Joker


Le mie gite su gulliver

Sciabilità :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
neve (parte inferiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
attrezzatura :: scialpinistica
Torno oggi al Sigaro dopo molti anni, stavolta con Marco. Giornata velata, il sole non ha lavorato e forse è stato meglio cosi.
La gita è stata tutta diversa dall’altra volta, dato che non si parte più dalla diga di Beauregard ma da Valsavarenche (Hotel Foyer, ben indicato). Anche il vallone di salita è un altro, si trova più a valle di quello di prima ed è un po’ meno dolce ma comunque tranquillo. Però è magnifico come il precedente, che bellezza la Valgrisenche!
Dal Foyer una strada conduce verso la diga e ci passa di fianco, bellissimo il lago tutto bianco da su. Dopo 20/30 min si trova una galleria e si devono togliere gli sci (50m); subito all’uscita si devia su a dx per una traccia molto evidente, che conduce a una serie di case abbandonate e una bella chiesetta, dove ci si innalza per un pendio più ripido. Al suo culmine, aggirata una a dx gobba, si trova un altro alpeggio e si entra nel bellissimo vallone superiore, dove cominciano a vedersi compiutamente le grandi montagne della testata. Da qui si scorge bene anche la Becca di Pre d’Aumont, di cui il Sigaro è un piccolo gendarme della cresta (non lo definirei nemmeno anticima).
Il vallone superiore è molto dolce e suggestivo, si va su per dossi e si giunge infine ai piedi del pendio finale facile e comodo che porta alla base del Sigaro a 2800 circa.
Per la discesa, ovviamente si puo’ compiere anche dall’altra parte (facendo la gita che fu), ma noi abbiamo scelto la via di salita per i pendii molto belli e le condizioni sicure della neve.
La neve, già : decisamente meglio del previsto la parte alta, neve asciutta dove si tirano belle curve cercando le zone meno tritate e le esposizioni favorevoli, ma niente male. Successivamente si trova un po’ di crosta ma non sfondosa (meglio che il sole non sia uscito troppo..) e quindi ancora ben sciabile. Non bello invece l’ultimo pendio più ripido della chiesetta, neve di strana consistenza, crostina infida non portante, sastrugi.Da qui si prende la stradina e la discesa è comoda, anche se arrivati sopra la diga si deve spingere un po’ ed è una rottura.
Bella gita. L’ambiente è sopra tutto, immenso. La neve tutto sommato buona, la compagnia di Marcolino impagabile, insomma chi ce lo faceva fare di andare a lavorare??


Dolci pendii a metà salita

In vista del Sigaro

...so cosa vuol fare

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Un 3000 in assetto estivo al 27 dicembre, sei pazzo? diceva una voce nel mezzo della notte. Boh io ci provo, rispondeva il tontolone alzandosi, porto pikkaramps tanto.
Morale della favola (7 ore più tardi): l’Arpisson, 3.030m suonati, è in condizioni ottime in assetto escursionistico al 27 dicembre.
Anzi le condizioni le ho trovate soggettivamente (parere personale) anche più suggestive che d’estate. Infatti, fatto salvo i 4 o 5 tornanti di sentiero prima della Tsa Plana, dove c’è ghiaccio evidente con pericolo di scivolare ma aggirabile tranquillamente sui prati asciutti, l’estate non offre una temperatura frizzina e perfetta come oggi (perfetta per la primavera, ovviamente), d’estate non c’è un’aria così meravigliosa e tersa che sbeffeggia le infide polveri sottili di Torino, e d’estate non trovi il venticello fresco in cima a salutarti e far festa.
Di cosa mi sono pentito: di aver portato pikkaramp come un somaro fin su, lasciarli a casa, non servono a niente. Di aver messo gli scarponi da montagna, bastavano le pedule. Di decidermi sempre tardi, e di non aver organizzato questa bellissima gita con qualcuno dei miei amici di montagna. Di aver lasciato la macchina subito dopo il parco giochi di Gimillan, e aver preso la multa dalla stranamente onnipresente forestale.
Dunque lasciare la macchina esattamente al parco giochi, o meglio ancora nella piazza di Gimillan. Si prosegue per 200m sulla strada e poi si prende il sentiero 3 ben segnato. Dopo un po’, il cartello inequivocabile Arpisson vi porta su, a transitare in uno splendido suggestivo lariceto; usciti dal bosco, il sentiero segue molte svolte su magri pascoli “invernali” e porta alla cima Tsa Plana. Sentiero bello, poco spostamento lineare ma molti tornanti, tutto sommato rende bene. Occhio al ghiaccio.
Da Tsa Plana c’è una timida traccia che va su per i pratoni, a tratti è abbastanza ripida (utili bacchette) e a tratti scompare, ma si va su facile anche se questo tratto è faticoso. Io sono l’unico che ha proseguito per l’Arpisson, gli altri 7/8 sono rimasti li. Neve zero. Gli ultimi dieci metri (!!), piatti, c’è la neve, giusto a ricordare che su questo pianeta esiste a volte una bianca forma cristallizzata solida dell’acqua. Panorama bellissimo a cerchio, aria frizzante pungente.
Vorrei arrivasse la neve, ma questa gita è bellissima perchè è inaspettata; non ci sono piu le mezze stagioni (...), stavamo meglio quando stavamo peggio (....), etc etc ma il detto giusto per oggi è : carpe diem!


