Lavina (Torre di) da Campiglia Soana per il Canalino E

Partiti da Lillaz e raggiunto il canale tramite colle acque rosse. Discesa dalla cresta ovest che si distacca poco oltre la cima nord e punta sopra il bivacco Gérard (lato Bardonney). Giretto abominevole di circa 25 km a/r che, fatto in una giornata di velature e luce semi autunnale, con nevischio riportato dal vento nella parte alta, è risultato abbastanza allucinatorio. Però una signora giornata tra i monti, di quelli deserti.
Per inziccare il canale, arrivando dal colle acque rosse (faticoso il suo sfasciato accesso), conviene tagliare sotto le pareti est della Lavina perdendo un poco quota (meno di 100 m) per aggirare una propaggine della simil-cresta est, e poi risalire una scomoda pietraia sfasciumata in direzione della parete sotto la croce di vetta della punta sud che si scorgerà facilmente (circa 50 minuti). Il canale, ben identificato dalle foto presenti, parte quasi sotto la verticale della croce e piega a dx, rocce rosse. In tutto questo tratto e imbocco canale no ometti, qualcosa poi sopra e per l'arrivo in vetta (aggiramento su cenge erbose e rocce, mezz'oretta scarsa inclusa risalita canale). Risalita alla punta nord su elementare e brevissima cresta, aggirabile a sx. Discesa poi su crestone-pietraia fino a girare a ovest su crestone che si distacca verso Bardonney, poi ci si abbassa in zona bivacco presso una parte più pianeggiante dalla quale si scorge a sx la possibilità di scendere per cenge erbose e roccette. Dal bivacco sentiero.

Bel giro per valloni selvaggi. Peccato il panorama tarpato dalla punta. Con Eriofora che così è saziata nonostante la mancata due giorni.


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Con la mtb fin oltre grangia Barmaion, pedalando fino alla baita poi bici a fianco. Volendo si potrebbe proseguire fin nei pressi del guado del torrente rancio ma l'ho mollata ben prima in un cespuglio. Salita regolare e non stancante fino a 2700, il fresco del mattino aiuta. Proseguito poi ben oltre l'ometto e deviato a destra ormai in vista del colle Cadrega. Tenendosi abbastanza a sinistra si sale bene su grossi roccioni più stabili del detrito smosso percorso in discesa, dove presente la vaga traccia. Il canale, più una cengia direi, è esposto ma facile, in un paio di punti si usano le mani. La cresta invece è meno banale e l'esposizione invita all'attenzione. Attualmente sono presenti pochi ometti, ma direi nei punti giusti. Si attacca pochi metri sotto il colle presso una paretina di rocce rosse, appoggiata, puntando un netto ometto sulla cresta a sinistra. Aggirata la crestina (sosta con cordino) si continua sulla sinistra per ripidi gradini rocciosi-terrosi che riportano sulla cresta principale che proviene dal colle. Di qui si può risalire un canale a sinistra su placche appoggiate (fatto in salita) oppure tenere il filo, meglio, su bella e solida roccia grigia. Si perviene sulla quasi piana cresta di vetta e quindi alla croce.
Discesa con le dovute attenzioni, sono presenti tracce anche a sinistra scendendo (tratti quasi verticali) ma fatto qualche metro su roccia comunque decente son ritornato sull'itinerario noto. Rapida discesa per il canale e poi puntando il laghetto, vallone di salita ormai invaso dalle nebbie ma ottima visibilità e limpido verso N ed il vallone parallelo, oltre il colle acque rosse.
Rapido rientro verso il rancio, il guado e soprattutto la mtb. Tratto di sentiero verso l'alpeggio percorribile senza particolari doti discesistiche se non qualche derapata nei tornanti e poi gas nel piano e fino al park. Pendenze regolari e aiutino delle due ruote rendono la gita non troppo stancante (ca 4h15 dal park), certo da quando si abbandona il sentiero la musica cambia con tutto che muove e che va ben testato sui tratti di arrampicata, non è comunque un tratto esageratamente lungo. Vallone selvaggio e fauna abbondante, bipedi pochi, tutti al pianoro. Salut!

