erba olina


Chi sono

Salire. Con diuturna fatica, nell'avvicendarsi di gelo e di calura, delle infinite, mutevoli gradazioni della luce e dell'oscurità. Salire. Per vetusti cammini o nuove vie, seguendo il calpestio degli animali o il tortuoso disporsi delle pietre. Salire ancora. Fra i sospiri fruscianti del bosco, le squillanti risate dell'acqua e il silenzio abbacinante della neve. Salire nel sole, nel vento, nella nebbia, circondati dall'incessante comporsi e scomporsi dei profumi. Salire con tutto il corpo, la mente e il cuore. Fino alla fragorosa gioia della vetta. E quando la realtà frapporrà ostacoli insormontabili ai ripetuti incontri tra corpo e vetta, il sogno farà sì che mente e cuore continuino a raggiungere la meta. Perché lo sconfinato amore per la montagna non può finire. MAI. (M.F.)

Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Ok
Seguito il percorso descritto. Tracciato evidentissimo sino alla Cabane, poi numerosi i bolli di vernice e gli ometti, che si individuano facilmente. Un unico tratto di facile arrampicata, molti di più quelli dove ci si aiuta con le mani. Itinerario tecnicamente non impegnativo, ma che richiede continua attenzione per la costante, forte esposizione.
Partenza nella nebbia con visibilità scarsa, a q. 2400 buchiamo, proprio poco sotto la Cabane, attorniati dalle severe pareti del Muveran: spettacolo da mozzare il fiato! Panorami già notevoli dal rifugio, ma superlativi dalla cima, da cui i "nostri" 4000 dal Cervino al Bianco sono visibili da una prospettiva del tutto nuova. Poi tante altre cime, alcune di queste conosciute o che stiamo imparando a conoscere, e la grande vallata del Rodano con il lago Lemano.
Con Alf (i3fili): ultimo giorno e ultima gita della nostra mini-vacanzina in questo angolo di Vallese, dove abbiamo scoperto montagne grandi e piccole (dalla Haute Corde alla Pointe des Martinets) ma ambienti sempre particolari e itinerari estremamente panoramici e mai banali. Anche quest'anno un caloroso grazie a Dario, Loredana, Robin, Gaëlle, Davide, Luca, Hermelin e Guerin con i quali abbiamo condiviso la prima gita e che ci hanno dato l'occasione di continuare l'esplorazione di questa bella fetta di montagne.

Tratto attrezzato sulla prima parte di sentiero per la Cabane Rambert

Il retro della Cabane Rambert con il primo tratto di sentiero per il Grand Muveran

Salendo verso il canale-camino

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Ok
Si può salire quasi completamente su neve a partire dal canale a monte del Lac Blanc e fino a pochi metri dalla vetta (brevi interruzioni). Il lago si aggira sulla sinistra (senso di salita), i torrentelli si passano bene anche al ritorno (lo stesso vale per i guadi sul sentiero per il rifugio). Volendo (opzione più faticosa) giunti per neve al Col des Pariotes (ramponi utili al mattino per procedere più agevolmente) si può risalire sulla cresta SW a monte del caratteristico torrione che ne costituisce l’origine (pietraia a grossi blocchi non sempre stabile). La cresta è pulita tranne che per un paio di tratti ripidi su neve dura da fare con molta attenzione se senza ramponi. Noi abbiamo percorso la cresta a salire e i bei pendii innevati a scendere (picca e ramponi), neve ben rigelata la mattina e molle ma non sfondosa a metà giornata, un po' fastidiose le grosse gobbe e rigole presenti soprattutto nei tratti a minor pendenza. In queste condizioni conviene di gran lunga sfruttare l’innevamento sia per la salita che per la discesa.
Giornata soleggiata e ancora abbastanza limpida sul versante Valle Orco. Ottimi panorami!
Ripetuta questa gran montagna da L'Ecot con Alf così come mi ero ripromessa cinque anni fa. Unico rammarico: non aver fatto anche la salita su neve, perché i pendii mi parevano troppo ripidi per le mie scarse capacità. Grazie ad Alf per questa splendida giornatona insieme.

