andrea81


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ampio parcheggio nella zona della cestovia
Salita effettuata utilizzando la cestovia fino al Pian dei Fiacconi (prima corsa 8.30 ultima 16.30). Dalla stazione di arrivo si perde quota camminando tutto sommato su buona traccia che si sposta sul versante nord-ovest fino a risalire il pendio verso la Forcella della Marmolada dove ha inizio la ferrata. Il pendio di accesso presenta neve/ghiaccio, noi abbiamo usato i ramponi ma effettivamente oggi non servivano a causa della neve molle (punti comunque con ghiaccio vivo). Importante: è bene arrivare già imbragati e col casco prima di questo tratto in modo da evitare cadute di pietre e creare intasamenti all'attacco.
La ferrata non è particolarmente difficile, ma richiede comunque la dovuta attenzione, specie nel primo tratto prima della forcella piuttosto umido. Successivamente si guadagna via via la cresta utilizzando una lunga serie di scalini prima e pioletti dopo, la seconda metà di ferrata ha attrezzatura un po' più datata (c'è qualche piolo che si muove e un paio di fittoni staccati) ma si sale senza problemi con diversi tratti di facile camminata. Presente oggi ancora un po' di neve/grandine del temporale di due giorni prima, ma non ci sono stati problemi. Quando la ferrata termina si sale per il sentiero tra i ghiaioni raggiungendo la cima in 20' senza difficoltà, sentierino pulito.
Dalla cima siamo quindi scesi per il ghiacciaio del Vernel, abbiamo commesso l'errore di legarci in cordata e ramponarci già dalla capanna, mentre si scende su neve molle fino all'attacco del tratto di ferratina (rocce pulite); quindi qualche casino nel disarrampicare la ferrata con corde e ramponi, anche se poi non sarebbe stato comodo legarsi nel terrazzino prima del ghiacciaio.
Ghiacciaio in condizioni bruttine ma ancora percorribile senza grosse difficoltà: si supera subito la terminale aperta ma ancora con un ponte, poco oltre si deve saltare un crepaccio di 1 m circa, poi il pistone autostradale si snoda in diagonale discendente fino ad un'altra fascia di crepacci che si attraversano abbastanza comodamente, ma bisogna assicurare bene chi li attraversa perchè i ponti potrebbero cedere. Ultimi crepacci (uno enorme senza fondo) quasi al termine del ghiacciaio, attenzione una volta arrivati nei pressi di un dosso roccioso a continuare a destra su placconate anzichè seguire il ripido pendio di ghiaccio vivo sottostante. Da qui sembra finita invece c'è un dedalo di placconate rocciose lisce da scendere, un po' infide per i detriti che le ricoprono (attenzione in caso di nebbia perchè gli ometti sono davvero pochi).
Finalmente sulla regina delle Dolomiti, in ottima compagnia di Mary e Marco, direi che la traversata ferrata-ghiacciaio, seppur costringa a scendere a orari piuttosto tardivi, vale la pena di essere fatta per la varietà di ambienti. Il ghiacciaio come detto non va sottovalutato nonostante le modeste dimensioni, occorre tutta l'attrezzatura classica. Oggi non tantissima gente e quindi abbiamo evitato gli ingorghi nei punti chiave, meteo buono con velature.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ampio parcheggio nei pressi del ponte
Bella salita, niente di difficile ma che regala qualche emozione in più.
Partenza da Chianale con clima fresco ma l’esposizione soleggiata del vallone che porta al Colle di Saint Veran permette di essere già al sole al mattino presto. Sentiero per il colle molto buono, salita graduale e redditizia ma non faticosa. Breve spostamento dal colle alla base della parete della Rocca Bianca, dove i numerosi ometti e alcuni vecchi segni di vernice permettono di individuare facilmente il percorso ottimale.
La parte “alpinistica” è davvero semplice, si inizia subito con un masso incastrato con un passo di II e poi si continua per roccette più semplici fino alla forcella dove si scende leggermente per poi raggiungere la spianata con la croce della cima nord-est. Qui appare la paretina conclusiva, che può incutere qualche timore ma in realtà si rivela semplice. Superate alcune roccette si arriva ad un caratteristico camino molto incassato dove al termine vi è un altro passo di II dove le gambe lunghe agevolano molto. Al termine del camino c’è l’unico passaggio leggermente esposto (sul camino stesso) della salita: si tratta di un breve traverso su un muretto che permette di accedere ad una cengia molto ampia appena sotto la cima. Io che patisco l’esposizione ho avuto qualche titubanza, ma il passo è davvero breve e gli appoggi sono ampi. Da qui alla cima nessun problema. Il consiglio in discesa è di fare sempre questi passaggi faccia a monte, la roccia è sempre ben appigliata. Ho notato che le rocce “obbligate” sono parecchio lisce a forza di passaggi. In sintesi niente di difficile, basta un minimo di attenzione e si sale e scende velocemente.
