albertber


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Questa via è da ripercorrere assolutamente per la logicità dell'itinerario e per il suo interesse storico, per non parlare della fama degli apritori in ambiente marittimo.
Purtroppo poco ripetuta, presenta alcuni passaggi non pulitissimi, con tratti (brevi) erbosi e qualche presa traballante. A mio parere, tuttavia, in tali condizioni questa via ha un sapore più selvatico, e non so fino a che punto possa essere un difetto. Consigliata.

Con Matteo B., davvero un gran socio!
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Non ho mai creduto alla storie sui sogni.
Tuttavia dopo aver consumato relazioni cartacee e multimediali, dopo averne parlato a lungo: "come fare, come non fare, ce la facciamo a passare da lì? come sarà?", riuscire a raggiungere una meta studiata, meditata (e sudata!) a lungo legittima le emozioni che si provano a sbucare in cima al Bianco sulla scia di un sogno.
Più di friends e ferraglia credo sia importante il desiderio di realizzare una salita; almeno per noi, in questo caso, è andata così.

Abbiamo spezzato l' avvicinamento al Pilastro in due giorni: prima sera al Monzino e seconda sera ai bivacchi Eccles. A parer mio logistica fondamentale per l'acclimatamento.
Il ghiacciaio del Brouillard è in ottime condizioni, perfetto rigelo notturno e ottima traccia.
Consiglio di sfruttare i tempi morti al bivacco per studiare la discesa fino alla conca glaciale sotto i pilastri del Brouillard. Siamo scesi 20 m dal vecchio bivacco (ometti) per poi tenere leggermente la dx fino alla calata (lasciato cordino viola), da affrontarsi con estrema rapidità data la totale esposizione al brutto seracco soprastante. Quindi abbiamo seguito l'ottima traccia su terreno nettamente più tranquillo fino al canale a sx del Pilastro Rosso.
Dal termine della via piegare decisamente a sx per raggiungere i pendii del Picco L. Amedeo, caratterizzati da roccia molto marcia: seguire la linea che si preferisce, ad intuito.
Raggiunto il P.L.A. la cresta si complica. Percorrere un ventina di metri mantenendo il filo fino a reperire un sosta su cordoni per una calata da 25 m, che deposita ad una piccola sella in prossimità del picco successivo. Proseguire quindi sul filo con sali-scendi (eventuale tiro di corda da 50 m). La neve quindi diventa protagonista. Proseguire per affilate crestine nevose e tratti rocciosi fino al Monte Bianco di Courmayeur. Da qui in 20 min si giunge sul Monte Bianco di Chamonix.

Le possibilità per la discesa sono molte. Si possono raggiungere i rifugi Cosmiques o Torino seguendo la via dei Tre Monti, altrimenti è percorribile la normale italiana (pt di appoggio: rif. Gonella), oppure si può seguire l'Arete des Bosses.
Noi abbiamo scelto per quest'ultima, la quale tra l'altro offre grandiosi paesaggi, illuminati dalla luce del tardo pomeriggio (con sviluppo maggiore delle altre discese, ma senza significative risalite e con limitati pericoli oggettivi). Inoltre strada facendo ci sono diversi punti di appoggio, vedi la capanna Vallot, il Gouter o il rifugio sottostante.
Lasciandoci trascinare dalla gravità abbiamo raggiunto la stazione del trenino (Nid d'Aigle) a 2300 m. Seguendo il nostro percorso il dislivello negativo è sui 2500 m, ma come vantaggio si "dorme" a 5 m dall' arrivo del trenino la mattina dopo (prima corsa alle 8:30). Noi siamo sbucati sul Bianco alle 17, per arrivare al Nid d'Agile alle 23.
A parer nostro il TD+ è un po' riduttivo se si decide di proseguire fino in cima al Bianco.

Informazioni per il ritorno al parcheggio in Val Veny
-Dal Nid d'Aigle si raggiunge La Fayet con circa 1h e 45' di trenino (28 euro a testa)
-Dal termine della corsa raggiungere la stazione ferroviaria; treni per Chamonix: 1h circa di treno, 6 euro a biglietto
-Arrivati a Chamonix raggiungere Place de la Gare da dove partono i bus per courmayeur: 14 euro a testa, 45' di viaggio
-Si arriva quindi alla stazione bus di Courmayeur, dalla quale partono frequenti navette per la Val Veny: 2 euro a biglietto.
Quindi dalla stazione di Nid d'Agile alla Val Veny contare dalle 6 alle 8 h di viaggio.

Ottima cucina e ospitalità al rifugio Monzino.
Un saluto agli amici bresciani Claudio e Stefano incontrati durante l'avvicinamento.

Le avventure hanno un altro sapore se condivise con un grande amico.
Con Michele
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Prima di tutto complimenti agli apritori che hanno regalato ai posteri un itinerario accessibile anche a chi non è un drago della libera, lasciando tuttavia bei tratti obbligati (6a/6b) e numerosi passaggi alpini da proteggere self-made.
Incredibile cosa ha da offrire questa via: diedri, fessure, tettini, placche verdoniane, "cannelures" e qualche tiro marcetto per far capire, nel dubbio, chi comanda.

