lorry62


Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Tratto finale a Colla Melosa rovinato. Ampie buche colme d'acqua
Fatto anello classico: sentiero degli Innamorati-Sentiero degli Alpini - Incisa-AVML-Passo Dragurina - Toraggio - Passaggio a Nord Ovest-Passo della Valletta-rientro alla Melosa.
All'Allavena mi dicono che fino alla settimana scorsa l'Incisa era ingombra di neve; adesso è accessibile senza problemi. Ancora un po' di neve al colle della Valletta, ma non dà problemi, e nel canalino del passaggio a Nord Ovest. Usata piccozzetta, ma si può fare senza. Ramponi inutili.
Il sentiero degli alpini a parte l'esposizione è un E normalissimo.
Invece il sentiero degli Innamorati è un EE pieno, con un passaggino esposto su roccia bagnata e friabile, attrezzato. Non so che idea abbiano qui di un sentiero per innamorati, ma non è passeggiare sognanti mano nella mano. Lì le mani se ne devono stare bene aggrappate al cavo. Il sentiero salta la primissima parte del Sentiero degli Alpini, dalla Fonte Italo fino circa alla piccola galleria. Molte rose selvatiche (gratacul) a fianco , tenetene conto prima di passare alle braghette corte.
L'idea era di fare la cresta Nord del Toraggio, ma era molto bagnata e si udivano scariche di sassi. Rimandata lla volta prossima.

Alla Melosa non c'è campo cellulari, ma basta salire qualche minuto sulla collinetta appena dietro al rifugio, fino a tagliare alla pista da fondo, e si trova un ottimo segnale sia telefonico che Internet. Consiglio questa passeggiata anche nel dopocena : la cima della montagnola, attrezzata con tavolini e panche, regala una solendida stellata e tranquillità assicurata. Fosse per me .. il Sentiero degli Innamorati l'avrei messo qui .. mica su quel passaggino infame a picco sul torrente .. mah ...

Saluti a cne Ettore , il cucciolone del rifugio, sempre rponto a unirsi a chi passa per fare una passeggiata.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Fatta dopo la ferrata, per prendere confidenza con il puddinga, terreno inusuale per noi bogianen.
Si scala tranquillamente con scarpe da avvicinamento, scarpette inutili, il puddinga è un calcare e ha un bel grip inatteso. Casco assolutamente indispensabile, l'han già detto altri ma qui proprio non se ne deve fare a meno. Gradatura III+ secondo me, il IV è un po' esagerato (il III della normale della Sbarua è un bel po' più difficile). Corda da 50 mt appena sufficiente. Alcune soste sono da collegare.
Un po' preoccupato dalle relazioni, ma basta affrontarla come una via alpinistica di bassa quota (non come via di falesisti) e i conti tornano: spit frequenti quanto basta (tranne che nel primo tiro) e su macchie di vernice gialla che li rendono abbastanza visibili. Utili le due corde fisse per superare i tratti erbosi e soprattutto per scovare le soste S1 e S2. Il puddinga è solido. Qua e là qualcosa ogni tanto viene via, ma non più che in in una qualsiasi via alpinistica. Via nel complesso molto continua, con sufficiente sviluppo, divertente, adatta come introduzione all'arrampicata. Utile anche per impratichirsi con la progressione in conserva. Il percoso a zigozago riduce il rischio di far cascare pietre sulla testa del compagno di sotto.
Altre relazioni ci hanno indotti in inutili difficoltà dopo la S3, quella nella nicchia con due spit vecchi catenati+1 spit nuovo. NON prendere a destra sulla cengia esposta: ci sono un paio di chiodi stravecchi che poi montano in verticale, ma su un terreno con la consistenza di una lettiera per gatti e la stabilità di una pila di lattine di birra (la sete si fa sentire, cominciavano le allucinazioni).
Prendere invece a SINISTRA sulla cengiona ascendente, seguendo i frequenti spit dipinti di giallo, si supera una sosta intermedia (saltata senza problemi, basta allungare il rinvio) e si monta su dritti fino all'ultima sosta. Di lì si può salire dritti in verticale e in pochi metri si arriva in cima, oppure due passi a destra e si raggiunge la ferrata. In alternativa, proprio sopra S3 si vedono un paio di spit ravvicinati, non so come continui poi la via.


