attila89


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ottimo pian Melzé
Carina! Pensavo fosse una cagatina nevosa, invece è abbastanza bella, certo non ha una continuità di esposizione, però offre dei bei passaggi. Ci vorrebbe un po' più di terra gelata! Spesso i passaggi sono (con le condizioni attuali) aggirabili in neve.
Una piccola nota tiro per tiro: Primo tiro in neve (sono arrivato alla prima sosta prima di infilare i ramponi e tirar fuori le picche); secondo tiro un passaggino iniziale con un po' di ghiaccio; 3° mi sono divertito da secondo sui passaggini più dritti; L4 tiro chiave, attenzione (rispetto a relazione) lo spit è a destra, passaggino, poi non c'è più lo snarg, ma è facile uscendo un po' verso sinistra (consigliato portarsi uno snarg o un chiodo ad U lungo da piantare nelle teppe).
L5-L6, invece di uscire a destra nel canale, abbiamo percorso ad L5 il canalino a sinistra (bellissime teppe all'inizio e dulfer con picche alla fine, sosta su muro a sinistra; l6 altra variante, abbiamo salito il muro a destra, carino e tecnico, ben proteggibile con un passo in diedro alla fine. La ribattezziamo "variante Poet". Poi la discesa si fa bene traversando per rientrare nel vallone dei Quarti, seguendo il meno ripido.
Aggiunta traccia GPS per avvicinamento, e per l'inizio della discesa.
Ottima in caso di freddo!
Grazie agli apritori per la scoperta, a Fantomas per la relazione e l'attrezzatura minimale che spero porterà un po' di gente, ma soprattutto grazie per la traccia di avvicinamento e discesa!
Credo ci sia qualche bella vietta meno innevata da aprire nel settore a destra?
Grazie a Elisa e Stefano per la proposta e per la compagnia, oggi ho fatto il turista.


terzo tiro

quarto tiro (tiro chiave)

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Una bella salita di montagna, poco ripetuta, circa una cordata all'anno secondo il gestore del Vittorio Emanuele. La roccia è talvolta leggermente mobile, tuttavia offre un'arrampicata entusiasmante in fessure di ottima qualità. Gli unici blocchi veramente mobili sono sulla terrazza di sosta del quinto tiro, e i blocchi a destra del tettone del dodicesimo tiro.
Le soste sono quasi tutte in posto, qualche chiodo sui tiri.
Avvicinamento seguendo il sentiero sulla morena per il colle del Gran Paradiso, conviene iniziare a salire verso la parete quando si è sotto la verticale della vetta. Per l'attacco, arrivati ad un pilastrino con ometto, abbiamo attraversato una cengia a sinistra, per risalire poi verso destra alla base di un diedro in roccia biancastra e fragile (2h30 per noi). Quindi con una sola lunghezza di corda abbiamo raggiunto la sosta alla base del quarto tiro.
Siamo saliti con uno stile "classico", mezze corde e zaino sulle spalle: in effetti un sacco da recupero sarebbe stato utile, soprattutto per non incastrarsi nei passaggi stretti. Abbiamo utilizzato una serie BD fino al 3 e doppi fino al 0.5, con tre microfriend, una serie scarna di nuts, qualche chiodo. Abbiamo messo un chiodo nel primo tiro di artificiale, e tre nel secondo tiro di artificiale (soprattutto lame e universali); abbiamo rimosso tutto, a parte un nut piccolo che è rimasto incastrato ad una sosta.
Tutti i tiri sono molto belli e interessanti, nessuno banale (i 5c riservano delle belle sorprese, ma sono coerenti, se si ha dimistichezza con la tecnica in fessura). Un po' di terriccio ed erba sul sesto tiro. Utili due staffe per i tiri in artificiale.
Ottima la relazione di Umberto Bado sul sito GAT (e qui presente su gulliver) che abbiamo completato con uno schizzo di guide06 (Stéphane Benoist?). Aggiungerei che è utile un friend 4, visto che mi avrebbe evitato di piantare un chiodo e l'avrei utilizzato almeno 4-5 volte. Comunque, non è necessario, visto che siamo usciti lo stesso.
I chiodi in posto mi sono sembrati abbastanza buoni, e le possibilità di proteggersi bene ci sono, anche se alcuni tratti sono obbligati (per passare il masso incastrato del nono tiro, ho avuto qualche momento di meditazione religiosa). Menzione speciale al fessurino di dita del secondo diedro del decimo tiro, e per il tiro di"solo" 5c in fessura larga (e la sua uscita) per arrivare sotto al grande tetto L12, che si può interpretare in diversi modi!
Vista la chiodatura in posto e l'obbligatorio che non raggiunge il settimo grado, direi che l'ED+ in alcune relazioni è un po' esagerato, ma ED ci sta tutto. Anche la calata in doppia, rinforzando qualche sosta, non mi pare così tragica come descritto (comunque, non ci proverei!).
Nonostante la calura africana, abbiamo avuto abbastanza freddo a causa di un forte vento. Circa 11ore abbondanti di arrampicata per noi (alcuni lunghi momenti di riflessione e di solitudine durante alcune lunghezze di corda!), arrivati al parcheggio a Pont con le ultimissime luci del giorno.
Con Trilly, maestro di artificiale sull'undicesimo tiro, con piccozza che si incastra ad ogni tetto. Ha snobbato la mia proposta di arrampicate chamoniarde, ma a questa proposta non ho saputo rinunciare!
Un grazie all'organico del rifugio Vittorio Emanuele II, grande accoglienza e organizzazione!