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Bella la cresta, peraltro breve, della torre nord (una placca di secondo),e la paretina della torre sud. Incantevoli i pianori dopo campiglia soana. Bruttina la pietraia prima del canalino "chiave".

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Gita d'altri tempi, lunga in ambiente severo. Nel canalino e sugli ultimi pendii è necessario stare attenti non tanto per le difficoltà che si incontrano (i passaggi non sono mai obbligatori e sono sempre evitabili) quanto per la roccia rotta e gli sfasciumi, che, vista anche l'esposizione, rendono la parte finale della gita non banale.
Salito in solitaria per la prima volta su questa cima in una tipica giornata di agosto, bellissima al mattino e con nebbia a partire dalle 11; In cima le nuvole si aprono con vista magnifica sulla Valle d'Aosta.
incontri ravvicinati con stambecchi, camosci e una simpatica lepre bianca nel canalino E, incrociata sia in salita che in discesa.


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All'Alpe Barmaion il margaro ha recintato una parte di sentiero ma con un piccolo detour si ritrova in fretta la mulattiera reale di caccia per il Colle della Cadrega che poi è in condizioni impeccabili e rende la progressione agevole e costante. Il punto in cui la si lascia, oltreché essere logico, è anche evidenziato da un grande ometto e si trovano ometti per la prima parte di pietraia, a grossi blocchi piuttosto stabili. Mano a mano che si sale il pendio diviene più ripido e i massi lasciano il posto a sassi piccoli e instabili e terriccio (faticoso). Il canalino E lo si imbocca quasi a q. 3150, dunque è piuttosto breve, vi si trova una tracciolina qua e là nel brecciolino e nella parte alta si risalgono roccette ben gradinate aiutandosi con le mani. All'uscita dalla strozzatura del canalino si è quasi al colletto tra Lavina Nord e Lavina Sud, si volge a sx qualche metro prima del colletto (presenza di un paio di ometti in basso) e si evita così il tratto con passaggi di II grado. Lo si aggira e si sale con l'aiuto delle mani stando sul bordo roccioso di un piccolo canalino. Ci si ricongiunge quindi al percorso contrassegnato da ometti che per cengette e passaggi su roccia ben gradinati conduce in vetta. L'attenzione maggiore, secondo me, va posta al ghiaino che si trova sulle parti rocciose e allo sfasciume fine, meglio non scivolare.
L'itinerario è lungo ma le moderatissime e regolari pendenze sino a oltre q. 2700 fanno sì che non sia massacrante. La pietraia non è enorme e la parte delicata oltre il canalino E è breve.
Gita fantastica nella Valle Fantastica! Meteo non perfetto e panorami un po' compromessi (da cui le 4 ****) ma la Lavina non poteva più attendere oltre. Ringrazio Domenico (lupi grigi), valsoanino doc, per avermi offerto questa bella gita nella sua Valle.


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Dopo moltissimi anni dalla mia salita per la via De Petro dal biv. Davito, torno sulla Lavina dal versante opposto. Non pensavo di trovare una così bella mulattiera dal Rancio in sù, notevole opera presumo militare. Un po faticosa la pietraia di accesso al canale, specialmente nel tratto finale ghiaioso. Dal colletto un pò di arrampicata facile dove però è vietato cadere visto che si fa slegati. Meteo stratosferico come tutti possono notare in questi giorni. Solo io e Renzo in tutto il vallone.

