lorry62


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: strada aperta fino a 200 mt con gomme da neve e auto alta. Catene non necessarie.
Si sale camminando fino a 2500 mt circa, poi ramponi su neve dura fino al Ca' d'Asti.
Di lì pensavamo di trovare marmo di Carrara, invece .. zucchero a velo glassato, con effetto zatterone sui ripidi pendii della Normale, complice forse anche l'improvviso aumento della temperatura rispetto ai giorni scorsi.
Risaliti sulla cresta Sud con qualche passo di misto e di ripido, poi si cammina facilmente. Siamo arrivati alla Croce di Ferro, poi siamo rientrati, un po' perché si era fatto tardi, un po' perché si stava levando il vento.

Con Giova, Rosy, Mattia, Marco e Claudio
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bella gita fino al colletto, poi scesi dallo spuntone .
Ghiaccio plastilinoso perfetto nelle prime lunghezze, poi appena un po' spaccoso, ma neanche tanto.
Neve della parte superiore trasformata il giusto.
Partiti per primi (alle 5.30 dal parcheggio), non abbiamo avuto problemi, ma dietro vedevamo una quantità soverchia di cordate. Beati gli ultimi se i primi fanno attenzione ...
La maggior parte delle cordate non sono arrivate in cima , e hanno fatto male! (secondo me).
Bella anche la lunga discesa sulle placconate della Caprera (qualche dubbio ogni tanto fra soste di calata e di salita, con spit ovunque)
Con Simon e Andrea , il nostro Magister.
Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
Saliti in cima con ramponi. Ciaspole non necessarie: in basso non c'è più neve, in alto c'è neve trasformata dura, salvo qualche accumulo da vento qua e là.
Un paio di passaggini delicati sulla cresta, in particolare un corto traverso su pendio esposto con neve sfondosa . Picca fortemente consigliata.
Panorama sul Viso di prim'ordine.
Discesa, passata la cresta, sciando sui ramponi con minimo sforzo.
Con Noemi
Sciabilità :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 1800
attrezzatura :: scialpinistica
Neve non meravigliosa ma comunque meglio che nelle vallate italiane.
Montagna bella isolata, bel panormama sul Rochebrune; fortunatamente gli impianti e i relativi rumori non sono in vista.
Discesi sullo Chalet Saurel a prendere una birra, con neve decisamente migliore che sul vallone dei mandarini, e panorama più aperto.
Gita fatta in ciaspole.
Picca e ramponi sono rimasti nello zaino.
Con Noemi.
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: primaverile
quota neve m :: 1800
Neve non eccelsa ma certo più abbondante e migliore che sul versante italiano. Sciabile fin dal parcheggio.
Prima parte di rara noiosità, la gita si riscatta dal colle dei 3 fratelli minatori, prima con una divertente salita (150 mt d+, un breve traverso esposto su neve ventata inconsistente, picca consigliata), poi con un panorama stupendo cha accompagna la discesa per tutto il bellissimo e facile crestone (qualche tratto spelacchiato dal vento, ma poca roba).
Si arriva con un'ultima discesa agli impianti ski. Noi avendo le ciaspe e trovando le piste super affollate, siamo ridiscesi nel noiosissimo vallone; chi ha sci o tavola può approfittare delle piste, che riportano praticamente fino alle auto.
Con Ovidio
Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: altro
quota neve m :: 2000
Si sale senza problemi in auto fino a Pian Gelassa (GOMME INVERNALI è OVVIO).
40 cm scarsi trasformata in alto, pochi cm in basso.
Per noi che siamo saliti in ciaspole ci andava benissimo, per gli skialp forse non le condizioni migliori.

