Ranzo (Altopiano di) da Sarche, anello

sentiero tipo,n°,segnavia: sentiero-forestale segnavia 613/627 e tratto s/n
difficoltà: E   [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Tutte
quota partenza (m): 260
quota vetta/quota massima (m): 750
dislivello salita totale (m): 640

copertura rete mobile
tim : 100% di copertura

contributors: lancillotto
ultima revisione: 22/11/18

località partenza: Sarche (Calavino , TN )

punti appoggio: nessuno

cartografia: Carta Tabacco nr 055

accesso:
autostrada del Brennero,uscita Rovereto sud, poi per statale fino a Sarche

note tecniche:
Escursione con bellissimi scorci sui laghi di Toblino, Cavedine e Garda.
La valle è zona di produzione di ottimi vini, tra cui il Vin Santo e la Nosiola.

descrizione itinerario:
Dal centro di Sarche (bocciodromo, parcheggio) seguiamo in costa il sentiero che prosegue quasi in piano tra i lecci. Una salita non ripida porta al Belvedere di Costa di Monte Oliveto dove ci si affaccia sul sottostante, romantico lago di TOblino e i monti circostanti: Bondone, Stivo e più avanti l' Altissimo. Si prosegue per un tratto di sterrata a cui segue un sentiero più ripido che ci porta sulla strada asfaltata nei pressi del paese di Ranzo e il suo piccolo altopiano mt 750. Belle vedute sull' Adamello e le vicine Dolomiti di Brenta. Dopo un breve giro del paesino (belle e antiche case in pietra nel centro storico), si scende per bella mulattiera lastricata alla bella chiesetta di San Vigilio. Si continua lungo la sterrata fino al primo tornante, dove la si abbandona per seguire un sentiero senza numero che inizia a salire e a portarsi sul versante est. Lasciate le indicazioni per la ferrata Pisetta, il sentiero scende e diventa una stretta cengia attrezzata, facile ma molto esposta che con qualche tornantino si abbassa fino a ritrovare il facile sentiero che scende tra i lecci fino a Sarche. In questo tratto, bella la vista "aerea" delle coltivazioni della valle.

altre annotazioni:
La valle fino a 15.000 anni fa era occupata dal grande ghiacciaio Atesino, che dalla Val d'Adige scendeva fino all' attuale lago di Garda. Alla sua scomparsa, i monti circostanti già interessati da varie fratture, iniziarono a franare dando origine alla più grande frana delle Alpi che ostruì la valle per circa 14 km con un' altezza di alcune centinaia di metri. Sono le cosidette Marocche di Dro (dal nome del paese omonimo), vari massi erratici di porfido, granito e rocce metamorfiche ancora ben visibili.

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