Visolotto Via Normale della Parete Sud

note su accesso stradale :: Si parcheggia a Castello di Pontechianale lungo la statale. Pochi metri dopo il Rifugio Alevè.
Con un passo lento abbiamo avuto i seguenti tempi (spero utili come riferimento):
Castello - Rifugio Vallanta: 2 ore 15 minuti
Rifugio Vallanta - attacco della via (cengia che sale a sinistra): 2 ore.
Attacco della via - Vetta: 2 ore (in conserva protetta)
Vetta - attacco della via: 2 ore (comprese 3 doppie da 30 metri ciascuna).
Attacco della via - Rifugio Vallanta: 1 ora 40 minuti
Rifugio Vallanta - Castello: 2 ore.

A questi tempi vanno aggiunte due pause da mezz'ora ciascuna fatte una in vetta ed una all'attacco della via ed una terza pausa molto più abbondante per birra e crostata al ritorno al rifugio. Partiti alle 6 con le frontali dal Rifugio Vallanta (dove abbiamo dormito), alle 17 eravamo alla macchina.

Gita fatta con il buon Totodante (che ha abbondantemente descritto sotto l'itinerario). A quanto detto da toto aggiungo i seguenti punti:

1) La via, in caso di dimestichezza con questi ambienti, potrebbe essere fatta slegati almeno fino a sotto il passaggio chiave (che noi non abbiamo individuato, proseguendo dritti e tagliando successivamente sulla destra).

2) Purtroppo sono in disaccordo con il ragazzo che ha scritto la relazione prima: secondo me, se non si è vista una foto, il passaggio chiave non è facilmente individuabile. In questo è fuorviante anche la presenza di soste (una su cordone rosso) oltre lo stesso passaggio che fanno individuare una via alternativa.

3) Soprattutto in cresta sono presenti diversi spit, uno dei quali anche proprio a pochi centimetri dalla croce (utilissimo per assicurarsi, ed assicurare anche lo zaino che io stavo per far volare in valle Po). NON USATE QUEGLI SPIT PER LE DOPPIE. Per le doppie bisogna riscendere al colletto all'uscita della normale, fra i due picchi, da lì ci si cala. Discesa semplice ed agevole fino in fondo in doppia.

4) Alcune volte le soste per le doppie vanno cercate, la sosta successiva non si trova "esattamente" dove finisce le doppia precedente. Questo richiede una minima capacità di guardarsi intorno.

5) Ultimo ma non ultimo: alla fine delle doppie, e dopo aver disarrampicato qualche metro, si arriva su un "terrazzino" dove finiva la "cengia che sale verso sinistra" su cui siete saliti all'inizio (che ora vi troverete come una cengia che scende verso sinistra ovviamente, perché state scendendo). Arrivati lì noterete degli ometti a destra: NON SEGUITELI! Scendete invece a sinistra fino al colletto, base della via.
Gita fatta insieme a Totodante. Birra ed amicizie al Vallanta non sono mancate. Per una volta anche io mi sono ricordato di scrivere la relazione!


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note su accesso stradale :: Si arriva a Castello su strada asfaltata
Traccia evidente dal rifugio fino all'attacco e durante la salita si incontrano ometti, soste attrezzate per la calata e qualche vecchio chiodo.
Nel punto del canale in cui ci saremmo dovuti spostare a destra per salire il diedro, noi abbiamo proseguito dritto facendoci ingannare da una sosta visibile poco più in alto sul lato sinistro (cordone rosso), da un’altra sosta incontrata ancora dopo e da un friend incastrato trovato più avanti ancora. Abbiamo quindi traversato verso destra, per riportarci sulla via di salita, più in alto rispetto al punto indicato dalla relazione (forse una variante).
Abbiamo scelto una progressione in conserva protetta solamente per la parte alta della via.
Può essere utile qualche friend medio e qualche fettuccia per le protezioni veloci. Per la discesa abbiamo fatto le prime tre calate in doppia e per il resto abbiamo disarrampicato.
Un po' spaccagambe il lungo ritorno ritorno alla macchina con meritata birretta al Vallanta a metà strada.