Tsa Plana - infiniti pratoni in salita

Omettone in cima

Signorina Grivola

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
E' cominciato l'inverno, ma proseguono le giornate bellissime dell'autunno. Oggi in alta val di Susa non una nuvola e clima gradevolissimo. Partito dai dintorni di Santa Chiara, ho preso la poderale che taglia tutto il versante E della Mulattera, poi mi sono presto stufato e ho tirato su secco per I ripidi pratoni, tratto abbastanza faticoso per le gambe...giunto al colletto (dall'altra parte inizia la mulattiera che porta all'Avanza'), si prende direttamente la cresta che con tracce porta all'ultimo risalto roccioso che facilmente conduce in cima alla Mulattera (EE). Non ho proseguito per la Toasso perchè diventava tardi. Sceso da un sentierino dall'altro lato, che presto si ricongiunge a quello dell'andata. Ovviamente non si incontra un'ombra di neve.
Incredibile la situazione dei nostri monti al 23 dicembre. La neve è quasi inesistente ovunque, solo il Niblè si distingue, ma giusto paeggisticamente, non certo sciisticamente parlando. Non avevo mai visto il Roccia pulito a Natale (pochissima neve solo sul traverso sopra la crocetta). Giornata serenissima clima autunnale, aiuto!! gli ski stanno ammuffendo!

Un pezzo di cresta dal passo

Dalla cima rocciosa, la cresta percorsa

Il Niblè è l'unico col vestito
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Mi alzo. A sud: nero. A ovest: grigio. Dovro' andare in ufficio veramente???
A nord pero' c'e' un filo d'azzurro, e allora mi fiondo verso la valle d'aosta, con l'idea di improvvisare qualcosa...
E come spesso accade, le cose improvvisate diventano quelle di maggior soddisfazione!
La giornata qui e' molto bella, e osservando i monti decido per la Cima di Bonze. La strada e' ottima fin oltre il paesino di Scalaro e finisce in un prato a circa 1800.
Fuori fa freddissimo, e cosi sara' tutto il giorno. C'e' qui un sentierino marcato bianco rosso che sale timido e poco evidente la parte orografica dx del vallone (ce n'e' uno anche a sx ma va alla cima Battaglia). Passo per l'alpe Gugliasco; questo sentiero ha fondo a tratti ghiacciato, a tratti c'e' neve ventata, paesaggio pienamente invernale.
Tenendo l'ovest, giungo infine a un evidentissimo colle con omettone (il gps si e' rotto, non mi resta che usare i vecchi metodi di triangolazione sulla cartina)... E' la bocchetta di Valbona. Ma non dovevo passare da qui.....
Pero' questo luogo mi piace molto, cosi dalla bocchetta, senza traccia, prendo la cresta sud della Bonze, prima a sx su erba, poi sul filo (rocce e rara neve) e dopo un'anticima passo a dx trovando una traccia asciutta e da qui comodamente sulla cima. Si apre all'improvviso un panorama magnifico, su quasi tutte le grandi montagne della vda (dal rosa al cervino, combin, grivola, stupendo!!).
Il tratto di cresta dalla bocchetta alla cima e' facile, vaghe tracce e erba, neve in qs tratto non ce n'e' quasi se non in due piccoli passaggi comunque per nulla problematici (avevo i ramponi ma non li ho usati). In cima fa veramente freddo, se alla partenza era -3 qui ce ne sono 7/8 in meno.
Dalla cima vedo ometti sul versante sud e mi avventuro giu' di qua. Trovero' neve (poca) a tratti ma tutto facile, e scopriro' che di qua e' molto piu' corta e anche tecnicamente facilissima, infatti questa deve essere la normale!! (Sulla vecchia IGC che ho con me e' segnata, ma alla partenza non l'ho recepita). E' comunque poco evidente. La "normale" porta all'auto velocemente, fra pietraie e neve.
Nel complesso ne e' venuto fuori un bellissimo anello, d'estate credo sia elementare, oggi non proprio ma comunque facile, ai limiti dell'escursionismo. Un percorso veramente di ampio respiro, molto panoramico, in un luogo selvaggio che conoscevo poco. Ovviamente non anima viva, un vero incontro a tu per tu coi monti.