Situazione neve dal Col des Pariotes
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Si sale su sentiero e buona traccia sin oltre a q.2700, il che agevola non poco la progressione. Qualche nevaio residuo nelle conche successive a tale quota, l'ultimo dei quali piuttosto ripido, che non han richiesto l'uso dei ramponi (buona tenuta la mattina, neve scivolosa al rientro). Dall'ultimo nevaio all'intaglio in cresta si attraversa una zona di pietraia molto mobile, instabili pietre anche grandi. Allestita corda fissa per il passaggio in sicurezza della placca inclinata. Divertenti e su buona roccia i tratti di facile arrampicata che precedono la Madonnina di vetta ma con esposizione notevole. Al rientro percorsa tutta la cresta sino alla Lera Centrale e da qui discesa con ampio semicerchio da dx a sx evitando così la parte di pietraia più mobile.
Gita sociale del Cai Viù in una splendida giornata di sole che ci ha regalato panorami stupendi sulle vicine Sulé e Croce Rossa e su miriadi di altre montagne a perdita d'occhio. Solo un po' di nebbia in discesa da quota 2700 ormai a pomeriggio inoltrato.
Grazie ai capigita Ezio e Milena e a tutti coloro che si son dati da fare per l'ottima riuscita della gita!
Per me occasione molto ghiotta per salire su questa montagna che da tempo mi interessava. Ma occasione ancor più ghiotta per rivedere tanti amici, vecchi e nuovi, e trascorrere un giorno insieme, in completa condivisione. Un saluto e un grazie a tutti quanti per l'accoglienza e l'interesse nei miei confronti e un abbraccio alla carissima Stef.
Bellissima escursione che attraversa ambienti alpini disparati completata da una compagnia perfetta!

Il pianoro che si incontra dopo il Pian dij Sulè

Uno dei nevai da attraversare dopo la conca q. 2879

Salendo verso il colletto a sx della Testa Nera

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Saliti al Lago Morto per il sentiero 7 difficoltà E come consigliato nell'itinerario, inizia dallo spiazzo dove parte la monorotaia. Al bivio sotto l'Alpe Plan Vayun ci siamo mantenuti sul ramo di dx (più diretto). Dal lago è evidente la direzione da seguire, nel tratto fino al colletto si sale su rocce montonate poi roccette e terriccio trovando ometti, occhio che però proprio sotto il colletto ce ne sono alcuni che fanno andare a sx. Si continua invece a dx e in breve si arriva al canalino erboso-roccioso che si risale facilmente (molti appigli e piccoli gradini, non ripidissimo). E' anche possibile oltrepassare di qualche metro il canalino e risalire su roccia a dx (difficoltà maggiori). Ci si sposta quindi sul filo della cresta NO per poi continuare stando di poco sulla dx o a piacere proseguire sul filo. Breve traverso sul versante O e si tocca l'ometto di vetta. Tutto asciutto e pulito.
In discesa, tornati al Lago Lungo abbiamo deviato a dx (palina) passando per i laghi des Tetes e du Mont Rouge e ricongiungendoci al percorso dell'andata sotto l'Alpe Plan Vayun. Se si ha in mente questo anello però, dal Lago Morto conviene volgere a sx e scendere direttamente per pietraia, si evita di dover poi risalire.
Gita breve e con relativamente poco dsl, fattibile in mezza giornata, ottima se si ha poco tempo. È però un concentrato delle bellezze che questa valle può offrire, panorami singolari su montagne non facilmente visibili, ambiente severo ma ingentilito dalla presenza dei laghi con colorazioni magnifiche e una divertente parte finale.
Meteo perfetto, sereno e freddino.
Con Alf che si è divertito a salire e scendere sul filo di cresta.
Alcuni escursionisti ai vari laghi, nessuno in vetta.

