max58


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Ho usufruito degli impianti di risalita fino al Dosso (2487m). Usciti dalla seggiovia si va a sinistra fino all’arrivo di una seggiovia ferma in estate. Si va a prendere un sentiero a monte della stessa sopra una grossa fenditura nel terreno. Lo si segue tenendosi generalmente bassi fino a dove inizia la pietraia. Non farsi attrarre dall’intaglio e da un paletto arancione in alto a destra (vedi foto) ma portarsi sotto un grosso masso dove riappaiono i segni bianco-rossi. Salire per massi instabili fino a che il sentiero riparte ben segnato e con numerosi ometti. Si raggiunge il bivio per il Diei e si prosegue per il Cistella. Io mi sono fermato davanti ad un nevaio ben inclinato, lungo e senza traccia. Purtroppo non avevo i ramponi e quindi sono tornato al bivio e sono salito sul Diei, che in quanto a panorama non scherza (5 stelle vista la giornata stupenda). Sceso al Dosso ho preso la seggiovia nel primo tratto per poi seguire il sentiero fino all’Alpe Veglia e da lì a San Domenico

come arrivare alla traccia (visto dal basso)

prima parte del percorso (visto dall'alto)
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: n macchina sono salito fino a Celle e ho proseguito fino alla fontana alle case di Combe. Non trovando posto sono sceso
Ho scelto questo itinerario perché mi sembrava il più ombreggiato possibile. Infatti si parte con un bel sentiero nel bosco che in falsopiano conduce ad un piccolo rio. Passato questo si inizia a salire, mai troppo ripidamente, fino ad arrivare alla Fontana Barale (occhio alle ortiche chi porta pantaloncini). Quando si sbuca dal bosco e si inizia il traverso su pietraie la Punta Sapei garantisce ancora ombra fino ad arrivare al Colle della Bassa. Da qui si sale in cresta e una bella brezza ha mitigato il calore. Sotto la cima le nubi orografiche hanno poi schermato il sole nella parte più ripida del percorso. In vetta poca visibilità, ma fa lo stesso. E’ comunque una bella gita con panorami aperti sia verso il Lys che verso l’anfiteatro della Cima Lunella e, sul versante opposto della Val di Susa, sul parco dell’Orsiera. Ritorno con lo stesso itinerario. Così sono solo 1100 metri di dislivello. Attenzione al Colle della Bassa. C'è un cartello che segnala la presenza di greggi di pecore custodite da cani. Leggetelo attentamente, dicono di starne alla larga

Pietraie all'uscita del bosco nella parte bassa dell'itinerario

Ortiche alla Fontana Barale. Occhio ai pantaloncini corti
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
giornata nuvolosa che ha tolto il panorama dalla vetta che è il meglio che la gita possa offrire. Itinerario ormai sgombro da neve
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 1200
Giornata abbastanza fredda e quindi neve portante in salita ed al ritorno fino alla stazione d'arrivo dell'ex funivia, più sotto iniziava a essere meno compatta. Nessuna cornice in vetta, ma attenzione allo scivolo sulla destra arrivando alla croce perché la cresta nevosa è piuttosto stretta
Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
Gita piuttosto monotona, in una valle senza infamia e senza lode e che solo sulla cresta offre panorami. Segnaletica dei sentieri decisamente carente. Si parte superando la stretta gola del torrente su una mulattiera lastricata a fianco dell’ingegnosa cremagliera usata per rifornire gli alpeggi. Si sbuca così nella parte alta più aperta della valle. Qui il sentiero confluisce in una sterrata con un fondo disastroso che alle prime piogge si trasformerà in un mare di fango prima di colare verso valle. E meno male che al parcheggio un cartello del parco invita a rispettare la natura, non calpestare etc etc. Si percorre questo scempio fino ad incontrare dei cartelli segnaletici sentieri 3, 3B e 3A che invitano a salire a destra su un sentiero. Questo passa appena sopra un alpeggio e si ricongiunge con lo sterrato presso un larice con il tronco doppio. Si continua sullo sterrato fino alla partenza della seconda cremagliera. Si prende il sentiero a destra (indicazione 3B; 3A è scomparso nel frattempo) e si arriva alle baite Croset Damon. Sopra al baita si prende ancora a destra un sentiero che segue le curve di livello e come detto nella relazione si lascia quando la distanza dalla cresta diminuisce. A fatica su erba olina si raggiunge la cresta e si va a sinistra verso il Giavin. Arrivato al punto in cui occorreva lasciare il sentiero per prendere il tratto finale sotto la vetta, tra la forte tramontana e le gambe poco in forma ho optato per seguire il sentiero che iniziava a scendere e percorrere un giro nella parte alta della valle. Ho continuato senza trovare il sentiero, presente sul sito dei sentieri della regione VdA, per scendere prima della salita verso il lago Cornuto. Quindi sono tornato ai ruderi della baita di q. 2245 e da lì sfruttando tracce di sentiero e di passaggi di animali sono sceso a riprendere il sentiero che dall’Alpe Mandaz (dove ricompare il 3A) riporta alla Croset Damon (dove non c’è nessuna indicazione del bivio per il 3A) chiudendo l’anello.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Strada stretta e tortuosa
Bella gita per questa stagione, per la maggior parte fuori dal bosco e su versanti aperti per cui ci si scalda al sole quasi da subito. La segnaletica è abbondante e non dovrebbe creare problemi anche in caso di nebbia. Il punto più faticoso è costituito dalla rampa che porta sotto il colle in un ripido canalino che impegna le gambe già stanche. Poi arrivati sullo spartiacque con la valle di Rimella l’ampiezza del panorama fa dimenticare un po’ la fatica e del resto la meta è poco più avanti. Avendo avuto la fortuna di trovare una giornata limpida e tersa il panorama andava dalle alpi orientali fino al rosa ed oltre.