la linea di salita

primo secondo e terzo tiro insieme

belle fessure del quarto tiro, verticali

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Abbiamo deciso di spezzare la salita in due giorni, per scalare al caldo il primo giorno (sole nel pomeriggio, tutto in scarpette) e per avere la parte alta con ghiaccio duro (secondo giorno solo scarponi e 120 metri in ramponi) e trovare facilmente la discesa.
La salita è bella, la prima parte si svolge su roccia buona, spesso poco proteggibile, su difficoltà classiche. Trovato bagnato un tiro, forse meglio che trovarlo verglassato! Lo stile è soprattutto placca e placca fessurata, lavorate dall'acqua, bisogna usare bene i piedi.
La parte sotto i nevai e di fianco i nevai hanno roccia friabile e grosse lame appoggiate, attenzione. Non abbiamo fatto l'uscita diretta descritta dalla Labande, ma abbiamo seguito la via che sembra stia diventando la più classica (la più "rapida" se buon innevamento), seguire i nevai (costeggiati su roccia e misto a sinistra) e poi traversato su ghiaccio (3 viti), ancora traversato per raggiungere la cresta finale. La cresta finale è ancora impegnativa, si va spesso lontano dal filo. In particolare, faticosa una fessura sul lato destro. Linea logica, si segue bene la relazione, anche se spesso ci siamo chiesti se fossimo nel buon itinerario (5 chiodi in 1000 metri di parete!).

Solo due-tre tiri atletici, ma con gli zainoni strapieni, la fatica si fa sentire. Forse i tiri più impegnativi sono alcune traversate un po' scabrose, il traverso a sinistra di 8 metri, e il tiro che abbiamo trovato bagnato, appena a sinistra dello strapiombino con cascata (1 chiodo). Serve comunque un buon senso dell'itinerario e della ricerca della migliore soluzione, sia come linea generale, sia come interpretazione del tiro singolo. Abbiamo fatto spesso conserva protetta.
I nostri tempi: partiti a Pré de Mme Carle alle 8, attaccato verso le 11.30; prima parte 4h30, seconda 4h30, arrivati sotto la parte nevosa con le ultime luci del giorno. Lì non ci sono cenge evidenti, fortunatamente si trova sabbiolino dove si possono scavare buoni ripiani (per noi, a sinistra della zona nevosa, riparato dalla caduta di pietre). Bivacco comodo anche se un po' di vento, poi partenza alle 6h30; in vetta alle 11 (4h30), discesa da punta a Breche supérieure de Sialouze, doppie, in 5 ore fino al rifugio. Poi due orette fino al parheggio a Ailefroide, e autostop per risalire (grazie enorme a Marco e Mirella, alias "Podina", incrociati per caso!).