Non abbiamo usato il cliff. Lungi da noi velleità liberatorie di sorta, ma il nostro cliff oggi non funzionava. Ugo da volpone della vecchia guardia allora è ricorso alla staffa, dimostrando chi comanda tra lui e gli spit.
Portare friends fino al 2 BD, molto comode misure medio-grandi nei diedri di L7 e L12; non molto utili i nuts.

A mio parere le doppie sulla via sono assolutamente proibitive: incastro quasi matematico con rischio concreto di rovesciarsi sulla testa pile di piatti appesi in parete. Consiglierei quindi di uscire in ogni caso, anche perché la passeggiata dalla cima è veramente contemplativa.

Sempre mistico l'ambiente delle Liguri.
Con Ugo Caplin, sempre di ottima compagnia!

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
E' una linea nata da un'intuizione che ha del poetico, i nomi degli apritori ne sono la garanzia; particolarissimo il secondo tiro!
L'avvicinamento tra pietraie e bosco verticale scoraggia i frequentatori, ma conserva un ambiente "servaj" e un po' nostalgico. Bellissimo il primo tratto di sentiero nella faggeta, il cui accesso sono i Tetti Lup, residenza per il periodo estivo del (leggendario) Andrea Ghigo, detto "il Lup".

Consiglio di doppiare i friends grandi (1,2,3 BD), molto utili anche nuts medio-grandi per il terzo tiro. Inutili i chiodi.
Tutte le soste sono a spit più che decenti tranne quella al termine della seconda lunghezza, attualmente su un vecchio albero secco: attenzione perché quest'ultimo inizia ad accusare gli anni (si possono attrezzare ottime soste nelle vicinanze!).
A mio parere il terzo tiro non è il più duro (forse in libera), in quanto ottimamente proteggibile.
Per arrivare alla sosta del quinto tiro bisogna ribaltarsi su placca alla sx di uno spigolo; questo passaggio non è da sottovalutare assolutamente, è molto tecnico e in caso di caduta c'è da farsi male (ovviamente è il parere di uno che scala su gradi umani).

Vivamente consigliata! Una perla della Valle Gesso

In solitaria
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Un itinerario incredibile che si snoda in quel capolavoro orogenetico che è il Monte Bianco; d'obbligo almeno una volta!

Lunedì mattina siamo partiti con uno scarso rigelo notturno, la neve in cresta era fastidiosamente sfondosa (ieri sicuramente in ottime condizioni di rigelo grazie ad una notte senza muffa, noi eravamo ancora in zona ma con altri obbiettivi).
Il canale di accesso è ancora buono, come le condizioni complessive per l'intero itinerario: traccia autostradale sia in salita sia per l'infinito (!!) ritorno Maudit-Col Flambeau.

Benchè non sia da sottovalutare, a mio parere non è necessario caricarsi di ferraglia come sherpa. Nei passaggi "critici" si trova sempre il chiodino giusto a cui fare affidamento, pertanto 3/4 friends medi sono più che sufficienti. Comoda anche qualche fettuccia.

Con Michele, la guide.






sciabilità :: **** / ***** stelle
Il Lourousa... c'è chi lo sgrada, chi lo snobba, chi dice non sia neanche un canale. Io tengo sempre ben vivo il mio timore reverenziale nei suoi confronti, e oggi per me è stato un sogno ad occhi aperti sbucare sul colletto Coolidge.
Forse sono io impressionabile, ma senza mezzo metro di farina le pendenze saltano fuori, e senza traffico nei paraggi l'ambiente mette un po' di soggezione.
Secondo me la sua fama è più che meritata, e la linea è una delle più belle che le nostre valli abbiano da offrire. Non per niente i migliori sciatori cuneesi ci sono tornati almeno una decina di volte;)... e continuano!

Sul colletto Coolidge ho goduto del Sole estivo mezz'oretta aspettando che questo invadesse il canale, quindi alle 11 in punto ho messo gli sci. Forse per fortuna o forse per un'intuito inconscio (più probabile la prima eheh) ho azzeccato i tempi, godendo così di una neve mollata a puntino. Tuttavia i primi metri prendono il sole molto presto, e a metà mattina si presentavano in neve "scotta"; ho derapato quindi i primi 3/4 metri per vedere se la neve restava lì dov'era, come ineffetti ha fatto. Questa strana neve continua ancora per una decina di metri, nei quali gli sci tendono a piantarsi, ma poi è un lenzuolo di firn purissimo fino al Lagarot. L'unica pecca sono dei grumi di ghiaccio (?) che hanno colonizzato il centro del canale nella parte alta, limitando la sciata sulle ripide contropendenze lato Punta Stella.
Sotto gli isolotti compare una rigola, ma date le dimensioni autostradali del canale è assolutamente ininfluente. (Durante la discesa occhio alle pietre trattenute dalla neve).

