Savi (Monte) parete SE

Kanalin, G.P. Desmero.
In vetta: Pregevoli scatti col “tele” alla SE del Mt. Salé ed alla S del Becco Grande (zona Rocca la Meja) ma “c’est du déja vu” o meglio “déja fait”; il tutto va a rimpinguare il mio archivio di “ripido”.
Soltanto tè caldo per chi ce l’ha (io no …), vietato perché ghiacciato tutto il resto; giornata polare: h 14.00, temperatura: -22°C e c’è pure il “ponentino” anzi “levantino”, sai che roba … .

Discesa: Dalla cornice di cresta sto “sciallo” da primo (come dice il mio più grande “Florian” di 3^ Media) sul traverso brividoso (50°/55°) mammellonato fra roccette esposte dove scaliniamo un po’ giusto sulle lamine prima di star leggeri in velocità verso quel “réposoir” alla “cazzo” (scusate) dove stemperare i patemi d’animo. Giusto una ventina di metri ma nel frigo di quel gelo e muscoli Findus ti senti piccolo … molto piccolo.
Il canalino di salita è “off limits” per gli sci, troppo stretto con rocce affioranti ed allora via … sui grandi spazi a sx dove la pendenza mansueta (35°/40°) consente un approccio morbido al discendere. Crosta quasi portante da rigelo o ventata non si capisce bene ma chi se ne frega. Meglio in questi casi qualche bel curvone da “gigante” che perdi quota con tanta fatica in meno.
Mi vengono agli occhi le sagge derapate di “Valeruz” sospeso sul Grand Vernel con qualche grado di pendenza in più sotto il culo…
Andiamo giù, l’animo è sobrio, quasi non c’è ripido ma la poca neve (così dev’essere) è dura, molto dura.
Dove la parete comincia pian piano ad arcuarsi in canale io ci provo ma non mi piace; è quel ventato, levigato dove le spatole sbattono più delle ali dell’uccello di Del Piero. Lui, Lupis, invece insiste perché il crociato cucito 2 volte compensa pure qualche sbandata di lamina; io preferisco la contropendenza di sx più ripida (40°/45°) ma “du gros sel”, giusto un paio di centimetri fra erba e roccette dove anche mia nonna incazzata morderebbe i nipotini.
Quando il ripido è alle spalle non c’è più storia se non il veloce traverso al “mauvais pas” e qualche labile curva in farina stagionata e rubata all’otre ribelle prima del glaciale rientro “in libera” a S. Giacomo (h. 16.30, temp.atm. –15°C).

Last Minute: Oggi 31.12.05. “seduto in quel caffè io non pensavo a te … (la neve, n.d.r.) citando Lucio. Eh si cari Gulliveriani perché in cima all’Alpe di Rittana (1796 m, sempre V.le Stura D.te con consorte Karin, che palle … ma non per la consorte, ma per un altro inverno che non c’è, freddo a parte…) c’era, Signori miei –1°C con un “Marin” da inversione termica (leggi Libeccio) ed effetti devastanti su quel che Eolo ebbe la bontà di risparmiare; 21 gradi positivi “acchiappati” in poche ore sono boiler in fiamme pane per i denti del più affamato Canadair. Volgo lo sguardo a sud. “Lourousa” amico mio, dove sei? Ma ci sei? No, non ci sei più, sei nero, nero, magro, magro, che non ti riconosco. Sei smunto come una vacca al pascolo al centro di New Delhi.
Vecchio scarpone, quanto tempo è passato da quelle grasse discese dal Coolidge, anni ’70 e ’80. Eppure so che come sempre tu rinascerai a primavera come la fenice dalle ceneri e bravo sarà chi ti coglierà in condizioni.
Non ho neanche sciato male con ai piedi due “palanche” Salomon svasate al massimo, da sci d’acqua, …..but friends ……”this is the end” (citando il grande Jim, grande solo nella musica, non nella vita, bien entendu!) Miserere 2005 (salvo ottobre in questa stagione).

Happy New Year
Your Bud Kanalin

P.S. Compagni sulle tracce di salita furono: R.Roveta, mitico presidente CAI Acqui Terme con Luciano e C. Sesia, ingegnere giramondo.


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Caratteristica itinerario

tipo itinerario: parete
difficoltà: 4.2 :: E1 :: [scala difficoltà]
esposizione preval. in discesa: Sud-Est
quota partenza (m): 1310
quota vetta/quota massima (m): 2615
dislivello totale (m): 1305

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