Sul pericolo di caduta pietre: in effetti, ci sono cadute di pietre. Rispetto alle altre pareti "pericolose" dell'Oisans, tuttavia, non ci sono frane, ma singole pietre che cadono per circa 400-600 metri direttamente dall'alto, o che rimbalzano qua e là. Quindi, quando si sente un ronzio nell'aria, non cercate un elicottero, ma nascondetevi bene sotto lo zainone. NON DIMENTICARSI IL CASCO, e sconsiglierei di ingaggiarsi se avete una cordata davanti (credo caso raro). Detto questo, una pietra ha tranciato la calza di una corda a metà lunghezza, e questo può essere problematico nelle doppie di discesa (due in particolari "appese").
Le condizioni della montagna sono anche importanti, secondo me questo WE erano ottimali (temperatura max in pianura intorno ai 30 gradi, non troppo freddo di notte, freddo il primo giorno, solo due tiri di misto ed una traversata su ghiaccio, ancora neve in alto, 5 giorni passati dall'ultimo temporale).
Sulla strategia dei due giorni: scalare con lo zainone pesantissimo non è il massimo. Non aspettatevi cenge o terrazze per bivaccare, ma noi ce le siamo "scavate" in un pendio friabile. La salita è fattibile in giornata (ma se bivacchi alla base, comunque il sacco a pelo te lo porti dietro!); inoltre, la parte alta è ancora impegnativa e la cresta finale non è proprio una passeggiata. La discesa non è estrema, ma è bene avere ore di luce a disposizione, e magari incontrare cordate che scendono dalla Sialouze. Controllare bene il meteo, perchè scendere in doppia, la vedo dura! (un pensiero a Giuliano Sciandra, medico pinerolese che su questa montagna, nel 1985, ci lasciò le penne a causa di una perturbazione in anticipo rispetto alle previsioni).
No segnale telefonico, appare però "solo emergenza" (possibile forse con una radio contattare rif. des ecrins nella parte alta?).
In questo fine settimana di pienone, solo una cordata sul pilastro di sinistra (via Kelle? vicino ad Aurore Nucleaire). Luci nella notte verso il col de Coste Rouge (molto molto secco!).
Il socio dice che è più impegnativa dell'Ailefroide Occidentale; per me sostanzialmente si equivalgono, anche se qua ci sono molti più tratti in placca; la Gervasutti-Devies ha tiri più caratteristici, molti tiri atletici, fisici e faticosi, per me è più bella.
Con Trilly in gran forma; grazie a Olivier per i consigli, e Mirella e Marco per il passaggio, altrimenti sarei ancora là per fare l'autostop!

