gianni.savoia


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Buone condizioni per questa gita completa e remunerativa.
L'unica parte un po' noiosa è la salita al col di Valsorey. Poi abbiamo seguito la cresta dove, come sempre, stando sul filo ci si diverte un po' di piu', oltre ad avere scorci migliori.
Raggiunto il col di Chamois, abbiamo continuato per cresta al Capucin, anche in questo caso cercando di mantenere il filo dove si trovano due-tre chiodi e qualche passaggino divertente (utile conserva protetta).
Raggiunto il ghiacciaio senza problemi abbiamo continuato sulla destra idrografica del bacino glaciale (tracce), superando senza difficoltà un gobbone sui 40-45° e poi traversando a lungo sotto i Dents du Velan.
Abbiamo infine superato l'ultimo tratto prima della calotta sulla sinistra del gran pendio glaciale con uno strappo di una cinquantina di metri a 40° (pochi metri a 45° con un po' di ghiaccio fuori).
Poi, l'immensa calotta, la cima glaciale e un po' più in la' una cima rocciosa con ometto.
Panorama senza paragoni.
In discesa abbiamo percorso per un tratto la cresta est in quanto avevamo adocchiato un pendio nevoso che pareva migliore, ma in realtà era poi uguale a quello di salita. L'alternativa valida potrebbe invece essere quella di seguire tutta la cresta.
Poi, per sfizio, abbiamo disceso la traccia della normale svizzera che rimane sulla sinistra orografica del ghiacciaio.
Ambientalmente è spettacolare, in particolare il passaggio della seraccata, ma dal punto di vista della sicurezza è migliore la traccia 'italiana' in quanto nella seraccata i ponti di neve eterei e i crepacci insidiosi si sprecano e bisogna stare molto 'accuorti'.
Abbiamo ripreso la cresta al Col de Chamois senza problemi e sino al col di Valsorey abbiamo sceso non più il filo ma le varie tracce, ripide ma facili, pochi metri sul versante svizzero rispetto al filo stesso.
Salitone consigliabile.
Il bivacco è molto bello.
Siamo a fine stagione, e forse per questo la bombola del gas è finita e mancano candele e pennebiro, ma il resto è a 'quattro stelle'. Acqua nella fontana fuori dal bivacco.

Creste all'alba

Abbordando la cresta del Capucin

Ultimo tratto prima della calotta

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Roccia mediocre ma gita di soddisfazione con scorci meritevoli, in particolare dalla vetta.
Pernottato al Barenghi con simpatica compagnia e dopo nottata molto fresca (sottozero al bivacco) partiti alla volta dell'attacco salendo sin sotto al Gippiera e traversando poi.
Buona la traccia sino al gendarme giallo di attacco e ben tracciata tutta la via con ometti e segni evidenti di passaggio.
Giunti alla base della placca finale, senza pensarci troppo su, siam saliti sulla sinistra sfruttando la grossa spaccatura, proprio sopra a una sosta attrezzata, ritenendo che quella fosse la "fessura".
Solo scendendo poi, abbiamo visto che la fessura obliqua più a destra era non solo proteggibile, ma aveva ben due chiodi in loco...
Va bin listess... abbiam fatto gli antichi e l'itinerario classico penso sia quello che abbiamo seguito noi. Strano soltanto che sulle varie disquisizioni sui forum circa quella placca nessuno abbia mai citato "l'altra fessura"...
Nessun problema sull'ultimo tiro, nonostante la neve sul fondo del camino-canale.
Bella quindi le vetta raggiunta in poco più di due ore dal bivacco e tranquilla la discesa.
Al ritorno dal bivacco, siam passati dal consigliabile itinerario del colle dell'Infernetto che aggiunge ulteriori scorci e permette all'insaziabile occhio del freerider a riposo stagionale di annotarsi ulteriori pendii e canali interessanti.

Partenza, via...

Inizio difficoltà...

Uscita dalla placca

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Questa volta è andata in porto, e anche con una giornata molto bella.
Cavalcata parecchio remunerativa per chi ami il genere, con scorci inconsueti soprattutto nella seconda parte quando si scopre il vallone del Ribon con i suoi recessi. Cresta pulita e in buone condizioni e direi che conviene sempre stare il più possibile sul filo.
Qualche accenno di verglas nel tratto sotto alla Roncia, lato Francia, ma non tale da impensierire. Le tracce sulle rocce fanno comunque pensare che spesso vengano utili i ramponi in questo tratto.
Si pesta un po' di neve risalendo il crestone verso la Haye e poi nessun problema.
La discesa da Signal du Lac è evidente per un breve tratto poi, da quando ci si inizia a spostare verso il forte Roncia abbandonando la traccia che scende (penso) alla diga, la traccia diventa poco marcata e occorre seguire con attenzione le tracce sugli sfasciumi e i rari ometti. Concordo con l'osservazione che salire a piedi da questo lato sarebbe follia.
Per questa traversata utili, in pari misura, buon allenamento, ottima convinzione e passo costante.
Senza strafare, ma senza nemmeno perder tempo, ci ho messo poco più di 10 ore e trenta, ma da soli si viaggia più spediti. Nessuno sulla traversata, ho incontrato soltanto tre francesi sulla Roncia e uno sul Lamet.
Consigliabile.

