Pelvo (Cima del) dalla Valle Argentera per il Colle del Pelvo

note su accesso stradale :: Nessun problema di accesso
Gita che definirei "di nicchia" per estimatori del ravanare. Ambiente selvaggio e bellissimo, sentiero perfetto fino a metà gita poi da interpretare, segni rossi pochi e sbiaditi, ometti da ricercare, messi un pò a caso.
Fondamentale la traccia GPS
Gita in assoluta solitudine, non ho incontrato nessuno!


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note su accesso stradale :: Ok fino al park pelvo
Anche noi facendo tesoro delle indicazioni di coloro che ci hanno preceduto, siamo arrivati bene fino al bivio con i due sentieri con tacche rosse. Di qui in poi facendo molta attenzione ai segni rossi sbiaditi e agli ometti attraversiamo i ripiani erbosi senza troppi problemi. Di li in poi inizia il viaggio lungo l'infinita pietraia, ma tenendoci abbastanza bassi, dove numerosi ometti e le tacche indicano la via migliore, arriviamo in vista del colle che raggiungiamo lungo una ripida e scivolosa traccia.
Dal colle alla cima seguendo tracce evidenti nessun problema, a parte la pioggerellina e il venticello, che però sono durati poco.
L'itinerario è lungo e la natura del terreno per metà gita non favorisce l'andatura, ma l'ambiente è selvaggio e spettacolare; richiede una buona capacità di orientamento per scegliere la traccia migliore. Sconsigliabile in caso di nebbia.

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note su accesso stradale :: Valle Argentera a pedaggio dalle 8.00
Salita su esile sentiero fino a 2400, poi solo pascoli, sfasciumi e pietraia.
Avvistati gipeto, gheppio, corvi imperiali, camosci e tre umani saliti dalla val Thuras.
Gita per estimatori delle Alpi Cozie Centrali...

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Tornato al Pelvo dopo qualche anno...le punte coperte da nuvoloni, la lunga pietraia e le prime goccie di pioggia hanno progressivamente ridotto gli entusiasmi mattutini per cui arrivato a 30 metri dal colle e vedendo che uno dei due cani sembrava avere problemi a una zampa sono ritornato, senza tanti rimpianti, indietro.
Durante il ritorno preso un pò di pioggia alla faccia delle previsioni meteo che prevedevano sole pieno...
L'uscita di ieri mi ha comunque convinto che il modo migliore per salire al Pelvo sia quello di procedere direttamente nel vallone principale utilizzando poi un canale che sbuca su un colletto della cresta poco più in alto del colle del Pelvo. Avevo percorso questo itinerario la prima volta che ero salito al Pelvo e oltre che più diretto è anche più sicuro in caso di nebbia.
Buone gite a tutti!

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Dal diario di vetta si evince come questa cima venga maggiormente frequentata rispetto al passato e in effetti ora il sentiero è quasi sempre visibile al primo colpo. Noi comunque salendo abbiamo provveduto a rifare qualche ometto e buttar giù i (pochi) che portavano fuori via. In generale comunque bellissima salita in un ambiente isolato e selvaggio, non ci sono difficoltà all'infuori dell'ultimo tratto sotto al colle: una volta infatti finito di attraversare i nevai (neve ottima e ben scalinata che non richiede picca o ramponi) la traccia non è più presente e il terreno è franoso e instabile. Conviene o puntare verso il canalino di dx traversando leggermente in ascesa per poi seguire una cengia sotto ad una paretina di roccia marcia verso sx o se no salire dritti verso il colle (a sx) su terreno ripido fino ad individuare la traccia nell'ultima parte. Dalla cima panorama grandioso. In discesa puntatina ancora alla serpentiera e poi alla madonnina della balma.
Con Maurizio e il cane Wild, ancora complimenti a chi ci ha preceduto sia per la discesa in MTB ma soprattutto per la salita bici in spalla fino in vetta!!!


