giulia_marangoni


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: strada stretta a tratti sterrata. Consiglio di evitare di arrivare fino alla fine della strada se non si ha un 4x4, ma f
Le 4 stelline sono decisamente per la bellezza del vallone in veste autunnale e per la vista dalla vetta. Il sentiero però, è quasi tutto da immaginare, o comunque da cercare. Lasciata la macchina, quando la sterrata spiana si vede una croce di legno e sulla sinistra un cartello in legno con indicazioni per il lago di luca. Proseguire un po' su tracce di ampio sentiero e, arrivati ad una bassa baita, prendere una traccia che sale a sinistra, dopo un po' diventa un sentiero un po' più visibile. Da qui al lago di luca gli ometti sono quasi sempre visibili e c'è qualche sbiadita traccia di vernice. Si sorpassano i resti di due laghi quasi asciutti. Arrivati al lago "vero", conviene stare sulla sponda destra, risalire la collinetta, e lì seguire per tracce e ometti (la vetta già si vede, l'unica con la croce metallica). Io ho percorso il valloncino un po' sfasciumoso che porta al colletto, e da lì sulla destra continua una traccia, o l'intuito, fino alla vetta. Nessuna difficoltà particolare, data la quasi totale assenza di segnaletica, la sconsiglierei con la nebbia. In cima, oggi, nessuno a parte me.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Che altro dire su questa classica e facilissima escursione? Che resta meraviglioso arrivare lassù e godere di una vista a 360 gradi con un cielo così limpido come oggi. Sentiero segnatissimo e intuitivo, un po' più pesante nel tratto dalla seggiovia al colle dello Chaberton, ultima parte lineare e non faticosa. In cima centinaia di persone, di ogni tipo, dai runners ai ciclisti ai bambini al loro primo 3000. Ovviamente la folla in vetta non fa mai così piacere, ma se avete la fortuna di non incontrare qualcuno che mette la musica per pranzo, di spazio in vetta credetemi che ce n'è in abbondanza. Con la dovuta attenzione per il ghiaccio sempre presente, andate a sbirciare il forte sotto, mantenendovi nel corridoio principale,e provate ad immaginare cosa doveva essere, la guerra a più di 3000 metri d'altezza.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Gita sognata per una vita e finalmente fatta!
L'avvicinamento dal Colle del Preit è piuttosto lungo ma mai eccessivamente pendente,un riscaldamento prima della sfida vera e propria. La Meja in sè è sostanzialmente una scala detritica, e di passaggi veramente esposti e pericolosi non ne abbiamo riscontrati. Però le mani si usano quasi dall'inizio alla fine, quello sì, specialmente nei due stretti canali e nei due punti di cavi fissi.
Mi aspettavo una folla incredibile, e in effetti mentre salivamo qualche decina di persone stava scendendo (il che nei canalini può creare code fastidiose) e in vetta eravamo comunque ancora una decina.

Un lungo viaggio da Torino in giornata, ma ne è valsa assolutamente la pena!
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Meravigliosa escursione che dà la possibilità di immergersi nel piccolo angolo dolomitico della val di Susa. All'andata abbiamo seguito il sentiero che, dal laghetto appena sopra il Rifugio Guido Rey (di cui vi consiglio caldamente di approfittare per una birra e una fetta di torta sulla via del ritorno!) parte sulla destra nel bosco, e segue poi un sentiero, di nuovo sulla destra, molto ripido e pendente che arriva fino al gabbiotto dello skilift del Rocher de la Garde. Al ritorno abbiamo presto invece il ritorno che, scendendo, va a sinistra percorrendo tutto il ghiaione e scende poi per le vecchie piste di nuovo fino al rifugio.
L'itinerario non è difficile, ma ci sono 2 punti in cui occorre molta attenzione, il sentiero si fa sottile al bordo dei pendenti scivoli di pietre e il terreno di ghiaia fine è insidioso (meglio non soffrire troppo di vertigini !!). Ma con una punta di coraggio e magari la mano di un amico si oltrepassa in un secondo.
Bivacco Ugo Blanchetti un vero gioiellino.
Vale la pena, arrivati sulla grand'hoche, proseguire sulla facilissima cresta fino alla guglia d'arbour, per conquistare la seconda cima della giornata con pochissima fatica in più.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: pista fino al selleries in buone condizioni
Gita meravigliosa, fatta in solitaria parcheggiando la macchina al Selleries (anche se detesto salire in macchina, ma la lunghezza della gita e la minaccia di temporali lo esigeva questa volta).
La descrizione è veritiera, è una gita lunga, piena di sali scendi, ma anche di paesaggi pazzeschi. Io sono salita (per paura di temporali imminenti) solo sul Robinet senza allungare al Rocciavrè.
Il sentiero è tracciato e bollato in modo impeccabile, il bivacco e la chiesetta semplici, ma fondamentali in caso di temporale in un terreno così spoglio.