In salita verso i laghi

Lago Lungo

Lago Morto

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Lasciata l'auto nell'ampio parcheggio di fronte alla svolta per Cugna, i posti macchina nei pressi dell'imbocco del sentiero sembrano tutti privati.
Sentiero per il Bivacco Cravetto sempre abbastanza evidente, ci son frecce e bolli freschi qua e là, ben segnalati i vari bivi compreso quello per il Colle Chasten, in discesa può però capitare di confondersi con le tracce di servizio agli alpeggi.
Per la salita al ripiano erboso posto alla base del ripido pendio di accesso alla cresta O, dal bivacco ho proseguito a dx seguendo inizialmente una sorta di mulattiera/sentiero che passa accanto al tubo dell'acqua, spostandomi verso una ampia conca prativa, dalla quale mi sono alzata a sx su pietraia sino a raggiungere una cengia erbosa solcata da una piccola traccia di animali. Si attraversa una placca poco inclinata, poi per zolle di erba olina si guadagna il pianoro sui 2700 m. di quota. Qui si trovano i primi ometti, scarsi sul pendio ripido, che si risale prima su pietraia poi su terriccio ed erba cercando il percorso migliore e tenendosi preferibilmente verso dx. La parte peggiore è quella a ridosso della cresta, su sfasciume misto a terriccio, ripidissimo e instabile, se possibile spostarsi a dx sull'erba (concordo con chi ha scritto che il casco non farebbe schifo qui).
Il percorso di cresta, sempre ben segnalato da ometti, inizia a saliscendi su grossi massi, poi si continua per cengette erbose alternate a passaggi su roccia, dove ci si aiuta spesso con le mani, finché a ridosso dell'anticima l'ambiente cambia improvvisamente divenendo completamente roccioso e severo. L'ultimo tratto della cengia rocciosa, che si percorre prima del passaggio di II da disarrampicare (appigliato ma non banale per il semplice escursionista come me), è esposto e parecchio inclinato verso il basso e ho preferito risalire brevemente a sx e ridiscendere, evitandolo. Dopo il passaggio tecnico si continua su roccette senza più difficoltà.
Al ritorno, una volta ridiscesa alla base del pendio ripido, ho continuato traversando alle pendici della prima elevazione sulla cresta (su pietraia non sempre stabile ed erba) per risalire all'intaglio tra questa e la seconda elevazione (l'intaglio non si vede finché non ci si è sotto), dall'altra parte il pendio di folta erba olina si discende facilmente per zolle e tracce (qualche vecchia tacca e bollo giallo sbiaditi, più in basso qualche ometto) e in breve si arriva al bivacco.
Itinerario che dal bivacco in su richiede buona visibilità data la scarsità (o la totale assenza) di indicazioni. La neve recente è tutta sciolta.
Mi sono state molto utili le info su ayastrekking.it e il video di ayastrekking su youtube per avere una idea di ciò che mi aspettava.
Giornata serena e calda, temperatura gradevole dai 2000 m in su. Nuvolaglia a metà giornata sul crinale di confine con Sesia e Biellese ma mai tale da occultare le cime, più nubi verso l'Alta VdA però Grivola, Bianco e Gran Combin si son visti bene, Rosa e Cervino spettacolarmente nitidi e puliti.
Oggi in compagnia di me stessa, dei camosci e delle pernici. Condiviso l'ultimissimo tratto per anticima e vetta con due simpatici escursionisti saliti dal versante ayassino, che saluto. Vallone di Stolen selvatico e oggi tutto per me, ambiente che mi ha molto ricordato la Valchiusella.

La placca poco prima di raggiungere il ripiano erboso alla base del pendio ripido

Il ripido pendio di accesso alla cresta

L'inizio della cengia rocciosa

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
All'Alpe Barmaion il margaro ha recintato una parte di sentiero ma con un piccolo detour si ritrova in fretta la mulattiera reale di caccia per il Colle della Cadrega che poi è in condizioni impeccabili e rende la progressione agevole e costante. Il punto in cui la si lascia, oltreché essere logico, è anche evidenziato da un grande ometto e si trovano ometti per la prima parte di pietraia, a grossi blocchi piuttosto stabili. Mano a mano che si sale il pendio diviene più ripido e i massi lasciano il posto a sassi piccoli e instabili e terriccio (faticoso). Il canalino E lo si imbocca quasi a q. 3150, dunque è piuttosto breve, vi si trova una tracciolina qua e là nel brecciolino e nella parte alta si risalgono roccette ben gradinate aiutandosi con le mani. All'uscita dalla strozzatura del canalino si è quasi al colletto tra Lavina Nord e Lavina Sud, si volge a sx qualche metro prima del colletto (presenza di un paio di ometti in basso) e si evita così il tratto con passaggi di II grado. Lo si aggira e si sale con l'aiuto delle mani stando sul bordo roccioso di un piccolo canalino. Ci si ricongiunge quindi al percorso contrassegnato da ometti che per cengette e passaggi su roccia ben gradinati conduce in vetta. L'attenzione maggiore, secondo me, va posta al ghiaino che si trova sulle parti rocciose e allo sfasciume fine, meglio non scivolare.
L'itinerario è lungo ma le moderatissime e regolari pendenze sino a oltre q. 2700 fanno sì che non sia massacrante. La pietraia non è enorme e la parte delicata oltre il canalino E è breve.
Gita fantastica nella Valle Fantastica! Meteo non perfetto e panorami un po' compromessi (da cui le 4 ****) ma la Lavina non poteva più attendere oltre. Ringrazio Domenico (lupi grigi), valsoanino doc, per avermi offerto questa bella gita nella sua Valle.

