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Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: OK fino a Posio, qualche lavoro lungo la salita.
Fino all'alpe Arzola (poco prima) sentiero pulito, di ghiaccio neanche l'ombra. Poi conviene lasciarsi a sinistra l'alpe (ghiaccio) e tirare su dritto, incrociando il sentiero. Noi abbiamo continuato a salire dritti zigzagando tra chiazze di neve ed erba scivolosa ma non troppo curvando poi a sinistra lungo un costone poco sopra il sentiero, quasi privo di neve. Sbucati sulla dorsale poco sopra il passo, abbiamo raggiunto la cima aggirando i pochi nevai, Solo gli ultimi facili 20-30 metri sono su neve.
Calzati i ramponi (neve in alcuni tratti molto dura) abbiamo percorso la bella cresta fino alla Rocca Boeretto (Colle Oreggia) di poco più alta dell'Arzola. La Testona era lì, ma era tardi e non sapevamo se quella era proprio la cima… sarà per la prossima volta. Al ritorno puntatina al panoramico bivacco + statua. Clima mite e panorami super.

In compagnia del veloce Angelo. rallentato solo dai micidiali lacci dei ramponi...
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Qualche centimetro di neve nell'ultimo tratto (ultimi 100-150 metri) ma senza difficoltà con pedule normali (utili bastoncini).
Cima purtroppo nella nebbia già da metà mattinata, panorama concesso solo nel primo tratto di cresta.
Freschetto in cima. Montagne verso la Francia più libere da nubi.
Volevamo andare sulla Marchisa ma... è tutto bianco (e in giornata la neve, per quanto poca, non sembra essersi sciolta).
Libro di vetta completo!
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Seguendo la descrizione di Andrea81, che ringrazio, non ci si può sbagliare. Dopo aver lasciato il sentiero balcone GR5 e aver risalito i primi dossi erbosi, compaiono alcune tracce e ometti, c'è anche un tubo nero che attinge acqua ad una piccola "sorgente" ai piedi di un salto roccioso che va superato a destra salendo (ometto). Importante il punto dove occorre attraversare il rio e passare sul lato destro salendo del valloncello (molti ometti). Dopo un breve spostamento laterale si riprende a salire, nelle parti più ghiaiose si trova una traccia che serpeggia ripida. Si raggiunge così un laghetto (forse in agosto era ancora un nevaio) e si continua a salire fino al vasto altopiano. Non bisogna puntare al primo falso colletto che si raggiunge facilmente a sinistra, ma costeggiare un crinale detritico-roccioso che separa l'altopiano in due parti, fino a superarlo per poi salire ancora curvando infine verso sinistra (qui gli ometti scarseggiano) fino al colletto 3080 dove c'è un ometto ben fatto ma piccolo tenuto conto del passaggio chiave. Da qui traversata veloce su comoda traccia (ometti). Importante: occorre arrivare fin quasi all'estremo opposto del pendio attraversato (ampia sella che si affaccia sui ghiacciai) senza farsi attrarre da ometti che indicano delle tracce secondarie che vanno a tagliare su salti rocciosi). Da lì parte una larga traccia con molti ometti che riattraversa a ritroso il pendio con alcuni tratti orizzontali, restringendosi nella parte centrale su terrazzini rocciosi o rocce poco inclinate sospesi su piccoli salti (attenzione) superati i quali torna ad essere traccia ben visibile nei detriti e guadagnare in breve la larga cima. Si passa sempre sotto la cresta, certe volte quasi la si raggiunge. Oggi vento freddo da sud dal colletto 3080 fino in cima.