Posizione delle soste
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
neve (parte superiore gita) :: crosta portante
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
Neve ottima per le ciaspole, non meravigliosa per gli sci: crosta portante duretta in basso, bella compatta in alto.
Zero t a 500 mt, il gelo ha mantenuto le condizioni tutto il giorno.
Con ciaspole alpinistiche (denti cattivelli e coltelli) si arriva in cima senza ramponi. In discesa meglio toglierle, per non inciampare nei buchi lasciati dagli scarponi degli skialp .
Piccozzetta facoltativa: la cresta finale è facile, ma molto esposta sulla Val d'Ayas. Se si cade non so se basti per fare la manovra di arresto .. ma per lasciarla sullo zaino ...
Ovviamente attenzione a tenersi a distanza dal bordo della cresta verso la Valtournanche: cornicioni !
A parte un piccolo tratto sulla crestina finale, la pendenza è sempre appena moderata. In discesa si cammina quasi dappertutto, a meno di lasciare un po' il sentiero di andata e andarsi a cercare i pendii.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
L'attacco è dopo 3 combe, non due (2 dopo il tratto attrezzato). L'ultima si attraversa in leggera discesa.
Via davvero lunga, di soddisfazione.
Non fatevi ingannare dalla gradazione bassa, specie nella seconda parte, quando la fatica comincia a farsi sentire, i passaggi non sono banali. Il passo di L11 non sono riuscito a superarlo .. sarò impedito ..
Dopo L11, non siamo riusciti a capire dove continuava la via, perciò siamo salito nel canalone di sx e poi a dx su vecchie tracce fino a ritrovarla.
Via ottimamente spittata, protezioni veloci inutili, generalmente pulita ma trovate un paio di rocce mobili anche grosse: attenzione.
Fatta in 3 con corda da 50, quasi sempre in conserva: con 12 rinvii si fanno di solito 2 tiri alla volta. Utile un tibloc o simili per proteggere il primo dopo i passi più esposti. Salito per lo più con scarponcini, scarpette nei passaggi più ostici.
Ottimo posto per allenarsi alla progressione in conserva protetta e prendere il ritmo con i soci.
Trovata un po' di neve sulla cresta e sul sentiero di ritorno, niente di che, giusto per dare un tono alpinistico alla gita.
Sul rientro fare attenzione ai segnali bianco rossi, sempre presenti. A un certo punto il sentiero prosegue dritto non so per dove, si deve invece prendere una deviazione a dx verso il basso, facile non vederla.