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Saliti con MTB sulle spalle per poi scendere sul versante della valle di Thuras.
Ambiente di salita selvaggio ma percorso ben individuabile in giornate con visibilità buona.
In compaghia di mauro, e Zio Dodo, anche loro con MTB...la discesa un vero spasso per gli amanti del tecnico!!!


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Ero partito per ripetere la punta Ramiere dopo tanti anni. Con tanta di relazione in tasca ma dopo diversi tentativi e ravanamento per trovare il sentiero vi ho rinunciato. Alle 10.30 ripiego sul pelvo. Ottimo sentiero fino ai prati superiori. Adesso che ho letto la relazione avrei dovuto girare a destra sotto il gendarme roccioso (rocca del diavolo) invece sono salito dritto troppo alto dove gli ometti spariscono a quota 2650 m. Così ho dovuto tagliare obliquamente sulla pietraia fino a collegarmi all'itinerario segnato da numerosi ometti ma sempre su pietraia. Arrivato sotto al colle più basso prima di uscire vi era un nevaietto largo non più di due metri ma che andava fino alla base del pendio. Ho provato a pestarlo ma la neve era bella compatta e non si lasciava lavorare, sarei caduto giù! Sono sceso e baipassando i vari nevai sono salito dal ripido pendio del colle superiore e quindi in vetta. Al ritorno ogni tanto perdevo la direzione degli ometti e ho ravanato non poco ma nel finale della pietraia ho individuato il passaggio normale al colletto sotto lo spuntone di roccia e quindi riprendere il sentiero. Naturalmente tutto fatto freneticamente per non arrivare alla macchina con il buio. Il cielo inizialmente sereno si è via via coperto lasciando spazio a panorami velati. Alla fine ho cumulato almeno 1650 m di dislivello e sono arrivato alla macchina alle 17.00.

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Sentiero ben segnato nella parte iniziale poi è necessario ricercarlo nella immensa pietraia. Ometti e qualche tacca sbiadita. Sconsigliato in caso di nebbia.
Alla prossima

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note su accesso stradale :: sterrata ricca di buche e cunette
Rifatto la salita alla cima del Pelvo, già raggiunta lo scorso anno, questa volta dopo aver toccato anche la Punta Serpentiera (e così continua l'operazione spartiacque Thuras-Argentera).
Sentiero un po' da ricercare ma non difficile, sopratutto avendo già esplorato la zona lo scorso anno ho limato decisamente tempi di salita e ravanamenti vari. Non ci sono più nemmeno i nevai sul fondo della pietraia, mentre l'anno scorso erano ancora grandi.

Ambiente selvaggio come piace a me, che ho un debole per questa vallata.
Oltre Wonder Ale e me, nessuno in giro nè animali nè umani. Avvistato un solitario alla Ciatagnera. Colori ancora molto accesi, caldo incredibile anche in cima, mitigato di tanto in tanto da un po' di venticello.


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Oggi con Snowdrops abbiamo fatto di tutto e di più!
Prima andiamo a portar omaggio ai poveri sciatori caduti con l'elicottero..poi ritorniamo sul sentiero e sbuchiamo al colle.
Prima Serpentiera tramite cresta e poi Pelvo..alla fine scendiamo dalla in Val Thures. Bellissima giornata...grande panorama.. grande compagnia!