Dopo la Rocca Bianca continuato il giro al Colle Biancetta da dove su breve crinale ho raggiunto un cucuzzolo denominato sulla cartografia online Punta Rico, da qui sceso alla base della Rocca del Nigro per salirne anche la facile e breve via normale. Discesa poi sul bellissimo sentiero che dal Colle Biancetta porta al Lago Blu, per poi tornare a Chianale chiudendo questo anello, per nulla faticoso grazie ai sentieri ottimi (giusto un tratto sotto le Grange Antolina fino al limite del bosco un po’ rovinato dalle mandrie.
Secondo me vale la pena compiere l’anello Colle di Saint Veran-Colle Biancetta, non allunga troppo il percorso e consente di fare una gita davvero varia. Inoltre ritengo sia meglio farlo in questo senso per avere una salita più diretta e una discesa più rilassante.


Oggi parecchia gente è salita in cima (almeno una dozzina di persone) e molta gente sui vari percorsi della zona. Giornata ben soleggiata fino a mezzogiorno, poi alternanza di nuvole e schiarite, sempre bei panorami. Con la nevicata della notte ovviamente le condizioni cambieranno, e la parte rocciosa per la cima diventerà più delicata. Iniziano ad accendersi i colori autunnali.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Raggiunto la Cuccagna con non poche peripezie dopo aver salito la Cima di Courmaon.Primo tentativo subito scartato direttamente dal Colle di Courmaon passando appena sotto cresta, pietraia infame, così sono sceso traversando la pietraia un po' più stabile, e con lungo traverso ho raggiunto la cresta ovest ben prima del Colle della Porta. Qui però non avendo capito che la traccia passasse sempre sul versante Valle Orco, sono sceso sul versante nord invitato da un bell'altopiano che pareva fatto apposta per arrivare in cima, invece raggiunta la cresta nord, il tentativo finisce ben prima della cima dato che ci sono passaggi insormontabili. Ritornato alla base della cresta ovest ho quindi provato a traversare appena sotto e finalmente dopo un po' ho trovato un minuscolo ometto che mi ha fatto capire la giusta via. Salita senza grossi problemi prima su terreno franoso ma facile e poi su massi accatastati sino a raggiungere il ripiano alla base del torrione sommitale. Che ovviamente non ho salito non ritenendomi poi in grado di scendere senza chiamare l'elicottero (è comunque ben appigliato ma un pezzo di corda non fa male).
Si tratta comunque di una salita divertente e non particolarmente lunga grazie al percorso abbastanza diretto. Ambiente selvaggio e stupendo. Nessuno in cima tranne un avvistamento di due escursionisti quando ero sulla cima di Courmaon.

Percorsi per la Cuccagna (tratteggiate le scorciatoie)

Punto in cui si lascia la cresta dal Colle della Porta
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
E rieccomi qua dopo 9 anni (e 1 giorno) sinceramente non pensavo di tornarci e invece...
Partenza alle 7.15 con temperatura elevata e assenza di vento, raggiunto velocemente il Col du Lou dove arriva anche il sole.
Gli ostacoli principali da qui in poi sono: una placca e qualche roccetta quasi subito, poi dopo un tratto camminabile forse il passaggio più problematico su delle roccette o affrontabili direttamente in cresta su una cengia oppure tramite un canalino un po' franoso sul versante Ribon. Dopodichè la famigerata cengia l'ho trovata più agevole di quanto ricordassi, c'è solo un breve passo leggermente esposto ma nulla di particolare. Il canalino per salire al Signal invece pur essendo ripido e detritico non offre molta resistenza.
Ancora dopo il Signal si incontra un passaggio roccioso che si affronta direttamente (terreno un po' marcio) oppure si aggira su una cengia esposta a sinistra, per poi riprendere la cresta che ormai non offre più ostacoli sino al Ronce, raggiunto in 4 ore.
Da qui in poi a parte la fatica il percorso è un EE puro, si sale e si scende su terreni detritici con tracce più o meno marcate, risalite un po' faticose specie con tutto il dislivello già fatto ma ripagate dal panorama.
Raggiunta la Pointe du Lamet, scesi lungo la via classica fino sotto al Signal du Lac dove una evidente traccia tra sfasciumi porta a destra in direzione Plan des Fontainettes. Goduriosa discesa tra sfasciumi morbidi grazie alla pioggia notturna, poi non siamo riusciti a proseguire sulla traccia che porta sul costone che scende sul Lago Clair, e quindi siamo scesi un po' alla carlona fino ad incontrare il sentiero per il Forte Roncia, non raggiunto, ma proseguito per tracce sino al Plan des Fontainettes.