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Condizioni inizio autunnali perfette. Un po' di brezza nella prima parte dell'itinerario che ben presto si attenua salendo, utilizzate le MTB fino alla Grangia Barmaion, dove comincia a far luce. Tracce confuse all'inizio del sentiero, poi percorso ben visibile senza possibilità d'errore dalla Grangia Aramant in avanti, mulattiera reale morbida e piacevole fino al grosso ometto a destra che segnala di abbandonare il tracciato verso il Colle della Cadrega per salire su pietraia, non così terribile per la verità se si riesce a sfruttare i punti meno franosi. Cengia di accesso alla cresta facile (I°), poi qualche passaggio di II° ben appigliato scegliendo le rocce più stabili. Presenza di punti esposti. Qualche tratto ghiacciato sul lato ovest dal colletto tra le due punte alla cima ma facilmente evitabile. Sublime il panorama dall'ometto di vetta, specialmente sul gruppo del Gran Paradiso imbiancato di fresco.
Meteo ottimo tutto il giorno, non una nuvola in cielo, ambiente colore verde intenso in basso, roccioso e severo in alto. Nessun'altro in vetta oggi, di ritorno alle grange pochi escursionisti qua e là ed alcuni pastori. Non abbiamo visto ungulati ma ci siamo goduti il maestoso volo dell'aquila reale appena sotto la parete della Torre. Il Parco del Gran Paradiso non delude proprio mai.
Con Ale.


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Gitone superbo in una giornata dal meteo perfetto. Siamo saliti con le bici fino alle ultime baite, scelta azzeccata. Nei tratti più ripidi devo confessare di aver spinto la bici camminando...In discesa però si va giù a gratis! Il sentiero sale comodissimo e ben indicato su mulattiera fino al bivio di quota 2760m. Qui un enorme ometto, sulla destra salendo verso il colle Cadrega, indica di abbandonare il sentiero principale. Si sale verso la vetta della Lavina su rocce infide, stabili solo all'apparenza. Da quota 2900m circa il fondo è pessimo e molto faticoso. Una maestosa aquila ci regala la vista del suo volo mentre arranchiamo sugli sfasciumi. Finalmente dentro il canalino, la roccia si mantiene sfasciata e pericolosa, ma almeno sia ha ben chiaro dove occorre passare. Più in alto c'è qualche passo di 2° e tanti punti di 1°, in molti casi l'esposizione non è banale e la roccia non aiuta. Arriviamo in cima stravolti ma contenti della gran ravanata. DIscesa attenta viste le condizioni nostre e del pessimo terreno su cui ci si muove. La mulattiera è morbida col fondo d'erba e si scende alla grande fino alle bici. Con Meme.

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Partiti da Campiglia di buon ora, arrivati in vetta dopo circa 5 ore di cammino.Saliti dal canalino est,dove due anni fa ci eravamo fermati causa nebbia.Questa volta la Lavina ci ha graziati e ci ha permesso di raggiungere la cima senza difficoltà.Le relazioni precedenti descrivono perfettamente l'itinerario,che ,se fatto con la dovuta attenzione non presenta particolari difficoltà specie in condizioni meteo ideali.
Gita molto lunga e faticosa ma oggi grazie alla numerosa compagnia le ore sono trascorse piacevoli e veloci.Un saluto a Sergio,Luisanna,Tatiana,Primo e Dario....alla prossima!!


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Sono partito da Lillaz (Valle d'Aosta) lungo il sentiero dell'alta via n. 2.
Il vallone delle Acque Rosse è poesia...uno dei più belli che io conosca.
Quando si arriva alla pietraia che precede il colle, le cose cambiano. Dal colle, passando sul versante piemontese, si perdono meno di 100 mt di quota.
Oggi tanta gente su per il canale est. Anche prestando molta attenzione, è inevitabile far rotolare giù qualche pietra. (Molto pericoloso). Un po' di nuvolaglia ad offuscare il panorama.
Oggi avevo voglia di camminare tanto...e...mi sa che ho scelto la gita giusta : )


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le previsioni del tempo davano pioggia alle 17 circa e noi siamo partiti all'alba da campiglia alle 4,40.E' sempre una bella salita,il volo di un'aquila lassu' dove terra e cielo si incontrano,passato e presente si rincorrono in uno spazio senza tempo
Sabrina Loris e Domenico