Pic Sans Nom

Prima parte, quasi al sole

sulla faccia sinistra del diedro

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Gita effettuata in due giorni. Partiti da Pré de Mme Carle, iniziamo il un piacevole avvicinamento lungo il Glacier Noir, scavalchiamo con non poche difficoltà il Col de Coste Rouge (la base non ha neve e la roccia è marcissimissima, meglio passare una trentina di metri a destra!). Quindi scendiamo verso la base della parete, a cui giungiamo per una cengia ed un traverso per entrare sull'itinerario.
La prima parte è facilotta, sul quarto, comoda in scarponi ed in conserva lunga. Poi si passa il gran Couloir, pericoloso per grosse scariche di pietre, ma si trova acqua.
Poi la Tour Rouge, dove si apprezzano le scarpette, che inizia con dei bei tiri sul quinto- quinto più in camino e diedro, con belle arrampicate in fessura. Poi a tratti la roccia diventa magnifica, degna della torre staccata in Piantonetto... Non abbiamo preso il diedro grigio ma restati sulla roccia rossa. Per arrivare in cima alla tour rouge, un bellissimo tiro in cresta, dove si tiene il filo, 80 metri con 3 chiodi? su roccia lavorata, stupendo, molto esposto! Esaltante.
Si arriva ad una crestina (adesso rocciosa) che porta alle Dalles Grigie, che si superano in tre lunghi tiri. Si arriva quindi alla Vire en arc de cercle, luogo di bivacco dei primi salitori: a sinistra ci sono due mezze piazzole, più una più larga (ma bagnata). Cena rapida con ottimi spaghettini cinesi, poi perdo al pari e dispari, mi toccherà il posto in pendenza, ma almeno non sbatto la testa contro il tetto!
Notte tranquilla e non fredda, cengia un po' innevata, aggiriamo camino ghiacciato per la destra. Poi si continua, nei camini finale utili le scarpette (in scarponi non sarei (e non sono) passato. La seconda parte è quest'anno abbastanza innevata, non troppo verglas. E si arriva in vetta.
Discesa: Lunga! il solito merdaio tipico di queste parti...
Non abbiamo fatto una discesa ufficiale, comunque: verso Ailefroide Centrale, quando salto molto verticale traversato per cengia a destra: calata 45 m, poi discesa per qualche centinaio di metri di rocce grigie che portano ad una sosta con 4 chiodi, 50 m fino a neve, risalito per normale Meije Orientale, e giù per il lungo vallone di Sélé. Molta sete, comunque raggiungiamo la macchina prima del buio (stranamente, rispetto agli standard...)

I nostri tempi: Pré de Mme Carle- partenza arrampicata, 6 ore
base arrampicata-cima della Tour Rouge 6 ore
Dalles grises-cengia arc de cercle 2 ore
(bivacco)
cengia arc de cercle-cima 5h30
discesa punta-rifugio Sele 5 ore
Rif Sele-parking Ailefroide 2 ore
Un commento sulla strategia: Seguendo questa strategia, si è quasi sicuri di tornare a casa in due giorni. Però si deve mettere in conto il maggiore rischio di cadute pietre dovute al fatto che il sole tocca la parete nel pomeriggio, soprattutto nell'attraversamento del gran couloir (5 minuti max), e dalla cima della tour Rouge alle placche grigie (veri e propri missili cadono dall'alto, molto pericoloso). Vantaggio di scalare il primo giorno completamente al sole (ed il secondo completamente all'ombra!).
Il bivacco sulla cengia è scomodo, due posti lontani, da legarsi in parete. Comunque, abbiamo dormito abbastanza bene.
Il problema di partire dal basso, è che c'è una grande grande probabilità di bivaccare in punta, o durante la discesa.

La roccia è veramente buona nella prima parte. la parte alta un po' meno, comunque tutte le lame staccate che ci sono nei camini, tengono (secondo me, grazie ai passaggi). Via completa e totalizzante. Stupenda, da fare!
Si scala abbastanza bene anche con lo zainone, comunque i tiri sono spesso tecnici, si arrampica davvero per tutti i 1100 metri di parete.
Buone indicazioni da camptocamp, dalla maniacale descrizione di Denis Corpet, e grazie alle info-ispirazioni di Olivier di gulliver.
Con Trilly in gran forma (mi ha pure sconfitto a pari o dispari)!

Avvicinamento sotto la raie de fesse

attacco via (nostro)

primi tiri fessurosi

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Una bella salita. Abbiamo attaccato alle prime luci, alle 6.30. Primo tiro bello incazzuto. In generale, poco chiodata in basso, molto di più in alto. Alla fine, i tiri 11 e 13 sono quasi completamente chiodati al momento, non sono (adesso!) i tiri chiave. Avevamo molti chiodi, alla fine serve un mazzetto vario, non sono indispensabili. I chiodi in posto generalmente buoni. Non so se la Diretta ha una roccia migliore della Gogna, richiede sempre molta attenzione, e si deve scalare; però alcune delle uscite su erba sono molto psicologiche.
Trovati gli ultimi due tiri bagnati, un bel combattimento! Abbiamo spezzato l'ultimo tiro in due, ne avevo basta di strisciare nel fango!
Usciti dopo 11 ore di arrampicata, completamente avvolti dalla nebbia, ambiente scozzese estivo.
A mio parere era una via "da fare"... però la Gogna è più varia e più "caratteristica".
Stupendo il diedro del quarto tiro, non così banale!
Con Trilly che compensa alla grande il mio calo fisiologico tra L6 e L9, e meno male, perchè far doppie giù di lì...