Una cima che avrei voluto fare già da un po’ di anni. Bello il sentiero che da Castello porta al Vallanta e bello l’ambiente severo in cui è collocato il Visolotto. Spettacolare e suggestiva la vista sulla parete nord del Viso.
Originariamente avremmo voluto fare, con Alessandro, la cresta sud-est e la traversata dei tre picchi, ma la nebbia e la nuvolaglia pomeridiana del giorno prima e quella prevista per questa giornata, che in parte ha iniziato a intravedersi già al mattino presto, ci ha fatto optare per la normale.
Un saluto al gruppo di Ovada incontrato al rifugio la sera prima e che ci hanno preceduti sulla via dandoci anche conferma di essere rientrati sulla via dopo la nostra deviazione non prevista.
Un saluto anche alle ragazze del Giro di Viso alle quali Alessandro si sarebbe unito volentieri :).


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Bellissima montagna in ambiente grandioso. La via è molto intuitiva anche il passaggio chiave si riconosce subito dopo il saltino all’entrata del canale. Soste in buone condizioni. Veramente consigliata

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Bella salita in una splendida giornata autunnale. Dormito nell'invernale del Rif. Vallanta e dopo 2 ore di ombrosa salita su pietraie si arrivati all'attacco della via con il sole. Saliti per il canale fino a effettuare il traverso finale che porta in cresta, soste x le calate in discrete condizioni.

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Bella salita di soddisfazione.Ottimo sentiero fino al Gagliardone, buona traccia fino all'attacco della via normale.Da qui diversi ometti indicano la via, fino all'imbocco del canale.Lungo la via si trovano soste per calate(fettucce con maillon),un friend e un nut incastrati e qualche vecchio chiodo.
Noi per errore abbiamo proseguito nel canale, senza spostarci sulla dx, fino al torrione rossastro finale sotto il quale abbiamo finalmente attraversato a dx per andare a incrociare la cresta che arrivava dal Picco Coolidge. Nonostante ciò, abbiamo trovato materiale per fare le calate, e anche un paio di ometti.Meteo buono, nebbie lato valle Po, e un po di velature che non ci hanno fatto patire il caldo.Continue scariche di pietre dalla nord del Monviso.
Operatore telefonico TIM prende solo in cima.


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Bella ascensione su ottima roccia, l'avvicinamento ormai non richiede più ramponi in quanto i nevai si possono aggirare, soprattutto al mattino. L'attacco della via si comprende seguendo le tracce tra i detriti poco prima del colle sotto le Cadreghe. SI comincia procedendo a sx (ometto piccolo visibile) e si supera la placca di secondo grado, ove subito dopo si trova uno spit (non visibile dal basso).

Su tutta la via si trovano qualche vecchio chiodo, qualche ancoraggio per le calate, qualche spit, un friend incastrato ed abbandonato, quindi ci sono ampie possibilità di protezione, se per ulteriore precauzione se ne voglio aggiungere altre, bastano 2/3 friend. Quando si arriva in cresta suggerisco di lasciare un segno in modo che in discesa si veda subito dove c'è l'ancoraggio per la calata.

Dormito al rifugio Vallanta, no cellulare ma WiFi funzionante, docce calde a gettone.
Ottima compagnia di Marco, Annalisa e Roberto, del CaiUget di Torino.

Buone gite


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Gita piacevole, di soddisfazione, e tutto sommato poco impegnativa (soprattutto se non fatta in giornata).
Dopo la morena, percorrendo il vallone che porta alle colle è comodo tenere una labile traccia tra gli sfasciumi sulla sinistra orografica. L'attacco si trova proprio prima della conca del colle delle cadreghe: in corrispondenza di un ometto con bastone conficcato svoltare a sinistra su conoide di detriti. Non farsi ingannare da una precedente rampa detritica ascendente poco più in basso.
L'itinerario risulta poi molto lineare, salendo per cenge e blocchi; diversi ometti nei punti giusti rassicurano di essere sulla giusta via. L'unico passaggio un poco ostico (non facile da proteggere, pochi appigli per il primo passo) è appunto il cosiddetto passaggio chiave.
Ottimo panorama dalla vetta.


gita di stefano e luca


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In giornata da Castello, meteo variabile con ampie schiarite. Faticoso l'avvicinamento alla parete. Attenzione al pendio triangolare, molti ometti fuori traccia! Il passaggio chiave non è molto evidente, al momento c'è un nut incastrato ad inizio fessura.
Con Fabio