Che dire, è sempre una traversata magica, con difficoltà contenute ma da non prendere sotto gamba, e lunghezza non indifferente . Tempo totale impiegato 8h30' con due soste lunghe.
Piacevole ritorno in veste di "guida" (modo di dire) con Ale e Daniele e del mitico Don (cane) che ha superato alla grande tutti i passaggi rocciosi.Non abbiamo incontrato nessuno lungo la traversata (ma avvistato gente sul Signal du Grand Mont Cenis dal Ronce), e poi alcuni escursionisti sotto il Lamet.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Salito al rifugio Epee sabato nel tardo pomeriggio,(avevo qualche perplessità sula fatica considerato il giro in bici al mattino, invece in un'ora esatta da Usellieres avevo già raggiunto il rifugio, sentiero molto bello (conviene sicuramente seguire il sentiero panoramico tra i larici secolari, piuttosto che la monotona strada sterrata).
Qui mi ricongiungo a Mary Fabiano e Paolo che erano già saliti al mattino.
Serata trascorsa con scrosci di pioggia fuori, e visione della partita Italia Germania nella camera dei rifugisti fino a mezzanotte!
L'indomani (domenica) sveglia alle 5 e partenza attorno alle 6, cielo terso e temperatura freddina (4°C) prima parte di salita lungo il sentiero per il Colle Finestra molto piacevole e dolce, fino a raggiungere il punto in cui occorre abbandonare il sentiero e deviare a destra verso la morena del ghiacciaio del Bouc. Qui si incontrano i primi nevai che sono ancora collegati fino al ghiacciaio, per cui visto il forte rigelo della notte, subito ramponi ai piedi e salita per la massima pendenza molto rapida. Arrivati sotto la parete del Mont Forciaz, non bisogna indugiare troppo perchè zona soggetta a scariche, viste cadere a gran velocità pietre anche di medie dimensioni. Mantenendosi comunque sul bordo sinistro del glacio-nevaio si resta a distanza di sicurezza. Su ottima neve raggiungiamo così la base della ripida rampa del ghiacciaio, probabilmente non raggiunge i 40° come da relazione precedente di Stelvio, ma in alcuni punti 37-38° ci sono tutti. Siamo saliti sulla traccia presente piuttosto gradinata presente al centro del pendio, neve ottimale con buon grip, anche se tende subito a mollare un po' perchè il sole arriva molto presto (esposizione est/nord-est). Salita dritto per dritto molto rapida, e una volta che la pendenza spiana si è ormai alle rocce accatastate sotto la cima, che si raggiunge a piedi senza nessuna difficoltà.
Permanenza di circa un'ora per goderci la giornata strepitosa, e poi inizio della discesa, abbiamo preferito legarci per prevenire eventuali scivolate, comunque con un minimo di attenzione siamo scesi piuttosto comodamente, anche grazie alla neve rimasta più che dignitosa nonostante le temperature sempre più elevate. I nevai inferiori invece avevano mollato un po' di più ma nessuno sfondamento eccetto nelle zone con rocce affioranti.
La salita dal rifugio è abbastanza breve e rapida, anche se l'itinerario è fattibile in giornata a patto di partire all'orario adeguato (mentre scendevamo una coppia di genovesi era all'inizio della parte nevosa!!); c'è ancora un buon strato nevoso a ricoprire il ghiacciaio nel tratto ripido, penso che le buone condizioni del percorso rimarranno tali ancora per un paio di settimane.
Bella gita e ottima compagnia, da sottolineare inoltre il trattamento ricevuto al rifugio Epee, molto accogliente, cibo ottimo e personale cordiale (aggiungiamo poi che ci hanno invitati a vedere la partita)... merita una visita. Finalmente una giornata con meteo stratosferico.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
1° giorno: arrivo a Mineralnye Vody e trasferimento in pulmino lungo l'affascinante vallata di Terskol lungo il fiume Bakzan (il tragitto è lungo circa 4 h). Sistemazione in un bell'alberghetto in legno di recente costruzione.
2° giorno: prima salita di acclimatamento, partendo direttamente da Terskol, salendo una cima molto frequentata dai russi (grazie alla presenza di una seggiovia), il Cheget fino ad una quota di 3200 m circa; la vera cima è posta più avanti a 3475 m, ma la nostra guida ha impedito di proseguire a causa della vicinanza con il confine georgiano (in effetti nessuno ha proseguito oltre). Il panorama da qui è incredibile, non solo sulla mole del vicino Elbrus, ma su montagne incredibili ed ardite, con ghiacciai e seracchi incombenti e in continua evoluzione. Oggi giornata tersa e calda.