la famigerata L11

tipica zanca vegetale

cambio mano

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Bof. Consigliato studiare bene l'attacco, abbiamo dovuto aspettare le prime luci per capire dove attaccare. La parte bassa è in IV-V, fatta tutta in conserva. Marcante il fessurone di 120 metri, ruscello nella prima metà (ma è cosa normale). Fatta praticamente tutta in conserva, 4 ore fino a dove parte l'uscita Chaud. L'uscita Chaud vale la pena, ma la roccia è cattiva, ed il penultimo tiro in discesa e risalita e traverso è abbastanza impressionante, nessuna protezione in loco, come sul tiro finale. Il tiro finale è un 6a "normale", ben proteggibile nella fessura, il mito è più "pesante" che la difficoltà reale. A detta di Fredi gestore del Promontoire, da almeno 7 anni nessuno aveva concatenato parete S e uscita Chaud...
4 ore per arrivare a 12 metri dal doigt de dieu, 3 ore per l'uscita Chaud... Poi discesa rapida dal Doigt de Dieu, al rifugio dell'Aigle (ottima torta offerta dal simpatico rifugista), e 2 ore per scendere a Villar d'Arene. Autostop facile per rientrare a La Grave.
Anche se un ripiego (tutte le grandi pareti nord della zona hanno un bel po' di neve fresca!), una bella gita su una cima storica ed importante. Prima volta per me sulla Meije, non per Trilly, che insiste e si guadagna l'uscita Chaud, addirittura in libera integrale!
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Una vera "gran course", in pieno stile Oisans classico: lungo avvicinamento al rifugio, uno zoccolo erboso e fragile per raggiungere la via, nella via passaggi in grande esposizione e roccia pessima, alternati a momenti di arrampicata grandiosa.
La rifugista vi darà un topo "infallibile", quella disegnata di Benjamin Vedrines (Beniamino Vedrino per gli amici), che potete trovare su camptocamp. Noi abbiamo seguito quello ed incrociato con la Labande. Per avvicinamento e zoccolo non servono ramponi o picca, si trova abbastanza bene, peccato che abbiamo sbagliato l'attacco e abbiamo dovuto fare due tiri in più su roccia ben compatta per raggiungere il "vero" attacco. Attenzione all'attraversamento del Gran Couloir, una grossa scarica ci ha gelato il sangue. Poi spesso abbiamo avuto dubbi di itinerario, ma alla fine, seguendo un po' l'istinto, l'uscita si trova. Molti tratti bagnati a causa delle piogge precedenti, quanta acqua raccoglie questa parete!
I primi tiri dopo la rampa sono ben verticali. max 2 chiodi per tiro. Poi nel diedro, due gran bei tiri su placca, con roccia stupenda, ma da fare attenzione, ben chiodati (V+ e V). Poi l'artificiale, i chiodi sono tutti buoni, occhio alla roccia (l'uscita di un chiodo in fessurino marcio mi è costato un bel volo nel vuoto sul tiro di A2).
Poi verso destra sul IV, puntando verso il circo marrone e diedrone finale; poi un breve tratto di artificiale sulla prima fessura a sinistra del fondo del diedro, ma l'ho trovato un po' di testa, in quanto tutte le protezioni che metti sono su lame e-o blocchi incastrati. Il topo consiglia una fessura più a sinistra, la fessura sarà più sana, ma è lunga il triplo...
Poi un bel camino di V+, tecnico, peccato fosse umido. E poi facile fino in cresta.
E la discesa... è la cresta N, fatevi spiegare dalla rifugista, in confronto la normale del Viso è il Verdon, ci siamo persi un po' di volte, il buio è sopraggiunto, ma, seppure avessimo con noi il materiale da bivacco, la voglia di Sophie e di un materasso comodo ci ha ben motivati a rientrare al rifugio.
I nostri orari: 3h40 partenza da rifugio, 6h30 falso attacco, 8h40 vero attacco, 19h00 uscita, 19h30 inizio discesa, buio alle 21h00, 00h45 rifugio.