Dal Signal du Lac, tutta la cresta

Seracco del Lamet : quel che ne resta...
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Cinque stelle per una gita in ambiente superbo con meteo spaziale. All'inizio ti chiedi perchè ti diano colazione alle tre del mattino, ma lo capisci dopo quando ti rendi conto dello spostamento cospicuo e dell'impegno complessivo in termini di ore di marcia...
Condizioni buone, ma ciò non toglie che il ghiacciaio, nonostante l'aspetto bonario, sia sufficientemente infido, soprattutto nella parte bassa, dove numerosissimi crepi sono ricoperti da neve marcia e richiedono attenzione costante, anche sulla traccia.
Panorama impagabile e commovente sul Rosa e satelliti.
Al Rifugio vi tratteranno bene, ma è meglio pagare in Franchi Svizzeri (la cresta al cambio, per una mezza pensione, è di 6 Euro).
L'acqua corrente non c'è e costa 10 Franchi la bottiglia da un litro e mezzo. Ragion per cui tutti bevono birra, che, alla fine, costa meno...

Verso la vetta

Ultimi passi

Rosa, parete Est

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Al mattino la situazione meteo con nuvole a coprire tutte le cime ci ha indotti a salire la normale rimandando il programma della cresta. Giunti in vetta, le nuvole si sono diradate e abbiamo quindi deciso di scendere la Hohlaubgrat, il che si è dimostrata un'ottima scelta. La cresta è panoramica e non difficile. Il salto della parte alta si passa facilmente, con attenzione alla roccia friabile e con l'ausilio, eventuale, di doppia di 15 metri su spit con maillon.
La discesa dalla cresta è senz'altro la scelta migliore rispetto al rientro al Felskinn soprattutto se, come noi, si intende raggiungere la Capanna Britannia.

Hohlaubgrat dal ghiacciao
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
In giornata dal Pian della Mussa, abbiamo avuto la sorpresa di trovare neve continua sino alla Sella d'Albaron sin dal Pian Gias, poco oltre il bivio del rifugio.
Questo evita tanto in salita che in discesa faticoso arrancare su pietre, permette di essere veloci e fa anche fare qualche pensierino circa il fatto che magari si sarebbero anche potuti portare gli assi...
La cresta finale è onesta e pulita : conviene stare il più possibile sul filo.
Vetta solitaria solo per noi nonostante la bella giornata (in alto sopra il Pian della Mussa) il sabato di metà luglio e ben tre rifugi che la servono : misteri della montagna.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Divieto di accesso dal 1.11.2009 a primavera
Bella salita caratterizzata da piacevoli ambienti naturali e vasti panorami. Dal bivacco in poi, neve abbondante, a tratti fonda, ma a tratti durissima. Picca e ramponi indispensabili.
La troppa neve ci ha consigliato di evitare la preventivata traversata al Vaccarone. Anche la traversata in cresta verso la Ferrand presentava il primo salto verglassato e innevato; sarebbe servita una corda che non avevamo. Siamo quindi scesi per la cresta SE, non difficile ma nemmeno banale, causa la roccia non troppo affidabile. E' comunque un itinerario di discesa veloce e remunerativo.
Con Lorenzo-Feis, ci siam fatti venire molte idee per l'inverno...

Bivacco Blais

cresta SE seguita in discesa

Verso il Galambra

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bella e chiodata intelligentemente. Nessun altro sulla via e una cordata sulla Venezia.
Ambiente piacevole, salita consigliabile.
Rispetto alla descrizione occorre aggiungere che tutte le soste sono attrezzate a spit, anche se da collegare.
I tiri non sono 9 bensì 12, anche se 2/3 sono banali e quindi forse sono stati esclusi dal conto. Comunque richiedono il loro tempo.
Fatta con Carlo in giornata dalla calurosa pianura.
Confermo orario, tre ore per la via.
Nessun problema nella discesa dal Porco, attrezzata a gogò (ma con mezzo metro di farina è più divertente :-) )

Il bel decimo tiro...

Carlo e il Giacoletti
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Salita al Lyskamm in buone condizioni. Poco ghiaccio affiorante per pochi metri sul pendio ripido sotto la cima. Nessun buco aperto, prudenza però al ritorno, nei pressi del Rifugio, dove la neve recente copre qualche buchetto che inizia a intravedersi.
Al tientro abbiamo fatto una doverosa visita di cortesia al Castore, anche grazie alla giornata spaziale con calma di vento e temperature fredde al mattino e gradevolissime di giorno.
Letteralmente impressionante la colonna ininterotta di persone che saliva al Breithorn, e comunque frequentatissime tutte le salite in zona.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Ottime condizioni per l'itinerario.
La corda fissa sotto il colle Tuckett agevola la risalita vista la notevole frequentazione e nel tiro successivo sono presenti due rinvii integrabili a piacere. Qui si formano prevedibili 'tappi' sia in salita che, soprattutto in discesa. Tenere conto che dalla sosta dopo il tiro che segue il Tuckett, con una doppia di 45/50 metri si scende sino al nevaio. In discesa è meglio che non ripassare dal colletto con un doppia in traverso e un'altra in canale sporco...
La parte successiva è facile ma esposta e non evidente quanto a percorso : da non sottovalutare quanto a dimestichezza con certo tipo di terreno e percorso in conserva.
Panorama senza paragoni.
In salita neve quasi continua da 2900 metri circa, salvo breve tratto sui due lati del colle di Monetier. Pulita tutta la parte alta dopo il colle Tuckett.

Dpo il colle Tuckett

Primo tratto di discesa

Crestina esposta

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