Itinerario di salita dall'Alpe Capezzone al rif traglio

Canalino sotto il colle

Monte Rosa dalla vetta
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: da Condove strada molto tortuosa e stretta
Gita da riservare a questa stagione, nessuna nebbia dal fondovalle. Con il caldo poi, tranne il primo tratto, è tutto al sole e non ho visto tracce di acqua. Ottimo panorama sulla Val Susa e sulle cime dell'Orsiera.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Gita lunga ma con un panorama dalla vetta che merita lo sforzo. L'itinerario è ben segnato. Su largo sentiero fino alla diga del busin. poi si sale il pendio erboso reperendo ometti. Sotto la parete rocciosa riappare il sentiero ben evidente. La parte più faticosa inizia quando il sentiero sparisce e bisogna prima attraversare un corpo di frana con grossi massi e poi salire sul pendio di sfasciumi dove si trovano tacche rosse e segnavia bianco-rossi oltre a vari ometti. Con buona visibilità si può passare dagli uni agli altri in quanto mai troppo divergenti.
Ottima colazione al Margaroli con una torta mele e cannella veramente di prim'ordine che mi ha dato carburante per la salita

panorama dalla vetta

Il sentiero per il Margaroli visto dalla vetta

Val Formazza vista dalla vetta
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bell’itinerario dopo il rifugio Troncea; la mulattiera attraversa un bel bosco fin quasi ai forni di S. Martino. Preso il sentiero per il colle Arcano attenti a girare a destra appena entrati nella valletta (segnali), trascurando la traccia che va in piano. Si sale ripidi pendii fin quasi al colle. Pochi metri sotto, c’è un cartello che indica il sentiero degli alpini. Si gira a sinistra e si attraversa una colata di sassi rossastra chiaramente visibile anche dal basso, in corrispondenza della quale vi sono resti di un assaggio per cercare minerali. Si cambia quindi versante e si arriva al lungo traverso esposto e assicurato nei punti più stretti da cavi o da passerelle. La prima che si incontra ha uno dei pali di sostegno piegati (vedi foto). Si arriva alla panca e alla targa e svoltato l’angolo un grosso ometto segna l’inizio della traccia che sale il pendio di roccette e detriti che porta in vetta

Dalla vetta il Ghininvert a sin

la cresta finale

In basso i Forni visti da sotto il colle Arcano

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Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
L’inizio del sentiero non è evidente. Arrivando con l’auto girare a sinistra nel parcheggio. In fondo, verso monte bisogna cercare un segno bianco rosso su un albero. Poi la traccia è evidente e ben segnata e segue abbastanza fedelmente la cresta, così che il panorama distrae dalla ripidezza della salita. Il sentiero esce dal bosco quasi subito, quindi è una gita da evitare nei mesi più caldi, ricordarsi l’acqua perché non ce n’è traccia per tutto l’itinerario. L’unico passaggio potenzialmente pericoloso in caso di erba bagnata o neve si trova in prossimità della vetta, dove attraversa un prato molto pendente e dove sono stati posti cavi metallici. Dalla vetta, in discesa verso la Bocchetta di Gattascosa mancano i segni. Occorre seguire gli ometti che seguono la cresta fino ad un palo in un mucchio di pietre. Oltre c’è un salto che si aggira sul versante Bognanco seguendo ancora ometti e tracce di passaggio. Si scende in una pietraia, anche perdendo le tracce non vi sono salti pericolosi, fino all’altezza della Bocchetta. Si può prendere il sentiero che scende al rifugio o anche risalire il versante opposto su traccia di sentiero e proseguire in cresta fino alla Bocchetta di Monscera. Da lì una traccia parte verso destra, costeggia il laghetto e scende alla sterrata che conduce al rifugio. DA questo un sentiero riporta alla macchina in circa 1 ora

Salendo

vista sull'itinerario di salita

sotto la vetta il tratto protetto da cavi

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Tutte le sue gite

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