barrosismo


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
note su accesso stradale :: Parcheggi comodi a Valnontey
quota neve m :: 2100
Gitone! Partiamo alle 5 da Valnontey, in vetta alle 10. Al parcheggio 1 grado, per cui in alto gran rigelo che ha consentito una veloce progressione fino a sotto la vetta. Attenzione al ghiaccio sul sentiero. Racchette ai piedi da quota 2200m e fino a 3000m, la parte finale l'ho salita e scesa coi ramponi ritenendo solo un peso usare le ciastre. Il canalino di accesso alla parte alta è facile, non banale invece l'arrampicata per accedere alla vetta. Si tratta di qualche passo di 2 grado e un paio di facili tratti di misto. La vetta è un inquietante roccione accatastato su altre rocce all'apparenza stabili. Aspetto per 10 minuti buoni sotto la vetta che 3 francofoni (svizzeri?) facciano tutto un gran cinema con la corda e gli zaini con gli sci ...Meme si cimenta senza grossi problemi coi tratti rocciosi e mi raggiunge insieme a nonsolononno - che saluto - sulla vetta. Gran panorama sterminato in ogni direzione. Scendiamo disarrampicando e poi dentro il caratteristico buco. Facilmente arriviamo al canalino e giù al Sella. Per i meno avvezzi uno spezzone di corda per il breve tratto finale schifo non fa. Dopo il rifugio la neve è bagnata e nasconde decine e decine di buchi in cui immancabilmente sprofondiamo. Sul sentiero dell'alta via gran fanghiglia e decine di skialp sci in spalla che salivano al Sella: tutti stranieri! Con Meme.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe a pera esistenti
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: umida
note su accesso stradale :: ok a Ruz
Partiamo alle 6 da Ruz in compagnia di Sastrugio. Il bellissimo cane alpinista ci seguirà fino in vetta. La convivenza con Zeus, il cane di Meme, sarà buona. Qualche ringhio di gelosia ma fondamentalmente si sono piaciuti. Rigelo violento e neve trasformata per cui si saliva meglio coi ramponi che con le racchette, che ho portato su fino a quota 3000 solo per la discesa. Nel canale moderatamente ripido di quota 2800-2900 Zeus scivola sulla neve gelata. Per fortuna riesce a fermarsi in tempo dopo alcuni capitomboli senza conseguenze. Portiamo Zeus fino al ripiano sotto il canalino che permette di accedere alla cresta. Qui risalgo con picca e ramponi su pendenza intorno ai 40°, poi senza difficoltà fino alla croce. Poco dopo arriverà anche Meme con Sastrugio al seguito. Tracciata anche la crestina del Monte Cervo. Panorama strabiliante. Discesa rapida per togliersi il prima possibile dai ripidi e poi su neve bagnata ma portante fino alla poderale. Il canalino ripido per la cresta necessita di picca e ramponi e vista la difficoltà valutabile come F del breve tratto alpinistico ci starebbe il grado BRA.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe a pera esistenti
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
note su accesso stradale :: OK
quota neve m :: 1300
Oggi gita super-affollata, se cercate l'isolamento non venite qui! Tra skialp e racchettari ci saranno state in giro un centinaio di persone. Abbiamo calzato le racchette da quota 1400, tenendole fino al colle sotto la vetta. Eccezion fatta per un breve ma ripido canalino percorso a piedi chi con i ramponi chi senza. Gli skialp salivano anch'essi a piedi o coi rampant. Dal colle alla vetta tutto tracciatissimo esposizione poca e ramponi utili solo per la discesa. Ambiente niente di che fino alla fine della stradina, poi in alto diventa tutto più selvaggio e la gita prende sapore. Neve trasformata ovunque e caldo bestia ma gita nel complesso sicura. Statua oscena e gigantesca sulla cima. Panorami eccellenti dalla pianura al Monviso fino al Bianco, la Grivola, il Granpa, il Combin fino al Rosa e oltre. Gita ben riuscita grazie all'ottima compagnia di Silvia, Gian e Matteo.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: polverosa
neve (parte inferiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
note su accesso stradale :: A Ronco sulla strada per Barcone
quota neve m :: 800
Decidiamo per un'escursione panoramica vista lago Maggiore, cercando di stare il più possibile lontano dai pericoli. Partiamo da Ronco sopra Ascona a quota 400m, ci ricongiungeremo con l'itinerario qui descritto da quota 1100m. Soluzione questa più faticosa ma più d'ambiente e allenante. Il percorso è meravigliosamente panoramico sul lago e le cime tutt'intorno, l'atmosfera tipicamente invernale rende il tutto più suggestivo. Ricorderemo questa stagione come il regno del vento, che anche oggi ci ha sferzati per quasi tutta la gita. La traccia finisce nei pressi dell'alpe Naccio a 1300, da lì in poi tocca a noi. Il vento è furioso, la cornice alla nostra sinistra è inquietante e ce ne stiamo ben lontani, rimanendo tra gli alberi. Arrivati faticosamente a 1600m, alla seconda caduta in un buco decidiamo per un saggio dietro-front. Pochi secondi dopo sbucano dei locals che ci indicano il miglior passaggio per accedere all'ultima parte di cresta. La via estiva non si può seguire per degli accumuli e qualche cornice così si deve salire ripidamente in mezzo ai roccioni. Non senza ravanare arriviamo alla croce, qui è impossibile anche solo stare in piedi, figuriamoci firmare il libro o fare foto con calma. Sotto la verticale della vetta il vento è di minor intensità e dopo una meritata pausa ci buttiamo verso valle. Senza difficoltà torniamo a Ronco godendoci lo spettacolo del lago increspato e delle creste fumanti. Con Meme e il sempre più forte Zeus.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
