mktg.mp74


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) umida
neve (parte inferiore gita) :: assente
quota neve m :: 2100
Neve praticamente assente fino al mezzacosta. Ho messo le ciaspole poco prima dell'alpe Kultiri (prima la neve portava, in quanto si attraversano residui di valanghe. Dall'alpe Kultiri ci si immerge in un bellissimo ambiente invernale. La salita verso il passo della Pioda è molto bella e prevede la salita di tre ripidi tratti. Qui era presente un po di neve fresca (credo di giovedì scorso) un po' umida che si attaccava alle ciaspole. Più si saliva e più la neve diventava dura e portante. Indossato i ramponi solo negli ultimi 20 metri circa di salita al passo (picozza praticamente inutile). Dal passo in avanti nessun problema.
In discesa avrei fatto volentieri il percorso verso l'alpe Farinetti, ma ho desistito per la scarsità della neve e la presenza solo di tratti svalangati (tra l'altro temo un po' pericolosi, perché scavati dai torrenti).
Nota per gli skialp i pendii dal passo della Pioda all'alpe Kultiri sono molto belli e, se ci fosse neve (come quella dell'anno scorso), anche il proseguimento verso l'alpe Farinetti merita.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: assente
quota neve m :: 1700
Partito da Dreuza (consiglio di leggere le info riportare sul sito del rifugio Crosta) molto presto per paura di un rammollimento repentino della neve visto il caldo di questi giorni. La neve inizia dal rifugio Crosta, dove ho quindi messo le ciaspole. A parte il primo tratto poi la neve era ben rigelata e portante, tanto che sono andato su dritto con pochi e lievi zig-zag anche nei punti più ripidi del vallone di Solcio. Alla bocchetta di Solcio tolgo ciaspole e metto ramponi: la rampa è parecchio ripida e la neve è ben portante. Salgo e inizio il traverso verso dx sotto la fascia rocciosa (non mi è chiaro se si può anche passare sopra stando subito più a sinistra, forse è il percorso estivo?). Poi vedo un canaletto di salita e lo risalgo con l'aiuto della picozza: all'inizio molto ripida e neve molto dura, poi meglio ed infine superamento della cornice. Così mi ritrovo direttamente sui piani alti con il bivacco a vista: in realtà la consiglio solo se ci si vuole divertire un po' perché è più rapido salire un po' più avanti. Dopo il bivacco risalgo e poi devio a dx, come letto nella relazione precedente, ed in breve sono in vetta. Da lì vista splendida a 360° e presenza di importanti cornici.
Al ritorno faccia la cresta tutta dritta (direi più semplice) e rinuncio all'idea del pizzo Diei: seppur presto la neve inizia un po' a smollarsi. Dopo il bivacco mi tengo un po' più a sx per scendere prima dalla fascia rocciosa, evitando il canale fatto all'andata, quindi mi ricollego al percorso dell'andata.
Raggiunta la bocchetta, mi fermo a riposare, godendomi il sole e aspettando che la neve si smolli bene, per scivolare meglio. Nonostante il caldo non ho visto valanghe, ma non c'è molta neve...
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta non portante
neve (parte inferiore gita) :: polverosa
quota neve m :: 900
Nonostante le previsioni meteo non buone, alla fine il tempo non è stato male con qualche momento la presenza anche del sole. Si tratta di una gita con poco dislivello e con quote piuttosto basse, ma piuttosto lunga (circa 21 km) (scelta proprio per queste caratteristiche viste le previsioni). Trovo la valle sempre molto bella e affascinante, che ho già esplorato d'estate in più occasioni. L'Alpe del Prato è un posto fantastico per l'ampiezza e per le diverse cime e passi che la circondano.
Per le sue caratteristiche, a parte un paio di pendii, non credo sia molto interessante per gli scialpinisti.
Si trova la neve, poca, sin dall'inizio, con però qualche piccola interruzione. Fino al ponte di Prabella è presente una super traccia, dopo è presente ma meno "pestata" fino a poco prima dell'Alpe Massucco. Dopo di che ho dovuto tracciare tutto: salire con le sole tracce di qualche animale (purtroppo non avvistato) è sempre affascinante. Comunque ho indossato le ciaspole dopo l'incrocio con la poderale che sale verso Sorbella, poco prima dell'Alpe il Dosso. Prima non sono necessarie. Non sono entrato nel bivacco dell'Alpe Toso: ero entrato l'estate scorsa ed era ben accessoriato ed in discreto stato (forse necessiterebbe qualche riparazione più sostanziale al tetto). Per salire all'Alpe Lamaccia ho svoltato a destra un po' prima del sentiero estivo per traversare più in basso (senza passare sopra i risalti rocciosi) e quindi fare l'ultimo tratto ripido.