Con Trilly a tiri alterni, che è troppo allenato e che in 10 giorni di vacanze ha già percorso quasi tutte le grandi pareti occidentali, dura stargli dietro, soprattutto in discesa!
Il giudizio: 5 stelle per l'importanza storica della salita, soprattutto per il massiccio; 3 stelle per bellezza arrampicata e dei passaggi. 1 stella per avvicinamento e discesa.



ambiance in alto

ambiance nel gran couloir

arrampicata parte bassa

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Visto il cattivo meteo previsto in Oisans e sul Bianco, "ripieghiamo" su questo mito del Cuneese.
Bivacco ad un'oretta dalla parete dalla parete su ottima erbetta.
Attacco alle 6, visibile chiodo con cordino bianco-rosso, in questo modo si è al sole fino al penultimo tiro . Nel primo tiro alcune tracce di magnesite indicano le poche prese che tengono. Poi migliora un po', per ripeggiorare nel mezzo.
I primi 5 tiri sono duretti da arrampicare, ma molto abbondantemente chiodati (e apparentemente con chiodi solidi). A tratti arrampicata bella, ad esempio nella fessura del terzo tiro, con calcare rosso a buchi. Utile un fiffi per riposarsi, ed una staffa “leggera” a testa è sufficiente. Poi dalla grotta in poi i chiodi si diradano.
Il tiro della piramide umana mi ha un po' svuotato psicologicamente, un chiodo rotto per uscire in artificiale... si può usare un BD 0.2 poco sotto. Dal tiro della canna fumaria in poi però si arrampica meglio (roccia marcia ed erba verticale a tratti).

La relazione presente su Gulliver è buona ma non perfetta (manca un tiro nella parte bassa).
Riassumendo quello che abbiamo fatto noi in 8 ore e mezza, usando la descrizione qui, montagne d'Oc e il suo schizzo ( ), ed uno schizzo di Ravaschietto ( -Via-Armando-Gogna.html):

L1+L2: Fessura diedro inizialmente obliqua a dx poi rimontare strapiombo e continuare a sx con un lungo traverso lungo la prosecuzione della fessura principale marcia ed erbosa. Sosta nella nicchia V+, 6b, 40m.
L3: Alzarsi sopra la sosta 2/3 m con zolle d'erba per riprendere la fessura fattasi di roccia discreta; trascurare una prima sosta su 4 chiodi per giungere alla seconda 10 metri a destra (riattrezzata nel 2004). 6c poco continuo, 35 m
L4: proseguire nel diedro, fessura obliqua verso sinistra su roccia a goccie molto bella. 6b 30 m?, sosta sotto al cespuglio
L5: Superare il cespuglio tenendosi sulla sx, tornare a dx, quindi di nuovo a sx in corrispondenza del secondo arbusto; dritti poi nello stretto camino per uscire a sx e proseguire fino alla sosta. 6a+, 35 m.
L6: Scendere un metro verso sx, traversare nella stessa direzione 2 m per proseguire nel diedro molto marcio, erboso, per sostare sul grande spuntone sotto il muretto del tiro successivo. V+, 55 m.
L7: Con un passaggio breve ma atletico si arriva alla banchetta buona, raggiungibile altrimenti con una "piramide" o con un cliff (passaggio di 5 m improteggibile); innalzarsi quindi sulla placca leggermente abbattuta per raggiungere la nicchia giallastra già visibile dalla sosta, indi proseguire uscendo a dx; una sezione di roccia marcia molto impegnativa fisicamente e psicologicamente conduce all' ingresso della grotta forata dove si sosta. 6c, 40 m.
L8: Entrare nella grotta arrampicando prima nel fondo per portarsi a sx e uscire quindi a dx (trascurare la scomoda sosta a chiodi); proseguire nel diedro erboso fino alla sosta successiva in prossimità del filetto di uno spit. V+, 50 m.
L9: Proseguire nel diedro leggermente a sx, sostare a 30 metri, un chiodo, dove il diedro si sdoppia, 6a+, 30 m.
L10: prendere il ramo sinistro del diedro passando vicino ad un pino mugo, continuare su pendio erboso ripido fino ad un chiodo in una nicchia (integrare con BD verde), 30m?
L11: Dritti nel diedro 6 m per uscire a sx con una dulfer fisica; continuare quindi sulla verticale e pervenire alla sosta, passarla, ribaltarsi alla dx dello speroncino limitrofo e continuare nel camino, intervallato da pancette erbose, che conduce sulla cresta delle Rocce Scarason. 6B, 60 m.