3° giorno: trasferimento in pulmino fino ad Azau e formazione del gruppo (2 italiani e 6 russi). Salita con gli impianti fino all'arrivo della seggiovia e trasferimento con il gatto delle nevi di persone e materiale fino ai nostri rifugi-container a quota 3800 m (a metà tra quelli più in basso e i più alti). Bisogna far finta di non vedere gli obrobri costruiti e i rottami sparsi ovunque, oltre che alla presenza di rifiuti organici e non, disseminati come in un campo minato. Nel pomeriggio era prevista una prima salita di acclimatamento, ma abbiamo dovuto rinunciare a causa del maltempo (pioggia e temporale).
4° giorno: dopo una notte con un forte temporale (tuoni e lampi paurosi!) partenza mattutina alle 10, con tempo discreto, e salita di acclimatamento fino alle Rocce Pastuchov, con tratto finale nella nebbia e sferzati dal forte vento misto a neve, molto freddo quindi rapida ritirata fino a tornare al rifugio.
5° giorno: altro forte temporale notturno, questa volta con deposito di 3 cm di neve al suolo! In mattinata un miglioramento del meteo ci permette di uscire per compiere un'esercitazione su neve con utilizzo di piccozza ramponi e corda, con divertenti simulazioni di scivolate ecc. Nel pomeriggio riposo, con tempo in miglioramento ma con vento forte e freddo. In serata briefing e decisione di tentare la salita in cima nella notte successiva, considerate le previsioni meteo in miglioramento e con diminuzione dei venti. Qui anche la decisione della guida di utilizzare il gatto delle nevi per la salita fino a sopra le rocce Pastuchov. Noi italiani abbiamo provato a opporci ma la guida decide, e quindi niet (considerando anche che i russi del nostro gruppo erano d'accordo nell'utilizzo del gatto).
5° giorno: sveglia alle 2.30, temporale notturno (leggero accumulo nevoso) passato e bella stellata, con nebbia in alto. Assenza di vento e temperatura non fredda. Colazione alle 3 e alle 4 dopo esserci vestiti di tutto punto (utilizzato piumino d'alta quota affittato in loco) alle 4 il gatto delle nevi ci conduce alla quota stabilita, e da qui proseguiamo a piedi, su un manto di 30 cm di neve caduta nelle notti precedenti. Non fa freddo e non c'è vento, la salita è inizialmente ripida fino all'inizio del lungo traverso. Arriviamo alla sella tra le due cime ormai con il giorno, le frontali non servono più, la salute è ottima per tutto il gruppo. Le nebbie si alternano a schiarite, e si intravede in alto l'azzurro. Riprendiamo dopo una sosta la salita, ora più ripida e con passo molto blando, fino alle corde fisse che creano qualche problema ad un paio di persone dei nostri (alle prime armi!). Io proseguo da solo e arrivo al termine delle corde, in attesa degli altri. Qualche intoppo tra gente che sale e gente che scende, nel frattempo siamo al di sopra delle nuvole e con un cielo sereno stupendo! Il vento purtroppo qui diventa più forte e fastidioso. Ricompattato il gruppo, si riparte, ora con percorso più semplice fino in vetta, dove arriviamo attorno alle 9! Grandissima emozione e felicità per tutti. Ma la pausa a queste quote deve essere breve, occorre scendere di quota, anche perchè sia l'altitudine che il freddo causano un po' di mal di testa a tutti (io non ho utilizzato nessun farmaco, anche se con il senno di poi un paio di aspirine le avrei prese). In discesa abbiamo evitato le corde fisse passando per il pendio più a sinistra, qui il vento molto fastidioso unito a un leggero malessere mi ha fatto penare non poco; per fortuna alla sella entrambi i fattori sono migliorati. Rinunciato come tutti alla cima est (tempo in deterioramento e comunque non sarebbe stato saggio salire), si scende piuttosto tranquillamente fino al punto in cui ci ha lasciato il gatto nella notte. Qui metà d el gruppo decide di pagare anche per la discesa meccanica, mentre noi due italiani e due russi con la seconda guida, proseguiamo a piedi, dato che la discesa non presenta difficoltà, anzi si rivela divertente con lunghe scivolate (anche con il sedere!). Gli ultimi 200 con neve davvero marcia fanno fatica un po' di più, ma almeno abbiamo avuto la soddisfazione di essere scesi con le sole nostre forze!
6° giorno: preparazione dei bagagli e discesa mattutina ad Azau, con pernottamento in hotel.a La sera cena con il gruppo e le guide e consegna dei diploma e festeggiamenti vari.
