Sella (Rocca) Via Gervasutti

Primi approcci a vie "semplici" da salire in scarponi.

Il primo tiro sarò stato freddo ma non l'ho trovato banale.
Il diedro invece non ha presentato troppi patemi fatto con le scarpette, mi è sembrato meno liscio del passaggio chiave dell'accademica.

Evitata all'inizio la variante di IV, ma credo l'abbiamo intercettata alla fine, salendo l'ultimo pilastrino.

Ultimo tiro evitato per mancanza di tempo e sopravvenire del buio: saliti alla sua destra da una variante più facile, senza corda (ma attenzione!).

Usato qualche friend qua e la andando in conserva.

Con Andrea


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Bella salita serale post lavoro, partiti dal parcheggio alle 19:15 in cima alle 21:15. Via percorsa integralmente in scarponi facendo la variante iniziale del piton perdu. Sul diedro giusto un passo singolo abbastanza ostico ma si passa con un po' di decisione! Dopo la doppia saliti a destra, molto bello e ben proteggibile. Dodicesima volta in cima, sempre un bell'allenamento e un bel panorama.
Con Vairo.

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Ho fatto la salita in solitaria, interpretando molto liberamente l'itinerario proposto. I chiodi incontrati mi sono sembrati abbastanza affidabili, i cordoni di calata invece un po' vecchiotti. Non avendone avuto bisogno, non ho testato la tenuta, ma ci penserei bene prima di affidarmi a quei cordoni.
Tutto sommato una bella salita.


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Portati friends ma non usati (e poco utili visto il tipo di fessure). Usati invece diversi buoni vecchi exentric, e molti cordoni. La variante iniziale del Piton perdù ha il piton in questione che viene via solo a guardarlo, meglio mettersi qualche eccentrico... invece sul "tiro chiave" i chiodi in loco sono buoni ed è facile integrarli ulteriormente. E' un tiro molto bello, il resto dei tiri contribuisce alla lunghezza della via e niente più. Attacco ben segnalato, ma per giungergi occorre superare la selva di sentieri che come piste da sci accerchiano tutta la Rocca. Il concetto di pochi ma buoni non si è fatto strada nei tracciatori. Così quel che non abbiamo ravanato nella via lo abbiamo ravanato nei sentieri..
Un mito di gioventù, immaginato chissà perché come duro e poco proteggibile e invece tutto il contrario.


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note su accesso stradale :: parcheggio comodo a Combe
Via plaisir affrontata con gli scarponcini (eccetto per il tiro di V) su questi salti di roccia che raggiungono la cima di rocca Sella. ci sono vari chiodi su tutti i tiri a indicare il percorso. Scritta alla base ben visibile. Utili cordini per far sosta e proteggere su spuntoni e qualche friend medio. via discontinua ma sempre piacevole e interessante proprio perchè sulle orme dei pionieri dell'arrampicata a Torino.

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Veloce salita pomeridiana dal meteo incerto.
Via tutto sommato tranquilla con alcuni tiri divertenti e un solo punto impegnativo quello con la fessura di V ,dove la principale difficoltà sta nel fatto che o ci si affida a dei chiodi arrugginiti o ci si deve proteggere trad.
Ultima parte x raggiungere la vetta saliti lungo la cresta accademica.
Conclusione di giornata con contemplazione panorama è successiva discesa di corsa su evidente sentiero.


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note su accesso stradale :: Ok fino a Borgata Comba, parcheggiato alla fontana.
Via carina, un viaggio nella storia, roccia di serpentino generalmente buona, ma lisciata all'interno del diedro.
Roccia gelida oggi...
Secondo noi meritevole di una visita.
Ho trovato splendido il tiro sul torrione alto, dopo la calata in doppia: noi siamo saliti a destra della parete, in corrispondenza dell'ometto a terra.
Il tiro, verticale su buone prese, è protetto con 2 chiodi vicini a circa 6-7 metri da terra, poi un altro chiodo sul filo dello spigolo (poco affidabile), quindi un chiodo più nuovo (con cordone bianco), vicino a quello marcio e mezzo fuori che si vede dal basso.
Proseguito fino in cima alla Rocca, salendo in slego gli ultimi torrioni della Accademica.
Grande cumpa, con Lollo e Renna!
Foto e report:
dani-climb2.blogspot.it/2018/01/rocca-sella-m-1508-gervasutti.html


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Salita 2 volte in 2 giorni in occasione dell'aggiornamento su roccia con gli istruttori della Scuola di Scialpinismo CAI UGET in un fne settimana d'autunno con temperature balneari.
Percorso le diverse varianti e ribattuto tutti i chiodi che ho incontrato che non erano già infissi fino all'anello.
Il "diedro liscio" del secondo torrione presenta un breve passaggio che, se superato senza toccare il terzo chiodo (per altro molto comodo!) mi sembra effettivamente più che V... Lo dico non per giocare al rialzo, ma per cercare di essere oggettivo.
Per conto mio comunque il tiro più impegnativo e anche più bello è la variante di destra sul torrione dopo la calata, bel muro verticale con buoni appigli, su cui si trovano 4 chiodi di qualità varia...( IV+/V- direi).
Nell'insieme una via piacevole , varia e poco impegnativa ma che mantiene un tono alpinistico; sulle tracce di un grande del passato.

