gianni.savoia


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Saliti sino alla baita Umbrias, poco dopo abbiamo lasciato il sentiero salendo a destra per esili tracce sino a raggiungere un colletto che da accesso al vallone del Braias (possibili numerose varianti). Ci siamo addentrati nel vallone superando una zona di grandi massi e, giunti verso il centro, abbiamo iniziato a salire dritto per dritto su pietraia e sfasciumi. Nella parte più alta, molto ripida, abbiamo fatto un traverso da sinistra verso destra tenendoci alti sotto le roccette che limitano il pendio detritico uscendo al colle Braias.
Qui, abbiamo sbagliato: abbiamo iniziato a salire la cresta pensando di poter superare le varie puntine ma, giunti alla seconda, abbiamo visto che scendere sarebbe stato serio e avrebbe necessitato di attrezzatura.
Siamo quindi tornati sui nostri passi al colle, unico punto debole della cresta per scendere verso lago Gelato. Siamo scesi per poco meno di cento metri nel vallone dove, depositato il socio su pietrone confortevole, ho iniziato a risalire verso il colle Gialin.
Qui giunto ho risalito la cresta, appoggiano a destra del filo dove ci sono belle placconate alternate a grossi blocchi accatastati: non difficile me nemmeno banale.
Giunto sulla prima vetta ho provato ad aggirarla da destra per giungere al colletto fra le due puntine ma poi, un po' perchè ormai era tardi, e soprattutto perchè ero solo, ho lasciato per la prossima volta il raggiungimento della puntina Ovest, due o tre metri più alta che comporta un passo in discesa non facile.
Recuperato il socio alla base del Braias abbiamo iniziato a traversare per portarci sotto il passo di Lago Gelato che abbiamo raggiunto, scendendo poi per la traccia che lo attraversa e chiudendo l'anello alla baita Umbrias.
Consiglierei, a chi voglia salire questo versante, di salire per il vallone Braias perchè più diretto e remunerativo ma discendere per il passo di Lago Gelato, ben tracciato e segnalato e privo di pericoli dovuti alla natura del terreno, mente al contrario scendendo da col Braias ci si troverebbe su terreno infido e smosso che in salita si può gestire ma in discesa risulterebbe un po' pericoloso. Inoltre manca qualsiasi indicazione o ometto per reperire i passaggi corretti.
Posto comunque bellissimo e raccomandabile ai canavesani di stretta osservanza.
Con l'errore di percorso, oggi il dislivello ha cubato 2.400 ma anche indovinando tutto direi che non scende sotto i 2.200 (con la risalita al passo di Lago Gelato).
Con il fedele Pier che, essendo stanco, se ne è sparati solo 2.000....

Al colle Braias

Belle placconate in alto

La puntina più alta

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ok
La stagione un po' anomala consente ancora, a novembre inoltrato, salite di questo tipo, e non par vero approfittarne, anche per l'ambiente particolarmente suggestivo. La neve ricopre però il percorso per oltre un terzo, con uno spessore (oltre 50 cm. in alto) superiore a quanto mi attendessi. La salita, già lunga di suo, lo è quindi diventata ancor di più, per il duro lavoro di battitura-traccia. Nell'ultima parte, oltre i 2950 metri, valutate le condizioni di innevamento, l'ora già tarda e la conseguente rapida formazione di verglas, abbiamo ritenuto di non affrontare il torrione sommitale come da relazione, e lo abbiamo invece aggirato sulla destra alla sua base sfruttando pendii nevosi a bordo ghiacciaio e cengette. Siamo così pervenuti all'imbocco del valloncello sul quale il bivacco si affaccia a sud-est. Questo valloncello è difeso da una barra rocciosa importante che però si assottiglia nella parte destra e si lascia superare tramite un breve canalino roccioso-detritico di una quindicina di metri, più schifoso che non difficile (passi di II+). Superatolo (unica difficoltà incontrata) ci si trova sui nevai superiori che si risalgono sino al colletto poco sotto il bivacco. Da qui per la via solita con due passi di arrampicata si giunge al bivacco. Pubblico la traccia di questa variante che pare vantaggiosa, non avendo difficoltà particolari, anche se resta da valutare se in assenza di neve sia preferibile.
Averne di bivacchi così... Panorama commovente al tramonto, isolamento assoluto, aria d'altri tempi. Del resto il libro del bivacco è un'agendina piccolina che, pur datando dal 1994, è appena a metà... Le condizioni di innevamento ci hanno sconsigliato di proseguire oltre come avremmo voluto, ma il luogo merita comunque la visita. In queste condizioni una salita più che completa da affrontarsi attrezzati di conseguenza (non farsi ingannare dall'inquadramento nella sezione 'escursionismo'...). L'avvicinamento è veramente lungo e condizioni particolari non possono che allungarlo ulteriormente: nonostante le mtb sin oltre Prarayer, battendo traccia nella neve, ci abbiamo messo 7 ore e 30 dall'auto.