Sovente si fanno cadere pietre, talvolta sul secondo; nell'ultimo tiro, mentre smontavo la sosta, son caduti due grossi blocchi, mi sono ben riparato e son caduti abbastanza lontani; son partito dimenticando il friend X4 in sosta... se qualche anima pia lo andasse a prendere e lo restituisse, sarebbe molto gentile... sennò opere di bene
A L10 sono andato a destra, SBAGLIATO!
Con Trilly, rigorosamente a tiri alterni (non ho capito come mai i miei tiri erano di 20-30 metri, i suoi 50-65 metri...)
Che onore ad essere l'alpinista più pippa mai salito su questa via... a lottare contro i cespugli più famosi delle alpi Occidentali... ed altro che piramide umana, io ho preso proprio l'ascensore!
Sicuramente la chiodatura piuttosto buona e abbondante nei primi 5 tiri fa salire abbastanza veloci, poi i chiodi si diradano molto, ma quelli che ci sono sembrano abbastanza solidi. Sicuramente di tutt'altro grande spessore era l'ingaggio in apertura e nelle prime ripetizioni!
Ed un po' di pubblicità per il bel libro di Scotto, che introduce bene la materia, e fa pensare ai due fulminati in apertura... a Bernardi da solo... al casco di Gabarrou sfondato dai ramponi di Berhault. MITICO. Una via-museo.

la faccia

l'Half Dome delle Liguri

primo + secondo tiro

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
GOulotte carina, poco frequentata. Molti passaggi misti.
Ce la siamo cavati con serie friends 0,2-2, 7 viti di cui alcune corte, nut medio-piccoli. Contrariamente a quanto riportato nella guida di Damilano, non è una salita per gente che scala al limite su cascate di terzo grado...
Attenzione alla terminale ed al conoide, che è molto "bucato"! legarsi!
In cordata con Guido Victor e Zeta Marianne, seguiti dalle macchine da guerra Pierrick Chépà, Raph Pompàski, Hugo il Normale.
Non siamo stati rapidi (e sinceramente non si corre nella goulotte, quindi dopo due tiri siamo andati a prendere una sosta di calata a sinistra con un traverso tecnico, e ci siamo calati per andare a prendere l'ultimo trenino a Montenvers.

verso la sosta che serve da partenza per la goulotte Giusto

inseguitori

io in sosta

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
corta, ma molto carina. Si parte su neve, e più si sale, più il ghiaccio lascia il posto alla roccia con ottimi agganci per piedi e picche. L'ultimo tiro è molto carino, gli agganci per le picche ottimi, delicato il ristabilimento finale. Oggi inutili le viti, si protegge tutto molto bene con una serie di friend da micro al 2, roccia ottima a grana grossa, delizia! Tutte soste presenti. scesi in doppia.
Saliti alle 9 da Chamonix, tre cordate davanti, un po' di casino durante le loro doppie.
Con Victor Guido e Romain the doctor, seguiti da machine Pierrick in cordata con Marianne zeta, uscita gruppo giovani alpinisti FFCAM38 Isere.
Ottimo itinerario corto per occupare la giornata, poter partire tardi, non perdere trenini-ovetti.
Meteo schifido per andare al rifugio Torino per concatenare con una salita della Tour Ronde, meno male che c'è il traccione...

primo tiro

secondo tiro arrivo in sosta

secondo tiro

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