Con Gio e Rosy
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Bella concatenazione.
Per raggiungere l'attacco basta seguire l'1b fino al casotto della teleferica, poi preseguire. Per qualche motivo siamo passati sopra il tratto attrezzato e siamo approdati direttamente alla partenza di Pa Raumer: meglio, tornando indietro di pochi mt si intercetta L1 di Pilier, di lì si sale direttamente alla sosta di L2, saltando l'inutile tratto iniziale.
Fatti gli ultimi due tiri sulla variante di sx, un po' più divertente. I primi due tiri mi erano sembrati un po' muschiati, invece in alto è bella pulita. Nell'insieme via facile ma non banale, qualche passettino di 5a su ogni tiro, ottima per scaldare i muscoli e riprendere confidenza. Ottima anche per le prime salite da 1.
I due tiri centrali di Pa' Raumer sono un'altra cosa: spittatura meno generosa, e quella bellissima fessura in Dulfer rovesciata che è una meraviglia. Finale distensivo in economia di spit.
Ahimé niente Captain Walker, alle 15 faceva già freddo.
Consiglio guanti robusti per la discesa nel castagneto in questa stagione: facile inciampare perché non si vede cosa c'è sotto le foglie, e mettere le mani in mezzo ai ricci di castagno ...
Con Giovanni, Rosy e Matty.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Gita facile e carina. Fatta in libera. La valutazione F+ mi sembra eccessiva, ci sono solo due posti dove usare le mani (una placca con cengetta seguita da un diedro-camino a metà strada, e il gendarmone finale), comunque si tratta di pochi passi molto bene appigliati. Dalla cima del gendarmone si disarrampica senza problemi dal lato valle Po, calandosi su una cengetta. Avevo la corda per la doppia ma non è servita. Per il resto, normale passeggiata su sentiero d'alta quota.
I numerosi spit penso si giustifichino quando il tempo non è secco e soleggiato come oggi: quella roccia bluastra verso la fine, che appena si inumidisce diventa viscida come una saponetta ...
Attenzione: Buco di Viso chiuso dal lato francese per impedire che si riempia di neve.
In solitaria
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Saliti da Selleiraut via Truc del Cuculo, discesi per la normale con tappa obbligata al Selleries. Così si fa un bell'anello completo.
Dopo il Truc, superare le deviazioni per Laus e Selleries; lasciare il sentiero all'altezza del cartello per Pian Reale, ma non seguire il sentiero di Pian Reale, bensì stare sulla cresta.
Crestina di difficoltà F+ / PD- conitnui, su roccia molto bella pur di stare sempre sul filo di cresta. Personalmente non ho trovato difficoltà con l'itinerario, bastava stare sulla cresta dove la roccia è migliore. Corda da 30 mt usata nella calatina a metà strada.
Salita molto più divertente della normale, mai difficile né esposta, ideale in questa stagione (la normale nel tratto a Nord era gelida). Si sale tranquillamente slegati, a parte la calatina. I brevi tratti PD sono aggirabili - ma perché mai aggirarli?
Grazie a Ovidio e a Marco .
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Itinerario ormai molto ben segnato e protetto da canaponi nei punti esposti.
La parte di cresta è la stessa della normale da Dondena, ma l'avvicinamento è, a mio parere, molto più bello: prima i pascoli dopo S.Besso, affollati di camosci in questa stagione, poi la salita sul fianco dell'Arpenaz e il passo del gatto, molto meglio della pietraia valdostana.
Il saltino a metà della cresta è accessibile a tutti, basta spostarsi a sinistra fino a vedere gli scalini di ferro e il canapone (che serve a calarsi più che a salire). Evitare di tentare la salita in arrampicata verso la sosta con i vari cordini che si intravedono dal basso. Non ne vale la pena ed è meno banale di quanto sembri, la roccia non è un gran che.
Anche dopo il passo chiave, consiglio di restare sempre sul filo di cresta (le poche deviazioni non superano i 2 mt dal filo), resistere alla tentazione delle varie tracce di sentiero che vitano i salti, o delle cenge sfasciumose sul lato della Valsoana. La roccia sul filo di cresta è buona, si passa sempre senza problemi (anche se dal basso potrebbe non sembrare), con qualche passetto a volte un poco esposto. A un certo punto si deve passare nell'intaglio fra due roccioni (NON saltarci sopra!), per il resto il percorso è sempre intuitivo, divertente e godibile. Nell'insieme, cresta consigliata a tutti con un minimo di esperienza.
Per spezzare la salita e suddividere il dislivello, si può pernottare al Bivacco Bausano presso il Santuario S.Besso. 11 posti letto con corrente elettrica, cucina a gas, stufa a legna e (in stagione calda) acqua corrente. Oppure si prende l'acqua dalla sorgente subito sotto il santuario. Rivolgersi a Gea Adriano tel 340-5938951 per le chiavi.
Giudizio Complessivo :: ***** / ***** stelle
Giornata spettacolare.
Il sentiero fino al pianoro è eccellente, pendenza e progressione costante, quasi senza sforzo.
Saliti per la normale ma per una scorciatoia (rari ometti) che evita di passare per il lago gelato.
Niente neve, qualche roccetta vetrata ma niente di che, al ritorno era già tutto pulito.
Passaggi sempre molto appigliati e mai troppo esposti. Avevamo corde cordini ecc ma tutto è rimasto rigorosamente nello zaino.
E se in una sociale del CAI non tiri fuori la corda, vuol dire che davvero non ce n'è bisogno!
Con il CAI di Ala di Stura. E cane Pedro, della bergeria di Villa.
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: ottimo
Giro ad anello: andata dal sentiero di caccia, ritorno lungo l'altopiano ai piedi della Violetta.Percorso non sempre ben segnato da ometti, ma avendo un'idea di dove andare i punti di riferimento sono inconfondibili. Secondo me conviene fare l'anello in questo senso.
Nell'ultima parte della salita ci si deve spostare a zig zag un po' di volte per trovare il passaggio facile. In diversi punti ci sono diedrini e fessure arrampicabili di III , ma la via "vera" non supera mai il II.
Dopo il passaggio "chiave" si raggiunge una grossa pietra snella, messo in verticale: di lì salire diritti verso la anticima. Dal basso si vedono poco, ma più in su ci sono degli ometti. Non seguire le tracce di sentiero che aggirano la punta passando poi per una specie di passao del gatto un po' esposto. Portano alla cresta che va alla punta.
Con Valeria
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Tutte le sue gite

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