Buone le condizioni della neve in salita, dura e un po' ventata, le tracce delle poche cordate venivano rapidamente cancellate. I soliti crepacci aperti verso i 3900 m ai margini del ghiacciaio del Lys sopra il Garstelet, che quest'anno si superano in sicurezza percorrendo un'ampia zeta (ma altre screpolature sembrano pronte ad aprirsi), poi solo un mare di nebbia. Sotto il Balmenhorn, in direzione del colle del Lys non c'erano tracce apparenti , ed abbiamo preferito deviare a destra al colle Vincent (4100) finalmente con qualche squarcio di sereno, che scopriva da un lato la Piramide Vincent (con gli ultimi sciatori in discesa) e dall'altro il Corno Nero ed il Balmenhorn. Il Cristo l'abbiamo salutato questa volta dal basso, quindi rientro veloce per non rischiare di pernottare in quota, discesa buona fino al Gnifetti, poi sfondosissima verso il Mantova, con la quasi beffa del tempo ormai sereno. Breve sosta ed ultimi alla funivia (anche se con anticipo).
Si torna sempre con immenso piacere sulle vette del Rosa, come sempre con Germana e questa volta in compagnia anche degli amici Claudia, Maurizio e Corrado
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Tre stelle relative al periodo estivo, in invernale sarebbero cinque. La via resta comunque carina, le scarpette possono aiutare soltanto nella placca del secondo tiro, altrove diventano un impiccio nei numerosi passaggi erbosi. In questa stagione non conviene salire fino all'anticima, ma scendere direttamente a sinistra col sentiero di cresta. Allego traccia gps, anche se è un po' "creativo" (diciamo pure sbagliato) l'avvicinamento dal lago alla partenza, spostato decisamente troppo a sinistra, che resta comunque disagevole tra sfasciumi ed arbusti.
Con Germana

livrea estiva decisamente diversa dall'invernale

ma almeno si possono mettere le scarpette nella placca del secondo tiro ;)

e l'occhio del lago diventa....liquido