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Oggi una gran "gitasa"!
Occorre però fare alcune precisazioni:
-Il dislivello complessivo, comprese le varie risalite, è di 2070mt
-molto utile la MTB per l'avvicinamento su bella sterrata fino agli ultimi alpeggi,sono più di 4Km per 300mt di dislivello
-Non è assolutamente una gita banale infatti dal colle si arrampica su tratti esposti
-Il casco può essere utile vista la natura del terreno
Partito con la MTB per l'avvicinamento su sterrata che, a parte qualche strappo iniziale, sale senza grosse pendenze attraverso il lunghissimo Piano di Azaria.
"Parcheggiato" alle ultime baite i lunghissimi trasferimenti portano alle baite del Rancio, poi si comincia a salire seriamente e, dopo un altro tratto di trasferimento, si raggiunge il bivio dove si abbandona la mulattiera per il colle della Cadrega e ci si mette nella pietraia che conduce al canale est. Si sale su grossi blocchi fermi ma poi gli ultimi 100mt sono su terreno infimo dove si fa un passo avanti e tre indietro fino all'attacco ; il canale in realtà è una cengia diagonale dove spesso si usano le mani.
Si arriva al colle tra le due cime e per la sud occorre ritornare indietro qualche mt.
Si sale in corrispondenza di un evidente ometto su buona roccia quasi verticale poi,dopo un cordone per eventuale doppia, ci si addentra su un terreno più facile dove però l'attenzione non deve mancare infatti la roccia è solida solo in apparenza.
Da questo punto in breve si raggiunge la croce della cima.
La discesa è altrettanto delicata fino alla fine della pietraia della cengia/canale. Finalmente si raggiunge il sentiero di salita dove basta solo far andare le gambe.
Una gita psicologicamente e fisicamente impegnativa in una valle a dir poco stupenda e una cima che, con una giornata come oggi, meritava veramente la pena salire.
Complimenti al gulliveriano Viper salito ieri che ci ha messo 4h facendola a piedi , io con la bici ne ho impiegate 5h.


Viste due persone scendere al colletto,ma arrivavano dal bivacco,e risalire la cima Nord dove li attendeva una terza persona.
Da Campiglia solo io


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Ogni volta che salgo a Superga in bicicletta, specie d'inverno, osservo la Torre di Lavina svettare all'orizzonte, inconfondibile piramide affacciata sulla pianura. Oggi finalmente ho avuto una giornata da dedicarle, salendo lungo la via normale da Campiglia.
Ero preparato ad un itinerario lungo e faticoso, cosa che a posteriori confermo, ma devo ammettere che i km scorrono abbastanza veloci: forse la bellezza dei posti attraversati, forse il fatto di non esserci mai stato, forse l'ottima strada e poi la bella mulattiera reale...tutti questi elementi concorrono ad "alleggerire" la gita.
Il tratto più faticoso, come già relazionato da altri prima di me, è quello da quota 2770 m a circa 3120 m, ovvero la pietraia che si deve percorrere dalla mulattiera reale all'imbocco del canalino Est. La pendenza è notevole, specie sopra i 2900 m, e non c'è una pietra che stia ferma; in salita molto faticoso, in discesa molta attenzione a non "partire" insieme a qualche sasso.
Il canalino invece è divertente, così come l'arrampicata degli ultimi 60 metri per raggiungere la vetta; mi sono ritrovato con la descrizione dei Bubbolotti, qualche passo di II all'inizio poi tracce di passaggio e altri passi di I. Oggi un po' di attenzione supplementare per il terreno ancora umido a causa delle piogge di sabato, ma pian piano sono riuscito a salire in sicurezza.
In vetta panorama a metà...tutto bello verso la Val d'Aosta e le vallate limitrofe, nubi invece dalla pianura; ma ero riuscito a vederla già salendo nel canalino, quindi gita "salva".
Tempi (per me) dignitosi, nonostante la stanchezza del periodo...sono salito in 4 h e 5', e sono riuscito a scendere in 3 h: 30' (tempi incluse soste).
Non c'è più neve sul percorso, al momento quindi non servono né ramponi né piccozza (i nevai sono tutti aggirabili).
Incontrate solo mucche al pascolo e 3 esseri umani che scendevano dal Colle delle Acque Rosse...a parte tutti i merenderos al Pian d'Azaria., oggi una vera spiaggia!