7° giorno: ripartenza verso Mineralnye Vody in auto, con brivido finale causa auto in panne (ormai mancavano pochi km all'aeroporto e ci hanno chiamato un taxi), quindi doppio volo per Mosca e Milano.
Considerazioni finali:
da un lato grande soddisfazione per la cima salita, dall'altro non posso dire che l'aver utilizzato il gatto per accorciare la salita (imposto dalla guida e dagli altri russi alla prima esperienza in montagna) mi ha tolto una parte di soddisfazione. Si sarebbe potuto trovare un compromesso e salire con il gatto per 500 m di dislivello (effettivamente 1800 a queste quote sono tanti). Comunque il freddo e il tempo condizionano molto la salita, il nostro acclimatamento nei giorni precedenti è stato buono ma non ottimale (sarebbe stato utile salire fino a 5000, ma neve e vento ce lo hanno impedito). Altro fattore di disgusto sono le condizioni dei campi, si trova ogni genere di rottame e rifiuto, che fanno da contraltare alla bellezza dei luoghi e del ghiacciaio sovrastante. Le guide si sono rivelate molto valide, professionali ed organizzate, ma l'aver formato un gruppo misto con i russi, ha portato spesso a dei compromessi per noi al ribasso, causa la scarsa mentalità alpinistica dei russi (miglior risultato con minimo sforzo). Inoltre la difficoltà di comunicazione (i russi non parlano inglese) è stata un ulteriore ostacolo, per fortuna la seconda guida conosceva bene l'inglese e ha fatto da interprete. Il mio consiglio è comunque di creare un gruppo proprio con guida personale (ovviamente il costo aumenta).
Siamo stati fortunati con il meteo, perchè nei giorni precedenti alla nostra salita il maltempo ha imperversato, e anche il giorno successivo, nonostante la bellissima giornata, molti hanno rinunciato causa freddo e vento fortissimo.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: parcheggio a pagamento a Pian del Re 5 euro, strada ottima
Finalmente mi sono tolto anche questo sfizio, una delle ultime cime che non avevo ancora salito sul versante del Monviso lato Valle Po. Partito non presto da Pian del Re (tanto la salita è breve) con giornata stupenda e decisamente estiva. Seguito il sentiero alto che passa alla cascatella e punta direttamente al Lago Superiore senza fare il giro dal Fiorenza. Salita che rende ma mai faticosa, tralasciato il bivio per il rifugio Giacoletti un traverso e poi una china più ripida a serpentine, conduce all'inizio della parete della Punta Roma. Lasciati scendere alcuni escursionisti, risalito prima il canalino incassato con la corda (utile ma non indispensabile), poi la salita alterna tratti di sentiero a passaggi di arrampicata quasi sempre di II, roccia ottima e appigli in gran quantità. Sotto la cima di nuovo qualche roccetta con difficoltà di II, e finalmente in vetta (me l'aspettavo più striminzita invece è abbastanza spaziosa). Discesa nel tardo pomeriggio dopo aver beneficiato del sole caldo (qualche velatura a tratti) e del panorama magnifico. La discesa richiede qualche cautela in più, io ho spesso disarrampicato i tratti di roccette, ma ritengo più insidiosi alcuni passaggi su detriti lungo il sentiero. Il canale con la corda (utile in discesa) non presenta difficoltà particolari.
Impressioni per eventuali futuri salitori da uno (io) che patisce l'esposizione, per fare un po' di chiarezza: la gita non è difficile, ma nemmeno banale. I 250 m si svolgono su una paretina, il percorso è abbastanza aereo ma mai esposto (forse solo in un passaggio per scavalcare una roccia poco dopo il canale con la corda, ma è un metro lineare. I tratti dove si superano i passaggi di II sono dei muretti o camini massimo 5 m, mai esposti. In salita non c'è alcun problema, mentre secondo me è la discesa che richiede un po' più di cautela, non tanto per i passaggi rocciosi (ritengo meglio disarrampicare), quanto per il pietrisco e il terriccio a volte scivoloso sul sentiero, sempre piuttosto largo e come detto mai esageratamente nel vuoto. Occorre comunque attenzione e piede fermo. Per neofiti o bambini eventualmente una corda per fare sicura non è male, altrimenti su terreno asciutto è sufficiente (oltre che consigliabile) il casco - anche se pietre cadenti non ne ho viste/mosse se non qualcuna nel canale iniziale. Per fare un paragone è molto simile alla salita del Monte Granero dal Passo Luisas per terreno e difficoltà (direi F+).
Menzione d'onore a due ragazzi di Bolzano, che dopo aver salito il Monviso al mattino, hanno deciso di arrotondare il bottino raggiungendo anche la Punta Roma!!!