note su accesso stradale :: Ok a Ornasso
quota neve m :: 900
Ancora una volta il grande Meme sfodera una gita insolita e ne viene fuori una gran giornata. La zona è poca frequentata in inverno, noi ne approfittiamo e godiamo di una splendida solitudine. L'ambiente in cui si svolge il percorso è affascinante in condizioni invernali, e conviene farlo con un bel po' di neve a rendere speciale l'atmosfera. La neve è trasformata da sopra Monte Vecchio fino a quota 1300 circa, oltre, a causa del vento e del fitto bosco è ancora polverosa. Ce ne accorgiamo in fretta e facciamo una gran fatica a tracciare, sprofondando ad ogni passo fino al ginocchio e oltre. Zeus ci segue progredendo nella trincea che gli scaviamo, indomito ci segue fino in cima. Gli ultimi 100m potrebbero richiedere l'uso dei ramponi, ma noi nella polvere non ne abbiamo avuto bisogno. Ero un po' in ansia per alcune placche evidenti ma la neve era proprio poca, spazzata dal forte vento dei giorni scorsi, per cui pericoli pochi. Il panorama merita davvero, peccato solo non si veda il lago, impallato dalle Rocce del Gridone che da qui appaiono tetre e inaccessibili. Qualche nuvola verso i confini svizzeri ma sole pieno tutto il giorno. Temperature polari per tutto il giorno, la primavera è lontana ma il sole inizia a scaldare. Con Meme e Zeus.
Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe lastroni esistenti
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta non portante
note su accesso stradale :: Strada innevata da località Fraggio, necessarie catene o 4x4
quota neve m :: 700
Scelta sbagliata! Obiettivo fare il giro: Baciamorti, Aralalta, Sodadura, Piazzi. Le previsioni davano vento ma non così forte come poi è stato. Mentre nella notte salgo verso il rif Gherardi, sento un fragore come di un torrente impetuoso, scoprirò mio malgrado che quegli ululati sono causati dalle raffiche di vento. Da quota 1500m presso i piani sotto il Gherardi si scatena un vento clamoroso, faccio fatica a proseguire e sono scoraggiato. La neve riportata mi acceca e nonostante non sia freddissimo mi devo bardare tipo spedizione antartica. Cerco di proseguire verso le creste ma è chiaro che oggi non ci sono le condizioni per salire sulla dorsale. Non ha senso proseguire con questo blizzard e dopo un giro esplorativo verso il rif Battisti, torno a valle con le pive nel sacco. Mi rimangono le immagini di un'alba splendida sul Resegone e le Grigne e la cruda bellezza invernale della montagna, oggi particolarmente arrabbiata. Comunque il posto è davvero splendido e tocca ritornare. La strada è libera dalla neve per circa due km dal bivio. Si parcheggia alla località Fraggio a meno che non si abbia un 4x4 o delle buone catene per proseguire su neve e ghiaccio fino a Quindicina.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: polverosa
neve (parte inferiore gita) :: altro
note su accesso stradale :: Ok a Revolè, oltre strada stretta e ghiacciata
quota neve m :: 2000
Scelgo di andare dove ha nevicato di meno, mi ritrovo nel giro di pochi giorni ancora dalle parti del Lario. Al momento non servono le ciaspole, ho inserito qui la gita in quanto manca l'itinerario escursionistico. La neve è pochissima anche in alto e completamente spazzata dal vento. Ho usato i ramponi negli ultimi 80-90m di dislivello, la neve era durissima e una scivolata è poco consigliata sul pendio finale che è leggermente esposto. La giornata parte male con l'autostrada bloccata a Como per un veicolo contromano! Poi parcheggiata l'auto, poco prima che la stradina diventi sterrata, dopo pochi passi faccio un volo sul ghiaccio che a momenti mi spacco le ossa... Il preannunciato vento da N non molla un attimo e fa un freddo bestia! Dalle baite di Zartigna ho tagliato verso destra salendo, errore perché bisogna andare a sinistra e intercettare una labile traccia che porta sullo spallone di erba e roccette. Poi senza possibilità di errori si è con fatica all'anticima e poi con attenzione (esposto) alla croce di vetta. E' purtroppo molto facile perdere il sentiero, io ho ravanato non poco. Il freddo pazzesco non mi ha fatto godere pienamente del panorama grandioso che spazia dagli Appennini al Bernina passando dal lago di Como, al Legnone (magnifico), le Grigne. il Rosa, gruppo Weissmies, Mischabel etc etc. Auto-vetta-auto: nessun essere umano incontrato nemmeno in giro per le frazioni alte di S.Nazzaro, solo qualche lontano escursionista avvistato mentre saliva sul vicino Monte Bregagno. Un luogo davvero appartato per una gita dal sapore d'altri tempi e lontano da tutto.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: polverosa