Cielo blu, percorso vario e neanche tanto faticoso (a parte il ritorno…), panorama stellare, in compagnia del fratellino Angelo… cosa volere di più? Un GRAZIE ancora ad Andrea81 che ha pazientemente descritto l'itinerario!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: OK
Percorso compiuto: Rochers Charniers - La Punta - Pas de l'ane - Chalanche Ronde - ritorno per la via di salita. Ho traversato il pianoro del bivio per lo Chaberton passando dalla partenza della seggiovia, da lì tracce si tengono sul fondo del vallone. Quando il vallone si dirama, sono andato a destra (tracce che poi svaniscono) per prendere quota, ma si traversano pietraie solcate da canali scomodi da traversare (conviene tenersi sui magri pascoli in basso) ed ho imboccato il primo pendio-canale (che porta alla conca sommitale), che per 3/4 ha dei "filotti" di terriccio ed erba che aiutano la salita, l'ultimo tratto invece è infido e da fare con calma soprattutto in discesa (anche se così a vista mi è parso migliore di quello descritto da Tini). Ho traversato la conca a circa metà su facile nevaio nel tratto meno inclinato (pedule basse, no ramponi) per poi recuperare la traccia che sale alla seconda conca e poi cresta e 3 cime (la più alta è quella a sinistra con traccia leggermente esposta e quaderno di vetta). Invece di continuare per cresta, sono tornato al colletto sotto la cima vera e l'ho contornata per facile nevaio lato Pian dei Morti, riportandomi in cresta poco prima de La Punta. Da La Punta, per buona traccia si scende ripidamente in direzione di un colletto separato dal pas de l'ane da un gendarme. Allora si scende di circa 50 m a sinistra (lato Francia) su terreno infido (vaghe tracce) per poi riguadagnare il passo (ho messo qualche omettino) da cui in breve in cima alla Chalance Ronde. Volevo scendere dal pas de l'ane per fare anello, cosa che avevo già fatto con la neve, ma non mi ha tanto ispirato (estesi nevai su tutta la conca, tranne nell'ultimo tratto sotto il passo) e allora sono tornato facendo a ritroso il percorso dell'andata.
Gita relazionata un po' in ritardo solo per dire che è fattibile senza ramponi e addirittura con pedule basse (anche se nelle pietraie si patisce un po').
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: OK
La nostra meta principale era il Petit Rochebrune, ma arrivati (tagliando per prati senza attraversare passerella) alla conca superiore, la cima era nelle nuvole, che però si fermavano lì. Allora abbiamo puntato al Pic Lombard. Non conoscendo la difficoltà della via di cresta, abbiamo affrontato il pendio di sfasciumi (micro-nevai evitabili) che guarda il Petit, inizialmente agevole, poi un po' rognoso e ripidino, arrivando quasi direttamente alla croce (con quaderno). Affacciandosi sulla cresta, abbiamo visto una traccia che sembra fattibile (EE) e meglio degli sfasciumi! Intanto il Petit si è liberato e in un'ora esatta lo abbiamo raggiunto ridiscendendo per il pendio di salita e traversando leggermente a destra in modo da evitare i nevai più diretti e raggiungere la cresta per altri sfasciumi mooolto più comodi dei precedenti. In cresta una buona traccia con ometti ci ha condotto in vetta: omettone e sbarra metallica, presente anche qua un quaderno. Dopo una bella pausa, visto che il meteo migliorava ancora, abbiamo fatto tutta la cresta transitando per il col de la Crousette e quota 2830 fino all'ultimo colle 2767 prima del Pic de Fond Queyras (traccia discontinua che evita asperità, qualche nevaietto, pochi omettini), per poi scendere su facili nevai tenendoci a destra del laghetto (non occorrono i ramponi), e risalendo poi qualche dosso per andare a recuperare le inutili ciaspole che avevamo abbandonato in salita una volta constatato la scarsità ed "estività" dei nevai. Per scendere abbiamo poi raggiunto il sentiero del col du Peas attraversando qualche torrente in basso (non proprio agevole…) e attraversato sulla passerella, che è in buon stato. Grandi panorami e ambiente, meteo che non ci ha fatto morire di caldo e che è andato migliorando.
Un grazie al fratellino Angelo, per trasporto, flessibilità e sopportazione nel seguire i miei giri infiniti e negli attraversamenti dei torrenti, da lui tanto amati! Rifugio di Les Fonts funzionante a pieno regime anche di lunedì, parecchia gente ai tavoli esterni e molti coperti pronti per la cena all'interno.
Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
Sentiero per Punta Imperatoria completamente libero da neve e ben segnalato (qualche tacca bianco-rossa rinnovata).
Nevai aggirabili anche fino al colletto, poi per andare sulla P.ta della Croce conviene tenersi sulla cresta (facile) per evitare di traversare ripidi nevai, e poi sotto la cima seguire la traccia più vicina alla cresta e traversare a sinistra 5 m sotto la punta. Per chiudere il bel giro sono sceso dal colletto: nevai solo nella parte inferiore, non ripidi e pure portanti (ero in scarpe basse e non mi sono bagnato).
Un rigraziamento a chi ha defecato poco sotto la cima sulla traccia: ideona!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ok
Giro effettuato salendo per il Gravio al colle Aciano, puntatina al monte Cormetto, discesa all'Amprimo e chiusura anello.
Sentiero dal rif.Gravio al colle Aciano ottimamente segnalato (tacche bianco-rosse) fino a sotto il colle, bello diretto soprattutto nel bosco, pulito dalla neve tranne un piccolo nevaio nel tratto finale che non da' problemi (scarpe basse).
