Joker


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ok
Tranquilla gita su comodi sentieri in veste autunnale. Non c'è difficoltà lungo il percorso, che è classificabile E.
Qualche centinaio di metri dopo Eaux Rousses, prima del ponte, direttamente sulla strada di fondovalle si trova un piccolo parcheggio e la partenza dell'itinerario, ben indicata. Si sale nel bosco, per 500m circa di dislivello: il sentiero non rende molto, fa ampie divagazioni a dx e a sx e quindi il percorso è abbastanza lungo. Usciti dal bosco, il panorama si apre amplissimo sulla testate della Valsavarenche, stupenda in questa veste, con la N del Gran Paradiso e l'Herbetet elegantissimi di fronte. Il sentiero conduce in successione a due alpeggi abbandonati e poi giunge a un'ampia conca, dove sulla dx, al culmine del dosso erboso, è evidente la cima. Ancora un po' di arzigogoli del sentiero, a tratti un po' noioso, e si giunge al colle e facilmente in cima.
Il luogo è molto suggestivo, specie in questa stagione. Il dislivello è contenuto, ma il sentiero e I suoi giri rendono la gita alla fine abbastanza faticosa. Incontrati molti animali, oltre a noi 4 (!). Bella giornata con Karko, Adry e Roby.

Nel bosco

Lo spettacolo del Grampa

L'alpeggio inferiore

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Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Gita da pionieri, questa e' una montagna tanto bella da vedersi quanto rognosa da salirsi. Partito molto tardi, riesco a recuperare un po' di tempo grazie all'ottima imbeccata di chi ha scritto prima: partenza da sopra lo scarfiotti, dove la carrozzabile per pian dei morti incrocia il sentiero graciologico (2370m). Per valutare la fatica di queta gita, tuttavia, non contate il dislivello. Quello che vi fara' faticare saranno gli sfasciumi, ben oltre il dislivello. La prima parte fino alla paletta indicativa e' molto bella, omettoni ovunque e prati rossi. Poi se scende di poco e si prende l'evidentissimo canalone che sale tra la rognosa e il bric, e qui cominciano i sassi. All'inizio pochi, poi tanti, tantissimi, fino alla noia. Vi accompagneranno per tutta la gita, su tracce e ometti piuttosto sommari, navigando a vista. Il silenzio e' incredibile, pochissimi salgono su di qui, forse solo i masochisti, ma io amo la valle susa e questa montagna la devo salire. E' nei miei ricordi da decenni... Con una buona dose di ottimismo giungo sotto al colle della rognosa, che in alto sbarra il vallone. Qui si sfasciuma ancora verso dx e si prende la barra rocciosa dove sono subito evidenti dei bolli rossi. Finalmente un po' di arrampicata: poca, carina, due canalini facili, ma la roccia e' pessima e un roccone mi resta in mano mentre arrampico, franandomi addosso e per poco non mi butta giu... Tutto si risolve con qualche taglietto. Superata la facile barra rocciosa, non esposta ma fragile, si raggiunge il ripido pendio che porta alla cima. Di nuovo sfasciumi, ripidi. Per fortuna e' parzialmente innevato, neve marmo pur se tardi, ma preferisco la neve marmo, che mi porta alle ultime roccette e alla facile cima NE. Panorama bellissimo, apertissimo tranne che a SE ve la cresta continua. Discesa con cautela lungo il percorso di andata.
Non un'anima, ovviamente, un solo camoscio sui rochers, questa montagna mette alla prova ben oltre il dislivello. Esteticamente bellissima, piena di grandi silenzi e dominata ovunque dalle pietre.