Dent d'Herens e Tete des Roeses

Lungo il lago

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Fatta con Bruna l'Arbengrat andata e ritorno.
Bella salita, molto lunga e di impegno, soprattutto fisico.
In salita il canale di accesso alla cresta, pur loffio, si sale abbastanza speditamente. Meglio evitare di trovarcisi al buio. Guadagnata la cresta, la si percorre abbastanza bene in conserva protetta, salvo un tiro su un torrione dopo il gran gendarme che richiede un po' di attenzione in più (presenti alcuni chiodi e uno spezzone di corda pendulo). Poi nessun problema sino in vetta.
Spettacolo : in più c'è il Cervino a pochi metri, bello da stancare.
In discesa opportuna attenzione, come sempre ci abbiamo messo di più che a salire. Qualche doppia è meglio farla (primo tratto, tiro più ripido, gran gendarme), poi in generale si disarrampica, magari con sicura al primo che scende.
Reperito l'intaglio, si ridiscende il canale, che in discesa risulta veramente molto marcio e repulsivo, una stella in meno... Si possono fare due doppie, ma è bene stare accuorti, più che altro, a non avere troppa gente sulla capa essendo pressoche impossibile non muovere nulla. Guadagnato il nevaio non c'è più storia, salvo il ricordo di una splendida vetta.

Note sul bivacco : bellissimo e dotato di tutto, compresa luce elettrica, radio di soccorso, tre gas con bruciatori, stoviglie pulite, coperte soffici, 18 posti comodi etc.
Inutile quindi scammellarsi materiale inutile (come noi abbiamo fatto...).

La ferrata di accesso presenta tratti rudi e faticosi, soprattutto l'ultimo. Con zaini carichi utile imbragarsi e predisporre una longe.
In discesa, il tratto più ripido (dove iniziano i gradini di ferro), si può evitare alla grande con una doppia da tranta metri sino alla neve sottostante.

Sentiero di accesso : da Zermatt non seguire subito per la Schönbielhütte, e soprattutto non prendere i bivi più a destra che comportano perdite di dislivello e di tempo. meglio attraversare tutto il paese sino in fondo e poi seguire il largo sentiero, poco segnalato, che, inizialmente stando in fondovalle, risale a Zmutt e poi procede senza mai perdere quota. I sentieri più a destra, che partono a metà paese, sono molto panoramici ma aggiungono almeno mezz'ora al percorso già lunghetto.

Un discorso a parte merita la toilette del bivacco, accessibile con ferrata e dotata di ogni confort, ivi compresi acqua corrente, ampia scorta di rotoli, accessori ROSA e, per dirla con le relazioni estere, molto ben posizionata: "...admiring the legendary sanitary facilities, world-renowned for the view they provide of the Matterhorn, at least for those users who elect to sit down for their visits...".

Salita al bivacco

Partenza

Si aggira il gran gendarme

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Gran salita d'ambiente, completa sotto ogni punto di vista.
La lingua terminale del ghiacciaio che si risale al mattino si sta rapidamente degradando: per ora i ponti tengono ma il ghiaccio vivo fa capolino.
Abbastanza loffio il canalino dei canaponi (ora catenoni...). Le sezioni in roccia sono ovviamente pulite, salvo qualche raro accenno di verglas nella parte superiore. Nessun problema sul nevaio intermedio.
Panorama da urlo.
Nella parte alta gran dispiego di fittoni dalla forma inusitata e dalla dubbia utilità. Nella sezione di roccia inferiore, dove qualche riferimento in più, soprattutto in discesa, potrebbe non guastare, solo due chiodi nel traverso di fianco al gendarme. Questa è la parte, a mio parere, in cui stare più 'accuorti'. In salita si passa via veloci in conserva protetta, ma in discesa una sicura è consigliabile per via della forte esposizione e dei numerosi massi mobili.
Nella discesa dei catenoni abbiamo preferito, avendo una sola corda, evitare un recupero di doppia intermedio, per via dei numerosi detriti presenti, e siamo scesi a braccia, stando molto vicini. Con due corde, la doppia appare la soluzione più consigliabile.
Un pò di attenzione è ancora doveroso porla nella discesa finale della lingua del ghiacciaio, dove ci si destreggia fra ponti, detriti e ghiaccio vivo, poi lunga morena sino al rifugio. Orario: 6 ore per la salita, 6 e mezza per la discesa sino all'Aosta.
Saliti con le mtb per un chilometro circa oltre Prarayer. Soluzione consigliabile che ci ha permesso un rientro meno gravoso.
Buon trattamento al Rifugio.
Salita fatta con Bruna, veterana della Dent d'Herens.
Un saluto a Guglielmo e Paolo, incontrati al rifugio sabato, di ritorno anche loro dalla Dent.