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note su accesso stradale :: Strada bagnata e niente polverone, oggi !
Escursione selvaggia e decisamente poco gettonata a pochi passi dalla frequentatissima strada (in estate)di val Argentera.La difficolta' di reperire il percorso e l'assenza per lunghi tratti del sentiero ne fa sicuramente una gita per intenditori.Si cammmina per lunghi tratti su pietraie e ghiaionetti instabili che penalizzano l'andatura e rendono il percorso decisamente faticoso.
TOPOGRAFIA : sicuramente molto utili le descrizioni gia' riportate dagli altri gulliveriani. Aggiungerei solo alcune precisazioni. Osservando le quote degli alpeggi indicate sulla carta IGC (Brusa del Plan mt 1814, Argentiera (dir) mt 1837, valuterei la quota di partenza max 1820-1840mt per cui il dislivello effettivo e' sicuramente superiore ai 1400mt.I segni rossi da seguire sono decisamente sbiaditi, ma bisogna sempre ricordarsi la vecchia regola che da "ogni segno si dovrebbe sempre vedere quello successivo" ( buona norma in caso di dubbio l'utilizzo di un binocolo) . Numerosi ometti aiutano poi nell'individuare il percorso piu' agevole.Comunque in caso di nebbia (o di neve fresca come e' capitato a noi...)l'orientamento puo' risultare decisamente difficoltoso.
La confusione sui bolli a quota 2400 mt circa e' riconducibile probabilmente ad una ritracciatura del sentiero n° 614. Una vecchia edizione Igc traccia la salita del sentiero lungo tutta la parte centrale dell'incassato vallone del rio Serpentiera (i grossi bolli rossi ? ).Un'edizione piu' recente riporta invece quel tratto a puntini e colloca sulla carta il sentiero indicato dalle "linee rosse" come poi in effetti si snoda sul campo. Noi non abbiamo indagato, ma probabilmente la ritracciatura si e' resa necessaria in seguito a qualche dissesto idrogeologico piu' che normale vista la natura del terreno.
Oggi piu' che una gita e' stato un viaggio nelle stagioni, uno straordinario spettacolo meteorologico offertoci dalla natura. Partenza dal parcheggio Pelvo in una fresca mattina d'estate, dopo un incredibile 14 agosto di pioggia e freddo. A quota 2200 mt abbiamo trovato le prime tracce di neve fresca. Neve praticamente continua da quota 2700 mt, da 10 fino a 30-40 cm nei punti accumulati dal vento sotto il colle(cornice di un metro allo stesso). Salendo nubi qua e la' e cielo azzurro , aria molto frizzante, proprio come in primavera. Al colle ancora vento forte e gelido, che aveva spazzolato e creato accumuli lungo il crestone per la cima. Ma in cima, a sorpresa, bonaccia, il sole si fa' largo tra le nubi e per un'ora e' di nuovo estate. Ne approffittiamo cosi' per asciugare le pedule, riscaldarci e concederci un insperato lauto pranzo. Poi d'improvviso le nuvole si addensano, il vento riprende e inizia a nevicare. Scendiamo, sotto il colle il vento diminuisce, la nevicata si intensifica, e' inverno ! Riusciamo a malapena a seguire le nostre tracce, che a poco poco la neve ricopre. Nevica copiosamente fino a 2700 mt, alla fine ce ne sono quasi 10 cm , che fanno "gnic-gnic" sotto le pedule proprio come la farina fresca in inverno. Poi all'improvviso la nevicata smette e un bel cielo azzurro si fa largo verso la Rognosa. Giunti ai ripiani a quota 2400, appena fuori dalla neve ci concediamo una sosta : un bel sole tiepido e' tornato a far capolino, e' tornata l'estate. Ma tempo 10 min e da ovest un'altro strato di nubi alte copre il cielo rendendo la visibilita' lattiginosa : e' autunno ! Scendiamo alle auto, il tempo di cambiarsi e inzia a piovere a dirotto. Questo e ' stato oggi,Ferragosto 2010.
Con H e Claudia 4wd . Nessuno, assolutamente nessuno dalla partenza fino al ritorno alle auto, solo camosci e qualche infreddolita marmotta.
Cinque stelle, il " giudizio complessivo" per una gita che oggi ci ha regalato delle sensazioni uniche, perche' tra i monti c'e' sempre una prima volta!
Nelle foto la sequenza delle stagioni nel corso della gita.


