Sentiero Bove

Il giro può essere compiuto in senso orario o antiorario, noi abbiamo scelto la prima opzione, che è quella che mi sento anche di consigliare. Sono inoltre possibili piccole varianti, ad esempio se salire o meno Cima Sasso e la corona di Ghina. Noi l'abbiamo fatta e credo sia il più logico inizio di questo magnifico periplo.
Il giro integrale del Bove ha uno sviluppo di circa 38Km e un dislivello positivo di circa 3650m (più altrettanto in negativo ovviamente, dati gps)
Detto così, suddiviso su tre giorni non sembra un grosso impegno. La realtà è ben diversa.
Anche considerando la Corona di Ghina, la difficoltà tecnica non è mai eccessiva, ma vi sono numerosi tratti esposti, saliscendi, traversi che richiedono costante attenzione e passo sicuro. Soprattutto verso fine giornata quando la stanchezza e il peso dello zaino si fanno sentire bisogna sempre essere vigili. Le difficoltà possono aumentare enormemente in caso di fondo bagnato.
A ciò si aggiunga l'isolamento, la mancanza di rifugi custoditi, l'incerta disponibilità di fonti d'acqua (dipendono dal periodo, dalle pioggie, ecc), l'incertezza di un meteo stabile per 3 giorni.
Tutto ciò rende il Bove un percorso impegnativo, da affrontare con la dovuta preparazione ed esperienza.
La ricompensa per tale fatica è un esperienza davvero unica e incredibile.
Grazie a Laura che mi ha permesso di realizzare questo sogno che avevo nel cassetto da moltissimo tempo.


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Fatto in giornata il tratto Cicogna-Pogallo-Bocchetta di Campo-Bocchetta di Terza-Pian di Boit-Pogallo-Cicogna.
Piuttosto lungo e faticoso. Difficile calcolare il dislivello per i continui sali e scendi.
Percorso con tracciato abbastanza evidente, tranne un tratto dopo Pogallo, dove all'altezza di un ramo inclinato con scritta rossa Alpe Cavrua bisogna svoltare a sx, su traccia inesistente in mezzo al bosco. Poco più in alto si recupera una traccia. Dopo l'alpe Cavrua ci sono un paio di tratti dove servono le mani e un po' di attenzione per il fondo bagnato. Successivamente e per tutto il tragitto il percorso è sicuramente faticoso e occorre sempre molta attenzione (per esposizione e pendenza), ma non è sicuramente "tecnico". Solo la discesa dalla bocchetta di Terza in poi è tranquilla.
Belle e caratteristiche le Strette del Casè.
Come scritto il percorso è evidente grazie ai passaggi precedenti, alla vegetazione non eccessiva anche per la stagione e una certa presenza di bolli di segnalazione.
Le difficoltà aumenterebbero notevolmente con fondo bagnato o addirittura pioggia (eviterei).
Incontrate tre persone in discesa appena dopo l'alpe Cavrua e una serie di persone alla bocchetta di Campo, vicino alla Laurasca e ovviamente a Pogallo, poi un simpatico escursionista che bivaccava a Pian di Boit (bel posto).


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presenza di acqua ai bivacchi Curgei e alpe Forna. forse anche a Scaredi ma non ci son passato
i bivacchi sono in buone/discrete condizioni ma segnalo la sgradevole presenza di topolini all'interno. stufa e legna presenti
assenza totale di neve, ottime condizioni del suolo, segnalazioni del sentiero buone per quasi tutto il percorso, appena sufficienti da bocchetta di Campo a cima Sasso.
necessaria una carta, bussola in caso di cielo coperto


