Becco (Pizzo del) Agazzi-Arrigoni

difficoltà: 4 / 4 obbl
esposizione arrampicata: Nord
quota base arrampicata (m): 2200
sviluppo arrampicata (m): 300
dislivello avvicinamento (m): 1100

copertura rete mobile
tim : 80% di copertura

contributors: francesco chirico
ultima revisione: 12/08/19

località partenza: Carona (Carona , BG )

punti appoggio: Rif. Calvi, Rif. Laghi Gemelli

bibliografia: Prealpi lombarde. Valli bergamasche e bresciane, Presolana, Triangolo lariano, Grigne (M. Bertolotti)

accesso:
Arrivati a Carona raggiungere la centrale elettrica dove si può lasciare la macchina in un ampio parcheggio.

Dalla centrale prendere la strada asfaltata che sale con una serie di case sulla sinistra. Dopo poco deviare a destra su sentiero in piano (indicazioni per giardino botanico), seguirlo fino a superare un primo ponte e un secondo che oltrepassa le condotte Enel. Proseguire qui ignorando il sentiero ripido sulla destra che porta all'osservatorio. Il sentiero prosegue lungo il corso del fiume fino a Pagliari. Continuare fino al lago di Sardegnana (sentiero più breve si stacca a un certo punto sulla destra passando da Baita a Bàs, evitando il lungo giro indicato per il Rif. Calvi, poco segnalato in loco, ma il sentiero esiste su OpenStreetMaps e ogni tipo di cartografia). Arrivati al lago, invece che attraversare la diga si seguono sulla sinistra le vecchie rotaie sulla bastionata (indicazioni per terra "Pizzo Becco"), fino ad arrivare all'estremità del lago (e delle rotaie). Si sale sulla destra del fiume per traccia seminascosta tra arbusti e rododendri. Si esce dal bosco in una conca erbosa con pietraia, di fronte a una parete imponente. Si seguono sulla sinistra gli ometti (pochi, ma sufficienti) e si arriva in una seconda conca. Da qui si inizia a vedere la nord del Pizzo Becco. Salire verso destra puntando a un canalone che permette di superare lo zoccolo basale (travato un chiodo e un chiodo con fettuccia).
Arrivati al cospetto della parete si trovano due grossi diedri che delimitano una parete di circa 30 m. Traversare verso destra fino allo sperone della via, e gli si gira dietro, arrivando alla base dell'evidente diedro di L1. Proseguire oltre il diedro sarebbe piuttosto complicato, impossibile mancarlo. (1100 m, 3-4 h)

note tecniche:
Via di alpinismo classico, con avvicinamento in una valle raramente frequentata, tipica delle migliori ravanate orobiche. Roccia spettacolare, verrucano ricco di fessure, diedri e funghi di roccia. Via molto ben proteggibile, con soste comode e facilmente attrezzabili (cordini su spuntoni, eventualmente controventati a nut).
Necessario intero set di friend e nut. Non necessari chiodi (due in via sulla placchetta di L3).

descrizione itinerario:
L1: seguire il diedro fino a un terrazzo erboso (50 m, IV)
L2: si prosegue per facili salti sulla cresta, verso destra fino a un ampio spiazzo erboso riprendendo lo sperone che si sale per la parte destra incontrando due lame staccate. Sosta su comodo terrazzo e spuntone (40 m, IV).
L3: si gira appena dietro allo spigolo di sinistra, ben appigliato, e in un paio di metri ci si riporta sulla placca. Di qui si prosegue stando quasi sul filo dello spigolo puntando ai due chiodi presenti in via. Roccia bene appigliata ma scarsamente proteggibilie. Si rimonta grazie e una lama da fare in Dulfer e si raggiunge la sosta scendendo in un intaglio per qualche metro (comodo terrazzo con spuntone). (50 m, IV)
L4: si sale in cima a una scaglia, si sorpassa un piccolo gradino strapiombante e poi una splendida placca a funghi si raggiunge il tipico comodo terrazzo con spuntone della sosta (40 m, III+).

Di qui si traversa subito a sinistra (un chiodo sullo spigolo per proteggere il passo su esile cengia) e si raggiunge la base di un evidente diedro con una falce gialla sulla destra (10 m, chiodo alla base del diedro).

L5: si attacca il diedro inizialmente verticale e appigliato, poi più appoggiato e facile. Uscita su erba o placchetta. Sostare alla base del pinnacolo che si staglia sulla sinistra contro il cielo (55 m, III)
L6: altre relazioni parlano di un camino o di una fessura, noi abbiamo percorso 2-3 metri di una fessura proteggibile a friend proseguendo poi su rocce facili. In uscita dal tiro si vede la croce di vetta. Sostare in un punto comodo su erba e spuntoni quando l'attrito della corda si fa insopportabile.

Proseguire puntando al sentiero che arriva da sinistra alla cima.

DISCESA:
seguire verso est il sentiero, ignorare il bivio che porta a destra verso la valle opposta, e seguire la traccia con numerosi ometti, in quota, fino al passo di Sardegnana (laghetto, omino di 1,5 m tipico dei passi). Di qui scendere nel canalone a sinistra seguendo un paio di omini in quota sulla destra, poi si scende liberamente per massi fino a raggiungere la base dello zoccolo. Di qui, riprendere la traccia di salita, che sale leggermente e poi si butta a destra nei rododendri fino al lago. (3-4 h)