Alla partenza, un alpeggio

La bocchetta di Valbona

Meraviglia dalla cima

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Un po' dissestato l'ultimo tratto di carrareccia
Giornata blu dipinta di blu, serena e tersa, dai colori e dai contrasti brillantissimi. E inoltre veramente calda, tanto che mi ha consentito di accoccolarmi al sole a 2800 in pantaloncini e maglietta...incredibile a novembre, dies signanda lapillo!!
La gita e' facile e non lunga, tuttavia in queste condizioni e' da considerarsi alpinistica. Nessuna difficolta' dall'alpe d'ovarda al colle paschiet, tutto asciutto. Dal colle, l'esposizione da sud ruota verso SO, per cui il sovrastante pendio e' a tratti innevato. Si puo divagare ancora verso sud per un po' su ripide balze e poi pietraia, ma alla fine la neve si deve calpestare. Io non avevo i ramponi ne' la picca (come sempre troppo ottimista!) (o troppo fagnano), dunque non mi sono fidato di fare l'ultimissimo pezzo di circa 20m (il pendio in qs tratto e' bello ripido e tutto innevato), e mi sono fermato subito sotto la cima. Poco male, si stava d'incanto. Pace infinita. Bella anche la Torre che da qui e' molto severa e maestosa.

La cima dalla partenza

Colle paschiet dall'alto

Pendio SO

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ok
Tranquilla gita su comodi sentieri in veste autunnale. Non c'è difficoltà lungo il percorso, che è classificabile E.
Qualche centinaio di metri dopo Eaux Rousses, prima del ponte, direttamente sulla strada di fondovalle si trova un piccolo parcheggio e la partenza dell'itinerario, ben indicata. Si sale nel bosco, per 500m circa di dislivello: il sentiero non rende molto, fa ampie divagazioni a dx e a sx e quindi il percorso è abbastanza lungo. Usciti dal bosco, il panorama si apre amplissimo sulla testate della Valsavarenche, stupenda in questa veste, con la N del Gran Paradiso e l'Herbetet elegantissimi di fronte. Il sentiero conduce in successione a due alpeggi abbandonati e poi giunge a un'ampia conca, dove sulla dx, al culmine del dosso erboso, è evidente la cima. Ancora un po' di arzigogoli del sentiero, a tratti un po' noioso, e si giunge al colle e facilmente in cima.
Il luogo è molto suggestivo, specie in questa stagione. Il dislivello è contenuto, ma il sentiero e I suoi giri rendono la gita alla fine abbastanza faticosa. Incontrati molti animali, oltre a noi 4 (!). Bella giornata con Karko, Adry e Roby.

Nel bosco

Lo spettacolo del Grampa

L'alpeggio inferiore

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Gita da pionieri, questa e' una montagna tanto bella da vedersi quanto rognosa da salirsi. Partito molto tardi, riesco a recuperare un po' di tempo grazie all'ottima imbeccata di chi ha scritto prima: partenza da sopra lo scarfiotti, dove la carrozzabile per pian dei morti incrocia il sentiero graciologico (2370m). Per valutare la fatica di queta gita, tuttavia, non contate il dislivello. Quello che vi fara' faticare saranno gli sfasciumi, ben oltre il dislivello. La prima parte fino alla paletta indicativa e' molto bella, omettoni ovunque e prati rossi. Poi se scende di poco e si prende l'evidentissimo canalone che sale tra la rognosa e il bric, e qui cominciano i sassi. All'inizio pochi, poi tanti, tantissimi, fino alla noia. Vi accompagneranno per tutta la gita, su tracce e ometti piuttosto sommari, navigando a vista. Il silenzio e' incredibile, pochissimi salgono su di qui, forse solo i masochisti, ma io amo la valle susa e questa montagna la devo salire. E' nei miei ricordi da decenni... Con una buona dose di ottimismo giungo sotto al colle della rognosa, che in alto sbarra il vallone. Qui si sfasciuma ancora verso dx e si prende la barra rocciosa dove sono subito evidenti dei bolli rossi. Finalmente un po' di arrampicata: poca, carina, due canalini facili, ma la roccia e' pessima e un roccone mi resta in mano mentre arrampico, franandomi addosso e per poco non mi butta giu... Tutto si risolve con qualche taglietto. Superata la facile barra rocciosa, non esposta ma fragile, si raggiunge il ripido pendio che porta alla cima. Di nuovo sfasciumi, ripidi. Per fortuna e' parzialmente innevato, neve marmo pur se tardi, ma preferisco la neve marmo, che mi porta alle ultime roccette e alla facile cima NE. Panorama bellissimo, apertissimo tranne che a SE ve la cresta continua. Discesa con cautela lungo il percorso di andata.
Non un'anima, ovviamente, un solo camoscio sui rochers, questa montagna mette alla prova ben oltre il dislivello. Esteticamente bellissima, piena di grandi silenzi e dominata ovunque dalle pietre.

