marcoilmut


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Si è preferito spezzare la salita in due giorni, pernottando al rifugio Gastaldi, che si è rilevato molto confortevole, con gestori bravi e competenti.
Al sabato vento fortissimo e freddo (27 nodi), misteriosamente calato verso le 21:00, lasciando una temperatura sotto lo zero.
Questo ha causato qualche problema durante la salita: pietre "werglassate" e tutto ghiacciato, compresa la grandine caduta nella serata di venerdì che occupava tutta la traccia dal ghiacciaio alla cresta. Comunque niente di pericoloso, solo attenzione.
Il ghiacciaio, oltre a presentarsi privo di neve, è cambiato notevolmente rispetto alla relazione in nostro possesso: non necessita alcun giro lungo a sinistra per poi riportarsi a destra a prendere l'evidente traccia che sale alla cima. Non appena si giunge alle basi del ghiacciaio, (presenza di due piccoli laghetti) proseguire mantenendosi sulla destra (ometti), per giungere al pianoro glaciale superiore; da quì salire direttamente fino a quando spiana, poi portarsi a destra verso gli sfasciumi. Attenzione ai crepacci, anche se minori rispetto al giro a sinistra proposto della relazione; non sapendolo (anche perchè da sotto non si vede la sommità glaciale) ne abbiamo dovuti saltare molti, anche di 50/70 cm. di ampiezza, perdendo molto tempo.
Riassumendo: dal rifugio si scende fino ad cartello che indica "Ciamarella" al pian Gias, si guada il fiume (al ritorno si ingrossa notevolmente), si salgono le morene e le rocce(ometti) fino ai laghetti, si sale a destra fino al ghiacciaio, si sale ancora diritti sul ghiaccio per poi scegliere il miglior punto per svoltare a destra verso gli sfasciumi. Da quì si sale in cresta (traccia evidentissima), che noi abbiamo percorso sulla sommità ghiacciata: ripida ma mai pericolosa. in breve si raggiunge la vetta. Indispensabili corda, ramponi ed imbrago, soprattutto con werglass. DIscesa lunga e noiosa, accorciata prendendo il bivio che dal pian de Gias scende direttamente al piano dei morti, senza risalire al rifugio
Data la presenza del ghiaccio, è stata una salita leggermente più complicata di come lo potrebbe essere in condizioni normali; Ringrazio, come sempre, Lussy, fedele ed inseparabile
Saluto anche a Carlo e suo figlio, con i quali abbiamo passato una buona serata in rifugio e parte della salita
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Salita di ripiego in solitaria dopo un "bidone" colossale dagli amici per la cresta all'Allalinhorn ricevuto alla sera alle 21:30! Niente di difficoltoso da segnalare, a parte la roccia che non è delle migliori negli ultimi tratti. si parte dietro all'ospizio e non si può proprio sbaglaire sentiero. Al rientro passato dal bivacco Farello e per non tornare al lago, sceso sull'ormai esile ghiacciaio per poi risalire la morena. Da non fare perchè, nonostante sia coperto di massi, i crepacci ci sono, eccome!! Discesa un pò lunga e noiosa,l'ospizio si vede sempre ma non ci si arriva mai
Tante persone, chi si fermava sui prati, al rifugio ed al lago. Qualche italiano che mi ha chiesto per la traversata all'Alpe Veglia, ma che poi ho risuperato in discesa...
Buona montagna a tutti e....prudenza
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Uno spettacolo! L'ambiente è unico, il Bianco è unico! Salita effettuata in giornata, con partenza alle 04:00 dall'Ossola con destinazione Chamonix e ritorno alle 21:30. Stancante ma ne vale sicuramente la pena. Traccia ben visibile, nonostante la notevole quantità di neve fresca, tempo perfetto, caldo, senza vento e pochi crepacci aperti, ma ben visibili. I ponti tengono ancora bene. Attenzione solo all'esile traccia per raggiungere il Col du Midi, soprattutto al rientro, quando le persone (in discesa) che si dirigono verso il rifugio per il pernottamento si incrociano con gli alpinisti (in salita) diretti alla funivia. C'è veramente poco spazio e non si può sbagliare, la cresta è aerea! Altro tratto delicato è immediatamente a ridosso della cima: pochi metri di roccia, non impegnativi, ma delicati se, come successo, in presenza di ghiaccio e neve. Ultima considerazione: dal colle al piano sin sotto la vetta, la salita non molla mai!!!
Gita del CAI Piedimulera, con 21 partecipanti, di cui tutti in vetta, o quasi. Un ricordo particolare alla mia cordata, a dir poco sensazionale: Massimo, Gabriella e l'inseparabile Lussy; siamo stati velocissimi sia in salita che in discesa!
Buona montagna a tutti e...prudenza!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
salita tranquilla, anche se abbastanza lunga, in un ambiente non molto frequentato. Attenzione solo, in caso di nebbia o scarsa visibilità, nella zona dell'alpe Fillar: nonostante la bellissima giornata di domenica, un signore girava a vuoto da 45 minuti perchè non riusciva a trovare il sentiero.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bellissima e sicura salita ad una cima a dir poco panoramica.
