albertber


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
Questa via non è sicuramente annoverabile tra le più consigliabili, . Tuttavia l' ambiente selvaggio, isolato ma al tempo stesso pacifico sottrae i frequentatori dal consueto scorrere del tempo: è una sensazione difficile da spiegare, mai provata prima. E' assurdo come una parete così marcia possa diventare un "comodo" balcone da cui ammirare la straordinarietà della natura antistante, con le vesti del viaggiatore sopra il mare di nebbia.
Mai prima d' ora avevo notato una tale divergenza tra la via e l' ambiente. C'è sempre un prima volta, no?
Non saprei che giudizio dare.

Giornata letteralmente allucinante, con Michele


Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Il nome parla da solo: Bonatti al Capucin. Un nome che riecheggia martellante nei sogni di qualsiasi alpinista (o presunto tale): scalare dove questo grande uomo per primo ha messo le mani è un viaggio a ritroso nel tempo, percorso nel cuore del Monte Bianco.
L' itinerario segue una linea mozzafiato: un continuo susseguirsi di diedri, fessure, tetti e camini nel centro della parete est (salvo poi toccare per pochi metri la parete nord poco prima della cima), il tutto caratterizzato da un granito rosso surreale. Per godersi questa roccia tuttavia è necessario avere un buon grado in libera, la scalata infatti è molto fisica e i tiri liberabili senza troppi problemi sono veramente pochi. A rimedio corrono in aiuto i numerosi chiodi posizionati nei passaggi più duri (tutti mediamente buoni).
Quasi tutte le soste sono con due spit (o uno spit+chiodo/i) fatta eccezione per due o tre solamente a chiodi, ma comunque ottime. Inoltre è presente uno spit a metà del famoso muro di 40 metri, valutato in libera intorno al 7a, ma facilmente (e faticosamente!!!) azzerabile.
L' unico tratto duro sprotetto è il traverso di 6c, dove abbiamo lasciato un chiodo a lama abbastanza buono nella prima parte.
La terminale non è particolarmente problematica, a differenza del tratto di canale prima delle terrazze, ormai completamente privo di neve. Nell' affrontarlo bisogna essere rapidi poiché nel primo tratto, benchè breve, si è esposti alle scariche di sassi. Dopo una quarantina di metri con passaggi di misto abbastanza balordi è consigliabile spostarsi sulla dx (faccia a monte), dove si prosegue comodamente in conserva sul II/III grado.

Attenzione: l' ultima funivia dal Torino è alle 17 salvo ritardi, quindi a chi dovesse prenderla consiglio di valutare bene i tempi: la via è molto lunga e con questi orari si è abbastanza stretti.
Altra pecca del Torino è l' accoglienza: dopo una corsa furibonda su per quei maledetti 300 m del Flambeau per beccare l' ultima funivia ("puntualmente" persa), abbiamo chiesto al gestore di poter passare la notte fuori programma dormendo anche nei cessi, avendo il denaro appena sufficiente per il viaggio del giorno dopo. La sua risposta è stata un sorrisino odioso e beffardo con la mitica frase :"se volete c'è il sentiero, che in teoria sarebbe anche chiuso (!!!!!), ma se insistete vi faccio passare lo stesso, in 4 ore siete alla macchina..." Alla fine l' ha "vinta" lui e abbiamo dovuto spendere tutto per dormire forzatamente in rifugio senza poter mangiare un tubo. La cena comunque ci è stata gentilmente offerta da una signora svizzera mossa da compassione, che ci ha lasciato un po' della sua minestra ;)
La cosa che mi consola è che la gentilezza di questo fastidioso ometto è rinomata nel panorama alpinistico (e non).

Compagno di questa avventura è stato il grande socio, ma prima di tutto grande amico, Michele, che pazientemente si è tirato tutta la via ;)
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Sull' aspetto tecnico è già stato detto tutto, bella salita facile ma eterna, in ambiente assurdo.
L'unica pecca è il rifugio Quintino Sella: pessima accoglienza da parte del gestore, riuscire a strappargli due informazioni sulla via è stato più duro della salita stessa. Ad ogni tentativo di spiegazione ha risposto stizzito e in modo scorbutico, senza comunque spiegarci un tubo di niente. Diverso l' approccio dei giovani collaboratori, sempre disponibili.
Se avete intenzione di andare sul Viso per qualsiasi via, nel dubbio dormite in tenda.

Grande la compagnia di Trevor.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
La roccia è nel complesso buona, con verticalità ed esposizione folli.
Per il secondo di cordata che scala con lo zaino torna molto comoda una scaletta nei punti strapiombanti.

Molti itinerari su questa parete spettacolare sono purtroppo trascurati. L' avvicinamento di sicuro non incoraggia i già rari frequentatori, e le protezioni presenti, lì da minimo 50 anni, annichiliscono ogni voglia. Ciò però non vuol dire che le vie siano pericolose, se si ha dimestichezza con le protezioni "trad" si procede in buona sicurezza.


Che compagnia quella del Peru Jr, che a 18 anni si è sparato in libera l' Aspirazione, sbaccalendo letteralmente il sottoscritto ;)
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Che viaggio! La linea più logica ed estetica della Castello! Rapisce a prima vista: chi passandoci sotto non sentirebbe l' impulso di tuffarsi in quel diedro, che con la sua conformazione sembra annichilire le leggi della gravità?