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Prima salita al Picco S-E di Felice Montaldo con le guide Antonio Castagneri e Francesco Perotti il 4 settembre del 1875. Bella ed Interessante salita su roccia discreta, con itinerario in alcuni punti da ricercare, attenzione alle tracce che portano fuori via.
Utili: una serie di friends, martello per ribattere, eventuali chiodi, cordini e fettucce, corda singola da 70m, se si usano due mezze da 60m (se si è in due cordate) per concatenare le calate fare attenzione che rimangono incastrate.
Da Castello si segue l'itinerario fino al Rif. Vallanta da qui si prosegue in direzione del Gagliardone, a questo punto si scende e si risale nel canalino (da qui visibile). Risalito il canale dirigersi in diagonale a dx e risalire la morena, una volta scollinati proseguire per nevai e massi instabili fino a quando si giunge alla conca sotto le Cadreghe di Viso, da qui si individua facilmente la cengia di salita ed è quella che sale obliquamente a sx a 45°. Seguire fedelmente la cengia tenendosi sempre vicini alla parete, in questo modo si raggiunge l'ampio pendio triangolare di rocce rotte, qui non farsi ingannare dagli ometti che proseguono ma risalire il pendio con percorso tortuoso fino a raggiungere il vertice e superare uno stretto canale. Subito dopo la strozzatura si vede a dx il diedro con il passaggio chiave per nulla banale (noi la sosta a sx di cui parla jorasse non l'abbiamo individuata, per riconoscere il passaggio chiave, per evitare eventuali dubbi, utile portarsi dietro una fotocopia della foto della gita di marcogì del 04-09-11), noi abbiamo usato friends per la sosta ed altri per proteggere sulla linea di salita. Quando lo si supera si arriva ad una spalla con sosta di calata. Da qui si traversa a dx per alcuni metri e si risale dritti il lungo canale di rocce articolate puntando all'insellatura evidente già dal basso un po' spostata a dx. Si procede per blocchi e gradini, si supera un camino e si raggiunge l'intaglio. Ci si dirige a sx e per cresta e si giunge in cima. Per la discesa si reperiscono le calate incontrate durante la salita.

Dopo il tentativo della scorsa settimana non andato a buon fine per aver seguito segnavia sbagliati e per aver desistito per il sopraggiungere del maltempo ci ritroviamo a Pontechianale per chiudere il cerchio, questa volta in giornata senza bivaccare...salita non banale, ambiente selvaggio, attenzione alle nebbie. Un saluto alle due cordate con cui abbiamo condiviso la discesa. Il mio plauso va ad Anna con cui ho condiviso la salita, lei ha liberato il passo chiave che molti aggirano, per nulla banale se fatto con gli scarponi. Salita da tempo sognata sia da me che da Anna, entrambi volevamo toglierci "questo sassolino dallo scarpone"...


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Da castello con tempo incerto
Con Fabio e luca


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In giornata dalla fraz. Castello di Pontechianale. Presente molta neve dalla morena dell'ex ghiacciaio, sotto le Cadreghe di Viso. Neve anche sulle cenge e nel canalone di salita, insidiosa al rientro.
Il sentiero 104, indicato nella relazione, non è segnato. Dal bivacco Gagliardone svoltare a destra, vaghe tracce poco visibili e risalire per detriti fino al sommo della morena, sopra le rocce levigate lasciate dal ghiacciaio. Ometto sulla morena, che indica il punto dove scendere al rientro. Noi abbiamo percorso il sentiero per il P.so di Vallanta e poi attraversato lungamente a destra, su massi instabili e passaggi erbosi ripidi, sconsigliato. Risalire poi il vallone, superando un primo promontorio roccioso, fino alla conca sotto le Cadreghe di Viso, circa 3000m. Ometti indicano la cengia di salita e il percorso migliore,costeggiando la parete fino a quando si apre a destra un pendio di roccette e cenge, culminante con uno stretto canale. Risalirlo, entrare nel canale, superando qualche breve passaggio d'arrampicata. Non è facile individuare il diedro del passaggio chiave,non proseguire per venti metri come indicato, anche perchè non è facile capire da che punto contarli. Appena superata la strozzatura, si trova a sinistra una sosta con anello di calata. Il passaggio è quello visibile a destra. Se lo si supera, voltandosi indietro, si scorge facilmente l'ometto su una piccola spalla su cui, tra l'altro, è presente una sosta attrezzata. Il canale successivo indicato è il primo dalla spalla dopo il passaggio chiave, 2-3 metri dopo. Risalirso fino al culmine (attualmente innevato), per poi svoltare a sinistra e raggiungere la cresta. A sinistra la croce del Piccol Lanino, a destra si vedono la madonnina del Picco Coolidge e la croce del Picco Montaldo.
Bellissima salita, in ambiente selvaggio e poco frequentato. Consigliata. Con Flavio e Fabrizio