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Percorso di salita alla Torre di Lavina in perfette condizioni.
Ritorno alla Torre dopo appena 26 giorni dalla salita precedente; su invito di un gruppo di alcuni amici del Club Alpinistico Pontese (CAP), ben volentieri accetto di ritornare con loro alla Torre. Giornata molto bella al mattino, un po’ fresca, mentre al pomeriggio si è alzata un po’ di ormai innocua nuvolaglia però visto che ormai siamo in autunno direi che il tutto si è svolto con condizioni climatiche ottimali. Con Angelo, Antonella, Gino, Karin, Luca, Rinaldo e Roberto, partiamo da Campiglia Soana alle 5 e 45’, saliamo con l’ausilio delle pile fino all’Alpe Barmaion, mentre saliamo, già verso le 7 e 30’, notiamo che inizia a formarsi la nebbia a bassa quota in fondo valle che risalirà fin verso quota 2400 attorno alle 11, giungiamo in vetta poco prima di mezzogiorno in condizioni ottimali, panorama a 360° con mare di nebbia anche all’interno della Valle d’Aosta. Discesa tranquilla senza problemi i miei amici sono giustamente molto soddisfatti e ci siamo fermati al bar di Campiglia a festeggiare in sincera Amicizia; un grande grazie a tutti.


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Buona la prima.Con una giornata così non potevo sbagliare.
Partito alle 6.30 da Campiglia,arrivo in vetta alle 11.00.Ho snellito la gita salendo fino alle baite con la mtb,utile soprattutto in discesa.Gita lunga,ma non difficile come pensavo.Io soffro i tratti esposti,ma la Torre Lavina ,in queste condizioni,senza variabilità pomeridiana,con terreno asciutto e con gli ometti ben visibili non mi ha dato problemi nei tratti semialpinistici che partono dal canaletto e in particolare il primo tratto dopo il colle.Il sentiero fino alla deviazione sulla pietraia è bello e ben segnalato,il tratto di pietraia quello sì è infame ,non pericoloso ma difficoltoso soprattutto in salita per via della pendenza e delle pietre piccole e instabili.Dicevo giornata molto bella,cielo terso ,non fredda.Non ho visto nessuno in tutta la gita,ne all'andata nè al ritorno,strano che con queste giornate non vi sia anima viva .Bella gita.

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Casco obbligatorio vista la quantità di pietre mobili lungo la parte alta del percorso. Con i saliscendi si superano ampiamente i 2000m di dislivello. Bellissima salita in buona parte lungo mulattiere reali a tratti ancora in perfette condizioni in una zona scarsamente frequentata. Non essendo il percorso mai particolarmente ripido fino ai 2750m ha uno sviluppo decisamente importante. Dal punto in cui ci si stacca dal percorso segnalato invece la salita diventa ripidissima su una pietraia franosa con pochissimi ometti (ne abbiamo contati quattro!), oggi ne abbiamo costruiti a decine sui massi più grossi e più stabili ovviando almeno in parte al problema. Arrivati al canale, in realtà una cengia, si sale senza problemi con qualche passo di I o al massimo di II proprio ad andarlo a cercare (per la cronaca: qui che il percorso è obbligato di ometti se ne trovano a bizzeffe...). Arrivati al colle tornati indietro come da descrizione per salire verso la vetta, un paio di passi di II e poi tracce di sentiero e qualche passo di I fino alla cima. In discesa, se creasse problemi disarrampicare i due passi di II e si avesse con sé una corda, con un traverso più alto ci si può portare a picco sul colle e fare una doppia su sosta. Rientro veramente eterno...
Non sono d'accordo con la descrizione banalizzante del sito: a riprova del fatto che si tratta di una salita facile ma non banale, sul quaderno di vetta si trovano tre pagine di firme da settembre dell'anno scorso.
Fatta con Bubbola, Marina e Luigi, a parte noi solo tante mucche che sconsigliano di bere acqua dai pochi rigagnoli presenti...


