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Le mie gite su gulliver

Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Si tratta di una via di ghiaccio facile, breve, di semplice accesso, ottima per iniziare. La neve è in alcuni punti (per esempio nella strettoia del canale) inconsistente e faticosa. Per aggirare il Monte Tovo dalla Bocchetta Finestre occorre attraversare pendii con ancora parecchia neve ventata. Direi di non portare niente; dadi e friends per eventuali soste alle rocce sono problematici.

Sciabilità :: ***** / ***** stelle
osservazioni :: nulla di rilevante
quota neve m :: 1800
attrezzatura :: scialpinistica
Mai vista così poca neve al Passo del Sempione a gennaio. La neve sull'itinerario è ben assestata, sicura, proprio bella da sciare.
Affiorano rocce ovunque e il percorso migliore, dopo il canalino che è in buone condizioni, consiste nello stare il più possibile e da subito sulla destra salendo, sia in salita sia in discesa. Comunque, sciata coi fiocchi!
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
Salita al Monzino. L'attraversamento della Dora per accedere alla ferrata Glarey può essere problematico, soprattutto nel pomeriggio. Una corda malridotta segnala un punto in cui non si riusciva a traversare, abbiamo traversato più in alto. Passato il torrente piegare decisamente a destra e seguire i bolli gialli fino all'imbocco del canale in cui inizia la ferrata. Una volta risalito il versante O dell'Aiguille de Chatelet, ci si riporta sulla spalla dello Chatelet con un traverso ascendente da sinistra a destra, non molto visibile dal basso, a monte del rifugio Monzino.
Traversata al Borelli. Una volta scesi per il primo tratto di ferrata, traversare facilmente e senza percorso obbligato fino ai piccoli nevai contro le rocce del Mont Rouge de Peuterey. Il più alto di questi nevaietti, ormai con neve molto dura, sbarra l'accesso alla ferrata che sale al Col Chasseur; un paio di ramponcini sarebbero stati utili. La discesa dal Col Chasseur presenta dei passaggi verticali un po' duri.

Il canale di accesso alla ferrata Glarey

Verso il canale della ferrata al Col Chasseur

La ferrata di discesa verso il Borelli
Giudizio Complessivo :: *** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Strada asfaltata fino a Petit Mont Blanc, poi sterrato bruttino. Noi in moto (e la mia Crossrunner non è un'enduro)
Bella salita, la cresta è facile e solo un po' esposta in alcuni punti; non occorre nulla, né corda né imbragatura né rinvii, né altro, tranne il casco, senz'altro utile; nell'unico tratto in cui si potrebbe assicurare c'è un ottimo canapone. Purtroppo nebbia fino in vetta. La cresta, a parte il primo tratto in cui occorre stare sul versante piemontese, si percorre sempre sul filo, sia in salita sia in discesa: c'è sempre un buon passaggio per proseguire, anche quando sembra che ci sia un salto. Il tratto sotto il Colle della Rosa è oggettivamente pericoloso; noi lo abbiamo raggiunto in salita stando alti, con un lungo giro da destra a sinistra, mentre in discesa lo abbiamo percorso circa lungo la linea di massima pendenza fino ai nevai sottostanti; la prima soluzione è un po' meno pericolosa. Ci sono ometti dappertutto, impossibile sbagliare strada.

Sotto il Colle della Rosa in salita

Il tratto attrezzato

Sotto il Colle della Rosa in discesa
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: Si arriva a Les Lanchettes solo con la navetta tra le 8 e le 17.
Condizioni ottime. La leggera discesa dal rifugio alla morena è molto ben segnalata, perché fa parte del Tour du Mont Blanc. Una volta risalita la morena, si attraversano un nevaio, una fascia rocciosa (qualche spit, molta roccia bagnata da rivoli d'acqua) e un secondo nevaio per arrivare al Col des Glaciers; il percorso è molto logico. La cresta è molto bella e panoramica, nessuna difficoltà ma attenzione massima alle pietre instabili. Sono presenti spit dove serve, utile qualche fettuccia per gli spuntoni. Terminata la cresta la salita al Dome è estenuante, anche per il caldo soffocante (a 3500 m!) di questi giorni. Per scendere, attenzione al ghiacciaio des Glaciers: i crepacci sono visibili ma qualche ponte è da brivido. Con questo caldo indispensabili gli antibott. Noi ci abbiamo messo 6 ore dal rifugio, facendo tutti i tiri regolamentari e andando di conserva su neve.