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Dopo la strozzatura(II+)ed il salto roccioso anzichè abbandonare il canale per salire il diedro di 4/5 mt., proseguito diritto per 4 tiri(III+/IV)da 20/25 mt.e poi saliti a dx.(III)per un traverso su placca poco inclinata e poi roccette verticali ben appigliate(III) con uscita in cresta. Seguendo la cresta a sx in 20 mt alla Croce.
Grazie a Titti come sempre preziosissima ed a Franco pronto a seguirci con grande affiatamento ovunque..


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alcune info:
-per l'attacco i ramponi servono al mattino presto se si vuole salire dritti per i nevai invece che per le pietraie mobili (si sale anche in scarponi se non è troppo dura come abbiamo fatto noi)
-la corda da 50 metri in alcune doppie non arriva all'ancoraggio successivo. quindi o si disarrampica o si prende una corda da 60 o si fa almeno una sosta in più (come noi)
-le soste non sono a spit tranne due: le altre su spuntoni e una su chiodi
-ho rinforzato una sosta e ora a occhio tutte sembrano robuste
-dopo la rampa ascendente come hanno detto altri non andare troppo a sinistra


veramente una bella salita. partiti alle 4.30 da castello. strada per quad fino al vallanta nuova nuova. dal rifugio in poi invece cambia la musica. utilissime le doppie in discesa.
andateci ne vale la pena. panorama ed esposizione notevoli. torneremo per la cresta sud-est.


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fantanstico, con un anno di ritardo finalmente ci siamo riusciti...
saliti da castello in giornata, abbastanza lungo specie al ritorno.
ambiente stupendo, meteo fantastico, appagati dalla bellezza della montagna e dal panorama.
fantastico scoprire che in 25 anni non è stato completato nemmeno un libro di vetta
con enrico flavio e stefano bocc


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Dopo anni si riesce finalmente ad organizzare una "visitina" a questa fantastica montagna ingiustamente poco considerata... Team al completo, Io, Paul, Teo e Silvio; "solita" partenza alle 2.30 da casa per il "solito" mazzo in giornata.. Poco dopo il rifugio scopriamo che il rigelo notturno c'e' anche con queste temperature e che i nevai di avvicinamento richiedono ramponi che non abbiamo. Saliamo quindi con attenzione e gradinando un traverso con grandi fatiche pensando a come una volta facessero in quel modo' salite ben piu' ripide...Si rivela quindi subito utile l'utilizzo del martello a mo' di picozza e di una pietra affilata in stile preistorico. Dall'attacco alla vetta attenzione al pendio triangolare ricco di ometti che portano troppo a sinistra ed a pietre che muovono un po' ovunque. La discesa con doppie molto molto utili, utile avere cordini o fettucce eventualmente per sostituire le presenti(noi ne abbiamo aggiunta una gialla alla prima sosta che risulta anche piu' visibile dal basso), nuovamente utile il martello per ribattere i due chiodi di una sosta decisamente non belli da vedere e che "suonano" anche male. Il nevaio, grazie al caldo ed alla giornata spettacolare senza nessuna nuvola, al ritorno si presenta morbido ed ottimo per scivolare giu' in pochi minuti. Panorama fantastico dalla vetta e assoluta assenza di altre cordate nella zona. Da fare!!
Con qualche giorno di ritardo festeggiamo su questa stupenda montagna i compleanni di Teo (che cerca di "perdere" lo zaino facendolo cadere in un buco tra le rocce della vetta) e Paul (in grande spolvero sui passaggi piu' ardui); Silvio ha il solito zaino pieno di robe inutili e pesanti; Io sono stato "punito" dalla montagna per aver convinto tutti a non prendere i ramponi che mi stacca un bel pietrone sulla corda... con gravi conseguenze per la stessa che sta' per trasformarsi in una serie di cordoni... poco male, meglio la corda che uno di noi.