Non ho incontrato nessuno nè in salita nè in discesa, se non 2 ragazzi che scalavano sulla Cristalliera.
In una giornata tersa e non minacciata costantemente da grandi nuvoloni e nebbie improvvise, me la sarei goduta di più, in ogni caso è una gita consigliatissima, se avete l'intera giornata a disposizione.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Dopo aver pernottato al Rifugio Jervis, siamo partiti già sapendo di arrivare solo fino al Colle Barant, che resta comunque una splendida gita, immersi nei larici e circondati da un panorama straordinario. Si inizia a pestare neve dal giardino Peyronel fino al Colle.
Rifugio Barant appena aperto, perchè non approfittarne !

scorcio sulla Conca

giardino Peyronel ancora innevato

ultimo tratto fino al Colle Barant
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Sentiero privo di neve fino alla vetta.
Arrivati prima in cima a Punta Costa Fiorita, e ci siamo poi lasciati tentare dalla bellissima cresta che porta a Punta della Croce. Il percorso è sempre evidente, se non con segni perlomeno con grossi ometti. Un po' di attenzione nell'ultimissimo tratto che porta alla punta della Croce, per il resto gita bellissima e panoramica. Per questa volta evitato il Monte Sapei, sarà per la prossima ! :)

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: molto bagnata
quota neve m :: 1800
Saliti alla conca del Prà venerdì sera, dormito al Jervis e partiti alle 7 il sabato mattina. Io (con le ciaspole) e altri 7 amici sciatori/splitboarders. Gita abbastanza tosta, perlomeno con le ciaspole, dato il dislivello di quasi 1200 m e l'obbligo di farlo tutto a piedi anche in discesa. Detto ciò, condizioni della neve perfette, ovviamente piuttosto bagnata e pesante al ritorno (io ho iniziato a scendere per le 12.20), e il paesaggio e la vista dal colle, difficili da descrivere.
Traccia di skialp molto evidente che passa dal Rifugio Granero, scende leggermente dopo il rifugio, e risale nel canalone più a destra fino al colle.
Molti scialpinisti in giro, parecchi che al colle traversavano e scendevano verso il Refuge du Viso.



Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
itinerario molto semplice, divertente nell'ultima parte molto rocciosa. Sentiero segnato in modo impeccabile ! la neve si incontra dal Colle pra lorenzo, ma non crea disagio per il resto della salita, non occorrono ciaspole e i bolli del sentiero sono sempre visibili. noi eravamo in 3,altri 2 signori incontrati..il panorama dalla vetta è pazzesco!
ATTENZIONE, a mio parere questi sono gli ultimi giorni in cui la salita si può effettuare in tranquillità, il motivo è lo sviluppo, che sta già iniziando, delle PROCESSIONARIE..ci sono centinaia di nidi, per ora ancora pochi bruchi hanno iniziato la loro processione,ma è questione di giorni e inizieranno. Per cui nel prossimo mese prestate la massima attenzione e cercate di non passare sotto i nidi da cui potrebbero cadere dei bruchi e provocarvi irritazioni molto forti. Ancora più attenzione se avete cani con voi, per la loro incolumità, lasciateli a casa.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
Siamo partite dalla Baita Pian Munè, seguendo la strada battuta che parte subito a sinistra della baita e che dolcemente arriva fino a Pian Croesio. Di lì, per sicurezza, abbiamo proseguito a lato della pista (il pezzo più faticoso dell'intera salita!), fino a superare il casotto dello skilift e da lì proseguire lungo la cresta seguendo un'evidentissima traccia di scialpinisti. C'è un unico punto in cui le roccette pelate impongono un po' di attenzione, per il resto gita bella e tranquilla !
Incontrati diversi scialpinisti sia a salire che a scendere, dopo 20 min di cammino dalla cima dello skilift la nebbia ha lasciato spazio ad una vista spettacolare!