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bellissimo vallone. Neve già con qualche traccia di slavina dal laghetto, ben consistente. Salito senza problemi con i soli scarponi.
La traccia dopo la fontana è inconsistente. Se si passa di lì, aggirare alla meglio il piede roccioso della cresta sud, poi risalire in diagonale verso dx fino a intercettare il sentiero ben segnato che porta al passo della capra e poi al tazzetti, oppure puntare dritti al torrente rocciamelone (quest'anno il torrente passa sotto un ponte di neve), poi risalirlo fino a trovare il sentiero (segnali bianco rossi e ometto). Oppure, salire fin quasi al Ca d'Asti e prendere di lì il sentiero in discesa per il tazzetti: 200 mt d+ di più ma il sentiero è ben segnato. Abbandonare il sentiero e risalire prima che cominci a scendere in modo deciso. Non c'è una traccia e il laghetto dal basso è invisibile. Allego gps con due tracce diverse, entrambe valide.
Le tracce di sentiero per il colle brillet non le ho viste, forse per la neve, cq non mi sembrava una salita facile. Salito invece per comodo canalone innevato alla spalla del muret, di li si continua per la cresta.
Rientro per cà d'asti x variare un po'. Qualche passo attrezzato con scalini metallici.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Gitona, ma questo si sa. Parte della fatica scribile alla quota, dal St Robert in su si fa sentire.
Ramponcini utili per arrivare all'attacco e per scendere all'Andreotti in quest'estate con tanta neve. Picca inutile.
Utili friend medi e medio grandi, fettucce e cordini per i numerosi spuntoni e per facilitare l'uso di un chiodo in posizione un po' balenga. Noi siamo rimasti senz'acqua all'altezza e abbiamo patito un po' la sete, e ne avevamo 2 litri a testa, portarne di più.
L'uscita per aggirare il St Robert è parecchio sopra la targa di marmo, a due lunghezza circa dalla cima (30-40 metri).
Scariche nel canale della via della Lepre tutto il giorno, questa via è da usarsi solo come fuga e solo se si è davvero disperati.
Catena delle Sagnette in ordine. Portare un moschettone grande per la longe, quelli normali non scorrono abbastanza.
Con Giova Matti Rossy e Angelo
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
via carina con qualche bel passaggio su ottimo granito. Mai difficile.
I tiri sono di 30 mt esatti. Con una corda da 50 non si riesce a concatenare.
Le soste tranne la prima sono tutte verticali, da collegare, con breve distanza fra gli spit (20 cm), portare cordini corti.
Chiodatura super plaisir, ho sempre trovato ben più spit che nella relazione. A usarli tutti ci vogliono 8-10 rinvii per tiro, e qualcuno qua e là è da allungare se no tira, calcolare una dozzina di rinvii. In compenso le protezioni mobili sono davvero inutili.
Il piccolo larice segnavia è ancora ben saldo al suo posto, a alla sua sx c'è un grosso ometto, impossibile mancarli.
La sosta di L4 manca sempre di un punto di sicura per cui, stante l'impossibiità di aggiungere anche solo un friend sul granito, o ci si rassegna a fare sosta sul punto rimasto (Il che dispiace perché l4 è il tiro chiave, se si cade, si cade lì), o si portano le corde da 60 e si arriva alla sosta di L5 (L5 è uno dei più facili). .
Dopo la sosta di L11 si può vedere, guardando sempre dritto, lo spit che permette di proteggersi mentre si supera l'ultima spalla (un po' controluce nel pomeriggio, per questo meno visibiile, ma c'è): conviene arrivarci e proseguire oltre il primo breve tratto di erba fino alla prossima roccia: li c'è un altro spit, su cui si può fare sosta e mettersi gli scarponcini. Di lì ho fatto, e lo consiglio, un breve tratto di cengia erbosa ascendente su tracce di sentiero, poi, finite le tracce, sono proseguito su placconate facili più o meno in direzione del Monzino. Su un tratto un po' esposto (ma sempre meglio che salire sull'erba olearia) ho persino trovato uno spit, la mia socia ha avvistato un ometto un po' più a sx, cq è sempre bel granito gripposo molto abbattuto, si arriva senza problemi a ricongiungersi con il sentiero del Monzino appena sopra l'ultimo tratto di ferrata, e dopo qualche bel cespuglio di mirtilli. Nessuna necessità di calate o passaggi perigliosi come descritto in altre relazioni. 50 minuti dalla fine del Velociraptor al Monzino: chi dice di avercela fatta in 20 minuti, con ferramenta e corde nello zaino, poi mi spiega come.