Canalino E, visibile la parte rocciosa finale

Vetta!
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Nelle condizioni attuali la difficoltà è poco più che escursionistica e, come detto da chi ci ha preceduti, con i passaggi più impegnativi dal Colle di Lou alla Roncia, specie perché si passa a lungo sul versante N. Qualche dubbio sul percorso nel tratto appena oltre il colle per aggirare una prima elevazione, occorre non alzarsi troppo e se non si individuano subito gli ometti mantenersi in costa. Per il Signal du Grand Mont Cenis qualche passo un po' delicato nel traverso che precede la cengia, quest'ultima, per quanto esposta, è abbastanza larga e presenta un unico tratto eroso, è anche possibile evitarla salendo in cresta (ometti da ambo le parti). Non ci sono passaggi di arrampicata se non li si cerca, a parte il brevissimo passaggio per il castello della Lamet. Ancora qualche traverso in cui fare attenzione al verglas, che si sta formando, prima della anticima della Roncia, per il resto una bellissima camminata sempre ben oltre quota tremila in un ambiente splendido su traccia di sentiero e/o ometti. Nonostante il cielo velato la mattina e il formarsi di un po' di nuvolaglia nella giornata, i panorami son stati sempre ottimi. La discesa inizia dal canale che precede il Signal du Lac, poi verso quota 3350 circa ci si sposta a dx su traccia negli sfasciumi, che prosegue marcata sino a dove il terreno diviene erboso, poi si perde del tutto. Siamo così scesi a vista su brecciolino infido alternato a pendii erbosi senza più seguire il sentiero che si intercetta verso q. 2400 circa e si dirige verso il Forte della Roncia ma puntando al parcheggio della Pyramide dove avevamo l'auto. E' questo l'unica parte un po' ravanosa del percorso.
Temperatura ideale, né freddo né caldo, solo un po' di vento fastidioso tra la Haie e la Lamet.
Ci è tornata utile qua e là la traccia GPS di giuliof, grazie!
Gran bella gita e gran bella scorpacciata di tremila! Mi è piaciuto molto l'ambiente, non severo ma sempre imponente, con il respiro dell'alta montagna. Stupendo l'arrivo sulla Roncia.
Ringrazio Gian Mario, Filippo e Antonio, questo della traversata delle 9 cime (includendo anche la Nunda) era un loro "sogno nel cassetto", ben contenta di essere stata tra i partecipanti all'impresa!
Mi resta la molteplicità delle immagini profondamente interiorizzate e un leggero sapore agro-dolce per chi avrebbe molto voluto fare questa traversata e per chi, per motivi diversi, non ha potuto esserci.
Itinerario abbastanza frequentato, altre 7 persone oltre a noi.

La cengia da percorrere per il Signal du Grand Mont Cenis

Poco sotto il Signal du Grand Mont Cenis

L'arrivo sulla Roncia

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Anzitutto rimando alla dettagliata relazione di Brunello 56. La via di salita è meno intuitiva di quanto mi aspettassi, è molto varia alternando tratti sentierati ad altri di pietraia e roccette e il percorso ad anello è il modo più interessante e completo di raggiungere questa vetta, a mio avviso.
Occorre cercare bene gli ometti e le tacche o bolli gialli dove presenti, in particolare dopo il primo traverso esposto con cavo penzolante si deve seguire la traccia che sale a sx se si vuole proseguire lungo la cresta e individuare gli ometti che portano a superare un breve tratto di arrampicata; altro punto dubbio subito dopo il colletto dove si trova il ricovero Ticchioni: una tacca gialla indica di proseguire dritto affrontando subito la cresta ma un bollo giallo poco più in basso sul versante La Thuile invita a continuare aggirando la prima parte di cresta rocciosa, una esile traccia e qualche ometto paiono suggerire la risalita di un ripido canale sfasciumoso, ed è stata questa la nostra opzione.
Non è univoca nemmeno la via per la Punta Sud: in corrispondenza del primo ostacolo roccioso sulla cresta, un ometto indica di risalirlo e un altro alla sua sinistra ne indica l'aggiramento, noi abbiamo optato per la risalita in cresta.
Dal colle fra le due cime si reperisce il percorso di discesa spostandosi in diagonale verso la base della Cima Nord fino a trovare degli ometti, che man mano che si scende aumentano divenendo contraddittori. Alla fine abbiamo scelto i passaggi migliori fra detriti e grossi massi puntando al lago di Pietrarossa ed evitando di seguire quegli ometti che parevano fuorviare dalla direzione di massima. Al lago uno spettacolare sentiero a gradini riporta al lago d'Arpy.
La variante di partenza dal bivio per Petosan consente di visitare altri ruderi di fortificazioni militari, di cui questa zona è ricca, ma richiede di avere 2 auto o in alternativa di scendere a piedi un tratto di strada asfaltata non proprio breve
Ottima meteo, strepitosi i panorami, unico rammarico: non essermela goduta perché non ero in forma. Grazie quindi a Bruno, Filippo e Gian Mario per avermi sopportata di buon grado, ché oggi son stata proprio una "rugna"! Sempre piacevole la compagnia di Rita che saluto e ringrazio.