Il colle della rognosa

Il pendio finale

Punta SE

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Il Re....sogno o son desto? Ma si, proprio lui, che emozione! Montagna straordinaria per tutto cio' che riveste.
Dico subito che le condizioni sono ottime, non servono ne' picca ne' ramponi, si attraversano giusto 40m di quello che ahime' fu il ghiacciaio. La normale del Viso e' una gita stupenda, in ambiente grandioso, molto lunga e mai banale.
Siamo partiti dal rifugio alle 4, e dopo aver fatto la ferrata delle Sagnette (anch'essa non banale e solitamente percorsa al buio) in 1h circa eravamo al colle. Dal colle si scende 50-100m nel fantastico circo sud del Viso, ma qui il sentiero si perde in una pietraia che comunque e' ben stabile. Raggiunto un enorme omettone su una morena, si ritrova il sentiero che sale deciso all'Andreotti (1h). Qui comincia la parte davvero divertente della gita: si attraversano i resti quasi pianeggianti del ghiacciaio che fu, e poi si prende una cengia verso sx che porta ai pianori superiori. Non e' una parete vera e propria, quanto una intricata teoria di cengette orizzontali e crestine che si interlacciano in modo tale che la via ci passi in mezzo. I primi risalti sono facili, dal Duomo di Milano in poi le difficolta' sono piu' continue ma non superano il II+. Noi abbiamo fatto tutta la salita slegati, cosi come i 4 ragazzi che sono saliti con noi, ma quasi tutti gli altri che abbiamo incontrato (una trentina di persone) salivano in cordata. Esistono chiodi solo a meta' dei fornelli e sulla traversata della est, i bolli gialli sono comunque chiari. La traversata della est in queste condizioni e' un semplice sentiero, dopo il quale ancora qualche I/II e si arriva sulla cima. Noi siamo arrivati alle 8, trovando solo una cordata di due francesi.
Il panorama e' talmente vasto che risulta schiacciato, una specie di cartina geografica, tanto il Viso sovrasta tutto il resto. Il Granero, poco sotto, sembra il Musine. Impressionante la vista a picco sul rifugio separato da piu' di un km di vuoto...
Al ritorno ci siamo legati. Ho trovato la discesa ben piu' complicata della salita, occorre disarrampicare in continuo su pendenze a tratti molto sostenute e con pezzi dove e' meglio non scivolare. L' ambiente e' eccellente ma severo.
Tenere in conto anche la risalita alle sagnette, e poi l'eterno ritorno al pian del Re.
Gita veramente meravigliosa che ho potuto fare grazie a Marco che mi ha accompagnato con la sua esperienza e bravura! Giornata blu molto calda anche in quota.

Un passaggio

Passaggio della est

Il povero ghiacciaio

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Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Montagna grandiosa, come non mettere 5 stelle! Da Le Saut si procede per chiaro sentiero lungo una morena che poi raggiunge la dorsale. Infine si costeggia il ghiacciaio per poi salire sempre su sentiero l'ultimo ripido pendio: il tutto, se ascuitto, e' escursionistico e facile. Il panorama immenso accompagna fin dall'inizio e si svela progressivamente, finche' in cima si apre un palcoscenico spaziale fra i piu' emozionanti che ricordi. La giornata magnifica, freddo intenso in cima. Pur se facile -ma solo in queste condizioni- e' ovviamente alta montagna e non va sottovalutata. Gran gita.

Il circo glaciale della Tsanteleina

Ultima parte della gita

Pendio finale

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Oggi il meteo ci ha preso in pieno: bella giornata al mattino, veloce peggioramento e temporali alle 2 quando per fortuna ero alla macchina.
Gita bella e faticosa, fino al rifugio tutto regolare (lo vedi da subito e non arriva mai..). Poi si reperisce un sentiero/traccia che prende dritta la pietraia. Molti segni biancorossi e molti ometti. In prossimita' del lago i bolli biancorossi vanno troppo a dx e bisogna invece seguire la vernice rossa (l'ho capito in discesa..) che porta dritti alla riva sx del lago. Il lago non si vede fino alla fine ed e' adagiato indicativamente proprio sotto la parete della Nasta. Lasciato il lago a dx, si risale il faticoso canale su una pietraia schifittosa dove i sassoni sono instabili, per me questa e' la cosa a cui fare piu' attenzione specialmente in discesa. Il canale non e' ripido ne' difficile. Dopo il colle si prende una cengia ascendente con qualche I e qualche leggera esposizione, ma la salita alla cima resta sempre facile. Bellissimi stambecchi sulla cima sud. Belle ed aeree le due cime. Ritorno l'ho trovato eterno, i gestori del Remondino sono stati molto cordiali!