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note su accesso stradale :: strada buona salvo alcuni tratti leggermente sconnessi
Ho fatto tesoro delle indicazioni di chi mi ha preceduto, e sono andato quasi a botta sicura. Fino al bivio con i due sentieri con tacche rosse nessun problema, ad eccezione di alcuni alberi abbattuti da slavine da superare. Attenzione al bivio nel bosco per Madonna della Balme, proseguire subito a sinistra in piano per scendere sul torrente.
L'attraversamento dei ripiani erbosi non è molto chiaro, ma alcuni ometti indicano la via. Cercandole le tacche rosse sono molte anche se sbiadite. La pietraia è caotica, anche se la si deve attraversare in ogni caso e lo si può fare senza percorso obbligato. Consiglio però di tenersi abbastanza bassi, dove numerosi ometti e le tacche indicano la via migliore, e di tanto in tanto appaiono anche tratti di bel sentiero, alternati però al nulla.
Per raggiungere il colle ho ravanato parecchio, mi son tenuto troppo alto per aggirare due nevai di neve dura, su un terreno scosceso e mobile, sarebbe stato meglio salire al centro per la massima pendenza (come poi fatto in discesa).
Dal colle alla cima nessun problema.
Itinerario abbastanza lungo anche se non presenta lunghi tratti di spostamento, però la natura del terreno non favorisce l'andatura.
Non mi sento di sconsigliare questa gita, la salita dalla valle Argentera è molto selvaggia e in un bell'ambiente, però è per amatori, non ci si deve aspettare di camminare su bel sentiero dall'inizio alla fine.
Incontrato solo due escursionisti saliti dalla Val Thuras, per il resto solitudine completa. Giornata spaziale.

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note su accesso stradale :: strada un po' rovinata dalle piogge in alcuni tratti
concordo quasi interamente con la precedente relazione. Ad eccezione dei primi 500 metri di dislivello circa dove il sentiero è segnato ed evidente, da quota 2300-2400 fino al colle le tracce si perdono completamente e soprattutto il terreno diventa veramente disagevole e faticoso, costringendo a lunghi tratti su pietraie e sfasciumi. Poi dal colle alla vetta le cose migliorano e si sale agevolmente anche se su terreno ripido.
In discesa, vista la situazione, abbiamo cercato di scendere il più direttamente possibile, sfruttando due canalini abbastanza ripidi ma con fondo detritico. Tutto sommato la scelta è stata azzeccata e così siamo scesi abbastanza rapidamente fino a raggiungere il sentiero e quindi alle auto.
Salito con Max in circa 3 ore, più altre 2 per la discesa. Anche stavolta non abbiamo preso acqua anche se la giornata non è stata delle migliori, con nubi che andavano e venivano, soprattutto in alto. Però, visti i segni della grandinata del sabato, non mi posso lamentare!!!
Gita che non mi sento di consigliare...peccato perchè l'ambiente è molto bello e selvaggio...
Un saluto particolare a quegli imbecilli che hanno lasciato un paio di chili di immondizia al parcheggio, proprio sul bordo della strada...


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Solitamente, soprattutto da montagne di quota già ragguardevole come la Cima del Pelvo, torno a casa soddisfatto. Questa volta no, perchè un percorso così brutto, su terreno così sgradevole e così mal segnalato, in tanti aani di montagna, non mi era mai capitato! Ne approfitto per complimentarmi con chi ha creato una tale confusione di segni (righe gialle, bolli rossi, bolli arancio, righe rosse), assolutamenti inutili e forieri di errori di itinerario. Le due stelline solo per la quota della Cima. Escursione assolutamente sconsigliata.

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  • 18/08/18 - teddy
  • 18/07/15 - johnny schettino
  • Caratteristica itinerario

    sentiero tipo,n°,segnavia: sentiero n.614, segnavia giallo inizialmente poi rosso sbiadito fino al colle, poi tracce su dorsale
    difficoltà: EE :: [scala difficoltà]
    esposizione prevalente: Nord-Est
    quota partenza (m): 1840
    quota vetta/quota massima (m): 3266
    dislivello salita totale (m): 1450

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