Nel ripido tratto finale, dopo aver attraversato per l'ultima volta il canale sul nevaietto, di segni bianco-rossi io non ne ho visti: invece di seguire un segno blu che portava a traversare una fascia rocciosa, ho piegato a sinistra per tracce marcate tra zolle erbose (dopo un po' c'è un altro segno blu!): direi meglio, anche se si arriva poco più alti del colle. Dal rifugio 1h30'.
Per la cima ci si tiene sulla dorsale e ogni tanto a destra (lato Gravio) per tracce. Meno breve di quel che sembra, un po' di rododendring. Raggiunto sia il rilevo più alto che il più a nord, più roccioso e con segnale di vetta.
Tornato al colle, ho traversato per nevai al casotto, poi per neve ancora 50-100 m sotto, no problem con scarpe basse, solo un po' di bagnarola. Bel giro!
Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
NUOVO SENTIERO BEN SEGNALATO per il Monte Lera, inaugurato nell'agosto 2016.
Dal sentiero che porta alla Bassa delle Sette (lato VdT), poco dopo aver lasciato la stradina sterrata che va al punto panoramico (lancio con parapendio), ad un tornante imboccare in leggera discesa il lungo sentiero balcone seguendo il quale si può giungere al colle della Portia. Si perde un po' quota, ma si superano diverse pietraie altrimenti ostiche. In circa 15' si arriva alla fontana dell'AIB (una bacinella scura con un tubo, e un'edicola in legno). Il sentiero tende ora a salire e poco dopo sulla destra si vedono dei segno tipo GTA (bianco-rossi) e in uno di questi scritto a vernice nera "Monte Lera 1h15'". Si comincia a salire abbastanza in linea retta, i segni sono numerosi, ogni tanto si trova anche qualche paletto (e dei pezzi di nastro di plastica appesi ai rami, brutti ma più avanti quasi indispensabili). Il terreno è erboso e pietroso, quasi assenti gli alberi. Arrivati sotto la cresta, riprende la boscaglia, ed il percorso piega decisamente a sinistra, compiendo un discreto traverso con qualche saliscendi, per poi riprendere verso destra (punto da ricordarsi in discesa) serpeggiando tra zone impraticabili. Finalmente si sbuca in cresta e con breve tratto verso sinistra sul versante ValCeronda (chiazze di neve dura) in breve si arriva alla madonnina con edicola in metallo per il libro di vetta (in breve si possono guadagnare le rocce dove si trova una targa in pietra degli Scout Torino IV).

Percorso decisamente più comodo di quello per cresta dalla Bassa delle Sette, in quanto ripulito dalla boschina feroce (gran lavoro di decespugliatore, grazie a chi l'ha fatto!). Unico neo l'erba scivolosissima soprattutto in discesa (consigliato un paio di bastoncini, una buona suola non è sufficiente... ci vorrebbero gli antichi ramponi in legno!). Forse solo se ci passasse Annibale con gli elefanti la si potrebbe estirpare del tutto, però spero che con un po' di frequentazione la situazione migliori ed il sentiero possa durare nel tempo.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ok
Poca neve, ma molto dura, sul tratto finale dopo il colle. Con le scarpe basse un po' di attenzione.
Ma più attenzione è occorsa per scendere la cresta ovest, lì molta più neve che non ha mollato neanche dopo le 13:00.
Ci sono delle "peste" ma nei tratti ripidi sono distanti, probabilmente sono di una discesa... quando la neve era fresca e molle!
Peccato perchè il primo tratto quasi orizzontale in cresta, ed il tratto nel bosco sono magnifici. Comunque ho chiuso l'anello su Barbustel, ma lo consiglio solo con scarponi con buona suola e bastoncini. Oppure conviene fare il giro al contrario.
Invece per la salita da Veulla no problem. Ma tanto domani mi sa che cambia tutto...
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Salito alla Bocchetta delle Oche in 3h45 senza particolari corse.
Dal colle aggirato a destra primo dosso su neve dura ma non troppo, poi sceso al Lago (gelato)
per salire alla cima Giassetto dalla dorsale lato val Soana, secondo me più facile di quella sullo spartiacque.
Chiazze di neve ghiacciata non consentono di passare sempre dove più comodo,
ma si arriva in cima senza problemi.
Salito per sentiero GTA, sceso per la strada sterrata, secondo me più agevole per scendere "scorrevoli" (e stanchi...).
Partenza ore 8.00 rientro all'auto ore 16:00 spaccate.
Gita molto bella e completa, meteo "spaziale".
Visto (e sentito) una volpe rumorosa poco dopo Fondo.
Visto uno splendido ermellino bianco nella parte medio-alta.
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