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
1 giorno:
Il pulmino ci scarica al termine della strada sterrata (avventurosa) e dopo aver caricato i cavalli con i bagagli, ci incamminiamo su un bel sentiero tra magri pascoli e antiche pietraie di origine lavica, passando tra accampamenti di pastori, e quindi raggiungendo il campo 1 a circa 3400 m dove pernottiamo. Il nostro campo è più spostato rispetto al campo ufficiale, grazie all'agenzia Ceven Travel che ha allestito un proprio spazio defilato con tutti i confort (anche doccia! - fredda ovviamente).
Poca polvere e terreno morbido grazie ai giorni di pioggia/neve dei giorni precedenti.

2 giorno:
salita di acclimatamento fino a quota 4000 m, su una cresta parallela alla zona dove sorge campo 2, partenza a metà mattinata con calma, salendo prima per bei prati stile moquette nella zona dei ruscelli che scendono dal ghiacciaio sommitale, poi per terreno detritico e roccette che offrono una facile arrampicata. Sosta in quota con sole caldo e aria fresca, e poi discesa al campo 1 per il pomeriggio.

3 giorno:
Partenza a metà mattinata, destinazione campo 2. Il sentiero è ben delineato in una sorta di ampio canalone detritico, che con infinite serpentine sale molto regolare. Il sentiero è buono anche se i cavalli che lo percorrono per il trasporto materiale smuovono parecchie pietre. Oggi poco "traffico". Raggiungiamo tranquillamente campo 2 a 4100 m con le dovute soste per l'acclimatamento. Nel pomeriggio salito in compagnia di Gabby circa 300 m di dislivello in 45' verso la cima, per facilitare il sonno notturno e l'acclimatamento e visionare parte del percorso.

4 giorno:
Sveglia all'1 di notte, colazione nella tenda comune della Ceven Travel, e alle 2 si parte, al chiaro della pila frontale con un cielo stellato spettacolare. Temperatura non fredda, anche se ventilato, e salendo il vento farà percepire più freddo. La salita viene affrontata con passo regolare e tranquillo. Pendenza piuttosto sostenuta da subito, ciò permette di guadagnare velocemente quota e spezzare il fiato. Salendo il vento aumenta di intensità e costringe a vestirci maggiormente. Il sentierino si snoda tra roccette e pietraie abbastanza agevoli. Raggiungiamo e superiamo un gruppo partito prima, e quando albeggia siamo ormai a 5000 m. Raggiunta la neve, calziamo i ramponi (che attualmente sono utili ma non indispensabili), e percorriamo il primo tratto pianeggiante prima della rampa finale, e alle 6.30 del 25 agosto raggiungiamo la vetta dopo 4h 30 con alcune brevi pause. Giornata spettacolare ma senza la classica nuvola che staziona in cima. Rimaniamo circa 20', poi la nostra guida ci invita a scendere per non infreddolirci troppo. Discesa a campo 2 abbastanza rapida ma con passo tranquillo. Sosta e preparativi, e riprendiamo la discesa a campo 1. Considerata l'ora e lo stato di forma del gruppo, decidiamo con la guida di evitare la permanenza a campo 1 per la notte, e così tiriamo dritti per la zona dove arriva il pulmino, sciroppandoci 2700 m di dislivello dalla cima. La guida ci fa percorrere una scorciatoia che consente di scendere più veloci, in un ambiente ancora più selvaggio rispetto alla via di salita del primo giorno. Terreno a tratti molto arido e polveroso. Arriviamo alla strada abbastanza stanchi, proprio mentre arrivano anche i nostri cavalli con il resto del materiale. Il pulmino puntuale ci riporta in albergo.
Grande soddisfazione arrivare su questa cima, facile ma resa spesso difficile dalle condizioni atmosferiche che oggi sono state ottimali. Salito in vetta con Maurizio che non ha battuto ciglio e con Mary che ha solo sofferto un po' il vento freddo, con la nostra guida curda Rohat Ceven (personaggio estroverso ma molto professionale competente ed organizzato) e alla sua amica austriaca Gabby. Oltre a noi altre 12 persone in vetta. Da ringraziare il mitico cuoco Hakan che ci ha sempre accompagnato, praticamente non ha mai dormito, e che non ci ha fatto mai mancare nulla. Mi sento di consigliare l'agenzia Ceven Travel a chi volesse affrontare questa salita.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ok salvo un breve tratto in cui abbiamo spinto il pulmino
Prima ascesa in terra turca, come acclimatamento in vista dell'Ararat. Raggiungiamo nel pomeriggio dal Lago di Van, il posto dove piazzare il nostro campo base, dove troviamo alcune tende di altri escursionisti (pochi in questa zona).