Arrivato all'Alpe del Prato mi sono fermato (sarei voluto salire al colle di Loo e magari alla punta Loozoney): ormai era tardi (erano trascorse quasi 6 ore ...) ed il colle era ricoperto di nuvole e piuttosto ventato (ma questo è standard).
Dopo l'Alpe Massucco si sprofondava di circa 15 cm tranne in qualche punto con crosta ventata o un po' svalangata.
Viste le scarse pendenze per la maggior parte del percorso, occorre considerare un certo tempo anche per il ritorno (io quasi 4 ore).
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
quota neve m :: 1400
Neve dalla partenza, ben compatta e battuta fino al bivio per il rifugio Miryam. Neve poi ben assestata e compatta nel canalone che ha permesso/richiesto una salita abbastanza diretta (fare zig zag era un po' scomodo). Ultimo tratto fatto con i ramponi. Grosse cornici sulla cresta, qualcuna già rotta, altre con crepe importanti. Stupidamente sono andato un po' diretto e poi ho corretto a destra trovando un passaggio su roccia; meglio sarebbe stato deviare prima verso destra per risalire su un tratto ben più comodo. Cresta in buone condizioni. Sceso poi dalla normale. Attraversato il lago del Vannino con un po' di ansia, perché il primo tratto era molto bagnato e non c'era traccia, ma confermo che è ghiacciato.
Molto vento al mattino con raffiche forti.
Vista dalla cima spettacolare e rientro per la normale in un paesaggio splendido.
Solo un simpatico scialpinista, che saluto, mi ha raggiunto in cima, poi qualche persona al rifugio Margaroli.
Rifugio ieri chiusi, anche se il Miryam, che avevo sentito il giorno prima, era chiuso solo per questo weekend per mancanza richieste (molto gentili e preparati nel dare anche indicazioni tecniche).
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: assente
quota neve m :: 1900
La neve vera inizia verso i 2000 metri di altitudine. Prima qualche lastra di ghiaccio insidiosa. Fino all'Alpe Testanera erano presenti delle tracce, poi solo vecchie di discesa con sci. La neve era ben trasformata, tanto che per pigrizia ho montato i ramponi e si sprofondava di poco.
Non ho raggiunto la punta Rizzetti, ma mi sono fermato 2 o 3 metri prima della fine della parete di neve: la neve non era male, ma essendo solo non mi sono fidato molto.
Tempo spettacolare con solo qualche folata di vento: di ritorno con il sole in faccia faceva quasi caldo ...
partito molto presto, ho incontrato qualcuno solo all'alpe Pile.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Fatto in giornata il tratto Cicogna-Pogallo-Bocchetta di Campo-Bocchetta di Terza-Pian di Boit-Pogallo-Cicogna.
Piuttosto lungo e faticoso. Difficile calcolare il dislivello per i continui sali e scendi.
Percorso con tracciato abbastanza evidente, tranne un tratto dopo Pogallo, dove all'altezza di un ramo inclinato con scritta rossa Alpe Cavrua bisogna svoltare a sx, su traccia inesistente in mezzo al bosco. Poco più in alto si recupera una traccia. Dopo l'alpe Cavrua ci sono un paio di tratti dove servono le mani e un po' di attenzione per il fondo bagnato. Successivamente e per tutto il tragitto il percorso è sicuramente faticoso e occorre sempre molta attenzione (per esposizione e pendenza), ma non è sicuramente "tecnico". Solo la discesa dalla bocchetta di Terza in poi è tranquilla.
Belle e caratteristiche le Strette del Casè.
Come scritto il percorso è evidente grazie ai passaggi precedenti, alla vegetazione non eccessiva anche per la stagione e una certa presenza di bolli di segnalazione.
Le difficoltà aumenterebbero notevolmente con fondo bagnato o addirittura pioggia (eviterei).
Incontrate tre persone in discesa appena dopo l'alpe Cavrua e una serie di persone alla bocchetta di Campo, vicino alla Laurasca e ovviamente a Pogallo, poi un simpatico escursionista che bivaccava a Pian di Boit (bel posto).

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Salita tranquilla fino al rifugio Barba Ferrero, attraversando alcuni nevai e residui di valanga (che in qualche caso hanno creato dei piccoli danni). Dal rifugio risalito la morena, che nell'ultimo tratto è ancora innevato: all'andata sono stato alla sinistra del percorso per evitare la neve, che invece ho sfruttato in discesa.