neve (parte inferiore gita) :: polverosa
note su accesso stradale :: Non necessarie catene
quota neve m :: 1900
Partiamo da casa con pioggerella e nuvoloni, così sarà fino al confine con la Vallee. Qui stelle in cielo e alba limpida come da previsioni. Conca di Cheneil sempre stupenda. Ritorno di Eleonora sulla neve, necessità di una gita breve e facile: difficile trovare meglio di questo. Neve fin dalla stradina per arrivare a Cheneil, polverosa dal bosco fino in cima. Siamo saliti con tutta calma verso il colle Fontana Freida che non abbiamo raggiunto poiché saliti direttamente in vetta, seguendo le tracce di tre skialp che ci precedevano. Panorama sul Cervino da togliere il fiato. Giornata dal cielo dipinto di blu, che noi gente di pianura non vedevamo da settimane. Traccia evidente in salita e decine di possibili alternative per la discesa nel rado bosco, al di fuori da ogni pericolo. Centinaia di persone in giro, macchine parcheggiate sulla strada fino a quasi un km a valle del parcheggio. Solito effetto straniante una volta giunti a Quincinetto: iniziano le nuvole e diamo un arrivederci al sole. Ci rituffiamo nel grigiore della pianura per tornare alla città. Evviva la montagna e i suoi colori.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: polverosa
neve (parte inferiore gita) :: polverosa
note su accesso stradale :: OK
quota neve m :: 1400
Alla ricerca di un altro posto nuovo e mai frequentato, piombiamo in Valchiavenna. Itinerario sicuro, assente quasi ogni tipo di pericolo anche con molta neve come abbiamo trovato noi, nessuna difficoltà alpinistica. Richiesto un buon allenamento per non penare vista la lunghezza dell'itinerario. Nei pressi dell'arrivo del vetusto skilift non troviamo nessuna traccia di sentiero corrispondente alle relazioni in nostro possesso il metro e passa di neve non aiuta. Calzate le ciastre ci addentriamo nel bosco, poi perplessi saliamo verso sinistra e in qualche modo, non senza la solita immancabile ravanata riusciamo a raggiungere il Pian dei Cavalli. Il posto è incantevole e le condizioni di innevamento straordinario rendono il luogo magico. Mi riprendo fisicamente solo dai 2000m in su, ci alterniamo a batter traccia e con grande fatica siamo in cima. Nessun segno di essere umano avvistato nel vallone, solo un grande mistero per due skialp apparsi sopra il lago a quota 2400 circa e saliti da chissà dove! Scendiamo veloci e nonostante qualche tribolazione con una mia ciaspola siamo alla macchina prima del buio. Con Meme sempre fornitore di gite tanto ottime quanto impreviste e il buon Zeus che soffre un po' la neve polverosa ma è in forma e ci accompagna fedele senza batter ciglio.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: visto cadere valanghe a pera
neve (parte superiore gita) :: polverosa
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
note su accesso stradale :: Parcheggio comodo all'Ospizio del Sempione
quota neve m :: 2000
Finalmente il Leone! Partiamo tardissimo dall'Ospizio, per fortuna il rigelo è violento e la neve dura permette una progressione veloce. Nessun problema al traverso, rapidamente saliamo al Breithornpass superando gruppi di skialp diretti al Breithorn. Il panorama che si apre man mano che si sale è mozzafiato. Dopo una breve consultazione ci leviamo ogni dubbio e puntiamo il Leone. La sua possente mole appare appena si inizia a perdere quota in direzione dell'Alpjegletcher. Il percorso quasi pianeggiante verso l'insellatura è eterno. Lasciamo le racchette per un ultimo ripido traverso e picca e ramponi saliamo la cresta verso la cima. Non ci sono vere difficoltà tecniche, occorre però la massima concentrazione per l'esposizione. Misurando ogni passo con la dovuta calma arriviamo al segnale trigonometrico di vetta. Nel frattempo qualche nube ci avvolge. Discesa con attenzione fino alla sella. Arrivati in fretta nei pressi dei pendii da risalire verso il Breithorn pass scopriamo che sono cadute due piccole valanghe dalle barre rocciose. Ne cade un'altra (minuscola) mentre stiamo per passare. Letteralmente di corsa traversiamo e tirando un sospiro di sollievo siamo fuori. Dal passo, con un bel po' di nuvole sopra e intorno a noi, ci buttiamo in picchiata per toglierci dai ripidi. In breve siamo al traverso, passato più agilmente del previsto e poi sui facili pendii sopra l'ospizio. Anche oggi gli unici con le ciaspole in tutto il vallone. Altra gitona in tasca, con Meme.



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