Lavina (Torre di) Cresta SO o di Bardoney

Lavina (Torre di) Cresta SO o di Bardoney
La gita
enzo51
4 20.08.2020
Accesso stradale
Si lascia l'auto a Lillaz. Si puo' eventualmente salire fino a Gollie ma a rischio sanzione, per accesso consentito ai soli residenti.

In stagione ormai avanzata come adesso, non servono ne picca ne ramponi ancor meno pesanti scarponi, scarpette da approach e, ovvio un paio di bastoncini oltre al materiale da scalata piu’ che sufficienti. I primi per attraversare i residui nevai di quello che era’ una volta il ghiacciaio di Lavina ‘ i secondi in soccorso alle ginocchia nell’incredibilmente nonche’ scoraggiante eterna marcia di approccio da Lillaz a vette con rientro ancora in giornata.

Propositi di salire questa cresta o per un motivo o per l’altro, sempre rimandati nel tempo. A distanza di ormai ben 26 anni dalla salita a questa montagna per la via de Petro in solitaria da Tressi, propizia mi viene occasione di risalirla per la sua ben piu’ ostica cresta sud ovest, da Lillaz per il vallone di bardoney mai attraversato prima, grazie a Patri favorevole ad avvallare questa mia idea sapendo gia’ in partenza che non sarebbe stata comunque una passeggiata.
Allo scattare della mezzanotte siamo pronti a metterci in cammino col fresco, che poi tanto fresco non era, pasticciando un po’, con conseguente perdita di una buona mezzoretta in zona Bouc per capire alla luce delle frontali come riacchiappare il sentiero madre. Non vedremo nemmeno dove il bivio porta su al bivacco in tempi ragionevoli, che alla fine per continuare a salire nel tentativo ormai vano di capire dove bisognava tagliare, finito per portarci fin sotto il colle Bardoney , morale della favola, micidiale ravanata e tempi a questo punto dilatati a dismisura a arrivare comunque al bivacco ma per le 6 anziche’ le 4 come previsto in origine. Il solito errore di non voler fare le cose con calma e prendersi piu’ tempo al seguito. Un’ascensione di due giorni concentrata ancora una volta in uno spazio ristretto di tempo pagata a un certo prezzo.
Ci siamo concessi un oretta di tempo per riposare le 6 ore di ravanata a giungere sin qui a suon di sviste cammin facendo, (con la luce non ci sarebbero stati problemi..) nel comodo bivacco posto alla base del crestone ovest. Ore 7.30 col sole ormai alto suona la sveglia. Un ora arrivare al colletto pestando la poca neve dell’ormai asfittico ghiacciaio di Lavina piu’ appropriato ormai chiamarlo solo piu’ nevaietto.
Alle 9 dal colletto 2984m pronti ad attaccare. Cresta lunga arcigna di solida roccia, come immaginavo, che supereremo praticamente per gran parte in conserva corta protetta, eccetto nelle impennate brevi ma nette con passi fino al IV+, dove giocoforza e’ stato necessario fare sicura.
Quattro ore arrivare alla croce dal colletto senza precipitare i tempi con ultimo tratto nel canale a sx a velocizzare un minimo la progressione.
In traversata alla nord con le nebbie ormai a invadere tutto il circondario a sud(libera pero’ la parte che serviva a noi a scendere), seguendo bolli rossi e ometti sul filo dapprima ampio poi sempre piu’ stretto del facile ma lungo crestone ovest facciamo scalo al bivacco, divallando nell’ultimo tratto alla sx come relazione vuole 3 del pomeriggio. Tenuto duro per le ancora 4 orette a coprire l’ancora eterno rientro alla base (facendo attenzione ai segni gialli onde non piu’ commettere l’errore dell’andata), piu’ che con le forze residue rimaste, con un gran male ai piedi. Ma qui forse e’ solo un discorso di calzature piu’ o meno idonee..

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