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Come ha già detto Franco, giornata spettacolare di conseguenza una gita da incorniciare.
Credo che meglio di oggi, a Mina e Tino, non poteva andare; condizioni climatiche ottimale, percorso in condizioni ottimali, abbiamo si faticato un po’, ma era già preventivato e tutto è filato liscio come l’olio. Un grande grazie a tutti per la bellissima giornata trascorsa in sincera Amicizia.


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Grande giornata per una grande gita.Itinerario in ottime condizioni, sgombro al momento da neve ma nell’ultimo tratto sempre su ripido pendio da non sottovalutare.
Torno alla Torre con l’Amico Blin dopo un anno,su Gentile richiesta di Mina e Tino ci offriamo di accompagnarli (non portarli,chi viene con noi si porta con le proprie gambe) per la loro prima alla Torre di Lavina.Giornata stupenda e quindi dalla Torre panorama incantevole a 360° , saliti senza particolari problemi in quanto Mina e Tino sono due ottimi camminatori e quando il gioco si fa duro faticano senza mai lamentarsi, la loro soddisfazione all’arrivo in Vetta è anche la nostra.Un Saluto e un Grazie ai compagni di Gita per la bella giornata in Amicizia e Allegria.


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note su accesso stradale :: no problem a Campiglia
Neve a chiazze sul tratto terminale, continua in tutti i canalini posti più a sx di quello che adesso descrivo: trattasi del canalino/pendio ubicato appena a sx della cresta (inizio circa 15/20 m prima dell'intaglio tra le due cime, in corrispondenza di un ometto posto su una piccola sporgenza verso E). E' richiesto un uso costante delle mani e qualche tratto in arrampicata facile ma molto esposta (stare appena possibile sulla dx superata una sgradevole cengetta con paretina aggettante). Su questo percorso neve non ce n'é e i ramponi sono stati molto utili in discesa per fare presa su muschio e terra. Sbucato in cresta ho seguito un breve tratto sul buio lato O, discretamente esposto, delicato in discesa, anche qui ramponi utilissimi perchè neve/ghiaccio!. Prima parte del canale E (quella larga e concava) senza neve mentre la seconda parte (quella esposta) presenta neve quasi continua e discretamente profonda (circa 10 cm), anche in questo caso ramponi utili in discesa per far presa sul fango sottostante. Comunque su tutto il tratto terminale ometti non ne ho visti.
Chiazze di neve anche non sfondosa sul faticoso pendio che precede il canale. Per il resto comodissima mulattiera reale, a mio avviso non così malandata come descritto.
Giornata settembrina magnifica e mitissima, lieve brezza, panorama de luxe dalla vetta. Gita solitaria e severa di massima soddisfazione, con nessuno in giro ma ancora molto bestiame ai pascoli. In cima alle 13 in 5h30m... discesa lunga ma gradevole e dosata... sono pure riuscito a non fare notte... Ottimamente rifocillato e accolto alla trattoria alpini di Valprato


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Un'altra gita, programmata da tanto tempo e poi sempre rimandata ;finalmente sono riuscito a coronarla.Grazie al mitico Franco e a Mauro(prima volta con loro).Ha già scritto tutto Franco e concordo .Comunque spostamento e dislivello non indifferenti(22 km andata e ritorno) e finale non banale che richiede attenzione e concentrazione.Dalla vetta panorama indimenticabile con nuvole solo sul versante piemontese.

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con gli amici mauro e roberto.partiti di buonora con un po' di nuvolaglia che ci ha accompagnato fino ai 3000m prima del canalino poi lo spettacolo che la torre lavina sa dare.alla fine tutti soddisfatti sopratutto il gulliveriano robert con noi x la prima volta e prima volta anche alla torre.in discesa giunti al colletto mentre i miei due amici facevano un riposino sono salito alla vicina punta nord tanto x dare un'occhiata al percorso fatto alcuni anni fa.