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Un anno di attesa e, finalmente, eccoci qua a saldare il conto con il Visolotto: una bella montagna che, a mio parere, meriterebbe una maggiore frequentazione! (certo l’avvicinamento non è proprio dei più comodi…)
Come l’anno scorso abbiamo pernottato al rif. Vallanta e di qui siamo partiti alle 6 del mattino… con un meteo che lasciava veramente poche speranze: nebbia, nebbia e ancora nebbia! Per fortuna la strada la ricordiamo abbastanza bene e in 1 ora siamo alla prima conca sotto le cadreghe, dove finalmente si ferma la nebbia ed il panorama si fa più aperto. Oltre la conca si continua a salire per labili tracce di sentiero, pietraie e lingue di neve (ramponi inutili), fino a raggiungere una seconda conca, proprio sotto le cadreghe, da cui è facile identificare l’attacco della via normale, con la famosa rampa obliqua verso sinistra.
Una volta imboccata la via è abbastanza facile seguirla (si incontrano diverse soste attrezzate): una volta salita la rampa si attraversa la cengia detritica verso sx (ometti), poi si sale a zig-zag al vertice del triangolo (vedi relazione) e di qui nel canale, che si segue per 60/70 m con passaggi continui di I e II grado fino ad un diedrino (che noi abbiamo aggirato a sx… forse più facile) e solo una volta superato questo si devia verso dx (pochi ometti) e si giunge, dopo un breve muretto, alla cresta sommitale (1 h dall’attacco, in libera).
Vista la nebbia, che andava e veniva, siamo saliti solo su 2 delle 3 cime (Lanino e Coolidge), per la terza ci toccherà tornare un’altra volta e, magari, salire dalla cresta sud/est…
Impressionante il quaderno di vetta: ci sono ancora gite del 1985 ed è pieno solo per metà!
Per la discesa noi abbiamo optato per le doppie: 5 da 25/30 m dalla cima al pendio triangolare, poi disarrampicato per un tratto e ultima doppia per tornare all’attacco.
Grazie ai compagni di gita (sere e beppe), che hanno insistito nonostante il meteo ci desse poche speranze! …e un salutone a Rimo (che deve ancora saldare il conto!), ti aspettiamo il prossimo anno per la cresta!

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Sul Visolotto, da sempre, si destreggiano tre categorie ben precise di alpinisti:
-quelli che sanno dove passare
-quelli che non sanno dove passare, ma sanno leggere le descrizioni
-quelli che non sanno dove passare e in più non sanno leggere

Noi, ahimè, ci siamo collocati un po’ frettolosamente nella terza categoria, per poi accorgerci, ormai tardivamente dell’errore.

Partiti alle 6.15 da Castello, siamo saliti velocemente, per un vallone che definire lungo è decisamente riduttivo.

Ripartiti,siamo giunti rapidamente in prossimità dell’attacco. A questo punto inizia il bello: alla nostra sinistra, in prossimità del bordo inferiore della conca siamo girati a sinistra verso il Picco Lanino e ci siamo innalzanati per sfasciumi e gradini fino ad imboccare una rampa rocciosa obliqua a sinistra. Abbiamo superato un breve risalto di secondo grado(tric e branca) continuato a sinistra su una cengia detritica che conduce su un ampio pendio triangolare di pietrame; arrivati al vertice del triangolo il pendio si è trasformato in canale e siamo arrivati ad una strozzatura ripida; salito un diedro e siamo arrivati sul terrazzino…bene!abbiamo seguito tutte le indicazioni e seguito i ciaperet che si trovavano in qua in là..siamo a posto!!le balle!il terrazzino era proprio in cresta e dava sulla parete ovest; si vedeva la punta che sarà stata 150m di dislivello più in su, ma era chiaro che avevamo sbagliato. Finalmente si era accesa la lampadina: tutte le montagne sono fatte di diedri, conoidi triangolari e canali!!
Ridiscesi su roccia che faceva abbastanza schifo, abbiamo puntato ad un oggetto bianco non ben identificato posato su una pietra. Era un fazzoletto fermato con una pietra che qualcuno aveva lasciato per avere almeno un riferimento visivo per la discesa. Saliti ancora su un muretto fino ad altri due ciaperet abbiamo proseguito per una ventina di metri fino ad una grossa fessura che dava su un bella placca verticale che non mi sembrava proprio di terzo. Ridiscesi fino alla base, la nebbia che saliva e l’ora che ormai era tarda (si è perso due ore più o meno) ci ha consigliato di lasciar perdere. Ci siamo tolti però lo sfizio di salire ancora un po’ verso le cadreghe e risalendo l’ennesima rampa rocciosa, abbiamo finalmente trovato uno sosta per la calata….era 150m più in su di dove eravamo saliti..