La discesa sulla ferrata è un parco giochi; spesso la ferrata è raddoppiata a due corsie, quella di sx discendendo tende a essere più diretta (e più esposta), conviene farla per il divertimento. La sponsorizzazione da parte di un grosso gruppo di acciaierie ha dato il suo contributo, mai visto tanti gradini tutti insieme.
Avvistati ungulati che passeggiando scaricavano sassi sulla via .. non dimenticate il casco!
Al gestore francofono del Monzino .. ed essere un pochino più accogliente ? dai che ce la fai .. se uno appena arrivato ti chiede una birra, magari non rispondergli "solo se ti levi lo zaino" .. insomma siamo in un rifugio , mica in un bar in centro città ...
Giudizio Complessivo :: / ***** stelle
note su accesso stradale :: malandato
Il sentiero dal Remondino al Brocan è stato recentemente ripulito e segnato; in qualche punto c'è un po' di confusione fra segni nuovi e ometti vecchi, niente di grave però, le due tracce finiscono sempre per intersecarsi.
La cresta è facilmente scalabile dal colle di Brocan.
Arrivando dal Remondino si può tagliare dall'ultima conchetta prima del Colle (dove spesso si trova ancora neve, e si vede già la palina del colle): attraversare in leggera ascesa la pietraia fino ai piedi della cresta, poi si si raggiunge per una traccia un intaglio sulla cresta, dove è anche posto un ometto.
Anche arrivando dal Genova si può scegliere se arrivare al Colle di Brocan, o, giunti all'ultima conca (anche qui si ferma spesso della neve), salire nel canalone a dx, oppure scalare le belle rocce rossastre alla sua destra; si raggiunge un largo colletto, di lì si costeggia la parete del Bastione e si raggiunge la cresta, un po' più avanti rispetto all'intaglio precedente, ma sempre prima del canapone.
Una volta in cresta, si può scegliere se seguire le tracce , che evitano i punti più esposti, o restare in cresta; anche per cresta non c'è mai necessità di calarsi , e le difficoltà restano sul II fino al canapone.
Per cresta la roccia è molto abrasiva e tagliente, e di qualità appena mediocre: fare sempre bene attenzione dove si mettono mani e piedi, a me sono rimasti in mano blocchi di roccia anche di dimensioni consistenti. Sul sentierino la situazione della roccia è un po' migliore.
Il canapone stranamente non arriva fino alla forcella (passo di III per raggiungerlo), ed è interrotto da un nodo, perciò difficile usarlo per autoassicurazione. Per salire senza mungere (passo di IV): la fenditura ormai è un po' consumata, ma c'è una bella presa in alto a dx della fenditura. In discesa con una corda da 30 si arriva fino alla forcella.
Dopo il canapone la cresta diventa più semplice.
Meteo sempre con tendenza a nebbie e temporali pomeridiani improvvisi , non attardarsi in cima.
Strada da dopo il Gias delle Mosche decisamente malandata, peggio dell'anno scorso. Il tratto dall'ultimo parcheggio a Pian della Casa del Re è persino meglio di quello precedente, l'acciottolato ha sopportato le piogge di quest'anno meglio dello sterrato.

Accesso alla cresta dal lato del Remondino
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Tutte le sue gite

  • Rocciamelone da la Riposa (05/01/19)
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    Lauzin (Pic du) da Montgenevre, anello per Col des Trois Freres Mineurs e Col Alpet (27/12/18)
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    Muret (I) dalla Riposa per la Cresta SO (21/10/18)
    Monviso Cresta Est (23/09/18)
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    Asti (Pic d') Cresta SO (11/08/18)
    Rateau (le, cima Est) dal vallone de la Selle (08/07/18)
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    Lamet (Pointe du) da Plan des Fontainettes (03/06/18)
    Toraggio (Monte) dalla Colla Melosa per il Sentiero degli Alpini (12/05/18)
    Reopasso (Rocche del) - Biurca sud Via dell'amicizia (29/04/18)
    Zerbion (Monte) da Promiod per la cresta Ovest (04/02/18)
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    Fourà (Punta) dalla strada del Colle del Nivolet per la Punta Violetta (24/09/17)
    Mondrone (Uja di) - Contrafforti Via del quartino (02/09/17)
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    Clari (Rocca) Ferrata Mario Perona - Aldo Saglia (16/05/14)