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note su accesso stradale :: regolare
E così un altro dei nostri storici obbiettivi, in realtà più di Fausto e Michele che mio (fondamentalmente sono piuttosto pigro!), è stato raggiunto! Purtroppo vista dal Vallone di Campiglia la Torre di Lavina perde molto del suo slancio non apparendo più come la bella piramide che si ammira dalla pianura, pur rimanendo una bella montagna. Si tratta di una vera "gitona", molto lunga e con una parte finale per nulla banale. Fortunatamente, come scritto da altri, per 1400 metri di dislivello il cammino è veramente agevole e, soprattutto in discesa, questo rappresenta un indubbio vantaggio. La strada reale è ancora in buone condizioni ed è veramente molto bella. La parte peggiore della gita è certamente la pietraia di accesso al canale, veramente ignobile sia in salita sia in discesa. Per questo avrei voluto dare 4* ma, oltre ad essere una montagna importante ed al panorama veramente straordinario (si vede veramente tutto!) che si gode dalla vetta, una giornata con il cielo così terso è un evento così inusuale che non può non essere considerato. Il vallone di salita è veramente bello ed altrettanto lo è il Piano di Azaria. La parte finale della gita, come già detto, non è per nulla banale ed alcuni tratti sono esposti e richiedono attenzione. Sul terreno gli abbondanti resti di una recente grandinata hanno reso il tratto tra il colletto e la vetta piuttosto umido e scivoloso, rendendolo così ancora più delicato, soprattutto in discesa. Avvistati due camosci nella parte bassa del vallone. Segnalo l'assoluta mancanza di segnale telefonico su praticamente tutto il percorso. In ultimo un saluto ai tre giovani di Campiglia giunti in vetta poco dopo il nostro arrivo ed un ringraziamento al Gulliveriano Francoc59 per le preziose informazioni. Con Fausto e Michele.

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il panorama dalla vetta e' veramente notevole, merita sicuramente la lunghezza del percorso; molto belli anche gli scorci della valle di Campiglia in discesa.bisogna comunque notare che, anche se sono 2000 metri di dislivello, i primi 1400 si svolgono su ottima mulattiera,
che ho apprezzato soprattutto al ritorno. Partendo presto, sono anche riuscito a godermi il panorama prima che le nuvole si formassero.

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note su accesso stradale :: ok
Effettuato la salita e la discesa dal canalino est. Lunga gita per amatori di grandi spostamenti e dislivelli; un crescendo di difficoltà, con lungo e comodo avvicinamento su strada e su sentiero e poi dalla pietraia alla cima si lavora e si fatica un po' di più. Serve piede sicuro e abitudine all'esposizione. Fatica ricompemsata con spettacolare panorama da poltrona numerata.


Con Marcobì e Beppe


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Bellissima e lunghissima gita, con divertente cresta terminale.
Dalla punta panorama a 360° magnifico, soprattutto sul vallone di Forzo.
Giornata bella fresca e soleggiatissima.
La Torre di Lavina, che e’ un po’ il simbolo della Valle Soana, di certo non delude e le fatiche sono ricompensate dalla grande soddisfazione finale.
Con Angelo


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abbiamo effettuato la salita in due giorni,pensando che le grange del rancio fossero ancora in buone condizioniabbiamo pensato di pernottare nelle medesime.pessima idea purtroppo dopo il crollo del tetto le baite sono risultate inagibili e abbiamo passato la notte sotto un cielo di stelle
Domenico e Loris sulla cima della torre lavina


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salito di buonora con gli amici
corrado e mauro nebbia fino ai 2600m poi spettacolo. saliti e scesi dal canalino est come sgambata di fine estate niente male. la torre lavina resta sempre una delle piu' belle gite della valle soana.

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Giornata con tempo spettacolare, solo un pò fredda al mattino. Saliti e scesi per il canalino est, leggera spolverata di neve sulla pietraia sottostante e leggermente sporca la cresta finale, comunque agevolmente percorribile. Sempre lunga!

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con elio e mauro saliti da campiglia alle 7e15 in una giornata spettacolare,arrivati in cima alle 11e35, salita e discesa x il canalino est. ciao

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  • 12/09/13 - francoc59
  • Caratteristica itinerario

    difficoltà: F :: [scala difficoltà]
    esposizione prevalente: Nord-Est
    quota partenza (m): 1350
    quota vetta (m): 3308
    dislivello complessivo (m): 1958

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