Il colle della rognosa

Il pendio finale

Punta SE

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Il Re....sogno o son desto? Ma si, proprio lui, che emozione! Montagna straordinaria per tutto cio' che riveste.
Dico subito che le condizioni sono ottime, non servono ne' picca ne' ramponi, si attraversano giusto 40m di quello che ahime' fu il ghiacciaio. La normale del Viso e' una gita stupenda, in ambiente grandioso, molto lunga e mai banale.
Siamo partiti dal rifugio alle 4, e dopo aver fatto la ferrata delle Sagnette (anch'essa non banale e solitamente percorsa al buio) in 1h circa eravamo al colle. Dal colle si scende 50-100m nel fantastico circo sud del Viso, ma qui il sentiero si perde in una pietraia che comunque e' ben stabile. Raggiunto un enorme omettone su una morena, si ritrova il sentiero che sale deciso all'Andreotti (1h). Qui comincia la parte davvero divertente della gita: si attraversano i resti quasi pianeggianti del ghiacciaio che fu, e poi si prende una cengia verso sx che porta ai pianori superiori. Non e' una parete vera e propria, quanto una intricata teoria di cengette orizzontali e crestine che si interlacciano in modo tale che la via ci passi in mezzo. I primi risalti sono facili, dal Duomo di Milano in poi le difficolta' sono piu' continue ma non superano il II+. Noi abbiamo fatto tutta la salita slegati, cosi come i 4 ragazzi che sono saliti con noi, ma quasi tutti gli altri che abbiamo incontrato (una trentina di persone) salivano in cordata. Esistono chiodi solo a meta' dei fornelli e sulla traversata della est, i bolli gialli sono comunque chiari. La traversata della est in queste condizioni e' un semplice sentiero, dopo il quale ancora qualche I/II e si arriva sulla cima. Noi siamo arrivati alle 8, trovando solo una cordata di due francesi.
Il panorama e' talmente vasto che risulta schiacciato, una specie di cartina geografica, tanto il Viso sovrasta tutto il resto. Il Granero, poco sotto, sembra il Musine. Impressionante la vista a picco sul rifugio separato da piu' di un km di vuoto...
Al ritorno ci siamo legati. Ho trovato la discesa ben piu' complicata della salita, occorre disarrampicare in continuo su pendenze a tratti molto sostenute e con pezzi dove e' meglio non scivolare. L' ambiente e' eccellente ma severo.
Tenere in conto anche la risalita alle sagnette, e poi l'eterno ritorno al pian del Re.
Gita veramente meravigliosa che ho potuto fare grazie a Marco che mi ha accompagnato con la sua esperienza e bravura! Giornata blu molto calda anche in quota.

Un passaggio

Passaggio della est

Il povero ghiacciaio

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Montagna grandiosa, come non mettere 5 stelle! Da Le Saut si procede per chiaro sentiero lungo una morena che poi raggiunge la dorsale. Infine si costeggia il ghiacciaio per poi salire sempre su sentiero l'ultimo ripido pendio: il tutto, se ascuitto, e' escursionistico e facile. Il panorama immenso accompagna fin dall'inizio e si svela progressivamente, finche' in cima si apre un palcoscenico spaziale fra i piu' emozionanti che ricordi. La giornata magnifica, freddo intenso in cima. Pur se facile -ma solo in queste condizioni- e' ovviamente alta montagna e non va sottovalutata. Gran gita.

Il circo glaciale della Tsanteleina

Ultima parte della gita

Pendio finale

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Oggi il meteo ci ha preso in pieno: bella giornata al mattino, veloce peggioramento e temporali alle 2 quando per fortuna ero alla macchina.
Gita bella e faticosa, fino al rifugio tutto regolare (lo vedi da subito e non arriva mai..). Poi si reperisce un sentiero/traccia che prende dritta la pietraia. Molti segni biancorossi e molti ometti. In prossimita' del lago i bolli biancorossi vanno troppo a dx e bisogna invece seguire la vernice rossa (l'ho capito in discesa..) che porta dritti alla riva sx del lago. Il lago non si vede fino alla fine ed e' adagiato indicativamente proprio sotto la parete della Nasta. Lasciato il lago a dx, si risale il faticoso canale su una pietraia schifittosa dove i sassoni sono instabili, per me questa e' la cosa a cui fare piu' attenzione specialmente in discesa. Il canale non e' ripido ne' difficile. Dopo il colle si prende una cengia ascendente con qualche I e qualche leggera esposizione, ma la salita alla cima resta sempre facile. Bellissimi stambecchi sulla cima sud. Belle ed aeree le due cime. Ritorno l'ho trovato eterno, i gestori del Remondino sono stati molto cordiali!


Il canale

Lago da su

Cima sud

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Tutte le sue gite

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