Sentiero sempre ben visibile sin dal lago Combal, dopo una corsetta su strada asfaltata da dove si lascia l'auto, grazie ai "tombolini" gialli che vanno seguiti per evitare inutili giri a vuoto sul terreno instabile ed impegnativo del luuungo canalone. Salita mai monotona grazie alle pendenza ed alle brevi arrampicate su roccia sicura e mai troppo esposta. La neve si incontra alle spalle del bivacco, che garantisce una salita veloce nei pendii glaciali (belli ripidi) che portano alla base della facile e breve cresta rocciosa di vetta. Nessun problema da segnalare: il crepaccio più aperto aveva un'ampiezza di 5 cm! Comunque necessari ramponi, picozza, imbrago e corda.
La discesa è abbastanza lunga ed impegnativa: lasciati i comodi pendii nevosi, si scende ripidi e stretti, arrivando ben presto nel canalone con ciottoli, sassi e pietre che rendono il passo instabile. Ma basta stare attenti!!
Non mi esprimo sul tratto di strada asfaltata...al rientro la sua lunghezza sembra raddoppiata!!
Salita effettuata in due giorni, con pernottamento al bivacco Rainetto che è in ottime condizioni. Necessita solo portarsi sacco a pelo e fornellino
Ringrazio Lussy per l'idea di salire questa cima e per essere un'ottima compagna di avventura.
Una cosa va segnalata: la presenza costante di stambecchi femmine coi loro piccoli, che si lasciano avvicinare, anche troppo, principalmente al mattino, appena fuori dal bivacco.
Buona montagna a tutti e...prudenza
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
PRIMO GIORNO: partiti a piedi da Saas Fee perchè, a causa del vento forte in quota, l'ovovia per Hanning non girava (anche se dopo 30 minuti di marcia, abbiamo visto che funzionava!!!). Il primo tratto di sentiero è molto bello e sale ripido con molti tornanti, fino all'attacco della famigerata ferrata...un lungo tratto di due ore con alcuni passaggi esposti, ma complimenti a chi ha attrezzato il tutto. La Mischabelhutte è sempre sulla nostra testa, ma non ci si arriva mai!!! E? già una salita coi fiocchi arrivare quì!!! Il gestore è un vero personaggio: simpatico e molto "diretto" nelle comunicazioni. Si mangia discretamente ma attenzione: a rifugio affollato, si può cenare alle 17:30, a causa dei tre turni!!!!
SECONDO GIORNO
partiamo alle 04:30, con temperatura fredda, ma accettabile. Il primo tratto dietro al rifugio è il completamento della parte in cresta del giorno precedente e dopo circa 50 minuti si calzano i ramponi sull'Hobalmgletsche. Si prosegue per un lungo traverso (attenzione ai crepacci) per poi salire ripidamente alla Windjoch. Si prosegue poi sul filo di cresta ben visibile e sicura, con un ultima parte, a ridosso della vetta, da compiere su rocce, ma nulla di preoccupante. Dal superamento della Windjoch in poi, per noi, è iniziata la vera avventura: oltre alla temperatura "fresca", era presente un forte e deciso vento: le due cose associate hanno mietuto vittime, costringendo molte cordate ad un "dietro front" indesiderato. Anche il nostro gruppo è stato vittima del vento, ma fortunatamente una cordata ha raggiunto la vetta.
La discesa fino al rifugio è agevole e veloce; più a valle c'è ancora la ferrata ed il sentiero per Saas Fee, che non finiscono mai!!!
Ringrazio tutti i componenti della salita, in particolar modo ai miei colleghi del CAI Piedimulera (siamo proprio un bel gruppo!!!). Mi sento di sottolineare che il "dietro front" di alcune cordate è stato causato esclusivamente dal forte e freddo vento: tutti sarebbero arrivati in vetta, anche se la salita non è proprio una delle più banali.
Buona montagna a tutti e prudenza!!
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
PRIMO GIORNO: Salita al rifugio senza alcun problema: sentiero sempre ben visibile e segnalato, con una parte finale abbastanza ripida "cosparsa" di dolci tornanti. Lo si percorre in circa tre ore.
SECONDO GIORNO: data la splendida ed inaspettata gelata della notte, partiti alle 06:00, si calzano i ramponi direttamente dal rifugio. Si compie un ampio ed agevole traverso in direzione nord, su traccia ben visibile, puntando ad una zona con dei detriti rocciosi, ben visibili, di recenti distacchi. Durante la traversata si incontrano tratti di pietraia (da percorrere coi ramponi) ed attenzione ad un affioramento, in espansione, di ghiaccio. Raggiunti la zona coi detriti, da percorrere velocemente, puntare direttamente per il ripido canale innevato, ai resti, della vecchia capanna Deffeyes. Dopo una rapida occhiata alla meta, contraddistinta dalla presenza di una statua di una madonna bianca e da un segnale trigonometrico dell'IGM, per un comodo diagonale, che si accomunae con la traccia proveniente dal versante di La Thuille, attraversare il crepaccio terminale su comodo e sicuro ponte di neve e portarsi sulla cresta di sfasciumi. Sono ancora presenti delle cornici, quindi attenzione a non sporgersi troppo. Discesa per lo stesso itinerario. La salita ha richiesto due ore, agevolate dalla presenza quasi totale di neve, che tende però a sciogliersi e a rammollire molto presto, essendo il pendio esposto a est
Ringrazio la cordialità e l'ottima cucina del rifugio gestito dai volontari dell' Operazione Mato Grosso" e la fedele e fidata compagna di salita Lussy