La sveglia è al''una di notte e la partenza poco dopo, una stupenda luna piena rende inutile la pila frontale, saliamo di passo regolare, un po' addormentati, mentre la nostra guida Rohat Ceven ci accompagna con i suoi canti. Dopo una prima parte in cui si sale poco, la salita si fa ripida e si prende quota velocemente. Alba stupenda sul Lago di Van mentre noi siamo al termine della ripida china erbosa. Alla base della pietraia ci concediamo una sosta colazione, e poi si riparte. Pensiamo sia quasi finita invece manca ancora un po' alla cima; dapprima il ripido pendio di pietre e ghiaia, poi quando spuntiamo in cresta vediamo la vetta, teoricamente vicina ma la pietraia da attraversare è davvero immensa (detto da uno a cui piacciono questi terreni). Il gruppo inizia ad essere un po' stanco, ma ormai rinunciare qui sarebbe un peccato, così vado avanti alla ricerca dei passaggi migliori (che ovviamente sono da tutt'altra parte rispetto a dove sono passato seguendo alcuni ometti fuorivianti). Arrivato alla base della paretina finale attendo gli altri e raggiungiamo la cima dopo circa 6 ore dalla partenza (in linea con le tempistiche che la nostra guida ci aveva preannunciato).
Meritata pausa e foto in vetta, ma non eccessivamente lunga vedendo l'arrivare del peggioramento previsto per il pomeriggio. Discesa pietraia a parte piuttosto veloce, la guida ci ha fatti scendere per il canalone di terra e sabbia, proprio mentre inizia a cadere qualche chicco di grandine, che quando siamo in vista del campo base inizia a diventare davvero una fitta grandinata. Ci chiudiamo in tenda ed aspettiamo il passare della bufera di grandine e vento; quando usciamo con grande stupore vediamo il Suphan imbiancato come raramente accade in questa stagione. Un bel sole caldo ci asciuga rapidamente.
Salito in compagnia della nostra guida Rohat, della sua amica austriaca Gabby, e di Laura, Maurizio e Mary miei compagni di avventura.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bel sentiero in salita fino al Rifugio Crete Seche, oltre il percorso si fa un po' più ripido e faticoso. Un nevaio abbastanza ripido ma camminabile prima della conca del bivacco Spataro. Al termine del Plan de la Sabbia mi sono tenuto a destra, e ho iniziato a salire per nevai, che velocizzano non poco la progressione. Superato il Colle di Crete Seche ho proseguito un po' vagando alla ricerca del percorso migliore fino al Colle del Mont Gelè, anche se con il senno di poi avrei potuto evitare di raggiungerlo e infilarmi nel vallone sottostante (come poi fatto in discesa). Dal colle occorre zigzagare un po' con qualche saliscendi, fino a incontrare gli ometti che conducono nella valletta sotto il Colle di Chardonney. Ora il percorso si fa evidente, tra nevai e sfasciumi, fino alla ripida china di pietre molto instabili dal colle all'anticima. Raggiunta l'anticima (giù piuttosto aerea) mi sono fermato perchè le placche da traversare per raggiungere la cima erano piuttosto bagnate dalla pioggia del giorno precedente, meglio evitare rischi. Panorama superlativo, in un angolo un po' sperduto di queste vallate. Salvo qualche alpinista verso il Mont Gelè, nessun altro umano fino al rifugio.
Percorso con parecchio spostamento.