ho percorso in 3 giorni di perfetta solitudine il sentiero Bove nel parco nazionale della val grande. sono partito per riuscire in totale autonomia (zaino inizialmente di 18 kg) di acqua e cibo (6 litri d'acqua) pensando di non trovarne. in realtà l'ho trovata (ma non usata) in 2 posti: al bivacco Curgei e al bivacco alpe Forna.
ho compiuto il giro in senso anti orario. partendo da cicogna ho pernottatto la 1° notte al bivacco Fornà, la 2° al bivacco bocchetta di Campo.
nota importante: verso la fine del giro ho deciso di completare la traversata non scendendo a Pogallo ma proseguendo per cresta a cima Sasso e da li scendere a Cicogna.
per me è un completameto ideale del giro ma tengo a precisare che la risalita a cima sasso con l'attraversata in cresta, benchè straordinariamente bella, presenta alcuni passaggi di modesta difficoltà alpinistica (II grado). la discesa da cima Sasso verso Cicogna è un facile sentiero
il sentiero è sempre segnato, all'inizio in modo sufficiente, alla fine (diciamo da bocchetta di campo in poi) in modo limitato. le tracce di passaggio sono visibili. preciso che l'itinerario è solo per escursioni esperti e molto allenati, per escursionisti molto esperti invece nella variante da me seguita per la risalita a cima sasso
altra nota: è possibile una via di fuga a ca 2/3 del percorso; dalla bocchetta di terza un sentiero scende a Pogallo

ho inserito la traccia gpx da me ricavata durante l'escursione; sono stato molto combattuto nella decisione; chi intraprende questo genere di itinerari cerca avventura. pertanto vi direi: se volete caricatela ma non usatela; fatelo solo se necessario, per confronto in caso di problemi.


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E' una lunga e complessa traversata.
Noi siamo partiti il primo giorno da Caprezzo ( cappella Porta) arrivando a Scaredi in serata e bivaccando li.
Il secondo giorno abbiamo fatto Scaredi-Cicogna.
Mi sento di sconsigliare una cavalcata simile in quanto il primo giorno sono 2250 m di dislivello positivo ( 1400 negativo) e circa 12 ore di marcia con qualche veloce sosta.
Il percorso è obbliglato con tantissimi saliscendi e tratti esposti dove prestare veramente attenzione.
Se dovessi rifarlo lo farei in 3 giorni bivaccando al Lidesh e poi a Bocchetta di Campo.


L'itinerario è veramente magnifico e merita tutta la sua fama, specialmente fatto in giornate terse autunnali, una favola.
E' pero' veramente molto faticoso suddiviso in due giorni, ma alla prossima lo faro' in tre.
Portate via 3 litri di acuqa testa perchè dal Pian Cavallone a Scaredi non si trova un rigagnolo.

Partecipanti: Max,Maurizio,Ricky,Simone,Giacomo


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note su accesso stradale :: Ultimi Km. per Cicogna da fare con attenzione.
Percorso classico ed impegnativo per la varietà dei luoghi e degli ambienti attraversati, da affrontare con calma e tempo stabile.

Il mitico "Sentiero Bove" un'idea nel cassetto da molto tempo, complice Meridiani Montagne e l'assenza di compagnia si è rivelato un viaggio stupendo. Con i temporali della prima decade d'agosto che hanno abbassato le temperature, fatto in 4 giorni, dal 12 al 15, con partenza da Cicogna, il primo giorno tappa al rifugio Pian Cavallone, ottimamente gestito da Lorenza e Paolo. Dopo la salita alla Marona allo Zeda e la Piota, meritato riposo al bivacco Lindesh, il terzo giorno lunga cavalcata fino al bivacco Bocchetta di Campo, passando per il Torrione, e la Cima Marsicce. Infine le belle e fiabesche Strette del Casè, e giù a Pogallo, forse la parte più delicata per l'orientamento o la voglia di "perdersi" in questo mondo a parte. Molto bella la strada Sutermeister con scorci da favola sul Rio Pogallo sino a Cicogna.
Un saluto ai due ragazzi della Val d'Ayas con i quali ho condiviso i pernottamenti.


