Aguia (Rocche de) Nido d'Aquila

difficoltà: D-   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Sud-Est
quota partenza (m): 500
dislivello complessivo (m): 330

copertura rete mobile
no operato : 0% di copertura

contributors: rello
ultima revisione: 08/10/19

località partenza: Terralba (Arenzano , GE )

punti appoggio: Rifugio Sambuco

accesso:
La marcia d’approccio più breve inizia sulle alture di Arenzano, in località Terralba, lasciando la macchina quasi al termine di via Chechelli, in prossimità di un curva a gomito con alcune baracchette in lamiera.
Seguendo la strada privata che si stacca sull’esterno della curva, si raggiunge quindi il sentiero che risale la Val Lerone in riva sx orog., in direzione di Ponte Negrone (palina in legno).
Raggiunto il ponte Negrone (30min. circa in falsopiano) lo si attraversa per imboccare il c.d. “sentiero dell’Ingegnere” (segnavia “I”).
La parte alta della val Lerone, infatti, è formata da due bacini divisi al centro dalla rocciosa Costa dei Guadi, che separa la valle percorsa del rio Leone (che si abbandona dopo poco) da quella percorsa dal rio Negrone (dove s’inoltra il sentiero dell’Ingegnere).
Inizialmente il sentiero si mantiene in riva sx orog. al rio Negrone ma, in breve, si raggiunge un guado; successivamente, si raggiunge e si attraversa anche il rio Cu du Mundu (che nasce proprio a monte delle Rocche dell’Aguia, sotto il monte Argentea) nel punto in cui confluisce nel rio Negrone, in ambiente aspro e selvaggio dominato da una serie di squadrati pilastri di roccia che precipitano dalla contrapposta Costa dei Guadi (si tratta infatti di un’antica palestra detta “dei laghetti”; 15min. circa da ponte Negrone).
Il sentiero dell’Ingegnere, a questo punto, lascia il fondovalle, per risalire il pendio con ampi tornanti, e portarsi presso un bivio a quota 500m. circa: evitando ora di svoltare a dx verso il rifugio Sambuco (che offre comunque un ottimo punto d’appoggio a soli 10 min. circa di cammino) si prosegue verso sx, ritornando in direzione della forra del Cu du Mundu (segnavia “c5”). In breve, si raggiunge un panoramico punto di sosta, che affaccia proprio sull’incombente cresta rocciosa delle Rocche dell’Aguia (panchina e palina in legno “pose du campanin”).
Qui conviene approfittare dell’ottimo colpo d’occhio sull’intero percorso, per individuarne già l’attacco, e prendere i necessari punti di riferimento. Infatti, da qui la cresta mostra il suo versante più solatio, rivolgendo a levante una seria di scudi di roccia inclinati, interrotti da due più evidenti cenge erbose; l’intera struttura è poi delimita alla base da un canalone obliquo, piuttosto incassato, dove attacca la via, e che poi si sfrutta anche in discesa.
In ogni caso, dopo poco il sentiero scende ad intercettare il rio Cu du Mundu, proprio a monte della ben nota forra, dove inizia anche un percorso torrentistico attrezzato (targa metallica del CNSAS; 30min. circa dalla confluenza con il rio Negrone).
A questo punto, subito dopo aver guadato il rio, si cerca una vaga e ripida traccia che esce a monte del sentiero, e che risale faticosamente nel bosco sulla sponda sx (faccia a monte) dello stesso canalone che scende dalle Rocche dell’Aguia (qui meno marcato).
Raggiunto un pendio detritico piuttosto instabile (ometti) si attraversa il canalone proprio sotto un grosso masso erratico, che crea una specie di naturale riparo. Si ritorna quindi a salire all’interno di un bosco più rado (ulteriori ometti) fino ad un primo satellite di roccia che, nel suo punto più basso, forma anch’esso una specie di riparo (ottimo deposito per eventuali materiali). Costeggiando il satellite verso sx (sempre faccia a monte) si entra quindi nel canalone (che qui diventa decisamente scosceso e incassato) e lo si risale per poche decine di metri, fino all’attacco della via, collocato alla base di un’invitante linea di diedri (targhetta metallica; 10min. circa da quando si abbandona il sentiero; 1h30-1h45 circa complessivamente).

note tecniche:
Via alpinistica aperta da G. Pizzorni, S. Rellini e R. Schenone, nel mese di settembre 2019, con protezioni tradizionali posizionate dal basso.
La via si svolge sul versante più solatio di un crestone davvero imponente e alpestre, seguendo inizialmente una bella linea di diedri via via più marcati e profondi. Raggiunta così una prima punta, si prosegue con percorso più aereo, che si mantiene sempre a poca distanza dal filo di cresta.
Non risultano precedenti salite di questa pur notevole struttura sebbene, durante l’apertura della via, siano stati ritrovati un paio di chiodi molto vecchi sul tiro chiave della L3.
D’altra parte, è possibile che, dopo un primo tentativo, la zona non sia stata ritenuta meritevole di frequentazione, a causa della qualità (spesso non eccelsa) della roccia.
Si noti che la salita si svolge in una delle zone di rispetto del Parco del Beigua, ragion per cui ci risulta che l’arrampicata sia consentita solo dal 31 di luglio al 1 di dicembre.

descrizione itinerario:
La via si svolge sul versante più solatio di un crestone davvero imponente e alpestre, seguendo inizialmente una bella linea di diedri via via più marcati e profondi. Raggiunta così una prima punta, si prosegue con percorso più aereo, che si mantiene sempre a poca distanza dal filo di cresta.
Non risultano precedenti salite di questa pur notevole struttura sebbene, durante l’apertura della via, siano stati ritrovati un paio di chiodi molto vecchi sul tiro chiave della L3.
D’altra parte, è possibile che, dopo un primo tentativo, la zona non sia stata ritenuta meritevole di frequentazione, a causa della qualità (spesso non eccelsa) della roccia.
Si noti che la salita si svolge in una delle zone di rispetto del Parco del Beigua, ragion per cui ci risulta che l’arrampicata sia consentita solo nel periodo 1/8 - 30/11.

altre annotazioni:
Via alpinistica aperta da G. Pizzorni, S. Rellini e R. Schenone, nel mese di settembre 2019, con protezioni tradizionali posizionate dal basso.