Arrivo all'Aosta

Catene mattutine

Arrivo in vetta

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Con Bruna decidiamo di spendere il ferragosto su questa traversatona dal gusto di altri tempi. Arriviamo a Malciaussia trasformata in accampamento di berberi mentre i preparativi per molteplici braciolate infuriano. In fretta ci leviamo di mezzo e risaliamo agevolmente sino al bivio, prima di col Spiol. La traccia verso la Lera è ben segnata da numerosi ometti, mentre i bolli rossi di fanno, con gli anni, sempre più rari. Le nuvole non ci danno tregua e presto ci avvolgono nel tipico ambiente estivo 'lanzese-canavesano'. Giunti in vetta alla punta Orientale decidiamo di traversare; agevolmente percorriamo la divertente cresta che offre passaggini divertenti e a volte esposti, ma facili, soprattutto verso il termine. Con ritmo blando giungiamo così sino a Punta Sulè dalla quale divalliamo per la traccia ben marcata da ometti che riporta prima verso ovest e poi con anello verso sud sin nella parte bassa dell'itinerario della Lera. Da qui velocemente al bivio e poi finalmente al Lago dove le nebbie si diradano per lasciarci intravedere i rituali ferragostani ancora in corso.
Bel giro. Consigliabile.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Buone condizioni per questa gita completa e remunerativa.
L'unica parte un po' noiosa è la salita al col di Valsorey. Poi abbiamo seguito la cresta dove, come sempre, stando sul filo ci si diverte un po' di piu', oltre ad avere scorci migliori.
Raggiunto il col di Chamois, abbiamo continuato per cresta al Capucin, anche in questo caso cercando di mantenere il filo dove si trovano due-tre chiodi e qualche passaggino divertente (utile conserva protetta).
Raggiunto il ghiacciaio senza problemi abbiamo continuato sulla destra idrografica del bacino glaciale (tracce), superando senza difficoltà un gobbone sui 40-45° e poi traversando a lungo sotto i Dents du Velan.
Abbiamo infine superato l'ultimo tratto prima della calotta sulla sinistra del gran pendio glaciale con uno strappo di una cinquantina di metri a 40° (pochi metri a 45° con un po' di ghiaccio fuori).
Poi, l'immensa calotta, la cima glaciale e un po' più in la' una cima rocciosa con ometto.
Panorama senza paragoni.
In discesa abbiamo percorso per un tratto la cresta est in quanto avevamo adocchiato un pendio nevoso che pareva migliore, ma in realtà era poi uguale a quello di salita. L'alternativa valida potrebbe invece essere quella di seguire tutta la cresta.
Poi, per sfizio, abbiamo disceso la traccia della normale svizzera che rimane sulla sinistra orografica del ghiacciaio.
Ambientalmente è spettacolare, in particolare il passaggio della seraccata, ma dal punto di vista della sicurezza è migliore la traccia 'italiana' in quanto nella seraccata i ponti di neve eterei e i crepacci insidiosi si sprecano e bisogna stare molto 'accuorti'.
Abbiamo ripreso la cresta al Col de Chamois senza problemi e sino al col di Valsorey abbiamo sceso non più il filo ma le varie tracce, ripide ma facili, pochi metri sul versante svizzero rispetto al filo stesso.
Salitone consigliabile.
Il bivacco è molto bello.
Siamo a fine stagione, e forse per questo la bombola del gas è finita e mancano candele e pennebiro, ma il resto è a 'quattro stelle'. Acqua nella fontana fuori dal bivacco.