Paesaggi incredibili, con flavio e dru; nonostante tutto giornata positiva, la prox volta andrà meglio, entreremo di diritto nella prima categoria...


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Saliti pensando di essere la via normale; invece abbiamo seguito un percorso un po' + diretto (vedi gita del 27/08).
Salita divertente, tutte le soste sono attrezzate. 1 corda da 60 metri è proprio giustina (una calata da 32!!!).
Salita in compagnia di mio papà e di Mauro.

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Salito con valdo e gino in giornata da pontechianale.
Una faticaccia ma ne è valsa la pena.
Tempo splendido sino alle 11.30 poi la nebbia come al solito ha cominciato ad avvolgere la cima senza disturbare più di tanto a parte il panorama.
Sulla prima rampa si trova uno spit con fettuccia e poi un'altro pochi metri più in alto della fine della rampa.
Da li ci si sposta a sx per cengette detritiche (30-40metri) e poi direttamente nel canale per 50 metri dove abbiamo lasciato una fettuccia bianca con maillon.
Si prosegue nel canale e poi gradualmente a dx trovando soste attrezzate per doppie la prima dopo 50m e poi ogni 25m sino alla sosta con fettuccia gialla dove si traversa a dx e poi in verticale pochi metri portano in cresta.
Dalla cresta verso sx 30 40 metri in vetta.
Tra una sosta e l'altra non c'è niente a parte un nut incastrato verso la fine del tratto più difficile.

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Il Visolotto, un altro dei sogni nel cassetto… ma per ora è destinato a rimanere tale!
Giovedi 21 agosto: io, sere e rimo saliamo in tempo record al rifugio vallanta, dove pernottiamo dopo un’ottima e abbondante cena!
Venerdi 22 agosto: sveglia alle 5.00 (solo noi in tutto il rifugio), colazione e via sul sentiero che porta alle cadreghe di viso… dopo 1 ora raggiungiamo un canale che ci pare essere l’attacco della normale... di qui saliamo un po' a dx e un po' sx senza però trovare nulla che ci faccia riconoscere la via... dopo aver “ravanato” per un po' decidiamo di scendere… peccato, il meteo avrebbe retto ancora… ma vuol dire che torneremo per chiudere il discorso! ...e sarà ancora più bello!

...dopo essermi documentato un po' meglio credo di aver capito... probabilmente eravamo sulla parete ovest...pessimo!

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note su accesso stradale :: ottimo
picca e reponi per arrivare all attacco.
giunti sebato al rif vallanta con vento patagonico in compagnia di marco asteggiano,enrico andrea e giovanni,rientrati alla base siam rimasti io e marco a studiare qulche bella salita per il giorno seguente,ecco l idea il visolotto!!!partiti con un vento violento fin all attacco della via poi il vento si e nascosto un po...finalmente in cima poco vento per un panorama mozzafiato..grazie a marco sempre forte e tenace..un grazie a lino biei,elio zaninetti,giencarlo menotti....


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Bellissima via alpinistica! Tempo abbastanza buono, anche se come al solito la discesa con le doppie l'abbiamo fatta con pericolo incombente di temporale.
Occhio nel primo tratto di arrampicata a non seguire il canalino, , ma risalire subito sopra la sosta il piccolo diedro e raggiungere la sosta successiva dal terrazzino (passaggio chiave).
Non ho mai visto un libro di vetta così striminzito, ci sono ancora le firme del lontano 1986!!!

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Con Andrea. Abbiamo pernottato al Vallanta. Abbiamo attaccato la parete troppo presto e siamo quindi saliti a fianco della normale, ma più a ovest. Quanto abbiamo capito, abbiamo traversato a sx e raggiunto la via giusta, poco sotto la cresta sommitale. Incredibilmente, in questo modo non abbiamo trovato passaggi superiori al II, II sup. Toccata al vetta di corsa per scampare al temporale in arrivo, siamo poi scesi velocemente con cinque doppie.

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Ci sono anche stati ...

  • 17/07/15 - Vassili82
  • Caratteristica itinerario

    difficoltà: AD :: [scala difficoltà]
    esposizione prevalente: Sud-Est
    quota partenza (m): 1608
    quota vetta (m): 3348
    dislivello complessivo (m): 1740