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IL SENTIERO BOVE

Venerdì 23 giugno 2017 - Domenica 25 giugno 2017
Punto di partenza della mia cavalcata è la località di Cicogna. L’accesso stradale non è dei migliori, tanto che gli ultimi 11 chilometri prima di giungere a destinazione si percorrono su un’unica corsia per entrambi i sensi di marcia con qualche piazzola, stile Scozia, che agevola l’incrocio di due veicoli provenienti da versi opposti.
Abbandono l’auto in un piccolo parcheggio a bordo strada e situato a pochi metri dall’inizio del sentiero. Alle 17.00 circa il mio cammino inizia in direzione Rifugio Pian Cavallone, l’unico gestito sull’intero percorso e raggiungibile tramite un tragitto escursionistico. Dopo pochi minuti compare il primo bivio, qui occorre svoltare a destra scendendo al Ponte della Buia, a quota 463 metri il punto più basso dell’intero anello. Buona parte del percorso si snoda sotto una fitta coltre boschiva, ma il caldo che provo è infernale, proprio da “girone dantesco”. Compio una breve deviazione per salire la cima di Pian Cavallone, a 1564 metri, e finalmente arrivo a destinazione. I due rifugisti, Lorenza e Paolo, solo da pochi giorni hanno iniziato questa nuova attività gestionale e sono molto gentili con l’unico ospite della giornata.
Colazione alle 6.00 e via verso una vera e propria scorpacciata di cime. Nell’ordine supero il Pizzo Marona (2051 metri) con la sua bella cappella-rifugio, il Monte Zeda (2156 metri), la Piota (1925 metri) e il Monte Torrione (1984 metri). Le difficoltà si concentrano lungo il tratto di discesa dallo Zeda e durante il superamento del Torrione, dove comunque sono presenti lunghe catene metalliche di discreta fattura che facilitano l’incedere. Scendo quindi alla Bocchetta di Terza e imbocco il sentiero in direzione Pogallo, che si abbandona poco dopo per svoltare a destra lungo i fianchi della Cima Marsicce e poi del Cimone di Cortechiuso.
Per il pernottamento decido di portarmi al bivacco presente all’Alpe Cortechiuso, avendo visto da lontano presenza umana. Questo punto di appoggio è normalmente chiuso poiché privato, pertanto la sosta è garantita o chiedendo le chiavi o scorgendo i possessori, come nel mio caso. Sarà una scelta azzeccata per la piacevole chiacchierata coi proprietari e con due escursionisti svizzeri, giunti poco dopo di me. Durante la nottata diluvia e senza complimenti! E’ l’alba quando aspetto il cessare completo della pioggia e finalmente alle 7.30 sono nuovamente in marcia. Mi porto alla Bocchetta Scaredi transitando i fianchi della Cima Laurasca e poi con breve deviazione salgo sulla Cima di Campo (2181 metri). Il sole sta guadagnando terreno permettendomi di ammirare tutto il percorso finora effettuato. Alla Bocchetta di Campo è presente un bivacco, che può tornare utile, il cui prelievo di acqua è possibile scendendo di un centinaio di metri. L’acqua è del resto il problema principale di questo bellissimo itinerario, spesso carente, ove è reperibile occorre farne una buona scorta.Dopo la Bocchetta di Campo inizia la parte più pericolosa dell’intero anello, almeno per il mio punto di vista. Occorre superare le cosiddette Strette del Casé cioè un continuo sali-scendi tra canali scarsamente attrezzati, che in caso di pioggia, di roccia bagnata o in condizioni di scarsa visibilità possono diventare davvero pericolosi. Giungo quindi ai prati di Ghina da dove ha inizio la ripida discesa che conduce prima all’Alpe Cavrua quindi a Pogallo. Anche questa porzione di itinerario merita attenzione causa la carenza di segnali indicatori. Giunto a Pogallo, località “quasi turistica” per comodo sentiero raggiungo Cicogna chiudendo il periplo.
Itinerario che regala grande soddisfazione, forse meglio affrontarlo nei primi mesi autunnali onde trovare temperature più miti. In ogni caso occorre una buona dose di esperienza di montagna e buona capacità a muoversi in ambienti selvaggi.