Creste all'alba

Abbordando la cresta del Capucin

Ultimo tratto prima della calotta

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Roccia mediocre ma gita di soddisfazione con scorci meritevoli, in particolare dalla vetta.
Pernottato al Barenghi con simpatica compagnia e dopo nottata molto fresca (sottozero al bivacco) partiti alla volta dell'attacco salendo sin sotto al Gippiera e traversando poi.
Buona la traccia sino al gendarme giallo di attacco e ben tracciata tutta la via con ometti e segni evidenti di passaggio.
Giunti alla base della placca finale, senza pensarci troppo su, siam saliti sulla sinistra sfruttando la grossa spaccatura, proprio sopra a una sosta attrezzata, ritenendo che quella fosse la "fessura".
Solo scendendo poi, abbiamo visto che la fessura obliqua più a destra era non solo proteggibile, ma aveva ben due chiodi in loco...
Va bin listess... abbiam fatto gli antichi e l'itinerario classico penso sia quello che abbiamo seguito noi. Strano soltanto che sulle varie disquisizioni sui forum circa quella placca nessuno abbia mai citato "l'altra fessura"...
Nessun problema sull'ultimo tiro, nonostante la neve sul fondo del camino-canale.
Bella quindi le vetta raggiunta in poco più di due ore dal bivacco e tranquilla la discesa.
Al ritorno dal bivacco, siam passati dal consigliabile itinerario del colle dell'Infernetto che aggiunge ulteriori scorci e permette all'insaziabile occhio del freerider a riposo stagionale di annotarsi ulteriori pendii e canali interessanti.

Partenza, via...

Inizio difficoltà...

Uscita dalla placca

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Questa volta è andata in porto, e anche con una giornata molto bella.
Cavalcata parecchio remunerativa per chi ami il genere, con scorci inconsueti soprattutto nella seconda parte quando si scopre il vallone del Ribon con i suoi recessi. Cresta pulita e in buone condizioni e direi che conviene sempre stare il più possibile sul filo.
Qualche accenno di verglas nel tratto sotto alla Roncia, lato Francia, ma non tale da impensierire. Le tracce sulle rocce fanno comunque pensare che spesso vengano utili i ramponi in questo tratto.
Si pesta un po' di neve risalendo il crestone verso la Haye e poi nessun problema.
La discesa da Signal du Lac è evidente per un breve tratto poi, da quando ci si inizia a spostare verso il forte Roncia abbandonando la traccia che scende (penso) alla diga, la traccia diventa poco marcata e occorre seguire con attenzione le tracce sugli sfasciumi e i rari ometti. Concordo con l'osservazione che salire a piedi da questo lato sarebbe follia.
Per questa traversata utili, in pari misura, buon allenamento, ottima convinzione e passo costante.
Senza strafare, ma senza nemmeno perder tempo, ci ho messo poco più di 10 ore e trenta, ma da soli si viaggia più spediti. Nessuno sulla traversata, ho incontrato soltanto tre francesi sulla Roncia e uno sul Lamet.
Consigliabile.

Dal Signal du Lac, tutta la cresta

Seracco del Lamet : quel che ne resta...
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Cinque stelle per una gita in ambiente superbo con meteo spaziale. All'inizio ti chiedi perchè ti diano colazione alle tre del mattino, ma lo capisci dopo quando ti rendi conto dello spostamento cospicuo e dell'impegno complessivo in termini di ore di marcia...
Condizioni buone, ma ciò non toglie che il ghiacciaio, nonostante l'aspetto bonario, sia sufficientemente infido, soprattutto nella parte bassa, dove numerosissimi crepi sono ricoperti da neve marcia e richiedono attenzione costante, anche sulla traccia.
Panorama impagabile e commovente sul Rosa e satelliti.
Al Rifugio vi tratteranno bene, ma è meglio pagare in Franchi Svizzeri (la cresta al cambio, per una mezza pensione, è di 6 Euro).
L'acqua corrente non c'è e costa 10 Franchi la bottiglia da un litro e mezzo. Ragion per cui tutti bevono birra, che, alla fine, costa meno...

Verso la vetta

Ultimi passi

Rosa, parete Est

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Al mattino la situazione meteo con nuvole a coprire tutte le cime ci ha indotti a salire la normale rimandando il programma della cresta. Giunti in vetta, le nuvole si sono diradate e abbiamo quindi deciso di scendere la Hohlaubgrat, il che si è dimostrata un'ottima scelta. La cresta è panoramica e non difficile. Il salto della parte alta si passa facilmente, con attenzione alla roccia friabile e con l'ausilio, eventuale, di doppia di 15 metri su spit con maillon.
La discesa dalla cresta è senz'altro la scelta migliore rispetto al rientro al Felskinn soprattutto se, come noi, si intende raggiungere la Capanna Britannia.

Hohlaubgrat dal ghiacciao