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Tutte le sue gite

  • mostra tutte
  • Marmolada, Punta Penia Via Ferrata Cresta Ovest, traversata Ghiacciaio di Vernel (17/08/19)
    Bianca (Rocca) Via Normale da Chianale, anello per i Colli di Saint Veran e Biancetta (01/10/18)
    Cuccagna (la) da Muà per il Colle della Porta (03/09/17)
    Ronce (Pointe de) - Pointe du Lamet traversata dal Col du Lou al Signal du Lac (25/08/17)
    Rabuigne (Punta di) Via Normale da Usellières (03/07/16)
    Elbrus (Monte) Via Normale da Azau (21/08/14)
    Roma (Punta) Via Normale da Pian del Re (14/09/13)
    Ararat (Monte) o Agri Dagi Via Normale (25/08/13)
    Süphan (Mount) o Süphan Dağı (21/08/13)
    Trouma de Boucs da Ruz per i Colli Crete Seche e Chardoney (21/07/13)
    Tresenta (la) da Pont Valsavarenche (06/07/13)
    Adula o Rheinwaldhorn Via Normale dalla Val Carassina (30/06/13)
    Ribon (Pointe du) da Bessans per la Valle du Ribon (14/08/12)
    Rocciamelone da Bessans per la Valle du Ribon (14/08/12)
    Nera della Grivola (Punta) dal Valnontey per il Colle della Nera (10/08/12)
    Girard (Punta) Via Normale da l'Ecot (08/08/12)
    Brunegghorn da Gruben per la Via Normale dalla Turtmannhutte (22/07/12)
    Finale (Punta di) o Finailspitze da Vernago per Giogo di Tisa e cresta NE (24/06/12)
    Similaun da Vernago per la Vedretta del Giogo Basso (23/06/12)
    Mondrone (Uja di) Via Normale da Molera (16/10/11)
    Argentera (Cima Nord) Via Normale dalle Terme di Valdieri per il Rifugio Morelli-Buzzi (28/08/11)
    Piccolo Monte Bianco o Petit Mont Blanc da La Visaille (25/08/11)
    Avic (Monte) Via Normale da Villa per la Cresta Ovest (24/08/11)
    Blanche (Tète) Via Normale dalla Diga di Place Moulin per il Rifugio Aosta (20/08/11)
    Valpelline (Tète de) Via Normale dalla Diga di Place Moulin per il Rifugio Aosta (20/08/11)
    Grande Aiguille Rousse da l'Ecot per il versante Sud e la Petite Aiguille Rousse (11/08/11)
    Corborant (Cima del) da Besmorello per il Rifugio Migliorero e il versante N (19/06/11)
    Orsiera (Monte) dal Rifugio Selleries per la Via Normale del Canalone E (12/06/11)
    Bucie (Bric) Via Normale del Canalone Sud da Villanova (26/09/10)
    Lobbie (Cima delle), cima NE da Pian del Re per i passi Gallarino, Calatà, Duc e la normale del canale NO (19/09/10)
    Granero (Monte) da Pian del Re per il Passo Luisas (04/09/10)
    Rochebrune (Pic de) Via Normale e Cresta Sud dal Col d'Izoard (27/08/10)
    Vallèe Blanche traversata Punta Helbronner-Aiguille du Midi (09/08/10)
    Melchiorre (Punta) dalla Valle Stretta per il Vallon Froid (06/08/10)
    Albaron di Savoia Via Normale da Pian della Mussa (04/08/10)
    Alphubel Via Normale dalla Langfluehutte (03/07/10)
    Prete (Rocca del) da Prarotto (12/06/10)
    Basei (Punta) dai Piani del Nivolet (13/09/09)
    Piccola Ciamarella e Punta Chalanson Via Normale da Pian della Mussa (16/08/09)
    Grande Aiguille Rousse da l'Ecot per il versante Sud e la Petite Aiguille Rousse (12/08/09)
    Weissmies Via Normale da Saas Grund (11/08/09)
    Cevedale (Monte) e Cima Cevedale Via Normale dall'Albergo dei Forni (26/07/09)
    Rutor (Testa del) Via Normale da La Joux per il Rifugio Deffejes (19/07/09)
    Monciair (Becca di) Via Normale da Pont Valsavarenche (12/07/09)
    Gelè (Mont) Via Normale da Glacier per il Bivacco Regondi (05/07/09)
    Frisson (Monte) da Palanfrè (19/10/08)
    Ronce (Pointe de) - Pointe du Lamet traversata dal Col du Lou al Signal du Lac (24/08/08)
    Chalance Ronde (Punta) - Colle dello Chaberton da Montgenèvre traversata di cresta per Rochers Charniers e Trois Scies (22/08/08)
    Giordani (Punta) Via Normale da Indren (20/08/08)
    Corno Grande - Vetta Orientale Via Normale da Prati di Tivo per il Rifugio Franchetti (08/08/08)
    Ferrand (Punta) da Grange della Valle, per il Col d'Ambin (30/07/08)
    Argentera (Cima Sud) Via Normale per il Rifugio Remondino (13/07/08)
    Grande Sassière (Aiguille de la) dalla Diga di le Saut (22/09/07)
    Levanna Occidentale da l'Ecot per il Refuge du Carro (16/09/07)
    Ciamarella (Uja di) Via Normale da Pian della Mussa (26/08/07)
    Gran Paradiso Via Normale del Rifugio Vittorio Emanuele II (21/07/07)
    Collerin (Monte) da Pian della Mussa (15/07/07)
    Meja (Rocca la) Via Normale dal Colle del Preit (01/07/07)
    Allalinhorn Via Normale dal Mittelallalin (29/04/07)
    Monviso Via Normale da Pian del Re (01/09/06)
    Breithorn Occidentale Via Normale da Plateau Rosà (24/08/06)
    Udine (Punta) Via Normale da Pian del Re (05/08/06)
    Venezia (Punta) Via Normale per il Coulour del Porco da Pian del Re (05/08/06)
    Neige des Ecrins (Dome de) Via Normale da Pre de Madame Carle (15/06/06)