Pelvo d'Elva Quoziente Intellettuale Zero

Via prettamente alpinistica.
Percorso non sempre evidente (eufemismo), poche protezioni (altro eufemismo) specie nei tiri facili. Ambiente grandioso, sensazione di "dobbiamo cavarcela da soli", data l'impossibilità di ritirata (i molti traversi rendono impossibile una eventuale discesa), protezioni mobili sì ma bisogna trovare dove piazzarli, roccia da tastare con cura, alcuni punti davvero freddi (all'attacco non sentivo più le dita per il freddo , il che sul 5c non è il massimo) .. nell'insieme percorso di soddisfazione, ma una soddisfazione ben diversa da quella di falesia.
Corda da 50 mt sufficiente, la lunghezza in relazione sono generose. Sui tiri da 50 mt mi avanzavano sempre almeno 5 mt di corda.
Attacco un po' difficile da trovare. Abbiamo lasciato un cordino blu per renderlo un po' più evidente. Nelle mappe lascio la posizione GPS.
Al passaggio dal primo al secondo tronco bisogna, dopo la selletta, proseguire a dx sulla cengia ascendente. Al contrario dell'altra relazione, non abbiamo avuto difficoltà a individuare il primo chiodo dopo essere passati nell'intaglio fra il lastrone e la parete.
Roccia non saldissima sul primo trocco, dopo migliora, ma bisogna sempre fare attenzione! a me è rimasto un bel blocco in mano nel traverso sulla placconata.
Chiodatura discontinua, sufficiente nei tratti impegnativi, troppo rada nei facili. Qualche chiodo direzionale in più specie sui traversi ci sarebbe stato. Possibile integrare: due -tre friend medio piccoli per tiri. Io ho usato anche un ball nut, che nelle micro fessure rassicura più dei friend troppo piccoli.
Lungo L6 si incontra un sosta un po' malmessa (un antico chiodo traballante, un vecchio spit, con cordone, dipinti di rosso e molto visibili). Utile per spezzare il tiro (rinforzato con un friend) prima della discesa nel canalino. Però ci ha creato non poca confusione, tanto più che sia L7 che L8 sono traversi su placca più o meno come L6. La "vera" L6 finisce dopo la risalita dal canalino, dove sitrova una sosta più recente.
Alla fine di L8, dopo il cordone, abbiamo evidentemente sbagliato strada: dopo il chiodo con cordone ho visto una bella sosta (chiodo e spit rossi con cordone) sullo spigolo del torrioncino proprio sopra di me, e mi ci sono diretto , bestemmiando pure mentre recuperaravo la corda per l'angolo che faceva la corda. Giunti lì, nessuna traccia dello "evidente terrazzo a dx", e ci siamo persi il bel tiro L9.
Può darsi fosse una sosta della cresta Est? in ogni caso, di lì forse si può risalire sulla placconata, con un passo un po' esposto ma facile: noi non l'abbiamo fatto perché non si vedeva l'ombra di un chiodo, e non conoscendo , non sapevamo dove saremmo finiti. Invece, siamo proseguiti lungo il facile diedrone ascendente a sinistra (25 mt), si arriva a una breche (nessuna sosta, ma è facile piazzarne una con friend nelle fessure), di lì si raggiunge in traverso la base di un bel canalone ingombro di grossi massi ben stabili, e di lì un'anticima (ometti vari). 45 mt dalla breche all'anticima. Di lì si traversa a sx fino a raggiungere la normale (proseguire senza perdere quota sulle roccette puntando all'ometto più in alto della normale, si stagliano evidenti contro il cielo: qualche passo un po' esposto , ma sempre meglio che passare sull'erba olearia) a 30-40 mt dalla cima del Pelvo.
Con Andrea


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Bellissima via di stampo alpinistico, da non sottovalutare per l'impegno globale, in ambiente grandioso. RS2 per la chiodatura distanziata non sempre integrabile su placca. Roccia ottima a parte il primo tiro un po' friabile. Attenzione su L9 a sfalsare le corde per evitare eccessivi attriti. L9 è la lunghezza più bella.
Con Valter ed Ernesto (a 14 anni dalla loro prima ascensione), Bursel e Prun.


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  • 02/07/05 - andrea bertea
  • Caratteristica itinerario

    difficoltà: D+ :: [scala difficoltà]
    esposizione prevalente: Nord
    quota partenza (m): 2500
    quota vetta (m): 3064

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