L'inizio della salita dal Colle della Croce

Il primo tratto esposto con cavo penzolante

Il punto in cui occorre cercare bene gli ometti per accedere alla parte superiore di cresta

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Decisamente consigliabile un 4x4 per lo sterrato fino all'Alpe d'Ovarda. Salita complessa già ottimamente riassunta da ste70. Il sentiero per il colle di Costafiorita si segue bene e il cosiddetto "sentiero dei camosci" non presenta tratti erosi ma è ben camminabile e contrassegnato da ometti, quello che indica il canalone da risalire è formato da una sola lama di pietra. Si sale inizialmente seguendo gli ometti ma ad una quota di m. 2950 circa è necessario lasciarli e spostarsi a destra se si vuole raggiungere il grande ometto della Cima Centrale senza percorrere un lungo tratto di cresta con difficoltà presumibilmente maggiori. Lasciare gli ometti troppo in alto può significare in alternativa dover ridiscendere per l'impossibilità di superare i costoloni che originano dalla cresta.
Occorre una ottima capacità di saper "leggere" la montagna per la ricerca del percorso migliore, pur in assenza, generalmente, di passaggi obbligati. La difficoltà può essere maggiore o minore a seconda di dove si sceglie di passare, il canalone è comunque molto ripido e si apre a ventaglio, i tratti in cui ci si aiuta con le mani o si arrampica un po' sono molti, si alternano vaste zone rocciose a zolle erbose e poco sfasciume fine, che tuttavia è pericoloso perché anche un sasso minuto acquista immediatamente molta velocità vista la ripidità del pendio. Queste le oggettive condizioni della montagna. Ad esse si aggiunge l'estrema probabilità che risalga la nebbia complicando quanto meno la discesa ed è sicuramente sconsigliabile la salita in presenza di roccia verglassata o umida a seconda di meteo e temperature.
Montagna senza compromessi, labirintica e immensa, capace di lasciare una impressione forte e duratura.
Bellissima la vista dalla vetta, in primis sulle stupende vette delle Valli di Lanzo.
Con Stefania, che l'ha scelta come terapia d'urto per guarire la caviglia dalla distorsione: chapeau!
E con Alessandro, Mario e Adriano, per il quale questi splendidi monti non han più segreti ormai.
Grazie a tutti per questa meravigliosa meta raggiunta e per la giornata trascorsa insieme.

Un tratto caratteristico del sentiero dei camosci

L'ometto a destra del quale inizia il canalone

All'inizio del canalone

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Tutto già ben relazionato da diecimilapiedi a cui rimando. Aggiungo soltanto che la traccia GPS presente qui su gulliver segue la variante di salita da noi percorsa, che non passa per il Colle della Vacca. Tempo buono al mattino ma piuttosto ventoso, poi nuvole e qualche goccia.
Con Alf, Filippo, Gian Mario e Antonio, gran giornata!

Arrivando al culmine della dorsale.

Variante di salita per il versante N

Ultimo tratto che precede il camino

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Tutte le sue gite

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    Nery (Mont) Via Normale da Issime (25/09/16)
    Lavina (Torre di) da Campiglia Soana per il Canalino E (11/09/16)
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    Colmet (Monte) dal Colle San Carlo per la cresta NO (13/08/16)
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    Oin (Cima d') Via Normale dalla Diga del Serrù per il Passo della Vacca (30/07/16)
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