Il canale

Lago da su

Cima sud

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Ok
Oggi Zeus ha creato la giornata perfetta per andar per monti, e io per fortuna avevo una finestra...cosi ho scelto ancora il caro vecchio Roccia, la sesta volta quassu' per me. Montagna antica, silenziosa, misteriosa, e' un piacere salirla, non mi stanco mai, a patto che si stia lontani dalle orde barbariche...in vetta alle 9, in giro trovate meno di 10 persone, molti di cui stranieri. Lassu un venticello freddo da N obbligava a battere i denti pur con giacca guanti e cappello di lana, e senza ventilatori! Sentiero pulito, ottimo come sempre, rifugio ca asti aperto, alla mattina alla riposa 12 gradi (6,15). Gente sul ghiacciaio, che e' sempre piu' piccolo.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Giornata spaziale, molto tersa e con un il giusto clima a causa di un soffice venticello fresco. Tutto come perfettamente descritto dal nostro caro Pedro. Solo tre stelle per due motivi: i luoghi sono bellissimi, ma visti dalla cima questi pianori sono attraversati da miriadi di poderali che ne rovinano lievemente il fascino, secondo ho trovato noioso il lungo tratto (600m) dal lago alla cresta, un eterno zigzag che risale tutto il pendio sud piu o meno nel suo centro. Per il resto gita senz'altro di soddisfazione, bella e lunghetta: a thouraz c'e' un divieto di accesso, dopo 250m di dislivello e circa 2,5km - subito prima della baita Combroz - si taglia per prati in direzione N e si prende la poderale fino a Tsa de Morgnoz (alpeggio nuovissimo che sembra un hotel 4 stelle...per le mucche pero' 0)). Da qui sentiero segnatissimo prima al bellissimo lago poi su per l'infinito pendio gia' citato. La cresta: facile e attrezzatissima, EE, ma non E come segnato su tutti i cartelli...lunga 150m lineari e dislivello quasi nullo, comunque richiede qualche attenzione. Panorama stupendo, rinomato ma troppo poderalizzato.

Momento di cresta

La cresta dalla vetta

Il pendio sud di salita

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Partito prestissimo con tutto in macchina (anche gli sci!) per andare a vedere le condizioni dell'alta valle di Rochemolles, constato ben presto che gli sci resteranno in auto. La pierre muret sembra libera e allora mi avventuro per questa gita che sara' un viaggio. Un viaggio che mette alla prova il fisico (1303m dritti dritti) e lo spirito, trattandosi di un luogo dimenticato, lontano da sentieri battuti e irrorato di silenzi cosmici: in pratica, per chi ama questo genere di cose e non e' alle prime armi, un viaggio molto affascinante. Il 60% del percorso e' fuori sentiero su ripidi pascoli magri, dove i camosci la fanno da padrone.
Giunti per comoda mulattiera alle grange la croix, ho preso una poderale che prima dell'ultima casa si stacca a sx, in corrispondenza di un albero con in cima la bandiera dell'italia (sic!). Dopo 7/8 tornanti, quando la strada dopo una svolta a sx sembra inoltarsi in valfredda, si stacca un sentiero evidente (non indicato) che sale in diagonale direzione SE. Ho avuto la fortuna di trovare questo sentiero, a tratti intuitivo, che comunque mi ha portato ai limiti superiori del bosco consentendo un ottima progressione in mancanza di riferimenti visivi. Il sentiero e' quello giusto, e termina in corrispondenza di un ometto, dove ormai con un ultimo strappo si e' fuori dal bosco.
Da qui, presa come riferimento l'ampia dorsale che scende dalla cima (grande ometto), si sale senza traccia per i prati tenendosi sempre un po' a dx della dorsale salendo (su questi pratoni infiniti la salita e' piu comoda che sulla dorsale, seppur ripidi e faticosi). In alto, la dorsale si deve prendere: si passa comodamente, non si tocca mai neve. Gli ultimi 200m di dorsale sono sfasciumosi, qui si ritrova un sentiero che porta alla cresta sommitale andandola a prendere al suo margine sx (salendo).
Una volta in cresta, si aggira un risalto lato valfredda su sentiero, e poi conviene salire un breve e facile canalino che porta direttamente in vetta (tracce), se no ci si arriva lo stesso aggirandolo ma con un tratto un po' esposto. Io consiglio il canalino.
La croce della cima credo sia stata colpita da un fulmine, purtroppo e' tutta scassata...ma non mi e' parso opera umana.
Discesa per lo stesso percorso, che intuitivamente segue tutta sta dorsale o i suoi paraggi.
Portati fino in cima inutilmente picca e ramponi, consiglio fortemente il gps (soprattutto per la discesa) e le bacchette.
Bella gita, bella montagna, se vogliamo obiettivamente abbastanza monotona e da ricercare, ma buona meta per gente che come me ama questo tipo di viaggi aperti e silenziosi.