Giudizio Complessivo :: ** / ***** stelle
Abbiamo scelto questa gita dopo aver letto il libro di Alberto Paleari "Le più belle vie di roccia dell'Ossola". Personalmente la sconsiglio.
Innanzitutto l'avvicinamento presenta la salita di un lungo, faticoso e brutto canalone che ritengo pericoloso per frane: è ingombro di pietre spezzate che sembrano ancora fumanti. I tre tiri descritti sono sì facili, ma del tutto sprotetti: in particolare il secondo è lungo 30 m senza un solo rinvio.
Può darsi che la facilità dell'arrampicata attiri proprio i principianti e invece l'itinerario richiede esperienza di montagna, soprattutto se, come ora e ancora per parecchio tempo, c'è presenza di molta neve. Per arrivare in vetta occorre attraversare canalini di neve che può essere ghiacciata; piccozza e ramponi sono indispensabili. La discesa del canalone è complicata e presenta diversi salti di roccia. Insomma, per guadagnare tre brevi tiri di arrampicata occorre sobbarcarsi rischi e fatica secondo me eccessivi.

Sul secondo tiro

Sullo sfondo un canalino di neve da attraversare

L'ultimo tratto in discesa dal canalone
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Il ghiacciaio del Ferré è già in ghiaccio vivo. L'unica cosa che serve davvero sono i ramponi. La cresta è completamente rocciosa e facile, non serve la corda. Stupendo il panorama dalla vetta. Non appoggiatevi alla croce di vetta, è instabile!

Il ghiacciaio del Ferré
Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
note su accesso stradale :: è la parte più avventurosa della gita
Non c'è un filo di neve né ghiaccio. Piazzato la tenda all'Alpe Prà, cielo stellato e luci sui laghi: uno spettacolo.
Alla Casa dell'alpino non c'è acqua.
Pochissima gente in giro, la Valgrande è sempre selvaggia.

tramonto sui laghi

la faggeta

[visualizza gita completa]

Giudizio Complessivo :: **** / ***** stelle
Partiti tardissimo, alle 17 da S. Antonio, Paolo e io abbiamo montato la tenda alle 20 sommersi da nuvole e con umidità al 100%.
Ma, come si dice, la fortuna aiuta gli audaci: la mattina dopo, partiti con visibilità quasi nulla, abbiamo bucato il mare di nuvole circa a quota 3000 e siamo arrivati in vetta con un sole folgorante. Via ottimamente segnalata e attrezzata dove serve (complimenti al CAI Varallo).



Sciabilità :: *** / ***** stelle
osservazioni :: visto cadere valanghe a pera
neve (parte superiore gita) :: fresca (24-48 h) asciutta
neve (parte inferiore gita) :: crosta portante
note su accesso stradale :: nessuna
quota neve m :: 2000
attrezzatura :: scialpinistica
Con gli impianti da Staffal si può salire la Piramide Vincent tranquillamente in giornata. Sull'itinerario eravamo solo in due. In alto molto freddo e vento fortissimo; in vetta quasi impossibile stare in piedi. La neve è stata molto lavorata dal vento e poco sciabile.
Dal doppio canalino è scesa, tra le 11 e le 14, una valanga di una certa dimensione.
Si scende, alla fine su una striscia di neve artificiale, fino a Staffal, ma è più consigliabile dal Gabiet scendere con gli impianti (31 € il giornaliero, 23 € la sola salita a Indren).


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Tutte le sue gite

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    Poncione di Val Piana da All'Acqua (09/02/07)
    Tallihorn da Nufenen per il Versante SE (04/02/06)
    Mucia (Piz) da San Bernardino (15/01/06)
    Rochefort (Aiguille e Dome de) Cresta di Rochefort (17/10/05)
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