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solo per il nome questa via mi faceva gola, finalmente l'abbiamo salita, bella divertente e non difficile! Il diedro in effetti è molto liscio e difficile, pero' conl'aiuto dei chiodi molto datati presenti in loco e con le scarpette l'ho superato bene!!!
anche l'ambiente merita molto!!!in cordata con Gigi e Stefano, e la seconda cordata con Carlo e Teo!!!


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Finalmente riusciamo a mettere il naso su questa divertente via storica.
Salita facile dal sapore alpinistico con il tiro del diedro sopra la media.
Leggendo le precedenti relazioni, abbiamo optato per le scarpette e devo dire che
sul liscio e unto passaggio di V ( gradazione mitico Gervasutti) sono servite.
Il passaggio è protetto bene con tre chiodi, piu' un vecchio ma solido cordone in uscita.
Si puo' comunque integrare agevolmente con Friends.
Bella mattinata con l'amico Matteo in cordata con me.
In cordata a tre gli amici Fabry, Stefano e Gigi.



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Carina, secondo me merita più per il valore storico che per l'arrampicata in sè, comunque è un modo piacevole per passare la mattinata. Noi abbiamo fatto 2 tiri: il primo del "piton perdu" (ben attrezzato a chiodi) e poi il secondo del diedro: carino, peccato sia corto. Due considerazioni su questo tiro: ci sono in tutto 3 chiodi, il primo è recente ma è una sberla da quasi 20cm che è infisso solo per metà, quindi occhio che flette (meglio mettere un cordino alla base piuttosto che rinviare il buco del chiodo), il secondo invece è un reperto storico, meglio non sollecitarlo...
Va bene che le pareti del diedro sono lisce ma alla fine c'è solo un passo in uscita che richiede un po' di decisione: secondo me la valutazione V- è ben ponderata, perché "qualcuno" gioca a rilancio fino al 6a? Allora i 6a cosa diventano, 7b-prematurati-come-se-fosse-antani?
Dopo il diedro invece di fare la doppia si può disarrampicare brevemente a sx (faccia a monte, III/-).
Da lì in poi c'è ancora qualche muretto carino ma fattibile in conserva protetta.
Usato una corda da 30m, scarpe da avvicinamento, 5 rinvii e una longe lunga.
Finito la mattinata percorrendo l'accademica (già fatta ma sempre divertente).
Con Tom


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Seguito l'attacco classico (bolli rossi), evitato il diedro di V sulla sx, muro finale dopo la doppia affrontato sulla sx. Fatta con gli scarponi. Basta una corda da 30 m, qualche rinvio, friend e cordino.

A me non ha entusiasmato particolarmente: cresta poco marcata, discontinua, breve, con tratti di collegamento fra i salti molto erbosi e/o boschivi (nonostante la stagione). Come cresta trovo personalmente molto più bella l'accademica (più lunga, continua e definita).


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Le vie del Gerva hanno sempre il loro perchè...! La destinazione originaria era un'altra ma le nuvole minacciose già al primo mattino ci hanno fatto ripiegare su qualcosa di più vicino; comunque piacevole crestina in un posto sempre di fascino e ricco di storia.. Diversi chiodi lungo la via, di ogni età (alcuni dei veri reperti storici..); volendo si integra sempre comodamente.

Con il Bunin e Fabrizio, soddisfatti per aver comunque scampato l'acqua!
Ottima birra fresca al Rifugio Rocca Sella...giornata salva e piacevole!


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Dopo decenni ripercorro la Gerva, all'ora non esisteva la variante d'attacco del "Piton perdu" che oggi ho fatto, ringraziando l'amico Lorenzo Devos di Almese per averla attrezzata con alcuni chiodi. Arrivati all'attacco, tutto asciutto dopo la pioggia ma il vento teso e discretamente fresco ha reso la salita non proprio rilassante, roccia fredda e folate sbilancianti. Evitato pertanto il liscio diedro per la variante sx. Finite le difficoltà il vento cala ed il sole scalda bene sull'ultimo tratto dell'Accademica. Alcuni chiodi sui vari tiri ma meglio avere 2/3 friends piccoli/medi. Con Giovanni Gay.

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Il V° nel diedro, lucido com'e allo stato attuale per l'impossibilita' di far star su le scarpette minimo e' un 6A. Gli altri salti eccetto quello a monte del diedro che va superato con un minimo di sicurezza dall'alto, sono tutti superabili in libera, poiche' no vanno oltre il 4°. Molti chidi vecchi lungo la via, a testimonianza del fatto che, di anni questa classica scalata di cresta, ne ha davvero parecchi, come parecchi gli anni dall'ultima visita a questa sempre bella rocca solare e di comodo accesso.