La dorsale da meta' strada

Stessa dorsale dall'alto

Dalla cima verso la rognosa d'etiache
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bella gita in questa stagione, con la cresta ancora un po' innevata che rende vario il percorso. Si pesta neve solo da meta' del crestone, tutto molto facile e panoramico, EE. Da amburnet al pertus, il sentiero va su dritto a manetta, una visita al pertus e' d'obbligo ed e' sulla strada: incredibile questo lavoro svolto nel 1500 per fornire d'acqua i borghi di Cels e Ramats. Dal pertus un traverso porta in breve ai denti. Sulla cima tradizionale dei denti si trova una bella madonnina uguale a quella del Rocciamelone. Dai denti il sentiero estivo e' chiaro e panoramico, segue piu' o meno fedelmente la cresta che dopo 15 min diventa nevosa (tenersi lato val Clarea, cornici, anche se penso tutto si sciogliera' in fretta). La cresta supera dei paravalanghe e senza problemi porta alla bella cima. Vista insolita della valsusa con il gruppo nible-ferrand in gran spolvero. Molti stambecchi lungo la cresta.
Nota per acesso stradale: non passate con la macchina dal centro di Cels, rischiate di non uscirne piu per strada strettissima. Al cartello Cels conviene seguire per Ramats e un comoda strada porta ad amburnet.

Lungo la cresta

Verso la cima

Vetta
Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
Un po' da indovinare, infatti noi abbiamo sbagliato. Da Vetan abbiamo seguito le indicazioni per la Becca France sentiero 12, che attraversa il pianoro sovrastante e poi diventa piu' largo, quasi una carrareccia, e si inoltra verso nord. Compie poi una specie di semicerchio e si inoltra in un valloncello sotto la cresta della Becca. Attrraversato avventurosamente il fiume abbastanza carico (c'era il ponte poco piu' su ma non l'avevamo notato...), arriviamo all'alpe Loe. Da qui seguito il sentiero 11 che fa un altro semicerchio e va a prendere la cresta ben piu' a nord del previsto... Giunti alla cresta, deviamo verso SE ma, invece di raggiungere la France, ci siamo trovati piu' in alto, alla quota 2348 della cresta, che comunque e' una bella cimetta sulla quale si trova un cippo e un altarino con una Madonna nera. Solo allora abbiamo capito che la France si raggiunge proseguendo in discesa ancora sulla cresta, ma a sto punto ci siamo accontentati. I posti sono belli, il circo montano verso sud e' stupendo con la grivola in primo piano. Nel complesso gita carina e corta ma di non facile individuazione.
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