Dei tre tiri il più impegnativo è il primo. Benché ottimamente proteggibile, la roccia non è il massimo; la famosa lama è pochi centimetri a sx di un chiodo con un cordino bianco (chiodo e cordino comunque sono buoni, visto quanto li ho tirati...)
Nel secondo e terzo tiro le difficoltà si abbassano notevolmente (eccetto per il ribaltamento sopra la prima sosta) , ci si sposta infatti dal fondo del diedro verso le facili placche poco più a dx.
Se si sceglie la variante savio è consigliabile sostare su due chiodi molto ravvicinati in prossimità di uno scomodo terrazzino (sosta evidente), una decina di metri prima dello strapiombo biancastro. Sostando alla sua base c'è il rischio che una caduta dia alla sosta uno shock troppo statico. Con un tiro da 40 metri quindi ci si ribalta sulla cengia e si sosta comodamente su 3 spit poco a dx. Da qui con 50 metri si raggiunge la croce.

Utile doppiare il giallo BD (#2). Uno serve per rinforzare la sosta alla fine del primo tiro del diedro. L' altro si posiziona ottimamente nella fessura 3 metri sopra: è talmente buono che mi sono commosso, fosse stato mio l' avrei lasciato lì come omaggio a Calcagno ;-)

Ottimo modo per rilassare i nervi in vista della maturità!

Con il grande Trevor, dagli sci alla magnesite!

Post scriptum: alla terza sosta del diedro ho trovato un cordino in kevlar verde... se il proprietario lo volesse indietro lascio qui la mia mail: [email protected]

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Un viaggio con la regina delle Marittime. La sconvolgente bellezza dei luoghi e l' eternità del percorso trasportano in una dimensione che sembra pinkfloydiana.

Noi abbiamo scelto di dormire al Bozano.
Il Freshfield è in pessime condizioni: presenta un passaggio di roccia (a 1/3 del canale) e una strettoia ghiacciata di 10 m verso l' uscita.
La serra è invece facilmente percorribile grazie alla scarso innevamento.
Fare attenzione alla doppia che porta sulla Forcella, i cordoni non sono così buoni.

Abbiamo terminato la traversata sul Corno a causa dell' incessante vento e della pioggia imminente.

In compagnia di David Gilmour e dell' amico Michele Peru, che in discesa si è caricato le corde!

Sempre eccelsa e amichevole l' accoglienza al Bozano. Gestori come Marco Quaglia rendono questo posto ancora più grandioso di quanto non sia già.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Pietra miliare del gruppo castello-provenzale.
Data l' irregolarità delle fessure ho trovato più utili i nuts dei friends.
Sulla via sono presenti alcuni spit: il primo tiro originariamente ne presentava 4, tuttavia sono stati rimossi placchetta e bullone del primo spit (posto a 8-9 m da terra), comunque facilmente riposizionabili. Fare attenzione perché i chiodi limitrofi non sono ottimi, e la protezione successiva è un cordone marcio attaccato ad un chiodo, che ostacola l' inserimento del rinvio. Nella fessura sovrastante è presente un nut incastrato di recente, "a prova di bomba".

Rimango sempre perplesso di fronte a questi gesti, come se rimuovendo uno spit ci fingessimo De Cessole. Un De Cessole vestito gore-tex, che al posto dei canaponi usa corde dinamiche, al posto dei chiodi usa i friends, e al posto degli scarponi chiodati usa pedule in vibram.

Resta ovviamente un parere personale.

Con Trevor.
sciabilità :: *** / ***** stelle
Innevamento complessivo abbondante vista la data: sci ai piedi dopo 20' di portage (parcheggio al Talarico). Il Conoide di accesso e i primi metri del canale sono a tratti svalangati. La strettoia finale è letteralmente "a misura di sci": a malapena percorribile derapando.
Non c'è stato alcun rigelo notturno, dopo le 10 i versanti a est hanno incominciato a vomitare sfasciumi.
La neve molto molle (anche nel canale) non ha precluso una "goduriosa" sciata!!
Con il mitico Trevor, già compagno del primo sfortunato tentativo!

Il canale dall' alto

Parte alta

Parte bassa
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Un must della scalata in Verdon; è rimasta vittima della sua fama e della bellezza della linea. Le numerose ripetizioni hanno reso l' itinerario molto unto aumentandone esponenzialmente la difficoltà, già rilevante per la scalata atletica e l' esposizione.
La rispittatura ha reso sicuri i passaggi più ostici, rimanendo comunque molto distanziata in alcuni punti. Per questo tornano molto comodi una serie di nuts e qualche friends medio-grande (utile ma non indispensabile il 3 BD).
Sono comodissime le doppie della Dérobé, fatte le quali in 10-15 minuti si arriva all' attacco.
Non bisogna sottovalutare i gradi delle relazioni... io, che di norma "vibro" sul 6b, l' ho trovata molto impegnativa!!

Fatta con Noemi e Michele

Alberto sul 2° tiro

Alberto sul 3° tiro

MIichele sul 4° tiro

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Se vi dà fastidio avere altre cordate davanti andate a fare Colata Di Stelle, di certo lì non ne troverete. L' ambiente è uno dei più selvaggi, sperduti e spettacolari delle Alpi Marittime, ripagante dell' eterno avvicinamento e dell' interminabile discesa. La cascata è in buone condizioni (malgrado la doccia fatta sul primo tiro). Nei tiri duri il ghiaccio è molto morbido in superficie ma duro all' interno; ciò garantisce ottime protezioni! L' unica sosta affidabile è quella dopo il 4° tiro (spit da 8mm + chiodo), le altre è consigliabile attrezzarle su ghiaccio. Le condizioni complessive comunque restano precarie: a meno che le temperature non si abbassino notevolmente, in poco tempo è destinata a sparire. Salita con Michele Peru.

A sx la cascata, a dx la Guglia del Dragonet... un ambiente da paura!!

Michele sul 1° tiro

Alberto sul 4° tiro

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Tutte le sue gite

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    Asta (Forcella dell') Canale NO - Colata di Stelle (01/04/12)
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