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Via a tratti liscia ma fattibile in scarpe d'avvicinamento. Evitato il diedro bellissimo e invitante da tornarci...peccato il freddo che mi impediva di avere sensibilità alle mani.
Con federico x2 e Amedeo, due cordate fighissime!


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Rapida salita mattutina con scarpe di avvicinamento.
Fatto la variante iniziale "piton perdu".
Via attrezzata con chiodi tradizionali, un paio di friend possono aiutare.

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Dopo aver percorso con soddisfazione l'Accademica decidiamo di fare un assaggio anche su questa e pur percorrendola solo nelle sue varianti più facilitate, non senza un certo timore reverenziale verso il nome che porta, riusciamo a portarla a termine e quindi a vederla tutta pur aggirando il passo chiave. Qui le rocce sembrano meno lisce, gli appoggi tengono meglio e la salgo con le scarpette che uso nelle vie lunghe mentre per il passo chiave dell'accademica ho calzato un modello più "aggressivo", in compenso la salita è un po' più verticale. Tralasciamo per oggi l'interessante variante al primo tiro (du Piton perdu IV^) e attacchiamo dalla partenza classica che ci sembra più alla nostra portata, nell'ottica di dare un'occhiata e di uscire alla prima sosta se le cose si fossero messe male. Le protezioni in loco sono pochissime ma nel nostro caso direi sufficienti, alcune sono poco visibili o coperte dalle foglie e dall'erba, così nel secondo tiro faccio sicura su un alberello senza vedere il chiodo che stava poco sotto. Per il diedro del passo chiave(V^), chiodi dal basso non se ne vedono, servirebbero friend medi ma non li abbiamo quindi lo aggiriamo sulla sinistra sfruttando un lamone di roccia sul quale faccio passare una fettuccia (variante C) . Lungo ma molto più facile e pieno di appigli è invece il terzo tiro (prima della calata in doppia), alla fine la corda tira un po', forse sarebbe opportuno spezzarlo, ci sono 2 chiodi e un alberello. Dalla sosta del terzo tiro verso il quarto si vede solo un chiodo sulla sinistra quasi in cima ad un muro bello verticale. Siamo quasi rassegnati a mollare l'osso, ma a vederlo bene dopo la calata non sembra poi così duro e a destra scopriamo un'ulteriore possibilità di salita con numerosi appigli e con qualche chiodo in più, optiamo quindi per questa sulla destra (2 ometti alla base) fino ad agganciare il sentiero Aurora Superiore, all'incirca dove sbuca anche un ramo del sentiero Ugo Vignale. Con Gino74 che mi ha assecondato anche in questa salita. Grazie e buone feste a tutti.

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Ci siamo fermati dopo la calata del terzo tiro.
Con Dario e carlo


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Tutto sommato divertente, alterna tratti impegnativi (v. ultimo diedro con ben 3 chiodi in 10 mt) a passaggi in totale autoassicurazione sempre possibile in modo più che efficace.
Saliti con scarponi su questa via molto classica che a due passi da casa "sa di montagna".
Con il socio Luca.

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Salita pomeridiana. L'idea era di fare l'Accademica ma per la seconda volta non ho trovato l'attacco.
Il primo torrione con il diedro liscio fatto con gli scarponi non è proprio facile, pensare che forse Gervasutti l'ha fatto alla dulfer anche lui con gli scaroponi mi ha fatto capire come mai non vengo soprannominato Il Fortissimo.
Il resto è più facile e divertente.
Con SuperGianniPeiraShow


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classico ravanamento iniziale per arrivare all'attacco, a causa dei tanti sentieri che salgono, per scoprire che aveva iniziato a piovigginare. per nostra fortuna ha smesso subito e siamo riusciti a fare questa bella e abbastanza impegnativa via di roccia. una corda da 30 m può bastare oppure una 1/2 corda usata doppia come abbiamo fatto noi.

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Ho voluto recensire questa gita più che altro per un ricordo, quando allora il mio primo di cordata era il mitico Girardi "Rensin".Che la gita sia un pò datata lo si può constatare dagli imbraghi anch'essi molto datati.
La via mi è piaciuta molto e poi sapere che su quegli appigli il "fortissimo" ci aveva messo le mani ha fatto sì che ne valesse veramente la pena ripercorrerla.
Ciao "Rensin" se ci sei batti un colpo che qualche bella salita la possiamo ancora fare insieme!


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Caratteristica itinerario

difficoltà: 5a :: 4 obbl ::
esposizione arrampicata: Sud
quota base arrampicata (m): 991
sviluppo arrampicata (m): 1508
dislivello avvicinamento (m): 550

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