N.B. Sul colletto Coolidge ho raccolto mozziconi vari e una bottiglia di prosecco (!!!), mi vergogno che coglioni del genere frequentino le nostre montagne.

Un saluto ai gestori del rifugio Morelli, disponibilissimi nel dare informazioni sulle condizioni.
sciabilità :: **** / ***** stelle
Appena scesi dall'auto l'atmosfera era uggiosa. Il primo sole del mattino ha poi spazzato via la "muffa" padana spalancando il cielo.
A nord la tendenza è ancora per il cemento; un giusto sole ha poi ripristinato l'ordine, stendendo lenzuoli di velluto incendia lamine.
Siamo passati per il colletto a dx della Taillante (scusate l'ignoranza, non ne conosco il nome), quindi, ravanando un pelo per valloncelli vari, fino all'Aiguillette.
Dalla cima discesa su biliardo finchè i prati lo hanno consentito.
Infine dalla Sella d'Asti alla macchina la neve era inaspettatamente ancora definibile tale.

Con il neozelandese d'adozione Federico
sciabilità :: ** / ***** stelle
Bellissimo itinerario in ambiente preistorico. Oggi neve "di Carrara" nel pensile, trasformata invece nell'ultima rampa dopo le roccette, superate sci ai piedi con onesti passaggi di dry ski. Si riprende sul firn fino a 2200 m circa, per passare alla colla fino al confine prati-neve.
Portage fino al Soria.

Con Marco e Davide

N.B. La valutazione proposta è nata dalle condizioni trovate oggi.
sciabilità :: / ***** stelle
Un contesto in cui farebbe ben comodo che Arianna srotolasse il suo celebre filo dalla croce all'Andreotti. Sarà questo il fascino della Sud del Viso, la continua ricerca dell'itinerario che si snoda in un ambiente da applausi violenti.

Dormendo nell'invernale del Quintino Sella (curatissimo e bello spazioso), abbiamo pensato di evitare il supplizio delle Sagnette "tagliando" per il Barracco. Ne è uscita una combinazione di tutto rispetto, soprattutto perché con la Sud nelle gambe il Barracco dice prepotentemente il fatto suo.

Neve. Per quanto riguarda il Viso solo in pieno Sud si trova firn con cottura da Masterchef. Tuttavia essendo una parete molto articolata appena si cambia esposizione si deve trattare con una crosta che definire troia (!) è un eufemismo, caricando gli sci questa cede lacerandosi in fastidiosi frammenti. Per questo oggi alcuni tratti in derapata con picca tra i denti. I Fornelli non sono percorribili sci ai piedi, abbiamo rimesso gli sci sul comodissimo terrazzo poco sotto. In sintesi, in queste condizioni alcuni tratti non sono assolutamente banali.
Il sole del mattino fortunatamente ha mollato la neve del Barracco (frusto dai numerosi passaggi) consentendoci rispetto alle previsioni una decorosa sciata.

Un supplizio biblico dal Quintino Sella al Pian del Re.

Con Dario e Cledi
sciabilità :: / ***** stelle
Alle 8 del mattino quattro persone urlavano godute a cavalcioni della corda molla, che si è concessa loro senza pretendere preliminari, gioielli o il classico "cinemino".
Oggi il Coolidge si presentava in condizioni pleistoceniche, tanto da mascherarsi pure ai guru della zona: pareti patagoniche, strettoie sommerse e sci a 10 metri dalla cresta di vetta, con ripida derapata nel raccordo pensile-superiore(!). Le cronache dall'impresa del reverendo a oggi non ricordano condizioni simili.
Si lascia immaginare al lettore come fosse la neve. Neve che tuttavia peggiora drasticamente nell'inferiore, straziato dalle scariche dei giorni precedenti.

Puro misticismo, in compagnia di tre pionieri dello sci cuneese: Eraldo, Lodo e Dario

Penso di aver capito quale sia la famosa Stairway to Heaven di cui tanto hanno parlato i Led Zeppelin.

P.S. Informazioni per la calata pensile-inferiore: sostituito un vecchio chiodo (tolto a mano!) con un buon universale. Il chiodo vecchio è rimasto penzolante attaccato all'altro già in posto con cordini piuttosto frusti, portarsi quindi un kevlar/dynema per ricollegare il chiodo nuovo a quello vecchio.
Noi avendo due corde da 30 ci siamo calati 4 m più in basso, passando un cordone attorno ad una solida clessidra (verificare lo stato del cordone, tenderà a rovinarsi a causa della morfologia della clessidra)

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Tutte le sue gite

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    Cars (Cima) - Anticima N SuperCars (11/08/13)
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    Aiguillette (Monte ) - L'Asti Parete NO (13/06/13)
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    Stella (Corno) Via dell'Aspirazione (11/07/12)
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    Asta (Forcella dell') Canale NO - Colata di Stelle (01/04/12)
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