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Più che un'escursione oserei dire che è un'ascensione di I e II grado intervallata da qualche tratto di sentiero e ferrata. Scherzi a parte, gita molto lunga dove è facile perdersi, diversi passaggi esposti e lunghi traversi su prato che richiedono attenzione.
Da Cicogna a Cima Sasso il sentiero è evidente, più facile perdersi sulla corona di ghina e appena prima delle strette del casè.
Il versante nord della Laurasca è ancora ingombro di neve ma sono presenti molte traccie che agevolano. Difficile anche il tratto Marsicce bocchetta di Terza anche se sono presenti diversi bolli. Dalla Bocchetta al Torrione percorso evidente e facile, impegnativa invece la discesa dal Torrione anche se attrezzata con catene e ben segnalata. Da questo punto inizia una lunghissima traversata che culmina con l'ultimo tratto attrezzato sulla cresta nord dello Zeda.
Fine del tratto tecnicamente impegnativo ma non certo della giornata, si risale alla Marona per poi scendere a pian Cavallone, Curgei e giù fino a Cicogna.

Partito da Cicogna molto tardi via Cima Sasso ho attraversato le strette del casè al tramonto per raggiungere Bocchetta di Campo all'imbrunire. Notte comoda e poi via di buon mattino per chiudere il cerchio.
Attraversare le strette da solo e con il buio alle porte è un'esperienza surreale, da fuggitivo braccato in cerca del piccolo rifugio, unica possibilità di riparo, in attesa dell'alba. Poi la cavalcata nord Laurasca - Bocchetta di terza - Torrione. Si vede in lontananza lo Zeda come un miraggio irraggiungibile ed infine la vetta, finalmente una prospettiva più rassicurante. Lo sguardo può correre su tutto il periplo appena percorso, rimarcato dal piccolo cubetto alla Bocchetta di Campo.
Sono questi i momenti in cui ti rendi conto di essere troppo matto o troppo fortunato.... o tutt'e due.


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Come già detto nella descrizione dell'itinerario ribadisco l'impegno necessario.
La gita è stata suddivisa in 2 gg e mezzo: Prima mezza giornata da Cicogna alla cappella/ricovero della Marona; secondo giorno dalla Marona a Scaredi; terzo giorno da Scaredi a Cicogna. E' possibile personalizzare il giro aggiungendo alcune cime: noi siamo saliti anche sulla Laurasca e l'intenzione era di concludere il giro passando per la cima Sasso però ci siamo abbassati troppo sui pratoni di ghina e siamo finiti a Cavrua.
Abbiamo trovato in alcuni passaggi esposti a Nord (soprattutto la cresta N dello Zeda) la roccia molto umida e questo ha complicato la progressione. Mi viene difficile descrivere l'itinerario data la numerosissima varietà di ambienti che si attraversano: dai fitti boschi di latifoglie al pulito sottobosco delle faggete, dalle rocciose creste dolomitiche agli infidi passaggi a mezzacosta su erba...
Incredibili le strette del casè, emozionanti i passaggi sulla corona di Ghina, suggestiva la salita al monte Torrione, panoramicissime alcune cime sconosciute ai più...
Mi sento di consigliare di spezzare l'itinerario in più giorni sia per lo sviluppo e il dislivello da affrontare sia per godere appieno dell'ambiente. Farlo in giornata sarebbe solo un atto sportivo... Secondo me è bello farlo con lo zainone pesante e bello grosso in modo da riuscire a riempirlo di emozioni da portare a casa...
Sono queste Gite che mi confermano che non esiste solo l'alta quota o gli itinerari più blasonati...
in compagnia di Federico che ringrazio.


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Caratteristica itinerario

difficoltà: EE/F :: [scala difficoltà]
esposizione prevalente: Tutte
quota partenza (m): 700
dislivello salita totale (m): 3500

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