Da qui in avanti tutto ben innevato. All'inizio la neve è ben trasformata e portante. Più avanti (dopo il bivio con il passo delle Locce) sono presenti zone svalangate e meno portanti (si sfonda 15-20 cm). L'ultimo tratto di avvicinamento alla zona attrezzata è invece su neve non portante: si sfondava oltre il ginocchio su pendii sempre più ripidi e quindi ho ravanato parecchio. Visto l'innevamento ho fatto fatica ad individuare la zona attrezzata e ad attraversare la terminale, insidiosa in quanto nascosta da neve non portante e non saltabile: finirci dentro non sarebbe stato simpatico ... Stavo già per desistere, poi sono riuscito a passare a sinistra. Su ripidi pendii (e molta fatica) ho raggiunta la zona rocciosa con le catene (in parte sommerse e bloccate dalla neve) e con arrampicata su misto ho raggiunto il bivacco e poi la cresta, ma senza avvicinarmi al filo, in quanto piena di cornici (era comunque molto nuvoloso, quindi il panorama era compromesso). Era ormai tardi, la stanchezza era già tanta e saliva un po' il timore delle condizioni che avrei trovato in discesa: non sono neanche entrato al rifugio, ho preso qualche zucchero e sono subito sceso.
In discesa quando ero ormai verso l'inizio della discesa della morena, ho visto tre valanghe quasi in sequenza scendere dai pendii sotto la traccia di salita al bivacco ...
Cielo piuttosto nuvoloso, con qualche apertura ogni tanto, ma viste compromesse, soprattutto verso la cresta Signal.
Alla luce dell'esperienza forse era meglio aspettare ancora qualche giorno/settimana per la salita.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Alla ricerca di una gita senza pestare neve, tiro fuori questo tragitto che mi ero segnato già tempo fa. I sentieri sono abbastanza segnati. Per salire a Mera ho usato il 236a che si presenta molto bagnato. Ho trovato acqua all'andata alla sorgente del Pian d'Asnin ed al ritorno alla fontana di Mera (che d'estate non quasi sempre secche).
Per salire alla punta Campanile, poco dopo la Bocchetta dei Fornei è presenta ancora un nevaio che tiene abbastanza (evitare di avvicinarsi alle zone dove sporgono i rododendri.
Al ritorno la carrozzabile è piuttosto noiosa, ma non so se c'è un'alternativa. In salita verso l'alpe Camparient ho fatto qualche taglio.
Purtroppo dopo una prima mattina splendente, si è prima annuvolato e poi è venuto a piovere, ma ormai avevo lasciato le zone pericolose.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe lastroni esistenti
neve (parte superiore gita) :: primaverile
neve (parte inferiore gita) :: umida
quota neve m :: 1800
Pendii quasi sempre ripidi. Carina la cresta finale. Neve buona per tutto il percorso. Purtroppo il tempo non è stato dei migliori: sempre coperto in salita, con l'ultimo tratto nelle nubi e salita in cresta in mezzo ad una nevicata. Poi si aperto un poco, dopo essere sceso dalla cima. In ritorno visto che era presto sono salito anche sulla Wyssbodehorn. Altri scialpinisti prima e dopo in cima.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: visto valanghe a pera esistenti
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 1300
Partito alle 5:00 per maggior sicurezza e nella speranza di trovare neve portante, anche se poi ho visto scialpinisti dsalire alle 12:00 ...
La neve è presente sin dalla partenza: meglio indossare le ciaspole perché col caldo di questi giorni la portanza è già al limite. Seguito le piste fino al Belvedere e poi la traccia del gatto fino allo Zamboni, a parte il taglio nell'ultimo tratto. Poi una serie di tracce vanno verso la base del Rosa. Neve ben portante per salire il canale Chiovenda e senza traccia, a meno che fosse coperta dalle due grandi valanghe presenti. Poi una traccia ricompare al colle. Salito dall'itinerario classico tutto con le ciaspole e non dal canalino per pigrizia (togli ciaspole-metti ramponi), ma in ogni caso per maggior sicurezza è consigliabile utilizzare i ramponi.
In discesa fatto il canalino coi ramponi (scalinato forse dai due scialpinisti che mi hanno seguito). Ho tenuto i ramponi nel tratto di discesa più ripido, ma ormai al sole e verso le 12:00 ogni tanto sfondavo fino al ginocchio. Dallo Zamboni ho poi tagliato dritto senza passare dal Belvedere per ricongiungermi alle piste ed all'itinerario di salito poco sopra al Burki.
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Tutte le sue gite

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